lunedì 5 maggio 2014

Recensione: Aim for the Ace! (Jenny la tennista)

AIM FOR THE ACE!
Titolo originale: Ace wo nerae!
Regia: Osamu Dezaki
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Sumika Yamamoto)
Sceneggiatura: Mitsuru Majima, Tatsuo Tamura, Toshio Takeuchi
Character Design: Akio Sugino, Takeo Kitahara
Musiche: Go Misawa
Studio: Mad House
Formato: serie televisiva di 26 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 1973 - 1974


Nel gennaio 1973 un nuovo manga, subito destinato a fare la Storia del fumetto per ragazze, inizia la pubblicazione su rivista trovando un istantaneo successo: Ace wo Nerae! (Punta all'Ace!) di Sumika Yamamoto. La storia è quella delle vicissitudini sportive e sentimentali di Hiromi Oka, studentessa del Nishi, uno dei più prestigiosi licei sportivi di tennis del Giappone, e dei suoi compagni tennisti della stessa scuola: trovato nel coach Jin Munakata un grande allenatore che scopre in lei del potenziale, la ragazza sputerà sangue e sudore per sviluppare il suo talento, dovendo al contempo riuscire a coniugare uno stile di vita di spartani allenamenti con l'amore che prova per Takayuki Todo, la stella del tennis maschile, e la rivalità/amicizia che la legano alla senpai Reika Ryuzaki, la Madama Butterfly dello sport, elegante, bravissima a giocare e amata da tutti, ma incapace di sopportare l'idea di venire oscurata dal talento emergente della nuova arrivata. Oltre 15 milioni di copie vendute1 e frequenti citazioni nel mondo di fumetti e animazione (la più famosa è sicuramente rappresentata dalla serie OVA del 1988 Punta al Top! GunBuster, che la omaggia fin dal titolo) attestano l'enorme popolarità che l'opera rimedia praticamente subito. Nonostante la sua incredibile sbrigatività (succedono milioni di cose nella vita della protagonista e a ciascuno è dedicato poco spazio), il fumetto convince sicuramente il suo pubblico per l'impressionante nugolo di sottotrame amorose (che legano un po' tutti i componenti del cast, già folto in partenza e che si accresce sempre più con mille e più avvversari destinati poi a diventare amici) e le forti tematiche di crescita, inquadrabili nel suo inno alle energie della gioventù e alle successive responsabilità che comporta il diventare adulti. Anche se Punta all'Ace! dà sicuramente spazio alle "avventure" sportive di Hiromi (con solito nugolo di forti rivali da sconfiggere), è palese - vedendo i match liquidati in poche pagine - che all'autrice il contorno agonistico interessi poco: preferisce invece parlare delle dinamiche private che ruotano attorno al tennis, elevandolo da semplice sport a metafora di vita e formazione.

La trasposizione animata arriva otto mesi dopo l'inizio del manga: produce Tokyo Movie Shinsha (al tempo ancora Tokyo Movie), con animazioni spettanti al neonato studio Mad House. Il risultato, splendido, sarà tuttavia destinato alla chiusura anticipata: verranno prodotti solo 26 dei 52 episodi previsti, questo per un clamoroso flop di ascolti2: l'ennesimo, in quegli anni (insieme a Lupin the 3rd, Samurai Giants, Jungle Kurobe e Isamu), per la sfortunato produttore. I motivi non sono ufficiali ma ritengo ci sia una buona possibilità che c'entrino qualcosa con la direzione di Osamu Dezaki. Il regista di Rocky Joe (1970), che, in contemporanea con Punta all'Ace!, si occupava anche della regia del misconosciuto (agli occidentali) Karate Master (tratto da un altro manga di Ikki Kajiwara), in animazione traspone il manga della Yamamoto riscrivendo la storia secondo i suoi gusti e la sua sensibilità maschile, presentandola volutamente infedele a molte delle caratteristiche che hanno decretato la popolarità dell'originale, in primis dando largo spazio agli incontri sportivi e poco ai sentimenti. Apprendendo delle fortissime polemiche femminili che subirà nel 1979 per aver fatto la stessa cosa con l'adattamento animato de La Rosa di Versailles (1972) di Riyoko Ikeda, altro shoujo manga cult, se possibile, ancora più famoso (pure serializzato sulla stessa rivista, Margaret), penso sia ragionevole pensare che anche in questo caso le fan non lo abbiano perdonato per lo snaturamento della loro opera preferita.

E pensare che, così modificato, il Punta all'Ace! televisivo è una gran serie animata! Nell'arco dei suoi soli 26 episodi coniuga a regola d'arte sport e vita privata fuori dai campi, raccontando anche in TV, con poesia, un Bildungsroman corale in cui ogni attore ha il giusto spazio per bucare lo schermo e sembrare una persona vera, reso ancora più coinvolgente dalla spettacolarità delle combattute partite. Dezaki approfondisce con cura e adeguato spazio ognuno dei tanti avvenimenti appena accennati dal manga e, ancora, dona agli attori di una caratterizzazione enormemente più curata rendendoli davvero tridimensionali (riscattandosi, in un certo tal senso, per le brutte invenzioni di Rocky Joe). Con eccellenti dialoghi e una perfetta analisi comportamentale, il regista e i suoi sceneggiatori raffigurano relazioni interpersonali  molto realistiche, che atterriscono dolorosamente in quei (numerosi) momenti drammatici in cui la protagonista Hiromi, piena di talento ma timida e insicura, psicologicamente dipendente da invidie e maldicenze delle compagne di classe (la odiano per aver rubato il posto di titolare nella squadra a una veterana), è vittima di perfidie e crudeli scherzi e si chiude in sé stessa. Pienamente a suo agio nel dipingere con realismo la psicologia femminile (e pensare che Punta all'Ace! è stato il primo shoujo manga che avesse mai letto fino a quel momento!3), Dezaki evoca con facilità una sentita carica emozionale nello spettatore, pronto a riversare sentimenti negativi sui svariati personaggi che "torturano" Hiromi e, come lei, a ricredersi e commuoversi quando coglie le loro sfaccettature caratteriali che li portano, a un certo punto, a capire la buona volontà della ragazza, ad aiutarla riscattando le malefatte. Sarebbe delittuoso anticipare troppo, ma certo è che lo script della serie merita solo plausi, coerente dall'inizio alla fine nel tratteggiare personalità in evoluzione - molte di esse memorabili - che rivelano un intenso ritratto di giovani alle prese con sogni, frustrazioni e rappacificamenti, pronti a guardare verso il futuro, ed è molto difficile dimenticarsi di figure davvero bellissime come quelle di Kyoko Otowa e dell'ambigua Reika "Madama Butterfly" Ryuzaki.


La grande cura introspettiva del cast è solo uno dei punti di forza principali dell'opera, che brilla anche nei tesissimi match sportivi, nel ritmo leggero e trascinante (invoglia a fare maratone di episodi) e nell'immancabile sottotrama amorosa che, con molta originalità, non è portata a esito risolutivo ma è invece lasciata in sospeso in un finale che guarda verso il futuro, perfettamente in linea con la morale della storia originale dell'assecondare le proprie ispirazioni con dedizione e lungimiranza senza farsi distrarre dal resto, senza volere tutto subito o forzare i tempi. Promossa anche la puntata 26 che chiude la storia in anticipo sui tempi, un memorabile, epico match - inventato di sana pianta dal regista - che origina un finale provvisorio che non avrebbe sfigurato neppure su carta. Poco si può rinfacciare all'opera, forse solo qualche ingenuità qua e là figlia degli stereotipi dello shoujo manga del tempo (la classica eroina priva di spina dorsale che piange o si dispera un po' troppo spesso per i suoi problemi invece di affrontarli di petto, o il come nelle partite le tenniste gareggino inverosimilmente con capelli sciolti) e un approccio "fantastico" al tennis, assente nel fumetto, che mostra le partite giocate con colpi speciali ed effetti della pallina che ricordano più un Captain Tsubasa (1981) ante litteram che uno sportivo realistico. Sono facezie.

Il più grande degli elementi di suggestione di Punta all'Ace! è tuttavia rappresentato, con una certa ironia di fondo, dalla sua confezione. L'opera è palesemente fatta al risparmio, perennemente basata su fermo-immagine, scene statiche con pochi frame che si muovono (ovviamente la bocca dei personaggi), animazioni scattose (se non inesistenti) e mini-sequenze riciclate eternamente a ogni episodio (il modo in cui i personaggi colpiscono la pallina da tennis). Eppure, Dezaki e il chara designer Akio Sugino riescono nel miracolo, trasformano la povertà di mezzi in valore aggiunto, il low budget in arte: siamo al cospetto del primo, grande capolavoro grafico che porta la loro firma. Anche se avevano ufficialmente lavorato insieme in Rocky Joe, in quell'opera la loro sinergia si esprimeva in una direzione e in uno stile grafico ancora abbastanza generici: è in Punta all'Ace! che il sodalizio diventa leggendario, esprimendosi in evocativi disegni stilizzatissimi, espressioni facciali deliziosamente semplici ma cariche di intensità, intensi primi piani, colori saturissimi, idee visive di taglio espressionista (stati d'animo ed emozioni rappresentati da metafore grafiche, che siano cromatismi, sproporzioni o simbolismi), uso di vere e proprie illustrazioni ricchissime di dettagli (tanto da sembrare quadri) per enfatizzare i sentimenti del cast e fondali avveniristici dati da elementi dello scenario minimalisti e colorazioni a pastello. La regia di Dezaki si evolve e, con rivoluzionari split screen, curiosi movimenti di camera e frenetici accostamenti di minimali frame a disegni che mostrano movimento e violenza, riesce a comunicare match frenetici e zeppi di colpi pur senza usare una sola, concreta animazione: l'anime dimostra per davvero come talvolta le doti di un regista di razza (anche se, in questo caso, è giusto dare merito anche all'eccezionale chara designer) riescano a sopperire alla mancanza di fondi. Un altro valore aggiunto, ma ovviamente discutibile, è come Punta all'Ace! si presti benissimo a rievocare in modo memorabile gli anni '70 in vestiari (pantaloni a zampa d'elefante, camicie a fiori, occhiali enormi), moda e arte (minimal art dalle colorazioni psichedeliche), legati agli abbigliamenti e all'arredamento della casa di Hiromi.

Proprio un peccato, dunque, come la serie si chiuda dopo soli 26 episodi, coprendo giusto 3 volumi e mezzo dei 18 che, nel tempo, costituiranno il manga della Yamamoto. Come dicevo, ritengo probabile pensare che il pubblico femminile non abbia digerito le dissacrazioni operate all'originale da parte di Dezaki, effettivamente eclatanti se si ha letto l'opera: il regista segue gli avvenimenti principali modificando molto la sceneggiatura originale, soffermandosi - come detto - a lungo su ogni fatto, eliminando dall'intreccio svariati attori ininfluenti, modificando la personalità dei rimanenti, regalando un'enorme profondità a quelli secondari (l'accennata Kyoko è l'esempio più lampante), ridimensionando molto sensibilmente il peso delle sottotrame amorose (eliminandone addirittura quasi tutte, cancellando interi personaggi con quella funzione, forse per la sua manifesta opinione4 sulla ridicolaggine della idealizzazioni romantiche nei fumetti rivolti a ragazze) e dando un forte peso ai match. Il Punta all'Ace! animato è molto differente da quello cartaceo: indifferente stare a puntualizzare su quale sia il migliore (la mia idea dovrebbe essersi ormai capita), ma certo è che se su carta abbiamo una romantica storia di formazione dalle venature sportive, nell'adattamento televisivo troviamo invece una storia che si focalizza in uguale misura sulle due dimensioni. Per questo motivo l'opera è consigliata caldamente a chi è in cerca di un anime a tema agonistico e drammatico (come Rocky Joe), piuttosto che sentimentale (come invece era il fumetto): con la sua forte componente autorale dietro, si tranquillamente definire uno dei migliori titoli del genere mai realizzati.


Il destino animato del cult della Yamamoto non si estingue, tuttavia, qui: negli anni successivi, la ripresa del manga dopo una breve pausa dell'autrice e la totale riabilitazione di questa serie animata (dopo svariate repliche in TV, premiate finalmente da alti ascolti5, e la sempre maggiore popolarità del tennis nell'arcipelago giapponese6) creano i presupposti per un revival, che si concretizza a fine 1978 in una nuova incarnazione televisiva (New Aim for the Ace!, inedito in occidente), anche se nell'ottica di un rifacimento fatto da zero e diretto da Minoru Okazaki. L'anno seguente torneranno alla ribalta invece Dezaki e Sugino, a raccontare la storia da capo per l'ennesima volta con il bel film d'animazione celebrativo. Infine, fra il 1988 e il 1990, sempre Dezaki e Sugino realizzeranno per l'home video il seguito di questa prima incarnazione, con due serie OVA che abbandonano definitivamente la continuity del manga per imbroccare una via inedita.

In Italia, l'opera è arrivata nei primi anni '80 nei canali privati col titolo Jenny la tennista, comprensiva di adattamenti e nomi completamente inventati. Purtroppo, anche nell'attuale edizione nostrana in DVD a cura di Cinehollywood non ha conosciuto dialoghi (o almeno sottotitoli) fedeli a quelli originali. Per questo Punta all'Ace! è da noi ancora, purtroppo, completamente inedito.

Voto: 8 su 10

SEQUEL
Aim for the Ace! 2 (1988; serie OVA)
Aim for the Ace! Final Stage (1989-1990; serie OVA)


FONTI
1 Pagina web "Historic Shoujo Manga Circulation Numbers", http://comipress.com/article/2006/05/24/161
2 Saburo Murakami, "Anime in TV", Yamato Video, 1998, pag. 40. Confermato a pag. 119 di "Storia dell'animazione giapponese" (Guido Tavassi, Tunuè, 2012) e dalla pagina web (in giapponese) di presentazione del DVD-Box ufficiale della serie da parte di Tokyo Movie Shinsha (http://www.tms-e.com/library/tokushu/a_nerae/index.html). È in questa terza fonte che viene detto che la serie è stata interrotta a metà del suo numero di episodi originariamente previsti
3 Intervista a Osamu Dezaki pubblicata su Animerica (Vol. 4) n.17 (Viz Media, 1998), riportata alla pagina web http://aceonerae.dreamers.com/english/ace_ar01.htm
4 Come sopra
5 Pagina web di Tokyo Movie Shinsha del punto 2. Confermato a pag. 10 di "The Anime Encyclopedia: Revised & Expanded Edition" (Jonathan Clements & Helen McCarthy,Stone Bridge Press, 2012)
6 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 54-55

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