lunedì 1 agosto 2016

Buone (lunghe) vacanze!






Buone vacanze a tutti, che per Anime Asteroid stavolta saranno lunghe.
Ben tre mesi ci separeranno dalla prossima recensione ufficiale: tutto questo tempo lo dedicherò a riaggiornare le vecchie piuttosto che a iniziarne di nuove (ci sono troppe opere importanti che necessitano assolutamente di una rielaborazione, con cronologia delle fonti, etc.).
Salvo attentati terroristici (urgh) che a ottobre metteranno in forse la mia permanenza su questo mondo terreno (quando dovrò andare e tornare dal Canada), ci si rivede in quel periodo!

giovedì 28 luglio 2016

Recensione: Gundam - Reconguista in G - From the Past to the Future

GUNDAM: RECONGUISTA IN G - FROM THE PAST TO THE FUTURE
Titolo originale: Gundam - G no Reconguista - From the Past to the Future
Regia: Shigehito Kawada
Soggetto: Hajime Yatate
Character Design: Kenichi Yoshida
Mechanical Design: Akira Yasuda, Ippei Gyobu, Kimitoshi Yamane, Hajime Katoki
Musiche: Yuugo Kanno
Studio: Sunrise, wonderium Inc.
Formato: cortometraggio (durata 9 min. circa)
Anno di uscita: 2015



Non c'è davvero molto da dire su From the Past to the Future, operazione commerciale alquanto discutibile sia per le modalità con cui si rende disponibile alla visione e sia per le conseguenze narrative della sua esistenza. Si tratta innanzitutto di un breve cortometraggio proiettato al museo/negozio Gundam Front Tokyo, il cui Blu-ray è acquistabile solamente in tandem col costoso Gunpla High Grade dell'RX-0 Unicorn Gundam 03 Phenex Type RC  (Destroy Mode) Limited Silver Coating1. Quest'ultima che unità sarebbe? Da dove viene? Come suggerisce il nome, è una ennesima variante dell'RX-0 Unicorn Gundam proveniente dal mondo dei romanzi Mobile Suit Gundam Unicorn (2006), solo che non appare nella trama principale trasposta nella fortunatissima serie OVA: fa la sua apparizione in un racconto breve di Harutoshi Fukui che è poi adattato da Sunrise in One of Seventy Two (2013), altro corto animato che è però esclusiva totale del Gundam Front Tokyo, nel senso che, come il vecchio Gundam Neo Experience 0087: Green Divers del 2001, può essere visto solamente lì, non essendo mai stato riversato su supporto fisico (la sua recensione, quindi, come quella di Green Divers, molto probabilmente non apparirà mai su questi lidi). Il pubblico internazionale dunque non sa e non potrà mai sapere nulla di questo potente robottone e della side-story ufficiale di Gundam Unicorn che lo riguarda.

In From the Past to the Future, in compenso, avremo modo di vederlo nella sua seconda apparizione animata in assoluto, in un demenziale, ridicolo crossover con l'ultimo Gundam di Yoshiyuki Tomino, Gundam - Reconguista in G (2014). Di cosa parla la trama? È presto detto: ambientato all'incirca dopo l'episodio 16 (le rivelazioni familiari della famiglia Rayhunton sono date per note), narra di un ennesimo scontro spaziale, a Towasanga, di Bellri Zenam e Aida Surugan contro il capitano Mask e i suoi uomini. I due, a bordo del YG-11 Gundam G-Self e dell'MSAM-033 Gundam G-Arcane, non avranno problemi a  sbarazzarsi degli avversari, ma li attenderà una dura lotta con Mask, che grazie alla flotta Dorette e alle solite Cianografie della Rosa di Elmeth ha trovato modo di "resuscitare" ed entrare in possesso del potentissimo Mobile Suit Unicorn Gundam 03. Tutto, quindi, si risolve in una battaglia dall'esito scontato.

Note positive? Sembrerà strano, ma Mask è più emotivo e trasparente nelle sue intenzioni (di riabilitare l'onore della classe inferiore dei Kuntala) qui, in appena  9 minuti di girato, che in tutti e 26 gli episodi di Reconguista. Combatte con rabbia Bellri e Aida, rinfacciando loro la fortuna di non essere nati con l'unico scopo di fare da cibo agli altri terrestri. Negative? La sola idea, balorda, di Mask alla guida di un Mobile Suit vecchio, nella finzione immaginaria della storia, di oltre 5000 anni rispetto al G-Self e pure già a sua volta superato, nell' "antichissima" Era Spaziale, da modelli più evoluti visti in Mobile Suit Gundam F91 (1991) e Mobile Suit Victory Gundam (1993). Per quale assurda ragione Mask si sente in dovere di far costruire un robot così vetusto, una vera e propria anticaglia nell'Era Regild, di molto inferiore all'unità che pilota nel corso della serie (il CAMS-05 Mack Knife)? E poi subentra la domanda peggiore: con che faccia tosta si vuole prendere in giro lo spettatore mostrandogli che effettivamente tale rudere è competitivo (addirittura superiore, per certi versi) col G-Self e il G-Arcane? Basta questa grossolana sciocchezza a decretare la risibile inutilità di From the Past to the Future, che per la patetica esigenza commerciale di pubblicizzare il rispettivo Gunpla cade in uno svarione narrativo che snatura la timeline, ed è francamente un po' un peccato visto il timido approfondimento concesso a Mask e l'ottima realizzazione tecnica, affidata per i personaggi (sempre e solo inquadrati dentro l'abitacolo) alla classica Sunrise e per gli eccelsi combattimenti in Computer Grafica di altissimo livello (vedere i dettagli, le ombreggiature e specialmente i riflessi in tempo reale) a wonderium Inc.

Voto: 5 su 10

PREQUEL
Mobile Suit Gundam: The Origin (2015-2016; serie OVA)
Mobile Suit Gundam (1979-1980; TV)
Mobile Suit Gundam Thunderbolt (2015-2016; serie ONA)
Mobile Suit Gundam: The 08TH MS Team (1996-1999; serie OVA)
Mobile Suit Z Gundam (1985-1986; TV)
Gundam Neo Experience 0087: Green Divers (2001; corto)
Mobile Suit Gundam ZZ (1986-1987; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn (2010-2014; serie OVA)
Mobile Suit Gundam Unicorn RE:0096 (2016; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn: One of Seventy Two (2013; corto)
Mobile Suit Gundam F91 (1991; film)


FONTI
1 Pagina web, http://en.gundam.info/topics/white/46053

mercoledì 27 luglio 2016

Recensione: Gundam - Reconguista in G

GUNDAM: RECONGUISTA IN G
Titolo originale: Gundam - G no Reconguista
Regia: Yoshiyuki Tomino
Soggetto: Hajime Yatate, Yoshiyuki Tomino
Sceneggiatura: Yoshiyuki Tomino
Character Design: Kenichi Yoshida
Mechanical Design: Akira Yasuda, Ippei Gyobu, Kimitoshi Yamane
Musiche: Yuugo Kanno
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 26 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 2014 - 2015


Circa 5000 anni dopo l'Era Spaziale e 500 dopo il Vero Calendario, la Terra è ormai fiaccata dalle infinite guerre dell'uomo, semi-distrutta e rimasta quasi del tutto priva di risorse naturali. La popolazione mondiale muore di fame ed è vicina all'estinzione, tanto che i governanti arrivano pure, disperati, a creare con la clonazione una razza di umani "inferiori", i Kuntala, il cui unico scopo è di fare da nutrimento e sfamare i sopravvissuti (!). Nel nuovo scenario geopolitico che si viene a creare, simboleggiato dall'adozione di un nuovo calendario ancora (l'Era Regild), quattro superpotenze si contendono il globo, di cui solo una, però, il papato di Capital (gli "antichi" Colombia e Venezuela), ha il predominio su tutte le altre, in virtù del possedere, grazie al suo gigantesco ascensore orbitale, l'unico collegamento in tutto il mondo con lo stato lunare di Towasanga e quello venusiano di Venus Globe. Solo in queste colonie spazionoidi sono rimaste le tecnologie del passato, dal nome in codice "Cianografie della Rosa di Elmeth" e bandite sulla Terra dalla religione di Capital (il SU-Cordismo) per evitare il ripetersi di conflitti, ed è perciò grazie a queste ultime se sempre Capital ha il monopolio dell'unica risorsa energetica autorizzata, le Photon Batteries, le batterie a energia solare. Nell'anno 1014, tuttavia, le cose cambieranno: stanca dei soprusi e della povertà, lo stato di Ameria (il "vecchio" Nord America) attacca in modo non ufficiale (per mezzo dei corsari) Capital per conquistare l'ascensore, venendo sconfitto. Tuttavia, il giovane capitoliano Bellri Zenam, venuto in possesso poco prima del misterioso, potentissimo Mobile Suit YG-111 Gundam G-Self costruito in Towasanga, in un modo o nell'altro si unirà alla loro causa, partendo poi con loro per un viaggio spaziale, sia per scoprire se il suo Paese è davvero così crudele come lo si dipinge, sia per capire quali sono i misteriosi piani bellicosi della popolazione lunare, che si sta armando in vista di una imprecisata Reconguista. A inseguire i pirati nella loro epopea, ovviamente per i propri scopi, ci saranno anche Capital e lo stesso stato ufficiale di Ameria, che rispetto ai corsari cerca qualcos'altro. Entrambi utilizzeranno Mobile Suit e avanzate armi tecnologiche che evidentemente il tabù religioso non è riuscito a cancellare..

È un qualcosa di informe e astratto, Gundam - Reconguista in G: qualcuno potrebbe dire che è composto dalla materia di cui sono fatti i sogni. Del resto, nel 2014, neanche David Lynch e Kunihiko Ikuhara potevano aspirare a tanto: una serie televisiva fantascientifica chiaramente NON allegorica e surreale e NON votata all'aperta interpretazione, basata su una narrazione del tutto esplicita e "terrena", ma che nonostante tutto è criptica e quasi incomprensibile, molto più delle loro più oscure visioni.

Il "caos d'autore" di Yoshiyuki Tomino, che, a 73 anni suonati, stupendo tutti, torna a dirigere un Gundam in onore del 35esimo anniversario della saga, con totale carta bianca sul progetto da parte di Bandai e Sunrise - ancora una volta, dopo ∀ Gundam Called Turn "A" Gundam (1999)! - farà impazzire non solo la comunità internazionale di appassionati di animazione, ma anche quella giapponese: il lavoro sarà criticato aspramente (Toshio Okada, storico produttore GAINAX1) e allo stesso tempo lodato da coraggiosi che non ti aspetti (Gen Urobuchi2), ma le parti non metteranno mai in discussione una sua caratteristica primaria, di cui parlare male o addirittura bene a seconda di come la si pensi, che sia voluta o meno: non ci si capisce un cazzo. Puoi seguire Reconguista con tutta l'attenzione di questo mondo, ma a fine visione ti renderai chiaramente conto, nella più ottimistica delle previsioni, di aver colto appena un 70% (come chi scrive) o al massimo un 80% (pochi eletti, ma esistono) di quello che dice: ci saranno sempre punti oscuri nella narrazione, grossi, che rimarranno tali, che tu lo voglia o no. Auguri a chi all'epoca lo ha seguito settimanalmente. Tutto quello che si è riuscito a memorizzare fino a un dato momento, a costo di grandi sacrifici, verrà crudelmente dissipato dal primo episodio che cambia ancora una volta le carte in tavola presentando, in 24 minuti, un'altra masnada di nuovi personaggi, nuovi Mobile Suit, nuove terminologie tecnologiche e nuove reti di alleanza e rapporti interpersonali che rinnegano quelli precedenti e che saranno poi a loro volta nuovamente traditi da quelli successivi.

Tomino non cambia il modo di raccontare le sue storie. In Reconguista non c'è in effetti nulla di diverso da tutte le sue opere post-Brain Powerd (1998); da quando, ossia, le sue produzioni, da "mainstream d'autore", sono diventate "d'autore" e basta, riservate a pochi eletti. Siamo sempre schiaffati con violenza dentro a un mondo con un setting politico e tecnologico complesso, che dobbiamo dedurre da soli seguendo con scrupolosa attenzione interazioni anche sin troppo realistiche tra personaggi, che vedono interrotta la loro routine dall'avvenimento che dà il via a tutta la vicenda.  «Linee di dialogo come "ti amo" non vanno bene. È meglio "perché non mi guardi?", "ti sto dicendo di guardarmi!" e così via. [...] Anche senza spiegazioni verbali, i sentimenti dei personaggi possono essere compresi» diceva Tomino3 qualche anno prima. Niente spiegazioni, ma anche niente voce narrante, niente flashback, niente facilitazioni, insomma niente di niente: la storia parte idealmente dando tutto "per scontato", come se chi guarda conoscesse il mondo di cui si parla come gli attori della storia. È un modo di raccontare d'altri tempi, unico ed elegante che oramai solo questo regista adopera, e che incentiva enormemente una seconda visione per far combaciare sempre più pezzi del puzzle.  Queste cose si sanno: è inutile scoprire l'acqua calda oggi, magari come fa quella generazione moderna che ha conosciuto Gundam con la hit mega-commerciale Mobile Suit Gundam SEED (2002). Nessuno però, neanche dei suoi fan storici, si aspettava COSÌ TANTA carne al fuoco in soli 26 episodi, in quella che è comunque la più breve serie televisiva gundamica mai vista. Chi si ricorda Mobile Suit Z Gundam (1985), con le sue 50 puntate di intrighi politici e milioni di fazioni e personaggi? Reconguista è Z Gundam in piccolo (o, da un altro punto di vista, ancora più in grande), ANCORA PIÙ intricato, ma con tutto racchiuso in metà dello spazio. Con Reconguista si sfondano limiti che nessuno aveva mai avuto il coraggio di superare, e penso che sintetizzarlo con alcuni numeri precisi, che diano perfettamente l'idea di ciò di cui si parla, sia illuminante: in questa storia di guerra lottano QUATTRO Stati, ciascuno diviso in due gruppi (idealmente uno moderato e l'altro bellicoso, a seconda dei propri ideali) per un totale di OTTO fazioni. Nel corso dell'avventura, quindi, in cui Bellri e il gruppo piratesco dell'astronave Megafauna viaggiano nello spazio alla scoperta dei segreti di Venus Globe, dei piani della Reconguista di Towasanga e di quelli oscuri di Cumpa Rusita (capo dell'esercito di Capital), avremo modo di seguire le macchinazioni politiche e militari di ben otto parti in causa. Ognuna appare di punto in bianco con poca presentazione (sta a noi dare un senso a tutto ascoltando i dialoghi-chiave, no?), si allea con un'altra per perseguire i propri scopi e poi è pronta ad abbandonarla dopo aver cambiato idea, per intrecciare i rapporti con la prossima e combattere con quelli che erano i precedenti amici. In questo modo, nel corso della trama, quasi tutte le parti in gioco si alleeranno e riaffronteranno con tutte le altre almeno una volta, a seconda di come gira il vento, in quello che si rivelerà un grottesco, incomprensibile "tutti contro tutti", tant'è che non saranno poche le volte in cui vedremo personaggi fondamentali della vicenda arricchire l'equipaggio della nave che era loro nemica fino a 20 minuti prima, salvo tornare sui propri passi magari la puntata dopo, in una eterna ragnatela di collaborazioni fulminee che si sciolgono come neve al sole, nate per mandare avanti una trama caoticissima che a un certo punto - non scherzo, sono amaramente serio - fa dimenticare gli scopi per cui parecchi di loro combattono, contribuendo alla sensazione di smarrimento e di essere sballottati ovunque da una sceneggiatura schizofrenica che impedisce di immedesimarsi con chiunque.


Raccontare bene le vicende e le motivazioni di così tanti personaggi e fazioni in appena 26 episodi è impresa semplicemente impossibile, e quel che è peggio è che ai problemi già discussi bisogna aggiungerne anche altri, sempre più grossi. Vogliamo parlare dell'enormità di Mobile Suit sempre più potenti che continuano ad apparire dal nulla, il cui possesso è dato a intendere o affidato a una frasetta buttata lì? Nelle fasi finali c'è da ridere per l'imbarazzante quantità di unità robotiche mai viste prima e che sono usate nelle battaglie conclusive. Vogliamo parlare dello sterminato numero di terminologie tecnologiche che servono non sempre a capire la storia, ma anche solo a identificare le fazioni in campo e i loro rapporti (le numerosissime astronavi che trasportano i gruppi di personaggi, alcune dal nome impronunciabile)? Del sadismo di voler complicare ancora più le cose inserendo doppiogiochisti e traditori nei vari gruppi? Delle milioni di cose proprio MAI DETTE e lasciate al solo intuito, che da un momento all'altro rendono nemici mortali personaggi che prima erano amici o che - ridicolo anche solo scriverlo - cambiano completamente personalità ad alcuni attori, in base a processi mentali a volte accennati e a volte neanche quello? Poi vengono le mazzate finali: il setting politico, enorme e onnipresente, a cui danno forma sempre più precisa eterni scambi dialogici, allo stato pratico non serve quasi a nulla (che ripercussioni hanno tutte queste informazioni da apprendere? I Kuntala? Gondowan? La bizzarra forma della Crescent Ship e della Kashiba Mikoshi al suo interno? Zero assoluto); complica solo, e tanto, la comprensione di un intreccio che, di per sé e senza tutti quei gruppi, sarebbe anche abbastanza lineare, ma così "nascosto" rimane indecifrabile. L'enorme cast, poi, è semplicemente fuori luogo dato che molti dei suoi elementi sono comprimari del tutto trascurabili, messi lì solo per alimentare le battaglie o accrescere il caos mentale (compresi quelli in primissimo piano, anzi specialmente proprio quelli, tra i quali vale la pena citare i più vistosi e al contempo futili in assoluto, Raraiya Monday e Aida Surugan, praticamente quasi dei co-protagonisti visto che hanno lo stesso screentime di Bellri e dividono la scena con lui, eppure con qualche minimo accorgimento si potrebbe raccontare la trama rinunciando a loro in toto!).

Il regista, insomma, infarcisce la narrazione di attori inutili nella trama che parlano tantissimo, tanto da morire, aggiungendo di episodio in episodio tonnellate di dialoghi dalla non facile comprensione (racchiuse in frasi-chiave dette una sola volta, come al solito per il buon vecchio Tomino!), stracolmi di informazioni fondamentali per cogliere nella sua interezza un monolitico setting che alla fine pure non è necessario conoscere, che anzi non serve quasi a niente. Semplicemente terrificante (viene quasi da piangere sangue e applaudire il regista, che in effetti qualche anno prima profetizzava "non creerò mai un lavoro in cui si capirà la storia ascoltando i dialoghi"!4). Questi attori, inevitabilmente, plasmati sui soliti stereotipi-archetipi gundamici che ormai conoscono anche i sassi, sono tutti algidi e freddissimi e non ve ne è uno che ispiri un minimo di empatia o interesse visto che semplicemente non c'è tempo di dare loro colore con così tanta carne al fuoco da gestire. As usual, poi, i loro comportamenti e le loro reazioni psicologiche sono surreali e sopra le righe, anche perché loro per primi, come lo spettatore, sono in balia degli eventi, sballottati da una parte all'altra in una guerra semi-incomprensibile di cui non capiscono niente, quindi spesso e volentieri sembrano andare per i fatti loro o seguire a caso un disegno divino che non tiene conto di un'adeguata analisi comportamentale (sconvolgente la "reazione" di un tale personaggio nell'apprendere di un certo legame familiare con la persona di cui era fino a poco prima innamorato!). C'è da domandarselo? Ovvio che chi seguirà fino in fondo Reconguista non lo farà mai in quanto intrigato dalla storia: è impossibile trovare piacevole l'anime, visto che richiede un'attività mentale impegnativa (quasi da mal di testa!) e addirittura superiore alle prove del già citato Ikuhara per potersi destreggiare in quell'inarrestabile flusso di informazioni che spezzetta le battaglie, attività che non trova un'adeguata retribuzione visto il pathos inesistente del racconto. È più onesto dire che il motivo per guardare Reconguista è giusto per il gusto della sfida, di riuscire a seguire il più possibile una serie così tristemente famigerata senza perdersi. I posteri forse condanneranno con inclemenza il lavoro, dandogli la colpa di essere la prima serie televisiva di un buon numero di episodi interamente scritta in solitario da Tomino, dal primo al ventiseiesimo episodio, da lui che non è affatto uno sceneggiatore professionista e si è sempre contraddistinto per script farragginosi e pieni di salti logici, ma è indubbio che, anche se sicuramente il "merito" di un simile caos spetta in primis alle sue limitate capacità, dubito si sarebbe potuto migliorare chissà quanto le cose con un altro al suo posto, tenendo per buona la complessità disumana della storia e il limitato numero di episodi a disposizione.

Spiace davvero che il testamento artistico del regista sia rappresentato (nello stesso anno in cui Hayao Miyazaki e Isao Takahata chiudono la loro carriera con due ottimi lungometraggi) da questo deludente Reconguista, che rimpiazza così l'ottimo ∀ Gundam come capitolo conclusivo dell'epopea tominiana, anche perché di elementi pregevoli, seppur oscurati dal caos, avrebbe anche da offrirne. Parte benissimo, con tre episodi eleganti che da soli annientano il precedente, superficiale Mobile Suit Gundam AGE (2011) rendendo addirittura interessante l'incipit; offre, come nelle ultime produzioni del regista e nonostante le atmosfere serie e i morti, una simpatica vena solare rappresentata da eyecatch esilaranti, ending "burlona", preview strafottente ("se non guardi il prossimo episodio non capirai niente della storia!"), Mobile Suit tra i più brutti e ridicoli di ogni tempo (compreso il Gundam protagonista dalle orecchie a coniglio!) e un un eroe insolitamente allegro e simpatico, perennemente di buon umore, lontano anni luce dai classici Tomino heroes cinici e introversi che odiano gli adulti (e anche dall'antipatica buffoneria di un Judau Ashta). In aggiunta, Tomino è anche geniale nel criticare l'Era Spaziale in un modo tale che certe considerazioni dei suoi personaggi assumono valenza meta-testuale verso la dubbia coerenza della linea temporale classica, data dall'eccessiva mungitura operata negli anni da Bandai (il finale pieno di comprensione e speranze pacifiste di Mobile Suit Gundam Unicorn, il cui OVA finale esce pochi mesi prima dell'inizio della serie, è praticamente ridicolizzato subito, quando si dice che in quell'epoca e fino alla fine l'uomo continuerà a ripetere gli stessi errori finendo quasi con l'autodistuggersi, decretando il totale fallimento dei Newtype). Il setting politico e tecnologico, anche se una sua buona metà non serve a nulla e rende solo più confusionario tutto, è estremamente interessante e ben sviluppato (aiutano ancora di più gli approfondimenti usciti su riviste di settore che invito a leggere5). Infine, tecnicamente bisognerebbe aprire un capitolo a parte: Reconguista, con le sue animazioni di livello mediamente elevato, mantenute per buona parte della sua durata (fantastici il primo e gli ultimi episodi), i colori caldi e saturissimi e il design enormemente espressivo e ispirato (e per nulla modaiolo) di Kenichi Yoshida, probabilmente il migliore mai uscito dal suo pennino (e pazienza se sprecato per un cast così freddo) e che riflette il suo entusiasmo di poter tornare a lavorare con Tomino dopo Overman King Gainer (2002), serie che ha adorato6, visivamente fa la sua porca figura. Quanto potenziale buttato! La storia, nel suo scheletro, non sarebbe poi affatto male (molto bella l'idea di più fazioni che si scannano per poter essere gli unici a godere delle straordinarie tecnologie di un'epoca remota che noi appassionati di Gundam conosciamo bene, e non mancano neanche alcuni momenti memorabili come la battaglia spaziale "oceanica" di Venus Globe o lo scontro con il Mobile Armor Yggdrasill), ma sviluppata in modo così poco emozionale, così denso di informazioni superflue/confusionarie e con così tanti personaggi-ghiacciolo, è solo una delusione.


Tomino cosa dice? Prima, che il suo lavoro è rivolto ai figli (in età pre-scolare o adolescenti?) di chi ha visto il primissimo Mobile Suit Gundam (nonostante la serie sia trasmessa alle 2 di notte), e che il messaggio che vuole dare lo capiranno solo loro7. Fortemente influenzato dal Disastro di Fukushima nella creazione di Reconguista8, vuole sfruttare il medium del cartone animato per dire ai ragazzi che gli adulti non sono in grado di risolvere i problemi che essi stessi creano9, che le nuove generazioni sono le uniche che possono evitare di compiere gli stessi errori dei loro genitori10 (per questo neanche prova a rivolgersi a questi ultimi, non li ritiene proprio in grado di cambiare mentalità oltre i 30 anni), e che spera l'anime possa far riflettere loro sui problemi che li aspetteranno in futuro, quando dovranno fare i conti con la penuria di risorse energetiche11. Insomma, un aggiornamento degli elementi narrativi e filosofici del cortometraggio Ring of Gundam (2009), con idee assolutamente non di poco conto riprese, ancora una volta dopo ∀ Gundam, dal mai troppo criminalmente trascurato Blue Gale Xabungle del 1982 (praticamente quelle principali, ossia il pianeta arretrato e distrutto governato da un'unica fazione con l'ausilio di tecnologie del passato, la storia del tabù tecnologico da non infrangere mai che rievoca la "regola dei tre giorni" degli Innocent, e addirittura il setting è molto simile, con la civiltà "avanzata" che vive nello spazio). Il mecha designer Akira Yasuda aggiungerà pure, nei primissimi tempi di uscita della serie, che l'entusiasmo che vi profuso dentro Tomino è enorme, addirittura più che in ∀ Gundam12. Tuttavia, una decina di puntate (e settimane) dopo, Tomino ammette per la prima volta che non ha saputo cogliere i problemi di script perché non ha voluto leggere i commenti degli spettatori (temeva di non essere più in grado di lavorare serenamente se teneva conto dei gusti delle persone13). Poi, si rimangerà tutto dicendo che è soddisfatto del risultato e che ha saputo (!) di bambini delle elementari che hanno capito bene la storia (!!)14. E poi cos'altro? Verso le fasi conclusive della storia, accetterà il fatto che Reconguista non lo ha capito quasi nessuno e si scuserà del risultato15, aggiungendo che ha subito perso interesse per uno dei personaggi principali (e questo ha avuto ripercussioni sul suo "impegno" nella sceneggiatura) sin dalle primissime fasi, per colpa di dissapori con il resto dello staff sul fatto che quell'attore voleva mostrarlo andare a letto con una persona molto più adulta di lui16. Finita la serie, prima il regista sfotterà tutti per l'ennesima volta, ammettendo sfrontatamente che quasi tutte le cose incomprensibili sono tali perché così le ha volute17 e che bisogna focalizzarsi sulla trama più che sugli elementi di contorno (che rappresentano il 90% della storia), e infine, per concludere davvero in bellezza, colmo del colmo, rivelerà cinque mesi dopo la conclusione, scioccando davvero tutti (compreso il produttore,  Naohiro Ogata), che Reconguista è ambientato non prima di ∀ Gundam (come sempre scritto sul merchandise ufficiale e lasciato intendere fino a quel momento nell'anime), ma circa 500 anni dopo18. Che dire, Tomino prigioniero del suo personaggio eccentrico e provocatore fino alla fine, peccato che prese in giro di tale portata si confacciano maggiormente a serie riuscite che a progetti così ambiziosi e così deludenti come Reconguista. Purtroppo è andata così, e dubito altamente, per quanto ne dicano lui e Urobuchi, che la sensazione di caos e smarrimento sia una provocazione artisticamente voluta per spiegare ai bambini che non bisogna fidarsi delle guerre e dei disastri provocati dagli adulti, interessati a creare altri problemi ancora invece di cercare soluzioni concrete.

Si può solo sperare che l'annunciato film riassuntivo che Tomino girerà sulla serie riuscirà nel miracolo, quasi impossibile, di eliminare tutto ciò che c'è di inutile nella vicenda (mezzo cast, quasi tutto l'apparato politico e tecnologico, svariate fazioni in guerra), preservando il soggetto che, preso a sé, duro e puro, avrebbe anche qualcosa da dire. Si può quantomeno sperare in un qualche supporto da parte di Bandai, anche dal momento che, nonostante tutti i suoi macroscopici problemi, Reconguista non sarà affatto un flop commerciale: basso share dell'1.80%19, ma vendita di Gunpla non fallimentare (modesta sì20) e più che soddisfacenti vendite di DVD/BD21. Ci vogliamo credere?

Voto: 5,5 su 10

PREQUEL
Mobile Suit Gundam: The Origin (2015-2016; serie OVA)
Mobile Suit Gundam (1979-1980; TV)
Mobile Suit Gundam The Movie I (1981; film)
Mobile Suit Gundam The Movie II: Soldati del dolore (1981; film)
Mobile Suit Gundam The Movie III: Incontro nello spazio (1982; film)
Mobile Suit Gundam MS IGLOO 2: The Gravity Front (2008-2009; serie OVA)
Mobile Suit Gundam MS IGLOO: The Hidden One-Year War (2004; corti)
Mobile Suit Gundam Thunderbolt (2015-2016; serie ONA)
Mobile Suit Gundam Thunderbolt: December Sky (2016; film)
Mobile Suit Gundam MS IGLOO: Apocalypse 0079 (2006; serie OVA)
Mobile Suit Gundam 0080: War in the Pocket (1989; serie OVA)
Mobile Suit Gundam: The 08TH MS Team (1996-1999; serie OVA)
Gundam Evolve../ 11 RB-79 Ball (2005; OVA)
Mobile Suit Gundam 0083: L'ultima scintilla di Zeon (1992; film)
Mobile Suit Z Gundam (1985-1986; TV)
Gundam Evolve../ 12 RMS-099 Rick Dias (2005; OVA)
Gundam Neo Experience 0087: Green Divers (2001; corto)
Mobile Suit Gundam ZZ (1986-1987; TV)
Mobile Suit Gundam: Il contrattacco di Char (1988; film)
Mobile Suit Gundam Unicorn (2010-2014; serie OVA)
Mobile Suit Gundam Unicorn RE:0096 (2016; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn: One of Seventy Two (2013; corto)
Mobile Suit Gundam F91 (1991; film)
∀ Gundam I: Earth Light (2002; film)
∀ Gundam II: Moonlight Butterfly (2002; film)

SIDE-STORY
Gundam: Reconguista in G - From the Past to the Future (2016; corto)


FONTI
1 Sito web, "Anime News Network", alla pagina http://www.animenewsnetwork.com/interest/2014-10-22/toshio-okada-rips-apart-gundam-reconguista/.80151
2 Intervista a Gen Urobuchi pubblicata sulla rivista giapponese Type-Moon Ace n. 10 dell'agosto 2015, tradotta in inglese alla pagina http://pastebin.com/4R2a6SCn
3 Intervista a Yoshiyuki Tomino proveniente dal secondo DVD americano di "The Wings of Rean", trascritta su 4chan alla pagina http://boards.4chan.org/m/thread/14446408/the-wings-of-rean-tomino-interview-part-2
4 Come sopra
5 Uno di essi: setting politico (http://www.pluschan.com/index.php?/topic/4115-gundam-reconguista-in-g-aka-tominos-counterattack/?p=316715), tradotto in italiano su Pluschan. A opera di un fan giapponese, invece, l'utilissima mappa delle alleanze e dei rapporti tra le forze in campo (https://i.imgur.com/UbN6qNE.png, rintracciabile nella sua pagina ufficiale http://www.pixiv.net/member.php?id=1375536). Ringrazio l'utente Bunshichi per quest'ultima
6 Servizio su Reconguista (comprensivo di interviste a Tomino e a Kenichi Yoshida) andato in onda sulla TV francese Nolife, riassunto in inglese alla pagina https://nekketsunikki.wordpress.com/2015/08/16/nolifes-tomino-and-yoshida-g-reco-interview/
7 Presentazione ufficiale della serie, tradotta in inglese sul blog Kitakubo.http://www.kitakubu.co/2014/03/tomino-reconguista-is-not-for-the-uc-fans-but-for-children/. Confermato da un'intervista della rivista Spa! a Tomino riassunta in inglese alla pagina web http://en.rocketnews24.com/2014/08/29/gundam-creator-isnt-making-his-new-tv-series-for-you-doesnt-care-if-you-dont-like-it/
8 Pagina web, http://en.rocketnews24.com/2014/08/29/gundam-creator-isnt-making-his-new-tv-series-for-you-doesnt-care-if-you-dont-like-it/
9 Come sopra
10 Intervista a Tomino risalente alla Gundam Exhibition del 2014, tradotta in inglese alla pagina http://pastebin.com/N4LhzhFY
11 Vedere punto 8
12 È detto in una serata di presentazione della serie con i suoi creatori, che si è svolta a Tokyo il 5 settembre 2014. Riassunta in inglese alla pagina http://en.gundam.info/topics/white/36530
13 Sito web, "Anime News Network", alla pagina http://www.animenewsnetwork.com/interest/2014-11-27/gundam-yoshiyuki-tomino-shares-thoughts-on-working-with-attack-on-titan-tetsuro-araki/.81398
14 Serata in compagnia dei creatori della serie, svoltasi il 28 dicembre 2014. Riassunta in inglese alla pagina http://en.gundam.info/topics/white/40513
15 Intervista a Yoshiyuki Tomino pubblicata sul Perfect Pack Book uscito in allegato a Gundam ACE di aprile 2015, pubblicata sul sito giapponese Yaraon e tradotta in inglese su Anime News Network alla pagina http://www.animenewsnetwork.com/interest/2015-04-24/yoshiyuki-tomino-admits-story-problems-in-gundam-reconguista/.87449
16 Altra intervista a Tomino riportata su Yaraon e tradotta in italiano su Pluschan alla pagina http://www.pluschan.com/index.php?/topic/4115-gundam-reconguista-in-g-aka-tominos-counterattack/?p=341641
17 Sessione di domande e risposte a Tomino trascritte e pubblicate sulla pagina web (giapponese) http://gundamcafe.blog.fc2.com/blog-entry-1885.html. La traduzione di alcune è pubblicata su Pluschan alla pagina http://www.pluschan.com/index.php?/topic/4115-gundam-reconguista-in-g-aka-tominos-counterattack/?p=344967. Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit) sulla stessa pagina di Pluschan scrive: "Ho cominciato a leggerle un po', ma non serve arrivare fino in fondo. Reconguista è trolling di alto livello. Ci sono un sacco di domande sul contesto della storia (e perché Ameria fa questo, e perché Cumpa fa quello), e le risposte di Tomino sono tutte sul tenore 'ma che ne so?' "
18 Conversazione tra Tomino e Naohiro Nagata avvenuta in un Gundam Cafè il 27 agosto 2015, riassunta in inglese alla pagina https://nekketsunikki.wordpress.com/2015/08/27/tomino-said-g-reco-takes-place-around-500-years-after-turn-a/
19 Pubblicato in un post nel forum Pluschan (http://www.pluschan.com/index.php?/topic/3610-mobile-suit-gundam-the-origin-the-animation/?p=373888). La fonte è sconosciuta ma il dato è piuttosto attendibile, visto che tutti gli altri share pubblicati insieme a lui (delle altre serie gundamiche) sono tutti veri, ufficiali e ben conosciuti e letti altrove
20 Consulenza di Garion-Oh
21 Come sopra

lunedì 25 luglio 2016

Recensione: Mobile Suit Gundam Thunderbolt - December Sky

MOBILE SUIT GUNDAM THUNDERBOLT: DECEMEBER SKY
Titolo originale: Kidō Senshi Gundam Thunderbolt - December Sky
Regia: Kou Matsuo
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Yasuo Ohtagaki)
Sceneggiatura: Kou Matsuo
Character Design: Hirotoshi Takaya
Mechanical Design: Hajime Katoki, Morifumi Naka, Seiichi Nakatani
Musiche: Naruyoshi Kikuchi
Studio: Sunrise
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 69 min. circa)
Anno di uscita: 2016



Era Spaziale, dicembre 0079. La Guerra Di Un Anno si combatte ovunque, anche nell'oscuro settore spaziale Thunderbolt dall'alto valore strategico, invaso dai detriti fluttuanti di Side 4 e attraversato da perturbazioni atmosferiche. In esso si affrontano due straordinari piloti di Mobile Suit: il federale Io Fleming e il cecchino zeoniano Daryl Lorenz, entrambi letali e pericolosissimi. La loro rivalità e l'eccezionale bravura li porteranno a guidare modelli sperimentali del Gundam e dello Zaku tra i più formidabili si siano mai visti...

Più passa il tempo, e più studi d'animazione e produttori si ingegnano nell'inventare nuovi modi di spremere il portafoglio dei fan, rilasciando un numero crescente e (apparentemente) inesauribile di prodotti collaterali di serie di successo che tentano di rivendere la stessa minestra a prezzo pieno. Sunrise non è la prima e non sarà certo l'ultima a perpetrare certe operazioni commerciali discutibili, ma è indubbio che negli ultimi anni ha fatto anche lei la sua parte nell'opera di mungere in modo francamente eccessivo. Anche volendo evitare di parlare (e non si sa per quale ragione bisognerebbe andarci teneri) dei filmoni cinematografici riassuntivi e delle Special Edition che sintetizzano serie TV od OVA con un po' di animazione inedita, risalenti agli anni '80, prodotte queste ultime ossessivamente fino ad oggi e che alla fine riguardano quasi ogni serie di Gundam, non si può non guardare con una punta di imbarazzo prodotti come i due Mobile Suit Gundam SEED e SEED Destiny HD Remaster, ritrasmissioni in alta definizione (e video croppato) delle omonime serie televisive del 2002 e del 2004, con fotogrammi qua e là ridisegnati e qualche minimale aggiunta di animazione (ma visto che sono praticamente la stessa identica cosa dell'originale, trovo inutile anche solo pensare di commentarli o definirli una cosa a parte); oppure si può parlare del caso in questione, di questo Mobile Suit Gundam Thunderbolt - December Sky, che fa il paio con Mobile Suit Gundam Unicorn RE:0096, trasmesso in contemporanea in televisione: entrambi non riassunti, bensì il letterale "incollamento" di 4 ONA e 7 OVA in un formato animato diverso, rispettivamente per creare un film da mandare in alcuni cinema e una serie televisiva. Extra quasi inesistenti, guadagni (buonissimi ma non eclatanti come quelli di un Mobile Suit Gundam - The Origin, però, circa 25.000 copie di DVD/BD1) però, te nuova popolarità sicuri. Avvilente.

Ritengo inutile rianalizzare anche in questa occasione il "fenomeno" di Gundam Thunderbolt (2012), manga orribile dalle grandi vendite in Giappone, il cui primo arco narrativo è trasposto a regola d'arte (per quello che può servire) nella omonima miniserie web del 2015: i motivi del perché l'esistenza di una tale storia sia a mio parere inaccettabile nel mondo di Yoshiyuki Tomino sono ben noti e posso solo invitare a rileggere la relativa recensione. In questa, commento solo questo "film", e il risultato, per ovvie ragioni, non può che essere identico visto che parliamo della stessa produzione. Le differenze vertono solamente sui contenuti aggiuntivi che fanno di December Sky, a leggere la presentazione ufficiale2, una Director's Cut (che termine altisonante!) con un po' di animazione inedita.


In verità, di sequenze create ad hoc ce ne sono davvero ben poche. Il combattimento "finale" (tra virgolette perché nel fumetto originale ce ne saranno ovviamente ancora) tra Io e Daryl, visto nell'episodio 4, è allungato di un minuto scarso, e negli ultimi 120 secondi del film c'è un epilogo che mostra, in modo veloce e affrettato (condensando in così poco tempo quasi metà del volume 4 del manga!), senza dialoghi ma con accompagnamento musicale, qual è il destino dei sopravvissuti federali catturati e imprigionati nell'astronave zeoniana e la battaglia finale della Guerra Di Un Anno, in modo da collegare la storia al finale di Mobile Suit Gundam (1979) e creare i presupposti per il salto temporale che avverrà dopo nella trama del fumetto. Dopo i titoli di coda troviamo quindi una sequenza di circa mezzo minuto che fa da preludio agli sviluppi narrativi successivi (ovvio che, se non ci sarà un seguito animato, saranno spunti buttati lì inutilmente), concernente gli usi futuri che faranno i zeoniani della tecnologia Psycommu sviluppata nel settore Thunderbolt. Non c'è altro da aggiungere.

Voto: 5 su 10

PREQUEL
Mobile Suit Gundam: The Origin (2015-2016; serie OVA)
Mobile Suit Gundam (1979; serie TV)

SEQUEL
Mobile Suit Gundam: The 08TH MS Team (1996-1999; serie OVA)
Gundam Evolve../ 11 RB-79 Ball (2005; OVA)
Mobile Suit Z Gundam (1985-1986; TV)
Gundam Neo Experience 0087: Green Divers (2001; corto)
Mobile Suit Gundam ZZ (1986-1987; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn (2010-2014; serie OVA)
Mobile Suit Gundam Unicorn RE:0096 (2016; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn: One of Seventy Two (2013; corto)
Mobile Suit Gundam F91 (1991; film)
∀ Gundam II: Moonlight Butterfly (2002; film)
Gundam: Reconguista in G (2014-2015; TV)
Gundam: Reconguista in G - From the Past to the Future (2016; corto)


FONTI
1 Dati di vendita degli incassi DVD/BD pubblicati sulla pagina web http://www.animeclick.it/news/57955-blu-ray-e-dvd-anime-la-classifica-in-giappone-al-2182016
2 Sito web, "Crunchyroll", pagina http://www.crunchyroll.com/anime-news/2016/04/21-1/gundam-thunderbolt-directors-cut-edition-to-get-theatrical-screenings-on-june-25

lunedì 18 luglio 2016

Recensione: Ushio e Tora

USHIO E TORA
Titolo originale: Ushio to Tora
Regia: Satoshi Nishimura
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Kazuhiro Fujita)
Sceneggiatura: Kazuhiro Fujita, Toshiki Inoue
Character Design: Tomoko Mori
Musiche: Eishi Segawa
Studio: MAPPA, Studio VOLN
Formato: serie televisiva di 39 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 2015 - 2016


Ushio Aotsuki è un ragazzino di 14 anni, figlio del bonzo di un tempo buddista, coraggioso ed energico, incline alla rissa ma buono e generoso. Un giorno rinviene, nei sotterranei della sua casa, un possente e spaventoso demone, vivo, infilzato al muro per secoli da una misteriosa lancia. L'arma è la Lancia della Bestia, in grado di uccidere gli youkai, e il mostro viene ribattezzato Tora per le sue sembianze da tigre. Finendo, con modalità rocambolesche, per estrarre l'oggetto e liberare così Tora, Ushio accetterà il suo fato: diverrà il nuovo possessore dell'arma e con essa e l'aiuto del suo mostruoso alleato comincerà una guerra contro tutti i demoni più aggressivi del Giappone che mettono a rischio, mangiando o attaccando l'uomo, la millenaria convivenza pacifica e nascosta tra umani e youkai. Oltre alla Lancia e a Tora, nel corso delle sue avventure il ragazzo recluterà sempre più alleati, che lo aiuteranno nella battaglia contro il nemico più terrificante che minaccia l'intera razza umana: L'Essere Dalla Maschera Bianca. Nel corso delle sue peregrinazioni, Ushio apprenderà moltissime rivelazioni che non solo sconvolgeranno la sua vita privata, non solo metteranno  a rischio la sua anima, sempre più risucchiata dalla Lancia mano a mano che ne sfrutta il potere, ma faranno anche luce su crudeli storie lunghe migliaia di anni...

Trenta milioni di copie vendute in Giappone1 pongono meritatamente Ushio e Tora (1990) nella lista dei manga più venduti di tutti i tempi in madrepatria. Sarebbe comunque riduttivo pensare al Battle Shounen di Kazuhiro Fujita come un qualsiasi generico fumetto di azione e mazzate ignoranti, al livello di un qualsiasi clone di Dragon Ball (1984) o One Piece (1997). Chi ha avuto modo di leggerlo, negli anni '90 nell'ormai vetusta (e semi-disintegrata) edizione italiana a cura di Star Comics piena di problemi di impaginazione, questo lo sa fin troppo bene: Ushio e Tora è stato, ed è tutt'ora probabilmente, il picco massimo raggiunto dalla letteratura disegnata e disimpegnata per ragazzi, senza se e senza ma, più di qualsiasi altro concorrente dalle vendite milionarie, più di un qualsiasi Ken il guerriero (1983) o di un MPD Psycho (1997) che per molti sono gli Shounen definitivi, viste le tematiche mature che li rendono pienamente apprezzabili anche dagli adulti.

Il capolavoro di Fujita frulla, in un calderone pazzesco, avventura, horror, comico, splatter e gore e il risultato è addirittura superlativo e a prova di qualsiasi critica. Col suo tratto di disegno sporco ma ricco di particolari che rende i momenti orrorifici e i mostri realmente inquietanti, con una vena umoristica demenziale che stempera, mediante brevi siparietti ricorrenti, la violenza rappresentata (spesso estrema, con occhi strappati, cervelli succhiati direttamente dall'orecchio, squartamenti vari, etc.), senza per questo rendere buffonesche le atmosfere, e, per finire (ma questo è il punto più importante), con una indovinata capacità di creare personaggi e creature mirabilmente caratterizzati in background e caratterizzazione psicologica, legati da rapporti interpersonali profondi grazie a dialoghi spontanei ed emozionali e trovate poetiche, Fujita scrive e disegna, nell'arco di sette anni di serializzazione, la storia di amicizia davvero definitiva; piena, strapiena di momenti epici e commoventi che ancora si fanno ricordare a distanza di decenni. L'orrore, l'azione e l'iperviolenza fanno solo da cornice a una storia memorabile che è fondamentalmente di crescita, in cui sotto i riflettori non contano affatto i meri combattimenti (posti davvero sullo sfondo e brevissimi, quasi del tutto privi di tecniche di combattimento, power up, etc.) ma l'evoluzione del rapporto tra il generoso scavezzacollo Ushio e l'egoista Tora, che disprezza gli umani e sta appresso al ragazzo solo per poterlo mangiare alla prima occasione (in cui sarà distratto e non potrà difendersi con la Lancia), ma col tempo, scoprendo i lati positivi del suo "padrone", inizia a sviluppare una sempre più marcata umanità. Scontri sempre più disperati con mostri (provenienti non solo dalla ricca "fauna" shintoista, ma anche originalissimi e inventati di sana pianta dall'autore), dolorose perdite di amici lungo il corso di numerose saghe e rivelazioni scioccanti porteranno Ushio a stringere un rapporto di cameratismo unico con il suo inseparabile partner, ma anche con un altissimo numero di comprimari, che siano umani e youkai, tutti pronti a fare la loro parte nello scontro finale contro l'Essere Dalla Maschera Bianca, il più bello di sempre, lungo, corale, apocalittico, che dà un senso e si lega a praticamente tutte le numerose vicende e sottotrame viste nei 33 tankobon, comprese quelle che sembravano riempitivi. Bellissimi non sono solo i due eroi che danno il titolo al manga, non solo molti degli alleati e avversari, ma anche lo stesso, gigantesco e minaccioso Essere Dalla Maschera Bianca: villain fisicamente terrificante (i suoi occhi, il suo ghigno... brrr), ma che nelle fasi finali riesce pure a ritagliarsi un momento di pietà per le motivazioni della sua cattiveria e l'unico, impossibile desiderio di tutta la sua esistenza. Mi rendo conto che a usare una tale sfilza di superlativi chi scrive passa solo per un fan esagerato, ma penso sia impossibile che chi come me si è letto il manga all'epoca possa discordare.


In animazione, Ushio e Tora non ha proprio fortuna. Tra il 1992 e il 1993 escono, sia in Giappone che in Italia (Yamato Video), 11 OVA, di cui 10 che traspongono i primi volumi del manga (aggiungendo pure filler, cosa inconcepibile vista la mole di avventure da trasporre e per di più nel mercato a pagamento dell'home video) e uno comico Super-Deformed. Le scarse vendite (mi sembra palese) chiudono subito il discorso. È un po' lo stesso destino de Le bizzarre avventure di JoJo (1986), anche lui passato attraverso impossibili miniserie OVA chiuse dopo poco, e sempre negli stessi anni. Con JoJo, però, sappiamo com'è andata a finire dal 2012 a oggi. Ushio e Tora, di cui è annunciata una serie TV nel 2015 addirittura co-sceneggiata dall'autore originale in persona, sembra quasi presagire un'altra "rivincita" come il manga di Hirohiko Araki, ma le cose purtroppo non andranno affatto così e il voto finale, comunque di tutto rispetto, non è neanche paragonabile al Perfect Score che l'anime avrebbe rimediato con una facilità disarmante se solo fosse stato davvero una trasposizione perfetta.

Diciamolo subito e fuori dai denti: 39 episodi per adattare 33 tankobon sono una mirabile sciocchezza. Ne servivano il doppio, e qualche altra decina in più. La trasposizione, che riassume tutta la storia eliminando metà del materiale (compresi "riempitivi" bellissimi come la vicenda della Nebbia Assassina, di Nirvana della guerra civile dei mostri di Toono e un po' tutte le brevi vicende comiche), trattando frettolosamente quello che rimane (con grave danno al pathos e alla caratterizzazione dei personaggi e dei loro rapporti, pensiamo a quanto vengono ridimensionati il papà di Ushio, le Bestie del Vento, i mostri di Toono e molti nemici) e sfoltendo il cast originale da tantissimi attori che non andavano dimenticati, ha l'unico, davvero unico merito concreto di creare in Italia (!) un clima di interesse attorno al titolo, che si concretizzerà nel novembre 2016 in una nuova, doverosa edizione del manga che tardava da sin troppo tempo (in Giappone invece il gradimento sarà nullo e DVD e BD non venderanno niente, circa 1.600 copie a disco2). In aggiunta, scioccante la totale rimozione della patina pulp/splatter (d'altro canto era prevedibile, vista la destinazione televisiva), e malissimo il povero budget stanziato per l'opera, forse anche per la concreta impossibilità di animare a regola d'arte i dettagliati disegni di Fujita senza richiedere un'enormità di denaro: al di là di un primo episodio realizzato davvero molto bene, gli altri 38 sono dati solo da animazioni essenziali, linee cinetiche ovunque per suggerire velocità e pannelli molto ben disegnati che ricreano le vignette del manga. Fa male vedere condensata così tanto e animata così poveramente una storia memorabile, addirittura malissimo apprendere che è stato lo stesso Fujita a impuntarsi con il titubante staff per eliminare più cose possibili e avere così la certezza di arrivare allo scontro tra Ushio e l'Essere Dalla Maschera Bianca, pensando che non avrebbe più avuto occasioni nella sua vita di poterlo vedere3.

La beffa maggiore, comunque, è che nonostante tutto Ushio e Tora è così perfetto in origine che funziona bene lo stesso anche così tremendamente impoverito. Anche se chi ha letto il manga potrà solo reputarlo un'enorme occasione mancata, i profani saranno ugualmente sedotti da una storia tenebrosa che ha il focus su personaggi ben caratterizzati (non importa se non tanto come su carta), momenti emozionali che fanno piangere e disegni bellissimi, tanto da far dimenticare l'assenza di animazioni.  Parliamo di un'opera fortemente story e character driven, la cui bellezza risiede tutta nella narrazione, nei rapporti del cast, nei numerosissimi misteri di cui è costellata la trama (riguardo a Tora, la Lancia e ovviamente L'Essere Dalla Maschera Bianca) e in tanti grandi momenti narrativi e lirici che non lasciano indifferenti. Il pubblico medio lo apprezzerà moltissimo lo stesso, se addirittura i lettori del manga proveranno comunque brividi di piacere nella resa perfetta delle atmosfere e del design del manga, aiutati anche da una colonna sonora epicheggiante e crepuscolare che sembra costruita a tavolino per commuovere, un lavoro di recitazione superbo (l'Essere Dalla Maschera Bianca ha una voce femminile e catacombale che fa quasi rizzare i capelli!) e due opening heavy decisamente esaltanti.


Pur con un risultato finale pieno di rammarichi vari, Ushio e Tora anime rimane comunque, con ogni probabilità, la migliore produzione horror di sempre, perché traspone con sufficienza (ma niente di più) il più bel manga mai scritto sull'argomento. Amarezza a non finire per come è avvenuto tutto questo, ma comunque rimane ai posteri un'opera che ha un suo vago perché se riuscirà a convincere gli spettatori, ammaliati dalla sua bellezza, a comprare poi il bellissimo fumetto in cui tutto il suo potenziale si esprime per davvero.

Voto: 8,5 su 10


FONTI
1 Pagina di Wikipedia contenente la lista di tutti i manga più venduti della Storia, disposti in ordine di successo e numero di volumi. https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_best-selling_manga
2 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
3 Intervista a Kazuhiro Fujita, tradotta sul forum Pluschan alla pagina http://www.pluschan.com/index.php?/topic/5146-ushio-tora-garion-comments-not-needed/?p=358446

lunedì 11 luglio 2016

Recensione: Mobile Battleship Nadesico

MOBILE BATTLESHIP NADESICO
Titolo originale: Kidō Senkan Nadesico
Regia: Tatsuo Sato
Soggetto: Hiroyuki Kawasaki, Satoru Akahori
Sceneggiatura: Hiroyuki Kawasaki, Satoru Akahori, Mamoru Konoe, Mitsuyasu Sakai, Naruhisa Arakawa, Shou Aikawa, Takeshi Shudo, Tatsuo Sato
Character Design: Kia Asamiya (originale), Keiji Gotoh
Mechanical Design: Mika Akitaka
Musiche: Takayuki Hattori
Studio: XEBEC
Formato: serie televisiva di 26 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di uscita: 1996 - 1997
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Dynit


Non si può parlare dell'animazione anni '90 senza dedicare uno spazio a Mobile Battleship Nadesico (1996), opera televisiva XEBEC che, pur non ottenendo un successo sfavillante e significativo nella Storia dell'animazione (ma comunque le fonti1 sono concordi su una buona popolarità generale, testimoniata anche dall'arrivo di videogiochi ufficiali, un fumetto iniziato poco dopo e un seguito filmico), ricoprirà una certa importanza col suo spirito otaku-citazionistico, rappresentando la prima, storica alternativa televisiva allo strapotere quasi monopolistico delle produzioni GAINAX.

Come da titolo, infatti (voluta fusione di Mobile Suit Gundam e La Corazzata Spaziale Yamato, i più famosi e influenti anime fantascientifici di sempre), Nadesico si fa conoscere, al suo tempo, come una simpatica presa in giro di stereotipi e archetipi dell'animazione, specialmente delle space opera e delle produzioni robotiche, annoverando del resto, nel suo staff, elementi provenienti da titoli AIC/Production Reed/Sunrise di indubbio spessore (gli sceneggiatori Shou Aikawa e Takeshi Shudo e il mecha designer Mika Akitaka). Lo spunto di partenza della sua trama, coerentemente con questo, non può che essere più derivativo e "classico" che mai. In un immancabile, lontano futuro, l'umanità è in guerra con le Lucertole di Giove, misteriosa razza aliena che attacca il nostro pianeta e le sue colonie con l'ausilio di potenti robot. Allo scopo di difendersi, l'Unione Terrestre e l'agenzia Nergal Heavy Industries concentrano le speranze di vittoria del genere umano sulla ND-001 Nadesico, vascello spaziale dotato delle più avveniristiche tecnologie e dei più potenti mecha, gli Estevalis, che sarà quindi mandato nello spazio a fronteggiare il nemico per cercare di conoscerlo meglio e smascherare i suoi obiettivi. Peccato che l'equipaggio della Nadesico, quasi tutto al femminile,  sarà formato, per qualche strano scherzo del destino, dai più strambi elementi, tra cui una svampitissima comandante, maniaci dei model kit, otaku, fujoshi, idol, doppiatrici di anime, compositori complessati di haiku e ogni altro strambo individuo. Da questo presupposto ha dunque inizio la storia, che giustamente, con le sue ambizioni comiche, aggiungerà variazioni sul tema di un certo peso, come il fatto che il governo terrestre cambierà idea (!) sulla Nadesico decidendo di muoverle guerra per catturarla e adoperarla per i suoi scopi, e quello del nemico che addirittura venera come una divinità un popolarissimo anime robotico terrestre, seguitissimo dall'eroe protagonista Akito Tenkawa (cuoco della Nadesico e pilota di Estevalis nei ritagli di tempo!).

Con la premessa simile di un equipaggio così pazzoide, di sviluppi narrativi così deliranti e battaglie robotiche ridotte davvero al lumicino per focalizzarsi sulla trama (pochi minuti ogni puntata, il minimo indispensabile proprio, ed è pure animato molto bene), Nadesico si fa apprezzare come un'allegra, demenziale commedia citazionista dai contorni rosa e mecha, dove tra uno scontro e l'altro l'indecisissimo (com'è ovvio) Akito si trova a essere sentimentalmente conteso da svariati comandanti/piloti/tecnici (ed è già preso in mezzo a un triangolo!) e protagonista di quotidiane disavventure legate a un qualche bizzarro avvenimento (contest di idol, gare di nuoto, etc.). Sarebbe comunque riduttivo ricondurre il lavoro XEBEC a un semplice harem romantico, vista la varietà di situazioni, omaggi e parodie di cui è infarcito e che garantiscono, al complesso, spesso una vena di follia comica vicina a Lamù la ragazza dello spazio (1978). A parte gli ovvi riferimenti a YamatoGundam, di citazioni e riferimenti non ne mancano neanche ad altre serie più o meno famose (Fortezza Super Dimensionale Macross e Patlabor le più facili da trovare), sempre ricondotte a idee o scene varie rielaborate nel contesto (ma c'è spazio anche per Star Trek, dal momento che le divise dell'equipaggio sono prelevate da The Next Generation, 19872). Nadesico è anche tra le prime produzioni televisive a contraddistinguersi per un'esaltazione dei feticci e dei rituali otaku: all'interno della nave, tecnici e piloti (quasi tutte ragazze bellissime e una loli, è chiaro) discutono animatamente di doppiaggio, action figure, merchandising, cosplay, roman album e serie animate e visionano eccitati il robotico più in voga del momento, Gekigangar III. Quest'ultimo assurge a elemento dalla duplice finalità: narrativa, con la sua forte importanza nella trama nello spiegare un elemento di contatto tra terrestri e gioviani che avrà grosse ripercussioni, e addirittura meta-narrativa, dal momento che questa parodia immaginaria di Getter Robot (1974) (disegnata oltretutto con uno geniale stile di disegno che richiama quello originale di Kazuo Komatsubara), ripropone tutti i cliché tipici del robotico settantino (il sacrificio per la pace del mondo, l'amicizia virile che lega i compagni, la mancanza di paura dei piloti, etc.), puntualmente commentati e rispettati dallo stesso Akito durante le sue battaglie a bordo degli Estevalis, in un divertito gioco di riflessione sulle caratteristiche del genere.


Fosse interamente retto su umorismo, romanticismo e avventure scanzonate e disimpegnate, Nadesico avrebbe tutti i numeri per ricordarsi come un lavoro comico di elevato livello, al di là dello sfondo sentimentale che non è mai davvero significativo o empatico. Purtroppo non è tutto oro quello che luccica e, anche se l'opera non lascia indifferenti nella sua visione, sono diversi i motivi per cui sopraggiungerà un probabile sconforto nelle fasi avanzate di storia. Nonostante il suo mood sempre solare e ironico, Nadesico non si risparmia, a lungo andare, drammoni e morti tragiche e inaspettate, irrealistiche e incompatibili col ritorno al faceto che subentra praticamente subito, e anche così gratuite e inutili da diventare stucchevoli. Allo stesso modo l'intreccio sci-fi, a partire da un certo punto per arrivare fino alla conclusione, inizia a essere troppo preponderante, complesso e confusionario, per legarsi in armonia coi siparietti, che vi si amalgano malissimo: tra Boson Jump, viaggi nel tempo e complicate teorie astrofisiche, a cui danno voce tonnellate di dialoghi inaccettabilmente verbosi, non si riesce davvero a capire cosa stanno pensando gli sceneggiatori, che si barcamenano tra serio e comico senza convincere in nessuno dei due campi. La storia è poi narrata male: se i frequenti stacchi tra una scena e l'altra, a volte anche notevoli, hanno un senso nel quid comico della storia, almeno nel frammentare le gag, non ne hanno invece nessuno nel registro ordinario, rendendo solo ulteriormente caotico seguire lo svolgersi degli eventi, tra flashback, fast forward, spiegazioni complesse, terminologie tecniche e addirittura grossi salti temporali. Nadesico ne esce così come un bizzarro ma non del tutto riuscito mix, con una storia interessante da raccontare ma troppo spostata sul versante comico per essere presa sul serio quando cerca di farlo, e di riflesso così cupa in più di un'occasione da combinarsi atrocemente con i tentativi di ritorno all'ironia.

C'è da recriminare anche sul come Nadesico convinca sul lato umoristico a fasi alterne, tra fasti degni della migliore Rumiko Takahashi (spassoso e indimenticabile il personaggio di Gai Daigoji) e altri penosi, fin troppi, dove le solite gag amorose vengono ripetute con stanchezza fino allo sfinimento (principalmente tutta la parte centrale e finale). Se tutto questo ancora non bastasse, ci pensa il finale a dare la mazzata conclusiva, tale da ridurre di un punto abbondante la valutazione: probabilmente pensando a una prossima stagione, o semplicemente all'idea di un franchise multimediale, XEBEC dà a Nadesico una conclusione del tutto aperta, lasciando per aria decine di sottotrame. L'appassionato non può che comprare e giocare a Martian Successor Nadesico: The Blank of 3 Years (1998) per SEGA Saturn per sapere come prosegue, all'unica condizione, però, che conosca il giapponese (tale videogioco non è mai uscito fuori dalla madrepatria). Ironicamente, lo stesso problema si presenterà poi, con gran ringraziamento da parte dei fan occidentali, col lungometraggio Il principe delle tenebre che esce nello stesso anno, serissimo e che abbandona del tutto le atmosfere ironiche della serie TV, diretto prosieguo del videogioco (che però non riepiloga minimamente) e che a sua volta si chiude in modo incompleto e con molte domande lasciate senza risposta, che trovano le spiegazioni in un altro gioco ancora sempre del 1998 e per Dreamcast, Martian Successor Nadesico: The Mission, anch'esso inedito in occidente. Forse non sarà un caso se il mangaka Kia Asamiya, creatore del design dei personaggi, al momento di riscrivere la storia nel manga ufficiale le darà tutto un altro indirizzo.


Nonostante questo, bisogna ammettere che gli screzi non intaccano significativamente il giudizio tutto sommato positivo sull'opera, che anche mancante di un finale ha il pregio di farsi guardare con piacere e intrattenere dignitosamente. Graficamente l'opera è davvero un bel vedere: può vantarsi di colori vivaci e disegni splendidi e definiti, che nel bene e nel male rappresentano nel migliore dei modi il modello grafico tipico degli anni '90 (capigliature lunghissime, occhi giganteschi e menti quadrati/triangolari a go go, insomma lo stile di Asamiya è rispettato perfettamente). Buone le musiche catchy, orecchiabilissima la opening rock You Get To Burning, e generalmente di buon livello le animazioni, anche se queste ultime, inizialmente impressionanti nei primi episodi, poi iniziano gradualmente a ridimensionarsi. Anche se ci si affeziona a ben pochi personaggi, le risate che in più di un'occasione Nadesico evoca sono spontanee (in Italia, poi, ulterioremente amplificate dal superlativo doppiaggio/adattamento a cura di Dynit, tra i migliori mai realizzati). La visione di Nadesico, insomma, ha un suo senso, e anche se parliamo di un anime assolutamente lontanissimo dalla perfezione, lascerà più di un motivo per farsi ricordare (a mio parere le favolose sequenze immaginarie di Gekigangar III, un omaggio al Super Robot anni '70 così riuscito da portare poi XEBEC, ironicamente, a tributargli addirittura un intero OVA celebrativo nel 1998).

Voto: 6,5 su 10

SEQUEL
Mobile Battleship Nadesico The Movie: Il principe delle tenebre (1998; film)

ALTRO
Gekigangar III (1998; OVA)


FONTI
1 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 260. Confermato da Animerica Anime & Manga Monthly (Vol. 8) n. 3 (Viz Media, 2000, pag. 6)
2 Intervista a Kia Asamiya pubblicata su Animerica (Vol. 8) n. 3, pag. 38

sabato 9 luglio 2016

Consigli per la lettura

Da un po' di tempo, come vi sarete accorti, nelle recensioni hanno iniziato a fare capolino, in calce ai documenti, le varie fonti utilizzate per indicare i retroscena di cui infarcisco più che volentieri gli scritti.
A qualcuno potrebbe interessare una panoramica generale su quali sono i saggi di riferimento principali sul mondo anime e manga?

Certo, per essere veloci basterebbe leggere quali sono i testi che cito più spesso, ma perché non fare un salto qui piuttosto?
Il blog Bokura no Kakumei nasce nel 2013 e lo ritengo uno dei migliori (insieme al mio ovviamente!) nella trattazione critica dell'argomento.
Il compagno di merende AkiraSakura ha fatto un lavoro impressionante nel commentare una masnada di testi usciti in italiano e in inglese: ci sono quasi tutti quelli che uso anche io, e altri ancora che non conosco e che magari utilizzerò in futuro.

Questo suo megapost merita pienamente, da parte di chi è interessato, la lettura.

lunedì 4 luglio 2016

Recensione: Arjuna la ragazza Terra

ARJUNA LA RAGAZZA TERRA
Titolo originale: Chikyū Shōjo Arjuna
Regia: Shoji Kawamori
Soggetto: Shoji Kawamori
Sceneggiatura: Shoji Kawamori, Hiroshi Ohnogi
Character Design: Takahiro Kishida
Musiche: Yoko Kanno
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 13 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2001


Penso sia ormai fondamentale, oggi, qualsiasi sia la propria ideologia politica (ma esistono ancora?), contribuire anche solo in piccolo alla salvaguardia del nostro pianeta. Non è una questione di banale ambientalismo "di parte" (come se questo dovesse essere prerogativa di una sola fazione politica), ma il doversi rendere conto che la Terra è stata effettivamente danneggiata in modo grave in appena due secoli di Rivoluzione Industriale che in miliardi di anni di esistenza. L'inquinamento e lo smog aumentano l'effetto serra, i disboscamenti distruggono l'ecosistema, la sovrappopolazione coincide con l'eccessivo sfruttamento delle terre coltivabili e, come ciliegina sulla torta, il modello economico più globalizzato al mondo si autolegittima al grido di: "consuma, consuma, consuma!" creando i presupposti per tutto questo e per ritardare il più possibile la ricerca di soluzioni alternative. Insomma, fiera delle banalità a parte, penso sia chiaro che parliamo non più di una problematica d'élite ma di un guaio enorme, con cui già adesso facciamo i conti e che riguarderà ancora più le future generazioni, e chi scrive sfrutta questa premessa per spiegare il come veda di buon occhio le opere artistiche che cercano di promuovere riflessioni atte a risvegliare la coscienza di un pubblico sempre più numeroso. Serve, però, chiarire dei punti.

Arjuna la ragazza Terra, serie TV del 2001, scritta e diretta da Shoji Kawamori, è enormemente ambiziosa fin dalle premesse (lo stesso regista ammette ancora oggi, nel 2016, che è uno dei suoi lavori più importanti in assoluto1). Per la prima produzione televisiva dello studio SATELIGHT, il papà di Macross vuole un'opera misticheggiante e introspettiva, che parli della vita e di cosa ci renda vivi, e lo fa raccontando la storia di una persona che ha un sesto senso che le permette di entrare in sintonia, praticamente, con tutto il creato2. Sceglie di reinterpretare molto liberamente, trasportandolo nel Giappone degli anni '90 e ovviamente modificandolo enormemente e riprendendone solo una parte, il poema epico Bhagavadgītā contenuto nel Mahābhārata3, uno dei testi sacri fondamentali dell'induismo, facendo rivivere nelle fattezze dell'eroina Juna Ariyoshi e del misterioso Chris Hawken il tormentato arciere Arjuna e il divino Krishna. Dopo averle salvato la vita (da un incidente stradale altrimenti mortale), Chris dona a Juna il suo potere di Avatar del Tempo. Con esso - simboleggiato dall'apparizione di una magatama sulla sua fronte - la ragazza di fatto è connessa alla Terra, divenendone una personificazione fisica. Riesce a captare non solo i sentimenti del pianeta, ma anche quelli delle persone. Con questa capacità, quindi, Juna dovrà affrontare i giganteschi batteri/parassiti Raaja, emanazioni simil-ectoplasmatiche che simboleggiano l'attaccamento al desiderio della gratificazione dei sensi, che in una sua visione del futuro distruggeranno la Terra.

Per realizzare l'opera, Kawamori viaggia in Malesia, Borneo e India alla ricerca di materiale, intervistando persone che hanno avuto esperienze pre-morte e altre che si dice siano dotate di poteri paranormali4. Dall'esperienza con un dottore-sciamano che, tastandogli il polso, gli ha fornito una prognosi veritiera, riprende l'idea di Juna che recepisce i problemi ambientali anche solo toccando qualsiasi cosa5 (nell'anime la vediamo avere un'epifania prendendo in mano un hamburger al McDonald's e vedendo ovviamente la macellazione delle bestie). L'autore crea quindi un'opera dalle alte finalità educative e intrisa di panteismo, che, parlando di inquinamento, tecnologia, danni al pianeta e soprattutto della mancanza di comunicazione nell'alienante realtà delle città industrializzate, tra persona e persona ma anche tra Uomo e Natura (i Raaja sono direttamente connessi alla mancanza di equilibrio), cerca di convincere chi guarda ad adottare uno stile di vita migliore e più rispettoso nei riguardi dell'ecosistema, elargendo consigli di puntata in puntata su come comportarsi e spingendosi addirittura a dire pubblicamente che Arjuna nasce per incentivare un ritorno alla natura e alla rinuncia delle cose materiali6. Tutto molto bello, non fosse che è indelebilmente marchiato da un'ingenuità sull'argomento che, vedremo, manda a donnine il senso del suo lavoro.


Come un Nausicaä della Valle del Vento (1984) qualsiasi, Arjuna è innanzitutto pregno di una retorica ambientalista sognante e inverosimile, frutto di quel tipico manicheismo tipico di chi è nato e vissuto in città e si immagina la campagna come un Eden incontaminato senza averci mai lavorato un solo giorno, ignorando le nozioni basilari dell'agricoltura. Secondo Kawamori, gli insetti e i bruchi mangiano solo le parti cattive delle foglie degli ortaggi, le coltivazioni devono essere prive di interventi dell'uomo per essere più sane e naturali (non ha senso anche solo ipotizzare una cosa simile, dal momento che qualsiasi pianta da frutto o verdura nasce da millenni attraverso una selezione artificiale operata dall'uomo attraverso un ecosistema che non esiste in natura), così come gli allevamenti. Non contento, critica anche le industrie farmaceutiche attraverso teorie complottistiche di risibile lega (stragrande parte dei medicinali creati con scarti chimici e spazzatura della Rivoluzione Industriale,  pochissimi di essi che veramente servono contro le malattie, etc.). Manca giusto qualche spot alla cucina vegana! Personalmente ritengo che un messaggio ecologico venga fuori sensato e autorevole quando fatto con cognizione di causa e proponendo alternative credibili e attuabili, non sfruttando leggende metropolitane e ignoranza pura per ingannare gli sprovveduti (e pensare che il regista avrà pure il coraggio di dire che ha personalmente conosciuto contadini che confermavano la bontà delle sue "teorie" agricole!7) e augurare un futuro che non potrà mai e poi mai esistere. Arjuna, purtroppo, da questo punto di vista è patetico esattamente come Nausicaä (e meno male che per correggere parzialmente il tiro il regista dirà poi che non ha nulla contro la tecnologia e che essa può convivere tranquillamente con l'ambiente!8), e questo è davvero un peccato considerando le sue mire generali e il come invece venga fuori molto meglio il messaggio sull'odierna difficoltà di comunicare tra le persone, particolarmente presente in realtà alienanti come il Giappone, dove l'esistenza di un individuo è praticamente consacrata al solo lavoro per tutta la vita. Questa riflessione è molto ben rappresentata dall'idea di mostrare visivamente pensieri e sentimenti dei personaggi (ovviamente solo Juna riesce a vederli) che cozzano e rimbalzano tra di loro senza mai venire assorbiti (esemplare il difficile rapporto tra Tokio Oshima, ragazzo di Juna, e suo padre), senza contare il ruolo nella trama dei Raaja.

A prescindere dalla bontà dei (controversi) contenuti, però, Arjuna è un'opera ardua da apprezzare. Dopo due episodi di presentazione infarciti d'azione confusionaria e strane terminologie,  il titolo rallenta il ritmo e diventa più psicologico, presentando vicende autoconclusive in cui Juna e Tokio scoprono (sic!) quant'è brutta la realtà attorno a loro attraverso le immancabili idealizzazioni ecologiste che è difficile prendere sul serio, visto il nulla su cui si basano. Le scene d'azione - sensibilmente in calando - sono ricondotte a noiose battaglie della ragazza contro i Raaja, nelle quali coi suoi poteri ottiene un arco leggendario in grado di distruggerli e la capacità di volare e spiccare balzi incredibili, avvicinandosi un po' all'eroe induista, ma trovando anche un ridicolo look simil-Sailor Moon. Nonostante le numerose introspezioni, i personaggi principali rimangono comunque fino alla fine abbastanza freddi e distaccati per "colpa" del tono seriosissimo della narrazione e i lunghi e ricercati silenzi. Infine, purtroppo, Kawamori dà davvero troppo per scontato (ma come può farlo???) che lo spettatore conosca a grandi linee il poema sanscrito, inserendovi sempre più riferimenti fino al punto di tirare fuori dal nulla e aggiungere nella narrazione come attore fondamentale, dandolo per chiaro e conosciuto, Ashura (!). La stessa natura dei Raaja è a tratti intuibile, ma a suo modo abbastanza criptica e mai realmente chiara, a meno di non essersi letti qualcosa direttamente dal Bhagavadgītā9. Capire il finale, poi, a cui si arriva dopo due episodi conclusivi in cui succedono mille cose, non sarà impresa per tutti. Insomma, tutto questo insieme di cose non mi sembra il massimo per consigliare per una serie "politicizzata" nei suoi argomenti nel senso peggiore del termine, di non facile comprensione e neanche esaltante per quanto riguarda i personaggi.

Anche tecnicamente Arjuna non è proprio impeccabile: il design dei personaggi, essenziale,  è abbastanza sui generis, e il grossissimo  budget (il più alto mai stanziato fino a quel momento da Bandai Visual, diceva Kawamori nel 200210) si vede e non si vede, con animazioni buone, talvolta eccellenti, ma che cozzano con una frequente Computer Grafica di livello quasi preistorico. Molto più originale l'idea di frammentare l'animazione tradizionale con foto e filmati live (!), e deludente la colonna sonora di Yoko Kanno, ormai assidua collaboratrice del regista, che nonostante i soliti complimenti d'ordinanza che si prende da un po' tutti anche in questa occasione realizza tracce sonore indiane e sperimentali che scivolano via come fossero ambient.


In conclusione, la produzione si fa guardare fino in fondo e talvolta sa risultare anche interessante in alcune critiche che fa al mondo moderno (ma sempre e solo, non mi stancherò di ripeterlo, quelle sui difetti di comunicazione, il cui apice è raggiunto dal dialogo tra Juna e il suo insegnante) e merita lode quantomeno per l'idea, molto intellettuale, di adattare  - o almeno tentare di - un poema epico del III Secolo a.C. ai giorni nostri, ma i suoi problemi sono abbastanza vistosi e tarpano le ali al progetto. Anche se alla fine il significato ultimo del "Tutto è interconnesso e bisogna vivere con questa cognizione di causa" è ben fatto capire, forse non sbaglia del tutto chi definisce Arjuna, con buona pace dei suoi nobili ma confusi propositi, un "Capitan Planet e i Planeteers un po' più maturo".

Nota: i diritti della serie sono stati acquisiti da Shin Vision, che nel 2005 ha trasmesso il primo episodio dell'anime, solo sottotitolato, su MTV. Poi, la casa distributrice è fallita lasciando nel limbo il titolo.

Voto: 6 su 10


FONTI
1 Intervista a Shoji Kawamori all'Anime Expo 2016, pubblicata su Anime News Network alla pagina https://www.animenewsnetwork.com/feature/2016-07-29/interview-shoji-kawamori/.104795
2 Intervista a Kawamori all'Anime Expo 2002, pubblicata su Anime News Network alla pagina http://www.animenewsnetwork.com/feature/2002-07-18
3 Come sopra. In aggiunta a questo, vedere la pagine di Wikipedia inglese di "Arjuna"
4 Vedere punto 2
5 Come sopra
6 Jonathan Clements & Helen McCarthy, "The Anime Encyclopedia: Revised & Expanded Edition", Stone Bridge Press, 2012, pag. 33
7 Vedere punto 1
8 Vedere punto 2
9 A questo proposito linko un estratto dal capitolo 14 tradotto in italiano (vedere il punto 7), che mi ha  gentilmente consigliato AkiraSakura del blog "Bokura no Kakumei". http://yogafacile.it/bhagavad-gita-capitolo-14/
10 Vedere punto 2

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