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giovedì 5 giugno 2014

Recensione: La Corazzata Spaziale Yamato (film)

LA CORAZZATA SPAZIALE YAMATO
Titolo originale: Uchū Senkan Yamato
Regia: Toshio Masuda
Soggetto: Studio Nue (non accreditato), Yoshinobu Nishizaki
Sceneggiatura: Eiichi Yamamoto, Keisuke Fujikawa
Character Design: Leiji Matsumoto (originale), Nobuhiro Okaseko
Mechanical Design: Studio Nue
Musiche: Hiroshi Miyagawa
Studio: Academy Productions
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 136 min. circa)
Anno di uscita: 1977
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


Anno 2199: sono ormai passati ventiquattro mesi da quando l'impero Gamilus ha iniziato a bombardare la Terra con una pioggia incessante di meteoriti radioattivi, portando all'avvelenamento dell'aria del pianeta. In questo oscuro periodo, l'unica speranza di sopravvivenza per la razza umana sembra essere il pianeta Iscandar, lontano 148.000 anni luce e retto dalla sovrana Starsha: dovessero i terrestri riuscire a raggiungerlo, la donna promette di donare loro un Purificatore di Radiazioni, il Cosmo Cleaner. Recuperato e rinforzato coi massimi ritrovati bellici il relitto della più grande e potente corazzata della Seconda Guerra Mondiale, la Yamato, il governo terrestre la affida così a un selezionato equipaggio giapponese, pronto a percorrere in un anno, andata e ritorno, il lungo tragitto verso Iscandar, con una rivoluzionaria tecnologia (fornita dalla stessa sovrana) che permette al vascello di solcare lo spazio siderale. Peccato che i valorosi eroi, guidati dal veterano comandante Juzo Okita, si troveranno ad affrontare numerose battaglie contro gli uomini e le trappole dell'impero Gamilus...

Il 6 agosto 1977, presentato dalla curiosa iniziativa di regalare rodovetri originali della pellicola ai primi spettatori1, esce nei cinema giapponesi il film di montaggio de La Corazzata Spaziale Yamato, avveniristica serie televisiva del 1974 funestata da bassi ascolti. Il suo tragico destino non ha scoraggiato l'autore/produttore Yoshinobu Nishizaki, che per riabilitarne l'onore opera un rimontaggio della storia in un corposissimo (136 minuti!) e omonimo lungometraggio, da destinare, nelle intenzioni iniziali, al mercato americano2. Proiettata invece in madrepatria, l'opera ottiene una popolarità epocale tale da meritare senza dubbio di venire annoverata tra le opere animate giapponesi più influenti di tutti i tempi: viene vista da quasi due milioni e mezzo di persone3 e incassa 2 miliardi di yen4, diventando nel proprio Paese uno dei film più importanti e redditizi di tutto il decennio. Grazie al suo successo, la serie TV viene riscoperta e consacrata all'Olimpo delle migliori produzioni, il suo sceneggiatore/chara designer principale Leiji Matsumoto diventa una star, e, ancora, il film inaugura lo scoppio dell'anime boom che porterà popolarità, linfa e autorevolezza, nell'arcipelago nipponico, all'animazione, trasformandola in fenomeno di massa5,  battezzando la nascita di riviste di critica del settore (come The Anime e Animage) e creando dal nulla il fandom anime6. Per finire, La Corazzata Spaziale Yamato cinematografica influenzerà l'intera industria dell'intrattenimento animato, sia spingendo gli studi ad ascoltare le pressanti richieste di migliaia di fan che vorranno altre storie drammatiche ed elaborate7, sia ispirando centinaia di registi, animatori e addetti ai lavori nel realizzare le loro opere maggiori, sia creando quella che sarà la "moda" dello scenario spaziale: giunge il momento in cui le produzioni televisive, specialmente quelle robotiche, inizieranno a legarsi a doppio filo con la Space Opera; le storie non saranno più ambientate necessariamente sulla Terra o (peggio) a Tokyo, ma a un certo punto si sposteranno anche nel gelido cosmo, nelle vicinanze di basi spaziali, enormi astronavi, satelliti, colonie orbitanti, pianeti lontanissimi e oscuri.

L'importanza che il film La Corazzata Spaziale Yamato ha per il pubblico giapponese è un dato di fatto che attesta chiaramente, in quell'epoca, come il cinema fosse capace di influenzare pesantemente l'animazione seriale. Tutto questo è Storia. Peccato che non sempre "successo" sia garanzia di "qualità", poiché il lungometraggio di cui si parla, spogliato dai meriti storici, è brutto e inutile, nato dall'opera di rimontaggio di un regista, Toshio Masuda, che non solo non ha lavorato nella serie originale, ma addirittura non aveva mai avuto a che fare prima con il mondo dell'animazione8.


La Corazzata Spaziale Yamato cinematografica non ha nulla da spartire con la strabiliante qualità della serie originale (per cui rimando alla lettura dell'apposita recensione, per un'adeguata analisi del capolavoro di Nishizaki): non può vantare alcuna animazione inedita, stancamente si limita invece a tagliare-incollare, in modo più o meno coerente, le sequenze originali, con largo spazio dato a una voce narrante che fa da raccordo. Già da questo si può intuire come le animazioni, più che buone per lo standard televisivo, sono semplicemente deludenti e inadatte al formato cinematografico. Si può certamente affermare che, grazie all'arco della lunga durata del film, l'intreccio originale è rispettato, dando un inizio, uno svolgimento e una fine sensati alla visione, ma c'è davvero motivo di dedicare 130 minuti della propria vita a un sunto che manca di dare la minima caratterizzazione ai personaggi?

L'opera si configura come una semplice successione degli avvenimenti principali della guerra tra la Yamato e i gamilusiani, rovinata dalla decisione di Masuda di neanche provare a fornire un po' di psicologia ai personaggi. Solo guerra, guerra e ancora guerra, momenti di battaglia, qualche dialogo inutile ogni tanto e ancora battaglie. Pochissimi, quasi inesistenti i riferimenti al dramma del fratello di Susumu Kodai, alle amicizie e amori di quest'ultimo, o ancora un qualsiasi risalto agli attori più memorabili (oltre all'equipaggio della Yamato meritavano decisamente più spazio il malvagio Dessler e il carismatico comandante Domel), tutto è soffocato dalla decisione di presentare la nuda e cruda fabula ignorando sistematicamente il resto. Per quale motivo lo spettatore occasionale vorrebbe dedicare tutto questo tempo a un film senz'anima, che difetta di coinvolgimento emotivo? Solo per le splendide musiche? La Corazzata Spaziale Yamato è un lungometraggio arido, il cui unico merito è di ignorare il contenuto delle ultime due puntate televisive (un allungamento di brodo, in effetti) per chiudersi prima. Se davvero c'è chi si accontenta di così poco...

Nota: per il pubblico italiano, la beffa finale consiste nel fatto che de La Corazzata Spaziale Yamato è uscito unicamente questo brutto film, edito da Yamato Video, doppiato e adattato anche bene (se si esclude la tremenda voce data a Yuki), mentre la serie televisiva originale è rimediabile solo nella versione atrocemente rimaneggiata dagli americani, Star Blazers. Terribile. A questo punto, l'unica alternativa, praticamente obbligata, è la visione della serie TV col fansub in inglese.

Voto: 5 su 10

PREQUEL

SEQUEL
La Corazzata Spaziale Yamato II (1978-1979; TV)
Yamato: Il nuovo viaggio (1979; Special TV)
Yamato per sempre (1980; film)
La Corazzata Spaziale Yamato III (1980-1981; TV)
Yamato: L'ultima battaglia (1983; film)

ALTRO
Addio Yamato (1978; film)


FONTI
1 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 70-71
2 Come sopra
3 Come sopra
4 Come sopra
5 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 112
6 "Anime Interviews: The First Five Years of Animerica Anime & Manga Monthly (1992-97)", Cadence Books, 1997, pag. 8
7 Pag. 20 del report "Japanese Animation Guide: The History of Robot Anime", rilasciato nell'agosto 2013 dall'Agenzia di Affari Culturali giapponese. Rimediabile (parzialmente) tradotto in inglese alla pagina web http://mediag.jp/project/project/robotanimation.html
8 Post di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit) apparso nel forum Pluschan. http://www.pluschan.com/index.php?/topic/3060-mobile-suit-gundam-edizioni-ita/?p=283303

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