martedì 13 luglio 2010

Recensione: Maison Ikkoku (Cara dolce Kyoko)

MAISON IKKOKU
Titolo originale: Maison Ikkoku
Regia: Kazuo Yamazaki (ep.1-26), Takashi Anno (ep.27-52), Naoyuki Yoshinaga (ep.53-96)
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Rumiko Takahashi)
Sceneggiatura: Tokio Tsuchiya (ep.1-26), Kazunori Ito (ep.27-52), Hideo Takayashiki (ep.53-96)
Character Design: Yuji Moriyama (ep.1-26), Akemi Takada (ep.27-96)
Musiche: Takao Sujiyama (ep.1-26/38-96), Kenji Kawai (ep.27-96)
Studio: Studio DEEN
Formato: serie televisiva di 96 episodi (durata ep. 25 min. circa)
Anni di trasmissione: 1986 - 1988
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video

 
Yusaku Godai è un ronin, uno studente bocciato all'esame di ammissione all'università, che studia come un matto per riuscire a farsi ammettere l'anno dopo. Vive in un condominio Ikkoku, ma il suo studio è funestato dai suoi casinari inquilini: la signora Ichinose, grassona alcolizzata; Akemi, bevitrice scostumata; Yotsuya, voyeur compositore di haiku, scroccone e ricattatore. Perennemente incapace di concentrarsi per colpa dei loro festini, Yusaku cerca più volte di andarsene, fino al giorno in cui deciderà di rimanere definitivamente lì quando vi si trasferisce a vivere la bellissima amministratrice, Kyoko Otonashi. Innamoratosi istantaneamente di lei, Yusaku cerca di corteggiarla, ma presto scopre che, pur avendo solo 22 anni, la ragazza è già vedova. Riuscirà a superare il suo esame, a trovare un lavoro, a fare breccia nel cuore di Kyoko e a sopravvivere agli scherzi degli altri?

Recensione, questa, che sarà ricordata dal sottoscritto come tra le più difficili di sempre, perché rendere a parole la bellezza di Maison Ikkoku e convincere qualsiasi lettore a guardarlo, senza scadere nelle banalità, è un'impresa vana. Tutti conoscono Rumiko Takahashi, la Principessa dei manga, così soprannominata per aver creato opere spassose come Lamù la ragazza del futuro (1978), Ranma ½ (1987) e, in tempi più recenti (1996), l'avventuroso Inuyasha (su cui è meglio stendere un velo pietoso), tutti titoli che nella sola madrepatria hanno venduto ciascuno qualche decina di milioni di copie. L'autrice ha un'abilità immensa: con un disegno semplicissimo ma non banale e una fantasia senza pari, è stata ripetutamente capace di regalare al pubblico di tutto il globo, maschile e femminile, incontrollabili risate, reinventandosi in ogni occasione con sterminati eserciti di personaggi sempre nuovi e geniali e una vena umoristica praticamente inesauribile, che esaspera in modo spassoso gli stili di vita delle classi sociali nipponiche. La leggenda dell'autrice inizia con Lamù la ragazza dello spazio, opera prima (che diverrà famosissima grazie alla trasposizione animata televisiva, diretta nel 1981 da Mamoru Oshii e Kazuo Yamazaki), e diventa totale con Ranma ½ (1987), entrambi manga che esprimono la sua vena comica. Non bisogna però dimenticare che in mezzo ai due l'autrice ha realizzato un fumetto profondamente diverso, Maison Ikkoku: apparentemente un'altra commedia dai personaggi esilaranti, ma che poco dopo rivela la sua vera indole, quella di una commedia romantica dalle venature drammatiche, dove risate da mal di pancia, battiti di cuore e drammi toccanti sono perfettamente amalgamati senza scadere né nella farsa, né tanto meno nello sdolcinato, mantenendo sempre un equilibrio memorabile. Con quest'opera l'autrice dimostra un grande talento nel trattare, con poesia e divertimento, anche tematiche adulte e serie (e lo confermerà con le sue eccellenti antologie di racconti brevi), e infatti, se possibile, chi scrive reputa Maison Ikkoku il vero, unico capolavoro imprescindibile da lei mai disegnato, quello da raccomandare a ogni costo a chi domanda qual è il suo lavoro migliore.

Maison Ikkoku è una delicata e realistica storia d'amore tra uno studente universitario, Yusaku Godai, e la bellissima vedova Kyoko Otonashi che vorrebbe sposare (si legge spesso in giro che l'autrice si sia ispirata per loro due ai fidanzati Ozuno Tsubame e Sakura di Lamù, effettivamente quasi identici a livello grafico). Per fare questo il povero ragazzo dovrà non solo laurearsi e trovare un lavoro, cose già di per sé difficilissime visti i suoi frequenti insuccessi scolastici e le sue difficoltà nello studio, ma anche sperare che in tutto questo tempo la sua bella riesca a farsi una ragione della morte del marito Soichiro e sappia ricambiarne i sentimenti. Durissime saranno le prove che il nostro eroe dovrà affrontare, frequentissimi i flop, e se a questo aggiungiamo spasimanti distruggi-coppia, rivali in amore, micidiali gag e fraintendimenti tipici da commedia degli equivoci, nel miglior stile della Takahashi, più gli scherzi e le cattiverie con cui gli inquilini del condominio si divertiranno un mondo a mettere in cattiva luce il ragazzo, capiremo bene come il suo lungo cammino verso l'amore sarà sempre più vicino all'assomigliare a un girone infernale.


Quello che differenzia Maison Ikkoku dalla totalità degli altri manga di Rumiko Takahashi, sempre comici e a struttura episodica, va ricercato nelle realistiche reazioni psicologiche dei due protagonisti a tutti i guai, ora demenziali ora seri, che metteranno a dura prova la relazione. I due sono talmente ben caratterizzati che si arriva quasi istantaneamente a identificarsi con loro, soffrendo ogniqualvolta arrivano ai ferri corti, gioendo quando si avvicinano di più. Kyoko è il prototipo di donna ideale per ogni uomo: giovane, di bellezza semplice, dolce e sensibile. Yusaku è un ragazzo dal cuore d'oro, ma goffo, imbranato, perennemente capace di sbagliare ogni mossa possibile per conquistare la sua donna. Le loro vicende, inizialmente leggere e divertenti nei momenti del primo approccio, diventano via via sempre più malinconiche e sofferte quando iniziano a rendersi conto dei loro sentimenti, ritrovandosi più volte sull'orlo del baratro per problemi di immaturità da parte di entrambi nel gestire il rapporto che sta nascendo. La vicenda, umana e poetica, fa ampio uso, ancor più del solito, del background storico e culturale: molto più che in Lamù e Ranma ½, Maison Ikkoku sfrutta il suo contesto Eighties, ambientando nella Tokyo di quegli anni, con ampissimo riferimento a usanze, usi e costumi, una storia che parla di quotidianità, uno slice of life con, come protagonisti, persone semplici alle prese con l'affitto da pagare a fine mese, il trovare lavoro, le cene tra colleghi... Non ci si può dimenticare, certo, che per larghi tratti la storia è una commedia brillante che ha lo scopo di far ridere: il tipico condominio Ikkoku, edificio dotato di mini stanze e spazi da gestire in comune, diffusissimo in Giappone negli anni '60-70, è protagonista quasi centrale della narrazione; potessero parlare, le sue pareti rivelerebbero di scherzi, voyeurismo, cattiverie, urla disumane, ricatti e feste alcoliche che avvengono quasi quotidianamente ai danni di Yusaku da parte degli eccentrici inquilini dello stabile (la stessa autrice rivela che l'ispirazione della storia le è venuta quando, da studentessa delle superiori, vide bizzarri inquilini che vivevano nello stesso Ikkoku comunicare dalla casa alla strada con una ricetrasmittente invece che parlarsi direttamente a voce1) e con gran divertimento del lettore. Nonostante questo, pur con tonnellate di gag esilaranti, le relazioni umane tra i due protagonisti sono trattate in modo misurato, con dialoghi e reazioni psicologiche molto realistici, si avverte la voglia dell'autrice di raccontare una storia d'amore a tratti molto seria e che abbia un culmine indimenticabile (e infatti Maison Ikkoku sarà, forse anche per questo, una delle pochissime sue storie lunghe degnate di un finale chiuso).

Scontato che una simile opera non poteva mancare in animazione: a incaricarsi del compito, nel marzo 1986, è il produttore Kitty Films, che, dopo aver chiuso con successo la serie televisiva di Lamù, ne ricicla staff e studio d'animazione già la settimana dopo, allo stesso orario e sullo stesso canale, per adattare il nuovo campione d'incassi di Rumiko Takahashi. Ne esce inevitabilmente un paradigma dell'animazione tutta, un cartone animato fedele al fumetto e alle sue atmosfere, che per 96 memorabili episodi caratterizzati, nel complesso, da indici di ascolto vicini a un altro 20%2 come per Lamù (pur al prezzo di numerosi cambi di registi, sceneggiatori, compositori e chara designer, per sistemare il tiro visto che lo share inizialmente non era eclatante3) e che traspongono interamente il manga, terrà incollati allo schermo non solo bambini e adolescenti, ma anche giovani e adulti, tutti stretti intorno alla più bella storia d'amore mai raccontata in televisione.

Novantasei puntate sono tante, inutile girarci intorno, e prevedono anche un corposo numero di filler inseriti lì, immancabilmente, per permettere all'autrice di portarsi avanti, all'epoca, col manga (lo terminerà l'anno dopo, nel 1987), ma, forse classica eccezione alla regola, Maison Ikkoku anime non ci perde assolutamente in nulla contro la versione cartacea. Pur con lievi modifiche (l'assenza dell'inquilino Nozomu Nikaido, abbastanza marginale in origine, e la soppressione o modifica di alcuni capitoli della storia), racconta nuovamente una storia d'amore subito coinvolgente, e, nelle frontiere del technicolor, delle animazioni e della musica, eguaglia e - a volte - addirittura supera gli stessi apici poetici del fumetto. Riesce in questo sfruttando al 100% le preziose risorse del suo media: addolcisce il tratto originale di Rumiko Takahashi con una nuova, DAVVERO indimenticabile prova grafica di Akemi Takada, che subentra dall'episodio 27 e rende Kyoko e Godai più esteticamente belli e adulti che mai; trova una colonna sonora delicata e romantica (per la maggior parte a opera dell'esordiente Kenji Kawai, che diviene poco a poco uno dei più importanti compositori musicali nipponici); può permettersi animazioni di tutto rispetto per quegli anni, un doppiaggio ancora una volta di livello STRATOSFERICO (sfido a dimenticare le voci di di Yusaku, di Kyoko, di Ichinose, Yotsuya o Sakamoto), e una delicatissima direzione. Maison Ikkoku è una storia bellissima che va seguita con trepidazione, facendosi trasportare dai mille sentimenti che riesce a evocare: emozioni continuamente trasmesse da puntate esilaranti o toccanti, da preview che invogliano a divorare subito l'episodio successivo, dalle sigle di apertura e chiusura che trovano musicalità tra le più energiche, malinconiche e commoventi di sempre, dagli sguardi o sorrisi d'intesa tra Kyoko e Yusaku presenti in ogni puntata, e dai frequenti gesti di quotidianità e umanità dati dal caratterizzatissimo cast di personaggi.


In quell'irresistibile microcosmo che è la Maison Ikkoku, si impara presto a riconoscerne ogni singola stanza, ogni scala, ogni telefono, come fosse casa propria. È veramente un senso di grande familiarità quello che trasmette il capolavoro animato da Studio DEEN, il cui grandissimo pregio, come nel fumetto, è far sentire vicinissimi a sé tutti i personaggi che abitano il condominio. Infine Maison Ikkoku, come tutte le grandi storie d'amore, è insegnamento di vita, che può essere dolorosissima, può distruggere o logorare i nervi, ma insegna che se si tiene a qualcosa bisogna continuare a soffrire, fin quando non si trova la felicità. La serie è un tale concentrato di risate e commozione che è inopportuno stare a considerare i difetti, che ci sono (l'assurda sparizione a metà serie di un personaggio importantissimo, ripreso solo nelle puntate conclusive; e il finale un pochino meno intenso rispetto a quello del manga), ma cadono nel dimenticatoio rispetto alla dose di emozioni indescrivibili evocate da una delle qualsiasi 96 puntate che compongono la serie. Visione fondamentale, da vedere e (addirittura) rivedere, una di quelle opere che a qualsiasi età non mancherà di riservare emozioni che un'intera vita non basterà a cancellare (anche se sono trascurabili, in compenso, tutte le altre incarnazioni animate della storia, perlopiù retelling di poco conto). Per ora, ineguagliata, la più intensa e, banalmente, migliore love story attualmente esistente in animazione, ancora oggi.

Nota finale: la serie è disponibile in DVD a cura da Yamato Video, che una volta tanto ha degnato i fan di sottotitoli fedeli ai dialoghi originali. Il doppiaggio storico italiano, per quanto non sia malaccio e sia stato pure adattato con standard più elevati del solito e nomi originali (ma pronuncie sbagliate), perde MOLTISSIMO in intensità rispetto alla controparte nipponica, anche per la rimozione dei suffissi nei nomi che rappresentano anch'essi, in più di un'occasione, grande motivo di comicità.

Voto: 10 su 10

PREQUEL
Maison Ikkoku Prelude: When the Cherry Blossoms in the Springtime Return (1992; special TV)

SIDE-STORY
Maison Ikkoku: Naufragio sull'isola Ikkoku (1991; OVA)

SEQUEL
Maison Ikkoku: Through the Passing of the Seasons (1988; special TV)

ALTRO


FONTI
1 Kappa Magazine n. 5, Star Comics, 1992, pag. 120
2 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 136 
3 Wikipedia giapponese di "Maison Ikkoku anime"

22 commenti:

http://www.animefan.it ha detto...

Splendido Slice of Life, che regala emozioni.

emilio ha detto...

Come promesso dico la mia anche su una serie che (a quanto ricordo) non contempla colonie spaziali o Mobile Suit. Il voto di Mistè potrà apparire esagerato a qualcuno, ma sfido chiunque a negare che MI sia una spanna al di sopra della quasi totalità delle commedie romantiche, anime e non solo. La serie ha momenti (e non due o tre, ma dieci, venti, cento) che non possono che conquistare per un mix delicatissimo di humour, sentimenti e brillantezza dell’intreccio. Direi che una forza della serie sta nel suo minimalismo: niente espedienti narrativi clamorosi (magia, ESP, coincidenze miracolose), solo situazioni quotidiane, difetti di comunicazione e (va detto) un buon repertorio da commedia degli equivoci. Quella che è, in fondo, praticamente una soap opera diviene una visione godibilissima: appena il melodramma alza troppo la testa viene ridimensionato, ma non per questo ridicolizzato, da una comicità che senza essere cerebrale non manca affatto di tocchi sofisticati.

A voler proprio cercare il pelo nell’uovo, mi sentirei di fare due critiche. Primo, mentre i due protagonisti sono sviluppati con notevole profondità, i comprimari (penso in primis ai coinquilini) non godono di grande sviluppo. Restano le (spassosissime) macchiette che erano al principio. Secondo, sui tempi lunghi la serie secondo me arranca un po’. In particolare, i suoi 96 episodi sono davvero molti, e la vicenda non regge sempre benissimo. Vado a memoria. Una prima ventina o trentina di episodi di episodi più o meno autoconclusivi conquistano appieno, seguendo la ricetta più classica di MI (approssimazione di Godai, scherzi da prete dei coinquilini, seguono incomprensioni). Più in là, nell’ultima ventina di episodi della serie, la continuity si fa più stretta, e scatta un intreccio convulso che include matrimoni combinati, presunte gravidanze, scuole materne e night equivoci. Il problema secondo me sta nel mezzo. Nella porzione centrale della serie la vicenda procede poco o niente, i filler si moltiplicano (discutibile fanservice l’episodio che rivela i segreti di Yotsuya, custoditi gelosamente nel manga). Personaggi secondari anche importanti (Kozue) spariscono. I diabolici coinquilini sono ormai rabboniti. L’impressione è davvero che si stia prendendo tempo: il manga, per come lo ricordo, era un po’ più conciso in questa fase.

Ma sono peccati veniali. La verità è che chi avrà la pazienza (e il piacere) di seguire tutta la serie non potrà fare a meno di ricordare una quantità di momenti teneri o spassosi che non si dimenticano facilmente. I miei? In ordine sparso: Yotsuya che dà ripetizioni private vestito come un pianista da pianobar, Godai che si divide fra il test da insegnante della materna e il club con le conigliette, la serata con Godai e Mitaka che cercano disperatamente un luogo in cui fare a botte in santa pace. Per cose così, può valere la pena avere un po’ di pazienza, no?

Jacopo Mistè ha detto...

Un commento così completo ed esauriente mi spiazza, grazie davvero di frequentare questi lidi emilio ;)
Sui due punti che citi...

Sul primo direi che sono d'accordo ma fino a un certo punto. I comprimari non evolvono mai, è vero, ma questa è una caratteristica voluta da parte dell'autrice, caratteristica che ha riversato in praticamente tutte le sue opere (Lamù, Ranma, Caneyasha) e che ormai è consolidata divenendo uno degli aspetti tipici del suo modo di scrivere. Sarebbe come lamentarsi, ad esempio, che Taniguchi alterna senso dell'epico e demenzialità pura nelle sue storie, o che Imagawa è esageratamente contorto nelle sue sceneggiature. Sono punti cardini della loro poetica, e basta ;) Nonostante tutto in Maison Ikkoku giusto Yotsuya rimane uguale dall'inizio alla fine (e io personalmente non avrei perdonato all'autrice il volerlo "umanizzare"): su tutti quelli principali cioè Godai, Kyoko, Mitaka, Kozue, addirittura Akemi e Ichinose (quando nele fasi finali cercano di dare la spinta a Kyoko per accettare l'amore di Godai) o c'è un percorso evolutivo oppure le caratterizzazioni iniziali si dimostrano già perfette così come sono, lasciando spazio, in mezzo ai vari momenti comici, anche ad altri di natura seriosa e perfettamente "in character".

Sul secondo punto sono d'accordissimo e mi sono infatti anche lamentato, nella rece, del fatto che le diverse pretendenti di lui spariscono senza colpo ferire. Vero anche che ci sono molti filler evitabili, ma che ci vuoi fare... Reputo Maison Ikkoku, sia anime che manga, così potenti, commoventi, indimenticabili etc etc che le emozioni che danno entrambi lo spettatore/lettore se le terrà dentro per sempre, al punto che contano poco i difetti. Che ci sono, ma sono annichiliti dalla solennità della storia.

emilio ha detto...

Piacere mio! E ovviamente sì: Yotsuya è al di sopra di sciocchezzuole come la psicologia umana...!

Simone Corà ha detto...

Bellissimo commento, Emilio, grazie anche da parte mia per quest'opinione su una serie che ho amato tantissimo anch'io, opinione che mi trova tutto sommato d'accordo anche se, nella sua visione generale, MI riesce sempre a incuriosire, a tenere salda l'attenzione dello spettatore, a far proseguire una vicenda molto semplice senz amai peccare di prevedibilità o di spunti banali e scontati.

Io credo che il difetto più grande sia non solo l'improvvisa scomparsa di Kozue (non molto realistica nonostante la spiegazione prima del gran finale), ma nel rapporto proprio tra lei e Godai, un rapporto piuttosto lungo e di strana ambiguità in cui forse è difficile mantenere sempre una certa credibilità.

Per il resto, per me, siamo ai massimi livelli dell'animazione nipponica. :)

emilio ha detto...

@Corà
vuoi dire una coppia di adulti che si frequenta regolarmente per un paio d'anni senza darsi nemmeno un bacio? Lo so, c'è un limite alla "suspension of disbelief"...

Simone Corà ha detto...

Già, proprio quello, soprattutto dal punto di vista di Godai che sembra sempre cadere dalle nuvole...

akuma ha detto...

Forse sotto la maschera da "duri" siamo in realtà dei teneroni ;-)

Non sono un grande amante del genere, eppure Maison Ikkoku mi è piaciuto davvero molto.

E' troppo lungo, eppure dopo 96 episodi ho detto "cavoli è già finito!"
Ha mille difetti, eppure sorvolavo e mi godevo la visione (a differenza di molte altre serie).

Per citare alcune cose che forse potevano essere sviluppate meglio: io ho trovato abbastanza "carenti" le idee che hanno avuto per dipanare la matassa dei vari intrecci amorosi (uscita di scena di Kozue e del tennista) e anche la totale uscita di scena della allieva di Godai nella parte finale della storia.

Jacopo Mistè ha detto...

Per me il personaggio di Mitaka (il tennista) alla fine è stato gestito benissimo, non avrei trovato altro modo, all'infuori del matrimonio combinato, di toglierlo di mezzo. Senza contare che le modalità che portano alla sua "sconfitta" hanno pure contribuito a commuovermi ;_;

Niente da dire sulle altre due, probabilmente il difetto più eclatante dell'intera serie.

Nonostante questo, ancora una volta, tutte le emozioni che m'ha dato Maison Ikkoku sovrastano incontrastati questi nei, penso che l'unica serie capace di reggerne il confronto sia Planetes (che però dovrei rivedermi, visto il dubbio che m'hanno trasmesso le manie revisioniste del Corà!).

akuma ha detto...

Diciamo forse mi sarebbe piaciuto vedere "vincere" Godai ad armi pari contro Mitaka e non per resa dell'avversario.
Però so che a essere onesti non sarebbe stato coerente con la serie, in fondo se Mitaka non fosse uscito di scena difficilmente lo schivo e timido Godai avrebbe sposato Kioko.

Comunque quando Mitaka ha scoperto che era la cagnolina e non la padrona a essere incinta ho riso per mezz'ora (e il cagnolino infame gli fa pure il sorrisetto a 24 denti....).
Che poi, secondo voi, la futura moglie Asuna alla fine ha fatto la finta scema con l'equivoco del cane o no?

PS. Planetes mi manca, dovrò guardarlo!

ron70 ha detto...

La recensione è la più particolareggiata letta sul blog.Le mie opere preferite della Takahashi sono cmq Lamù e la saga delle sirene.Devo confessare che anch'io sono afflitto da manie revisioniste tipo Corà e ogni 4/5 anni rivedo ogni anime a mia disposizione e spesso certi giudizi che avevo dato in precedenza mi fanno sorridere.

Gundamaniaco ha detto...

Commenti e recensione molto interessanti.
Maison Ikkoku è un'opera praticamente senza difetti.

Forse l'unico vero grande difetto sta nel realismo: non ho mai sentito dire di qualcuno che abbia corteggiato una ragazza per ben 6 anni con immutata passione, come ha fatto Godai. Impossibile. :)

Simone Corà ha detto...

Sì, è vero, sicuramente da questo punto di vista è richiesta una sospensione dell'incredulità maggiore, ma in fondo quasi non ci si fa caso. :)

Mikkem ha detto...

Ho finito di vedere Maison Ikkoku qualche giorno fa e mi è piaciuto davvero moltissimo.Non sono appassionato di manga ed anime infatti ho iniziato a vederlo per caso.
Probabilmente chi ama il genere sarà abituato a seguire serie medio-lunghe, ma personalmente non appena ho scoperto si trattasse di 96 episodi non credevo che avrei avuto la pazienza di arrivare fino in fondo. Invece, con mia grande sorpresa, ogni episodio tira l'altro e faccio fatica a ricordare un momento in cui mi sia annoiato, anzi questa serie mi ha proprio appassionato. Un bel mix di comicità e romanticismo che mi ha tenuto sul filo fino alla fine. Certo però che i pasticci in cui si va a cacciare Godai sono un pò troppo da "pollo" per essere realistici, ma d'altronde è proprio questo che dà movimento alla storia. Inoltre i fastidiosi coinquilini alla lunga diventano un pò ripetitivi dato che sanno solo far festa. Comunque il voto alla serie per quanto mi riguarda è alto! :-)

Mikkem ha detto...

Dato che il mio precedente commento è stato accidentalmente cancellato e non ho voglia di riscriverlo, mi limito a dire che Maison Ikkoku is great!! :-)

Jacopo Mistè ha detto...

Non era stato cancellato, doveva solo essere moderato ;)

Anch'io a sentire dei 96 episodi m'ero allarmato, eppure li ho finiti tutti in poco più di un mese e mezzo. Concordo su tutto ciò che dici (a parte gli inquilini che fanno festa, li adoro :D), Maison Ikkoku è la commedia sentimentale più bella di sempre!

Mikkem ha detto...

Mi sn spiegato male riguardo ai coinquilini. Anche a me stanno simpatici però forse avrebbero avuto bisogno di qualche variazione sul tema. Ah poi dimenticavo il trauma al cambio dei doppiatori dopo la puntata 52! C'è un abisso profondo, i primi sono nettamente superiori. Certo dopo un pò mi sono abituato, ma se proprio i doppiatori dovevano essere sostituiti almeno potevano scegliere qualcuno di più espressivo!

Martin Eden ha detto...

Volevo in primo luogo ringraziare gli autori di questo blog, grazie alle loro recensioni in questo periodo di vacanza dal lavoro mi hanno fatto riscoprire il mondo dell'animazione, quello serio e per tutti. Abbandonato per serie sempre più fanservice e sinceramente non ho mai avuto gli stessi gusti dei siti che bazzicavo, invece in questo blog i due autori hanno praticamente i miei stessi gusti.

Ammetto anche di aver abbandonato il mondo dell'animazione giapponese dopo la visione (quasi) non stop di Legend of Galactic Heroes, non riuscendo a trovare un'opera degna di tale qualità.



Il dieci come voto è perfetto, però dopo aver letto il manga il mio voto è sceso a nove. Ho sentito molti dire che l'anime è una fotocopia del manga, per me si sbaglia, paradossalmente pur avendo scene simili le psicologie dei personaggi nel manga sono profodamente diverse, specialmente grazie ai capitoli tagliati. Godai nel manga è più malizioso, come tutti i cristiani normali vorrebbe fare del sano sesso a quell'età, anche spensieratamente (vedere il capitolo del manga tagliato nell'anime del quasi andare a letto con la studentessa appena conosciuta e ubriaca) e pure Kyoko sente la mancanza di contatto fisico. L'amministatrice nel manga è più pragmatica e meno misteriosa (grazie al formato diverso, si possono leggere i suoi pensieri), rispecchia fedelmente la donna giapponese materialista con la testa sulle spalle, pur essendo più adulta alla fine saranno Godai e Yagami a farla crescere e uscire da determinati schemi mentali imposti dalla società giapponese, anche perchè Godai ha un percorso di crescita pazzesco. Ecco, devo ammettere che il suo percorso di crescita è fatto meglio nell'anime. Oserei dire che manga e anime se visti nella loro interezza si completano a vicenda. Raro caso dove bisogna vedere l'anime e leggersi pure il manga, subito e non aspettare un anno dal dopo visione.

Grande difetto dell'anime è una seconda serie troppo intellettuale e lenta nella regia. A mio parere la Takahashi ha bisogno di una regia frenetica, come quella della prima, terza e quarta stagione dell'anime, praticamente perfette sotto tutti i punti di vista. Troppi filler nella seconda, anche se quello della pietra di Soichiro meritava di esserci anche nel manga.

Difetto non trascurabile, come ribadito pure nella recensione, il finale meno intenso, oserei dire troppo meno intenso. Troppo veloce nell'anime, putroppo a mio modesto avviso ha tempi sballati rispetto a quello perfetto del manga, non cito anche la famosa scena tagliata che tutte le donne da soap opera di solito aspettano e ammetto che l'aspettavo pure io.

L'anime dalla sua ha un'ottima ost (incredibili certi pezzi) e una scelta di voci casting pazzesca, Kyoko e Godai in giapponese sono di un'intepretazione recitativa da far paura, negli episodi finali danno il massimo.

Come dicevo bisogna leggersi il manga e vedersi l'anime, anche perchè è uscita finalmente la perfect edition del manga e si possono buttare le sottilette. Il manga è realistico sotto determinati aspetti e l'anime punta al romanticismo, due opere fondamentali e sono diventante i lmio metro di paragone dei manga e anime sentimentali, insieme alle opere dell'Ikeda.


Mi scuso per il lungo e barboso commento, ma sono prolisso di natura.

Ancora complimenti per il blog e le recensioni.

Jacopo Mistè ha detto...

Posso solo ringraziare, orgoglioso ma un po' imbarazzato, per i complimenti. :)

Su Maison Ikkoku, mi trovi concorde con la tua disamina. L'opera l'ho conosciuta prima grazie all'anime (fansub in inglese, e poi per esaltazione ho comprato anche i DVD Yamato) e solo dopo ho letto il manga (sottolettato, e come te sto dopo averlo rivenduto acquistando con incredibile soddisfazione la Perfect Edition Star Comics!). Per questo motivo sono estremamente affezionato alla serie animata mettendola alla pari con l'originale, anche se questo forse è un filo più compiuto.
Però cacchio, come dici tu il doppiaggio giapponese è eccelso (oltre a Godai e Kyoko, vogliamo ricordare Yotsuya col suo "Godaiii-...KUN!!" ? XD) e le sigle di apertura/chiusura unja cosa meravigliosa, trascinante e commovente, ancora oggi le ascolto spesso nel mio lettore mp3!

Martin Eden ha detto...

Complimenti meritati, mi avete fatto da guida ad un mondo dell'animazione in cui non mi ci raccapezzo più. Mercato saturo di prodotti, tra inverno e primavera ci si rimpie di anime. Mondo (direi anche hobby) che se ripreso dopo tanto tempo non si sa cosa guardare e cosa lasciar perdere, si sa il tempo è tiranno. Grazie al blog ho scoperto anime come Eden of the East, Ghost Hound, Bakumatsu etc.

Maison Ikkoku lo conoscevo grazie alla tv locale, mitica Super3 ahimè chiusa che mi ha fatto scoprire il mondo dell'animazione giapponese. Ma ero piccino, diciamo che a 12 anni lo amavo come anime comico da passatempo (mi sbrigavo a cenare pur di guardarlo), non capivo ancora bene le psicologie o il contesto universitario, lavorativo e affettivo tipicamente giapponesi anni'80 e diciamo anche moderne.

Complice il dieci dato dal blog, ho recuperato l'edizione deluxe in dvd dalla mia fidanzata e mi sono fatto queste ultime tre settimane e mezzo di visione Maison Ikkoku, mentre leggevo anche il manga. Inutile dire che ne sono rimasto esaltato. Anime e manga vanno di pari passo,come dicevo si incastrano alla perfezione e grazie a piccoli particolari cambiano le carte in tavola nelle psicologie. Unico caso identico nell'animazione è Versailles No bara, anche lì anime e manga si completano, specialmente il finale manga di Versailles No Bara è mille volte più completo dell'anime, come per Maison Ikkoku. Uniche opere (Maison Ikkoku e Versailles no Bara), forse insieme a Rocky Joe , che non possono esistere senza la sua controparte anime, anzi giocano con i personaggi cartacei infondendo una visione d'autore diversa. In parole povere opere d'autore, come per i miglori film tratti da libri, bisogna sempre cambiare qualcosa per adattarlo al media differente.

A proposito di libri, grandissima la Takahashi ha riprendere la poetica, ribaltare in alcuni punti la visione del grande scrittore giapponese e citare Kokoro di Natsume Soseki, citato pure nella scena della lezione con Yagami, solo per questo vale la nomina a "capolavoro".

In vena di anime sentimentali, credo mi appresterò a vedere Toradora, ho visto un otto sul blog e un commento a fine visione sicuro lo rilascio, per ora il primo episodio mi ha convinto.



Jacopo Mistè ha detto...

Oh che figata, un altro che si è divorato Maison Ikkoku in una scorpacciata :) Io arrivavo anche a 14 episodi al giorno da quanto l'ho adorato (dubito riuscirei ancora a reggere una simile mole di puntate, anche se non lavorassi).

Oltre a Toradora, ti consiglio un altro titolo romantico estremamente coinvolgente ed emotivo: il manga Suzuka. Divorato in poco meno di una settimana, 18 volumi da leggere tutti d'un fiato e finale commovente d'ordinanza. Non lasciarti fregeare dai primi volumi che sono stereotipati al massimo, poi migliora e tantissimo. La Star lo sta pubblicando ora.

Sam ha detto...

Uno degli anime più belli mai fatti.
E io sono uno di quelli che lo vide in real time in tv ( ed ha dovuto aspettare anni perché doppiassero la seconda parte con doppiatori più scadenti).
Un discorso a parte meriterebbero le varie sigle , una più bella dell' altra e piene di scene raffinatissime ( chi non ricorda la chiave che viene colpita da un raggio di sole in SHI NE MA ?)

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