lunedì 11 luglio 2016

Recensione: Mobile Battleship Nadesico

MOBILE BATTLESHIP NADESICO
Titolo originale: Kidō Senkan Nadesico
Regia: Tatsuo Sato
Soggetto: Hiroyuki Kawasaki, Satoru Akahori
Sceneggiatura: Hiroyuki Kawasaki, Satoru Akahori, Mamoru Konoe, Mitsuyasu Sakai, Naruhisa Arakawa, Shou Aikawa, Takeshi Shudo, Tatsuo Sato
Character Design: Kia Asamiya (originale), Keiji Gotoh
Mechanical Design: Mika Akitaka
Musiche: Takayuki Hattori
Studio: XEBEC
Formato: serie televisiva di 26 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di uscita: 1996 - 1997
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Dynit


Non si può parlare dell'animazione anni '90 senza dedicare uno spazio a Mobile Battleship Nadesico (1996), opera televisiva XEBEC che, pur non ottenendo un successo sfavillante e significativo nella Storia dell'animazione (ma comunque le fonti1 sono concordi su una buona popolarità generale, testimoniata anche dall'arrivo di videogiochi ufficiali, un fumetto iniziato poco dopo e un seguito filmico), ricoprirà una certa importanza col suo spirito otaku-citazionistico, rappresentando la prima, storica alternativa televisiva allo strapotere quasi monopolistico delle produzioni GAINAX.

Come da titolo, infatti (voluta fusione di Mobile Suit Gundam e La Corazzata Spaziale Yamato, i più famosi e influenti anime fantascientifici di sempre), Nadesico si fa conoscere, al suo tempo, come una simpatica presa in giro di stereotipi e archetipi dell'animazione, specialmente delle space opera e delle produzioni robotiche, annoverando del resto, nel suo staff, elementi provenienti da titoli AIC/Production Reed/Sunrise di indubbio spessore (gli sceneggiatori Shou Aikawa e Takeshi Shudo e il mecha designer Mika Akitaka). Lo spunto di partenza della sua trama, coerentemente con questo, non può che essere più derivativo e "classico" che mai. In un immancabile, lontano futuro, l'umanità è in guerra con le Lucertole di Giove, misteriosa razza aliena che attacca il nostro pianeta e le sue colonie con l'ausilio di potenti robot. Allo scopo di difendersi, l'Unione Terrestre e l'agenzia Nergal Heavy Industries concentrano le speranze di vittoria del genere umano sulla ND-001 Nadesico, vascello spaziale dotato delle più avveniristiche tecnologie e dei più potenti mecha, gli Estevalis, che sarà quindi mandato nello spazio a fronteggiare il nemico per cercare di conoscerlo meglio e smascherare i suoi obiettivi. Peccato che l'equipaggio della Nadesico, quasi tutto al femminile,  sarà formato, per qualche strano scherzo del destino, dai più strambi elementi, tra cui una svampitissima comandante, maniaci dei model kit, otaku, fujoshi, idol, doppiatrici di anime, compositori complessati di haiku e ogni altro strambo individuo. Da questo presupposto ha dunque inizio la storia, che giustamente, con le sue ambizioni comiche, aggiungerà variazioni sul tema di un certo peso, come il fatto che il governo terrestre cambierà idea (!) sulla Nadesico decidendo di muoverle guerra per catturarla e adoperarla per i suoi scopi, e quello del nemico che addirittura venera come una divinità un popolarissimo anime robotico terrestre, seguitissimo dall'eroe protagonista Akito Tenkawa (cuoco della Nadesico e pilota di Estevalis nei ritagli di tempo!).

Con la premessa simile di un equipaggio così pazzoide, di sviluppi narrativi così deliranti e battaglie robotiche ridotte davvero al lumicino per focalizzarsi sulla trama (pochi minuti ogni puntata, il minimo indispensabile proprio, ed è pure animato molto bene), Nadesico si fa apprezzare come un'allegra, demenziale commedia citazionista dai contorni rosa e mecha, dove tra uno scontro e l'altro l'indecisissimo (com'è ovvio) Akito si trova a essere sentimentalmente conteso da svariati comandanti/piloti/tecnici (ed è già preso in mezzo a un triangolo!) e protagonista di quotidiane disavventure legate a un qualche bizzarro avvenimento (contest di idol, gare di nuoto, etc.). Sarebbe comunque riduttivo ricondurre il lavoro XEBEC a un semplice harem romantico, vista la varietà di situazioni, omaggi e parodie di cui è infarcito e che garantiscono, al complesso, spesso una vena di follia comica vicina a Lamù la ragazza dello spazio (1978). A parte gli ovvi riferimenti a YamatoGundam, di citazioni e riferimenti non ne mancano neanche ad altre serie più o meno famose (Fortezza Super Dimensionale Macross e Patlabor le più facili da trovare), sempre ricondotte a idee o scene varie rielaborate nel contesto (ma c'è spazio anche per Star Trek, dal momento che le divise dell'equipaggio sono prelevate da The Next Generation, 19872). Nadesico è anche tra le prime produzioni televisive a contraddistinguersi per un'esaltazione dei feticci e dei rituali otaku: all'interno della nave, tecnici e piloti (quasi tutte ragazze bellissime e una loli, è chiaro) discutono animatamente di doppiaggio, action figure, merchandising, cosplay, roman album e serie animate e visionano eccitati il robotico più in voga del momento, Gekigangar III. Quest'ultimo assurge a elemento dalla duplice finalità: narrativa, con la sua forte importanza nella trama nello spiegare un elemento di contatto tra terrestri e gioviani che avrà grosse ripercussioni, e addirittura meta-narrativa, dal momento che questa parodia immaginaria di Getter Robot (1974) (disegnata oltretutto con uno geniale stile di disegno che richiama quello originale di Kazuo Komatsubara), ripropone tutti i cliché tipici del robotico settantino (il sacrificio per la pace del mondo, l'amicizia virile che lega i compagni, la mancanza di paura dei piloti, etc.), puntualmente commentati e rispettati dallo stesso Akito durante le sue battaglie a bordo degli Estevalis, in un divertito gioco di riflessione sulle caratteristiche del genere.


Fosse interamente retto su umorismo, romanticismo e avventure scanzonate e disimpegnate, Nadesico avrebbe tutti i numeri per ricordarsi come un lavoro comico di elevato livello, al di là dello sfondo sentimentale che non è mai davvero significativo o empatico. Purtroppo non è tutto oro quello che luccica e, anche se l'opera non lascia indifferenti nella sua visione, sono diversi i motivi per cui sopraggiungerà un probabile sconforto nelle fasi avanzate di storia. Nonostante il suo mood sempre solare e ironico, Nadesico non si risparmia, a lungo andare, drammoni e morti tragiche e inaspettate, irrealistiche e incompatibili col ritorno al faceto che subentra praticamente subito, e anche così gratuite e inutili da diventare stucchevoli. Allo stesso modo l'intreccio sci-fi, a partire da un certo punto per arrivare fino alla conclusione, inizia a essere troppo preponderante, complesso e confusionario, per legarsi in armonia coi siparietti, che vi si amalgano malissimo: tra Boson Jump, viaggi nel tempo e complicate teorie astrofisiche, a cui danno voce tonnellate di dialoghi inaccettabilmente verbosi, non si riesce davvero a capire cosa stanno pensando gli sceneggiatori, che si barcamenano tra serio e comico senza convincere in nessuno dei due campi. La storia è poi narrata male: se i frequenti stacchi tra una scena e l'altra, a volte anche notevoli, hanno un senso nel quid comico della storia, almeno nel frammentare le gag, non ne hanno invece nessuno nel registro ordinario, rendendo solo ulteriormente caotico seguire lo svolgersi degli eventi, tra flashback, fast forward, spiegazioni complesse, terminologie tecniche e addirittura grossi salti temporali. Nadesico ne esce così come un bizzarro ma non del tutto riuscito mix, con una storia interessante da raccontare ma troppo spostata sul versante comico per essere presa sul serio quando cerca di farlo, e di riflesso così cupa in più di un'occasione da combinarsi atrocemente con i tentativi di ritorno all'ironia.

C'è da recriminare anche sul come Nadesico convinca sul lato umoristico a fasi alterne, tra fasti degni della migliore Rumiko Takahashi (spassoso e indimenticabile il personaggio di Gai Daigoji) e altri penosi, fin troppi, dove le solite gag amorose vengono ripetute con stanchezza fino allo sfinimento (principalmente tutta la parte centrale e finale). Se tutto questo ancora non bastasse, ci pensa il finale a dare la mazzata conclusiva, tale da ridurre di un punto abbondante la valutazione: probabilmente pensando a una prossima stagione, o semplicemente all'idea di un franchise multimediale, XEBEC dà a Nadesico una conclusione del tutto aperta, lasciando per aria decine di sottotrame. L'appassionato non può che comprare e giocare a Martian Successor Nadesico: The Blank of 3 Years (1998) per SEGA Saturn per sapere come prosegue, all'unica condizione, però, che conosca il giapponese (tale videogioco non è mai uscito fuori dalla madrepatria). Ironicamente, lo stesso problema si presenterà poi, con gran ringraziamento da parte dei fan occidentali, col lungometraggio Il principe delle tenebre che esce nello stesso anno, serissimo e che abbandona del tutto le atmosfere ironiche della serie TV, diretto prosieguo del videogioco (che però non riepiloga minimamente) e che a sua volta si chiude in modo incompleto e con molte domande lasciate senza risposta, che trovano le spiegazioni in un altro gioco ancora sempre del 1998 e per Dreamcast, Martian Successor Nadesico: The Mission, anch'esso inedito in occidente. Forse non sarà un caso se il mangaka Kia Asamiya, creatore del design dei personaggi, al momento di riscrivere la storia nel manga ufficiale le darà tutto un altro indirizzo.


Nonostante questo, bisogna ammettere che gli screzi non intaccano significativamente il giudizio tutto sommato positivo sull'opera, che anche mancante di un finale ha il pregio di farsi guardare con piacere e intrattenere dignitosamente. Graficamente l'opera è davvero un bel vedere: può vantarsi di colori vivaci e disegni splendidi e definiti, che nel bene e nel male rappresentano nel migliore dei modi il modello grafico tipico degli anni '90 (capigliature lunghissime, occhi giganteschi e menti quadrati/triangolari a go go, insomma lo stile di Asamiya è rispettato perfettamente). Buone le musiche catchy, orecchiabilissima la opening rock You Get To Burning, e generalmente di buon livello le animazioni, anche se queste ultime, inizialmente impressionanti nei primi episodi, poi iniziano gradualmente a ridimensionarsi. Anche se ci si affeziona a ben pochi personaggi, le risate che in più di un'occasione Nadesico evoca sono spontanee (in Italia, poi, ulterioremente amplificate dal superlativo doppiaggio/adattamento a cura di Dynit, tra i migliori mai realizzati). La visione di Nadesico, insomma, ha un suo senso, e anche se parliamo di un anime assolutamente lontanissimo dalla perfezione, lascerà più di un motivo per farsi ricordare (a mio parere le favolose sequenze immaginarie di Gekigangar III, un omaggio al Super Robot anni '70 così riuscito da portare poi XEBEC, ironicamente, a tributargli addirittura un intero OVA celebrativo nel 1998).

Voto: 6,5 su 10

SEQUEL
Mobile Battleship Nadesico The Movie: Il principe delle tenebre (1998; film)

ALTRO
Gekigangar III (1998; OVA)


FONTI
1 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 260. Confermato da Animerica Anime & Manga Monthly (Vol. 8) n. 3 (Viz Media, 2000, pag. 6)
2 Intervista a Kia Asamiya pubblicata su Animerica (Vol. 8) n. 3, pag. 38

4 commenti:

maurizio ferrari ha detto...

Premetto che lo vidi qualche annetto fa ma mentre leggevo la recensione affioravano i ricordi, e proprio come scrivete voi/tu (non so mai se rivolgermi al plurale o al singolare) fosse rimasto un anime scanzonato come nella prima parte sarebbe stato anche da 8, ma la ripetitività e la seconda parte incentrata troppo (e male) sullo sviluppo fantascientifico fa calare drasticamente il voto. Divertentissimo e discorso a parte meriterebbe Gekiganger III. Ah grazie per avermi spiegato del perchè la fine non è una fine...e volevo chiedere vale la pena visionare il film o lo salto?

Jacopo Mistè ha detto...

Non so perché il post è stato cancellato. :(
Rispondo di nuovo.

Il film non penso (non l'ho visto) valga la pena. In generale stroncato ovunque, abbandona le atmosfere comiche diventando seriosissimo, manca dei due protagonisti principali della serie TV (l'eroina è la loli cresciuta) e pure lui è tronco di finale.

Ah e purtroppo sono rimasto solo io (Jacopo Mistè) alla guida del blog. :(

maurizio ferrari ha detto...

grazie delle risposte

Anonimo ha detto...

l'ho visto secoli fa, mi ricordo che la prima parte era spassosa, poi però il tono della serie cambiava e sincermanete la seconda parte ho trovata decisamente più scarsa...
Mi sorprese la cosa, perchè leggendo varie recensioni in giro per la rete, mi pareva che le persone non avessero visto tutta la serie ma solo qualche puntata...

ah il film era pessimo....

saluti da akuma

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