giovedì 4 maggio 2017

Recensione: Golgo 13

GOLGO 13
Titolo originale: Golgo 13
Regia: Osamu Dezaki
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Takao Saito)
Sceneggiatura: Hideyoshi Nagasaka
Character Design: Akio Sugino
Musiche: Toshiyuki Omori
Studio: Tokyo Movie Shinsha
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 94 min. circa)
Anno di uscita: 1983
Disponibilità: edizione italiana in VHS a cura di Yamato Video


Il solitario e misogino Duke Togo, o Golgo 13 com'è soprannominato (abbreviazione di Golgotha, la collina in cima a cui è stato crocifisso Gesù, mentre il 13 è il noto numero portasfortuna), è il più infallibile assassino a pagamento del mondo, un cecchino dalla sbalorditiva, inquietante capacità di centrare il suo bersaglio da ogni angolazione possibile, calcolando con una precisione quasi soprannaturale ogni possibile variabile. La sua abilità è pari solo alla distaccata imperturbabilità scolpita nel suo volto di marmo, e al mistero, imperscrutabile e celato per sempre, delle sue origini. Nessun privato, organizzazione mafiosa o agenzia governativa riesce a rinvenire una qualsiasi informazione personale su di lui, eppure tutti sono pronti a chiamarlo e riempirlo di dollari ogniqualvolta servano i suoi sanguinosi servigi, non importa se lui passa da un offerente all'altro, fuori o dentro la cortina di ferro, per semplici affari o per questioni personali. Non ha la benché minima pietà delle sue vittime, porta a termine ogni lavoro col solito volto impassibile, eppure è un uomo che ha un personale codice d'onore e sa provare sentimenti (per quanto occultati dal suo sguardo di ghiaccio), talvolta riservando anche slanci di umanità, rappresentando molto bene l'ambiguità dell'animo umano. Golgo 13 è il nero antieroe dell'omonimo gekiga (fumetto per un pubblico strettamente adulto, viste tematiche e disegni) di Takao Saito, il più vicino corrispettivo nipponico del nostrano Diabolik, non solo per l'argomento, non solo per gli episodi generalmente autoconclusivi e privi di continuity, ma anche per la sua straordinaria longevità, dato che è il manga più "antico" di tutti i tempi fra quelli ancora in corso: iniziato a disegnare nel 1969, ad oggi (2017) non è ancora concluso, fermo attualmente a 184 volumi sui 200 circa previsti dall'autore1, e, con le sue 200 milioni di copie vendute, è anche il secondo manga più comprato di tutti i tempi nel solo Giappone2 (è dietro solo all'irraggiungibile One Piece).

Di questo straordinario noir dalle atmosfere decadenti, spionistiche e cinematografiche (Saito è ossessionato dal cinema e dall'idea di ricrearne lo stile visivo su carta3), entrato nell'immaginario collettivo in madrepatria (oltre a svariati adattamenti anime, live-action e videogiochi, infatti, è testimonial di ogni genere di merchandising e prodotti vari), in Italia abbiamo potuto avere un gustoso assaggio con le due corpose antologie J-Pop: 6 volumi contenenti quelle che sono considerate le migliori storie da parte dell'autore e da parte dei lettori giapponesi. Sono briciole, rispetto alla montagna di tankobon (ma sappiamo tutti che nessuna delle nostre case editrici avrà mai il coraggio di provare a pubblicarli), ma almeno ci danno una buona idea del personaggio. La qualità è infatti altissima e con queste due raccolte riusciamo a capire un po' i segreti di tanta popolarità: un antieroe dal carisma scenico schiacciante, la cui presenza giganteggia in ogni pagina, sia quando agisce in prima persona (nonostante parli pochissimo, bastano il suo sguardo e l'attitudine cinica, silenziosa e calcolatrice a dare i brividi), sia quando si parla con terrore di lui; una cura ineccepibile nella descrizione del mondo delle armi da fuoco, dei servizi segreti e delle ambientazioni esotiche, in modo da caratterizzare mirabilmente il setting storico e tecnologico di queste storie che vedono Duke viaggiare da uno Stato e da una situazione politica all'altra (ha stupito più di qualcuno apprendere che, novello Emilio Salgari, Saito non ha mai viaggiato all'estero e questa cura deriva solo da accurate documentazioni4); le atmosfere ovviamente adulte della narrazione, che mescolano il pulp con l'erotismo e l'hard boiled, e la coinvolgente varietà delle situazioni e delle trame, data dalla geniale scelta dell'autore Saito di disegnare lui il fumetto, scriverne molti episodi, ma per gli altri affidarsi alle idee dei numerosi sceneggiatori talentuosi che è riuscito a portare nel suo staff (ribattezzato prontamente Saito Productions), in modo da avere numerose teste pronte a partorire vicende cariche di freschezza che mettano insieme diverse linee di pensiero e idee del personaggio5. Di Golgo 13 stupisce poi l'elevata qualità di scrittura, o meglio il ritmo coinvolgente e intrigante che non viene mai meno nonostante queste piccole e lente avventure, caratterizzate da tonnellate di dialoghi atte a dare approfondimento a background e attori, in cui i momenti d'azione sono limitati e ancorati a una buona dose di realismo che rifiuta la esagerazioni e il sensazionalismo. Infine (e questa è la riflessione indubbiamente più importante), Golgo 13 piace per la sua maestosa contemporaneità e modernità: nei suoi quaranta e passa anni di serializzazione, il cupo protagonista è spettatore, esattamente come l'autore che ne disegna le avventure, dei grandi sconvolgimenti della Storia e li vive sulla propria pelle, assistendo ai grandi sovvertimenti politici e sociali che fanno evolvere il setting. Davvero niente male, tutto questo, per un prodotto giapponesissimo (Duke incarna il tipico samurai giapponese, non solo per la morale crudele ma anche per il concetto dello "iado", ovverosia l'arte, con un solo movimento, di estrarre la spada sferrando un fendente letale, cosa rappresentata dai suoi spari, come ci ricorda l'autore6) la cui popolarità all'estero, per questo motivo, ha esterrefatto e un po' irrita lo stesso Saito (dice che le platee internazionali non sono in grado di capire i riferimenti alla cultura giapponese7).


Nel 1983, Osamu Dezaki e Akio Sugino lasciano a metà serie Space Adventure Cobra (1982) per dedicarsi a un lungometraggio celebrativo di Duke Togo. Realizzano un ennesimo capolavoro tecnico, registico e grafico,  che attesta per ormai l'ennesima volta come proprio nei film ad alto budget la sinergia dei due grandi raggiunga i livelli migliori: con la direzione stilosa, colma di split screen in infinite varianti (verticali, orizzontali, addirittura diagonali), piano sequenza, inquadrature raffinate, contrasti di colori, giochi di luce e ombre e sequenze d'autore che strabordano di eleganza (le scene di sesso, specie quella con Rita e le luci della città che si stagliano sulla parete della stanza dipingendo astratte forme geometriche), oltre a disegni realistici, duri e adulti, tipici da gekiga, che con luciferina sensualità caratterizzano femmes fatales e inquietanti assassini, il tutto corroborato da animazioni superlative, Golgo 13 trova senza dubbio la sua incarnazione visiva migliore, grazie a quel Dezaki che, probabilmente, ce lo ricorderemo come il tecnicamente più dotato tra i registi anime di tutti i tempi. Non c'è un solo campo che non sembra appositamente studiato per evocare stupore, vertigini o sensazioni di meraviglia (grazie anche ai fondali carichissimi di dettagli e realismo), accrescendo l'incredibile senso di decadenza, crudeltà e oppressione di una storia nichilista, sanguigna ed erotica che non smette di lesinare pugni allo stomaco. Fanno in compenso incredibile ribrezzo le poche, orripilanti sequenze nella più primitiva Computer Grafica di ogni era, le prime mai apparse nella Storia degli anime: grezze, poverissime e patetiche, neanche vagamente amalgamate con i disegni in 2D e che paiono uscite da uno dei più preistorici videogiochi in 3D, eppure così assurdamente costose8, ambiziose e pioneristiche!

Non riesco comunque a non ritenere a suo modo "bugiardo" il film, per niente fedele, né nello spirito né nelle intenzioni, al manga di riferimento. Per avanzare un parallelo, lo paragonerei alla stessa opera di dissacrazione operata da Mario Bava nei riguardi del noto antieroe delle sorelle Giussani, col super-kitsch Diabolik (1968) cinematografico. Duke Togo sarà anche fisicamente e caratterialmente identico a quello cartaceo, ma il mood delle storie originali è stravolto e trasformato in qualcosa di nuovo e, a mio modo di vedere, poco interessante e che fa ben poco per celebrare il grande manga (sarà per questo che si risolverà in un bottino deludente ai box office nipponici?9 Chissà). Golgo 13 anime è inspiegabilmente perverso e compiaciuto in questo, eccessivamente erotico e sanguinario (troppe scene di sesso e macellazioni inutili), e, peggio di tutto, risibilmente esagerato e spettacolare, al punto che la storia potrebbe essere accostata ai supereroi americani, magari al Punitore. Come si potrebbero definire altrimenti i sadici e inverosimili Snake, Silver e Gold se non dei supercriminali DC Comics o Marvel finiti in una storia giapponese? E che dire dell'attitudine "alla Rambo" di Duke Togo? Qui è in grado di sopravvivere a piogge di proiettili, bazooka e ogni genere di esplosioni impossibili, di compiere salti spericolati con la sua auto, di entrare da solo in un grattacielo pieno di cattivi e massacrare dozzine di nemici a furia di mitragliate e acrobazie assurde. La sua calma, glaciale attitudine a studiare meticolosamente i piani per uccidere la sua vittima nel modo più preciso e silenzioso possibile di nascosto, o anche solo le articolate storie di spionaggio o politica che lo hanno reso famoso su carta, non esistono: Dezaki si inventa un film di azione inspiegabilmente ignorantissimo, dal soggetto minimale (Golgo 13 è preso di mira da un grande petroliere americano, che con agganci con FBI, CIA e Pentagono gli scatena contro un esercito di professionisti per eliminarlo, per vendicare la morte di suo figlio Robert Dawson, la sua ultima vittima), in più di una trovata anche trash (la sequenza in chiesa). È questa attitudine a impoverire l'opera rendendola una semplice storia di sparatorie di serie B o C, quasi semplice exploitation, seppur girata come un'opera d'arte raffinatissima. Mi si potrà rinfacciare che l'originale è l'originale e il film è un film, ma anche cercando di giudicare quest'ultimo per quello che è senza scomodi paragoni trovo difficile ritenere "fondamentale" un lungometraggio d'autore la cui narrativa si rivela una "barzelletta" senza pretese, ridicola e inverosimile e che pure si prende molto sul serio, da cui non emerge alcuna profondità nei personaggi o nei dialoghi ma solo la magnificenza della regia e delle sequenze opprimenti, sadiche e d'azione (bellissime per carità, ma...). Sarà sicuramente meglio dei primi lavori di Yoshiaki Kawajiri, di cui è spiritualmente precursore, ma per me, in questo caso, Dezaki e Sugino non potevano fare errore più grande nel trasformare Golgo 13 in una parodia che non rispetta per niente il capolavoro di Saito.


In Italia, Golgo 13 è arrivato a noi in VHS negli anni '90, prima per la milanese Logica 2000 e poi ripubblicato da Yamato Video. Ignoro la bontà del doppiaggio, anche se presumo che, vista la "qualità" degli adattamenti medi del periodo, si può parlare anche in questo caso di traduzioni abbastanza approssimative e poco fedeli che comunque mantenevano adeguata la comprensione degli eventi. Rispetto alle altre opere dezakiane, questa non è mai più stata riversata in DVD e tutt'ora la sua reperibilità consiste in quelle vetuste videocassette. Per questo penso sia meglio, per gli interessati, rivolgersi alle edizioni estere del titolo, dal momento che è facilmente reperibile il Blu-ray che rende piena giustizia all'unico grande motivo di interesse del film: la spettacolarità visiva.

Voto: 7,5 su 10

SEQUEL
Golgo 13: Queen Bee (1998; OVA)


FONTI
1 Sito "Animeclick", "Golgo 13 verso la conclusione", alla pagina web https://www.animeclick.it/news/42095-golgo-13-verso-la-conclusione-dopo-47-anni
2 Sito web (giapponese), "Mangazenkan", http://www.mangazenkan.com/ranking/books-circulation.html
3 Intervista a Takao Saito pubblicata sul Financial Times alla pagina web https://www.ft.com/content/734f95c0-7260-11e5-a129-3fcc4f641d98
4 Come sopra
5 "Golgo 13, Author's Selection Vol. III" , "Il mio nome è Goro Oki", J-Pop, 2012
6 Vedere punto 3
7 Come sopra
8 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 144
9 Come sopra

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Il supremo capolavoro animato del trio Sugino - Takahashi - Dezaki che, insieme al film di Space Adventure Cobra, rappresenta il rinascimento della Tokyo Movie Shinsha, un'epoca rimasta nell'anima degli appassionati, e un tributo riuscito in pieno a uno dei massimi anti eroi mondiali, ancora capace di reggere il confronto nonostante gli anni passati.
Un'opera che merita davvero di tornare fruibile tra gli appassionati di animazione giapponese.

Sam ha detto...

Ed eccomi qui a fare il solito scassaballe precisino: il film non è arrivato in Italia per Yamato Video, ma per la milanese Logica 2000 , azienda che cercò di distribuire anime inediti in edicola, fallendo però dopo poco tempo ( sempre loro distribuirono anche il film di Cobra, Cagliostro e Mamoo ridoppiati , poi recuperati da Yamato , e l'inedito Coonskin di Ralph Bakshi e altre cosucce).
Il film di Dazaki lo trovo bello: si, è vero, ha alcune trovate eccessive ed esagerate, ma resta un gran bel film d'azione pieno di inventiva ( sia grafica, narrativa o registica : vedi i bizzarri killer che appaiono nel film dando a tutto una connotazione quasi horror ), che anticipa di anni il cinema d' azione pieno di eccessi come quello di Takeshi Miike.
Cacchio, ce ne fossero di aniem così oggi.
Lo scarso successo al cinema credo sia dovuto agli eccessi di sesso e violenza che avrannop tenuto lontano i bimbi e le famiglie dai cinema : perché sfatiamolo questo luogo comune che in jap gli anime al cinema tirano sempre; a vendere bene sono anche lì i titoli per famiglie o quelli ispirati a manga/serie TV famose ( che non siano vietate ai minori ).

Jacopo Mistè ha detto...

Stavolta però non ho sbagliato: sul sito Yamato c'è ancora in vendita la VHS!
http://www.yamatovideo.com/milestones_int.asp?idEntita=205

Sam ha detto...

Come ti ho detto, la Logica 2000 ha editato e doppiato lei il film per prima , DOPO Yamato lo ha ristampato sotto sua etichetta ( e lo stesso ha fatto con Cagliostro, Mamoo e Cobra, sempre editati PRIMA dalla Logica ) .
Quindi se qualcuno è colpevole di maladattamenti di questi film, la colpa non è di Yamato.

frizio ha detto...

quoto lo zio
ricordo anch'io le videocassette in edicola della logica 2000 con gli stessi titoli citati,chiaccherando coi ragazzi di yamato shop mi dissero che dopo lo sforzo economico di venus wars e macross (yamato video n.2 e n.3)trovarono una soluzione mooolto più economica
per le seguenti uscite riproponendo il materiale logica 2000.
Infatti seguirono cobra,golgo 13 e cagiostro (yamato video n.4,5 e 7, se non ricordo male,il 6 forse era beautiful dreamer).
A casa dei miei ho ancora le VHS yamato video,forse che forse ricordo anche che sul retro delle confezioni c'era una scritta con "su licenza logica 2000".

ciao zio,mi spiace non sentirti + su gokin :(

Sam ha detto...

Grazie Frizioper la solidarietà ( ci si incontra nei posti più strani, eh ?
Peraltro la Logica , a queste belle edizioni ( tra cui il rarissimo Coonskin che siamo in 2 ad averlo in italiano , io e un mio amico) , fece anche uscire gli sciagurati ridoppiaggi di Grand Prix il Campionissimo e Gakeen tratte da delle versioni americane ( quindi rimaneggiate di brutto, anche se non le ho viste di persona). Non vennero doppiate compeltamente e oggi quei doppiaggi ( ignoti ai più) sono rarissimi

frizio ha detto...

Per chiudere quel discorso ho ritrovato quelle vhs con la scritta indicante
"su licenza gruppo logica 2000"
https://postimg.org/image/4wuu0h8el/
https://postimg.org/image/v0tt8bwgz/
Tornando al film quando lo vidi 25 anni fa non mi piacque,sicuramente troppo adulto per la mia età e miei gusti di allora.

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