lunedì 8 febbraio 2010

Recensione: Fortezza Super Dimensionale Macross

FORTEZZA SUPER DIMENSIONALE MACROSS
Titolo originale: Chōjikū yōsai Macross
Regia: Noboru Ishiguro
Soggetto: Shoji Kawamori
Sceneggiatura: Kenichi Matsuzaki, Sukehiro Tomita, Hiroyuki Hoshiyama
Character Design: Haruhiko Mikimoto
Mechanical Design: Shoji Kawamori, Kazutaka Miyatake
Musiche: Kentaro Haneda, Makoto Fujiwara, Mari Iijima
Studio: Studio Nue (sviluppato da Anime Friend, e Artland)
Formato: serie televisiva di 36 episodi (durata ep. 25 min. circa)
Anni di trasmissione: 1982 - 1983
Disponibilità: dvd italiani (Yamato Video)


Anno 1999: una misteriosa e gigantesca navicella aliena, lunga diversi chilometri, si schianta in Sud Ataria, isolotto dell'Oceano Pacifico. Dieci anni dopo l'esercito terrestre riesce a ripararla, e decide così di utilizzarla, nell'entusiasmo generale, per provare a navigare nello spazio e verificare che non vi sia alcun tentativo di invasione aliena della Terra. Purtroppo l'attivazione del Macross (questo il nome della nave) attirerà sulla Terra proprio la bellicosa razza aliena degli zentradi, che attaccheranno Sud Ataria per distruggerla. I militari e tutta la popolazione saliranno sulla nave, e con un balzo nell'iperspazio si ritroveranno addirittura su Plutone. Angosciati e pieni di nostalgia di casa, i residenti del Macross si autogoverneranno durante il viaggio di ritorno verso la Terra, ma dovranno fare fronte a numerosi attacchi della flotta degli zentradi. Assisteremo così alla avventure del giovane Hikaru Ichijyo, pilota di valkyrie (mezzi militari antropomorfi), che si ritroverà anche al centro di un triangolo sentimentale tra la bellissima idol Lynn Minmay e il suo superiore Misa Hayase...

Nuovo, arduo commento che il povero recensore qui presente dovrà rileggere più e più volte prima di poterlo definitivamente pubblicare, per evitare inesattezze e banalità. Questo perché Macross è, insieme a Gundam, il più importante anime sci-fi/robotico di tutti i tempi; una storia che, seppur datata per i gusti odierni, creerà tanti di quegli stilemi narrativi e commerciali da influenzare un'intera generazione di registi e sceneggiatori, creando dal nulla la parola otaku.

Macross è, come giustamente dice Alberto Galloni nella postfazione del secondo volume di Venus Wars, il primo anime per fan creato da fan. Prima i registi d'animazione, per dirigere e illustrare le loro storie, si adeguavano ai canoni seriosi e rigorosi del cinema: con Macross la nuova influenza deriverà invece da chi è cresciuto con gli anime. Si concepiscono così i primi, grezzi rudimenti di fanservice, ossia quell'insieme di idee e scene inserite nello spettacolo per gratificare il pubblico (un esempio? Una scena di nudo, un mecha particolarmente figo, etc.), decise da chi appassionato lo è stato davvero.

È secondo questa filosofia che in Macross nascono, anticipando di due anni i Transformers, i primi mecha trasformabili: i tamarrissimi valkyrie, caccia militari mutabili in una bellissima versione umanoide (tali da lanciare nella Storia il nome del loro creatore, il mecha designer Shoji Kawamori).
Così come è la prima volta che l'aspetto visivo accattivante assurge a protagonista totale: sboccia qui il debuttante stile artistico di Haruhiko Mikimoto, artista dell'acquerello, il cui tratto caldo, uniforme e sensibile (seppur qui ancora acerbo e da perfezionarsi) ne lancerà potentemente la carriera nel redditizio mondo del character design e dell'illustrazione; il grosso budget, invece, ricavato da ben due grossi studi di produzione, servirà ad animare maniacalmente le battaglie aeree attraverso vertiginosi piano sequenza.
La rivoluzione arriva anche in ambito musicale, con il nome Macross che significherà la prima, storica commistione tra l'anime e il music business: la storia è un susseguirsi di pregevoli canzoni j-pop cantate Mari Iijima, doppiatrice della bella Minmay, che diverrà così la prima idol nipponica salita al successo grazie a un prodotto d'animazione.
Infine, ultimo ma non meno importante, il triangolo amoroso focus della storia (e futuro fil rouge di tutta la produzione Macross), che lega i tre protagonisti Hikaru, Minmay e Misa, rappresenterà un un vero e proprio battesimo di tutte le storie e le commedie romantiche, tenendo inchiodata alle sedie (in teoria) tutta la generazione di spettatori dell'epoca.


Proprio grazie a questo nuovo modo di concepire l'animazione, Macross conoscerà nel suo paese d'origine un successo senza precedenti, tanto che in Giappone scoppierà tra i registi una vera e propria rivoluzione culturale, a dimensioni così enormi da avere grande ripercussione sull'aspetto puramente estetico e "di facciata" di un anime.

Frase forse ingenerosa nei riguardi di un prodotto così leggendario, che sintetizza però pienamente il giudizio di chi scrive su questa prima serie televiva.

Il primo aggettivo che mi viene in mente pensando a Macross è "discreto".

La realizzazione tecnica e visiva è fuori discussione, invero alta. È la storia a essere veramente, per diversi punti di vista, scialba.

Non mi riferisco a filler o altro, bensì al fatto che il motore su cui si snoda tutta la vicenda sono le vicissitudini sentimentali di un eroe raramente così abulico e irritante, tale Hikaru Ichijyo, fedele seguace della dottrina di Murphy e perennemente incapace di capire di chi è innamorato. Discorso similare si potrebbe fare sugli antagonisti, quei terribili zentradi penalizzati da un carisma tendente a zero. Come contorno, se non bastano le atmosfere generalmente calme e solari della storia (pur non mancando alcuni momenti drammatici o addirittura apocalittici), ci sono addirittura delle concessioni al comico più idiota e triste possibile, come le pietose gag delle tre spie zentradi a metà serie...

In un modo o nell'altro la storia scorre comunque via più che bene, tra scontri spaziali ben coreografati e decenti, seppur troppo numerose, disavventure amorose. Alcune idee, poi, come la misteriosa origine comune che lega le due parti in conflitto, sono ottime.
Peccato però che nel secondo arco narrativo tutto venga vanificato da una progressione veramente lentissima della storia, intesa ad allungare inutilmente il brodo per esigenze commerciali (Macross originariamente doveva terminare nella puntata 27), e questo si traduce soltanto in un ulteriore eccesso di sentimentalismi e in uno scontro finale così inutile, gratuito e privo di pathos da rasentare il ridicolo, colpa anche di un villain tra i più insignificanti che si siano mai visti.


Alla fine della fiera, Macross si dimostra un vero e proprio giocattolo pieno di idee e ambizioni discretamente sfruttate, ma che potevano essere realizzate in modo di sicuro più consono e con risultati molto superiori. Indubbiamente un cult, ma un po' obsoleto e, a parere di chi scrive, ben lontano dal potersi definire un capolavoro.
L'anno dopo il successo della serie ispirerà un vero e proprio remake superiore sotto ogni aspetto, ma questa è un'altra storia...

Nota: quasi esilarante la storia di Macross sul suolo americano. Nel 1985 la Harmony Gold compra Macross insieme a Southern Cross e Mospeada, successivi lavori dello studio Nue, e li combina insieme con una criminosa opera di rimontaggio ribattezzando il suo mostro di Frankenstein con l'irritante nome di Robotech, portandolo pure qui in Italia dove conoscerà un certo successo. Nei tempi recenti la Yamato Video ci ha fatto il piacere di mettere a disposizione l'unico, vero Macross, ma anche questa volta c'è qualcosa che non va: l'adattamento è sì fedele, ma il doppiaggio è così squallido da far sanguinare le orecchie.
Come sempre il consiglio è d'obbligo: audio originale più sottotitoli.

Voto: 7 su 10

PREQUEL
Macross Zero (2002 - 2004; oav)

SEQUEL
Macross: Il Film (1984; film)
Super Dimensional Fortress Macross: Flash Back 2012 (1987; oav)
Macross Plus (1994 - 1995; oav)
Macross Plus: Movie Edition (1995; film)
Macross 7 (1994 - 1995; tv)
Macross 7 The Movie: The Galaxy's Calling Me! (1995; film)
Macross Dynamite 7 (1997 - 1998; oav)
Macross Frontier (2008; tv)
Macross Frontier the Movie: The False Diva (2009; film)

giovedì 4 febbraio 2010

Recensione: Amon - Apocalypse of Devilman

AMON: APOCALYPSE OF DEVILMAN
Titolo originale: Amon - Devilman mokushiroku
Regia: Kenichi Takeshita, Toyoo Ashida
Soggetto e sceneggiatura: Ritsuko Hayasaka (basato sul manga originale di Yu Kinutani)
Character Design: Yasushi Nirasawa
Studio: Dynamic Planning (sviluppato da Studio Live)
Formato: oav (durata 45 min. circa)
Anno di uscita: 2000
Disponibilità: fansub in inglese (Anime-FanRips)


Per molto tempo l'uomo-demone Akira Fudo ha potuto continuare a combattere l'invasione demoniaca sulla Terra attraverso i suoi super poteri di Devilman, dominati dal suo forte equilibrio interiore che reprimeva l'anima di Amon grazie all'amore coltivato per Miki, motivo principale del suo schieramento dalla parte degli umani. La morte di quest'ultima per opera degli esseri umani, però, ha totalmente fatto uscire di senno Akira che, completamente posseduto da Amon, perde ogni minimo legame residuo con la razza umana e diventa un mostro omicida che distrugge e fa a pezzi chiunque trovi sulla sua strada. Per Akira c'è però ancora una speranza di tornare alla normalità, ossia sconfiggere nel suo subconscio il terribile Amon. La battaglia sarà durissima e sanguinosa...

Dieci anni dopo L'Arpia Silen, la Dynamic torna finalmente a sfornare un'altra opera animata dedicata al Devilman "vero" di Go Nagai.
Una notizia buona e una cattiva, però.
La cattiva è che Amon ha ben poco a che fare con il Devilman originale, visto che entra più volte in contraddizione con esso cambiando diversi passaggi e scene. Questo perché, più che essere basato sul celebre manga del '71, si rifà allo spin-off omonimo e cartaceo, appunto fuori continuity, di Yu Kinutani, disegnato in tempi molto più recenti.
La notizia buona: è fantastico.

Tanto per cambiare, pure se avete letto il manga di Kinutani (pubblicato in Italia, come Devilman, dalla d/visual) troverete notevoli differenze, visto che dall'opera originale questo Amon eredita solamente il vago soggetto di fondo del primo volume e il design "gigeriano" dei demoni, ma questo già vi aiuterà a mettervi nella predisposizione migliore per apprezzarlo.


Se riuscirete a fare a meno di pippe mentali su continuity e altro, e amate l'horror più trucido e cupo, adorerete Amon.
È un irresistibile filmetto tutto azione e gore, sorretto da una colonna sonora metal irresistibile (il cui compositore è purtroppo impossibile da reperire) e ottimamente confezionato: una grandiosa orgia di esplosioni di sangue, teste mozzate, bambini divorati, interiora volanti e deliranti mattatoi, a cui dà voce una realizzazione tecnica da alto budget frenetica e selvaggia, fondata su grandi animazioni e un intrigante aspetto grafico, misto di vecchie reminiscenze nagaiane e altre più moderne e "fighettose".

Una tamarrata ignorante, chiaro, ma dannatamente gustosa. E tra bestiali squartamenti e arti strappati in un tripudio di scene splatter, dove assisteremo al cruento scontro tra Devilman e un rossissimo quanto improbabile Amon dall'aspetto luciferino, ci sarà anche spazio per alcune brevi, ma intense, sequenze oniriche e di forte impatto emotivo riguardanti Miki, incredibilmente riuscite e coinvolgenti per essere un semplice artifizio che tenta di dare una connotazione artistica a un prodotto che artistico non lo è di certo.


Sicuramente qualche caduta di tono la troviamo nei combattimenti che in qualche momento ricordano in maniera spaventosa Dragon Ball (i demoni si lanciano sfere energetiche!) e nel finale improbabile tra Akira e Ryo (che riprende in modo diverso l'episodio finale del manga Devilman: Time Travellers); ma l'azione calzante dall'inizio alla fine, l'altissimo tasso splatter, la gradevole storiella e la spettacolarità dei trucidi combattimenti faranno rimanere nella memoria Amon come un ottimo prodotto di puro intrattenimento, che artisticamente sfigura coi predecessori di Iida, ma riesce a emozionare dall'inizio alla fine nonostante non abbia molti punti in comune con il manga Devilman.

Voto: 8 su 10

lunedì 1 febbraio 2010

Recensione: Il Pazzo Mondo di Go Nagai

IL PAZZO MONDO DI GO NAGAI
Titolo originale: CB Chara Nagai Go World
Regia: Umanosuke Iida, Ben Yabuki
Soggetto e sceneggiatura: Umanosuke Iida
Character Design: Kazuo Komatsubara
Musiche: Kenji Kawai
Studio: Dynamic Planning (sviluppato da Triangle Staff)
Formato: serie oav di 3 episodi (durata ep. 45 min. circa)
Anno di uscita: 1991
Disponibilità: fansub in inglese (TV-Nihon)


Lo scontro tra Devilman e Lucifero ancora non si è concluso: un giorno qualsiasi Akira, Miki e Ryo vengono trasportati in un'altra dimensione dove tutto è perennemente super deformed. Decisi a riacquistare le proprie fattezze,a salvare Miki, scomparsa, e a trovare un modo per uscire dallo strano pianeta, Akira e Ryo decideranno quindi di rinviare la battaglia finale, iniziando così un lungo viaggio alla ricerca di un'uscita che li porterà a incontrare tanti nemici e alleati, tutti partoriti dalla testa del dio che regola la vita di quella dimensione e che si presenta come un sole dal faccione sorridente. Quel dio è Go Nagai...

Applausi scroscianti alla Dynamic Planning, che nel 1991, per commemorare tutte le numerosissime opere scritte o ideate dal suo fondatore e presidente Go Nagai (per chi non lo conosce: uno dei due/tre mangaka più importanti della Storia), gli dedica questa geniale miniserie di 3 oav da 45 minuti ciascuno.

In un'atmosfera di sbefeggio totale vengono così inseriti nello stesso mondo moltissimi famosi personaggi del geniale fumettista, provenienti da buona parte dei suoi lavori e tutti visti in una buffissima versione super deformed che darà adito a infinite gag.

Qualche nome? La lista è infinita, ma potete accontentarvi se vi dico che qui trovano spazio, oltre ai già citati Devilman, Lucifero e Miki, anche l'arpia Silen/Sirene, Kaim, Psychogenie, Xenon, Mazinger Z, Jeeg, Grendizer/Goldrake, i Getter, Koji, Sayaka, barone Ashura, dottor Hell, conte Blocken, Violence Jack, Cutie Honey e moltissimi altri Nagai heroes per la felicità dei fan del maestro.


Progetto in grande stile, Il Pazzo Mondo di Go Nagai vede così richiamato un fior fiore di staff, sopratutto i tre geni dietro la creazione dei precedenti oav di Devilman: alla regia Umanosuke Iida; musiche Kenji Kawaii e, sopratutto, chara e animazioni a quel fenomeno di un Kazuo Komatsubara, il cui tratto pulito e nagaiano fino al midollo (che qui non perde minimamente anche se ridotto al super deformed) già lo aveva consacrato nelle due sopracitate produzioni.
E la cura del prodotto, grazie a loro, si eleva a livelli davvero ottimali: buonissime animazioni, disegno fantastico e musiche azzeccatissime, riciclate sia dagli oav di Devilman che riarrangiate dalle classiche serie Mazinger Toei.

Il vero problema del Pazzo Mondo di Go Nagai è la qualità altamente discontinua delle gag, con un umorismo che va decisamente scemando, come idee, man mano che procede la visione. A questo punto urge aprire una parentesi: è vero che si poteva fare qualcosa di più, ma dopotutto la Dynamic mirava semplicemente a realizzare un simpatico omaggio e di questo diamogliene atto.

Il Pazzo mondo di Go Nagai è da prendere così, come una divertente presa in giro ai personaggi con cui un'intera generazione è cresciuta. Questo a prescindere dalla qualità in diminuendo di idee: il discreto numero di gag spassose (quasi tutte collocabili nel primo oav Io sono il diavolo, Devilman!!); l'aspetto grafico e sonoro; l'idea fantastica di mischiare a volte l'aspetto super deformed con quello "normale" e sopratutto la curiosità di vedere agire tra di loro tantissimi famosi personaggi provenienti da ogni disparata serie sono motivi più che validi per invogliare i fan a guardare questa simpatica miniserie, nonostante la sua effettiva qualità.


Nota: ottima l'edizione italiana in VHS della defunta Dynamic Italia, dotata di un bel doppiaggio e adattamento.
Fatalmente, l'oav spoilera la vera identità di Violence Jack a noi che dobbiamo ancora finire di vederne pubblicato il manga, quindi chi non vuole un'anticipazione assassina valuti bene se guardare.
Vista l'irreperibilità odierna delle VHS italiane originali, per la disponibilità alla visione si fa riferimento alla versione fansubbata in inglese.

Voto: 6,5 su 10

mercoledì 27 gennaio 2010

Recensione: Devilman OAV

DEVILMAN OAV
Titolo originale: Devilman - Tanjou-hen; Devilman - Youchou Silene-hen
Regia: Umanosuke Iida
Soggetto: Go Nagai (basato sul suo manga originale)
Sceneggiatura: Go Nagai, Umanosuke Iida
Character Design: Kazuo Komatsubara
Musiche: Kenji Kawai
Studio: Dynamic Planning (sviluppati da O Production)
Formato: serie oav di 2 episodi (durata media 55 min. circa)
Anni di uscita: 1987 - 1990
Disponibilità: fansub in inglese (Anime-FanRips)


Milioni di anni fa, prima delle glaciazioni, in completa sintonia con i dinosauri viveva il popolo dei demoni, in perenne e sanguinaria guerra. Il timido e introverso Akira Fudo apprenderà questa realtà dal suo amico Ryo Asuka, che gli rivelerà anche che i demoni stanno iniziando a risvegliarsi nei ghiacci, anelando alla riconquista del loro pianeta. Unica speranza per far fronte alla minaccia si rivelerà quella di fondersi con un demone potentissimo, acquistandone la forza per combatterli, ed è così che Akira, in un sabba demoniaco creato da Ryo, arriverà a ereditare dal potentissimo Amon, oltre alla forza poderosa, anche l'indole bestiale, combattendola e sconfiggendola grazie alla bontà del suo animo e all'amore per la bella Miki. Quanto riuscirà a resistere?

La storia degli OAV di Devilman è quella di una grande ingiustizia divina.

Nel 1971 un ancora giovane ed esordiente Go Nagai disegna, con un tratto rozzo e sporco, l'impressionante manga horror Mao Dante, avente come protagonista un ragazzo-diavolo in lotta contro il tirannico Dio.
Fonte di (prevedibili) polemiche da parte della società del tempo, il concept piacerà molto allo studio animato Toei, che chiederà così al geniale mangaka di creare i personaggi di una eventuale serie animata televisiva sempre focalizzata su un protagonista avente poteri demoniaci.
Nasce così l'anno dopo la serie tv Devilman, successone sì d'ascolti, ma di impianto narrativo infatile e super-eroistico, che nulla ha a che fare con l'autore che ne ha deciso la storia.
Quello stesso anno Go Nagai scriverà la SUA versione fumettistica di Devilman, partorendo uno dei massimi capolavori del fumetto giapponese di sempre: quello che parte infatti come lo stesso concept tv aggiornato a temi poco più maturi, diventa, man mano che viene disegnato, un vero e proprio gioiello nero di totale nichilismo, uno scioccante viaggio all'interno nell'animo più oscuro dell'uomo, con uno dei finali più truci e apocalittici che si siano mai visti.

Era sacrosanto che il Devilman VERO potesse un giorno finalmente godere di una trasposizione animata, e sarà solo nell'87 che ci proveranno il regista Tsutomu Ida (rinominatosi in tempi recenti Umanosuke Iida), il chara designer Kazuo Komatsubara e il musicista Kenji Kawai, con uno dei budget più cospicui di sempre in ambito dell'home video.

Nascono così, alla distanza di 3 anni, gli oav La Genesi e L'Arpia Silen, trasposizioni fedeli e aggiornate dei primi due dei cinque volumi del fumetto originale.
Un lavoro costosissimo, certosino, incredibilmente riuscito, praticamente perfetto e che per molti sembrò davvero essere la trasposizione autoriale di un mito, ma numerose nubi si addensavano sull'ambizioso progetto.


Prima fra tutte, il budget stanziato: più si andava avanti col lavoro più si ottenevano risultati eccellenti, di conseguenza il regista Iida voleva ancora più soldi per migliorare ulteriormente la realizzazione. Prevedibilmente, al voler animare l'attacco alla Terra su larga scala ad opera dei demoni (volume 3), il budget richiesto divenne così imponente che la produzione gelò l'intero progetto.
A questo brutto stop, Iida reagirà con tranquilltà dicendo che nel tempo si sarebbero trovati i mezzi e i fondi per continuare (come apprendiamo dall'imponente Go Museum edito in Italia da d/visual), ma il 24 marzo 2000 segnerà probabilmente la definitiva battuta d'arresto per gli oav di Devilman: muore Kazuo Komatsubara, lo spettacolare chara designer il cui tratto indelebile era praticamente il simbolo di tutto.

Ci possiamo così rammaricare per quello che questi oav sono e per quello che avrebbero potuto essere: un vero e proprio capolavoro ucciso dalla cattiva sorte.

Il primo oav, La Genesi, è probabilmente il migliore.
Merito, questo, dell'incredibile atmosfera horror, cadenzata dagli spettrali pezzi strumentali kawaiani (memorabile Show must go on) e sostenuta dall'eccellente aspetto grafico di Komatsubara, che aggiorna e definisce l'originale tratto nagaiano rendendolo ancora più inquietante, senza mai tradirne le origini sporche, semplici e grottesche.
A sostenere il tutto delle animazioni ottime e fluide, che tradiscono il passato miyazakiano del regista Iida (aiuto regista in Laputa), e alcune lievissime modifiche al manga, di natura generalmente action-horror (per renderlo più teso e coinvolgente), anche se non mancano aggiunte interessanti come la figura dei genitori di Akira, completamente assenti nel manga.
Una vera gemma di incredibile suggestione e atmosfera, uno spettacolo per gli occhi, un coinvolgimento senza fine.
Unico neo, nella nostra vecchissima versione italiana in VHS a opera della ex Dynamic Italia, le voci scelte per il doppiaggio, pessime (Ivo de Palma su Akira?!) e troppo volutamente teatrali, tali da rendere a tratti irrealistici i dialoghi (a fronte di un ottimo adattamento, tra l'altro).


L'Arpia Silen, a seconda dei punti di vista, è una noia mortale o un altro capolavoro.
È la trasposizione tecnicamente superba dell'unica parte noiosa del manga, quella "fillerosa" dei lunghissimi scontri di Devilman con il demone Jinmen e l'arpia Silen (o Sirene, secondo il nuovo nome internazionale), cronologicamente invertiti rispetto al fumetto.
La storia praticamente non c'è, ma è presente solo il demoniaco protagonista che affronta i due mostri per tutta la durata dell'oav, in un tripudio di animazioni da cardiopalma, musiche fantastiche e scene splatter a iosa.
Gustoso e divertente, anche se sicuramente insipido quanto a contenuti.
Quello che fa amarezza sono le poche, nuove, intriganti aggiunte rispetto al fumetto, tipo degli accenni al futuro destino di Miki, che rimarranno inutili vista la sorte, che ben conosciamo, toccata a questo progetto.

Prevedibilmente, alla fine dei conti questi due oav tecnicamente superbi non possono che venire consigliati a chi ha già letto il meraviglioso fumetto (caldamente consigliato assieme al suo prototipo Mao Dante e ai due seguiti Devillady e Violence Jack, tutto edito in Italia da d/visual), che troverà in questi due adattamenti ancora più emozioni e atmosfere del già memorabile manga originario.
A tutti gli altri la visione può essere solo sconsigliata, sopratutto tenendo conto della brutta sorpresa di vedere una storia fantastica brutalmente troncata (no, Amon: Apocalypse of Devilman potrà sembrarlo, ma NON È un sequel).
Quanto potenziale andato in malora!

Voto: 8,5 su 10

lunedì 25 gennaio 2010

Recensione: Chrono Trigger - Dimensional Adventure Numa Monjar

CHRONO TRIGGER: DIMENSIONAL ADVENTURE NUMA MONJAR
Titolo originale: Jikuu Bouken Nuumamonjaa
Regia: Itsuro Kawazaki
Soggetto e sceneggiatura: Hiroshi Izawa, Akihiro Kikuchi (basato sul videogioco originale della Square)
Character Design: Rie Nishino
Studio: Production I.G.
Formato: special (durata 16 min. circa)
Anno di uscita: 1996
Disponibilità: fansub in inglese (Hikari no Kiseki)

Chi l'avrebbe mai detto che il noto e famosissimo j-rpg Chrono Trigger, classe 1995, avrebbe ispirato, assieme al breve manga di Toriyama e, in tempi più recenti, l'animazione prodotta per la versione PlayStation, anche uno show animato di ben 16 minuti?

Calate le penne e le aspettative però, perché tranne l'utilizzo delle musiche del videogioco e i cammei di Chrono, Lucca, Johnny e Gonzales (Gato, nella versione americana del videogioco), questo breve special creato per il Festival V-Jump del 31 luglio 1996 è di una mediocrità dilagante e, oltretutto, offre pochissimi spunti che valgano il download (perché di un'edizione in vendita non se ne ha proprio traccia, né in Giappone né in America: l'unica sua disponibilità è attraverso fansub).

I 16 minuti che compongono questo special sono infatti un susseguirsi di avventure dalla comicità povera, con due insignificanti protagonisti mostri, un Nu e un Poyozo, che assieme a mille altre buffe creature partecipano al festival del Millennium Fair la notte antecedente la sua apertura (quella che darà inizio al gioco originale).


Scordatevi qualsiasi collegamento forte con i fatti del videogioco: qui solo il background è comune.

I due eroi presentano una personalità piatta e non divertono mai con con le loro ripetitive, bambinesche e disarmanti gag, anzi si rendono immediatamente antipatici visti i tentativi, al limite del sopportabile, di strappare un sorriso con ogni genere di artefizio.

Si salva solo l'animazione, di ottimo livello, mentre il resto è pura noia.
I pochi omaggi al gioco non bastano a salvare questo prodotto per bambini esageratamente infantile e noioso

Voto: 5 su 10

giovedì 21 gennaio 2010

Recensione: Le Situazioni di Lui e Lei

LE SITUAZIONI DI LUI E LEI
Titolo originale: Kareshi Kanojo no Jijō
Regia: Hideaki Anno, Kazuya Tsurumaki
Soggetto e sceneggiatura: Hideaki Anno (basato sul manga originale di Masami Tsuda)
Character Design: Tadashi Hiramatsu
Musiche: Fumiya Fujii, Shiro Sagisu
Studio: GAINAX (sviluppato da J.C. Staff)
Formato: serie televisiva di 26 episodi (durata ep. 25 min. circa)
Anno di trasmissione: 1998 - 1999
Disponibilità: dvd italiani (Dynit)


Yukino Miyazawa è giovane, bella, posata, eccellente nello studio e nello sport, adorata da tutti. In verità dietro alla sua facciata perfetta vi è una totale montatura, essendo lei nella realtà una ragazza energica e scatenata, senza peli sulla lingua, che ama farsi elogiare e vive nel suo egocentrismo. La sua vita cambierà quando troverà un ragazzo, Soichiro Arima, ancora più bravo di lei a scuola e ancor più idolatrato. Iniziato con un turbolento conflitto misto a rivalità, il rapporto tra i due si evolverà sempre più ed entrambi scopriranno di aver indossato delle maschere ben distanti dal loro vero Io...

È una triste storia quella di Kareshi Kanojo no Jijō, noto ai più con il suo abbreviativo Karekano o Le Situazioni di Lui e Lei.
La storia di un capolavoro non solo mancato, ma anche buttato nell'immondizia.

Per la sua prima trasposizione manga e la nona opera animata in assoluto, GAINAX dona colore e animazioni all'omonimo manga di Masami Tsuda (pubblicato anche da noi da Dynamic Manga e attualmente rieditato dalla Dynit), con la consueta eccellente cura.
E Hideaki Anno, già conosacrato all'Olimpo dell'animazione per Gunbuster, Nadia ed Evangelion, si sbizzarrisce qui in quello che si può probabilmente definire il testamento della sua genialità di regista.

Karekano è un susseguirsi frenetico di soluzioni visive, un frizzante e schizzato alternarsi tra reale e super deformed, colori reali e a pastello, effetti sonori e onomatopee, voci e baloon... Un mix di mille e più soluzioni grafiche spassose e geniali, che illustrano una storia fresca e leggera fedelissima al bel manga d'origine.


La vicenda portante, divertente e pirandelliano gioco delle maschere inserito in una commedia sentimentale, è ben condotta dalle azzeccate personalità dei due protagonisti, e anche il resto del cast riesce a godere di personalità, per quanto fuori dalle righe, forti e memorabili.
Karekano infatti, lungi dal definirsi un banale shoujo che narra di come Miyazawa e Arima si mettono insieme, come il manga esplora proprio il loro rapporto dopo il fidanzamento. E sopratutto, inizialmente giocato sull'evolversi del rapporto sentimentale dei due, si focalizza poi anche sulle vicissitudini similari dei loro amici e/o conoscenti.

Certo, qualche eccesso di miele si poteva evitare (i pensieri ultra-melensi su quanto è bello essere baciati/toccati/abbracciati etc), ma vista l'assoluta freschezza con cui viene condotta questa storia, divertente e in più punti esilarante, si può lasciar correre.

Il problema veramente gravissimo, vero e proprio tallone d'achille di Karekano, è lo scarso budget con cui è stato animato, mal distribuito e fonte di una fortissima discrepanza tra la prima metà della serie, animata magistralmente, e la seconda, martoriata da recap e orridi episodi realizzati con soluzioni visive insopportabili e tendenti all'ultra-risparmio (tipo l'ausilio di immagini reali, inserti live, etc).


Altro problema si potrebbe ricondurre all'abbandono di Anno, all' episodio 18, dovuto a litigi con l'autrice del manga originale, con conseguente rimpiazzamento di Kazuya Tsurumaki che dirigerà l'anime sì in modo più ortodosso e fedele, ma anche con molta meno inventiva.

Si potrebbe anche correre su questi difetti se il gioco valesse la candela, e per buona parte della visione in effetti è questa la predisposizione generale, in quanto Karekano convince comunque (merito anche, qui in Italia, di un doppiaggio grandioso e un adattamento sublime ).
Purtroppo il finale rovina veramente tutto quel che c'è di buono: la carica intrigante e dirompente della storia è barbaramente uccisa da una conclusione ignobile, assolutamente tronca e per niente aperta, che lascia diecimila domande ad aspettare inutilmente una risposta, a meno che non abbiate letto il manga (di cui copre neanche 1/4).

E così, alla resa dei conti, Karekano si ricorderà come un capolavoro tragicamente ucciso da bassi budget e share, che lo porteranno a una chiusura amputata, tra le più indecenti di umana memoria.

Imperativo leggersi il fumetto.

Voto: 6 su 10


mercoledì 20 gennaio 2010

Riccardo Rudi R.I.P.

E' con immane tristezza che comunico la prima, triste dipartita del blog.

Riccardo Rudi, di anni imprecisati, per cazzi vari etc abbandona a malincuore la sua collaborazione con Anime Asteroid.
Il suo ricordo rimarrà sempre vivo in noi: ogni tanto, quando siete sereni, spero potrete dedicare alla sua triste figura un sorriso, pensando al suo operato svolto con encomiabile dedizione.

Un rigraziamento dunque a lui, e un abbraccio forte anche alla sua famiglia.

lunedì 18 gennaio 2010

Recensione: Chaos;Head

CHAOS;HEAD
Titolo originale: ChäoS;HEAd
Regia: Takaaki Ishiyama
Soggetto e sceneggiatura: Toshiki Inoue (basato sulla visual novel originale di 5pb)
Character Design: Shuichi Shimamura
Studio: Madhouse
Formato: serie televisiva di 12 episodi
Anno di trasmissione: 2008
Disponibilità: fansub in italiano (Shinsei-Kai)


Takumi è un hikkikomori, un disadattato sociale che non ha il coraggio di legarsi socialmente alle persone e che vive in un perenne mondo di sogni cullato da videogiochi, manga, anime e internet. La sua vita prenderà una svolta inaspettata quando verrà sospettato di essere il terribile assassino che negli ultimi tempi ha dato via a un brutale susseguirsi di sanguinosi delitti. Sempre più incapace di distinguere la realtà dalla sua immaginazione e i nemici dagli amici, il ragazzo non saprà neanche se fidarsi delle persone a lui più vicine, sopratutto alcune ragazze che oltre a essere misteriosamente legate a lui sembrano possedere delle misteriose spade magiche e combattere contro una malvagia organizzazione...

What the fuck?!

Ultimamente il mondo degli otaku e degli hikkikomori sembra essere divenuto una moda dei fumetti e dell'animazione, dopo quel fantastico manga Welcome to the NHK e la sua (orrida) trasposizione anime. Ecco quindi arrivare una nuova storia con un protagonista disadattato, tratto dall'ennesima visual novel di successo: Chaos;Head, serie televisiva atipica e inizialmente anche affascinante.

Tanto per cambiare, l'approccio iniziale a questo misterioso anime non può che essere positivo.
Sarà il protagonista insolito e sfigato; sarà la cupa l'atmosfera sospesa a metà tra giallo e horror; sarà l'originale alternarsi di realtà e immaginazione presenti nella testa di Takumi... In ogni caso, Chaos;Head stupisce nei suoi innumerevoli misteri, nel grottesco eroe e nelle atmosfere malate.
"Cosa sto guardando? Dove andrà a parare?" sono le domande che più tengono desta l'attenzione.


Poi, quando vieni a sapere che che tutti i misteri e le visioni del protagonista sono solo un esile e pretestuoso artefizio per giustificare una storia action-fantasy di scontata routine, ti rendi conto di quanto sia stata offesa la tua pazienza nell'assistere a una simile idiozia.

Servivano 6 episodi di segoni mentali e inutili verbosismi per far capire che Takumi non è un normale essere umano? Servivano tutti questi spiegoni interminabili e queste atmosfere mystery per arrivare a superare i confini del trash mostrando guerriere simil-Sailor Moon che usano spade e poteri speciali contro un cattivone da burletta?

Chaos;Head è una delirante presa in giro dell'intelligenza umana, un anime che per cui calza a pennello l'aggettivo "ridicolo".
Pure quei pochi amanti del trash che riusciranno ad apprezzare l'assurda svolta fantastica della serie saranno poi delusi dalle animazioni legnosette dei personaggi e dal mediocre comparto tecnico generale.

È con indubbia originalità che si presenta Chaos;Head.
È con indubbio interesse che lo si guarda, anche solo per capire a che razza di storia si sta assistende.
È con indubbia delusione, che ci si rende conto di aver sprecato quasi 4 ore della propria esistenza.

Voto: 4,5 su 10


giovedì 14 gennaio 2010

Recensione: Lady Oscar

LADY OSCAR
Titolo originale: Versailles no Bara
Regia: Tadao Nagahama, Osamu Dezaki
Soggetto: (basato sul manga originale di Riyoko Ikeda)
Sceneggiatura: Keiko Sugie, Masahiro Yamada, Yoshi Shinozaki
Character Design: Shingo Araki, Michi Himeno, Akio Sugino
Musiche: Kouji Makaino
Studio: Tokyo Movie Shinsha
Formato: serie televisiva di 41 episodi (durata ep. 25 min. circa)
Anni di trasmissione: 1979 - 1980
Disponibilità: dvd italiani (Yamato Video)


Allevata fin dalla tenerà età all'arte della spada e della guerra sotto un'educazione maschile, la giovane Oscar François de Jarjayes, figlia di una nobile famiglia fedele al sovrano, diverrà presto capitano della guardia reale della regina Maria Antonietta, stringendo con lei una profonda amicizia. Assieme al fido amico d'infanzia André Grandier vivrà diverse avventure per cercare di difendere la regina, che le faranno conoscere le condizioni di estrema povertà nel quale riversano i cittadini francesi. Distrutta dalle incertezze sulla sua pseudo-identità maschile, irresistibilmente attratta dal conte Hans Axel Von Fersen già amante della sua regina, Oscar dovrà capire quale strada scegliere per la sua vita, ma anche, assieme ad André, verso quale parte schierarsi all'avvento della Rivoluzione Francese...

La categoria delle trasposizioni manga - anime, per il sottoscritto, è generalmente stucchevole.
Che senso ha riprodurre pedissequamente la stessa identica storia per compiacere il pubblico che non ha voglia di sobbarcarsi la lettura del fumetto? In un altro senso... perché noi dobbiamo sforzarci e loro no?
Fortunatamente, accanto a copie carbone senz'anima come un Dragon Ball, un Naruto, un One Piece o, peggio, a trasposizioni pure incomplete, che siano d'autore (Le Situazioni di Lui e Lei) o anonime (Dragon Quest: I Cavalieri del Drago) a volte troviamo anche di meglio.
Lady Oscar, tratto dal mitico Versailles no Bara (Le Rose di Versailles, appena finito di pubblicare in Italia in una splendida edizione dalla d/visual) di Riyoko Ikeda, appartiene certamente a questa categoria.

Il fumetto della Ikeda, scritto basandosi sul libro biografico Maria Antonietta: Una vita involontariamente eroica dell'austriaco Stefan Zweig, verrà ricordato in eterno per essere il primo shoujo "adulto", drammatico e ad ambientazione storica, il capolavoro che lancerà alla grande il background della Rivoluzione Francese (il cui epigono migliore, oltre che probabilmente unico, risulterà il bellissimo Tulipano Nero), anche se la tragicità della storia risente abbastanza dei numerosissimi intermezzi ironici/comici inseriti dall'autrice come sotterfugio per farlo classificare come "fumetto per tutti" all'epoca.

Arriviamo quindi all'anime, che risulterà un flop spaventoso in madrepatria e, paradossalmente, un cult in quest'Italia che ancora una volta applaude fragorosamente qualsiasi anime disegnato da Shingo Araki (non improbabile pensare che sia il successo di Lady Oscar che quello dei Cavalieri dello Zodiaco sia inconsciamente ricondotto al cultissimo Grendizer/Goldrake).


Cosa ci sarà di bello in una produzione animata non solo aberrata dalla stessa autrice del fumetto originale, ma anche impietosamente tagliata, nella versione dvd, dell'originario episodio 41 (per la cronaca, un inutile recap) dallo stesso studio animato?

Alla luce della visione, la soluzione non può che essere univoca: la Ikeda semplicemente non ha sopportato i cambiamenti apportati alla sua storia (focalizzata unicamente sulla figura di Oscar e non anche su Hans Axel Von Fersen) e ad alcuni suoi personaggi, e al pubblico italiano si riconosce per una volta miglior gusto di quello nipponico.

Lady Oscar è un capolavoro.

Lo staff di sceneggiatori rilegge Le Rose di Versailles eliminandone totalmente l'aspetto comico originario, mostrandolo soltanto sotto l'aspetto serioso-drammatico che effettivamente gli compete. E la struggente storia d'amore e guerra rappresentata in Lady Oscar, tratteggiata e condotta dal tratto magniloquente di Shingo Araki, ne esce potenziata oltre ogni limite.

Non basterebbero fiumi di inchiostro per far capire quanto perfetto è il tratto del noto chara designer in questa storia, risultante in un aspetto grafico allo stesso tempo semplice, accattivante ed espressivo. Tutti i personaggi assumono grazie al maestro un aspetto tragico e dannato da tragedia greca, perfetto nel tratteggiare le cupe relazioni amorose che per loro non potranno mai essere consumate.

Si crea così un'atmosfera malinconica indimenticabile, ravvisabile fin dalle primissime puntate, mantenuta e glorificata nello stupendo e commovente finale.

Merito di questo, oltre che nei disegni, sta anche nella OST, di pochi ma efficaci brani tristi, così come nel doppiaggio italiota, abbastanza fedele, intenso e teatrale, seppur sbiadito da uno spaurito numero di discutibili adattamenti che infantiliscono un pò il contesto ("ti voglio bene" invece che "ti amo", "preferita del re" invece di "amante del re", e rimozione dei - fortunatamente pochi - riferimenti a prostituzione e lesbismo).
Gli elogi si protendono anche ai filler di grandiosa qualità, che inseriscono attivamente nella storia personaggi nel fumetto originariamente assenti o marginali, come il duca d'Orléans, o i famosi rivoluzionari Maximilien de Robespierre e Louis Saint-Just.


Si potrebbe giusto recriminare sulla soppressione dei collegamenti originali del fumetto con il suo sequel Eroica, o su alcune licenze storiche prese, tipo la morte di alcuni personaggi reali mai avvenuta in un certo modo, o la stessa figura di Oscar (romanzata versione femminile di François Reigner de Jarjayes) e delle altre "rose di versailles" (madame de Polignac, Rosalie, Jeanne), non fedelissime alle proprie controparti storiche.
Tutto (o quasi) è comunque semplice retaggio del manga (e, di riflesso, della biografia storica letta dall'autrice originale, oggi riconosciuta poco attendibile).

Lady Oscar affascina nella sua bellissima storia drammatica, rattrista negli stupendi e tragici personaggi sublimilmente caratterizzati, meraviglia l'occhio con un tratto grafico meraviglioso.
È una grande serie animata che, a parte le animazioni modeste del periodo, non ha semplicemente tempo e risulterà, sempre, ancora coinvolgente e memorabile, in qualsiasi anno, per qualsiasi età. Must see.

Voto: 10 su 10

ALTERNATE RETELLING
The Roses of Versailles: I'll Love You As Long As I Live (1987; film)


lunedì 11 gennaio 2010

Recensione: Black Blood Brothers

BLACK BLOOD BROTHERS
Titolo originale: Burakku Buraddo Burazāzu
Regia: Hiroaki Yoshikawa
Soggetto e sceneggiatura: Yuu Sugitani (basato sul romanzo originale di Kohei Azano)
Character Design: Toshiyuki Sugano
Musiche: Toshihiko Sahashi
Studio: Group TAC, Studio Live
Formato: serie televisiva di 12 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2006
Disponibilità: dvd italiani (Yamato Video), annunciati


Jiro, conosciuto come Lama D'Argento per le straordinarie capacità di combattimento con l’uso della spada, è un vampiro molto temuto, sia dagli umani che dalle creature della sua stessa razza. Assieme al fratello Kotaro decide di entrare nella cosiddetta Zona Speciale, una città nella quale convivono vampiri e umani secondo una ferrea logica di reciproco rispetto: le creature della notte sono organizzate in alcune gilde, che garantiscono ordine notturno e tengono d’occhio gli esseri umani, mentre i mortali possono contare sulla Order Coffin Company, sorta di ente che vigila sulla correttezza dei vampiri. Jirou, tutt’altro che benvoluto, fa la conoscenza di Mimiko, negoziatrice tra mortali e non-morti, e con lei scoprirà quale sia il segreto che custodisce la Zona Speciale e quindi il motivo per cui è stata creata, mentre dovrà affilare spada e canini per sconfiggere Cassa, una potentissima vampira che potrebbe minare l’equilibrio della città.

In un preciso momento come quello attuale, tanto critico per l’horror, che sminuisce sempre più la figura del vampiro con esili, irritanti versioni sciaguratamente romantiche di una creatura tanto affascinante, morbosa e sanguinaria, Black Blood Brothers è una serie anime che potrebbe riappacificare i cuori polverosi di chi è rimasto deluso da tanti romanzi e tanti film.

Se la sinossi potrebbe apparire tutt’altro che invitante, poco più di un pretesto per mettere in scena 12 semplici episodi di combattimenti tra sanguisughe, bisogna ammettere che era impossibile accennare alla quantità esasperante di personaggi, situazioni, eventi, intrighi e in generale tonnellate di risvolti di un intreccio tremendamente complesso, contorto e sempre, sempre imprevedibile.

Non c’è un momento di pausa, nell’odissea di Jiro e Kotaro, ed è impresa ostica anche solo respirare in una solidissima struttura episodica che continua ad aggiungere informazioni e tasselli a un mosaico complessivo spaventosamente intricato che, paradossalmente, invece di elargire risposte un po’ alla volta, trattiene i pilastri su cui si basa la storia, necessari ma sconosciuti, fino ai minuti conclusivi dell’ultima puntata, quando finalmente tutto torna e il rischio di scoppiare per i troppi meccanismi mentali in funzione viene evitato in extremis.


Non è certo l’originalità il fattore vincente di Black Blood Brothers, né il riconoscimento a cui aspira la serie, ma è innegabile che una certa atipica curiosità traspare da ogni singola puntata. L’insolita scelta di non spiegare alcunché, se non nell’apoteosi informativa finale, appare rischiosa e vincente allo stesso tempo, e se una certa laboriosità poteva essere scansata alleggerendo il carico di misteri, bisogna comunque dire che il congegno narrativo, sulla carta, rasenta la perfezione, ed effettivamente non ci sarebbe motivo per criticare tale azzardo strutturale se non per una certa confusione in cui è naturale smarrirsi saltuariamente.

Se c’è un elemento da criticare, invece, pur nella più che buona impressione generale ottenuta tramite eccellenti rapporti disegni/animazioni e una OST gotico/sinfonica qualitativamente incantevole, è proprio la caratterizzazione di Jiro, che, al di là del facile accostamento al ben più famoso ibrido D, si perde tra momenti buffi (esilarante, però, davvero esilarante la sequenza in cui picchia suo fratello) e altri di estrema serietà che letteralmente spaccano a metà il protagonista dell’anime, rendendolo incerto, zoppicante e a tratti addirittura stupido.


Resta comunque invariato il giudizio finale di un anime criptico ma avvincente, che volge a suo favore una mancanza di originalità marginale e sa anche sorprendere lo spettatore. Non è cosa da poco.

Voto: 7 su 10


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