giovedì 30 marzo 2017

Recensione: Harmagedon - La guerra contro Genma

HARMAGEDON: LA GUERRA CONTRO GENMA
Titolo originale: Genma Taisen
Regia: Rintaro
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Kazumasa Hirai & Shotaro Ishinomori)
Sceneggiatura: Chiho Katsura, Makoto Naito, Mori Masaki
Character Design: Katsuhiro Otomo
Musiche: Keith Emerson
Studio: Mad House
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 131 min. circa)
Anno di uscita: 1983
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Dynit


Non penso che Dynit abbia fatto un buon servizio al mercato anime italiano procurandosi la licenza di Harmagedon - La guerra contro Genma, mediocre lungometraggio animato di ieri (1983) così male invecchiato da essere semplicemente un pessimo film di oggi. Purtroppo, l'azienda distributrice è caduta nella classica, indecorosa abitudine di spendere soldi preziosi in prodotti palesemente futili per la sola, irritante volontà di venderli a chi si lascia stregare da certi nomi altisonanti nello staff di produzione: pratica che sicuramente, più di una volta, permette quantomeno allo spettatore di sperare a ragione in una certa qualità di tali lavori, ma che talvolta si rivela, come in questo caso, un semplice specchietto per allodole per rifilare robaccia. Harmagedon, purtroppo, è un pessimo, pessimo lavoro, anche se è diretto da Rintaro, anche se il character design è a cura del rinomato Katsuhiro Otomo, regista del famosissimo Akira (1988) e qui nella sua prima mansione ufficiale nel mondo dell'animazione Made in Japan, e anche se le musiche vengono dal tastierista Keith Emerson del famoso gruppo progressive rock inglese Emerson, Lake & Palmer.

Harmagedon segna il debutto della casa editrice di fumetti Kadokawa Shoten nel mondo degli anime, che produce un impegnativo e soprattutto, ahimè, corposo kolossal cinematografico di ben 130 minuti e 100.000 disegni1 basato su Genma Wars, manga fantascientifico disegnato tra il 1967 e il 1981 dal "Re dei manga" Shotaro Ishinomori con i testi dello scrittore sci-fi Kazumasa Hirai (lo stesso Hirai riprende poi la storia a un certo momento sotto forma di un fluviale numero di romanzi editi da Kadokawa Shoten e su questi, sembra, si ispiri il film1). Gli incassi per l'epoca sono immeritatamente ottimi (più di un miliardo di yen al botteghino3), ma davvero non forniscono una verosimile indicazione sul valore della pellicola, un'avventura fantastica di incredibile banalità in cui è inscenato l'immancabile, infinito scontro tra bene e male (l'entità spaziale Genma, che ha già ha distrutti innumerevoli pianeti e mira ad annichilire l'intero creato, si avvicina alla Terra, e per questo lo "spirito dell'universo" dona enormi poteri psichici a svariati ragazzi affinché con essi possano distruggere Genma e i suoi mostruosi servitori, stop) con una piattezza disarmante.

Al tempo, è molto pubblicizzata la presenza di Otomo nello staff4: il giovane mangaka è  noto in madrepatria, in quegli anni, per il manga Domu - Sogni di bambini (1980)5, e da circa tre mesi ha iniziato a disegnare un'altra opera che diverrà famosa, Akira. Negli anni dell' "omologazione tezukiana", passati e anche attuali, in cui un po' tutti i mangaka si rifanno alla cifra stilistica del "Dio dei manga" nel caratterizzare le figure umane con tratti "universali" privi di nazionalità e dalle corporature non certo verosimili, è Otomo il primo autore (o almeno, tra i primissimi) a raffigurare i giapponesi con i tratti somatici che gli competono, con una notevole ricerca di verosimiglianza nelle costituzioni fisiche, ed è giusto dire che la sua fama presso il pubblico, prima di quella registica, se la guadagnerà in questo modo6. I personaggi da lui abbozzati per il film in effetti trovano un discreto grado di realismo, anche se bisogna ammettere che il direttore dell'animazione incaricato di adattarle al grande schermo, Takuo Noda, non è proprio capace di trasporre in modo rispettoso il caratteristico stile della star, esagerando molto con l'approssimazione e rendendo il tutto ben poco riconoscibile (come ci dimostreranno le produzioni animate che portano la firma di Otomo al character design, il più bravo tra i suoi interpreti si rivelerà Takashi Nakamura) e, già con questo, facendo perdere punti preziosi a uno degli elementi di richiamo della pellicola.


Fosse solo questo il problema! Harmagedon è molto lungo, estremamente lineare e semplicistico nella narrazione, eppure di pesantezza e noia sfiancanti fin da subito. È indubbiamente colpa della regia lentissima e compiaciuta di Rintaro, che ci mette uno sproposito di tempo a raccontare ogni cosa sprecando interi minuti di girato in sequenze pachidermiche in cui non succede nulla, addirittura sfruttando l'artificio (preso dal mondo dell'animazione televisiva!) di riciclare, nella stessa opera, più volte sequenze già viste prima come fossero segmenti di flashback, giusto per allungare il girato (!) - basterebbe questo squallido mezzuccio, a mio parere, per decretare il fallimento artistico del progetto. I chiodi della bara sono tuttavia rappresentati da ben altro. Abbiamo un cast di personaggi caratterizzati con lo sputo, mediante dialoghi spenti e monotoni; abbiamo rapporti interpersonali ugualmente stantii e visti mille volte che azzerano qualsiasi interesse. Ancora, abbiamo una sceneggiatura tremenda, quasi amatoriale, che impiega quasi un'ora solo per creare le basi dell' "avventura" (la presentazione del protagonista Jo Azuma, il risveglio dei suoi poteri e l'incontro con la principessa Luna e il cyborg millenario Vega che gli spiegano dell'arrivo di Genma) e sfrutta l'altra per ammassare mille cose, aggiungendo al gruppo di eroi altri Esper internazionali (ovviamente basati su stereotipi etnici), fargli affrontare qualche patetico emissario mostruoso di Genma e poi metterli a combattere contro quest'ultimo, in una schizofrenica condesazione dei primi (si dice, non posso ovviamente confermare) 3 romanzi di Hirai. Abbiamo cliché e banalità ovunque, ma soprattutto una totale insignificanza emozionale, "sollecitata" da disegni deludenti, fondali mediocri, una direzione snob e una pura, agghiacciante indifferenza per queste figure di cartone che parlano, si muovono ed evocano scenari drammatici e apocalittici che sono tali solo per loro. Parlare di "storia da serie C" non è affatto sbagliato, e viene da ridere al pensiero che sia stata realizzata con un tale budget e una simile lunghezza spropositata, nonostante tutti questi soldi talvolta si vedano e talvolta ci si domanda dove siano finiti (le animazioni non riescono mai a bucare lo schermo, mediamente sembra di assistere a una media serie TV).

Tremenda, infine, la colonna sonora di Keith Emerson composta per il film: il brano portante è una fanfara allegra e simpatica utilizzata sciaguratamente nei momenti teoricamente più epici dello scontro finale (la colpa è ovviamente del regista che l'ha usata in quel punto, è pacifico), mentre le altre tracce non sono niente di diverso da un qualsiasi synth banalotto del tempo che poteva fare chiunque.  Impensabile che il compositore avesse realizzato appena tre anni prima la straordinaria, lirica colonna sonora di Inferno di Dario Argento. È il degno sberleffo finale a un lungometraggio indigesto che faremmo meglio tutti a dimenticarci al più presto (sembra che Otomo stesso sia stato così deluso dal risultato da scegliere per questo motivo di curare personalmente lui, in tutto e per tutto, la trasposizione filmica di Akira7). Incredibile che nel 2002 ci sia stato addirittura un revival animato di Genma Wars, con una serie TV di 13 episodi (Genma Wars - Eve of Mythology) collegata chissà come ai romanzi o ai fumetti, priva di effettiva continuity col lungometraggio e nota per una confezione tecnica tra le più imbarazzanti del nuovo secolo.

Voto: 4 su 10


FONTI
1 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 102
2 Come sopra
3 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 143
4 "Anime al cinema", pag. 103
5 Mangazine n. 25, Granata Press, 1993, pag. 44
6 Come sopra, a pag. 48
7 Jonathan Clements & Helen McCarthy, "The Anime Encyclopedia: Revised & Expanded Edition", Stone Bridge Press, 2012, pag. 271

4 commenti:

Sam ha detto...

Io sono d'accordo solo in parte col tuo giudizio negativo: il problema principale di quando recensisci un vecchio prodotto, Mistè, e che tu non hai potuto vivere quell' epoca e quindi non puoi guardare le cose nell' ottica di quei tempi, ma paragonandola a quelli moderni.
Mi spiego meglio: è vero che si tratta di un film mal riuscito, troppo lento nella prima parte e troppo veloce nela seconda copn un sacco di perrsonaggi e nemici che vanno e vengono senza uno straccio di caratterizzazione ;le animazioni però non sono brutte , specie per l'epoca: nel 1983 , di quella qualità non se ne vedevano molti , e men che meno in tv.
Certo, non rivaleggiano con quelle di Macross the movie o Cobra, ma paragonarle alla tv....) e eanche i fondali li ho trovati buoni.
Il tema poi dei poteri Esp all' epoca era una grande novità , anzi, diciamo che sono stati loro ad aprire la strada ai vari battle manga basati su gente che si mena usando superpoteri dagli anni 80 in poi : certo, i poteri esp non sono stò gran chè oggi, non bisogna dimenticare che all' epoca non c'era di meglio.
In fondo se guardi bene, il gruppo di esper che combatte Genma potrebbe benissimo essere il tipico gruppo di lottatori di manga shonen come Dragon Ball, Yu Yu Hakusho ecc... insomma viene tutto da lì.
Il vero problema è la scenggiatura : mi viene da pensare che Rintaro volesse fare un certo tipo di film , ma poi a metà dell' opera sia intervenuta la produzione a dirgli di renderlo meno "moscio" e inserie più azione .
Questa mia convinzione è dovuta al cambio di registro troppo marcato che avviene nella seconda parte: all' inizio abbiamo una regia autoriale, visionaria ( il raconto di Vega) , con strane trovate meta-referenziali ( il manifesto del film con tutti i eprsonaggi si vede in una via di Tokyo dove passa lo stesso Jo) e vari elementi adulti ( manifesti con immagini pornografiche nel quartiere notturno dove si aggira Jo, il suo amore per la sorella) per poi diventare un semplice anime di azione di stampo shonen con elementi da anime per un pubblico giovane ( la scena con la foresta in fiamme e gli animali che cita Bambi!)
Insomma, un occasione sprecata :resta comq un cult dell' epoca , che in occidente si fece conoscere già negli anni 80 grazie al laser game "Bega's Battle" che ne utilizziva varie sequenze.

https://www.youtube.com/watch?v=4J2JVgUqSdE


Nel bene e nel male una visione consigliata per capire l'evoluzione nei contenuti dell' animazione nipponica.

Jacopo Mistè ha detto...

Proverò a informarmi un po' per quello che riguarda "l'attualità dell'epoca" dell'argomento ESP. Se è così, vedrò di integrare.
Però fondali e animazioni li ho trovati flebili. Insignicanti. Del tutto inadatti a un lungometraggio d'animazione, soprattutto pensando non dico a Cobra di Dezaki (uno dei massimi vertici del periodo), ma a Crusher Joe, Arion, etc.

Sam ha detto...

Bè i poteri esp erano eccome la novità dell' epoca: pensa al Godmars del 1981 ( che addirittura vinse il Grand Prix dis erie dell0' anno su Animage) , a Nanako SoS, a Mai, Akira, Orange Road, Locke the Superman , Terra E, Esper mami , Cosmo Police Justy, Andromeda Stories , ( Cobra usa una "Psyco-gun" ), Dangaio .. e chissà chi altro dimentico.
Insomma, i poteri esp veniva ficcati un pò ovunque negli anni 80,tanto erano considerati fonte di successo.
Poi ci si è stufati, sostituendolo con altri poteri/tecniche di lotta ( m ancora oggi vengono usati in qualche serie ).
Questo è uno dei motivi per cui Genmataisen ha avuto successo, insieme al design innovativo di Otomo e a personaggi anomali per l'animazione di allora( caratterialmente piè cupi e complessati rispetto a quelli degli anni 70).
Insomma , ha anticipiato alcune tematiche che diventeranno standard nel futuro dell' animazione nipponica e cavalcato altre che stavano affermandosi , da qui il suo successo all' epoca , di certo non casuale.
Per il resto, d'accordissimo che il film sia invecchiato male e non riuscitissimo in molti aspetti.

Train hard quotes ha detto...

Very nice post
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