lunedì 12 marzo 2012

Recensione: Ano Hana - Ancora non conosciamo il nome del fiore che abbiamo visto quel giorno

ANO HANA: ANCORA NON CONOSCIAMO IL NOME DEL FIORE CHE ABBIAMO VISTO QUEL GIORNO
Titolo originale: Ano hi Mita Hana no Namae o Boku-tachi wa Mada Shiranai
Regia: Tatsuyuki Nagai
Soggetto: Super Busters della pace
Sceneggiatura: Mari Okada
Character Design: Masayoshi Tanaka
Musiche: Remedios
Studio: A-1 Pictures
Formato: serie televisiva di 11 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di uscita: 2011
Disponibilità: edizione italiana in dvd & blu-ray a cura di Dynit



L'amicizia tra sei inseparabili bambini è duramente messa alla prova all'indomani della drammatica morte di una di loro, Menma. Passano dieci anni e i ragazzi, ora cresciuti, ancora non riescono a farsene una ragione, pieni di risentimento verso se stessi e gli altri per come si sono comportati con la piccola quel maledetto giorno. Tutto cambia quando Jintan, diventato un hikikomori, scopre di riuscire a parlare con lo spirito di Menma, impossibilitato a trovare la pace fino a quando...

Con Ano Hana torna nei palinsesti televisivi del 2011 l'intero staff dietro il bel Toradora!: regista, sceneggiatrice e chara designer, insieme dietro un soggetto una volta tanto originale, e la produzione, grazie a una cura tecnica e visiva di primo piano e a una storia strappalacrime, sarà tra le più acclamate dell'anno. Quella di Ano Hana è una vicenda di quelle che si capisce subito, fin dalle premesse, il suo obiettivo di commuovere ripetutamente lo spettatore, e ci riesce, ma, come nel caso di un After Story qualsiasi, a fine visione è fin troppo forte e antipatica la sensazione di presa in giro. Non è da tutti i giorni una triste storia di ragazzi che cercano di elaborare un lutto, e la trovata del fantasma deus ex machina del loro riavvicinamento è potenzialmente ottima. Peccato davvero che le emozioni di commozione, autentiche, che scaturiscono dalla visione degli 11 episodi di Ano Hana, siano più di una volta macchiate dal patetismo con cui si arriva, effettivamente, all'agognata lacrimetta.

Ruffianeria, questo è uno dei due problemi di Ano Hana. Malinconiche composizioni al pianoforte e una ending struggente ripetuta ad infinitum, anche come insert song, rappresentano le principali fonti di commozione in intermezzi sempre strazianti dove tutti piangono come fontane. Motivi per piangere li avrebbero pure, a patto di prendere per buone le fallaci, improponibili pretese di credibilità che richiedono alcuni spunti dell'incipit di partenza. Il problema è che queste idee credibili non lo sono di certo, e se già presuppone una buona sospensione all'incredulità immaginare i protagonisti bambini, nei loro 4/5 anni di età, già alle prese con cottarelle e segreti di natura sentimentale, è quasi ridicolo pensare che, ormai cresciuti e scoperta la propria sessualità, possano sentirsi (ancora) innamorati di scheletri di amichette d'infanzia morte e sepolte da dieci anni. La sceneggiatrice Mari Okada tenta di coniugare il dramma della morte con elementi romantici per compiacere il grosso pubblico, creando svariate sottotrame sentimentali e addirittura triangoli, ma proprio questa pretesa commerciale rende l'intera vicenda più o meno assurda. Ad aumentare in peggio il senso di patetico si può anche citare una certa trovata, poco meno che a metà serie, di travestitismo, che in quel punto più che suonare poeticamente malinconica sembra solo falsa e ridicola, uno dei tanti artifizi per esasperare una drammaticità che non richiede nulla alla logica. Davvero deludente come si voglia gettare alle ortiche un soggetto così interessante come questo, perché, a conti fatti, se si tace su tutte le inverosimiglianze ci si ritrova volentieri, fin da subito, a instaurare un buon rapporto emozionale con i protagonisti e i loro drammi, facendosi coinvolgere dalla loro lenta maturazione e dal mistero su qual è la promessa che Jintan fece a Menma quand'erano piccoli, e che le impedisce di riposare in pace.



Meriti, questi, sicuramente del ritmo spedito con cui avanza la storia e della capacità di Mari Okada di raccontarla benissimo, con coinvolgimento emotivo e amore, ma anche del gran bel lavoro di caratterizzazione del cast, con ogni ragazzo che ha una personalità ben distinta a cui affezionarsi fin dalla prima apparizione. Aiutano in questo senso il character design tondeggiante e solare di Masayoshi Tanaka riproposto da Toradora!, riuscito nel donare fattezze variegate ed espressive alle figure del racconto (il panzone/buffone, l'intellettuale posata e occhialuta, l'hikikomori dai capelli lunghi e dismessi, l'amico apparentemente più freddo e razionale etc.), così come le animazioni, nuovamente di alto livello per la media delle produzioni televisive. Ottimo infine, come in Toradora!, anche il lavoro di voci dei seiyuu, molto sentito e "spettacolare" nelle esplosioni di pianto dei giovani protagonisti, segno che lo staff di A-1 Pictures ce l'ha messa davvero tutta per raggiungere i suoi lacrimevoli scopi.

Scopi che alla fine hanno esito positivo: per quanto si storce il naso di fronte a idee così artificiose da uscirne quasi ridicole (TUTTI i ragazzi  hanno motivo di sentirsi la coscienza sporca verso Menma, da bambini sono stati TUTTI meschini con lei oltre ogni limite, al punto che ci si domanda perché, nella loro tenera ingenuità, la mantenessero nel gruppo), c'è poco da fare: nel finale è impossibile, per l'accompagnamento musicale, le canzoni di sottofondo e le atmosfere poetiche che si creano, non versare una o due lacrimucce. Segno che in un modo o l'altro il climax costruito fino a quel momento è all'altezza, lasciando qualcosa dentro allo spettatore: poco rispetto a quanto poteva dare realmente, con discreti rimpianti per la ruffianeria di certe scene e situazioni, ma lo lascia. Per questo mi è impossibile dare un voto insufficiente ad Ano Hana, anche se l'opera è solo lontanamente paragonabile al capolavoro che poteva uscirne fuori senza tutte le forzature. Una serie che al di là di tutto,  non mi riesce di non consigliare ugualmente come visione, complice anche la breve durata. Almeno questo.



Adattamento Dynit, fortunatamente, tra i migliori degli ultimi anni. Da menzionare sopratutto la gran prova di doppiaggio, con voci che rendono bene l'intensità drammatica di quelle giapponesi. Una di quelle rare visioni che, ascoltate in italiano, non sfigurano troppo con l'originale.

Voto: 6 su 10

12 commenti:

OMEGA_BAHAMUT ha detto...

Aspettavo da parecchio devo dire la tua recensione sulla serie, soprattutto dopo quanto detto nei commenti da me ^^

Nulla da dire, concordo sostanzialmente in tutto ciò che hai detto.. la differenza di valutazione sta appunto tutta nell'accettare o meno le varie forzature presenti nella serie... il resto vien da sè.

Ps: a dire il vero sarò solo io, ma ritengo che ci sia stata una involuzione nel tratto di AnoHana e Ano natsu no Matteru, rispetto al fu Toradora... soprattutto non ho gradito molto questo smussamento dei profili, prima caratteristica distintiva dell'autore.

Jacopo Mistè ha detto...

Grazie del commento!

Per il resto, forse Toradora l'avrò visto troppo tempo fa per ricordare, ma il tratto mi sembra bene o male lo stesso. Con "smussamento dei profili" cosa intendi? Non ho mica capito. O.o

OMEGA_BAHAMUT ha detto...

Semplicemente quelli di toradora sono più "aguzzi" rispetto a quelli attuali... guarda, per avere un confronto diretto basta che guardi un ep di Toradora e l'oav uscito di recente con i BD (nel quale è applicato questo tipo di grafica proprio ai pg di toradora) ^^

automaticjoy ha detto...

Sul fatto che i sentimenti dei personaggi siano spesso del tutto inverosimili non ci piove. Ciononostante ho trovato la serie molto coinvolgente, di certo ruffiana ma non per questo meno efficace e toccante. Diciamo che, anche se si è tentato di prendermi in giro, ho lasciato che lo facessero senza opporre resistenza, e mi è piaciuto.

Fabfab ha detto...

Bellissima recensione, riesci a cogliere con precisione i punti focali dell'anime. Non posso negare di essermi fatto coinvolgere e commuovere durante la visione, però ragionandoci successivamente e a mente fredda ho riscontrato gli stessi problemi che hai segnalato (in verità il tizio che si traveste l'avevo trovato patetico fin dalla prima comparsa in scena). In ogni caso lo reputo un anime valido, che merita una visione.

Jacopo Mistè ha detto...

Ecco, appunto, sei un altro che si aggiunge alla lista XD
A pelle mi sta antipatico AnoHana, proprio perché per far piangere sfrutta ogni ruffianata possibile. Eppure è COSI' commovente che non mi riesce comunque di sconsigliarlo >_>

Anonimo ha detto...

Scusate, rispetto l'opinione altrui ma secondo me questa recensione è sbagliatissima. AnoHana è un capolavoro di emozioni ... io (e parlo di vita quotidiana) ho visto cose drammatiche e pesantissime ma raramente mi sono emozionato come in AnoHana, anche se è un'anime. Per me dovrebbe essere sul dizionario alla voce "emozionante" e come contrario della parola "banale" o "patetico". Almeno questa è la mia opinione : sono in totale disaccordo con la recensione.

Jacopo Mistè ha detto...

Che devo dirti, a ognuno i suoi gusti ;)

Aocchan ha detto...

Ho adorato questo anime, mi è piaciuto davvero molto, per questo non sono d'accordo con un voto così basso XD devo però ammettere che molti dei difetti che hai elencato ci sono davvero, purtroppo. Primo fra tutti l'eccessivo pathos che, soprattutto alla fine, risulta davvero pesante. Sono inoltre d'accordo che la trovata secondo cui tutti sono colpevoli nei confronti di Menma è un po' assurdo. Invece penso che i triangoli d'amore non siano puro fanservice, anzi, secondo me spiegano bene come i rapporti in un gruppo di amici possano mutare con il tempo. Questo particolare, che viene evidenziato anche nelle prime puntate, quando molti del gruppo neppure si frequentano più, mi è piaciuto molto. Ah, e poi nemmeno la scena di cross-dressing l'ho trovata così male. E' stato un colpo di scena che non mi aspettavo, ed è anche abbastanza in linea con l'ossessione del personaggio. Unica cosa, non ho ancora capita che cavolo significa il titolo, ma vabbè. Sono lenta io @.@

Jacopo Mistè ha detto...

Beh io sono un po' severo coi voti, ma ammetto che quello di questa serie potrebbe idealmente aggirarsi tra un 6 e un 7, a seconda di quanto si è disposti a sospendere l'incredulità per certe rivelazioni e quanto si ami il genere drammatico/strappalacrime.

"Ah, e poi nemmeno la scena di cross-dressing l'ho trovata così male"

Non so, a me fa strano che un ragazzo di quell'età finisca così rincoglionito, passati così tanti anni dalla morte dell'amica, a fare quello che fa XD Mi sembra un'esagerazione in linea con le tante che offre la serie.

Per il resto, prendo nota di tutti i tuoi interessanti post e ti ringrazio per aver contribuito con opinioni così articolate :)

Jacopo Mistè ha detto...

PS Tra l'altro, molto interessante il tuo blog, lo leggerò volentieri e lo aggiungo ai link!

Aocchan ha detto...

In effetti forse è un po' esagerato. Sarà che mi stava sulle scatole il personaggio e che quindi non mi è dispiaciuto vederlo fare una figura di schifo XD

E' un piacere, sono molto professionali le recensioni di questo blog (:

Waa, grazie!

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