mercoledì 27 luglio 2011

Recensione: Clannad ~ After Story ~

CLANNAD ~ AFTER STORY ~
Titolo originale: Clannad ~ After Story ~
Regia: Tatsuya Ishihara
Soggetto: (basato sul videogioco originale di Key)
Sceneggiatura: Fumihiko Shimo
Character Design: Iataru Hinoue (originale), Kazumi Ikeda
Musiche: Jun Maeda, Magome Togoshi, Shinji Orito
Studio: Kyoto Animation
Formato: serie televisiva di 24 episodi (durata ep. 23 min. circa)
Anni di trasmissione: 2008 - 2009



Quella dell'After Story televisivo è una ferita difficilmente sanabile: la storia di un capolavoro dell'animazione mancato all'ultimo episodio, con una conclusione così sciagurata da rovinare TUTTO quello che di splendido è stato precedentemente edificato. Uno di quei rari finali (un altro ugualmente famoso è quello dell'Usagi Drop cartaceo) la cui bruttezza è tale da stuprare una parte iniziale e centrale magari di rara bellezza.

La seconda stagione animata di Clannad nasce per coprire il secondo atto della visual novel, l'After Story, che approfondisce l'unica relazione sentimentale canonica dello School Arc, quella tra Tomoya e Nagisa. Inizia a farlo dall'episodio 9: in quelli precedenti traspone i Character Arc che mancano, quelli di Yukine Miyazawa, topo di biblioteca che soffre per la morte del fratello, capo di una gang di teppisti; di Misae Sagara, amministratrice dell'appartamento per studenti in cui risiede Youhei Sunohara, incapace di dimenticare il primo amore; e infine di Mei Sounohara, la sorellina dello stesso amico di Tomoya, che si sente trascurata dal fratello. Tre nuove storie semplici e appassionanti, che raccontano di tristi storie d'amore con fantasmi, scellerati stili di vita e incomprensioni tra fratelli, sempre evocando grande pathos e senza neppure esagerare come in passato col numero di episodi. Si ripetono, così, i fasti di divertimento, dramma e commozione della prima stagione. After Story si enuncia trasformando Clannad da commedia romantica a slice of life, spaccato della vita di coppia dei due protagonisti, che affrontano insieme i problemi di convivenza, iniziano a lavorare, pianificano un futuro, si sposano. Puntate che scorrono via come l'acqua coinvolgendo nelle semplici attività di tutti i giorni, con Tomoya ai primi massacranti giorni di lavoro, Nagisa che si impegna a ripetere l'anno scolastico nel migliore dei modi, la difficoltà di coniugare i loro stili di vita, la felicità del riuscirci, l'acquisto di una casa, l'indipendenza dai genitori, i nuovi rapporti sociali che si instaurano... Affreschi di vita calati nell'intrigante quotidianità giapponese, esaltati da una cura ineccepibile in dialoghi e reazioni psicologiche che fanno risplendere i rapporti umani. Una ricerca al realismo quotidiano che, coerentemente con alcune premesse iniziali, poco dopo metà serie arriva allo shock, alla distruzione di tutte le convinzioni. Incivile anticiparlo in sede di recensione, ma si tratta di una tragedia che cambierà per sempre la vita del protagonista segnandolo profondamente. La base per una conclusione di serie, scellerata puntata finale esclusa, bellissima.


La vita è bella ma all'occorrenza anche dolorosa, non è uguale per nessuno, e bisogna saper trovare la forza di guardare avanti anche nei momenti più cupi: questa la morale del racconto, con Tomoya che inizia un sofferto percorso esistenziale per uscire dal suo tunnel e ritrovare un senso di felicità per lui e la famiglia. Uno spaccato toccante sul dolore, la felicità, la pace, e Clannad diventa una magnifica parabola sulla vita. Ora, bisogna ammettere che tale intermezzo non è sempre realistico: talvolta si nota come il regista Tatsuya Ishihara cerca la lacrima facile con trovate di dubbio realismo, e alcune reazioni emotive e psicologiche, se non impossibili, risultano quantomeno forzate. L'empatia che si instaura però tra lo spettatore e Tomoya è però genuina, sincera, ed esplode spesso nella commozione grazie alla dolce soundtrack, alla prova interpretativa dei seiyuu, all'eccezionale espressività del viso dello spesso affranto protagonista (un salto in avanti notevole rispetto al look altezzoso della prima serie). Un capolavoro o poco ci manca, che finisce umiliato conoscendo un pessimo finale.

Colpito sadicamente lo spettatore con una nuova, insostenibile sciagura proprio nelle fasi conclusive di serie, lo sceneggiatore Fumihiko Shimo sceglie la via più facile per evitare un finale straziante, una scappatoia "impossibile" con cui imbastire l'happy ending più forzato del secolo. Non si può descriverlo, diciamo solo che il percorso interiore del protagonista per farsi forza e tornare ad apprezzare la vita, focus dell'intera vicenda di After Story, è disconosciuto da un finale prettamente fantastico in cui la forza dei sentimenti trionfa su tutto, anche sulla morte. Se nel gioco la cosa ha un suo senso, in quanto per evitare gli avvenimenti nefasti bisogna ricominciare il gioco da capo e finirlo rispettando diversi requisiti, in animazione non c'è nessun iter, se non una conclusione positiva che rimpiazza quella tragica giusto nella puntata dopo, con un artifizio "magico" che non ha spiegazione, se non uno spaurito numero di sequenze oniriche, sparse qua e là nella serie, ermetiche e che spiegano malissimo il concetto delle sfere d'energia capaci di compiere "il miracolo", invece ben approfondite nella seconda sessione del gioco. In questo modo l'After Story televisivo, rispetto all'originale, pecca di un finale assurdo che distrugge alla radice lo spirito della storia. L'odio che scaturisce a fine visione per il Clannad animato, nella sua interezza, è assoluto: 47 episodi toccanti, divertenti, con alcuni personaggi indimenticabili e grandissimi momenti di pathos si volatizzano come neve al sole davanti a un simile letamaio narrativo, e si sprecano le maledizioni verso Kyoto Animation per aver voluto trasporre proprio TUTTO il videogioco, finali bonus inclusi, distruggendo la coerenza interna della trama. Rabbia accresciuta anche dalla notorietà che gode la produzione tra i giovani, una delle serie animate tra le più rinomate del primo decennio del nuovo secolo.


Arrivati infine alla 22, conclusione della storia, a quel punto è con pura apatia che si guardano le due puntate extra, sterili (un prequel della prima serie e un recap), e l'OVA esclusivo presente nei dvd giapponese, Another World: Kyou Chapter. Quest'ultimo è proprio ben fatto: un altro universo alternativo, tipo quello di Tomoyo nella prima stagione, in cui Tomoya finisce col mettersi con la bella Kyou Fujibayashi dopo aver tergiversato con la sorella gemella. Apprezzandolo ci si stupisce ancora una volta della perizia Kyoto Animation nel confezionare riuscite storie romantiche nell'arco di pochissimo spazio, e si arriva con ancor più veemenza a prendere atto dell'enorme spreco di talento in After Story.

Voto: 5 su 10

PREQUEL
Clannad (2007-2008; tv)

10 commenti:

twinkle86 ha detto...

Sono senza parole e sono stato persino più cattivo (gli ho dato un sonoro 4, l'ho postata su AC prima di leggere questa per evitare influenze, feci così anche con la prima serie), ammutolito, assolutamente di sasso ma cosa si sono fumati per inventarsi un finale così cagoso che neanche la peggior Disney riuscirebbe a sfornare?

SPOILER---------

Cioè ma è in pratica "la città" che si sente in colpa per aver fatto vivere tanti drammi a Tomoya ad aver ripristinato tutto? Che cavolo è? non capisco.. zero

Ma boh qualunque cosa sia e vabè e vissero tutti felici e contenti.. tranne lo spettatore..

Al diavolo Clannad, come fanno a dare 9 e 10 a questa roba, non si sentono neanche un pò presi per i fondelli? XD

Il film lo posso evitare vero? bene.(occhio che nella recensione alla fine Dezaki è diventato Dezuka)

Jacopo Mistè ha detto...

Non è la città che si sente in colpa, è quella bambina onirica che non si capisce mai bene cos'è... Booooh.
Se non era per l'episodio finale davo un 9 alla serie, ma con sta conclusione cagogena... lasciamo stare và che sennò mi reincazzo.

Il film è invece realizzato male, ma il suo finale è perfetto ed è quello che avrebbe dovuto avere anche After Story: terminare con la riconciliazione di lui con la bambina.

Grazie per l'inesattezza su Dezuka, ho corretto ;)

Martin Eden ha detto...

Finito di vedere, da circa un anno che stavo cerdando di finire prima e seconda serie. Davvero difficile vederlo di fila, ammetto che i primi episodi di Clannad mi sono risultati pesanti, troppi stereotipi scolastici, non fosse stato per i finali dei vari arc avrei abbandonato l'impresa.


Mi ero fatto troppe aspettative, anche perchè da molti siti è definito il nuovo Maison Ikkoku. Quest' appellativo lo darei a Suzuka, lo sto leggendo ora, decisamente l'inizio è un plagio (ben fatto) di Maison Ikkoku. Clannad è una visual novel fatta e finita, se Fate Stay Night UBW funziona grazie alla regia che non fa sentire la natura della novel, invece Clannad è un videogioco animato. La bambina onirica non si capisce cos'è, alla fine ho letto che è una specie di mangia sfere che ti fornisce il good ending. Non si può riportare paro paro un videogioco in anime, davvero non ha senso il finale dell'After Story. Come se Cameron nel finale di Titanic ci avesse messo il rewind, un finale cosi idiota nemmeno nel peggior anime del mondo l'ho mai visto.

La protagonista femminile è troppo sopra le righe. Il bello è che l'episodio special sulla capoclasse è migliore della route Nagisa. Realistico, crudo e cattivo nel narrare le differenze culturali, sociali e del diversi tipi di futuro che aspettano alla coppia Tomoya e capoclasse. Ho letto che ci hanno fatto una novel apposta per questa route. Decisamente più interessante, almeno a mio parere di Nagisa. Poteva regalare un anime più maturo e rivolto ad un target più variegato.

Belli gli epsiodi che trattano il lavoro, stupendi gli episodi dell'After Story che vanno dal 18 al 21, però non bastano a risollevare un finale da seggiolate nel muso e alcuni personaggi scialbi. Capisco che è un anime, ma se vuoi fare uno slice of life, almeno devi invecchiare i genitori di Nagisa. Non possono rimanere giovani per tutta la serie, sono piccoli dettagli che a mio avviso andrebbero curati.

Non è neanche credibile che Tomoya dopo aver salvato le vite dei suoi amici, questi se ne fregano bellamente di lui dopo il dramma principale. Non dico uniti per la vita alla telenovelas, ma neanche il non fregarsene proprio dopo le varie esperienze fatte insieme.

Alle due serie in totale darei un 7, ma cavolo quanto è sopravvalutato dal pubblico e dalla critica. Uno sconosciuto Kimi ga nozomu eien è cento gradini sopra un Clannad. Solo che Clannad ha la furberia Kyoani e le animazioni divine, un Kimi ga si deve accontentare di un budget da anime di serie b e di essere sconosciuto al pubblico occidentale. Sarà che sono troppo vecchio, davvero ho bisogno di storie romance adulte.

Jacopo Mistè ha detto...

Eh, un "vero" erede di Maison Ikkoku lo cerco anche io da una vita, ma bisogna mettersela via, non c'è.
Per me After Story anime gli si avvicinava, ma tanto poi va tutto in vacca come sappiamo, quindi...

Tra i manga, comunque, effettivamente Suzuka è quello che gli si avvicina di più, diventa estremamente emozionale e commovente nonostante una partenza molto banale. Però per l'80% della sua durata rimane una storia d'amore adolescenziale per quanto abbastanza realistica (solo nel finale i ragazzi diventano adulti).

Martin Eden ha detto...

Si Suzuka è di molto inferiore all'opera della Takahashi, ma ha il merito di raccontare una storia adolescenziale con semplicità e in maniera asciutta, senza orpelli facili da trovare in opere di questo genere. Le citazioni (diciamo pure il copia copia) da Maison Ikkoku le ho trovate un bell'incentivo alla lettura, secondo me c'è profondo rispetto per la Takahashi, ovviamente l'autore ha uno stile tutto suo e al massimo cita e ci disegna sopra una storia adolescenziale. Il problema di Clannad, ma quasi di tutti gli anime tratti da visual novel, appunto sono i suoi seguagi che vogliono in animazione pari pari il gioco.

Il finale dell'After story c'era, giuro se fosse finito all'episodio della riconciliazione con il padre e la presa di coscienza di essere un padre a propria volta, starei urlando a miglior finale anime del genere romance. Era perfetto quell'episodio, perfetto pure per chiudere la storia. Il resto è extra, noioso e che rovina la storia. Gran peccato, farò finta che il rewind non esiste e Clannad finisce alla visita di Tomoya al padre.

L'erede di Maison Ikkoku poteva regalarcelo la Takahashi, nella sua massima ispirazione ci ha regalato i 4 numeri di One Pound Gospel. Una piccola perla, peccato non ci ha mai fatto una serie lunga. Divertente e con una parte romance carina, una serie lunga e ben articolata ci avrebbe regalato un degno erede di Maison Ikkoku, seppure di poco inferiore. Per non parlare della Saga delle sirene. La serie lunga ce l'ha fatta, almeno a me ha conciliato il sonno con Inuyasha. Gran peccato e talento "sienen" sprecato.

Jacopo Mistè ha detto...

"Il finale dell'After story c'era, giuro se fosse finito all'episodio della riconciliazione con il padre e la presa di coscienza di essere un padre a propria volta, starei urlando a miglior finale anime del genere romance."

Per quello c'è il film di Clannad diretto da Osamu Dezaki. Finisce proprio in quel modo. Il problema è che comprime la storia all'inverosimile e i personaggi ne risultano fuori delle macchiette. :(

One Pound Gospel è divertentissimo, ma la parte romance non l'ho trovata neanche minimamente coinvolgente. :(
La saga delle Sirene per quello che mi riguarda neanche esiste, lei non è minimamente in grado di raccontare una storia horror (anche per colpa dei suoi disegni che non ci azzeccano nulla) e quei tre volumi ne sono la dimostrazione. Caneyasha non esiste. :D
Mi dirai se ti piace Rinne!

Martin Eden ha detto...

Il problema di One Pound Gospel è la sua natura di prologo, sembrano i primi numeri leggeri e scanzonati di Maison Ikkoku, putroppo la parte romance è messa in secondo piano per raccontare un po' la carriera sportiva del protagonista e un po' per la parte comica, anche qui i fraintedimenti fanno molto ridere. Per me era un'opera che aveva bhisogno almeno di venti volumi, anche perchè era interessante sia seguire la carriera del protagonista, il dilemma tra fede e amore di Suor Angela e le parti comiche punta di diamante della Takahashi. Un'opera che ha un potenziale enorme, anche per via della storia d'amore che sembra impossibile, un po' come quella studente-vedova di Maison Ikkoku.


Se vogliamo dirla tutta la Takahashi guadagna più con gli shonen, quindi si è buttata a capofitto in quel pantano di Inuyasha. Non capisco nemmeno l'enorme successo iniziale che ebbe in Giappone, diciamo che i primi numeri lasciavano presagire qualcosa di meglio. Usciva pure da Ranma, che per me insieme a Maison Ikkoku è la sua massima espressione creativa. Aveva esaurito le idee all'epoca, davvero Ranma è una massa di idee e scene comiche mai più ritrovate in altri shonen parodia.

La saga delle sirene concordo con i disegni, anche quello è un prologo che lascia presagire potenzialità enormi. Peccato, avrei preferito quello a Inuyasha.

Rinne lo sto leggendo con avidità, sarò strano io ma mi diverte un casino. Talmente leggero e divertente che me lo leggocon un thè freddo in mano, non mi da neanche fastidio la sua mancanza di una vera trama portante, almeno fino all'ottavo volume dove sono arrivato. Il personaggio principale oberato dal "debito" e la cronica mancanza di denaro mi sta troppo simpatico, anche la portagonista pacata e ricca di buonsenso , lontana dai personaggi femminili della Takahashi ti entra subito nella sfera simpatica. Al contrario di Inuyasha, avrei ucciso tutto il gruppo di protagonisti, specialmente la lagna Kagome e il maledetto cane.


Le storielle mi divertono sempre, mi sembra una Takahashi in forma, non come in Ranma ma che sta ripredendo il ritmo. Ripeto avrò gusti strani, mezza internet lo critica. Ho visto è uscito pure l'anime, un'occhiata per amore dell'autrice ce la butterò. Per ora per me promosso.

Jacopo Mistè ha detto...

"Non capisco nemmeno l'enorme successo iniziale che ebbe in Giappone, diciamo che i primi numeri lasciavano presagire qualcosa di meglio."

Per me neanche inizialmente era interessante: uno svogliatissimo clone di Ushio e Tora, che pecca, come Le Sirene, di disegni minimamente adatti alle atmosfere horror della trama, e personaggi troppo banali e visti milioni di volte su Lamù e Ranma. È stato uno dei primi manga che ho segato (di solito li leggo fino in fondo anche se non mi piacciono, ma questo...) XD
Ranma imho è pieno di alti e bassi: gli alti sono altissimi (risate e non finire), ma i bassi sono tanti (troppe storie poco ispirate e banali, accumulate negli ultimi 10/15 numeri tipo). Lamù non l'ho mai letto ma sono molto propenso a pensare che sia il suo miglior manga squisitamente comico.

Di Rinne ciò che mi dici mi sconvolge, avevo sempre pensato fosse un clone ancora più brutto di caneyasha, non una commedia degna dei vecchi tempi. O.o

Concordo, infine, che nelle antologie di storie brevi la Takahashi è sempre una garanzia!

Martin Eden ha detto...

Vero sul clone di Ushio e Tora, solo che quest'ultimo era veramente bello, non parlo per nostalgia, persino la versione anime 2015 di Ushio e Tora mi sta prendendo come quando lo lessi anni fa.

Rinne non lo segui? A parte il setting di anime e demoni, almeno a mio parere ha poco a che vedere con Inuyasha. Molte storie sono fuori di testa, demoni e fantasmi che non fanno paura e con storielle divertenti. Non è nemmeno accostabile alle vecchie commedie, quelle sono classici, anche perchè Rinne è ricco di humour nero al contrario all'umorismo di Lamù e Ranma. Le storie dei fantasmi sono tristi, ma sono scritte in un modo che strappano la rista. Lo trovo un ottimo intrattenimento, inferiori ai precedenti lavori, ma un enorme salto in avanti alla serietà forzata del cagnaccio. Per ora è puramente commedia, pochi sprazzi di serietà, magari più avanti si fa serio. Dubito, solitamente la Takahashi usa il metodo "piace, bene continuo con la solita solfa e siparietti".

Lamù è un alto, forse pure meglio di un Ranma, però Ranma è più equilibrato nel dosare l'humour e la parodia dei film Shaw Brothers e manga shonen l'ho amata all'interno del manga. Trovo solo debole la saga finale, troppo seria e non in linea con la serie. Il resto è capolavoro, sarà che l'ho letto di fila e non mi stancano mai le storie autoconclusive.

Kevin Del Gaudio ha detto...

Ragazzi è tratto da un vodeogioco a finali multipli cavolo.
Ci sono 6 finali se non sbaglio 2 dei quali dedicati a nagisa e sono quelli che sono stati scelti per l'anime.
Per arrivare all'happy ending bisogna raccogliere le sferette ogni volta che si aiuta una amica, queste danno la possibilità di esprimere un desiderio se non ho capito male.
Ma durante l'anime Tomoya non ci credeva quindi si è arrivati al bad ending, la sua morte causa il collasso del mondo parallelo e quindi gli da la possibilità di tornare indietro per esprimere i desideri.
Probabilmente quando hanno fatto l'anime non pensavano che avrebbe avuto successo al di fuori del giappone, quindi presupponevano che chi l'avesse guardato
conoscesse il gioco...
Quindi il finale ha senso se pensiamo che è tratto da un videogioco poi da anche il messaggio che aiutare il prossimo rende felici (peccato che la realtà a volte sia molto diversa)

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