lunedì 7 dicembre 2015

Recensione: Dancouga Nova

DANCOUGA NOVA
Titolo originale: Jūsō Kikō Dancouga Nova
Regia: Masami Obari
Soggetto & sceneggiatura: Takeshi Shudo, Hideki Mitsui
Character Design: KAZZ (Kazuko Tadano)
Mechanical Design: Koji Nakakita, Masami Obari
Musiche: Kazuhiro Yamahara
Studio: Production Reed
Formato: serie televisiva di 12 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2007


Siamo nel 2104, un centinaio d'anni dopo gli avvenimenti di Dancouga (1985). Ora il robottone, evolutosi in un nuovo modello, è diventato un misterioso messia, si intromette nei conflitti armati del pianeta schierandosi sempre con la fazione più debole in modo da riequilibrare la guerra, senza comunque andare fino in fondo e lasciando la battaglia quando l'obiettivo è raggiunto. I giovani Aoi Hidaka, Kurara Tachibana, Sakuya Kamon e Johnny Bernet diventano presto i nuovi piloti del robottone, il Team D, ma si porranno sempre più domande sul senso di queste azioni e sul perché siano stati scelti proprio loro.

Dall'alto del mecha design massiccio, dei colori appariscenti, del dettagliato chara design, dei vestiari modaioli e dei trascinanti inserti J-Pop, cantati anche dai seiyuu che diventano, come la Mari Ijima di Fortezza Super Dimensionale Macross (1982), degli affermati idol nella vita reale, a metà anni '80 Dancouga si guadagna, nonostante un budget irrisorio e i bassi ascolti, una grande popolarità presso il pubblico generalista, come ben testimoniato anche dalle eccezionali vendite dell'OVA God Bless Dancouga (1987) e dal come il suo robottone diverrà una perenne star nella saga videoludica Super Robot Wars, una delle unità più forti in assoluto e presente in un'enorme quantità di videogiochi, anche quelli usciti decenni dopo. Un simile status di opera di culto non poteva che traghettare il titolo Production Reed nella cerchia delle vecchie glorie mecha bisognose di un remake nel nuovo millennio, come i milioni di Mazinger Z e Gundam. La cosa si ufficializza nel febbraio 2007 con Dancouga Nova: dai titoli storici ritornano, oltre allo studio Production Reed, anche la chara designer Kazuko Tadano, membro di spicco del team Indori Goya dietro ai disegni dell'originale, di cui abbiamo "assaporato" il tratto nel deludente capitolo conclusivo della saga Eighties, Final Chapter (1989), ma in particolar modo uno dei più famosi artefici del loro successo, il giovanissimo mecha designer prodigio Masami Obari, divenuto nel tempo un noto regista di anime. Dopo le due recenti serie TV di Gravion (2002), da lui ideate e dirette, Obari sfrutta il revival di Dancouga per trasformarlo addirittura in un loro successore spirituale, realizzandone quella che per i fan sarà spesso considerata un'ipotetica terza stagione.

Ovviamente con Gravion la trama di Dancouga Nova non ha nulla a che fare, ma sono innegabili le affinità, sopratutto estetiche, che legano le due opere. Il design del nuovo Dancouga e, soprattutto, di un'altra unità robotica (l'Ardaigun), ricordano in modo impressionante il God Gravion per design, corporature e volti. Il chara design modernissimo della Tadano, irriconoscibile da quello di Final Chapter, per i suoi colori così saturi e i volti sexy, è quasi identico al look degli eroi dello studio GONZO. Identica, per ovvi motivi, anche la regia di gran fisicità di Obari. Addirittura, a un certo punto della storia fa la sua apparizione come cammeo uno dei personaggi principali di Gravion, trovata ilare e pazzesca visto che le serie appartengono a studi d'animazione diversi (!!). Peccato che il rappresentare ipoteticamente il terzo atto di una saga mediocre non deponga certo a favore di Dancouga Nova, che con il poco spazio a sua disposizione, giusto 12 episodi, non riesce a presentare nulla di memorabile, trovando (un'altra similitudine!) un risultato altrettanto scandente.


I protagonisti, come quelli di Gravion, sono delle macchiette. In 12 episodi non hanno alcun modo di farsi ricordare, insignificanti per caratterizzazioni appena accennate e appena approfondite, che non aggiungono nulla di rilevante o diverso dalle centinaia di altre che si sono viste nel genere. Un passo indietro enorme rispetto ai carismatici piloti della serie originale del 1985, e già da quest'appiattimento si capiscono le incerte  idee dei realizzatori di questa serie. Che dire poi della trama, interessante nelle premesse ma terribilmente deficitaria in realizzazione e sviluppi? Il Team D si intromette in ogni conflitto del pianeta, distruggendo le armi con cui una fazione sta per prevalere sull'altra affinché torni equilibrio nelle due posizioni, e poi lascia il campo. Al di là del risibile assunto sul fatto che gli eroi sanno istantaneamente, con precisione millimetrica, quanti mezzi in più ha un esercito rispetto all'altro (come saprebbero sennò chi ha più possibilità di vincere?), i dubbi sul senso di queste azioni rimangono nebulosi fino alla fine, complice anche il poco spazio per le spiegazioni. L'apparizione, fin dai primi episodi, di un nuovo Dancouga rosso con lo stesso scopo, che però combatte quello del Team D per ulteriori, misteriosi motivi, è l'incipit per un accumulo di degenerazioni narrative, un ammasso sempre più spropositato di interrogativi a cui si risponde con idee sensazionali ma incerte, quasi buttate a casaccio. Si arriva al punto che, tra robottoni che si intromettono in guerre senza sapere il perché e che si affrontano inconsciamente (?) per fortificarsi a vicenda e creare una nuova super-unità data dalla loro fusione (non possono farlo fin da subito?), pronti ad affrontare un altro antagonista ancora che risiede su un altro pianeta, che pare talmente invincibile che il Dancouga si scopre essere stato programmato anche come contenitore di geni umani pronto, nel caso di sconfitta, a una bizzarra odissea stellare in cerca di un pianeta abitabile, e altre sciocchezze pazzesche e assortite, il soggetto si pone al divertito spettatore come un demenziale calderone di idee senza un senso compiuto. Lo staff vuole andare a parare da qualche parte ma non sa come giustificarne il come, e allora la soluzione che adotta sembra essere quella di voler improvvisare inventandosi un filo comune che leghi tutti i misteri, di volta in volta. Puro delirio.

In una sceneggiatura così assurda che porta anche gli attori a vagare, sconsolati, incoerentemente da un twist all'altro, protagonisti di forzature varie (il pilota e la responsabile dell'Ardaigun sono proprio...) e intermezzi inspiegabili (qual è il ruolo della giornalista Isabelle Cronkite, del suo redattore, del finanziatore dell'Ardaigun, etc.), i comprimari, fedeli allo spessore degli eroi, fanno di tutto per sembrare i più banali possibile, tra una meccanica popputa e libertina che proferisce due frasi in croce e poi nient'altro, il solito comandante simpatico ma pieno di misteri, e un capo dei capi dai lunghi capelli neri che fa il bel tenebroso fin quasi alla fine, rivelando nella conclusione gli imperscrutabili segreti palesemente intuibili già da metà serie. Narrativamente, insomma, parliamo di un canovaccio che mischia alla rinfusa idee notevoli con altre di una banalità assoluta, annegando però il tutto in uno script confusionario, questo per presentare una vicenda dove contano (come in Gravion, suggerirebbbero i maligni un'ultima volta), solo mazzate robotiche e personaggi dall'alto tasso sex appeal. Se per il secondo punto, tutto sommato, l'obiettivo è raggiunto, nel primo invece bisogna saper bilanciare l'effettivo divertimento dato da scontri coinvolgenti e ben ritmati, e il limite di un budget che talvolta non c'è costringendo a vergognose invenzioni visive. Fedele, per risparmiare yen, alle classiche sequenze di "riciclo" tante care ai robotici d'annata, Dancouga Nova riutilizza un gran numero di animazioni in momenti "topici" come l'agganciamento del mecha e l'uso delle sue armi. Lo scintillante dettaglio del mecha design, almeno questo degno dei fasti storici, con molta felicità lo rivedremo replicato un'infinità di volte nelle stesse identiche inquadrature. Pur con questi accorgimenti il budget sembra comunque non bastare, tanto che la sua mancanza diventa evidente negli episodi 10 e 11, in cui, come in un J-RPG, vedremo un'immagine di background fissa con avatar giganteschi, a lato dello schermo, che parlano.

Quasi imbarazzante dover rettificare l'ovvio, cioè che Dancouga Nova, nonostante i propositi di esaltare i fan della serie classica, è una visione assolutamente trascurabile. I punti di contatto con il capostipite, poi, a parte un rapido accenno, il design similare del nuovo Dancouga (ma delle Cyberbestie storiche rimangono giusto l'aquila e la ligre, le altre sono rimpiazzate da un rinoceronte e un elefante) e un omaggio esplicito nella puntata finale, sono davvero minimi. Ancora, l'idea di avere disponibile fin da subito il robottone protagonista, evitando di dare spazio alle versioni umanoidi delle Cyberbestie, è addirittura un tradimento nei confronti di una delle idee più sensate dalla serie originale, in cui il Dancouga era usato solo nei combattimenti più duri, assai rari. Apprezzabile quantomeno il discreto ritmo generale, che impedisce di annoiarsi, e la gustosa trovata - non si è vista molte volte - di affidare il ruolo di leader del gruppo non ai due protagonisti maschili ma a uno di quelli femminili, la grintosa Aoi. Ma è ovviamente troppo poco.


Nota: saldamente in mano a Yamato Video, per ora Dancouga Nova è stato trasmesso, solo sottotitolato, sul canale satellitare MAN-GA. Ancora nessuna notizia di un'edizione fisica per l'home video.

Voto: 5 su 10

PREQUEL
Dancouga (1985; TV)
Dancouga: Requiem for Victims (1986; OVA)
Dancouga: Song Special (1986; OVA)
God Bless Dancouga (1987; OVA)
Dancouga: Final Chapter (1988-1990; serie OVA)

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