lunedì 4 luglio 2016

Recensione: Arjuna la ragazza Terra

ARJUNA LA RAGAZZA TERRA
Titolo originale: Chikyū Shōjo Arjuna
Regia: Shoji Kawamori
Soggetto: Shoji Kawamori
Sceneggiatura: Shoji Kawamori, Hiroshi Ohnogi
Character Design: Takahiro Kishida
Musiche: Yoko Kanno
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 13 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2001


Penso sia ormai fondamentale, oggi, qualsiasi sia la propria ideologia politica (ma esistono ancora?), contribuire anche solo in piccolo alla salvaguardia del nostro pianeta. Non è una questione di banale ambientalismo "di parte" (come se questo dovesse essere prerogativa di una sola fazione politica), ma il doversi rendere conto che la Terra è stata effettivamente danneggiata in modo grave in appena due secoli di Rivoluzione Industriale che in miliardi di anni di esistenza. L'inquinamento e lo smog aumentano l'effetto serra, i disboscamenti distruggono l'ecosistema, la sovrappopolazione coincide con l'eccessivo sfruttamento delle terre coltivabili e, come ciliegina sulla torta, il modello economico più globalizzato al mondo si autolegittima al grido di: "consuma, consuma, consuma!" creando i presupposti per tutto questo e per ritardare il più possibile la ricerca di soluzioni alternative. Insomma, fiera delle banalità a parte, penso sia chiaro che parliamo non più di una problematica d'élite ma di un guaio enorme, con cui già adesso facciamo i conti e che riguarderà ancora più le future generazioni, e chi scrive sfrutta questa premessa per spiegare il come veda di buon occhio le opere artistiche che cercano di promuovere riflessioni atte a risvegliare la coscienza di un pubblico sempre più numeroso. Serve, però, chiarire dei punti.

Arjuna la ragazza Terra, serie TV del 2001, scritta e diretta da Shoji Kawamori, è enormemente ambiziosa fin dalle premesse (lo stesso regista ammette ancora oggi, nel 2016, che è uno dei suoi lavori più importanti in assoluto1). Per la prima produzione televisiva dello studio SATELIGHT, il papà di Macross vuole un'opera misticheggiante e introspettiva, che parli della vita e di cosa ci renda vivi, e lo fa raccontando la storia di una persona che ha un sesto senso che le permette di entrare in sintonia, praticamente, con tutto il creato2. Sceglie di reinterpretare molto liberamente, trasportandolo nel Giappone degli anni '90 e ovviamente modificandolo enormemente e riprendendone solo una parte, il poema epico Bhagavadgītā contenuto nel Mahābhārata3, uno dei testi sacri fondamentali dell'induismo, facendo rivivere nelle fattezze dell'eroina Juna Ariyoshi e del misterioso Chris Hawken il tormentato arciere Arjuna e il divino Krishna. Dopo averle salvato la vita (da un incidente stradale altrimenti mortale), Chris dona a Juna il suo potere di Avatar del Tempo. Con esso - simboleggiato dall'apparizione di una magatama sulla sua fronte - la ragazza di fatto è connessa alla Terra, divenendone una personificazione fisica. Riesce a captare non solo i sentimenti del pianeta, ma anche quelli delle persone. Con questa capacità, quindi, Juna dovrà affrontare i giganteschi batteri/parassiti Raaja, emanazioni simil-ectoplasmatiche che simboleggiano l'attaccamento al desiderio della gratificazione dei sensi, che in una sua visione del futuro distruggeranno la Terra.

Per realizzare l'opera, Kawamori viaggia in Malesia, Borneo e India alla ricerca di materiale, intervistando persone che hanno avuto esperienze pre-morte e altre che si dice siano dotate di poteri paranormali4. Dall'esperienza con un dottore-sciamano che, tastandogli il polso, gli ha fornito una prognosi veritiera, riprende l'idea di Juna che recepisce i problemi ambientali anche solo toccando qualsiasi cosa5 (nell'anime la vediamo avere un'epifania prendendo in mano un hamburger al McDonald's e vedendo ovviamente la macellazione delle bestie). L'autore crea quindi un'opera dalle alte finalità educative e intrisa di panteismo, che, parlando di inquinamento, tecnologia, danni al pianeta e soprattutto della mancanza di comunicazione nell'alienante realtà delle città industrializzate, tra persona e persona ma anche tra Uomo e Natura (i Raaja sono direttamente connessi alla mancanza di equilibrio), cerca di convincere chi guarda ad adottare uno stile di vita migliore e più rispettoso nei riguardi dell'ecosistema, elargendo consigli di puntata in puntata su come comportarsi e spingendosi addirittura a dire pubblicamente che Arjuna nasce per incentivare un ritorno alla natura e alla rinuncia delle cose materiali6. Tutto molto bello, non fosse che è indelebilmente marchiato da un'ingenuità sull'argomento che, vedremo, manda a donnine il senso del suo lavoro.


Come un Nausicaä della Valle del Vento (1984) qualsiasi, Arjuna è innanzitutto pregno di una retorica ambientalista sognante e inverosimile, frutto di quel tipico manicheismo tipico di chi è nato e vissuto in città e si immagina la campagna come un Eden incontaminato senza averci mai lavorato un solo giorno, ignorando le nozioni basilari dell'agricoltura. Secondo Kawamori, gli insetti e i bruchi mangiano solo le parti cattive delle foglie degli ortaggi, le coltivazioni devono essere prive di interventi dell'uomo per essere più sane e naturali (non ha senso anche solo ipotizzare una cosa simile, dal momento che qualsiasi pianta da frutto o verdura nasce da millenni attraverso una selezione artificiale operata dall'uomo attraverso un ecosistema che non esiste in natura), così come gli allevamenti. Non contento, critica anche le industrie farmaceutiche attraverso teorie complottistiche di risibile lega (stragrande parte dei medicinali creati con scarti chimici e spazzatura della Rivoluzione Industriale,  pochissimi di essi che veramente servono contro le malattie, etc.). Manca giusto qualche spot alla cucina vegana! Personalmente ritengo che un messaggio ecologico venga fuori sensato e autorevole quando fatto con cognizione di causa e proponendo alternative credibili e attuabili, non sfruttando leggende metropolitane e ignoranza pura per ingannare gli sprovveduti (e pensare che il regista avrà pure il coraggio di dire che ha personalmente conosciuto contadini che confermavano la bontà delle sue "teorie" agricole!7) e augurare un futuro che non potrà mai e poi mai esistere. Arjuna, purtroppo, da questo punto di vista è patetico esattamente come Nausicaä (e meno male che per correggere parzialmente il tiro il regista dirà poi che non ha nulla contro la tecnologia e che essa può convivere tranquillamente con l'ambiente!8), e questo è davvero un peccato considerando le sue mire generali e il come invece venga fuori molto meglio il messaggio sull'odierna difficoltà di comunicare tra le persone, particolarmente presente in realtà alienanti come il Giappone, dove l'esistenza di un individuo è praticamente consacrata al solo lavoro per tutta la vita. Questa riflessione è molto ben rappresentata dall'idea di mostrare visivamente pensieri e sentimenti dei personaggi (ovviamente solo Juna riesce a vederli) che cozzano e rimbalzano tra di loro senza mai venire assorbiti (esemplare il difficile rapporto tra Tokio Oshima, ragazzo di Juna, e suo padre), senza contare il ruolo nella trama dei Raaja.

A prescindere dalla bontà dei (controversi) contenuti, però, Arjuna è un'opera ardua da apprezzare. Dopo due episodi di presentazione infarciti d'azione confusionaria e strane terminologie,  il titolo rallenta il ritmo e diventa più psicologico, presentando vicende autoconclusive in cui Juna e Tokio scoprono (sic!) quant'è brutta la realtà attorno a loro attraverso le immancabili idealizzazioni ecologiste che è difficile prendere sul serio, visto il nulla su cui si basano. Le scene d'azione - sensibilmente in calando - sono ricondotte a noiose battaglie della ragazza contro i Raaja, nelle quali coi suoi poteri ottiene un arco leggendario in grado di distruggerli e la capacità di volare e spiccare balzi incredibili, avvicinandosi un po' all'eroe induista, ma trovando anche un ridicolo look simil-Sailor Moon. Nonostante le numerose introspezioni, i personaggi principali rimangono comunque fino alla fine abbastanza freddi e distaccati per "colpa" del tono seriosissimo della narrazione e i lunghi e ricercati silenzi. Infine, purtroppo, Kawamori dà davvero troppo per scontato (ma come può farlo???) che lo spettatore conosca a grandi linee il poema sanscrito, inserendovi sempre più riferimenti fino al punto di tirare fuori dal nulla e aggiungere nella narrazione come attore fondamentale, dandolo per chiaro e conosciuto, Ashura (!). La stessa natura dei Raaja è a tratti intuibile, ma a suo modo abbastanza criptica e mai realmente chiara, a meno di non essersi letti qualcosa direttamente dal Bhagavadgītā9. Capire il finale, poi, a cui si arriva dopo due episodi conclusivi in cui succedono mille cose, non sarà impresa per tutti. Insomma, tutto questo insieme di cose non mi sembra il massimo per consigliare per una serie "politicizzata" nei suoi argomenti nel senso peggiore del termine, di non facile comprensione e neanche esaltante per quanto riguarda i personaggi.

Anche tecnicamente Arjuna non è proprio impeccabile: il design dei personaggi, essenziale,  è abbastanza sui generis, e il grossissimo  budget (il più alto mai stanziato fino a quel momento da Bandai Visual, diceva Kawamori nel 200210) si vede e non si vede, con animazioni buone, talvolta eccellenti, ma che cozzano con una frequente Computer Grafica di livello quasi preistorico. Molto più originale l'idea di frammentare l'animazione tradizionale con foto e filmati live (!), e deludente la colonna sonora di Yoko Kanno, ormai assidua collaboratrice del regista, che nonostante i soliti complimenti d'ordinanza che si prende da un po' tutti anche in questa occasione realizza tracce sonore indiane e sperimentali che scivolano via come fossero ambient.


In conclusione, la produzione si fa guardare fino in fondo e talvolta sa risultare anche interessante in alcune critiche che fa al mondo moderno (ma sempre e solo, non mi stancherò di ripeterlo, quelle sui difetti di comunicazione, il cui apice è raggiunto dal dialogo tra Juna e il suo insegnante) e merita lode quantomeno per l'idea, molto intellettuale, di adattare  - o almeno tentare di - un poema epico del III Secolo a.C. ai giorni nostri, ma i suoi problemi sono abbastanza vistosi e tarpano le ali al progetto. Anche se alla fine il significato ultimo del "Tutto è interconnesso e bisogna vivere con questa cognizione di causa" è ben fatto capire, forse non sbaglia del tutto chi definisce Arjuna, con buona pace dei suoi nobili ma confusi propositi, un "Capitan Planet e i Planeteers un po' più maturo".

Nota: i diritti della serie sono stati acquisiti da Shin Vision, che nel 2005 ha trasmesso il primo episodio dell'anime, solo sottotitolato, su MTV. Poi, la casa distributrice è fallita lasciando nel limbo il titolo.

Voto: 6 su 10


FONTI
1 Intervista a Shoji Kawamori all'Anime Expo 2016, pubblicata su Anime News Network alla pagina https://www.animenewsnetwork.com/feature/2016-07-29/interview-shoji-kawamori/.104795
2 Intervista a Kawamori all'Anime Expo 2002, pubblicata su Anime News Network alla pagina http://www.animenewsnetwork.com/feature/2002-07-18
3 Come sopra. In aggiunta a questo, vedere la pagine di Wikipedia inglese di "Arjuna"
4 Vedere punto 2
5 Come sopra
6 Jonathan Clements & Helen McCarthy, "The Anime Encyclopedia: Revised & Expanded Edition", Stone Bridge Press, 2012, pag. 33
7 Vedere punto 1
8 Vedere punto 2
9 A questo proposito linko un estratto dal capitolo 14 tradotto in italiano (vedere il punto 7), che mi ha  gentilmente consigliato AkiraSakura del blog "Bokura no Kakumei". http://yogafacile.it/bhagavad-gita-capitolo-14/
10 Vedere punto 2

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