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lunedì 28 luglio 2014

Recensione: L'incantevole Creamy

L'INCANTEVOLE CREAMY
Titolo originale: Maho no Tenshi Creamy Mami
Regia: Osamu Kobayashi
Soggetto: Kazunori Ito
Sceneggiatura: Kazunori Ito, Hiroshi Konichikawa, Hiroshi Toda,  Keiko Maruo, Mitsuru Shimada, Shigeru Yanagawa, Shusuke Kaneko, Tokio Tsuchiya, Tomoko Kawasaki
Character Design: Akemi Takada
Musiche: Koji Magaino
Studio: Studio Pierrot
Formato: serie televisiva di 52 episodi (durata ep. 23 min. circa)
Anni di trasmissione: 1983 - 1984
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


La piccola Yuu Morisawa, figlia dei gestori della crêperie Creamy crêpe, ha una cotta per l'amico Toshio Otomo, che, pur affezionato a lei, la vede come semplice amica d'infanzia. Avrà modo di rifarsi quando incontrerà il folletto spaziale Pino Pino, in viaggio sulla Terra, che per ringraziarla di averlo aiutato a ritrovare un medaglione a forma di portacipria, la Feather Star, glielo presta, dicendole che tornerà dopo un anno a riprenderselo. L'oggetto è fatato e le permette, previa recita di una formula magica, di trasformarsi in un'avvenente ragazza e possedere poteri magici.  Abituata con esso a prendere regolarmente le sembianze adolescenziali della bella Mami, Yuu si lega successivamente alla casa discografica Parthenon Production, divenendo presto un'affermata idol, Creamy Mami, di cui Toshio si innamora. La ragazza avrà il suo daffare nel conquistarlo cercando di distoglierlo dalle sue mire per la sé stessa adulta...

Creamy Mamy, l'angelo della magia
(in Italia, L'incantevole Creamy) è, come Lamù la ragazza dello spazio (1981), una di quelle lunghe serie televisive anni '80 che furoreggiavano nella loro epoca ma che, viste oggi da un pubblico moderno, dimostrano inevitabilmente ingenuità e tempi troppo lenti per chi è abituato a serie più brevi e che procedono più spedite. Gli anni passati, tuttavia, non sembrano comunque intaccare più di tanto la popolarità di queste produzioni, ancora capaci, in Giappone e in diversi altri Paesi, di farsi ricordare con grande nostalgia nei vari anniversari celebrativi, e a ragione visto che entrambe le serie citate non hanno perso un'unghia del loro originale carisma che le rendeva così irresistibili. Accomunato alla lunga serie TV dell'aliena dal bikini tigrato dallo studio animato, dalla illustratrice/character designer e dallo sceneggiatore principale, Creamy, nato come risposta al successo di Magical Princess Minky Momo (1982, in Italia Il magico mondo di Gigi) di Production Reed1, è un'opera che, nonostante il buonismo e il target infantile, ha dalla sua una personalità che moltissime produzioni odierne possono solo sognare, oltre alla non trascurabile importanza storica di aver rappresentato davvero al top un genere, o meglio un sotto-genere, che sarà tra i più prolifici e seguiti nell'immaginario nipponico degli anni '80.

Nonostante le serie majokko (letteralmente "streghette") nascano ufficialmente con i vari Sally la maga (1966), The Secret of Akko-chan (1969, in Italia Lo specchio magico), Marvelous Melmo (1971, I bon bon magici di Lilly), Megu the Little Witch (1974, Bia - La sfida della magia), etc., nella realtà dei fatti è con Creamy che viene identificato - pur erroneamente - il capostipite, riconducendone i tratti alla protagonista bambina, alla sua trasformazione in adolescente grazie a un gadget fornitole da un amico magico, agli aiutanti sempre fatati, spesso maschio e femmina (in questo caso i gattini parlanti Poji e Nega), che l'accompagnano lungo l'arco di tempo in cui dispone di tali poteri e all'estetica colorata e pastellosa. Soprattutto, è identificato con il majokko lo stesso studio d'animazione Pierrot, che con Creamy e i suoi successivi eredi-cloni (Magical Fairy Pelsha, Magical Star Magical Emi, Magical Idol Pastel Yumi, Fashion Lala e Fancy Lala) ne diventa di fatto l'esponente più famoso per tutti gli anni Ottanta dello scorso secolo, periodo di massimo splendore delle sue eroine, prima che Sailor Moon (1992) di Toei Animation lo evolva rendendo protagoniste non più innocenti bambine ma ragazze già cresciute e dal fisico avvenente. Di sicuro, Creamy è il titolo più significativo e celebrato in assoluto del genere, facendo, col suo successo e popolarità (share medio del 15%2), da apripista alle altre eroine Pierrot (che non vale la pena analizzare in ulteriore merito nonostante non siano tutte da buttare, come Pelsha del 1984 e soprattutto Magical Emi dell'anno seguente, conosciute in Italia rispettivamente come Evelyn e la magia di un sogno d'amore e Magica, magica Emi).


Chiaramente, da una simile opera è del tutto fuori luogo aspettarsi una forte trama di sottofondo, gag apprezzabili dagli adulti o anche solo umorismo a sfondo sessuale o demenziale come quello di Lamù (nonostante lo staff in comune): Creamy è giustamente dedicato - come da età della protagonista undicenne - alle bambine di età scolare, che possono facilmente identificarsi nella piccola, tenera e vivace Yuu alla scoperta del mondo intorno a lei, che conosce e ripudia i lati meno nobili dell'essere umano (invidie, ipocrisia, falsità, etc.) incarnati dai personaggi che le girano intorno, sogna a occhi aperti su cosa farà da grande e vive le prime cottarelle sentimentali. Il target primario è sicuramente quello, il tono delle vicende è spesso ovviamente molto infantile (così come i buffi e simpatici comprimari, ovvero il grasso Midori Kisaragi innamorato di Yuu, l'esilarante il presidente della casa discografica Shingo Tachibana che finisce sempre con l'essere preso a schiaffi dalla rivale di Mami, Megumi Hayase, e il patetico manager Hayato Kidokoro), e le finalità educative dell'opera sono palesi, con quasi ogni episodio che mostra la protagonista al centro di una vicenda che la porterà poi a maturare in meglio e ad apprezzare la vita - il tutto a formare un percorso di formazione che sia istruttivo anche per le giovanissime spettatrici. Lo spettatore over-20 potrebbe facilmente liquidare Creamy in malo modo, ma farlo sarebbe alquanto irrispettoso visto l'amore, vistoso e commovente, riversato dallo staff nella sua creatura, che rende pressoché impossibile parlarne male senza sentirsi in colpa.

Creamy è ideato e interamente scritto da Kazunori Ito, futuro sceneggiatore di fiducia di Mamoru Oshii in Patlabor 2: The Movie (1993) e Ghost in the Shell (1995), e i personaggi sono disegnati, in modo più che memorabile, dalla bravissima Akemi Takada. Come in Lamù, anche in Creamy il sodalizio artistico continua a dare i suoi frutti. Le storie quotidiane di Yuu saranno anche semplici e dalle atmosfere tenere e giocose, ma al di là di tutto sono spesso ben scritte e divertenti grazie al soddisfacente impiego del cast. Talvolta gli sceneggiatori riescono anche a scrivere episodi che, per cura dialogica, genuine reazioni psicologiche e azzeccato disegno dei personaggi, riescono non solo a trasmettere una morale particolarmente sentita, ma si rivelano anche piccole gemme d'autore (un episodio su tutti è il 48, quello, commovente, dell'appuntamento tra Yuu e Midori). Oltre ad avventure formative, equivoci amorosi e scambi di persona, non mancano neanche quelle vicende dagli elementi puramente fantastici (dimensioni parallele, varchi dimensionali da cui escono mostri preistorici, bambini dotati di poteri psichici, doppelgänger, extraterrestri, etc.), che ben testimoniano i trascorsi uruseyatsuriani degli autori. Non bastasse la bontà dello script, anche la confezione del titolo viaggia su livelli altissimi, tanto da permettere tranquillamente di godersi l'opera giusto per  questo.

Non ci sono infatti parole per esprimere l'arte profusa dal tocco grafico della Takada adattato dai bravissimi direttori dell'animazione, che come in tutti i suoi lavori rapisce il cuore con disegni di una dolcezza infinita, dove poche linee delineano volti così espressivi, graziati e armoniosi da regalare un senso di meraviglia d'altri tempi, impossibile da ritrovare in produzioni attuali dove lo stile grafico è sempre standardizzato. L'indimenticabile chara design è poi fatto risaltare da una magica colorazione a pastello, che fa la sua parte nel favorire l'immersione nelle atmosfere dolcemente infantili della storia. Il risultato grafico è delizioso, al punto che non è da sottovalutare come l'opera si presti a essere apprezzata anche solo per la sua cura visiva felicemente rappresentativa di quegli anni, l'apice dell'animazione "vecchio stile" dove disegnatori e animatori erano al top della forma e la cui fama simboleggiava, con con le dovute proporzioni, l'equivalente nipponico dello Star System hollywoodiano. Non è proprio un caso che Creamy trovi una tale attraenza estetica, dato che la produzione nasce con anche le poco nobili mire di sollecitare i pruriti otaku legati al Complesso di Lolita ("Lolicon" in giapponese), dal momento che la società nipponica ha sempre idealizzato l'idea della bella ragazza dagli atteggiamenti ingenui e infantili e dal volto candido (esempio lampante le idol)3. Mami, col suo corpo acerbo, la vocetta maliziosa, la minigonna e le movenze conturbanti ha stimolato le fantasie di parecchi universitari, i principali acquirenti del merchandising allegato4. Allontanandoci da questioni consumistiche abbastanza torbide, va anche ricordato come Creamy vada adorato, amato e idolatrato per la sua colonna sonora, essendo tra le primissime, pionieristiche opere animate a presentare una collaborazione di assoluto rilievo col mondo del j-pop. Creamy non nasce solo come anime-clone di Minky Momo, non solo come supporto al manga omonimo pubblicato in contemporanea e scritto dalla stesso Ito (e la cosa ovviamente è reciproca, il fumetto è sorta di "antipasto" dell'anime), ma anche come pretesto per lanciare la carriera della debuttante idol che presta voce e l'ugola a Yuu/Mami, Takako Ohta5, che con il cartone animato parte proprio da zero diventando con esso famosa e redditizia alla propria casa discografica (per questo si può tranquillmente parlare di Creamy come di uno dei primi esperimenti di media-mix, ossia di un'opera impostata fin dal principio per vendere in contemporanea in più mercati diversi). Il suo contributo è dato da canzoni irresistibili che ci si ritrova quasi subito a fischiettare, partendo dall'indimenticabile, scoppiettante apertura di Delicate ni Sukishite per arrivare alle ending (la dance di Love Sarigenaku) e alle varie insert song, per un accompagnamento musicale di così alto livello che ci si ritrova spesso a desiderare che, in ogni episodio, l'immancabile esibizione dell'eroina avvenga il prima possibile e contempli nuove canzoni. Non per nulla, questa formula musicale si ritroverà spesso nelle altre serie successive di Studio Pierrot.


L'idea di produrre 52 episodi, in modo da coprire un anno di trasmissione esattamente come il tempo a disposizione di Yuu per i suoi poteri, è il colpo di genio finale per una serie che, infantile quanto si vuole, viveva, vive e continua a vivere di una forza espressiva, unita a tecnica portentosa, che le fa perdonare tutto. Il voto finale sarà forse considerato un po' troppo elevato da chi è incapace di calarsi nel target ideale dell'opera, ma questi sono solo problemi suoi: Creamy si pone come visione imprescindibile e storica per tutti, facendosi adorare dai bambini e apprezzare - soprattutto artisticamente - dagli adulti. Da vedere unicamente in lingua originale e sottotitoli fedeli (rimediabili nei DVD Yamato Video), sia per sfuggire ai consueti stupri dello storico doppiaggio italiano Mediaset (tra le tante cose, si possono citare gli immancabili cambi di nomi, la protagonista chiamata Creamy invece di Mami e i vari dialoghi inventati), sia per non rodersi il fegato sentendo Cristina D'Avena reinterpretare i brani musicali originali in italiano.

Voto: 8 su 10

SEQUEL
L'incantevole Creamy: Il ritorno di Creamy (1984; special TV)
L'incantevole Creamy: Il lungo addio (1985; special TV)


FONTI
1 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 120
2 Come sopra
3 Come sopra
4 Come sopra
5 Jean-Marie Bouissou, "Il manga", Tunuè, 2011, pag. 83

lunedì 18 febbraio 2013

Recensione: Lamù - Lamù the Forever

LAMU': LAMU' THE FOREVER
Titolo originale: Urusei Yatsura 4 - Lum the Forever
Regia: Kazuo Yamazaki
Soggetto & sceneggiatura: Kazuo Yamazaki, Toshiki Inoue
Character Design: Akemi Takada
Musiche: Bun Itakura
Studio: Studio DEEN
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 93 min. circa)
Anno di uscita: 1986
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


Un film amatoriale interpretato da Ataru e amici, nei pressi di un vecchio ciliegio nella villa dei Mendo, sembra aprire le porte a un'altra dimensione quando Lamù, la principessa degli oni nella finzione della pellicola, inizia a trasformarsi in un'umana per davvero nella realtà, perdendo gradualmente tutti i suoi poteri, fino a scomparire misteriosamente. Ma questo è il meno: presto il ricordo e l'affezione di tutti verso di lei iniziano lentamente a svanire...

Lamù the Forever (1986), quarto lungometraggio celebrativo dell'irresistibile aliena dal bikini tigrato, è stato, all'epoca della sua uscita, un autentico disastro ai box office giapponesi1, avendo spiazzato, con le sue caratteristiche narrative, talmente tanto i fan della serie che tutt'oggi questi ancora dibattono tra di loro, se si parli di un film artisticamente troppo avanti per essere capito o, invece, proprio di una schifezza, nonostante le sue ambizioni intellettuali. Quale che sia il responso più vicino alla verità, Lamù the Forever è un lungometraggio ermetico e apparentemente indecifrabile ai livelli di Angel's Egg (1983), distante svariate ere geologiche dal mood scanzonato e allegro di Lamù la ragazza dello spazio (1981), e questo spiega con matematica certezza il suo insuccesso e perché, tra i motivi che hanno portato l'autrice originale Rumiko Takahashi a vietare poi qualsiasi altra incarnazione filmica della sua creatura2, si ipotizzi spesso e volentieri che la parte del leone l'abbiano fatta Beautiful Dreamer (1984) e questo3. Strappa quasi un sorriso pensare che l'artefice di tale sperimentalismo sia proprio Kazuo Yamazaki, il regista che sostituiva Mamoru Oshii nella serie televisiva come "garanzia" di comicità e avventura fedeli al manga, liberi da reinterpretazioni artistiche.

Cos'ha dunque di speciale questa storia, reputata quasi all'unanimità noiosa, didascalica, per niente divertente, basata su un continuo susseguirsi di immagini oniriche incoerenti tali da far sembrare il tutto un flusso di coscienza, e tra l'altro così mal scritta da risultare, a ragione, incomprensibile e pretenziosa? Le semplici intenzioni, davvero avveniristiche e meritevoli, che non riscattano la qualità di un film realizzato effettivamente molto male, ma che almeno gli conferiscono la dignità degli sconfitti con onore - quelli che, fossero riusciti a realizzare bene la loro idea, forse avrebbero trovato in Lamù the Forever un capolavoro. L'assunto che il quartiere Tomobiki, luogo in cui vive il cast di Lamù, sia in realtà un organismo senziente che rifiuta categoricamente i sovvertimenti sociali imposti dall'arrivo di entità sconosciute, ribellandosi così alla presenza di Lamù e cercando di assimilarla, nel 1986 voleva rappresentare, per il regista, una metafora speranzosa della volontà dell'otaku (della società tutta?) di eliminare l'animazione dalla propria vita, fagocitandola, distruggendola, per vivere meglio evitando di sprecare la propria vita in cartoni animati4. La storia di Lamù the Forever è da intendersi, quindi, almeno nelle aspirazioni, come una satira ancora più feroce di Beautiful Dreamer, probabilmente il più importante predecessore in assoluto di Neon Genesis Evangelion (1995).


I retroscena sul concepimento dell'opera vedono un Yamazaki stanco e provato dal lavoro sulla serie televisiva di Lamù, che non riesce più a sopportare le migliaia di lettere di fan, entusiasti o meno, che sembrano non poter vivere senza il loro anime preferito (del resto la serie sin dagli albori è stata segnata da un tale effluvio di critiche da rasentare il patologico5). Disilluso, frustrato e con un pizzico di cinismo, il regista decide di realizzare il quarto film come una gigantesca allegoria, realizza in Lamù the Forever un meta-lungometraggio in cui può parlare direttamente al suo pubblico, facendolo immedesimare nel quartiere Tomobiki e dicendogli quindi che deve dare meno importanza a queste cose, o almeno conviverci serenamente, senza fare dei cartoni animati un'ossessione6. Proprio un peccato, perciò, che realizzi la sua idea in modo così pasticciato, con così tanta ingenuità e sopravvalutando così tanto le platee composte da bambini di elementari e medie, che nulla del film verrà da loro recepito, né la storia né il messaggio, tanto che solo anni dopo avrà modo di spiegare, sconfortato e pentito, cosa voleva dire e dare un senso alle tante sequenze surreali che costellano l'opera, come i televisori che si accendono e spengono da soli.

Il maggior problema di The Forever è, appunto, di essere scritto malissimo: un collage di mille scene apparentemente slegate tra di loro, comprensive di inserti onirici il cui senso non sembra essere dato, fantomatici riferimenti a "sogni che diventano di ghiaccio" e che cambiano la geografia del quartiere Tomobiki (??), un diario segreto che Lamù custodisce gelosamente e che poi viene del tutto dimenticato per strada, e una guerra, sul finale, i cui motivi e senso sono inspiegabili. L'assenza di chiavi di lettura nitide con cui ricavare il messaggio ultimo della storia, i dialoghi confusi o volutamente surreali/deliranti, la quasi totale assenza di umorismo (esclusi un paio di riusciti dialoghi) e un ritmo di una lentezza estenuante, a più riprese sonnolento e troppo compiaciuto in inquadrature lente e raffinate, sono i biglietti da visita con cui l'opera, nel 1986, decreta il suo giusto auto-fallimento. Un meritato flop senza se e senza ma, inutile negarlo.

Proprio per le sue ambizioni, ben espresse dall'immancabile, grandioso ottimo comparto tecnico, una cura strabiliante di chara design (l'ultima grande prova di Akemi Takada su Lamù) e una fotografia a tratti sontuosa, è clamoroso constatare un risultato così mediocre, come se Yamazaki, sceneggiando il lungometraggio, non avesse nutrito alcun dubbio nell'avere realizzato un titolo che chiunque avrebbe capito facilmente. Sempre lui si stupirà, andandolo a vedere al cinema nel giorno d'uscita nelle sale, di assistere alle esternazioni di rabbia di alcuni bambini che non lo comprendevano7, al punto di ripromettersi, dispiaciuto, di non girare mai più alcun film privo di facile intrattenimento, anche se questo dovesse significare rinunciare a veicolare messaggi impegnati8. Fosse stato sorretto da uno script all'altezza, probabilmente The Forever, sebbene avrebbe fallito lo stesso (la sua trama, chiaramente, è troppo impegnata per dei bambini), almeno in clima di rivalutazione sarebbe comunque stato ricordato in termini estremamente lusinghieri, come Beautiful Dreamer. Così com'è, indecifrabile e noioso per tutti, anche adulti, il film può solo lamentarsi di quanto abbia sciupato malamente il suo potenziale. Ghiribizzi della Storia. Rimane degno di nota giusto il riconoscimento, affettuoso, che bisogna tributare a Lamù la ragazza dello spazio: un gran manga che, in animazione, trova una favolosa serie televisiva e ben quattro film celebrativi che, riusciti o meno, come in questo caso, hanno sempre dimostrato di voler percorrere strade speciali e creative, ponendosi come opere di un certo spessore e ingegno.


Il doppiaggio italiano del film, come per i precedenti lungometraggi della saga, è buono: ottimi Roberta Gallina, Lara Parmiani, Gianluca Jacono e Marco Balzarotti su Lamù, Ten, Mendo e Megane, ma come sempre pessimo, del tutto fuori parte, Nicola Carrassi su Ataru.

Voto: 5 su 10

PREQUEL
Lamù: Only You (1983; film)
Lamù Special: Il Tea Party di Ryoko (1985; special TV)

SEQUEL
Lamù Special: Memorial Album (1986; special TV)
Lamù Special: Cosa accadrà nel futuro di Lamù? (1987; special TV)
Lamù OVA: Gelati arrabbiati (1988; OVA)
Lamù OVA: Fidanzati sulla spiaggia (1988; OVA)
Lamù OVA: La guardia elettrica (1989; OVA)
Lamù OVA: Ululo alla luna (1989; OVA)
Lamù OVA: La capra e il formaggio (1989; OVA)
Lamù OVA: Prendimi il cuore (1989; OVA)
Lamù OVA: Il terrore degli occhioni (1991; OVA)
Lamù OVA: Appuntamento con un fantasma (1991; OVA)
Lamù: Sei sempre il mio tesoruccio (1991; film)
It's a Rumic World: The Obstacle Course Swim Meet (2008; film)
Lamù: Boy Meets Girl (1988; film)


FONTI
1 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 132
2 Pagina web, http://www.furinkan.com/uy/articles/articles/corrigan.htm
3 Come sopra
4 Intervista a Kazuo Yamazaki pubblicata su Animerica (Vol. 5) n. 10 (Viz Media, 1997, pag. 8). Il pezzo è riportato nella pagina web http://www.furinkan.com/features/interviews/kazuoyamazaki.html
5 Mangazine n. 5, Granata Press, 1991, pag. 33
6 Vedere punto 4
7 Come sopra
8 Come sopra

lunedì 31 dicembre 2012

Recensione: Lamù - Remember My Love

LAMU': REMEMBER MY LOVE
Titolo originale: Urusei Yatsura 3 - Remember My Love
Regia: Kazuo Yamazaki
Soggetto & sceneggiatura: Tomoko Konparu
Character Design: Akemi Takada
Musiche: Mickie Yoshino
Studio: Studio DEEN
Formato: lngometraggio cinematografico (durata 93 min. circa)
Anno di uscita: 1985
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


Lamù e amici decidono di passare un'elettrizzante giornata nel nuovo, grande parco di divertimenti della città. Peccato che, rispetto a com'era iniziata, l'allegra giornata termini in tragedia: partecipando come volontario a un gioco di magia, Ataru finisce trasformato dal misterioso prestigiatore - che scompare subito dopo - in un buffo ippopotamo rosa antropomorfo, senza alcuna aspettativa di tornare come prima. Privo di speranze, il ragazzo si rassegna a una nuova vita da reietto, assistito da Lamù che sa amarlo anche in questa situazione. Chi è quel mago? Qual è il modo per fare tornare normale Ataru? Tutto risale a una vecchia maledizione scagliata da una strega verso l'aliena dal bikini tigrato, perché non invitata dai suoi genitori alla festa della sua nascita...

Chiaro che, con predecessori del livello di Only You (1983) e Beautiful Dreamer (1984), era impossibile aspettarsi, nel 1985, dal terzo lungometraggio di Lamù diretto dal rimpiazzo di Mamoru Oshii, Kazuo Yamazaki, anche solo una qualità lontanamente paragonabile. Pregiudizio che nasceva, al di là dei fasti apparentemente irraggiungibili dei primi due film, anche dalla consapevolezza che erano finiti i tempi degli sperimentalismi artistici, rinnegati da Yamazaki a favore, nella serie televisiva, di uno stile di racconto più tradizionalista e posato, in linea col registro puramente comico del manga di origine. E invece, pur non potendo fregiarsi nuovamente della parola "capolavoro", Remember My Love è un bel lavoro che non fa rimpiangere eccessivamente gli illustri precedenti, contribuendo anche lui a rendere davvero memorabile la lunga saga animata di Lamù: forse l'unica che possa vantare dei lungometraggi che non si limitano a essere banali "compitini" fatti per lucrare facilmente sulle tasche dei fan, ma narrano storie fatte col cuore, davvero speciali, che fanno la gioia di chi vuole qualcosa di più delle solite gag.

Con un divertente prologo che rilegge La bella addormentata nel bosco, Remember My Love, come Beautiful Dreamer, approfondisce il rapporto d'amore tra i due protagonisti, finendo addirittura anch'esso, alla faccia di Kazuo Yamazaki, con l'allontanarsi dallo spirito scanzonato dell'originale cartaceo. L'assunto iniziale, di derivazione folkloristica, che le vite di due innamorati sono legate da un invisibile filo rosso che li porta a essere destinati l'uno all'altro a prescindere dalle difficoltà, è rappresentativo dello spirito commovente che pervade dell'opera. La trasformazione in ippopotamo di Ataru è il punto di partenza per un suo deciso avvicinamento all'aliena dal bikini tigrato, percorrendo una strada di dolorore e disperazione forse un po' scioccante per chi è abituato alle consuete atmosfere di Lamù, ma che fa il loro dovere nel favorire il gusto romantico che assume l'intreccio. Avvicinamento che prosegue anche a narrazione inoltrata, quando l'aliena, persa in una dimensione temporale alternativa, attende che il suo amato torni a cercarla. Il climax raggiunto dalla risoluzione è di tutto rispetto, mostrando un lato dolce e toccante che raramente si è visto nella saga - pur senza rinunciare alle consuete gag, indispensabili in un'opera legata all'universo di Rumiko Takahashi, poche ma di buon livello concernenti le spassose indagini di Benten, Oyuki e Ran riguardo alla maledizione in cui è caduta la loro amica.

Kazuo Yamazaki alla regia potrebbe far pensare a un film diretto in modo ortodosso, senza arte né parte, ma compiace smentire anche questo timore. Pur non raggiungendo le vette d'autore di Oshii (ma chi potrebbe farlo, in quei tempi?), confeziona un lungometraggio tecnicamente ben fatto e pieno di energia, non risparmiandosi scene registicamente interessanti come l'inseguimento volante del prestigiatore da parte di Lamù o quella visionaria, splendida, in cui lei e il suo Darling possono vedere fisicamente il filo rosso che li lega (per tacere della gag favolosa che ne consegue). Oltre a questo, come Oshii anche Yamazaki sfrutta, nel suo Remember My Love, i personaggi di Rumiko Takahashi per imbastire ancora una volta un sentito elogio alla giovinezza, quando la scomparsa dell'aliena e il lungo tempo che passa sulla Terra da questo avvenimento diventano stimolo di riflessione per i suoi amici, malinconici per una presenza cara che se ne va incupendo la loro irripetibile adolescenza, quasi un assaggio dei rimpianti e della nostalgia  che proveranno quando faranno il loro ingresso nel mondo del lavoro e non potranno più frequentarsi come prima, iniziando a perdersi di vista.


Il film si configura, insomma, ancora una volta come una riuscita storia d'autore, che, dietro l'ironia, presenta il commovente ritratto di una generazione di personaggi e situazioni immaginari in cui tutti possono immedesimarsi. Non trascurabili neanche alcuni pregevoli intuizioni narrative concernenti i viaggi nel tempo e il rapporto che lega il cattivo a Lamù, rivelato solo alla fine da un colpo di scena di un certo effetto. Il voto buono ma non fantastico si spiega con un ritmo eccessivamente lento e dilatato, atto a favorire il dramma, che annacqua un po' la storia, allungata da intermezzi fini a se stessi che sembrano posizionati lì solo per raggiungere l'ora e mezza di girato più che per reali esigenze narrative, ma per fortuna questo è ampiamente riscattato dalle soddisfazioni emotive che l'opera dispensa generosamente nel suo prosieguo. Nulla comunque di grave o che tolga qualcosa a un terzo lungometraggio pregevole, che con i precedenti film e i due successivi chiude una pentalogia di storie davvero notevoli che nobilitano ancor più una saga carismatica e affettuosa come quella di Lamù.

Doppiaggio italiano che vede tornare le stesse voci del primo film, con risultati ben più felici rispetto a quelli di Beautiful Dreamer. Quella di Nicola Bartolini Carrassi continua a non c'entrarci davvero nulla con quella originale di Ataru, ma per il resto una gran prova da parte di tutti i nostri doppiatori, pienamente a loro agio nella parte e con timbri vocali che si avvicinano più di Only You ai seiyuu giapponesi. Un lavoro decisamente promosso, una volta tanto.

Voto: 7,5 su 10

PREQUEL
Lamù: Only You (1983; film)
Lamù: Beautiful Dreamer (1984; film)

SEQUEL
Lamù Special: Il Tea Party di Ryoko (1985; special TV)
Lamù: Lamù the Forever (1986; film)
Lamù Special: Memorial Album (1986; special TV)
Lamù Special: Cosa accadrà nel futuro di Lamù? (1987; special TV)
Lamù OVA: Gelati arrabbiati (1988; OVA)
Lamù OVA: Fidanzati sulla spiaggia (1988; OVA)
Lamù OVA: La guardia elettrica (1989; OVA)
Lamù OVA: Ululo alla luna (1989; OVA)
Lamù OVA: La capra e il formaggio (1989; OVA)
Lamù OVA: Prendimi il cuore (1989; OVA)
Lamù OVA: Il terrore degli occhioni (1991; OVA)
Lamù OVA: Appuntamento con un fantasma (1991; OVA)
Lamù: Sei sempre il mio tesoruccio (1991; film)
It's a Rumic World: The Obstacle Course Swim Meet (2008; film)
Lamù: Boy Meets Girl (1988; film)

lunedì 12 novembre 2012

Recensione: Lamù - Beautiful Dreamer

LAMU': BEAUTIFUL DREAMER
Titolo originale: Urusei Yatsura 2 - Beautiful Dreamer
Regia: Mamoru Oshii
Soggetto & sceneggiatura: Mamoru Oshii
Character Design: Akemi Takada
Musiche: Masaru Hoshi
Studio: Studio Pierrot
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 95 min. circa)
Anno di uscita: 1984
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


Qualcosa di misterioso sta iniziando ad accadere al liceo Tomobiki: senza alcuna spiegazione, la giornata della vigilia del festival studentesco inizia a ripetersi ciclicamente, all'infinito, accadono tutti i giorni sempre gli stessi avvenimenti. Grazie alle capacità spirituali di Sakura, presto Ataru, Lamù e amici iniziano a rendersene conto, ma le cose non cambiano: anzi, tutto degenera, e di punto in bianco il gruppo si ritrova, esso soltanto, prigioniero in una realtà alternativa del loro quartiere, completamente disabitata e isolata dal tempo e dallo spazio. Come faranno a tornare alla loro realtà?

Se il buongiorno si vede dal mattino, non c'è proprio da stupirsi se, dopo un film tanto bello e spiazzante come Beautiful Dreamer, il regista Mamoru Oshii lascia la saga animata di Lamù la ragazza dello spazio (1981) per incamminarsi su quel sentiero sperimentale e d'autore che gli porterà maggiormente fama e onore, scolpendo il suo nome nella Storia dell'animazione anche per ciò che riguarda critica e pubblico occidentali. Beautiful Dreamer non è solo il commiato di Oshii alla lunga serie che lo ha lanciato come regista titolare, ma è anche tassello imprescindibile per inquadrare la sua crescita artistica, quel capolavoro fondamentale da cui si origina la sua stessa poetica, tanto che non è difficile riuscire a vedere un po' tutti i suoi lavori successivi, o quasi, come una eterna  riproposizione dei temi di questo film in vesti diverse. Oshii è tra i pochissimi registi del suo tempo, forse l'unico, interessato a sfruttare il mezzo animato per esprimere riflessioni sociali e filosofiche, metafore, simbolismi (quindici anni prima de La rivoluzione di Utena) e avveniristiche soluzioni di regia che per la prima volta forniscono un'estetica d'autore all'animazione dagli occhi a mandorla. Il suo è uno sperimentalismo che evidenzia, come se servissero prove, le eterne difficoltà nel conciliare le aspirazioni artistiche con il mondo del marketing.

Se il primo film di Lamù, Only You (1983), comunque ottimo, significa per l'autore un progetto poco originale, dovuto più ai produttori che a se stesso (e da loro influenzato anche nella sceneggiatura), Beautiful Dreamer, da lui scritto interamente senza interferenze1, mostra al pubblico un modo di concepire non solo l'animazione, non solo la narrazione, ma addirittura anche l'estetica visiva come lontanissime da quanto diretto in precedenza, rivelando un talento che mai si era potuto esprimere liberamente fino a quel momento. Beautiful Dreamer è un anticipo di quella che sarà la famosa abitudine di Oshiii di sfruttare personaggi di brand di successo per raccontare vicende seriose e sperimentali che interessano in primis a sé, stravolgendo completamente lo spirito originale del franchise (è il caso di Lamù, ma anche di File 538, di Patlabor, di Ghost in the Shell) e portando la critica ad adorarlo e i fan delle opere originali - a ragione - a odiarlo. Nel caso di quest'opera magnifica, tutto ciò che rappresenta Lamù, la sua spensieratezza, comicità e freschezza, è quasi dissacrato. Nonostante il doveroso successo di critica e pubblico2 rimediati dalla pellicola, infatti, non saranno pochi gli appassionati della saga che andranno al cinema a vedersi il film e ne usciranno furibondi, subissando il produttore Kitty Film di lettere di protesta3 e addirittura minacciando di morte il regista4. Lo stress di avere a che fare con questi fan, le richieste della produzione di tornare su binari più "ortodossi" e la ferma condanna della pellicola da parte dell'autrice originale Rumiko Takahashi, che ha sentito il bisogno di prendere le distanze dalla storia dicendo che non aveva nulla a che fare con lei5 (nel DVD giapponese del film Oshii rincarerà la dose, dicendo che lei il suo lavoro lo ha addirittura odiato6) porteranno quindi alla rottura del sodalizio animato tra Kitty Films e Oshii, che abbandona dunque la serie televisiva venendo rimpiazzato da Kazuo Yamazaki a partire dall'episodio 107.


La nota favola giapponese di Urashima Taro e l'assunto, citato nella prima mezz'ora di film, che le nozioni di tempo e spazio siano prodotti della coscienza umana, rappresentano le chiavi per decifrare una storia onirica che è tutto fuorché celebrativa del brand Lamù. Una vicenda in cui la vena comica della saga passa in secondo piano (ridotta  a qualche sparuta gag) e il gruppo di personaggi è ristretto al minimo indispensabile (niente cast megalitico e celebrativo come in Only You) per favorire l'indagine sui misteri principali: cos'è e dove si trova il mondo in cui sono finiti gli eroi? Come faranno a tornare a casa? Vivono in una Tokyo alternativa in cui esistono solo loro, ma dove i bisogni primari per mangiare e dormire sono comunque soddisfatti perché i supermercati sono perennemente riforniti da non si sa chi. Un piccolo paradiso autarchico insomma, dove possono divertirsi per sempre senza alcuna responsabilità. Quella di Beautiful Dreamer è sì una storia dalle tinte fantastiche, ma è soprattutto un'allegoria di gran classe, dove l'interesse della visione risiede nel cercare le risposte ai quesiti e nel bearsi di sequenze registiche di gran classe, all'occorrenza anche visionarie e di puro nonsense, in linea con l'assurdità della situazione - l'esplorazione notturna del liceo Tomobiki, scuola che si tramuta in corridoi infiniti che formano una struttura geometrica impossibile che mette a soqquadro le leggi della fisica. Soprattutto, e questo è il vero punto di forza di Beautiful Dreamer (ma anche dei passati apporti registici di Oshii a Lamù), il film si configura come splendido, memorabile inno all'adolescenza e al suo spirito gioioso.

La spiegazione finale del mistero, razionale, è perfettamente coerente coi propositi della trama (configurandosi come una geniale rielaborazione dei personaggi, delle situazioni e del soggetto degli episodi televisivi n.21, 54 e 78, specialmente dell'ultimo), ma a suo modo, vista la raffinatezza della storia, rischia addirittura di diventare trascurabile e nociva visto che spiega l'ovvio, un monsieur Lapalisse che sarebbe stato più elegante evitare visto che agli stessi esiti si giunge, in modo più elegante e intellettuale, mediante lettura interpretativa. Beautiful Dreamer è il sogno di un'adolescenza senza termine, del mantenimento a tempo indeterminato di un microcosmo di amici, rapporti sociali e abitudini che non dovrebbero cambiare o invecchiare mai. Il fattore tempo, citato in apertura, può essere un fattore discriminante, che porta all'invecchiamento e al cambio di vita; ma anche una semplice convinzione sociale, perché nei limiti del possibile si può cercare di mantenere lo spirito indomito della giovinezza. A Oshii non importa fornire risposte, quanto stimolare riflessioni, senza comunque togliersi lo sfizio di criticare gli otaku ossessivamente presi dagli anime che, come i personaggi della storia, sono così attaccati al loro hobby da volersi illudere che il tempo si sia fermato per loro7. Su questa linea di demarcazione tra la realtà e la percezione di essa, inquadrata sia nell'ottica di sogno/realtà (piano materiale della storia) e reale/fittizio scorrere del tempo (piano interpretativo), il regista imbastisce il tratto fondamentale della sua poetica cinematografica. Dietro la simpatia dei personaggi e la dimensione fantastica della trama ne esce una ghiottoneria intellettuale insomma, e il film riesce anche a essere, nell'ottica dei prodotti animati dedicati a Lamù, il più romantico fra tutti nell'approfondire il rapporto tra i due protagonisti - per le ovvie implicazioni del fatto che il sogno è rappresentazione simbolica degli impulsi dell'inconscio. Il lascito di Oshii al franchise sarà anche egocentrico e per nulla rispettoso delle atmosfere e del mood tipici della saga, ma con una qualità simile gli si perdona facilmente tutto.


Un nuovo, ennesimo doppiaggio italiano mediocre per il quale ancora una volta sono scelte le peggiori voci possibili per i personaggi (terribile Paolo Torrisi su Ataru), accompagnato dalle pronunce sbagliate dei nomi, simboleggia una versione italiana migliorabile, ma che comunque nulla toglie alla bellezza di un lungometraggio cult che sicuramente, a ragione, ha scontentato migliaia di fan di Lamù, ma d'altro canto è una di quelle visioni davvero imprescindibili dell'animazione nipponica, quei dieci titoli che chiunque dovrebbe vedere per  farsi un'idea del grado di maturità raggiunto da questo mondo, ben prima dei kolossal Ghibli o delle produzioni dei Novanta di gente come Hideaki Anno e Kunihiko Ikuhara.

Voto: 9 su 10

PREQUEL
Lamù: Only You (1983; film)

SEQUEL
Lamù: Remember My Love (1985; film)
Lamù Special: Il Tea Party di Ryoko (1985; special TV)
Lamù: Lamù the Forever (1986; film)
Lamù Special: Memorial Album (1986; special TV)
Lamù Special: Cosa accadrà nel futuro di Lamù? (1987; special TV)
Lamù OVA: Gelati arrabbiati (1988; OVA)
Lamù OVA: Fidanzati sulla spiaggia (1988; OVA)
Lamù OVA: La guardia elettrica (1989; OVA)
Lamù OVA: Ululo alla luna (1989; OVA)
Lamù OVA: La capra e il formaggio (1989; OVA)
Lamù OVA: Prendimi il cuore (1989; OVA)
Lamù OVA: Il terrore degli occhioni (1991; OVA)
Lamù OVA: Appuntamento con un fantasma (1991; OVA)
Lamù: Sei sempre il mio tesoruccio (1991; film)
It's a Rumic World: The Obstacle Course Swim Meet (2008; film)
Lamù: Boy Meets Girl (1988; film)


FONTI
1 Davide Tarò, "Mamoru Oshii: Le affinità sotto il guscio", Morpheo, 2006, pag. 15
2 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 169
3 Brian Ruh, "Stray Dog of Anime: The Films of Mamoru Oshii, Palgrave Macmillan, 2004, pag. 44
4 Vedere punto 3, a pag. 38
5 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
6 Come sopra
7 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 103-104

lunedì 5 novembre 2012

Recensione: Lamù - Only You

LAMU': ONLY YOU
Titolo originale: Urusei Yatsura - Only You
Regia: Mamoru Oshii
Soggetto & sceneggiatura: Tomoko Konparu, Mamoru Oshii
Character Design: Akemi Takada, Magoichi Takazawa
Musiche: Izumi Kobayashi, Fumitaka Anzai, Masamichi Amano
Studio: Studio Pierrot
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 101 min. circa)
Anno di uscita: 1983
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


Un giovanissimo Ataru, giocando con una bambina misteriosa chiamata Elle, finisce col pestarle l'ombra. Undici anni, dopo la piccola è cresciuta, scopriamo che è la principessa di un pianeta che porta il suo stesso nome, e specialmente che, secondo le usanze degli abitanti di quel mondo, chi compie un gesto come quello di Ataru è destinato a sposarla raggiunta l'età adulta. La ragazza lo avvisa, dunque, di prepararsi all'evento. Ataru, con le sue solite mire di grandezza e perfidia, accetta felicemente, ed è allora che Lamù decide di correre ai ripari sposandolo lei per prima. Per far questo rinchiude il suo Darling e amici vari (invitati alla cerimonia) nella sua navicella e decolla dalla Terra, diretta verso la propria patria. Non immagina, però, che gli uomini di Elle non se ne staranno con le mani in mano...

È facile avere una brutta opinione dei numerosi, talvolta numerosissimi, film celebrativi di famose serie animate, spesso e volentieri storielle dimenticabili che, con la scusa di compiacere a tutti i costi ai fan, rifilano loro gli aspetti più superficiali delle serie di riferimento, con mille personaggi buttati dentro per far numero, esili intrecci e anche, talvolta, minutaggi estremamente brevi, sull'ordine dei 40/50 minuti, un grosso ostacolo a un'adeguata caratterizzazione della storia (basti pensare, ad esempio, a tutti i filmettini-fotocopia delle serie si successo di Toei Animation). Only You, il primo dei sei lungometraggi cinematografici di Lamù la ragazza dello spazio (1981), è una eccezione, una favolosa eccezione che trova pochi altri esempi illustri. Eccezione nata forse dalla caratura del suo regista, Mamoru Oshii, che nel 1983, pur lavorando in una lunga serie dai temi non certo maturi come ricercherà in seguito, dimostra di amare, riversandovi dentro una cura e un divertimento tali da non lasciare dubbi in proposito.

In Only You non manca nessuno degli ingredienti che hanno decretano il successo di una delle più ispirate produzioni televisive degli anni '80: una storia genuinamente spassosa, l'apparizione di un enorme numero di personaggi storici della saga e, soprattutto, un ispiratissimo script che permette di sfruttarli nel modo più congeniale, non come macchiette celebrative ma come attori che usano bene il poco spazio a disposizione per far ridere coi loro classici tormentoni. Ataru e Lamù i protagonisti assoluti: lui più perfido, infido e approfittatore che mai, la solita, adorabile caricatura degli adolescenti allupati della sua età, odioso fedifrago per le ragazze e idolo di intere generazioni maschili per le esilaranti bassezze di cui è capace; lei sempre la ragazza dolce, maliziosa e femminile, ma all'occorrenza aggressiva come una tigre, che un po' tutti amiamo. Eroi in una storia comica dove una "semplice" promessa di matrimonio stipulata in età prescolare porta, anni dopo, a equivoci, rapimenti spaziali, controrapimenti, battaglie stellari, bizzarri hobby extraterrestri, guerriglie in chiesa e ben due cerimonie di nozze (!): un baraccone di idee esilaranti che approfondiscono ancora una volta, con una lieve ma coinvolgente spruzzata di romanticismo, la relazione dei due ragazzi.


Si dovesse giudicare "solo" un normale episodio televisivo lungo due ore e particolarmente divertente, sarebbe difficile giustificare la valutazione elevata di Only You, ma questo - meno male - è ben di più di un compitino fatto tanto per fare e riuscito bene. La lunga durata del film neanche si sente, perché i dialoghi e le situazioni che caratterizzano la sua comicità sono brillanti e durevoli, privi di cali o tempi morti, una mitragliata di battute e gag e azzeccatissimi tempi comici, che fanno volare i 100 minuti di girato senza mai annoiarsi. Si ride beatamente per la perfetta qualità della situazioni, le onnipresenti citazioni visive di opere cult del passato (in questo caso, soprattutto di Corazzata Spaziale Yamato, Capitan Harlock il pirata dello spazio e Fortezza Super Dimensionale Macross), il ritmo trascinante del racconto e l'idea, ispirata a Oshii dalla visione del film La fantastica sfida (Used Cars, 1980, Robert Zemeckis) e condivisa con il secondo sceneggiatore Tomoko Konparu, di intendere la comicità come "una piccola azione che porta subito a un'altra, e ancora e ancora, fino a rendere la storia un'enome palla di neve rotolante"1. Il regista dirà di avere realizzato un film troppo caotico e con troppi personaggi, esagerato ed eccessivo2, lamentandosi anche dei siparietti musicali impostogli dalla produzione e di cui era totalmente in disaccordo3 (sembra, infatti, che la sceneggiatura finale sia stato il prodotto di innumerevoli mediazioni4), ma è difficile dargli ragione visto il risultato, a parere di chi scrive, davvero da applausi - e che giustamente porterà l'opera a trionfare quell'anno al botteghino5. Si apprezza anche come una vicenda tanto ilare e sgangherata si presti, mediante sovra-analisi, a ergersi anche a stilosa metafora del disagio interiore di un giovane al momento di sposarsi, un simbolico The End a uno stile di vita scanzonato, senza impegni e responsabilità. Chiaro che il registro generale rimanga comico e demenziale, ma si nota, come nella serie televisiva, che Oshii sfrutti Lamù anche per trasmettere riflessioni non banali sulla vita o, in questo caso, sui turbamenti dell'adolescenza.

Sempre ad Oshii si devono sequenze di gran gusto registico che aumentano il carisma del film. Sono diverse, come ad esempio l'incipit graficamente concettuale che mostra il momento della "promessa" tra Ataru ed Elle (due silhouette bianche che si rincorrono su sfondo rosso, con il parco giochi rappresentato da linee essenziali che tratteggiano giostre e ambientazione), la sequenza iniziale della distribuzione degli inviti al matrimonio, quella esilarante dove il consueto esercito di mercenari ai servizi della famiglia Mendo consegna a Shutaro tale invito, e altre ancora. Meritevole di citazione anche l'onirica, magnifica scena finale, dove Ataru ed Elle rivivono, addirittura interagendo con i sé stessi piccoli, la promessa scambiata undici anni prima: così, senza spiegazione, attori materiali in una sequenza del passato (ininfluente l'implausibilità, conta solo la meraviglia). Contribuiscono alla frizzante freschezza del film anche un brano musicale, in apertura e chiusura, giocoso ed estremamente accattivante come da tradizione (l'adorabile I, I, You & Love, già quarta ending della serie TV), animazioni eccellenti e degne del formato, e il consueto chara design dolce e malizioso della bravissima Akemi Takada.

A più di qualcuno Only You potrebbe sembrare "solo" un bel film celebrativo, ma non fatevi ingannare: nasconde uno stile unico che forse nessun lungometraggio di questo tipo riuscirà mai a eguagliare, rimarcando con fermezza quanto possano fare la differenza, anche in una celebrazione che funge da "riempitivo", la sensibilità e l'apporto di un grande regista.


Doppiaggio italiano, per quanto le voci siano cambiate per l'ennesima volta rispetto a quelle televisive, decisamente ben fatto. Purtroppo i timbri vocali rimangono nettamente diversi da quelli originali (a farne le spese maggiori è Ataru, con una voce insolitamente seria incompatibile con quella originale di Toshio Furukawa da ragazzino deficiente, il meno peggio Ten), ma è ben ravvisabile lo sforzo dei doppiatori italiani di fornire una performance teatrale e divertita.

Voto: 8,5 su 10

PREQUEL

SEQUEL
Lamù: Beautiful Dreamer (1984; film)
Lamù: Remember My Love (1985; film)
Lamù Special: Il Tea Party di Ryoko (1985; special TV)
Lamù: Lamù the Forever (1986; film)
Lamù Special: Memorial Album (1986; special TV)
Lamù Special: Cosa accadrà nel futuro di Lamù? (1987; special TV)
Lamù OVA: Gelati arrabbiati (1988; OVA)
Lamù OVA: Fidanzati sulla spiaggia (1988; OVA)
Lamù OVA: La guardia elettrica (1989; OVA)
Lamù OVA: Ululo alla luna (1989; OVA)
Lamù OVA: La capra e il formaggio (1989; OVA)
Lamù OVA: Prendimi il cuore (1989; OVA)
Lamù OVA: Il terrore degli occhioni (1991; OVA)
Lamù OVA: Appuntamento con un fantasma (1991; OVA)
Lamù: Sei sempre il mio tesoruccio (1991; film)
It's a Rumic World: The Obstacle Course Swim Meet (2008; film)
Lamù: Boy Meets Girl (1988; film)


FONTI
1 Brian Ruh, "Stray Dog of Anime: The Films of Mamoru Oshii", Palgrave Macmillan, 2004, pag. 26
2 Come sopra, a pag. 25
3 Come sopra, a pag. 28
4 Davide Tarò, "Mamoru Oshii: Le affinità sotto il guscio", Morpheo, 2006, pag. 15
5 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 101

lunedì 22 ottobre 2012

Recensione: Lamù la ragazza dello spazio

LAMU' LA RAGAZZA DELLO SPAZIO
Titolo originale: Urusei Yatsura
Regia: Mamoru Oshii (ep. 1-106), Kazuo Yamazaki (ep. 107-195)
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Rumiko Takahashi)
Sceneggiatura: Takao Koyama (ep. 1-54), Kazunori Ito (ep. 55-106), Michiru Shimada (ep. 107-195)
Character Design: Akemi Takada
Musiche: Fumitaka Anzai, Shinsuke Kazato
Studio: Studio Pierrot (ep. 1-106), Studio DEEN (ep. 107-195)
Formato: serie televisiva di 195 episodi (durata ep. 25 min. circa)
Anni di trasmissione: 1981 - 1986


Ataru Moroboshi non è certo il ragazzo più fortunato del mondo: è scelto, tra miliardi di terrestri, dalla minacciosa razza aliena degli oni Uru come unico esponente della razza umana in grado di salvare il suo mondo. Per farlo deve riuscire a toccare, entro dieci giorni, le piccole corna della figlia degli invasori, la bella Lamù, che possiede però la particolarità di volare e lanciare scariche elettriche dal suo corpo. Il giovane riesce per puro miracolo nell'impresa, ma per un buffo fraintendimento la ragazza pensa che Ataru voglia anche sposarla, e decide così di diventare la sua fidanzata...

Inutile dirlo, il mondo dell'animazione nipponica non sarebbe come lo conosciamo se non ci fosse stato Lamù la ragazza dello spazio (in originale Urusei Yatsura, gioco di parole traducibile come La chiassosa gente del pianeta Uru), una di quelle pietre miliari che maggiormente gli hanno dato fama e onore. Lunghissima serie animata televisiva che inizia le sue trasmissioni il 14 ottobre 1981 e che proseguirà, settimanalmente e ininterrottamente per ben quattro anni collezionando il ragguardevole numero di quasi 200 episodi, 195 per la precisione, che, lungi dall'essere il lasciapassare di un solo grande artista, rappresenteranno invece il felice punto d'incontro dell'estro creativo di quattro importantissime personalità dell'intrattenimento animato giapponese, molte delle quali destinate a lasciare in futuro un'impronta indelebile.

Lamù è innanzitutto la trasposizione del fumetto omonimo di Rumiko Takahashi, la "Principessa dei manga" divenuta famosa in primis per quest'opera (30 milioni di copie vendute nella sola madrepatria1) e successivamente per altrettanti campioni di vendite (del livello di Maison Ikkoku e dello "schiacciasassi" Ranma ½) che ad oggi, complessivamente, le hanno permesso di festeggiare la quota di 200 milioni di volumi venduti in totale tra madrepatria ed estero2. In Lamù, nel 1978, l'autrice, debuttante, disegna subito il gag manga che la proietta nel mito, enunciando quelli che saranno i tratti caratteristici di quasi tutti i suoi lavori: una vena comica ispiratissima e demenziale che non si concede pause di sorta, un mastodontico cast di personalità pazzoidi ed esilaranti, che appaiono, scompaiono e poi ritornano in storie successive, episodi sempre veloci e autoconclusivi, una gustosa malizia generale (nelle curve e nel sex appeal di quasi tutte le sue eroine) e una storia d'amore portante che si sviluppa lentissimamente lungo l'intero intreccio. Infine, l'ambientazione di Lamù e successivi è sempre quella, il Giappone contemporaneo: in esso l'autrice dipinge gli usi, i costumi, le tradizioni, il folklore, le mode, i ritmi di vita e la cultura popolare che vi ruotano intorno, ambientando le sue folli storie in un contesto storico sempre ben curato, figlio dell'epoca della realizzazione del fumetto. L'incipit della storia è, ovviamente, solo un punto di partenza: la bella oni dello spazio (ispirata alla idol in bikini Agnes Nalami Lum, molto famosa in Giappone negli anni '70, richiamata dal nome giapponese letterale di Lamù, Lum3) costringe Ataru, il suo malcapitato Darling, a una convivenza forzata, e in questo modo i due sono pronti a vivere centinaia di assurde avventure più o meno legate al mondo spaziale di provenienza dell'extraterrestre, a contatto, per sfortuna del ragazzo, con ogni sorta di equivoci, fraintendimenti, pretendenti, possessioni, alieni, scambi di sesso, mostruosità provenienti dal folklore giapponese e occidentale, avveniristici gadget dai bizzarri effetti, viaggi verso pianeti lontani o indietro nel tempo, tassisti galattici, matrimoni stellari e ogni altra possibile follia ancora. Amante della fantascienza, perché questa si adatta con flessibilità a qualsiasi tipo di trovata e narrazione4, e molto influenzata dai romanzi comici dello scrittore Yasutaka Tsutsui5 e dal serial americano Bewitched (1964, in Italia Vita da strega)6 dallo spunto simile, la Takahashi non lesina a mettere per iscritto qualsiasi idea le venga in testa, non facendo mai mancare nel suo lunghissimo manga scariche di buffoneria, assurdità, nonsense e demenziale che non possono non strappare la risata anche al più serioso dei lettori. Il merito della qualità del manga risiede nei dialoghi, spassosi e perennemente sopra le righe, ma anche nelle indimenticabili personalità inventate dall'autrice, archetipi che estremizzano fino al paradosso vizi e i difetti dell'uomo contribuendo a una sentita immedesimazione da parte di ogni tipo di pubblico (per quanto, alla fine, Lamù sarà principalmente rivolto e letto dagli adolescenti maschi7).

Con Lamù entrano nella mitologia l'eroe Ataru, allupato, stupidissimo e civettuolo, il peggior incubo di qualsiasi ragazza e genitore ("Se solo non lo avessi avuto..." è la frase ricorrente della sua affranta madre); la bella, frizzante, adorabile e gelosissima Lamù dall'indimenticabile bikini tigrato, che lo castiga con scariche da 2.000 volt ogni volta che prova a tradirla; Ten, il piccolo cuginetto dall'aliena, che prende in antipatia Ataru e non perde occasione di abbrustolirlo con alitate di fuoco; Rei, ex di Lamù dal bellissimo aspetto ma che si trasforma in una gigantesca, indiavolata tigre ogni volta che ha fame o è eccitato; Shutaro Mendo, rampollo di una famiglia ricchissima con una sterminata servitù ai propri piedi (ma sarebbe meglio chiamarlo esercito), che fa sua l'etica onorevole dei samurai ma è ruffiano con chiunque e ha terrore degli spazi chiusi; il bonzo Sakurambo, approfittatore e ingordo che sfrutta ogni bassezza, raggiro o tradimento per scroccare cibo e soldi, e via così, un cast sterminato di divertenti, dementissime personalità che è impossibile trattare in dettaglio, che contribuiscono a rendere Lamù una delle opere con personaggi e format narrativo tra i più influenti della Storia del fumetto.


La versione animata, iniziata tre anni dopo e prodotta da Kitty Film, ma con manga largamente ancora in corso, mantiene inalterate le caratteristiche originarie ma diventa, se possibile, ancora più famosa e riuscita, sintesi dell'apporto di personalità imprescindibili dell'animazione nipponica. Parte dell'organizzazione della serie, oltre a molte sceneggiature di singoli episodi, è affidata a Kazunori Ito, lo scrittore delle opere più famose e importanti che Mamoru Oshii realizzerà negli anni a venire. Oshii, d'altro canto, è il regista titolare di Lamù per gran parte della sua durata - per i primi 106 episodi - prima di venire rimpiazzato, insieme all'intero Studio Pierrot, da Kazuo Yamazaki e Studio DEEN. Il connubio tra la regia di Oshii e l'apporto agli script di Ito si esprime in un netto miglioramento del già divertente manga, quello che proietta per davvero Lamù nell'empireo delle produzioni più influenti della Storia dell'animazione, una delle rare occasioni in cui l'opera originale è enormemente migliorata grazie alle capacità di chi vi lavora sopra.

Lo staff dietro la sua realizzazione segue gli episodi cartacei, ma scombinandone l'ordine cronologico, apportando modifiche varie, inserendovi nuovi personaggi, dando risalto ad altri meno noti (celebre l'esempio di Satoshi Megane, il miglior amico di Ataru,  insignificante nel fumetto e addirittura fondamentale nell'anime, sfruttato da Oshii come elemento comico per prendere in giro gli otaku dell'epoca8), e, al contempo, creando un alto numero di avventure inedite, pienamente degne del confronto con la follia di quelle originali. Oshii e Ito si fanno già conoscere nell'industria animata con un tocco d'autore che sonda il terreno per gli sperimentalismi che realizzeranno negli anni successivi, con una regia artistica (che sperimenta sequenze visionarie o concettuali) e script che, sfruttando il nonsense del manga e la sua mancanza di una forte continuity, improvvisano vicende nelle quali, pur non mancando atmosfere ilari, si offrono anche riflessioni esistenziali, sulla società, sul concetto relativo di tempo e spazio. Tutto questo senza contare un numero non trascurabile di episodi squisitamente romantici e poetici, dedicati a Lamù e Ataru, assenti nel fumetto che è maggiormente spinto sul versante comico. Impagabile Oshii che rivela, nel 20159, quanto si siano divertiti a girare la serie lui e i membri del suo staff, quando erano giovani e riversavano nelle loro storie, con dinamismo e creatività, tutte le idee che gli venivano in mente, spesso basandole su storie personali, e come l'esagerazione in toni sexy, violenti (per modo di dire ovviamente, visto il piglio demenziale dell'opera), etc. era sempre osteggiata dall'emittente televisiva con cui litigavano.

Al tempo stesso, oltre che autorale, Lamù è anche, insieme alle contemporanee trasposizioni animate di altri manga di successo, Dash Kappei e Dr. Slump & Arale, uno tra i primi e più famosi anime veramente pop della sua epoca: mantenendo, dal manga, lo sguardo sul Giappone degli anni '80, nel corso della sua lunghissima durata gratifica il pubblico di richiami o parodie a opere cult, a Star Wars (1977), Rocky (1976), Ai confini della realtà (1959), Ultraman (1966) e altri film/telefilm ancora, senza dimenticare citazioni visive, numerose, a popolari serie animate del periodo come Mobile Suit Gundam (1979), Blue Gale Xabungle (1982), Ken il guerriero (1984) etc. Non solo una serie comica insomma, ma anche un ritratto preciso e affettuoso di un decennio. Infine, il successo del Lamù animato non è dovuto solo a Rumiko Takahashi, Kazunori Ito e Mamoru Oshii: è merito del lavoro di un altro colosso ancora, la chara designer Akemi Takada, moglie di Ito, che proprio con quest'opera scrive il suo nome nella Wall of Fame dei più importanti e amati artisti grafici nipponici di tutti i tempi. È una disegnatrice fantastica, che prima ancora di L'incantevole Creamy (1983) e Capricciosa Orange Road (1987) già strabilia l'occhio con il suo tratto morbidissimo, dolce e armonioso, dato da linee semplici ed esseziali che trasmettono una solarità, un amore e una dolcezza impareggiabili ai personaggi, uno stile di disegno inimitabile che in tantissimi cercheranno vanamente di replicare.

L'apporto di personalità così forti e carismatiche trasforma il Lamù animato in una delle opere più famose e amate della Storia dell'animazione televisiva (gli indici di ascolto si attestano mediamente sul 20%10), al punto che sono ben vistosi gli aumenti di budget e cura grafica che, stagione dopo stagione, successo dopo successo, regalano animazioni sempre migliori e disegni sempre più definiti e adulti (basti pensare all'aspetto iniziale quasi deformed dei personaggi, e cento episodi dopo alle loro fisionomie realistiche), trasformando la serie, nelle sue fasi avanzate, in uno dei grandi capolavori tecnici del decennio. Può vantare una cura estrema che viene mantenuta fino alla fine, anche dopo l'abbandono di Oshii e dei suoi sperimentalismi artistici (il suo sostituto Yamazaki dirige la serie in modo più tradizionale, su toni più consoni all'approccio puramente comico del manga). Vederlo e apprezzarlo pienamente oggi, tuttavia, è tutto un altro paio di maniche.


Per il suo rompere gli schermi, l'umorismo, gli episodi veloci e pieni di energia, i personaggi fantastici, il gran numero di sigle di apertura e chiusura dai motivetti indelebili, i colori, le musiche giocose e il signor lavoro di doppiaggio da parte dei seiyuu (menzione d'onore ad Akira Kamiya su Mendo, i cui terrorizzati strilli sono indimenticabili), Lamù ha ben pochi rivali. Il pubblico moderno può apprezzarlo per la sua carica di originalità, forse addirittura amarlo per tutto l'insieme, ma difficilmente saprà divertirsi come si divertivano le generazioni dell'epoca: se l'aliena dal bikini tigrato e il cast mantengono intatto il loro carisma, il senso di comicità è, col senno di poi, decisamente discontinuo. Molte, troppe puntate di Lamù si basano su un umorismo acqua e sapone che replica quasi all'infinito gli stessi schemi e le stesse battute delle puntate precedenti. All'epoca questo era perfettamente giustificato dal fatto che Rumiko Takahashi stesse disegnando il suo primo manga e ancora non aveva sviluppato un senso dell'humor solido capace di mantenersi costante senza mai stancare (l'originalità, poi, faceva il resto), ma ora, abituati a opere più moderne e riuscite della stessa autrice, si fa fin troppa fatica a reggere oltre il 50% di episodi mediamente molto simili tra di loro: un numero non irrilevante mantiene inalterata la sua carica di risate, ma, decisamente, la maggior parte la si guarda al limite sorridendo o spesso, purtroppo, addirittura in modo disinteressato, talvolta sbadigliando. Duecento episodi all'epoca sono stati esagerati, diventano ben più che pesanti vista la fatica che talvolta comporta arrivare in fondo anche a una singola puntata, dove un umorismo ancora embrionale o ormai troppo abusato battezza canovacci e idee già ripetuti milioni di volte prima.

Il giudizio finale tiene perfettamente conto dell'importanza dell'opera di cui si parla, ma non può soprassedere su come Lamù stupisse il suo pubblico per la sua carica di freschezza e rottura degli schemi che oggi sono sicuramente invecchiati. Impossibile sconsigliarlo, è un'opera fondamentale del mondo di manga e animazione e penso che chiunque, almeno una volta, debba leggersi qualche volumetto o guardarsi qualche episodio per ampliare la propria cultura a riguardo, ma bisogna essere pronti all'idea che, oltre a risate e puntate geniali, questa serie sa essere talvolta molto tediosa. Da usufruire, sì, decisamente sì. Ma con moderazione. Dei vari special TV e OVA, quasi tutti usciti a serie conclusa per trasporre le storie inedite del manga, affidati volta per volta dal produttore Kitty Films a staff e studi sempre diversi, vale la pena guardare Cosa accadrà nel futuro di Lamù? (1987), La guardia elettrica (1989), Prendimi il cuore (id.) e Appuntamento con un fantasma (1991). Sorvolabile il resto.

La versione italiana di Lamù dell'epoca si basava su dialoghi tradotti dai copioni americani. Come spesso accade, la versione in DVD curata da Yamato Video prevede sottotitoli che si limitano, svogliatamente, a trascrivere il parlato italiano. Nonostante qualche rifinitura qua e là per correggere gli errori più eclatanti commessi in passato, la serie insomma non si può ancora vedere in Italia nella sua forma originale (e in aggiunta a questo, l'edizione nostrana si contraddistingue anche per un marcato effetto ghosting delle immagini, segno di una mediocre lavorazione digitale).

Voto: 8 su 10

SIDE-STORY
Lamù: Only You (1983; film)
Lamù: Beautiful Dreamer (1984; film)
Lamù: Remember My Love (1985; film)
Lamù Special: Il Tea Party di Ryoko (1985; special TV)

SEQUEL
Lamù: Lamù the Forever (1986; film)
Lamù Special: Memorial Album (1986; special TV)
Lamù Special: Cosa accadrà nel futuro di Lamù? (1987; special TV)
Lamù OVA: Gelati arrabbiati (1988; OVA)
Lamù OVA: Fidanzati sulla spiaggia (1988; OVA)
Lamù OVA: La guardia elettrica (1989; OVA)
Lamù OVA: Ululo alla luna (1989; OVA)
Lamù OVA: La capra e il formaggio (1989; OVA)
Lamù OVA: Prendimi il cuore (1989; OVA)
Lamù OVA: Il terrore degli occhioni (1991; OVA)
Lamù OVA: Appuntamento con un fantasma (1991; OVA)
Lamù: Sei sempre il mio tesoruccio (1991; film)
It's a Rumic World: The Obstacle Course Swim Meet (2008; film)
Lamù: Boy Meets Girl (1988; film)


FONTI
1 Sito web (giapponese), "Mangazenkan", http://www.mangazenkan.com/ranking/books-circulation.html
2 Sito web, "Crunchyroll", Rumiko Takahashi's Manga Series Have Printed Over 200 Million Copies Worldwide", http://www.crunchyroll.com/anime-news/2017/03/15-1/rumiko-takahashis-manga-series-have-printed-over-200-million-copies-worldiwide 
Retrospettiva su Rumiko Takahashi (con intervista annessa) pubblicata su Amazing Heroes n.181 (Fantagraphics Books, 1990). Il pezzo è riportato alla pagina web http://www.furinkan.com/takahashi/takahashi3.html
4 "Anime Interviews: The First Five Years of Animerica Anime & Manga Monthly (1992-97)", Cadence Books, 1997, pag. 16
5 Intervista a Rumiko Takahashi pubblicata in "Anime Interviews: The First Five Years of Animerica Anime & Manga Monthly (1992-97)", a pag. 20
6 Vedere punto 2
7 Vedere punto 4, a pag.19
8 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 101-103
9 Intervista a Mamoru Oshii realizzata nel 2015 al Lucca Comics e trascritta nel sito web Animeclick.it, http://www.animeclick.it/news/49257-lucca-2015-reportage-degli-incontri-con-mamoru-oshii
10 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 136

lunedì 18 giugno 2012

Recensione: Twilight Q - Reflection

TWILIGHT Q: REFLECTION
Titolo originale: Twilight Q - Toki no Musubime Reflection
Regia: Tomomi Mochizuki
Soggetto & sceneggiatura: Headgear (Kazunori Ito)
Character Design: Akemi Takada
Musiche: Kenji Kawai
Studio: Ajia-do Animation Works
Formato: OVA (durata 29 min. circa)
Anno di uscita: 1987

 

Il 1987 è l'anno in cui diverse personalità affermate dell'animazione fondano il gruppo creativo Headgear. Trattasi di Mamoru Oshii, acclamato regista di Lamù, del lungometraggio Beautiful Dreamer e dell'indecifrabile Angel's Egg; di Kazunori Ito, sceneggiatore principale sempre delle avventure dell'aliena dal bikini tigrato e di quelle di Creamy Mami, di cui è anche creatore; di Akemi Takada, la bravissima disegnatrice che ha contribuito al successo dell'uno e dell'altro; e infine di Yutaka Izubuchi, uno dei più importanti mecha designer di Sunrise, dietro gli Aura Battler di Dunbine e di molti dei robottoni più spettacolari di Gundam Z, ZZ e Il contrattacco di Char. Insieme al mangaka Masami Yuuki, i quattro formano un team all-star che intende unire le forze per creare opere estremamente personali e avveniristiche, in cui ogni singolo elemento del gruppo si trova pienamente detentore dei diritti su qualsiasi titolo sviluppato sotto quell'egida. Le loro sono grandi ambizioni, destinate a trovare consacrazione, l'anno successivo, con la rinomata saga di Patlabor, anche se il loro gruppo durerà ben poco, sciogliendosi nel 1993 dopo l'uscita di Patlabor 2: The Movie, ad appena sette anni dalla loro fondazione. Conosciuti praticamente solo per le avventure di Noa Izumi e del suo Ingram, di loro sono quasi totalmente ignorati i due episodi che realizzano per l'incompiuta saga Twilight Q, realizzata proprio l'anno di nascita di Headgear.

Twilight Q nasce come idea della casa produttrice Network Frontier, ora Bandai Visual, che, ispirata dal grande successo oltreoceano del celebre serial tv americano The Twilight Zone (in Italia, Ai confini della realtà), antologia di racconti a tema sci-fi/horror/misterioso, vuole provare a fornirne una risposta dagli occhi a mandarla. Largo, dunque, a episodi creativi che pescano dalla fantascienza come dal fantastico, e spazio a Headgear, assoldato proprio in virtù delle credenziali del suo staff, Oshii in primis per i soggetti stravaganti di molte avventure di Lamù. L'esperimento si risolverà in un eclatante insuccesso: due soli episodi home video, rilasciati nell'arco dell'anno, e poi fine per scarse vendite. A posteriori, guardando i due episodi, è intuibile capire il perché della disfatta: forse scambiando il progetto per una vetrina intellettuale dove far conoscere il proprio nome alla critica attraverso dialoghi, regie e storie lentissime, tutto quello che Headgear riesce a tirare fuori sono due puntate pesanti e noiose, dove gli elementi soprannaturali, potenziale fonte di curiosità, sono affossati da un indigesto monumento a uno spocchioso onanismo registico.


Il primo di questi che analizzerò, Reflection, diretto dall'esterno Tomomi Mochizuki e realizzato dal suo studio Ajia-do Animation Works (entrambi noti al pubblico per Maison Ikkoku: Capitolo Finale), con la sceneggiatura di Ito e i splendidi disegni di Akemi Takada, pur banale è probabilmente il meno peggio. Nuotando in mare, la bella Mayumi rinviene, appesa a un corallo, una macchina fotografica: curiosa, fa sviluppare il rullino, stupendosi di come la foto ritragga se stessa assieme a un ragazzo mai visto. L'indagine per scoprire la verità dietro alla macchina, che sembra provenire dal futuro, è l'occasione per rifilare allo spettatore un collage di banalità, con la ragazza che prima indaga e poi diventa protagonista della classica, abusata storia di viaggi e paradossi temporali. Se da un lato il dolce, riconoscibile tratto della Takada è sempre un gran vedere e le accese colorazioni forniscono il solare, indimenticabile look degli anni '80, ben coniugato con la colonna sonora "estiva" e allegra di Kenji Kawai, stupisce al contempo come Kazunori Ito, futuro grande sceneggiatore di Patlabor 2 e Ghost in the Shell, scriva una storiellina innocua e prevedibile dove manca la benché minima caratterizzazione a qualsiasi personaggio. Quasi a impersonificare i sentimenti dello spettatore, Mayumi e comprimari vivono quasi apatici il dipanarsi dell'enigma, con un basso range di espressioni facciali e nessuna regia ispirata che possa rendere coinvolgente quella che dovrebbe essere una storia d'amore che trascende il tempo e lo spazio. Reflection esce fuori, così, come una semplice banalità, dove contano più disegni e fondali che l'effettiva trama.

Voto: 5,5 su 10

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