FORTEZZA SUPER DIMENSIONALE MACROSS
Titolo originale: Chōjikū yōsai Macross
Regia: Noboru Ishiguro
Soggetto: Shoji Kawamori
Sceneggiatura: Kenichi Matsuzaki, Sukehiro Tomita, Hiroyuki Hoshiyama
Character Design: Haruhiko Mikimoto
Mechanical Design: Shoji Kawamori, Kazutaka Miyatake
Musiche: Kentaro Haneda, Makoto Fujiwara, Mari Iijima
Studio: Studio Nue (sviluppato da Anime Friend, e Artland)
Formato: serie televisiva di 36 episodi (durata ep. 25 min. circa)
Anni di trasmissione: 1982 - 1983
Disponibilità: dvd italiani (Yamato Video)

Regia: Noboru Ishiguro
Soggetto: Shoji Kawamori
Sceneggiatura: Kenichi Matsuzaki, Sukehiro Tomita, Hiroyuki Hoshiyama
Character Design: Haruhiko Mikimoto
Mechanical Design: Shoji Kawamori, Kazutaka Miyatake
Musiche: Kentaro Haneda, Makoto Fujiwara, Mari Iijima
Studio: Studio Nue (sviluppato da Anime Friend, e Artland)
Formato: serie televisiva di 36 episodi (durata ep. 25 min. circa)
Anni di trasmissione: 1982 - 1983
Disponibilità: dvd italiani (Yamato Video)

Anno 1999: una misteriosa e gigantesca navicella aliena, lunga diversi chilometri, si schianta in Sud Ataria, isolotto dell'Oceano Pacifico. Dieci anni dopo l'esercito terrestre riesce a ripararla, e decide così di utilizzarla, nell'entusiasmo generale, per provare a navigare nello spazio e verificare che non vi sia alcun tentativo di invasione aliena della Terra. Purtroppo l'attivazione del Macross (questo il nome della nave) attirerà sulla Terra proprio la bellicosa razza aliena degli zentradi, che attaccheranno Sud Ataria per distruggerla. I militari e tutta la popolazione saliranno sulla nave, e con un balzo nell'iperspazio si ritroveranno addirittura su Plutone. Angosciati e pieni di nostalgia di casa, i residenti del Macross si autogoverneranno durante il viaggio di ritorno verso la Terra, ma dovranno fare fronte a numerosi attacchi della flotta degli zentradi. Assisteremo così alla avventure del giovane Hikaru Ichijyo, pilota di valkyrie (mezzi militari antropomorfi), che si ritroverà anche al centro di un triangolo sentimentale tra la bellissima idol Lynn Minmay e il suo superiore Misa Hayase...
Nuovo, arduo commento che il povero recensore qui presente dovrà rileggere più e più volte prima di poterlo definitivamente pubblicare, per evitare inesattezze e banalità. Questo perché Macross è, insieme a Gundam, il più importante anime sci-fi/robotico di tutti i tempi; una storia che, seppur datata per i gusti odierni, creerà tanti di quegli stilemi narrativi e commerciali da influenzare un'intera generazione di registi e sceneggiatori, creando dal nulla la parola otaku.
Macross è, come giustamente dice Alberto Galloni nella postfazione del secondo volume di Venus Wars, il primo anime per fan creato da fan. Prima i registi d'animazione, per dirigere e illustrare le loro storie, si adeguavano ai canoni seriosi e rigorosi del cinema: con Macross la nuova influenza deriverà invece da chi è cresciuto con gli anime. Si concepiscono così i primi, grezzi rudimenti di fanservice, ossia quell'insieme di idee e scene inserite nello spettacolo per gratificare il pubblico (un esempio? Una scena di nudo, un mecha particolarmente figo, etc.), decise da chi appassionato lo è stato davvero.
È secondo questa filosofia che in Macross nascono, anticipando di due anni i Transformers, i primi mecha trasformabili: i tamarrissimi valkyrie, caccia militari mutabili in una bellissima versione umanoide (tali da lanciare nella Storia il nome del loro creatore, il mecha designer Shoji Kawamori).
Così come è la prima volta che l'aspetto visivo accattivante assurge a protagonista totale: sboccia qui il debuttante stile artistico di Haruhiko Mikimoto, artista dell'acquerello, il cui tratto caldo, uniforme e sensibile (seppur qui ancora acerbo e da perfezionarsi) ne lancerà potentemente la carriera nel redditizio mondo del character design e dell'illustrazione; il grosso budget, invece, ricavato da ben due grossi studi di produzione, servirà ad animare maniacalmente le battaglie aeree attraverso vertiginosi piano sequenza.
La rivoluzione arriva anche in ambito musicale, con il nome Macross che significherà la prima, storica commistione tra l'anime e il music business: la storia è un susseguirsi di pregevoli canzoni j-pop cantate Mari Iijima, doppiatrice della bella Minmay, che diverrà così la prima idol nipponica salita al successo grazie a un prodotto d'animazione.
Infine, ultimo ma non meno importante, il triangolo amoroso focus della storia (e futuro fil rouge di tutta la produzione Macross), che lega i tre protagonisti Hikaru, Minmay e Misa, rappresenterà un un vero e proprio battesimo di tutte le storie e le commedie romantiche, tenendo inchiodata alle sedie (in teoria) tutta la generazione di spettatori dell'epoca.
Nuovo, arduo commento che il povero recensore qui presente dovrà rileggere più e più volte prima di poterlo definitivamente pubblicare, per evitare inesattezze e banalità. Questo perché Macross è, insieme a Gundam, il più importante anime sci-fi/robotico di tutti i tempi; una storia che, seppur datata per i gusti odierni, creerà tanti di quegli stilemi narrativi e commerciali da influenzare un'intera generazione di registi e sceneggiatori, creando dal nulla la parola otaku.
Macross è, come giustamente dice Alberto Galloni nella postfazione del secondo volume di Venus Wars, il primo anime per fan creato da fan. Prima i registi d'animazione, per dirigere e illustrare le loro storie, si adeguavano ai canoni seriosi e rigorosi del cinema: con Macross la nuova influenza deriverà invece da chi è cresciuto con gli anime. Si concepiscono così i primi, grezzi rudimenti di fanservice, ossia quell'insieme di idee e scene inserite nello spettacolo per gratificare il pubblico (un esempio? Una scena di nudo, un mecha particolarmente figo, etc.), decise da chi appassionato lo è stato davvero.
È secondo questa filosofia che in Macross nascono, anticipando di due anni i Transformers, i primi mecha trasformabili: i tamarrissimi valkyrie, caccia militari mutabili in una bellissima versione umanoide (tali da lanciare nella Storia il nome del loro creatore, il mecha designer Shoji Kawamori).
Così come è la prima volta che l'aspetto visivo accattivante assurge a protagonista totale: sboccia qui il debuttante stile artistico di Haruhiko Mikimoto, artista dell'acquerello, il cui tratto caldo, uniforme e sensibile (seppur qui ancora acerbo e da perfezionarsi) ne lancerà potentemente la carriera nel redditizio mondo del character design e dell'illustrazione; il grosso budget, invece, ricavato da ben due grossi studi di produzione, servirà ad animare maniacalmente le battaglie aeree attraverso vertiginosi piano sequenza.
La rivoluzione arriva anche in ambito musicale, con il nome Macross che significherà la prima, storica commistione tra l'anime e il music business: la storia è un susseguirsi di pregevoli canzoni j-pop cantate Mari Iijima, doppiatrice della bella Minmay, che diverrà così la prima idol nipponica salita al successo grazie a un prodotto d'animazione.
Infine, ultimo ma non meno importante, il triangolo amoroso focus della storia (e futuro fil rouge di tutta la produzione Macross), che lega i tre protagonisti Hikaru, Minmay e Misa, rappresenterà un un vero e proprio battesimo di tutte le storie e le commedie romantiche, tenendo inchiodata alle sedie (in teoria) tutta la generazione di spettatori dell'epoca.

Proprio grazie a questo nuovo modo di concepire l'animazione, Macross conoscerà nel suo paese d'origine un successo senza precedenti, tanto che in Giappone scoppierà tra i registi una vera e propria rivoluzione culturale, a dimensioni così enormi da avere grande ripercussione sull'aspetto puramente estetico e "di facciata" di un anime.
Frase forse ingenerosa nei riguardi di un prodotto così leggendario, che sintetizza però pienamente il giudizio di chi scrive su questa prima serie televiva.
Il primo aggettivo che mi viene in mente pensando a Macross è "discreto".
La realizzazione tecnica e visiva è fuori discussione, invero alta. È la storia a essere veramente, per diversi punti di vista, scialba.
Non mi riferisco a filler o altro, bensì al fatto che il motore su cui si snoda tutta la vicenda sono le vicissitudini sentimentali di un eroe raramente così abulico e irritante, tale Hikaru Ichijyo, fedele seguace della dottrina di Murphy e perennemente incapace di capire di chi è innamorato. Discorso similare si potrebbe fare sugli antagonisti, quei terribili zentradi penalizzati da un carisma tendente a zero. Come contorno, se non bastano le atmosfere generalmente calme e solari della storia (pur non mancando alcuni momenti drammatici o addirittura apocalittici), ci sono addirittura delle concessioni al comico più idiota e triste possibile, come le pietose gag delle tre spie zentradi a metà serie...
In un modo o nell'altro la storia scorre comunque via più che bene, tra scontri spaziali ben coreografati e decenti, seppur troppo numerose, disavventure amorose. Alcune idee, poi, come la misteriosa origine comune che lega le due parti in conflitto, sono ottime.
Peccato però che nel secondo arco narrativo tutto venga vanificato da una progressione veramente lentissima della storia, intesa ad allungare inutilmente il brodo per esigenze commerciali (Macross originariamente doveva terminare nella puntata 27), e questo si traduce soltanto in un ulteriore eccesso di sentimentalismi e in uno scontro finale così inutile, gratuito e privo di pathos da rasentare il ridicolo, colpa anche di un villain tra i più insignificanti che si siano mai visti.
Frase forse ingenerosa nei riguardi di un prodotto così leggendario, che sintetizza però pienamente il giudizio di chi scrive su questa prima serie televiva.
Il primo aggettivo che mi viene in mente pensando a Macross è "discreto".
La realizzazione tecnica e visiva è fuori discussione, invero alta. È la storia a essere veramente, per diversi punti di vista, scialba.
Non mi riferisco a filler o altro, bensì al fatto che il motore su cui si snoda tutta la vicenda sono le vicissitudini sentimentali di un eroe raramente così abulico e irritante, tale Hikaru Ichijyo, fedele seguace della dottrina di Murphy e perennemente incapace di capire di chi è innamorato. Discorso similare si potrebbe fare sugli antagonisti, quei terribili zentradi penalizzati da un carisma tendente a zero. Come contorno, se non bastano le atmosfere generalmente calme e solari della storia (pur non mancando alcuni momenti drammatici o addirittura apocalittici), ci sono addirittura delle concessioni al comico più idiota e triste possibile, come le pietose gag delle tre spie zentradi a metà serie...
In un modo o nell'altro la storia scorre comunque via più che bene, tra scontri spaziali ben coreografati e decenti, seppur troppo numerose, disavventure amorose. Alcune idee, poi, come la misteriosa origine comune che lega le due parti in conflitto, sono ottime.
Peccato però che nel secondo arco narrativo tutto venga vanificato da una progressione veramente lentissima della storia, intesa ad allungare inutilmente il brodo per esigenze commerciali (Macross originariamente doveva terminare nella puntata 27), e questo si traduce soltanto in un ulteriore eccesso di sentimentalismi e in uno scontro finale così inutile, gratuito e privo di pathos da rasentare il ridicolo, colpa anche di un villain tra i più insignificanti che si siano mai visti.

Alla fine della fiera, Macross si dimostra un vero e proprio giocattolo pieno di idee e ambizioni discretamente sfruttate, ma che potevano essere realizzate in modo di sicuro più consono e con risultati molto superiori. Indubbiamente un cult, ma un po' obsoleto e, a parere di chi scrive, ben lontano dal potersi definire un capolavoro.
L'anno dopo il successo della serie ispirerà un vero e proprio remake superiore sotto ogni aspetto, ma questa è un'altra storia...
Nota: quasi esilarante la storia di Macross sul suolo americano. Nel 1985 la Harmony Gold compra Macross insieme a Southern Cross e Mospeada, successivi lavori dello studio Nue, e li combina insieme con una criminosa opera di rimontaggio ribattezzando il suo mostro di Frankenstein con l'irritante nome di Robotech, portandolo pure qui in Italia dove conoscerà un certo successo. Nei tempi recenti la Yamato Video ci ha fatto il piacere di mettere a disposizione l'unico, vero Macross, ma anche questa volta c'è qualcosa che non va: l'adattamento è sì fedele, ma il doppiaggio è così squallido da far sanguinare le orecchie.
Come sempre il consiglio è d'obbligo: audio originale più sottotitoli.
Voto: 7 su 10
PREQUEL
Macross Zero (2002 - 2004; oav)
SEQUEL
Macross: Il Film (1984; film)
Super Dimensional Fortress Macross: Flash Back 2012 (1987; oav)
Macross Plus (1994 - 1995; oav)
Macross Plus: Movie Edition (1995; film)
Macross 7 (1994 - 1995; tv)
Macross 7 The Movie: The Galaxy's Calling Me! (1995; film)
Macross Dynamite 7 (1997 - 1998; oav)
Macross Frontier (2008; tv)
Macross Frontier the Movie: The False Diva (2009; film)
L'anno dopo il successo della serie ispirerà un vero e proprio remake superiore sotto ogni aspetto, ma questa è un'altra storia...
Nota: quasi esilarante la storia di Macross sul suolo americano. Nel 1985 la Harmony Gold compra Macross insieme a Southern Cross e Mospeada, successivi lavori dello studio Nue, e li combina insieme con una criminosa opera di rimontaggio ribattezzando il suo mostro di Frankenstein con l'irritante nome di Robotech, portandolo pure qui in Italia dove conoscerà un certo successo. Nei tempi recenti la Yamato Video ci ha fatto il piacere di mettere a disposizione l'unico, vero Macross, ma anche questa volta c'è qualcosa che non va: l'adattamento è sì fedele, ma il doppiaggio è così squallido da far sanguinare le orecchie.
Come sempre il consiglio è d'obbligo: audio originale più sottotitoli.
Voto: 7 su 10
PREQUEL
Macross Zero (2002 - 2004; oav)
SEQUEL
Macross: Il Film (1984; film)
Super Dimensional Fortress Macross: Flash Back 2012 (1987; oav)
Macross Plus (1994 - 1995; oav)
Macross Plus: Movie Edition (1995; film)
Macross 7 (1994 - 1995; tv)
Macross 7 The Movie: The Galaxy's Calling Me! (1995; film)
Macross Dynamite 7 (1997 - 1998; oav)
Macross Frontier (2008; tv)
Macross Frontier the Movie: The False Diva (2009; film)




















