lunedì 28 marzo 2016

Recensione: Aim for the Ace! 2 (Jenny, Jenny)

AIM FOR THE ACE! 2
Titolo originale: Ace wo nerae! 2
Regia: Osamu Dezaki, Akio Sugino
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Sumika Yamamoto)
Sceneggiatura: Makiko Mikami, Megumi Hiyoshi
Character Design: Akio Sugino
Musiche: Hiroaki Serizawa
Studio: Tokyo Movie Shinsha
Formato: serie OVA di 13 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di uscita: 1988


La carriera sportiva di Hiromi Oka e degli assi del tennis del liceo Nishi è alle stelle: dopo qualche anno di grandi vittorie e duri sacrifici, gli amici sono riusciti nell'impresa di far fiorire in Giappone un enorme interesse per la disciplina, che si spera donerà nuova linfa al futuro dello sport. In tutto questo tempo la nostra eroina, coerentemente con i suoi propositi, ha speso la sua giovinezza allenandosi durissimamente e rinunciando a qualunque svago, stringendo un rapporto speciale con il suo allenatore Jin Munakata piuttosto che con il ragazzo che ama, Takayuki Todo. Proprio per questo motivo sarà atroce per lei accettare la morte per leucemia del suo adorato coach, che avviene di punto in bianco proprio quando lei, ignara di tutto, vola verso l'America per un ritiro...

Gli affezionati cultori della vecchia, bella e sfortunata serie televisiva Aim for the Ace!, iniziata nell'ottobre 1973 e chiusasi frettolosamente per scarsi ascolti appena cinque mesi dopo, hanno dovuto aspettare quasi quindici anni per sapere come sarebbero proseguite le avventure tennistiche e private di Hiromi Oka in TV. In questo tempo, l'opera è stata riabilitata dal pubblico, ma, invece di permettere ai suoi artefici principali, il regista Osamu Dezaki e il chara designer/direttore dell'animazione Akio Sugino, di poterla far proseguire con un seguito che portasse avanti la trasposizione del fumetto di Sumika Yamamoto, la riscoperta tardiva della serie ha invece aperto le porte, nel 1978, a un secondo adattamento animato (inedito in Italia) che ripartiva da zero, seguendo più fedelmente la storia del manga. L'anno seguente, Dezaki e Sugino riescono finalmente a riprendere le redini della saga, ma stavolta hanno a disposizione giusto un lungometraggio cinematografico e, ovviamente, viene percorsa la strada della storia celebrativa che, manco a dirlo, è bellissima ma racconta da zero la stessa vicenda per la terza volta. Bisogna dunque attendere un altro decennio e la nascita del mondo OVA per sapere finalmente dove sarebbe andata a parare la coppia di autori, ora in grado di concludere il discorso grazie al pubblico delle videocassette: i due hanno modo di farlo tra il 1988 e il 1990, con due serie home video, co-dirette insieme e con le animazioni di Tokyo Movie Shinsha (solo produttrice, nei capitoli degli anni '70), di rispettivamente 13 e 12 episodi, che, riallacciandosi al primo Aim for the Ace! animato e ignorando bellamente il secondo, danno seguito a quella versione tipicamente dezakiana della storia, più "basata su" che "adattata", che rifiuta quasi tutte le sottotrame amorose del manga e dà molta più enfasi a sport e profondità psicologica.

Aim for the Ace! 2 segue i volumi 10-13 del manga, saltando gli avvenimenti del troncone 4-9 per presentare gli eroi cresciuti, già ben formati e dalla grande esperienza, omettendo il loro lungo allenamento nel ritiro in Australia, patria del tennis. Per questo motivo, per collegarsi meglio alla serie TV del 1973, i loro rivali più importanti incontrati in quell'esperienza sono qui introdotti per la prima volta, in modalità e luoghi diversi. A parte il cambio di aspetto fisico di Yu Ozaki (reso, diversamente dal cartone animato e come nel film del 1979, fedele all'aspetto fisico del fumetto), il passaggio dalla vecchia serie TV agli OVA non è particolarmente traumatico: Dezaki e Sugino saggiamente rifiutano, come quattordici anni prima, la forte coralità della Yamamoto, focalizzando l'attenzione principalmente su Hiromi e sui personaggi più importanti che le ruotano intorno, tagliando via i numerosissimi comprimari/rivali il cui contributo - principalmente rosa - alla trama è ininfluente. In questo modo, improntando nuovamente il racconto sulla crescita della ragazza, i registi fanno brillare meglio che mai il focus principale della storia, quella tragica, straziante morte del coach Munakata che porterà, come spesso succede nelle storie sportive dalle forti connotazioni mature, l'eroina a un periodo di grandi difficoltà interiori che metteranno a rischio il suo futuro agonistico.

Effettivamente, di sportivo Aim for the Ace! 2 (1988) ha poco, giusto i primi due episodi e gli ultimi: la parte centrale è interamente dedicata al triste avvenimento, resa nel modo più commovente possibile grazie, ancora una volta, a un sublime realismo nell'analisi comportamentale dei personaggi e nell'introspezione. Questo grosso segmento di storia splende intensamente, scavando intensi ritratti delle personalità coinvolte nel lutto e rendendo prossimo alla perfezione psicologica il toccante, nuovo rapporto che si instaura fra Hiromi e il bonzo Daigo Katsura, destinato, come nel fumetto, a onorare la memoria dell'amico Munakata portando avanti il suo sogno di rendere una campionessa Hiromi. Spiace notare come l'adattamento di Dezaki eviti alcuni flashback di una certa importanza che approfondivano meglio l'amicizia fra Daigo e Jin (facendo ulteriore luce sul sofferente passato di quest'ultimo, mi riferisco all'episodio del bambino disabile), ma vista la comunque grande resa della storia e della sua profondità, pronta a rendere avvincenti anche lunghe sessioni di filosofia zen sul significato della vita, è un peccato veniale e facilmente perdonabile: il percorso di distruzione e rinascita di Hiromi è davvero toccante (impossibile rimanerne indifferenti) e gestito con gran classe, trasforma quella che era un'ordinaria vicenda sportiva in una storia di formazione, matura e d'autore, che tiene incollati allo schermo facendo evolvere l'Aim for the Ace! cartaceo in un qualcosa di molto più serioso (e aggiungerei superiore), giustamente vincendo il premio come miglior OVA alla sesta edizione del Japan Animation Grand Prize1.


Se dal punto di vista narrativo Aim for the Ace! 2 si dimostra dunque ben degno degli antichi fasti, bisogna purtroppo ammettere che arretra nella confezione. Nonostante il mercato home video, la serie non può vantare infatti i grossi budget spesso riversati in questo formato: pur non viaggiando certamente sulla povertà tecnica del capostipite, deve comunque registrare match in cui, fin troppo spesso, invenzioni visive già viste milioni di volte (anche svogliate a livello estetico) e inquadrature banali comunicano sentimenti ben diversi dalla strepitosa regia del 1973 (gli stessi split-screen, marchio del regista, sembrano essere spariti del tutto). Come animazioni si viaggia tecnicamente sulla qualità di una media serie televisiva e questo, certo, non significa un disastro, ma è comunque un peccato non aver stanziato qualche yen in più per il prosieguo ufficiale di una così bella serie televisiva-  unica consolazione è l'incontro finale che chiude la puntata 13, visivamente straordinario per merito di una bella fotografia e dei migliori fondali-cartolina visti fino a quel momento. I disegni di Akio Sugino, d'altro canto, estremamente molto più adulti negli anni '80, stonano in questo seguito in quanto davvero troppo diversi dall'originale, specialmente se si tiene conto che nella sua finzione Aim for the Ace! 2 si colloca temporalmente giusto un paio di anni dopo i fatti televisivi (e in tutto questo "tempo" gli abbigliamenti per magia abbracciano la moda degli Eighties e Madama Butterfly perde il suo look "acqua e sapone" per trovare labbra carnosissime e volgari). Molto meglio le musiche, forti di una opening orecchiabile e di tracce sonore molto grintose. Forse peggiorata registicamente, l'opera tuttavia ha dalla sua il gran carico di emozioni che è pronta a dispensare, e sono forti e sentite, in grado di entusiasmare non solo i fan di Aim for the Ace!, ma anche e soprattutto di chiunque voglia di seguire una storia drammatica molto riuscita dalle tinte sportive. Visione caldamente consigliata.

Nota: purtroppo, essendo irreperibile qualunque edizione ufficiale dell'opera con almeno dei sottotitoli fedeli ai dialoghi originali giapponesi, l'unico modo per godersi Aim for the Ace! 2 consiste nell'adattamento italiano a cura di Mediaset, comprensivo di un'agghiacciante sigla d'apertura cantata da Cristina D'Avena (con uno dei peggiori testi mai scritti da Alessandra Valeri Manera, spropositatamente ridicolo, e questo è scandaloso viste le atmosfere tragiche della storia) e che accorpa questa serie con la successiva, Final Stage (1989). Se, tutto sommato, le voci italiane dei personaggi non stonano e i dialoghi sembrano almeno apparentemente filare, gli immancabili nomi inventati e i numerosi tagli a sequenze dialogiche anche lunghe (ma non solo, pensiamo a quelle legate alle sofferenze fisiche di Hiromi nel suo periodo di "purificazione spirituale" nel tempio buddista) rendono la visione abbastanza ostica. In mancanza di meglio e vista la bellezza della storia, però, ci si può solo rassegnare a soffrire.

Voto: 8,5 su 10

PREQUEL
Aim for the Ace! (1973-1974; TV)

SEQUEL
Aim for the Ace! Final Stage (1989-1990; serie OVA)


FONTI
1 Wikipedia giapponese del Japan Animation Grand Prize contenente le liste con tutte le premiazioni

Nessun commento:

DISCLAIMER

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità e pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 7 marzo 2001 n. 62. Molte delle immagini presenti sono reperite da internet, ma tutti i relativi diritti rimangono dei rispettivi autori. Se l’uso di queste immagini avesse involontariamente violato le norme in materia di diritto d’autore, avvisateci e noi le disintegreremo all’istante.