mercoledì 24 febbraio 2010

Recensione: Macross Zero

MACROSS ZERO
Titolo originale: Macross Zero
Regia: Shoji Kawamori
Soggetto: Shoji Kawamori
Sceneggiatura: Shoji Kawamori, Hiroshi Ohnogi
Character Design: Takuya Saito
Mechanical Design: Shoji Kawamori, Kazutaka Miyatake
Musiche: Kuniaki Haishima
Studio: SATELIGHT
Formato: serie OVA di 5 episodi (durata ep. 31 min. circa)
Anni di uscita: 2002 - 2004


Un anno prima della riattivazione dell'SDF-1 Macross e delle enormi conseguenze che questo avrà sulla Terra, il nostro pianeta è infiammato dalla guerra decisiva tra l'esercito UN Spacy, favorevole al governo unico mondiale auspicato dall'O.N.U., e quello delle forze antigovernative. Il federale Shin Kudo, durante una battaglia aerea nel Sud Pacifico, affronta per la prima volta dei nemici in possesso di prototipi militari Variable Fighter, ed è subito abbattuto e fatto precipitare in un isolotto. Qui, il soldato fa conoscenza della tribù che abita l'isola, ancora legata alla religione e ai riti maya, e della bella sacerdotessa Sara Nome, capace di unirsi in simbiosi con la natura attraverso un rito ancestrale. Sempre più attratto da lei, il giovane si adatta presto ai costumi del posto, scoprendo dopo qualche tempo il segreto che lega la ragazza alle misteriose, antichissime tecnologie aliene che dimorano nelle profondità marine del posto; tecnologie che, purtroppo, sono contese dai nemici e sono in un qualche modo correlate alla leggenda dell'Uomo Uccello che spiega la nascita della vita sulla Terra...

Shoji Kawamori è sicuramente un grande pioniere tra i ricercatori delle infinite possibilità creative ed estetiche dell'animazione. Non pago di essere, nel 1982, tra i massimi artefici della rivoluzione culturale otaku a cui dà inizio Fortezza Super Dimensionale Macross, il famoso regista e mecha designer si fa ricordare nel 1994 anche come uno dei precursori nell'uso intensivo e riuscito della Computer Grafica negli anime, che inizia nello scialbo ma visivamente splendido Macross Plus e prosegue, trovando sempre più miglioramenti, soprattutto nelle produzioni in cui lui stesso è a capo -  quelle targate SATELIGHT, studio che presto diventa una delle migliori realtà in queste commistioni. Negli anni a venire saranno ovviamente compiuti molti passi avanti sull'argomento, anche da parte di altri studi di animazione, ma come è vero che tutto è dovuto, spetta spesso a Kawamori e SATELIGHT la gloria di ribadire la propria supremazia in questo campo. Nei primi anni del nuovo secolo, a dimostrarlo sono i 5 OVA che compongono Macross Zero, creato per celebrare il ventennale della saga, pubblicato in tre anni e che si ricorderà per un pezzo come un autentico gioiellino tecnico, ancora oggi invecchiato così bene da riuscire ancora a lasciare una più che discreta impressione per lo sfarzo rappresentato.

Si viaggia, per tutta la durata dell'opera, su livelli visivi elevati e degni del formato, per merito di un budget che permette una cura dettagliata e certosina di animazioni, fondali e personaggi. La CG, quasi onnipresente, è fusa in modo tale con la cel animation che a tratti è quasi difficile scovare le differenze e dire dove inizia una e finisce l'altra, trovando davvero una perfetta simbiosi che dà al tutto un appeal decisamente cinematografico e postmoderno. Ci si ritrova più volte catturati da scenari bellissimi - addirittura troppo per essere veri - composti da elaborati disegni a mano a cui sono artificialmente applicati motivi o effetti ambientali fotorealistici: foglie bagnate e gocciolanti, prati verdi che si piegano al vento, boscaglie che si flettono realisticamente all'avanzare di qualcuno o qualcosa,  paesaggi da cartolina (fondali marini, verdissime oasi), una fauna variegata e coloratissima (i mille pesci arcobaleno che nuotano nell'oceano), un mare che sembra vero... Non si poteva davvero raffigurare in modo più evocativo l'esotica isola tropicale teatro della vicenda. Macross Zero meriterebbe di essere visto solo per questo, per cogliere il potenziale dell'animazione giapponese al di fuori del giro dei milionari blockbuster Ghibli.  Lo spettacolo è tuttavia parzialmente ridimensionato dalla resa dei mezzi meccanici e dei Variable Fighter, penalizzati nella loro rappresentazione "action" - ma era inevitabile - dal livello raggiunto dalla CG nel 2002. Il difetto è tuttavia compensato dalla coreografia dei duelli aerei: di fatto, un insieme di idee visive sparate a velocità iperbolica, inseguimenti fulminei e caotici in cell shading dati da un continuo bombardamento di esplosioni, danni che si ripercuotono in tempo reale sull'ambiente, acrobazie, dettagliatissime visuali interne dell'abitacolo disegnate a mano (per stemperare la bruttezza del look esterno) e disegni del paesaggio per la metà ancora in CG e per l'altra in cel animation di grande livello. Non si salva invece il character design: lo stile realistico di Takuya Saito, davvero generico e privo di grande attrattiva, è quasi un pugno in un occhio se paragonato ai "sognanti" disegni classici di Haruhiko Mikimoto: Roy Fokker, l'unico personaggio del cast originale a essere usato anche nella vicenda di Macross Zero, è fisicamente quasi un'altra persona, non ritengo sia stata una grande idea quella di raffigurare due momenti storici precisi (ovviamente appartenenti a una realtà immaginaria) con uno stile visivo così distante. Tuttavia, queste ultime sono piccole storpiature che nulla tolgono all'esperienza: non è sbagliato dire che Macross Zero trova un fascino enorme e forse addirittura irripetibile nella suggestione visiva che supera quella narrativa, e certe scene strabilianti come la natura che si risveglia e fiorisce con il canto celestiale della sacerdotessa Sara valgono da sole il prezzo del biglietto.


Di fronte a una simile bellezza sarebbe facile temere un altro buco nell'acqua in ambito contenutistico come avvenne Macross Plus o, peggio, nel terribile Macross 7 (1994), ma fortunatamente le cose, una volta tanto, non vanno così: Kawamori scrive un soggetto semplice e collaudato che funziona discretamente bene,  e ne affida la sceneggiatura al veterano Hiroshi Ohnogi (Mobile Suit Z Gundam, Mobile Suit Gundam SEED, Rahxephon), con cui già ha realizzato l'anno prima l'interessante ma non proprio riuscito Arjuna la ragazza Terra (anche citato nell'episodio 3). Gli ingredienti, bene o male, sono sempre gli stessi di tutti i Macross precedenti e futuri: storie d'amore (più di una) e triangoli amorosi (ovviamente Shin è invaghito di Sara ma gli fa occhi dolci la sorellina di lei, Mao Nome), lunghissimi combattimenti aerei, antagonisti cattivissimi, stereotipati e pure incompiuti (la sadica pilotessa antigoverntiva Nora Polyansky, che ha tanto screentime ma poi non si capisce bene a cosa dovrebbe servire), atmosfere apocalittiche, rivelazioni sconcertanti (e complottiste) su come gli alieni e la Protocultura abbiano influenzato la vita nell'universo... Macross Zero ribadisce come la saga, escluso il capostipite, non abbia mai poggiato le fondamenta su intrecci e idee particolarmente originali o elaborati, preferendo sempre, come fa Gundam, ripetere le stesse cose all'infinito, ma i personaggi principali, pur senza bucare lo schermo, funzionano e assolvono doverosamente ai loro compiti, il lato romance c'è ma non troppo invasivo o "totalitario" come in passato (zero paturnie amorose), i drammoni non mancano ma non sono in primissimo piano e la visione scorre liscia e interessante grazie al ritmo robusto, la spettacolarità action e le prelibatezze grafiche.

Alla fine, certo, non passerà alla Storia questa ordinaria avventura soldati cattivi che vogliono usare tecnologie aliene di un lontanissimo passato giocando con qualcosa troppo grande per loro (il "boss finale", nella conclusione, fa davvero sembrare di essere entrati in un J-RPG tra i più generici), dai trendy contorni new age (provenienti da Arjuna) e immancabili scontri tra scienza e religione e modernità e antichità (Shin riscopre la bellezza di vivere in un villaggio solo parzialmente contaminato dalla Rivoluzione Industriale, dagli usi e costumi tramandati da millenni, e dovrà ovviamente difenderlo da militari e scienziati senza scrupoli che vogliono studiare i suoi misteri soprannaturali legati alla religione del posto, yawn). Alcune trovate, poi, se non banali, sono quantomeno assurde e ingenuee a dir poco (la canzone celestiale tramandata dall'Uomo Uccello agli sciamani maya dell'isola, tramandata da saggio a saggio e arrivata intatta fino ai nostri giorni, cantata in francese!!). I collegamenti con la serie televisiva del 1982? Davvero labilissimi, tanto che si può guardare la miniserie senza aver visto l'originale, se si esclude un riferimento allo schianto del Macross sulla Terra e gli effetti di una certa parentesi sentimentale di Fokker (spiegano perché nell'originale lui è così disilluso sull'argomento): non è molto, e bisogna considerare che è anche più di quanto Kawamori volesse in principio dire (inizialmente in Macross Zero voleva solo raccontare la creazione dei primi prototipi Variable Fighter, poi, quando è ad Okinawa a compiere ricerche, vede alcuni caccia americani sorvolare l'isola in una simulazione antiterroristica in in seguito agli avvenimenti dell'11 settembre, e l'associazione mentale gli fa nascere in testa tutta la storia, con i suoi elementi folkloristici e religiosi1).


La serie, in definitiva, non aggiunge assolutamente nulla di rilevante alla saga, eppure penso che sotto un certo punto di vista sia infinitamente meglio una produzione del genere, leggera, ben raccontata e le cui pretese non si prendono troppo sul serio, che gli strazi dei precedenti Macross, o lunghissimi e interminabili, o low budget da far schifo, o dai personaggi prelevati di peso da un Harmony. Quest'opera è breve, dice tutto quello che c'è da dire senza dilungarsi, ha in sé tutti gli ingredienti macrossiani sfruttati dignitosamente ed è anche molto bella da vedere. Cosa chiedere di più?

Voto: 7 su 10

SEQUEL
Fortezza Super Dimensionale Macross (1982-1983; TV)
The Super Dimension Fortress Macross: Do You Remember Love? (1984; film)
The Super Dimension Fortress Macross: Flash Back 2012 (1987; OVA)
Macross Plus (1994-1995; serie OVA)
Macross Plus: Movie Edition (1995; film)
Macross 7 (1994-1995; TV)
Macross 7 The Movie: The Galaxy's Calling Me! (1995; film)
Macross Dynamite 7 (1997-1998; serie OVA)
Macross Frontier (2008; TV)
Macross Frontier The Movie: The False Diva (2009; film)
Macross Frontier The Movie: The Wings of Goodbye (2011; film)
Macross FB7: Listen To My Song! (2012; film)
Macross Delta (2016; TV)
The Super Dimension Fortress Macross II: Lovers Again (1992; serie OVA)


FONTI
1 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)

venerdì 19 febbraio 2010

Recensione: Macross Plus - Movie Edition

MACROSS PLUS: MOVIE EDITION
Titolo originale: Macross Plus - Movie Edition
Regia: Shoji Kawamori, Shinichiro Watanabe
Soggetto: Studio Nue, Shoji Kawamori
Sceneggiatura: Keiko Nobumoto
Character Design: Masayuki
Mechanical Design: Shoji Kawamori, Kazutaka Miyatake
Musiche: Yoko Kanno
Studio: Triangle Staff
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 115 min. circa)
Anno di uscita: 1995



Sono passati 28 anni dalla grande migrazione spaziale di uomini e zentradi dalla Terra, e ora la razza terrestre si è espansa creando un imponente numero di colonie disseminate per tutto il cosmo. Anno 2040, pianeta Terra, Macross City: la tecnologia si è ormai così evoluta da generare intelligenze artificiali tendenti all'autocoscienza come Sharon Apple, acclamatissima idol cibernetica che, collegandosi con il corpo umano della bella Myung Fang Lone, dà voce alle canzoni immaginate da quest'ultima. Myung è una bella ma malinconica ragazza, provata dai terribili fatti del passato che hanno posto fine alla sua forte amicizia con l'umano Isamu Alva Dyson e lo zentradi Guld Goa Bowan, ora piloti rivali di Variable Fighter di due compagnie diverse nel progetto federale Super Nova, e non sa decidersi se valga la pena riaprire con loro un dialogo. La situazione si sblocca quando i due dovranno mettere da parte le ostilità e allearsi per forza contro Sharon che, entrando così tanto in sintonia con Myung da provare i suoi stessi sentimenti, va in tilt finendo con l'impazzire, imprigionandola e e poi prendendo possesso del vecchio vascello stellare SDF-1 Macross, attorno a cui è costruita la metropoli.

Un solo mese dopo la pubblicazione dell'ultimo episodio di Macross Plus (1994), è tempo per la miniserie di rifarsi il trucco e uscire al cinema in una fiammante nuova versione filmica, attestando nuovamente la passione da parte del suo creatore di riraccontare la storia con modifiche e aggiustamenti vari, secondo la concezione, da lui stesso ribadita fin dai tempi di Do You Remember Love? (1984), di visioni diverse su di una stessa vicenda, in modo che solo guardandole entrambe si possa capire come siano "andati per davvero" gli immaginari fatti storici di cui si parla. Nel caso di Macross Plus, poi, il discorso cambia un po', visto che il suo adattamento cinematografico altri non è che un "ritorno" all'idea iniziale di quell'opera, configurata fin da principio come un film e solo dopo trasformata in serie home video - si legge infatti in giro (ma mancano fonti ufficiali), che il lungometraggio si basi proprio sulla primissima sceneggiatura scritta da Keiko Nobumoto, quella nata appunto per il Macross Plus cinematografico. Non sarà dunque un caso, perciò, se l'esile trama originaria, eccessivamente dilatata nei 4 sonnolenti OVA, si riscopra meglio raccontata e nel complesso più riuscita nella seconda versione. In verità, la sostanza non è che cambi chissà quanto (come si può leggere nella votazione, passiamo a una ordinaria sufficienza e niente più di questo), ma almeno molte delle insopportabili lungaggini passate ci sono state risparmiate: ne traggono beneficio la vicenda principale dell'autocoscienza di Sharon, meglio approfondita, e, perché no, anche i turbamenti amorosi di Isamu, Guld e Myung, risparmiati da masturbazioni mentali e migliorati in caratterizzazione dei rapporti interpersonali (pur senza esagerare).

A dispetto di Do You Remember Love?, la Movie Edition di Macross Plus non è ridisegnata e rianimata da zero: si configura invece come un classicissimo film riassuntivo ottenuto con un nuovo rimontaggio delle vecchie scene, con circa 20 minuti di animazione inedita. Si poteva fare di più, d'accordo, ma i miglioramenti sono notevoli, i raccordi tra le scene perfetti e soprattutto le scene inedite sono così spettacolari da dare l'impressione che il tutto sia nuovo di zecca e non minestra rimescolata con qualche ingrediente in più: cambiano le sequenze d'apertura e di chiusura; molte sequenze, pur portando allo stesso risultato, vengono modificate in particolari vistosi; i platonici sentimentalismi sfociano finalmente in sesso (suggerito), le sequenze più acclamate di battaglie aeree vengono allungate a dismisura e con nuove soluzioni visive; le morti dei personaggi diventano più epiche ed eroiche, e alcuni tratti delle caratterizzazioni di alcuni attori sono modificati. Anche le spettacolari esibizioni live di Sharon sono arricchite da nuove fighetterie estetiche particolarmente intriganti.


È pacifico che non si possano fare miracoli: la storia, pur coi suoi toni oscuri, continua a essere un mero pretesto per aggiornare Macross agli anni '90 e rimane, nel complesso, una classica storiella d'amore adolescenziale interpretata da adulti particolarmente inverosimili e antipatici, che cerca di prendersi più seriamente di quello che è con atmosfere tenebrose, violenza ed epici scontri tra robot, ma chi riesce ad apprezzarlo nonostante questo avrà di che divertirsi, con un lavoro che migliora sensibilmente i mediocri OVA.
Macross Plus (1994-1995: serie OVA)

SEQUEL
Macross 7 (1994-1995; TV)
Macross 7 The Movie: The Galaxy's Calling Me! (1995; film)
Macross Dynamite 7 (1997-1998; serie OVA)
Macross Frontier (2008; TV)
Macross Frontier The Movie: The False Diva (2009; film)
Macross Frontier The Movie: The Wings of Goodbye (2011; film)
Macross FB7: Listen To My Song! (2012; film)
Macross Delta (2016; TV)
The Super Dimension Fortress Macross II: Lovers Again (1992; serie OVA)

giovedì 18 febbraio 2010

Recensione: Macross Plus

MACROSS PLUS
Titolo originale: Macross Plus
Regia: Shoji Kawamori, Shinichiro Watanabe
Soggetto: Studio Nue, Shoji Kawamori
Sceneggiatura: Keiko Nobumoto
Character Design: Masayuki
Mechanical Design: Shoji Kawamori, Kazutaka Miyatake
Musiche: Yoko Kanno
Studio: Triangle Staff
Formato: serie OVA di 4 episodi (durata ep. 40 min. circa)
Anni di uscita: 1994 - 1995
Disponibilità: edizione italiana in DVD & Blu-ray a cura di Dynit


Sono passati 28 anni dalla grande migrazione spaziale di uomini e zentradi dalla Terra, e ora la razza terrestre si è espansa creando un imponente numero di colonie disseminate per tutto il cosmo. Anno 2040, pianeta Terra, Macross City: la tecnologia si è ormai così evoluta da generare intelligenze artificiali tendenti all'autocoscienza come Sharon Apple, acclamatissima idol cibernetica che, collegandosi con il corpo umano della bella Myung Fang Lone, dà voce alle canzoni immaginate da quest'ultima. Myung è una bella ma malinconica ragazza, provata dai terribili fatti del passato che hanno posto fine alla sua forte amicizia con l'umano Isamu Alva Dyson e lo zentradi Guld Goa Bowan, ora piloti rivali di Variable Fighter di due compagnie diverse nel progetto federale Super Nova, e non sa decidersi se valga la pena riaprire con loro un dialogo. La situazione si sblocca quando i due dovranno mettere da parte le ostilità e allearsi per forza contro Sharon che, entrando così tanto in sintonia con Myung da provare i suoi stessi sentimenti, va in tilt finendo con l'impazzire, imprigionandola e e poi prendendo possesso del vecchio vascello stellare SDF-1 Macross, attorno a cui è costruita la metropoli.

La serie home video Macross Plus è sicuramente uno degli esponenti più famosi e acclamati del lungo franchise di Macross. I suoi 4 episodi, usciti tra il 1994 e il 1995, segnavano al tempo una sorta di spartiacque: con la loro stellare confezione tecnica, data da animazioni spaccamascella, disegni meccanici di una complessità disumana, scene d'azione aerea dall'epico gusto cinematografico e una commistione magistrale tra disegni tradizionali e avanzatissima CG, sconvolsero il pubblico diventando prestissimo un autentico cult - soprattutto in America, dove è praticamente ancora oggi venerato come il "Messia" dell'animazione insieme ai soliti Akira (1988), Ninja Scroll (1993), Mobile Suit Gundam Wing (1995), Neon Genesis Evangelion (id.) e Ghost in the Shell (id.). Anche oggi, dopo oltre 20 anni, la miniserie continua ad ammaliare in questi elementi di estrema spettacolarità, al punto che il suo stesso creatore Shoji Kawamori ammette che in questo lavoro trovano spazio molte delle sue scene preferite della saga1. Ma l'autore non aveva precedentemente giurato che non avrebbe mai più lavorato su Macross?

Si era rimasti al punto, a inizio anni '90, in cui Kawamori aveva messo una pietra tombale sopra ogni idea di dare un seguito all'opera storica, tanto da non sporcarsi neanche le mani con l'orribile The Super Dimension Fortress Macross II: Lovers Again (1992), ostinatamente voluto dal produttore Big West. Diceva (come ben sappiamo) che qualsiasi seguito avrebbe fatto perdere freschezza all'originale, e, in aggiunta a questo, in quel periodo le sue convinzioni otaku vacillavano fortemente di ritorno da un angoscioso viaggio in Cina, che gli fece scoprire (parla addirittura di shock culturale) che lì i bambini privi di televisione erano mediamente più intelligenti di quelli giapponesi che ce l'avevano2 (alla faccia di sfruttare l'animazione per far maturare i ragazzi!). L'idea di tornare a dirigere un lavoro senza pretese, insomma, non gli piaceva per niente3. Succede però che, all'indomani di un'offerta del produttore Minoru Takanashi di Bandai per realizzare dei nuovi Macross4, ci ripensi, prenda tempo e alla fine accetti: vuole parlare di cose per lui di una certa importanza sociale (nel caso dell'opera qui recensita, il lavaggio del cervello con la tecnologia "droga" le persone5, da inquadrarsi nell'A.I. Sharon, e, ovviamente, il pericolo del devolvere troppo potere alla macchine), e per farlo giunge all'amara conclusione che è più facile convincere gli sponsor a finanziare un'opera con "Macross" nel titolo che un progetto davvvero originale e indipendente6. Della sua abbandonata intenzione di non dire mai più nulla sulla saga sopravvive giusto l'ostinazione di non utilizzare più il cast storico formato di Hikaru Ichijo, Lynn Minmay e Misa Hayase: da Macross Plus in poi, a ogni nuova incarnazione animata (sì, superato lo scoglio, Kawamori tirerà poi fuori un Macross dopo l'altro), ambientata sempre in periodi precisi di una complessa timeline, i personaggi si rinnovano, seguendo la moda di Gundam.


La miniserie prende forma: ad animare è scelto lo studio Triangle Staff; Kawamori scrive il soggetto ignorando completamente l'esistenza di Macross II (affermando di non averlo neanche mai voluto vedere7), realizza il mecha design, cura gli storyboard e supervisiona i lavori, e per musiche e regia sono scelti due giovani, enormi talenti che nel futuro entreranno nel mito e che già qui realizzano un loro personale capolavoro: Yoko Kanno e Shinichiro Watanabe. Con i suoi 4 episodi da 40 minuti l'uno e un budget mastodontico, Macross Plus, come l'originale del 1982, fa la Storia per la sua potenza estetica e sonora. Ma, a dispetto delle ambizioni del suo creatore e delle tante belle premesse, l'opera paga dazio nel porre l'intero motivo di interesse principalmente su questi elementi di superficie, trascurando nettamente il resto.

Le primizie grafiche sono una figata, basate su scatenati e lunghissimi duelli aerei di Variable Fighter (Ichiro Itano, addetto alle coreografie aeree, per realizzarle al meglio possibile viaggerà negli USA per assistere a vere acrobazie di caccia statunitensi!8), su scontri di possente fisicità tra le loro scintillanti versioni antropomorfe (capaci di distruggere realisticamente tutto ciò che sta loro intorno attraverso una fisica degli impatti sbalorditiva), su fondali complessi e curati nel minimo dettaglio e grandi effetti speciali. L'accostamento tra Computer Grafica di alto livello e animazione tradizionale è integrato alla perfezione, le animazioni spaccano lo schermo nelle sequenze action, e l'esordiente Watanabe, con il classico entusiasmo dei debuttanti, offre una regia pirotecnica, zeppa di inquadrature e sequenze vorticose che già sondano il terreno per le cose che si vedranno nel suo Cowboy Bebop (1998) (per quanto il merito nella resa delle scene d'azione spetta molto anche a Kawamori, il loro principale realizzatore negli storyboard9). Lo sfarzo è accompagnato dalle ipnotiche tracce musicali della Kanno, futura regina delle colonne sonore di serie animate, che tira fuori dal cilindro un lavoro magnetico e angosciante, brani elettronici tribal-house, techno, trance e ambient (in contrapposizione col J-Pop facilotto della prima serie), fatti cantare alla idol artificiale Sharon, che ben attestano l'inquietante cifra cyberpunk del titolo. Escluso il chara design adulto e realistico ma al contempo davvero fighetto e impersonale a opera dell'artista noto con lo pseudonimo di Masayuki (fuori luogo in special modo se rapportato ai poetici disegni dello storico chara designer Haruhiko Mikimoto), il risultato imbastito supera abbondantemente la pochezza di un plot più che insipido - giacché Kawamori in futuro si vanterà10 di essere venuto a conoscenza (da parte di Itano che l'ha sentito a sua volta da produttori cinematografici hollywoodiani) che Stealth, film del 2005 di Rob Coen (in Italia Stealth - Arma suprema) sia stato pesantemente ispirato proprio dalla sua opera. Purtroppo, al momento di tirare le somme Macross Plus si rivela, al di là delle intenzioni di "denuncia sociale" (cos'altro c'è da dire sull'argomento dopo Megazone 23?) e delle atmosfere cupissime e drammatiche, la stessa, identica solfa del passato, un triangolo sentimentale che sovrasta tutto (chi sceglierà Myung tra Isamu e Guld?), con contorno di A.I. impazzite, rivalità amorose (questa volta sono i due uomini a contendersi la bella), virili scazzottate e atmosfere muscolose e cameratesche e scontri volanti che strizzano l'occhio a Top Gun (Tony Scott, 1986).

La storia di possessione cibernetica di Kawamori non riesce mai, neanche un secondo, a essere interessante, analizzata in modo così superficiale: il succo si riconduce alla fin fine alle semplici paturnie amorose, che ahimè non colpiscono neanche minimamente, peccando in protagonisti tanto ostinatamente bellocci in design e atteggiamenti quanto piattissimi in interesse, tanto da risultare istantaneamente antipatici, rendendo vuote le sequenze drammatiche/romantiche che li riguardano. In aggiunta a questo la sceneggiatura è annacquata da troppe parentesi inutili, figlie delle infelici vicissitudini produttive del progetto: Macross Plus nasce inizialmente come filmone cinematografico11 (e la sceneggiatrice Keiko Nobumoto scrive appunto la sceneggiatura pensando a quel formato12), salvo trasformarsi - probabilmente per incrementare gli utili - in una serie home video, allungando notevolmente il brodo di un soggetto già di suo sterile. Il risultato finale si esprime in 4 lunghi e noiosi episodi colmi di paturnie amorose che, escluso l'ultimo (improntato sull'azione), non offrono nient'altro a parte la patina spettacolare e qualche isolato momento suggestivo (gli "ectoplasmatici" concerti di Sharon), affogati in scene inutili, sottotrame pretestuose (il progetto Super Nova) e romanticherie platoniche che fanno cadere le braccia, più avvicinabili a un Harmony che a una sincera storia amorosa. Si arriva al punto di odiare le rivalità tra i due protagonisti per contendersi Myung e trovare patetiche le masturbazioni mentali di questi adulti che si comportano come adolescenti, in particolare la bella contesa che continua ad arrovellarsi per decidere quale sarà il fortunato che starà con lei (scelta finale, ovviamente, prevedibilissima sin dal primo istante).

Kawamori ricerca così tanto l'immagine spettacolare negli elementi secondari da trascurare quelli primari. La confezione dell'opera è puro fanservice fine a sé stesso, impossibilitato a reggere la baracca da solo scongiurando una noia che si fa, inevitabilmente, strada fin da subito per la banalità narrativa. Di momenti d'azione memorabili Macross Plus ne offre parecchi e sotto questo punto di vista sa ancora stuzzicare il palato, ma può solo ambire a questo, non riuscendo a saziarlo per il resto. Tutto sommato, regia e cornice a parte, niente di troppo diverso dall'infausto Macross II.


Nota: per qualche strana ragione, Macross Plus è ad oggi l'unico Macross sfuggito in qualche modo alla guerra fratricida tra Big West ed Harmony Gold in merito alla distribuzione estera dei titoli della saga. In Italia abbiamo avuto parecchie edizioni della serie, l'ultima delle quali, nel 2013, a cura di Dynit. I fan si rivolgano a quest'ultima, l'unica forte sia dell'alta definizione che dei sottotitoli fedeli, che permettono di godere dell'opera senza il mediocre doppiaggio italiano, basato sull'adattamento americano di Manga Video pieno di modifiche e dialoghi volgarizzati per sembrare più adulti.

Voto: 5,5 su 10

PREQUEL
Macross Zero (2002-2004; serie OVA)
Fortezza Super Dimensionale Macross (1982-1983; TV)
The Super Dimension Fortress Macross: Do You Remember Love? (1984; film)
The Super Dimension Fortress Macross: Flash Back 2012 (1987; OVA)

SEQUEL
Macross Plus: Movie Edition (1995; film)
Macross 7 (1994-1995; TV)
Macross 7 The Movie: The Galaxy's Calling Me! (1995; film)
Macross Dynamite 7 (1997-1998; serie OVA)
Macross Frontier (2008; TV)
Macross Frontier The Movie: The False Diva (2009; film)
Macross Frontier The Movie: The Wings of Goodbye (2011; film)
Macross FB7: Listen To My Song! (2012; film)
Macross Delta (2016; TV)
The Super Dimension Fortress Macross II: Lovers Again (1992; serie OVA)


FONTI
1 Booklet "Macross Plus: The Ultimate Edition" (allegato al DVD/Blu-ray "Macross Plus", Dynit, 2013), "Ecco come è nato Macross Plus", pag. 3
2 Come sopra
3 Come sopra
4 Intervista a Shoji Kawamori pubblicata in "Anime Interviews: The First Five Years of Animerica Anime & Manga Monthly (1992-97)" (Cadence Books, 1997, pag. 114)
5 Vedere punto 1
6 Vedere punto 4, a pag. 112-113
7 Come sopra, a pag. 114
8 Wikipedia giapponese di "Macross Plus". Ringrazio Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit) per la traduzione
9 Booklet "Macross Plus: The Ultimate Edition", pag. 7
10 Intervista a Kawamori pubblicata nella pagina web http://www.forbes.com/sites/olliebarder/2015/12/10/shoji-kawamori-the-creator-hollywood-copies-but-never-credits/#53d925661683
11 Vedere punto 8
12 Wikipedia inglese di "Macross Plus" (la notizia è riportata priva di fonti, ma è indirettamente "confermata" dal punto sopra)

lunedì 15 febbraio 2010

Recensione: The Super Dimension Fortress Macross - Flash Back 2012

THE SUPER DIMENSION FORTRESS MACROSS: FLASH BACK 2012
Titolo originale: Chōjikū Yōsai Macross - Flash Back 2012
Regia: Shoji Kawamori
Soggetto: Studio Nue, Shoji Kawamori
Sceneggiatura: Shoji Kawamori
Character Design: Haruhiko Mikimoto
Mechanical Design: Shoji Kawamori, Kazutaka Miyatake
Musiche: Kentaro Haneda, Shimizu Nobuyuki
Studio: Tatsunoko Production
Formato: OVA (durata 31 min. circa)
Anno di uscita: 1987


Anno 2012: la convivenza tra umani e zentradi procede ormai a gonfie vele. La nuova razza dei terrestri, che ha finito di ripopolare il suo pianeta, decide di provare a solcare lo spazio in cerca di nuovi mondi per tentare un'ambiziosa emigrazione. Lynn Minmay tiene un ultimo grande concerto per poi imbarcarsi, assieme a Hikaru e Misa, a bordo della gigantesca astronave SDF-2 Megaroad-01...

Flash Back 2012 è l'episodio conclusivo del trittico che compone la prima, storica saga di Macross. Nasce per dare una continuity alla serie televisiva del 1982, di cui è seguito diretto, senza comunque rinunciare a omaggiare il precedente, splendido film "fittizio" Do You Remember Love?, da cui riprende l'idea di una lunga esibizione conclusiva di Lynn Minmay, inizialmente previsto nel finale ma poi scartato per motivi di spazio1 (tant'è che, nella recente edizione giapponese in Blu-ray del citato lungometraggio, Flash Back 2012 sarà infine integrato rispettando l'idea originaria2). Quello che stupisce di questo terzo capitolo è la sua natura: probabilmente ispirandosi all'OVA Love, Live, Alive (1985) della serie televisiva Genesis Climber Mospeada (1983), primo Music Video della Storia dell'animazione, Shoji Kawamori ne riprende l'idea, girando un videoclip che, attraverso immagini vecchie e nuove (prese da serie TV e film o anche girate per l'occasione), e sfruttando lo spazio principalmente per far riascoltare ai fan tutti i brani musicali J-Pop tanto amati e resi famosi dalla voce di Mari Ijima, seiyuu di Lynn Minmay, si inventa anche un epilogo ufficiale alla storia. Pur se concepito, quindi, come operazione commerciale tesa al risparmio e al riciclo di spezzoni animati, Flash Back 2012 otterrà anch'esso un buon successo in patria3: forse immeritatamente, ma è indubbio che le poche sequenze che fanno avanzare la trama (più o meno 6 minuti), fedeli alla meraviglia grafica di Do You Remember Love?, continuano ad ammaliare per magnificenza visiva e sinuosità delle animazioni. Discorso che vale anche per le canzoni: per quanto ormai conosciute a memoria da chi ha già visto Macross, sono sempre un piacere da riascoltare.

Si inizia con la prima parte dell'allegro, scoppiettante Tenshi no Enogu (Angel's Paint), già brano che chiudeva il film, e che, seppur peccando di un arrangiamento molto semplice, vanta un accompagnamento visivo di prim'ordine, aprendosi con l'ultimo maxi concertone della bella idol realizzato con tutti i crismi, un tripudio di luci e fantastiche espressioni facciali della ragazza - al punto che è facile perdersi nei realistici e sensuali movimenti dell'avvenente cantante non facendo troppo caso al brano. Le allegre Sunset Beach; O-g Love; Shao Pai Lon (Little White Dragon) e Silver Moon, Red Moon, ascoltate milioni di volte in passato, continuano a non dire molto: "canzoncine" abusatissime che si sentono in quasi ogni episodio della serie televisiva, già originariamente irritanti (per la voce svampita della cantante e i testi melensi), e che in questa occasione sono accompagnate dal riciclo di immagini prese qua e là senza criterio e coerenza. Anche i pochi fan a loro affezionati troveranno motivi di lamentarsi, visto che i brani sono anche ridotti nella durata, scelta probabilmente voluta per non allungare troppo lo spazio.


Ai wa nagareru (Love Drifts Away), già una delle migliori canzoni dell'originale TV, narrante lo strazio di avere una persona cara che va in guerra, si rivela uno dei pezzi forti dell'operazione. Sincronizzata con scene di battaglie dell'anime unite a inserti "live" dalla Seconda Guerra Mondiale, è il cuore di un video sperimentale estremamente riuscito, che fa risaltare alla perfezione le sue sonorità malinconiche, epiche e marziali (con forti accompagnamenti di tromba e tamburi). Diviso dall'insignificante Cinderella, mai apparso nell'anime e privo di musica (una semplice canzoncina di Minmay illustrata da bellissimi disegni a pastello di Haruhiko Mikimoto), splende il capolavoro Ai, Oboeteimasu ka, noto ai più come Do You Remember Love?. La canzone portante dell'omonimo lungometraggio, campione assoluto di vendite come singolo, si rivela ancora una volta meravigliosa, facendo rivivere i momenti più toccanti del triangolo amoroso Hikaru-Misa-Lynn con sonorità talmente struggenti da raggiungere enormi vette di lirismo. Non solo il risultato finale è un videoclip da brividi, ma è anche l'occasione per commuoversi rivivendo le scene romantiche fondamentali della storia. Dopo il clipshow si torna finalmente ad aggiunte inedite, con la seconda parte del brano Tenshi no Enogu. Musicalmente è la stessa dimenticabile canzoncina pop, ma ha il merito di accompagnare la scena che chiude definitivamente l'avventura: l'astronave SDF-2 Megaroad-01 (il nome dell'astronave Macross nel primissimo progetto della serie4) che salpa per lo spazio. Seguono i titoli di coda col duetto di Mari Iijima e Makoto Fujiwara nell'inedito Runner, ballad potenzialmente interessante ma che pecca di una versione ridotta che impedisce di apprezzarla adeguatamente. 

Flash Back 2012 e soprattutto la prima parte di Macross si chiudono, così, con un bel Music Clip che fissa il punto di partenza di quella che sarà la futura lunga epopea spaziale della razza umana. Passerà un po' di tempo prima che Kawamori torni a occuparsi attivamente del franchise. Presi come un'unica storia, Macross, Do You Remember Love? e Flash Back 2012 fanno ancora oggi la loro figura: la serie televisiva risulta un po' datata, ma vista la superlativa bellezza del film e di questo pregevole revival musicale dal retrogustomalinconico, forse la sua visione è un accettabile prezzo da pagare.

Voto: 7 su 10

PREQUEL
Macross Zero (2002-2004; serie OVA)
Fortezza Super Dimensionale Macross (1982-1983; TV)
The Super Dimension Fortress Macross: Do You Remember Love? (1984; film)

SEQUEL
Macross Plus (1994-1995; serie OVA)
Macross Plus: Movie Edition (1995; film)
Macross 7 (1994-1995; TV)
Macross 7 The Movie: The Galaxy's Calling Me! (1995; film)
Macross Dynamite 7 (1997-1998; serie OVA)
Macross Frontier (2008; TV)
Macross Frontier The Movie: The False Diva (2009; film)
Macross Frontier The Movie: The Wings of Goodbye (2011; film)
Macross FB7: Listen To My Song! (2012; film)
Macross Delta (2016; TV)
The Super Dimension Fortress Macross II: Lovers Again (1992; serie OVA)


FONTI
1 Mangazine n. 3, Granata Press, 1991, pag. 37. Confermato da "Anime Interviews: The First Five Years of Animerica Anime & Manga Monthly (1992-97)" (Cadence Books, 1997, pag. 117)

2 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
3 Come sopra
4 Fascicolo 2 di "Macross Genesis" (allegato al secondo DVD di "Fortezza Super Dimensionale Macross", Yamato Video, 2003)

giovedì 11 febbraio 2010

Recensione: The Super Dimension Fortress Macross - Do You Remember Love? (Macross: Il Film)

THE SUPER DIMENSION FORTRESS MACROSS: DO YOU REMEMBER LOVE?
Titolo originale: Chōjikū Yōsai Macross - Ai, Oboeteimasu ka
Regia: Shoji Kawamori
Soggetto: Studio Nue, Shoji Kawamori
Sceneggiatura: Sukehiro Tomita
Character Design: Haruhiko Mikimoto
Mechanical Design: Shoji Kawamori, Kazutaka Miyatake
Musiche: Kentaro Haneda
Studio: Tatsunoko Production
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 115 min. circa)
Anno di uscita: 1984


Anno 1999: una gigantesca navicella aliena, lunga diversi chilometri, si schianta sull'isola di Sud Ataria, nel Pacifico. Dieci anni dopo, il Governo Unito Terrestre ha finito di ricostruirla e decide di riattivarla, per provarla nello spazio. Purtroppo l'accensione dell'SDF-1 Macross - questo il nome della nave - attira sulla Terra la bellicosa razza aliena degli zentradi, in qualhe modo a essa legati: attaccati, militari e civili della zona vi si rifugiano immediatamente dentro, compiendo con essa un salto nell'iperspazio e ritrovandosi subito dopo a navigare in orbita attorno al pianeta Plutone. Angosciati e pieni di nostalgia di casa, i terrestri iniziano così un viaggio di ritorno verso la Terra autogovernandosi, ma dovranno fare fronte a numerosi attacchi della flotta nemica. Assisteremo alla avventure del giovane Hikaru Ichijyo, pilota di VF1-Valkyrie (mezzi militari antropomorfi), che si ritrova anche al centro di un triangolo sentimentale, tra la bellissima idol Lynn Minmay e il suo superiore Misa Hayase...

Un anno dopo la conclusione di Fortezza Super Dimensionale Macross (1982), rivoluzionaria serie televisiva che, nonostante il basso share, si è poi imposta presso il pubblico con uno sconvolgente successo di merchandising, i suoi creatori, Studio Nue e Shoji Kawamori, decidono che il loro fortunato giocattolo ha ancora tanto, tantissimo da dire. Insieme, e sfruttando un budget Big West mai così da capogiro, concedono quindi bis il 7 luglio 1984, giorno in cui esce al cinema quel loro impressionante capolavoro - la più importante opera robotica di un anno, il 1984, avaro di titoloni - che battezza con ancora più gloria la nascita della "Seconda generazione di registi" da loro rappresentata e che nel tempo cambierà per sempre la faccia e i contenuti dell'animazione giapponese. È il momento di Do You Remember Love? (o Macross - Il Film, nella terribile banalizzazione italiana operata da Yamato Video quando lo distribuì in Italia in VHS), sontuosissimo lungometraggio che rilegge la storia di Macross ridisegnandola e rianimandola da zero, migliorando i tratti principali della storia, eliminando quelli futili (la parte di trama voluta dai produttori, le tre spie zentradi, l'odioso cugino di Lynn Minmay) e curando in modo ancora più incredibile quegli elementi visivi e sonori che hanno reso celebre l'originale.

Pur rivolgendosi a chi già conosce la serie e non alle nuove leve (da qui l'assenza di un prologo che spieghi com'è che gli abitanti di Sud Ataria stanno già navigando nello spazio dentro a Macross e perché stanno affrontando gli zentradi), il film è davvero troppo importante e memorabile per non essere consigliato a chiunque, anche solo per cultura personale. Con la sua famosa enfasi posta sugli stacchetti musicali, vale la pena ricordare come l'opera fissi definitivamente il marchio di riconoscimento alla serie: non solo occasione per un tripudio di canzoni J-Pop, vecchie e nuove, cantate dall'idol fittizia Lynn Minmay, ma anche incredibile storia robotica dove la musica non è mero accompagnamento sonoro ma  elemento narrativo fondamentale, capace di avere parte importante nella risoluzione della battaglia finale. D'altro canto, con la sua componente amorosa in primissimo piano e praticamente tutta la storia che verte sul solo triangolo Hikaru-Lynn-Misa (eliminate tutte le altre), Do You Remember Love? si guadagna anche il primato di essere il primo anime romantico dalle sfaccettature robotiche, rispetto a titoli precedenti (Ufo Robot Gattaiger del 1975, General Daimos del '78 e Baldios il guerriero dello spazio dell' '80) che, pur trattando storie d'amore, le mantenevano sullo sfondo senza renderle recentrali. I tre protagonisti di Do You Remember Love? non solo sono abbelliti da ritocchi fisici che li rendono più adulti (comprensivi di un aumento delle curve della idol e la rimozione degli orribili boccoli nei capelli di Misa), ma guadagnano anche un vistoso approfondimento psicologico, un cambio di personalità che li rende più verosimili (Hikaru è decisamente meno indeciso e volubile, Lynn estremamente romantica e non più capricciosa, Misa più matura e composta). Queste modifiche si giustificano con le finalità educative della pellicola, che vogliono marcare molto di più gli ambienti di provenienza e lo stile di vita dei personaggi per dire che bisogna imparare a convivere col fatto che a seconda di dove viviamo e cresciamo assumeremo una personalità e  un modo di pensare diversi dalle altre persone, e che per questo, quanto ci confrontiamo con queste ultime, dobbiamo tenere conto della cosa per superare le difficoltà di comunicazione1.


Se si parla del look dei personaggi, diventa necessario aprire un capitolo sull'aspetto grafico del prodotto, stellare sotto ogni punto di vista. Basta soffermarsi sui numerosi primi piani dei volti per commuoversi da tanta magnificenza; capelli, occhi e bocche, animati e disegnati con una cura maniacale ai livelli della follia, vivono di vita propria raggiungendo un'espressività e una dolcezza inauditi, proiettando Haruhiko Mikimoto - anche direttore dell'animazione - nell'Olimpo dei più grandi chara designer della Storia con il lavoro della vita. Stesso discorso per il sofisticatissimo mecha design di Kawamori, iper-potenziato rispetto alla serie televisiva e brulicante di dettagli meccanici. Il risultato dei due artisti è semplicemente straordinario, non vi è nulla di sbagliato nel dire che in questo lavoro il loro talento assurge ad Arte e fuge da primario, se non principale, sense of wonder della produzione, ancora prima della trama, dei personaggi o delle musiche. Sono  ugualmente magnificenti le animazioni, fluidissime e spacca-mascella soprattutto nelle spettacolari battaglie robotiche. Do You Remember Love? è un titolo che tecnicamente e visivamente fa un figurone in qualsiasi contesto o epoca lo si voglia guardare, e pochissimi saranno i titoli, in questo campo, capaci di raggiurne i fasti. Arrivati a questo punto, considerando tutti questi aspetti e l'ottimo incasso rimediato ai box giapponesi nella sua epoca2 (senza contare alcuni primati assoluti in ambito musicale, come il singolo della titletrack che vende 300.000 copie e la colonna sonora che ne fa 180.0003),  a più di qualcuno può venire in mente un appellativo tanto abusato quando ricercato come "capolavoro": lo è senza ombra di dubbio, ma urge fare una considerazione.

Seppur spesso consigliato alle nuove leve per entrare nel mondo di Macross, Do You Remember Love? ha un suo senso principalmente per i fan, che ritrovano in esso i loro personaggi preferiti in una storia completamente ridisegnata da zero e piena di modifiche operate all'intreccio originale (che vanno da sciocchezzuole come il cambio di look e lingua degli alieni e morti alternative dei personaggi, a sviluppi narrativi nuovi di zecca e un inedito antagonista). Chi però non ha visto la serie TV potrebbe faticare ad apprezzare una storia, che, pur ampiamente superiore sotto ogni aspetto, si ritrova, come già detto, inconcepibilmente mancante di un incipit iniziale. Il Kawamori-pensiero a riguardo4 sarà che quella cosa non è fondamentale per il plot (!), che dare troppe spiegazioni è un cliché e lui vuole andare oltre il "male" degli spiegazionismi, (!!) e che i film, per lui, sono intesi per trasmettere sensazioni ed emozioni e perciò dire troppe cose inutili impedirebbe di riuscire nello scopo (!!!). In aggiunta a questo, è una delusione anche la piattezza dei personaggi storici secondari (Roy Fokker, Maximilian Jenius e Milia Fallyna), praticamente inutili ai fini di trama, inseriti giusto per evocare nostalgia nel cuore degli appassionati. Sarà forse anche per questo che il regista, pur avendo concepito Do You Remember Love? come un semplice punto di vista diverso, non necessariamente più canonico, della stessa trama ("Il vero Macross è lì fuori, da qualche parte. Se ne racconto le vicende con una serie TV, sembreranno una cosa, se lo faccio con un film, sembreranno un'altra"5), vedendo che in futuro i produttori lo sfutteranno come restart per iniziare una nuova linea temporale collegata solo a lui, nelle produzioni future lo "delegittimerà" relegandolo in continuity nelle semplici vesti di film immaginario, citato dai suoi stessi personaggi in Macross 7 (1994). Nonostante questo, Do You Remember Love? rimane comunque l'apice della saga, l'unico suo titolo da guardare obbligatoriamente, uno dei più importanti film d'animazione degli anni '80 e semplicemente un capolavoro imprescindibile per i fan. Paradossalmente, il lungometraggio segnerà al contempo la massima gloria e disfatta della "Seconda generazione di registi": anche se grandioso risultato al box office, gli sponsor non saranno convinti delle rivoluzioni estetiche e narrative inaugurate da Kawamori e di tutti gli altri artisti interessati a riprenderle, pensando che il pubblico generalista non le apprezzerà. Decideranno quindi di lasciare intonse le produzioni televisive, esiliando queste persone, negli anni a seguire, nel mercato, appena nato, degli OVA6, rivolto a quei fan che li sosterranno pagando di tasca propria.


Nota: Do You Remember Love? è stato pubblicato in Italia in VHS da Yamato Video nel 1999, con adattamento scadente e diversi problemi di sincrono dell'audio. Tale versione è oggi irreperibile e l'opera non è neanche mai stata riversata in DVD (pochissimo tempo prima della sua uscita in Italia su disco, scoppierà quella famosa diatriba tra Big West ed Harmony Gold che "gelerà" definitivamente quasi tutte le distribuzioni estere dei titoli della saga).

Voto: 9 su 10

PREQUEL
Macross Zero (2002-2004; serie OVA)
Fortezza Super Dimensionale Macross (1982-1983; TV)

SEQUEL
The Super Dimension Fortress Macross: Flash Back 2012 (1987; OVA)
Macross Plus (1994-1995; serie OVA)
Macross Plus: Movie Edition (1995; film)
Macross 7 (1994-1995; TV)
Macross 7 The Movie: The Galaxy's Calling Me! (1995; film)
Macross Dynamite 7 (1997-1998; serie OVA)
Macross Frontier (2008; TV)
Macross Frontier The Movie: The False Diva (2009; film)
Macross Frontier The Movie: The Wings of Goodbye (2011; film)
Macross FB7: Listen To My Song! (2012; film)
Macross Delta (2016; TV)
The Super Dimension Fortress Macross II: Lovers Again (1992; serie OVA)


FONTI
1 Intervista a Shoji Kawamori apparsa su un dossier della rivista (giapponese) Animage, tradotta in inglese alla pagina web http://www.macrossworld.com/countdown-to-dyrl-bd-1984-interview-with-shoji-kawamori-from-animage-booklet-minmay-ai-miemashita-ka/
2 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 173
3 Saburo Murakami, "Anime in TV", Yamato Video, 1998, pag. 83
4 Vedere punto 1
5 Intervista a Kawamori pubblicata in "Anime Interviews: The First Five Years of Animerica Anime & Manga Monthly (1992-97)" (Cadence Books, 1997, pag. 113)
6 Volume 2 di "Record of the Venus Wars", "The Day the Earth Stood Still", Magic Press, 2009

lunedì 8 febbraio 2010

Recensione: Fortezza Super Dimensionale Macross (Robotech)

FORTEZZA SUPER DIMENSIONALE MACROSS
Titolo originale: Chōjikū Yōsai Macross
Regia: Noboru Ishiguro
Soggetto: Studio Nue, Shoji Kawamori
Sceneggiatura: Kenichi Matsuzaki
Character Design: Haruhiko Mikimoto
Mechanical Design: Shoji Kawamori, Kazutaka Miyatake
Musiche: Kentaro Haneda
Studio: Tatsunoko Prodution
Formato: serie televisiva di 36 episodi (durata ep. 25 min. circa)
Anni di trasmissione: 1982 - 1983
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video



Anno 1999: una gigantesca navicella aliena, lunga diversi chilometri, si schianta sull'isola di Sud Ataria, nel Pacifico. Dieci anni dopo, il Governo Unito Terrestre ha finito di ricostruirla e decide di riattivarla, per provarla nello spazio. Purtroppo l'accensione dell'SDF-1 Macross - questo il nome della nave - attira sulla Terra la bellicosa razza aliena degli zentradi, in qualche modo a essa legati: attaccati, militari e civili della zona vi si rifugiano immediatamente dentro, compiendo con essa un salto nell'iperspazio e ritrovandosi subito dopo a navigare in orbita attorno al pianeta Plutone. Angosciati e pieni di nostalgia di casa, i terrestri iniziano così un viaggio di ritorno verso la Terra autogovernandosi, ma dovranno fare fronte a numerosi attacchi della flotta nemica. Assisteremo alla avventure del giovane Hikaru Ichijyo, pilota di VF1-Valkyrie (mezzi militari antropomorfi), che si ritrova anche al centro di un triangolo sentimentale, tra la bellissima idol Lynn Minmay e il suo superiore Misa Hayase...

Nuovo, arduo commento che il recensore dovrà rileggere più e più volte prima di poterlo pubblicare al fine di evitare inesattezze; questo perché Fortezza Super Dimensionale Macross è il quarto, grande paradigma storico del robotico dopo Mazinger Z (1972), Super Electromagnetic Robot Combattler V (1976) e Mobile Suit Gundam (1979); destinato, come il predecessore, a esercitare una grandissima, epocale influenza nell'ambiente dell'intrattenimento animato, superando tranquillamente i semplici limiti del suo genere. Parliamo di una serie televisiva che, seppur forse un po' datata per i gusti odierni, nel 1982 crea tanti di quegli stilemi narrativi, estetici e commerciali, da cambiare un'intera generazione di registi e sceneggiatori, coniando termini importanti come "Seconda generazione di registi" e "otaku".

Macross è, di fatto, il primo anime per fan creato da fan: se i registi d'animazione classici si adeguavano ai canoni del cinema e della letteratura per la direzione dei loro lavori, in quest'opera la nuova ispirazione deriva invece da chi è cresciuto proprio con l'animazione made in Japan (appunto, la cosidetta "Seconda generazione di registi"), specialmente con i replicatissimi, fondamentali cult della fantascienza Corazzata Spaziale Yamato (1974) e Gundam1: i nuovi registi e animatori sono i "figli" dell'anime shinseiki sengen, e sono in questo caso i membri del famoso gruppo di mecha designer Studio Nue, a cui si è appena unito un giovane Shoji Kawamori. Questi artisti ampliano, in Macross, lo storico concetto di fanservice: quell'insieme di idee, narrative ma soprattutto visive, inserite nello spettacolo per gratificare il pubblico di appassionati. Se tali idee derivavano, dai tempi di Mazinger Z, da sondaggi organizzati fra i telespettatori2, ora sono decise autonomamente da chi appassionato di animazione lo è stato per davvero e, dopo aver visto centinaia di serie (e, nel caso dei membri di Studio Nue, averci anche lavorato da "dietro le quinte", soprattutto nei due capolavori sopra citati, apportando contributi fondamentali ma poco conosciuti3), sa bene cos'è che vuole il pubblico. È grazie a questo che in Macross iniziano a fare capolino quelle che diverranno le principali rivoluzioni grafiche televisive degli anni '80, tra cui i classici occhi tondeggianti e sbrilluccicosi  (non più appannaggio degli adattamenti televisivi da shoujo manga), una palette grafica composta da colori vivi e pulsanti, capigliature dei personaggi che vantano svariate sfumature di colori riflessi, giochi di luce e ombre, robot esteticamente dettagliatissimi per dare una parvenza di realismo, ragazze molto sensuali talvolta inquadrate nude sotto la doccia per solleticare istinti pruriginosi (rispetto al nudo usato in precedenza solo per far ridere) e richiami a personaggi/situazioni iconici dell'animazione con ammiccamenti visivi o concettuali (nel caso di Macross, è evidente la concezione "realistica" dei robot presa da Gundam, mentre la fortezza/comunità che solca lo spazio, guidata da un comandante anziano, saggio e virile, rievoca palesemente Yamato).

Sempre con questa filosofia "otaku" (parola che si origina con questa serie4 e che verrà usata per indicare i membri della "Seconda generazione di registi" e qualsiasi grande appassionato, come loro ai limiti del feticismo, di un hobby, in questo caso di animazione) nascono in Macross i Variable Fighter, scintillanti caccia militari prodotti in serie, ispirati ai Grumman F14 Tomcat5, che si possono trasformare in una versione umanoide con una spettacolare sequenza destinata a fare scuola (i Transformers nippo-americani, la cui prima serie esce due anni dopo, sono forse i loro "figli" più famosi). Allo stesso modo, è la prima volta che i disegni, non necessariamente realistici, assurgono a ruolo di primissimo piano: sboccia il debuttante stile artistico di Haruhiko Mikimoto, artista dell'acquerello, il cui tratto caldo, uniforme e sensibile (seppur qui reso in animazione in modo molto acerbo e discontinuo, visto che buona parte dello staff di animatori erano principianti assoluti, tra cui lo stesso Mikimoto6) ne lancia potentemente la carriera nel redditizio mondo del character design e dell'illustrazione. Il grosso budget stanziato dall'agenzia pubblicitaria Big West serve ad animare le battaglie aeree fra militari e zentradi con una regia, per l'epoca, sbalorditiva, funambolica e spettacolare come mai vista prima in televisione, mentre le musiche si imprimono nella memoria grazie agli accattivanti brani J-Pop cantati pressoché in ogni puntata da Lynn Minmay, pronta a lanciare la moda delle idol anche negli anime e, addirittura, a rendere tale in secondo momento la seiyuu che le presta la voce, Mari Iijima. La musica in Macross ricopre un ruolo di grandissimo peso, tale che numerose saranno le produzioni animate successive, robotiche e non, che infarciranno le loro vicende di stacchi musicali (pensiamo a una Incantevole Creamy qualsiasi). Infine, ultimo ma non meno importante, il triangolo amoroso, vero focus della trama (e futuro fil rouge di tutta la produzione Macross), rappresenta il battesimo di molte storie romantiche televisive, tenendo inchiodata alle sedie la generazione di spettatori dell'epoca nella curiosità di sapere quale delle due ragazze sceglierà Hikaru. La storia, pur appartenendo nominalmente al genere robotico, si divide nettamente in battaglie spaziali contro gli alieni e lunghissimi inserti di vita privata dell'eroe, particolarmente a suo agio nell'approfondire la conoscenza di due belle signorine.


Grazie all'epocale filosofia inaugurata dagli ideatori di Macross, che pone la dimensione visiva e citazionistica di un'opera agli stessi livelli, se non superiori, di quella narrativa, ed eleva il target tipico delle serie animate dai 10 ai 20/30 anni7, la serie conosce nel suo Paese, spinta da una massiccia vendita di modellini e CD musicali8, un successo senza precedenti (nonostante la partenza pessima, con uno share medio del 5% dovuto probabilmente alla sua assurda trasmissione alle ore 14 di domenica9), tanto che in Giappone rappresenterà nel tempo una rivoluzione culturale dalle dimensioni così imponenti da cambiare la faccia dell'animazione nipponica. Macross è una serie capace di stregare generazioni di spettatori grazie a disegni favolosi, musiche scoppiettanti e la sua inedita concezione robotica che vede non solo l'eroe pilotare un mezzo "fra i tanti" senza reale protagonismo (i VF-1 Valkyrie attaccano in stormi di centinaia di mezzi), ma anche l'enorme astronave che dà il titolo alla serie, la Corazzata Yamato macrossiana, lunga km, trasformarsi in una versione umanoide (anche se è un'idea presa da Blue Gale Xabungle, dello stesso anno, come confermato dal mecha designer Kazutaka Miyatake10); eppure, questi sono tutti elementi di carisma che non riescono a mascherare completamente un intreccio tutt'altro che eccezionale.

La realizzazione tecnica e visiva è, sì, molto buona (impareggiabile per circa metà serie, poi il budget incomincia a scendere e si nota abbastanza nelle animazioni più modeste), ma la sceneggiatura traballa in più riprese. Nessun riferimento a episodi riempitivi o altro (quasi assenti, Macross come Gundam prevede un intreccio serrato), così come si può accettare che il motore che alimenta la vicenda sono le vicissitudini sentimentali di un eroe abulico e insignificante, Hikaru Ichijyo, fedele seguace della dottrina di Murphy e perennemente incapace di capire qual è la ragazza di cui è innamorato. Non si può transigere però sul carisma tendente a zero dei temibili zentradi, prigionieri di monocaratterizzazioni da burletta, su un cast composto per oltre la metà da personaggi del tutto inutili o privi di spessore, o su gag così infantili (riguardanti tre spie zentradi infiltrate sul Macross) da risultare odiose. Lo stesso soggetto, dal punto di vista filosofico, è controverso a dire poco, se pensiamo alle conseguenze che ha questo scontro generazionale tra i giapponesi imperialisti della Seconda Guerra Mondiale, incarnati dagli zentradi, e quelli post-moderni figli della cultura edonistica/otaku degli Eighties11: l'idea, originale, che l'arte sia un linguaggio universale capace di comunicare pacificamente con chiunque, mal si concilia col fatto di essere qui rappresentata da canzonette pop melense e civettuole e dal mondo di gadget, cianfrusaglie, acconciature fighette etc. che, agli occhi dello staff  dell'anime, composto da otaku che adoravano il mondo dei consumi e dell'immagine12, era quanto di più "culturale" potesse offrire il mondo dell'epoca.

In un modo o nell'altro, comunque, la storia scorre comunque con un buon ritmo, tra spettacolari battaglie spaziali tra Variable Fighter e intense, seppur eccessive, disavventure amorose di un buon grado di realismo nelle reazioni psicologiche. Alcune idee, poi, come la misteriosa origine comune che lega le due parti in conflitto, la risoluzione della ostilità, l'incredibile sorte che spetta alla Terra durante la guerra e le potenzialità addirittura "belliche" della musica, sono geniali. Peccato però che nel secondo arco narrativo (episodi 28-36), non previsto e creato in seguito al successo della prima parte sotto pressione dei finanziatori13, tutto finisca a rotoli per colpa di una progressione veramente stanca e svogliata della trama: un allungamento di brodo che ribadisce le solite cose, azzera l'evoluzione dei personaggi regredendoli allo stato iniziale per giustificare nuovi problemi di cuore, propaga un ulteriore eccesso di sentimentalismi e inscena uno scontro finale così puerile, dal punto di vista del pathos, da rasentare il ridicolo, colpa di un nuovo antagonista tra i più piatti di sempre.

La prima serie di Macross si dimostra un giocattolo pieno di idee e ambizioni discretamente sfruttate, ma che potevano essere realizzate in modo di sicuro più consono e con risultati di molto superiori, magari evitando quella seconda parte di trama davvero mediocre sotto ogni punto di vista: è un po' obsoleta e, a parere di chi scrive, ben lontana dal potersi definire un capolavoro, ma i suoi demeritivi narrativi sono decisamente relativi rispetto a ciò che è stato e ha creato con la sua influenza. Si può invece discutere se le sue innovazioni siano reali meriti o colpe (sovente il fanservice, in tempi recenti, è divenuto un puro specchietto per le allodole per mascherare una quasi totale assenza di contenuti in molte produzioni, soprattutto quello di tipo ecchi), ma questo, forse, significherebbe essere troppo ingenerosi verso quello che rimane un capostipite che ha comunque qualcosa da dire anche autonomamente.


Nota: famosa la storia di Macross sul suolo americano ed europeo. Nel 1985 la casa cinematografica americana Harmony Gold compra Macross insieme a Genesis Climber Mospeada (1983) e Super Dimension Cavalry Southern Cross (1984), sempre a opera dello studio Tatsunoko, e li combina insieme - riscrivendone interamente i dialoghi - con una criminosa opera di rimontaggio, battezzando il suo mostro di Frankenstein con il nome di Robotech e registrandone il marchio. Tale abominio è arrivato anche in Italia, riscuotendo una buona popolarità. Nei tempi recenti Yamato Video fa ai fan italiani il favore di distribuire l'unico, vero Macross (a costo di un doppiaggio così mediocre da rendere indispensabile la visione in lingua originale con sottotitoli), ma la gioia dei suoi fan internazionali dura ben poco: diverse controversie sorgono tra la Big West, detentrice del copyright di tutte le produzioni Macross, e Harmony Gold col suo Robotech, portando a una situazione giuridica che di fatto attesta l'esistenza di due entità diverse, la cui distribuzione internazionale di ciascuna mette in seria difficoltà quella dell'altra.

Voto: 7 su 10

PREQUEL
Macross Zero (2002-2004; serie OVA)

SEQUEL
The Super Dimension Fortress Macross: Do You Remember Love? (1984; film)
The Super Dimension Fortress Macross: Flash Back 2012 (1987; OVA)
Macross Plus (1994-1995; serie OVA)
Macross Plus: Movie Edition (1995; film)
Macross 7 (1994-1995; TV)
Macross 7 The Movie: The Galaxy's Calling Me! (1995; film)
Macross Dynamite 7 (1997-1998; serie OVA)
Macross Frontier (2008; TV)
Macross Frontier The Movie: The False Diva (2009; film)
Macross Frontier The Movie: The Wings of Goodbye (2011; film)
Macross FB7: Listen To My Song! (2012; film)
Macross Delta (2016; TV)
The Super Dimension Fortress Macross II: Lovers Again (1992; serie OVA)


FONTI
1 Volume 2 di "Record of the Venus Wars", "The Day the Earth Stood Still", Magic Press, 2009. In alternativa, pag. 95 del saggio "Anime al cinema" (Francesco Prandoni, Yamato Video, 1999). Consiglio anche la lettura delle "Mobile Suit Gundam UC Production Notes" di Harutoshi Fukui, pubblicate nel booklet allegato al terzo DVD/BD di "Mobile Suit Gundam Unicorn" (Dynit, 2012), per avere un esauriente resoconto di quanto "La Corazzata Spaziale Yamato" e "Mobile Suit Gundam" abbiano influito sulle generazioni di registi giapponesi
2 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 108
3 Per i contributi a "La Corazzata Spaziale Yamato", vedere l'apposita recensione. Per quelli a "Mobile Suit Gundam", davvero poco conosciuti, invito alla lettura di un'intervista a Shoji Kawamori pubblicata alla pagina web http://www.forbes.com/sites/olliebarder/2015/12/10/shoji-kawamori-the-creator-hollywood-copies-but-never-credits/#53d925661683. Scopriremo che lo Studio Nue ha creato non solo le Particelle Minovsky e il Colony Laser, ma anche l'intero setting e la cronistoria dell'Era Spaziale (per quello che riguarda la prima serie, ovviamente)
4 Volume 2 di "Record of the Venus Wars", "The Day the Earth Stood Still"
5 Pag. 31 del report "Japanese Animation Guide: The History of Robot Anime", rilasciato nell'agosto 2013 dall'Agenzia di Affari Culturali giapponese. Rimediabile (parzialmente) tradotto in inglese alla pagina web http://mediag.jp/project/project/robotanimation.html
6 Intervista a Haruhiko Mikimoto pubblicata su Mangazine n. 22 (Granata Press, 1993, pag. 49)
7 Saburo Murakami, "Anime in TV", Yamato Video, 1998, pag. 79
8 Fascicolo 4 di "Macross Genesis" (allegato al quarto DVD di "Fortezza Super Dimensionale Macross", Yamato Video, 2003)
9 "Anime al cinema", pag. 95, e pag. 75 di "Anime in TV"
10 Post di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit) apparso nel forum di Pluschan. Fa riferimento a un artbook di Miyatake. http://www.pluschan.com/index.php?/topic/5030-artbook/?p=321056
11 Consulenza di Garion-Oh
12 Come sopra
13 Vedere punto 8

giovedì 4 febbraio 2010

Recensione: Amon - Apocalypse of DevilMan

AMON: APOCALYPSE OF DEVILMAN
Titolo originale: Amon - DevilMan Mokushiroku
Regia: Kenichi Takeshita
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Yu Kinutani)
Sceneggiatura: Ritsuko Hayasaka
Character Design: Yasushi Nirasawa
Beast Design: Yasushi Nirasawa
Musiche: Takeshi Kobayashi, Mangahead
Studio: Studio Live
Formato: OVA (durata 45 min. circa)
Anno di uscita: 2000
Disponibilità: edizione italiana in dvd a cura di Yamato Video

 
Per molto tempo Akira Fudo combatte l'invasione demoniaca della Terra con i suoi poteri di devilman, dominati dal suo forte equilibrio interiore che reprime l'indole bestiale del mostruoso Amon attraverso l'amore per Miki. La morte di quest'ultima a opera degli umani fa però uscire di senno il ragazzo che, lasciatosi corrompere dall'animo malvagio del demone, perde ogni legame con la razza umana divenendo un mostro sanguinario. Per Akira c'è solo una speranza di tornare alla normalità: sconfiggere nel suo subconscio Amon...

Dieci anni dopo L'arpia Sirene, Dynamic Planning torna finalmente a produrre un'opera animata dedicata al "vero" DevilMan di Go Nagai. Peccato che nel 2000 quello che esce non è il terzo atto dell'abbandonata trasposizione di Oh! Production, ma un'opera nuova. Invece di basarsi sul classico manga di Nagai, Amon si ispira invece all'omonimo fumetto di Yu Kinutani, Amon: The Darkside of the DevilMan (pubblicato in Italia da d/visual in 6 volumi), disegnato tra il 1999 e il 2004 e che rielabora la storia originale introducendovi anche una confusa opera di prequel, riguardo alle origini di Amon e Sirene e il rapporto che li lega all'epoca del mito. OVA, quindi, che dal manga di Kinutani eredita il soggetto di fondo del primo volume - Akira che impazzisce e poi affronta il demone Amon in una battaglia cruenta che distrugge mezzo mondo - e il moderno design "gigeriano" dei demoni. Abbandonate le speranze nel vedere un giorno compiuta la trasposizione del manga, ci si può comunque intrattenere doverosamente con 45 minuti che scorrono benissimo, adorabili per chi ama l'horror più grandguignolesco e si interessa solo minimamente alla continuity.

Apocalypse of DevilMan è un irresistibile filmetto tutto azione e gore, sorretto da una potente colonna sonora heavy metal di Takeshi Kobayashi e ottimamente confezionato: una grandiosa orgia di esplosioni di sangue, teste mozzate, bambini divorati, interiora volanti e deliranti mattatoi, a cui dà voce una realizzazione tecnica ad alto budget frenetica e selvaggia fondata su grandi animazioni e un intrigante aspetto grafico, misto di vecchie reminiscenze nagaiane con tratti più moderni e spigolosi. Una storia a suo modo ignorante, è innegabile, che mostra dall'inizio alla fine mostri squartare civili e DevilMan/Amon squartare mostri, ma dannatamente gustosa. E in un tripudio di scene splatter/gore, culminante in uno scontro tra DevilMan e un rossissimo, quanto improbabile Amon dall'aspetto luciferino, c'è anche spazio per alcune brevi, intense sequenze oniriche e di forte impatto emotivo riguardanti Miki, incredibilmente riuscite per essere un semplice artifizio che tenta di commuovere in un prodotto così fracassone.


Sicuramente qualche caduta di tono la si trova, nei combattimenti che in qualche momento ricordano in Dragon Ball (i demoni si lanciano sfere energetiche!) e nell'improbabile incontro finale tra Akira e Ryo (che riprende, invece che il manga di Kinutani, il finale dello spin-off DevilMan: Time Travellers di Go Nagai); ma l'azione calzante dall'inizio alla fine, l'altissimo tasso splatter, il politically uncorrect imperante e la spettacolarità dei trucidi combattimenti fanno rimanere nella memoria Amon come un ottimo prodotto di puro intrattenimento. Un'opera che artisticamente, pur sfigurando malamente con i classici OVA di Iida, sa divertire dall'inizio alla fine.

Voto: 7 su 10

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