lunedì 1 settembre 2014

Recensione: Mazinger Z (Mazinga Z)

MAZINGER Z
Titolo originale: Majinga Z
Regia: Yugo Serikawa, Tomoharu Katsumata
Soggetto: Go Nagai
Sceneggiatura: Go Nagai (non accreditato), Hirokazu Fuse, Hiroyasu Yamaura, Keisuke Fujikawa, Susumu Takaku
Character Design: Keisuke Morishita, Yoshiyuki Hane
Mechanical Design: Go Nagai, Ken Ishikawa, Gosaku Ota (non accreditati)
Musiche: Michiaki Watanabe
Studio: Toei Animation
Formato: serie televisiva di 92 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 1972 - 1974
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video



Il Giappone è in grande pericolo da quando il malvagio dott. Hell rinviene, nell'isola di Bardos, numerosi, giganteschi automi da guerra appartenuti alla scomparsa civiltà di Micene, e decide di potenziarli e utilizzarli per conquistare il mondo. Lui e il suo braccio destro, l'inquietante barone Ashura, non immaginano però che un altro illustre scienziato, il professore Kabuto, ha ideato una potente contromisura: il devastante robottone Mazinger Z, realizzato con la straordinaria, indistruttibile Lega Z. Mortalmente ferito dagli uomini di Ashura, con le sue ultime forze Kabuto riesce tuttavia ad affidare la sua invenzione al nipote Koji, che, assistito dal suo collega, prof. Yumi, e dallo staff di quest'ultimo risiedente nell'Istituto di Ricerca sull'Energia Fotonica, diventa il pilota di Mazinger Z e, conseguentemente, l'ultimo baluardo della Terra.

L'occasione di visionare un classico del livello di Mazinger Z permette non solo di riscoprire, con meraviglia, i motivi che hanno portato questa lunga serie animata a raggiungere indici di ascolto tra i più alti nella Storia della televisione nipponica (medio del 20-25%1, massimo del 30.4%2, 18esimo posto tra i più alti di sempre), ma anche di constatare, con grande amarezza, come grandissimi meriti e importanza storica di oggettive pietre miliari non necessariamente si coniugano con una qualità tale da resistere allo scorrere del tempo.

A Mazinger Z, è giusto dirlo chiaramente, l'animazione robotica deve tutto: anche se esistono dei predecessori (il preistorico manga/anime Tetsujin 28 di Mitsuteru Yokoyama del '56, il fumetto Giant Robot sempre dello stesso autore del '67 e la serie animata Astroganga), è lui, solo lui, a creare dal nulla, nel dicembre 1972, uno dei generi narrativi più famosi, rappresentativi e influenti del Paese del Sol Levante, ipotizzando gli scontri di un robottone gigante dotato di armi portentose, azionabili da un pilota che lo guida dall'interno come fosse un'automobile. L'idea viene in mente, come si sa, all'autore di fumetti Go Nagai, che un giorno di aprile di quell'anno, assistendo a un imbottigliamento stradale, immagina quanto sarebbe bello se un guidatore potesse azionare delle gambe alla propria vettura per farle scavalcare tutte le altre, risolvendo per sempre i problemi delle code3. Il controverso mangaka, colpito dall'illuminazione, ne parla con Toei Animation, già al lavoro nella produzione di DevilMan, sempre suo e trasmesso sul canale NET (oggi TV Asahi), e l'esito è favorevolissimo: lo studio accoglie con grande interesse l'idea di una nuova serie d'azione, proprio perché ultimamente i telespettatori stanno privilegiando i telefilm supereroistici rispetto agli anime4. La soluzione non può che essere quella di produrre animazione ispirata a loro, rimpiazzando il Masked Rider di turno con un gigantesco automa dotato di armi micidiali (il nome di ognuna di esse sarà epicamente urlato al momento dell'utilizzo!), e i suoi nemici con altri robottoni, carne da macello puntualmente inviata, episodio dopo episodio, da un essere abietto che intende conquistare il mondo con la sua armata. Prende forma il progetto: l'eroe e il suo mezzo risiederanno in un'avanzata fortezza scientifica, ultimo baluardo dell'umanità, con il compito di distruggere i robot avversari ogni volta che questi tenteranno un nuovo attacco; ad affiancare il pilota saranno, quindi, un saggio professore che sa sempre cosa fare per controbattere le strategie nemiche, la bella figlia di lui innamorata dell'eroe, e infine un bambino e un grassone inseriti come mascotte comiche. Queste caratteristiche principali, oltre alla concezione nippocentrica che condisce il tutto (conquistare il Giappone è come essersi impossessati del mondo!) e all'idea di infondere nell'automa di metallo protagonista l'epica dei samurai, renderanno la serie uno straordinario successo commerciale. Trasmesso ogni domenica alle 19 su un altro canale rispetto a quello che ospita l'Uomo Diavolo (su Fuji TV, emittente destinata ad accogliere poi quasi tutte le opere "metalliche" nagaiane), forse anche per questioni di target (su NET appariranno gli anime nagaiani dai toni palesemente più adulti e controversi, è un dato di fatto), Mazinger Z diventa una delle produzioni più seguite in assoluto della televisione in quegli anni, entusiasmando sia bambini (target principale) che adulti e influenzando indelebilmente l'industria animata, portando nel tempo alla nascita di miriadi di altre serie fatte con lo stampino da parte di altri studi, che ricicleranno all'infinito le stesse identiche caratteristiche del capostipite per buona parte del decennio.

In quegli anni, purtroppo per le generazioni odierne, oltre a ispirarsi ai telefilm tokusatsu per i contenuti e il mood, Mazinger Z e i suoi successori li riprendendono proprio in tutto e per tutto, compreso lo schema narrativo: ogni episodio è uguale all'altro, autoconclusivo, inizia e finisce allo stesso modo seguendo canovacci collaudati, che mostrano l'eroe Koji Kabuto e compagni vivere una piccola mini-avventura (un semplice pretesto) e poi affrontare, nel finale, l'immancabile nemico della settimana ("monster of the week") inviato dal dott. Hell, distruggendolo; l'epilogo è dato dall'inquadratura conclusiva che guarda al tramonto, con le risate liberatorie di sottofondo dei protagonisti dopo una gag finale. La quasi totale assenza di continuity a legare le puntate per l'epoca è la norma: nessun giapponese stava a lamentarsi della cosa, ci era abituato, e questo proprio perché gli anime godevano di pochissima considerazione, rivolti com'erano unicamente ai bambini, nessuno si sognava di renderli o richiederli più articolati. Mazinger Z è proprio questo: una serie fluviale di ben 92 episodi, estremamente infantile, estremamente ripetitiva, dalla trama basicissima che non evolve pressoché mai, basata interamente su interminabili combattimenti tra robot che occupano l'80% del tempo, che alla sua epoca creava un sense of wonder indimenticabile con i suoi pugni a razzo, i raggi termici e l'idea di pilotare colossi di metallo altissimi, ma che ma oggi, onestamente, è inguardabile, pur con tutti i buoni propositi di contestualizzazione.


In contemporanea con la trasmissione dell'anime, Go Nagai disegnava, come nel caso di DevilMan, anche una controparte cartacea, immancabilmente più tenebrosa e violenta. Da quel fumetto (pubblicato in Italia da d/visual e J-Pop), Mazinger Z verrà conosciuto dalle masse per la sua tematica di ambiguità Bene/Male, data dalla possibilità che l'automa possa diventare, a seconda degli usi che se ne fanno, il salvatore dell'umanità o il suo peggior nemico (Mazinger in giapponese si pronuncia "Majinga", "Ma" per demone e "Jin" per divinità). Questa dicotomia verrà esplorata da Nagai sia nel manga che in successive riletture (sempre cartacee), ma è un peccato che sia assente nella serie animata del 1972 (nonostante venga spesso erroneamente conosciuta per questo), che appiattisce tutto riducendo il Mazinger Z alla stregua di un banale paladino della giustizia - il fatto che l'autore partecipi settimanalmente alla stesura degli episodi5, e, nonostante questo, neanche ci provi a imprimere tale tematica, è alquanto amaro. Persa la sua caratteristica identitaria, e "interpretato" da personaggi legati a una nettissima dicotomia Bene/Male, senza sfumature, privi del minimo background e ingabbiati in atmosfere quasi sempre leggere, scanzonate e supereroistiche, l'anime si risolve a ripetere a tempo indeterminato le solite cose, senza nessuna diversificazione (mini-avventura e lunghissimo combattimento moltiplicato 92, milioni di acrobazie e scazzottate di Koji contro gli uomini di Hell, i generali di quest'ultimo eternamente sconfitti e poi rimproverati dal loro padrone, etc), per uno sproposito di spazio che simboleggia, per il pubblico odierno, l'ovvietà che per conoscere nell'interezza l'intera "storia" basta guardare  quattro o cinque puntate. Non basta qualche timida variazione ogni 25/30 (una nuova arma del Mazinger Z, un nuovo personaggio ricorrente che entra nel cast di buoni o dei cattivi, nuovi robot alleati che affiancano l'eroe nella difesa dell'Istituto di Ricerca sull'Energia Fotonica, etc.) per salvare la serie da una noia che è pressoché implacabile, fin dalle battute iniziali.

Intendiamoci: l'aspetto estetico di personaggi e robot è senz'altro iconico, ben rappresentativo della mano di Go Nagai (il luciferino e demoniaco Hell, il sessualmente ambiguo Ashura, l'inquietante Conte Blocken, nazista-cyborg senza testa, il rozzo teppista Boss, i robottoni dal design buffo e assurdo, a volte stravagante, a volte figo, a volte a metà tra l'uno e l'altro), così come sono iconici gli scoppiettanti, leggendari motivetti musicali di Michiaki Watanabe. Non mancano neppure un gran numero di avventure che, anche prive di peso nella trama, sono davvero assurde curiose (pensiamo al sonnacchioso robot di Hell che odia combattere, a quando i giapponesi protestano per le distruzioni portate dai combattimenti di Mazinger Z, all'assurdo nemico a forma di Babbo Natale, etc.), ma c'è ben poco altro oltre a questo: si può capire all'epoca perché la serie fu un trionfo (mai si era visto un concept simile), ma anche perché oggi, con i mille successori che ne hanno perfezionato le caratteristiche narrative, migliorando i rapporti tra i personaggi, sviluppando la loro psicologia e rendendo più intricata la trama, oggi questa è terribilmente vetusta, al punto che solo chi vuole farsi una cultura personale potrebbe stare a visionarla e soffrirebbe comunque lo stesso.

Soprattutto, tecnicamente l'opera è deficitaria a dir poco, non reggendo minimamente la competizione con anime dei '70 ben più stellari da quel punto di vista (come ad esempio Lupin the 3rd dell'anno prima, Science Ninja Team Gatchaman dello stesso 1972, Heidi del 1974, etc.). Il budget, mai davvero importante nonostante l'incredibile popolarità dell'anime, si esprime in animazioni goffe e migliorabili, con abbondanti ricicli e disegni fin troppo spesso rozzi e mal curati, che fanno assumere ai giovani personaggi delle fattezze involontariamente grottesche e inguardabili (talvolta sembrano vecchi, talvolta sotto effetto di stupefacenti). Questi problemi sono marcatissimi specialmente nelle prime tredici puntate, le peggiori in assoluto in quanto prodotte durante un celebre, enorme sciopero organizzato dai sindacati di Toei Animation (con picchetti davanti alle porte della ditta e nessuno che poteva entrare), affidate quindi, per l'animazione, a miriadi di studi minori senza particolari contatti tra di loro e che ricevevano in fretta e furia gli storyboard - questo si esprime in vistose differenze nello stile dei disegni da un episodio all'altro6. Certo, proseguendo la visione le cose migliorano: le animazioni si fanno più curate e i colori psichedelici permettono di dimenticare, a tratti, la scarsa cura nei disegni, ma si parla comunque di un anime davvero non all'avanguardia, inferiore agli standard del tempo. Lo stesso Devilman, iniziato cinque mesi prima e sempre a opera dello stesso autore e dello stesso studio di produzione, seppur più breve è tutta un'altra cosa. Lascio intuire la gioia, anche per chi è pieno di buone intenzioni, di sorbirsi 92 episodi-fotocopia privi di trama ed esteticamente brutti a vedersi.


Questo, in sintesi, è Mazinger Z, il capostipite di tutti i giganti d'acciaio: visione irrinunciabile nel 1972 e titolo fondamentale nella codificazione del genere, ma superato già nel suo decennio da molti dei suoi "figli". Molto, molto meglio recuperare, a questo punto, i due manga serializzati in contemporanea in quegli anni: quello, già accennato, oscuro, di Go Nagai, che pur inconcludente è molto bizzarro, o specialmente l'adattamento del suo collaboratore Gosaku Ota. Pur al prezzo di ignobili disegni infantilissimi e del seguire inizialmente le atmosfere animate, l'opera di Ota ha quantomeno il merito di discostarsene successivamente, approfondendo sempre più i personaggi e rendendo più matura e meno ripetitiva la trama.

In Italia Mazinger Z è trasmesso sulle reti Rai dopo il successo di Ufo Robot Grendizer (1975), il suo secondo seguito (ma trasmesso per primo). È stato doppiato per poco più di metà, giusto 52 episodi su 92, prima di venire abbandonato per colpa delle proteste di associazioni di genitori che lo ritenevano violento e diseducativo7. L'adattamento, ripreso dalla versione spagnola, è tutt'altro che ben fatto, distinguendosi per i numerosissimi tagli interni atti a ridurre la durata delle puntate, il cambio del nome dell'eroe da Koji Kabuto a Ryo Kabuto, e dialoghi infedeli che spesso non ci azzeccano proprio nulla con quanto si vede su schermo. Ad oggi, l'unica versione ufficiale home video di Mazinger Z rilasciata in Italia consiste nei DVD Yamato Video usciti in allegato con la Gazzetta dello Sport, nel 2015: il doppiaggio delle puntate inedite mantiene purtroppo il deprecabile adattamento italiano storico, ma almeno i sottotitoli disponibili seguono i dialoghi fedeli.

Curiosità: i mediometraggi celebrativi di Mazinger Z proiettati al Toei Manga Matsuri e non basati su soggetto originale (quelle pellicole, cioè, che si limitavano ad adattare al formato cinematografico le avventure più popolari della serie TV) sono Mazinger Z - Appare Ghost Mazinger, del marzo 1974 (la puntata 5, mai trasmessa in Italia) e Mazinger Z contro Dr. Hell del luglio dello stesso anno (puntata 57). Entrambi sono filmettini insignificanti, presenti come extra nell'edizione DVD/BD Speciale di Go Nagai Super Robot Movie Collection (Yamato Video, 2015).

Voto: 5 su 10

PREQUEL
DevilMan (1972-1973; TV)

SEQUEL
Mazinger Z contro DevilMan (1973; film) 
Mazinger Z: Appare Ghost Mazinger (1974; film)
Mazinger Z contro Dr. Hell (1974; film)
Cutie Honey (1973-1974; TV)
Cutie Honey (1974; film)
Getter Robot (1974-1975; TV)
Getter Robot (1974; film)
Great Mazinger (1974-1975; TV)
Great Mazinger contro Getter Robot (1975; film)
Getter Robot G (1975-1976; TV)
Great Mazinger contro Getter Robot G: Violento scontro nei cieli (1975; film)
Ufo Robot Grendizer (1975-1977; TV)
Ufo Robot Grendizer (1975; film)
Ufo Robot Grendizer: Confronto al rosso sole del tramonto (1976; film)
Ufo Robot Grendizer contro Great Mazinger (1976; film)
Great Mazinger, Getter Robot G e Ufo Robot Grendizer contro il Dragosauro (1976; film)

ALTRO
Mazinger Z contro il Generale Nero (1974; film)


FONTI
1 Volume 1 di "Dynamic Heroes", "Postfazione di Ikuya Komori", d/visual, 2006 
2 Pagina web contenente i 100 migliori risultati di share di singoli episodi nella Storia dell'animazione giapponese, http://nendai-ryuukou.com/article/110.html
3 Go Nagai, "Go Museum", "Mazinger Z (Parte 1)", d/visual, 2007
4 Mangazine n. 19, Granata Press, 1992, pag. 40
5 Volume 6 di "Mazinger Z" (Go Nagai), Postfazione, d/visual, 2009
6 Mangazine n.19, pag.45-46. In alternativa, vedere pag. 33-34 di "Anime in TV" (Saburo Murakami, Yamato Video, 1998)
7 Fabrizio Modina, "Super Robot Files: 1963/1978", J-Pop, 2014, pag. 45

8 commenti:

Alberto Dolci ha detto...

Hum. Il doppiaggio non è dei peggiori(al soldo delel intere parti tagliate...), se prendi i sottotitoli di Hong Kong che sono una semplice traduzione diretta senza adattamento si può percepire che il senso delle frasi è praticamente sempre quello giusto e a volte qualche lungaggine taglio è fatta solo per avere il sincrono labiale( mi sa proprio che alcuni dialoghi surreali fosserò cosi anche in originale stiamo parlando del 72 e di una "scrittura" non proprio ai vertici) Detto ciò personalmente trovo mazingerZ meno "tokusatsu" rispetto a cose successive come Daitarn o Trider : ci han messo perlomeno la parte di apprendimento alla guida del robot, ogni tanto durante la serie si aggiungo armi/robot alleati , i nemici non è detto che arrivino uno alla volta(spesso sono in gruppo) ed hanno una certa fantasia nelle forme e nelle tattiche, non c'è il solito attacco finale e, beh, nulla di che ma un minimo di evoluzione dei character esiste, nel senso ke koji parte da "cazzaro" per arrivare ad essere uno pronto a sacrificarsi per salvare il mondo. Nulla di che per carità ma pensando all'anno di uscita e a quel che poi si è visto dopo mazinger Z forse si meritava meno cattiveria :)

Jacopo Mistè ha detto...

Nulla di sbagliato in quello che dici, con la differenza che si parla di 92 episodi per una "trama" che non si sviluppa mai. Per carità, si tratta di un'opera comunque leggendaria, ma 92 episodi a guardarli oggi è una tortura che non consiglio a nessuno, proprio non mi riesce di dare una sufficienza (anche Daitarn 3, non fosse per i suoi elementi "autorali", non mi è piaciuto per nulla per gli stessi motivi).

Angelo Blasi ha detto...

Confermo anch'io di come la traduzione italiana non è distante dai sottotitoli della versione Hong Kong (seppur i sottotitoli italiani erano tradotti dall'inglese senza guardare la serie, con strafalcioni tipo "arms" tradotto con "armi" quando intendeva le braccia).
Nonostante se ne possa sopportare poco la struttura, bisogna ammettere che i singoli episodi sono stati clonati pari passo anche in altre serie robotiche: in ognuna c'è un momento in cui il protagonista si rifiuta di continuare a guidare il robot, in molte serie capita che il nemico convince la popolazione che i protagonisti sono i cattivi, ecc...
Nessuno ha mai copiato però il robot nemico che si sdraia all'aperto e si rilassa col robot protagonista :D

Alberto Dolci ha detto...

Mamma mia, mi sono accorto che nel precedente commento non avendo riletto prima di postare ho scritto come un cane! Si,in ogni caso, capisco benissimo che il giudizio verta soprattutto sulla fruibilità attuale dell'opera e consigliare 92 episodi del genre è praticamente impossibile. (tuttalpiù si potrebbe conigliare una selezione degli episodi più importanti e chiave che non superano la ventina)

Francesco Messina ha detto...

Fare il full di Mazinga Z è cosa molto virile al giorno d'oggi.

Jacopo Mistè ha detto...

Concordo! E ti invito a fare lo stesso (insieme a Macross 7 e Dragonar!)!

Francesco Messina ha detto...

Sono già alla diciottesima puntata e mi sta pure piacendo!(non come L-Gaim però).

Stefano Candias ha detto...

Purtroppo è un cartone ormai obsoleto sotto tutti i punti di vista. Tuttavia riesce ancora ad emozionare grazie a qualche sequenza particolarmente riuscita, o alla soundtrack azzeccatissima. 92 puntate sono troppe, è vero, ma riguardarsi di tanto in tanto una delle puntate più belle regala qualche soddisfazione. Consiglio ad esempio quella in cui Mazinga, per la prima volta, riesce a volare servendosi di due razzi (tetta) giganti lanciati da Afrodite A, espediente necessario per sconfiggere un fastidiosi mostro meccanico volante del Dottor Inferno.

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