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lunedì 8 marzo 2010

Recensione: The Wings of Rean

THE WINGS OF REAN
Titolo originale: Rean no Tsubasa
Regia: Yoshiyuki Tomino
Soggetto: Yoshiyuki Tomino (basato sui suoi romanzi originali)
Sceneggiatura: Jiro Takayama, Yoshiyuki Tomino
Character Design: Masashi Kudo
Mechanical Design: Takumi Sakura, Tamotsu Shinohara
Musiche: Yasuo Higuchi
Studio: Sunrise
Formato: serie ONA di 6 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 2005 - 2006


Yoshiyuki Tomino è un folle. Dai tempi di Space Runaway Ideon (1980), chi lo conosce sa benissimo che dialoghi asciutti e realistici, disseminati di parole-chiave fondamentali per decifrare impressionanti background fantascientifici e/o situazioni (tutto da ricavare implicitamente!), e il rifiuto quasi religioso di uno stile di racconto coinvolgente ed emotivo che accompagni lo spettatore a empatizzare coi personaggi, sono la filosofia su cui si regge quasi tutta "l'animegrafia" del regista dopo Mobile Suit Gundam (1979). Tutto questo già è stato detto nelle recensioni di Brain Powerd (1998) e Overman King Gainer (2002), serie TV davvero molto rappresentative di suddette caratteristiche. Tomino proseguirà con questa "poetica" portandola, nel 2014, fino alle più estreme conseguenze con lo "scioccante" Gundam: Reconguista in G, ma non bisogna dimenticare che un esempio davvero illustre, mai così vicino a quell'anime post-postmoderno, l'autore era riuscito a tirarlo fuori già nel 2005, in una miniserie di 6 episodi vista da pochi, dimenticata da tutti e passata internazionalmente in sordina (in Giappone invece deve aver avuto un buon successo, se ha vinto nel 2006 il premio di miglior video al Kobe Animation1 e se tempo dopo ne è addirittura uscito un fanbook). Parlo di The Wings of Rean, produzione web (ONA, Original Net Animation) di Bandai Visual con cui Tomino, tra un film di Mobile Suit Z Gundam A New Translation e l'altro, tornava a raccontare storie basate sulla sua saga letteraria fantasy I racconti di Byston Well, iniziata nel 1983 e da cui erano stati tratti Aura Battler Dunbine (id.) e gli orripilanti The Tale of Neo Byston Well (1988) e Garzey's Wing (1996).

Nel 2005, Tomino ci riprova, e con sole 6 puntate concesse dal produttore, dirige un indimenticabile monumento all'austerità narrativa e al disprezzo totale verso lo spettatore medio, che ben riflettte il suo dichiarato disinteresse per il progetto2, lui che ama l'originalità ed è designato dai piani alti a trasporre un suo romanzo scritto anni prima: The Wings of Rean si incarica in così poco spazio di trasporre interamente, al prezzo di tagli mostruosi, l'intero ciclo narrativo I racconti di Byston Well - Le ali di Rean3, i 6 romanzi che rappresentano la quarta parte della saga letteraria. Evidentemente, pur di non consegnare al pubblico una storia raccontata meglio ma incompleta, l'autore preferisce comprimere una mole mostruosa di pagine in poco più di due ore totali di girato, riuscendo in extremis a filmare l'agognata conclusione. Arrivare, però, a essa non sarà proprio la cosa più facile del mondo, sia per un pubblico non avvezzo allo stile di racconto del regista sia per quello che ben lo conosce. Quasi non c'è da stupirsi che, ad oggi, il titolo rappresenti l'ultima produzione animata ambientata nel mondo di Byston Well.


The Wings of Rean gronda informazioni da ogni dialogo, scambio di battute, scena. Ogni episodio si compone di un gran numero di avvenimenti che si susseguono uno dopo l'altro con ritmo indiavolato, lasciando a importanti frasette gli esili indizi per dare una caratterizzazione al cast (immancabilmente enorme, come di consueto per Tomino), al background e alla moltitudine di temi accennati ma non trattati (evidentemente hanno uno spazio maggiore nei romanzi, ma era impossibile soffermarcisi). L'occupazione militare americana del Giappone, la globalizzazione che ha distrutto l'identità della penisola, gli episodi di razzismo di cui è stato vittima l'eroe della vicenda, il burrascoso rapporto tra quest'ultimo e suo padre (comandante dei marines), la corruzione del precedente Sacro Guerriero di Byston Well che da eroe è diventato un monarca vendicativo, gli immancabili scontri generazionali tominiani... Sono fin troppi gli spunti riversati nella trama che tentano di arricchirla, ma sono appena percepibili (citati in un dialogo e mai più ripresi) nell'esile minutaggio a loro disposizione, dato che tutto il tempo è usato per narrare una storia già di suo altrettanto compressa all'inverosimile.

Abbiamo il giovane mezzosangue nippo-americano Aesap Suzuki che cerca di fermare i suoi amici che, nel porto di Yokohama, inscenano un violenta protesta attaccando con un bazooka una base statunitense. Poi, dal fondo del mare emergono, trasportate fin lì dal magico potere delle Ali di Rean posseduto dal ragazzo (il consueto Sacro Guerriero), svariate navi da guerra, che fanno proseguire sulla Terra una guerra civile scoppiata a Byston Well, nel regno di Hojo. Aesap si unisce alla fazione dei ribelli guidata dalla principessa Luxe Sakomizu, figlia del regnante Shinjiro Sakomizu, che affronta suo padre per fermare le sue ambizioni guerrafondaie. Poi, gli amici di Aesap si schierano invece con gli imperiali, per sfruttare i loro potenti Aura Battler come arma personale per fare la guerra agli americani, poi alcune fazioni iniziano ad allearsi con altre degli eserciti terrestri per chissà quali finalità, poi scopriamo che il re di Hojo è un giapponese ed è stato pure il precedente Sacro Guerriero di Byston Well, diventato malvagio per effetto della sua sete di vendetta verso Zio Sam (durante la Seconda Guerra Mondiale era un kamikaze, ma non riuscì a fare il suo dovere e assistette impotente allo scoppio delle due Atomiche), ed è perché è diventato cattivo che non può più usare le Ali di Rean da lui possedute in passato, poi scopriamo che in verità il sovrano è stato plagiato dalla seconda moglie approfittatrice, poi scopriamo che lei ha pure altri piani misteriosi ancora, poi le navi tornano a Byston Well, poi ritornano ancora sulla Terra, e poi continuano le battaglie, e poi Aesap passa da uno schieramento all'altro, e poi i viaggi nel tempo, e poi le ferario che governano l'eco-sistema di Byston Well prendono parte alle ostilità, e poi un tentativo di colpo di stato sulla Terra, e poi la minaccia atomica... Mi fermo qui perché ritengo possa bastare a dare una sommaria idea di quanto sia infarcito il piatto, affrontato sciaguratamente (come dichiara4 il regista, ammettendo anche di essere stato influenzato dei film di Z Gundam che realizzava in contemporanea) con tempi cinematografici piuttosto che con quelli televisivi che più si sarebbero adattati a una così complessa vicenda. Lo scoglio più duro sono i 2 episodi iniziali in cui succede davvero DI TUTTO, a livello tale da generare piccoli shock mentali: solo dopo la storia inizia a scorrere con un filo più di leggerezza, pur senza farsi mancare mai una densità di contenuti da potenziale mal di testa per chi non riesce fin da subito a cogliere i fatti e gli avvenimenti principali, riuscendo almeno a farsi un disegno mentale dei due schieramenti e delle loro motivazioni.

Nessuna speranza di flashback che ricordino dialoghi cruciali, di una voce narrante che riepiloghi scrupolosamente la storia, o di momenti di calma che permettano di dare colore ai personaggi: tutto vola - letteralmente - senza una pausa, Tomino se ne infischia di qualunque attrattiva commerciale del titolo, gli basta dare i messaggi che gli interessano e per questo va per la sua strada, dirigendo un'opera che probabilmente saprà apprezzare solo lui. Se ancora non bastasse tutto questo, come ai tempi di ∀ Gundam Called Turn "A" Gundam (1999) opta per un chara design glabro, essenziale e minimalista che di più si muore, quasi inguardabile, che rende ancora più pesanti due ore di dialoghi fittissimi di terminologie tecniche, personaggi aridi come deserto e musiche che non dicono nulla. Chiaro che con queste premesse non ce n'è quasi per nessuno e poco importano le ottime animazioni e l'eccellente connubio tra CG e 2D negli Aura Battler e nei macchinari (caratterizzati da uno strabiliante livello di dettagli) se diventa così arduo riuscire a seguire una trama così fredda e al contempo articolata.


Solo i fan più religiosi del regista riusciranno a guardare fino in fondo l'opera e ad apprezzare i meriti della trama, adulta e poetica nel complesso, seppur del tutto priva di emozioni ed empatia. È un tipico lavoro di cui si stima il soggetto nudo e crudo più che l'effettiva sceneggiatura, capendo fin da subito l'impossibilità di Tomino di rendere coinvolgente un intreccio così disumano, come minimo degno di una serie TV da 13 o 26 episodi. Ritengo che, a meno di non essere mentalmente proprio negati, si possa riuscire senza problemi a seguire la storia e a capirla facendo combaciare quasi tutto: basta essere pronti a immolare, sull'altare delle visioni d'autore, 120 minuti di disegni ignobili e dialoghi pesanti, ben prevedendo una visione a cervello attivo che non può permettersi un secondo di distrazione. Tutto sommato, però, questo è un prezzo da pagare forse eccessivo per una produzione tutt'altro che memorabile.

Voto: 6 su 10


FONTI
1 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 420
2 Intervista a Yoshiyuki Tomino proveniente dal secondo DVD americano di "The Wings of Rean", trascritta su 4chan alla pagina http://boards.4chan.org/m/thread/14446408/the-wings-of-rean-tomino-interview-part-2
3 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
4 Vedere punto 2

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