lunedì 27 giugno 2016

Recensione: Dragon's Heaven

DRAGON'S HEAVEN
Titolo originale: Dragon's Heaven
Regia: Makoto Kobayashi
Soggetto: Makoto Kobayashi (basato sul suo fumetto originale)
Sceneggiatura: Ikuyo Koukami
Character Design: Toshiki Hirano
Mechanical Design: Osamu Kobayashi
Musiche: Yasunori Iwasaki
Studio: AIC
Formato: OVA (durata 30 min. circa)
Anno di uscita: 1988


Il nome Makoto Kobayashi probabilmente dirà poco alle platee internazionali. Conosciuto principalmente come mecha designer principale di Mobile Suit Gundam ZZ (1986) e del film Venus Wars (1989), l'artista in verità acquista una certa popolarità ben prima di quei due lavori in madrepatria, per i suoi impressionanti disegni meccanico-robotici pubblicati nelle riviste di modellismo B-Club e Hobby Japan1, ricchissimi di dettagli e dalle forme decisamente inusuali, minacciose e dal look alieno/insettiforme, e soprattutto per i volumi che compongono Hyperweapon, storia di fantascienza raccontata attraverso un grosso apparato testuale e foto realizzate con model kit2. È questo talento che lo traghetta poi verso i lidi Sunrise realizzando quello che sappiano, ed è sempre grazie a questo se un giorno il solito studio AIC, specializzato negli OVA, gli chiede di realizzare un titolo home video collegato a un suo breve manga scritto e disegnato nel 1982 per la rivista Model Graphix, titolo che aveva trovato un certo successo3: Dragon's Heaven, spin off di Hyperweapon, con cui condivide il setting (la guerra futuristica tra uomini e macchine) e un protagonista (il robot senziente Sheyenne), elementi che già a loro volta si erano tradotti in due ulteriori racconti letterari e addirittura la vendita di alcuni Plastic Model4. L'OVA è quindi distribuito nelle videoteche giapponesi nel 1988, e, pur dimenticato dalla Storia, oggi, recuperato, ha modo di rappresentare una visione davvero insolita e particolare per i suoi meriti estetici, anche paragonato agli altri anime non televisivi del periodo.

La trama, come da prassi del tempo, è puramente accessoria, insignificante, scritta da un chissà chi nascosto dallo pseudonimo Ikuyo Koukami: nell'anno 3295, un secolo dopo una Guerra Mondiale avvenuta tra la razza umana e l'Impero brasiliano (!) dei robot ribelli (l'autore ha preso ispirazione da Brazil, film distopico del 1985 di Terry Gilliam5), si risveglia in un deserto post-apocalittico il robottone Sheyenne, potente A.I. che all'epoca del conflitto combatté dalla nostra parte decidendo di "spegnersi" dopo che era morto il pilota umano che lo guidava. Stretta amicizia con un'umana che passava da quelle parti, la bella Equal, Sheyenne ne fa la sua nuova padrona, pronto a farsi pilotare per sconfiggere il suo antico rivale, El Medine, che ancora spadroneggia per le lande desolate prendendosela con gli umani in nome del suo monarca. Inutile aspettarsi qualcosa di più di azione fine a sé stessa, sparatorie ed esplosioni: quella di Dragon's Heaven è una storiellina flebile, retta su sequenze blastatorie realizzate a regola d'arte con animazioni sfavillanti. Anche se Kobayashi dice che l'opera ha la funzione di chiudere la storia narrata su carta6, è più giusto riconoscere che sembra in realtà rivestire la funzione di episodio-pilota di una mai sviluppata serie o di un antipasto del fumetto, in quanto si conclude, nella sua brevissima durata di 34 minuti (senza titoli di apertura e di coda, praticamente solo 24), lasciando in sospeso la guerra tra umani e macchine - e infatti non è un caso se nelle riviste Hyperweapon del 2007 e del 2008 la storia sarà ripresa con un nuovo breve manga e anche una nuova conclusione letteraria7. Niente altro è pervenuto, neppure una caratterizzazione interessante di buoni e cattivi.

Cos'è allora che rende così intrigante l'OVA? È presto detto: la realizzazione grafica. I fondali e i robot traspongono sui fogli di rodovetro le visioni oniriche e granulose del grande fumettista Jean Giraud "Moebius" che hanno influenzato - come lui stesso ammette8 - l'autore. Chiunque abbia letto i suoi lavori riconoscerà lo stile unico dell'artista francese nelle architetture fiabesche, nei paesaggi, nei tratteggi, nelle forme e nei dettagli estetici, al punto che ogni fotogramma potrebbe essere ammirato per suggestione grafica. Dragon's Heaven, non fosse per lo staff e le tipiche fattezze "anime" (a cura di Toshiki Hirano) dell'eroina Equal, potrebbe insomma facilmente venire scambiato per una produzione europea o una trasposizione di qualche racconto apparso su Métal Hurlant, e in questo sta il suo fascino chiaramente irripetibile. Un mondo di favolesca bellezza attende lo spettatore che vuole scoprire una Terra alternativa ricca di sense of wonder: uso inventivo delle ombreggiature, elementi naturali eterei (come le nuvole) definiti da improbabili contorni, sbalorditive invenzioni steampunk nelle futuristiche astronavi... Parliamo di un quadro animato che testimonia ancora una volta la grande carica di innovazione e sperimentazione che si respirava in quegli anni nell'home video.


Che dire, poi, della pazzesca sequenza d'apertura? Kobayashi affida il mecha design dell'anime al fratello9 Osamu, visto che il suo tempo è occupato a costruire una dettagliatissima replica, in scala 1:1, di Sheyenne: realizza (come ben si vede nel backstage mostrato durante lo scorrimento dei titoli di chiusura) un "modellino" telecomandato alto più o meno 2 metri, completo di giunture, meccanismi, fili e inserti perfettamente funzionanti, che viene attivato nella folle sequenza live che fa da prologo all'OVA. La scena è interamente voluta dal regista, che non esita addirittura a pagare tutto di tasca propria pur di poterla inserire10. Anche se il risultato appare surreale e quasi un po' pacchiano per effetto di tutta la nebbia usata sul set per mascherare i materiali con cui è stato costruito il robot, l'idea è comunque folle e irresistibile (accompagnata anche da una solenne colonna sonora orchestrale, in contrapposizione coi synth dell'anime vero e proprio), delizioso esempio di maniacale artigianalità che aumenta il carisma dell'opera.

È innegabile che più di qualcuno potrebbe soffermarsi sulla semplice storiellina stupidina per affossare l'OVA, stroncandolo perché dietro la magnificenza grafica non c'è alcuna sostanza. Quest'assunto è a tratti condivisibile: il fatto però è che queste persone forse non sono proprio dello spirito giusto per apprezzare, ma soprattutto comprendere il senso di produzioni come Dragon's Heaven, create in pieno periodo di fioritura artistica di talenti nel mondo dell'animazione e fatte da loro in primis per divertirsi. Ritengo questo lavoro una di quelle opere la cui visione è addirittura fondamentale per capire cos'hanno significato gli OVA negli anni Ottanta.

Voto: 7 su 10


FONTI
1 Pagina web, Colony Drop, "Area '88: Dragon's Heaven", http://www.colonydrop.com/area-88-dragons-heaven/
2 Intervista a Makoto Kobayashi pubblicata sul sito "Cosmo DNA" alla pagina http://ourstarblazers.com/vault/684/
3 Come sopra
4 Esaustiva presentazione dell'opera pubblicata sulla pagina di Wikipedia giapponese di "ドラゴンズヘブン" (Dragon's Heaven"), gentilmente tradottami da Garion-Oh (traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
5 Come sopra
6 Vedere punto 2
7 Vedere punto 4
8 Vedere punto 2
9 Sito web, http://www.pelleas.net/aniTOP/index.php/dragon_s_heaven
10 Intervista a Kobayashi pubblicata sul sito "Forbes", alla pagina http://www.forbes.com/sites/olliebarder/2016/06/25/makoto-kobayashi-on-mecha-design-and-the-importance-of-red-and-blue-paint/#815e64624951

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