lunedì 18 novembre 2013

Recensione: La Corazzata Spaziale Yamato (Star Blazers)

LA CORAZZATA SPAZIALE YAMATO
Titolo originale: Uchū Senkan Yamato
Regia: Noboru Ishiguro
Soggetto: Studio Nue (non accreditato), Yoshinobu Nishizaki
Sceneggiatura: Leiji Matsumoto
Character Design: Leiji Matsumoto (originale), Nobuhiro Okaseko
Mechanical Design: Studio Nue
Musiche: Hiroshi Miyagawa
Studio: Academy Productions
Formato: serie televisiva di 26 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 1974 - 1975


Anno 2199: sono ormai passati ventiquattro mesi da quando l'impero Gamilus ha iniziato a bombardare la Terra con una pioggia incessante di meteoriti radioattivi, portando all'avvelenamento dell'aria del pianeta. In questo oscuro periodo, l'unica speranza di sopravvivenza per la razza umana sembra essere il pianeta Iscandar, lontano 148.000 anni luce e retto dalla sovrana Starsha: dovessero i terrestri riuscire a raggiungerlo, la donna promette di donare loro un Purificatore di Radiazioni, il Cosmo Cleaner. Recuperato e rinforzato coi massimi ritrovati bellici il relitto della più grande e potente corazzata della Seconda Guerra Mondiale, la Yamato, il governo terrestre la affida così a un selezionato equipaggio giapponese, pronto a percorrere in un anno, andata e ritorno, il lungo tragitto verso Iscandar, con una rivoluzionaria tecnologia (fornita dalla stessa sovrana) che permette al vascello di solcare lo spazio siderale. Peccato che i valorosi eroi, guidati dal veterano comandante Juzo Okita, si troveranno ad affrontare numerose battaglie contro gli uomini e le trappole dell'impero Gamilus...

Nel 1974, con le battaglie spaziali della Corazzata Spaziale Yamato, Leiji Matsumoto fa il suo trionfale ingresso nell'immaginario nipponico, mettendo firma alle prima delle moltissime opere, animate e non, che contraddistingueranno il Leijiverse, uno dei più grandi affreschi immaginari della Storia della fantascienza nipponica. Sue le atmosfere liriche e barocche che condiscono la prima space opera televisiva a tema militaresco, le donne dalle forme affusolate e i richiami ai valori di coraggio, cameratismo e orgoglio nazionale che ben attestano le nostalgie imperiali sue e del produttore/soggettista della serie Yoshinobu Nishizaki, che, come molti altri autori della loro generazione, hanno vissuto con shock l'occupazione americana del loro Paese, la conseguente distruzione della sua identità e la de-sacralizzazione dell'imperatore Hirohito. Giusto, però, ammettere che il grande risultato artistico de La Corazzata Spaziale Yamato sia maggiormente legato a Nishizaki, manager di Osamu Tezuka e proprietario della casa discografica Academy Productions che produce la serie, che rielabora in modo personale il progetto Asteroid Six creato da Studio Nue per la Mushi Production1, lasciato precedentemente in sospeso per il fallimento dello studio: a lui va la riconoscenza per un'opera animata non solo di gran valore artistico, non solo importante nel dare esperienza a uno staff di talenti del livello di Yoshiyuki Tomino, Noboru Ishiguro e Yoshikazu Yasuhiko (esuli da Mushi e richiamati alla Academy Productions), ma anche di spiazzante originalità nel dipingere un futuro tragico e pessimista per la razza umana, in contrapposizione con quello positivo delle classiche serie animate per bambini dell'epoca (l'aria che tirava in quegli anni sta cambiando, è il periodo della crisi petrolifera e della conseguente recessione economica del Giappone). L'opera diventa, nonostante l'immancabile flop che coglie lavori troppo rivoluzionari (anche se rivolta al pubblico maggiormente attento degli adolescenti2, la storia si conclude dopo solo 26 episodi sui 39 previsti dei 52 originari3, registrando tantissimi colpi di scena eliminati all'ultimo istante4 e un misero share del 6%5, dovuto alla distruttiva concorrenza6 di Heidi, trasmesso allo stesso orario e pure prodotto dalla Zuiyo Enterprise, altro studio di Nishizaki7), un classico dall'importanza storica fondamentale, inserendosi tra le grandi, grandissime serie televisive degli anni '70 che daranno il loro contribuito nel rivoluzionare il media di riferimento, divenendo fonte di ispirazione fortissima per generazioni di registi.

Prima space opera militare animata, si diceva, ma anche una delle prime serie TV contraddistinte da una forte continuity interna: le avventure dell'equipaggio della Yamato, alle prese con trappole, sabotaggi, tradimenti, stress psicologico, salti nell'iperspazio, pianeti inospitali, condizioni climatiche avverse, campi minati, buchi neri e sanguinose battaglie con cannonneggiamenti e distruttivi super laser, continuano a susseguirsi in puntate piene di riferimenti a quelle precedenti, ben denotando le ambizioni di una grande odissea epica. Anche il background spaziale è originalissimo per l'epoca di trasmissione, tant'è che, nonostante i bassi ascolti, quando la serie verrà conosciuta meglio nel 1977 (col lungometraggio riassuntivo premiatissimo ai botteghini), ci metterà un istante a influenzare l'industria animata portando alla nascita di molti lavori dalle medesime ambientazioni. Ancora, in Yamato nasce un personaggio destinato a fare scuola: Juzo Okita, l'anziano comandante del vascello (il cui viso è modellato su quello del padre dello stesso Matsumoto8), vecchio e barbuto ma arguto come una volpe, pieno di esperienza, virile, fine stratega, che sa prendere le decisioni giuste sempre e comunque anche se sono le più dolorose, rappresentando un faro per tutti i suoi uomini, e il cui suoi archetipo verrà rivivrà in milioni di serie animate. Allo stesso modo, si può parlare anche dell'idea romantica dell'astronave potentissima che si dirige solitaria verso mondi lontani, affrontando ogni genere di avversità lungo il suo tragitto, resistendo sempre stoicamente a ogni danno, contando solo sulle varie riparazioni e sullo spirito indomito del suo equipaggio, altra intuizione che avrà influenza enorme nel mondo dei cartoni animati giapponesi (e anche qui gli esempi si sprecano, tra Capitan Harlock il pirata dello spazio dello stesso Matsumoto del '78, Mobile Suit Gundam del 1979, e un'infinità di altri titoli ancora).


Quelli di Yamato sono tutti grandi elementi di novità che bastano e avanzano a decretare la sua aura immortale e la sua enorme influenza nella Storia dell'animazione. Proprio per questo, guardandolo oggi, è una sorpresa realizzare come il lavoro sappia spingersi addirittura oltre, trovando una maturità quasi impensabile in quegli anni in cui la fantascienza era rappresentata e dominata dagli infantili robottoni nagaiani. Chiaramente, viste le premesse, è facile trovare un po' ingenuo lo spirito patriottico che anima la serie, con un equipaggio giapponese la cui forza di indomita volontà (Yamato, appunto) si reincarna nella più grande nave da guerra mai costruita nel XX secolo, veste uniformi risultanti da elementi grafici ripresi dalle divise degli Shinsengumi (corpo di polizia istituito dallo Shogun nel XIX Secolo) e dagli aerei Nakajima Ki-43 Hayabusa utilizzati nella Seconda Guerra Mondiale9 ed è protagonista di una vicenda che, nelle intenzioni di Nishizaki10, si pone come un rifacimento sci-fi della Guerra del Pacifico, con la Germania nazista, rappresentata dai gamilusiani (nel primo progetto, Dessler doveva addirittura chiamarsi Hidler11), al posto degli americani. Tuttavia, a lungo andare, la storia abbandona facili velleità nazionalistiche per affrontare il conflitto con i gamilusiani da un punto di vista più sensibile e umano. Se la dicotomia buoni/cattivi è abbastanza marcata, non mancano comportamenti onorevoli o degni di rispetto anche da parte nemica, e, nel finale, sono forniti motivi molto sensati alle gesta crudeli dei nemici, tanto da dare un forte senso al loro destino (quasi una ripresa del finale di Triton of the Sea del 1972, prodotto e impostato fra le altre cose dallo stesso Nishizaki e legato spiritualmente per più di un solo verso a Yamato, come si può evincere leggendo l'apposita recensione). Al concetto di guerra e distruzione che ne comporta sono dedicate riflessioni toccanti e per nulla banali, creando una forte partecipazione emozionale alla guerra che si consuma tra gli umani e l'impero di Dessler.

Con la sua forte tragicità Yamato riesce, alla veneranda età di quasi quarant'anni anni dalla sua originale trasmissione, a saper coinvolgere ancora molto. Lo spettatore si gusta con suspance le eroiche battaglie della nave spaziale ed è colpito dalla crudeltà delle situazioni, dalla varietà delle trappole nemiche, dai molteplici decessi, dall'epicità dell'intreccio, o da immagini indelebili come l'enorme stazza della Yamato, inquadrata in mille modi e mossa lentissimamente nello spazio per suggerire la sua potenza monolitica. Si avverte tangibilmente l'oppressione dell'equipaggio della Yamato, soldati che devono convivere con la morte che può arrivare ogni giorno e col fardello di essere l'ultima speranza del loro pianeta per sopravvivere. Vi è un buonissimo lavoro psicologico dietro, con puntate introspettive (le comunicazioni coi cari che si interrompono, stress ed egoismo, etc.) che rendono perfettamente plausibili le difficoltà patite dagli eroi. Eroi che, nonostante le centinaia di soldati che abitano la Yamato, si riducono invece a giusto 4/5 elementi e neanche particolarmente memorabili, anche se in essi spiccano la commovente figura del già accennato comandante Okita e la love story tra la bella Yuki Mori e il protagonista Susumu Kodai, in cerca di vendetta per la morte del fratello (un altro dei temi immancabili delle storie matsumotiane, il personaggio che deve vendicare/riabilitare l'onore del familiare deceduto).

Non si può purtroppo negare come la serie, pur con tutte le sue innovazioni, non sia propriamente perfetta. La visione comporta molte delle ingenuità dell'epoca, come parti e attrezzature della Yamato distrutte in un episodio e che riappaiono integre in quello dopo, mancanza di realismo nella gerarchia militare (addirittura si arriva a momenti in cui il comandante è ricoverato e non vi è designato nessun altro a sostituirlo, neanche temporaneamente) e battaglie che seguono strategie non sempre credibili. Oltretutto, anche se le puntate corali, dedicate a parlare delle difficoltà dell'intero equipaggio, funzionano sempre bene, lo stesso non si può dire per quelle introspettive dei singoli eroi, come il già accennato Susumu e al suo migliore amico Daisuke Shima, così piatti che è ben difficile provare interesse per loro. Sono peccati veniali, ma che, uniti a una certa lentezza della storia, rendono la parte centrale dell'opera un po' pesante. Per fortuna le ultime cinque puntate sono eccelse, di una drammaticità ed epicità tali da riabilitare completamente la stanchezza precedente: in così poco spazio gli sceneggiatori imbastiscono un così gran numero di battaglie apocalittiche, morti dolorose e memorabili, riflessioni umane sul conflitto e, da non sottovalutare, inserti di poesia pura, tali da rendere La Corazzata Spaziale Yamato uno di quei classici che tutti dovrebbero vedere almeno una volta. È in questi momenti che le musiche potenti ed epicheggianti di Hiroshi Miyagawa, gli espressivi (e proto-arakiani) disegni di Nobuhiro Okaseko, la regia cinematografica di Noboru Ishiguro e il lirismo narrativo di Matsumoto e Nishizaki assurgono a memorabile alchimia, consegnando sequenze così intense e romantiche da eguagliare certi fasti del miglior Tezuka. Al che, anche l'unico grande punto stonato dell'intera storia (una "resurrezione", nel finale, tra le più gratuite e buoniste di ogni era, probabilmente dovuta per non far levitare il body count finale) diventa una trascurabile scalfittura.


Impossibile, quindi, transigere dalla visione di quello che è un classico, di importanza fondamentale nel mezzo animato e comunque di una qualità che ben gli fa meritare una visione anche dopo tutto questo tempo. Qualche nota di demerito non gliela si può negare, ma La Corazzata Spaziale Yamato è così riuscito che vale ogni briciola del tempo speso a guardarlo, ben meritandosi, dopo la riscoperta di pubblico a opera del film successivo, la gran sequela di seguiti che ne hanno ampliato la storia, tra cui il recente, apprezzatissimo rifacimento di Yutaka Izubuchi  (La Corazzata Spaziale Yamato 2199, 2012). Da evitare assolutamente la lettura dell'omonimo manga di Leiji Matsumoto uscito quasi in contemporanea, nell'erronea convinzione che la storia sia la medesima: in effetti è così, ma è raccontata male e svogliatamente. È un fumetto di mediocre fattura, come buona parte delle opere cartacee di un autore che, pur giustamente diventato grande coi suoi lavori per l'animazione, è ingiustamente considerato un BIG anche come mangaka (la maggioranza delle sue opere sono davvero di basso livello).

Nota: la serie è uscita in Italia e in altri Paesi del mondo come Star Blazers, rifacendosi alla versione americana del titolo che vi ha fuso dentro questa e la successiva serie TV, cambiandone nomi e dialoghi (un po' come successo con Macross e lo sciagurato minestrone Robotech) e tagliando scene scomode varie. L'opera originale è dunque da ritenersi criminalmente inedita nel nostro Paese.

Voto: 8,5 su 10

SEQUEL
La Corazzata Spaziale Yamato II (1978-1979; TV)
Yamato: Il nuovo viaggio (1979; Special TV)
Yamato per sempre (1980; film)
La Corazzata Spaziale Yamato III (1980-1981; TV)


FONTI
1 Fascicolo 1 di "Macross Genesis" (allegato al primo DVD di "Fortezza Super Dimensionale Macross", Yamato Video, 2003)
2 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 68
3 Intervista a Leiji Matsumoto pubblicata sul sito "Cosmo DNA" alla pagina http://ourstarblazers.com/vault/39/
4 Volume 3 de "La regina dei 1000 anni", Postfazione, d/visual, 2008
5 Vedere punto 2, a pag. 70
6 Come sopra
7 Vedere punto 4
8 Vedere punto 3
9 Come sopra
10 Vedere punto 2, a pag. 90
11 Come sopra

17 commenti:

Adriano Capasso ha detto...

Capolavorone! :D
Comunque alle opere meritevoli fumettistiche di Matsumoto aggiungerei anche "La Regina dei Mille Anni", anche se è abbastanza particolare (pubblicato una pagina al giorno, caso unico in giappone).

Jacopo Mistè ha detto...

Uhmmm... La regina dei mille anni l'ho letto, ma non mi è proprio piaciuto. La sua particolarità è anche il suo punto debole: ogni pagina è così densa di informazioni che è un polpettone assurdo da leggere, pesante come un macigno. Infatti sono arrivato in fondo al manga che non avevo capito nulla della storia. :(
Ma penso a breve di ridargli un'altra letta. Rimane da sè che sono SICURO che l'anime è meno confusionario, più compatto e meglio narrato. ^^

Alberto Dolci ha detto...

Su Yamato, concordo completamente con il recensore, compreso l'eccessivo buonismo della "resurrezione" finale... resta il fatto che, anche considerato l'anno in cui è comparso, si tratta realmente di una pietra miliare.
Purtroppo arrivò da noi come starblazers,(anche se va pur detto che questo adattameto americano era sempre meno peggio di quelli riservati a Macross,Golion,Gatchaman etc... e perlomeno manteneva grossomodo il senso degli avvenimenti)volevo giusto dire,visto che non se ne fa menzione, che esiste da tempo un sub in inglese, di tutte e tre le serie, che è piuttosto ben fatto. Un ultima cosa riguardo Matsumoto, credo che fra i manga da lui disegnati,appunto in genere mediocri, quello di Galaxy Express sia invece piuttosto buono e, forse unico caso, migliore dell'anime (perché più esaustivo nelle informazioni).

Jacopo Mistè ha detto...

Ciao Alberto, benritrovato! Quand'è che fate tornare in vita retrogamer.it? Piango ancora la sua scomparsa. :(

Galaxy Express 999: è l'unico manga "classico" di Matsumoto che mi manca, non volevo dare soldi a Panini per quell'aborto di edizione. Il tuo è un parere positivo, mentre su animeclick un'utente che adora l'autore e di cui ha visto e letto tutto ha detto che GE è uno dei peggiori. Di chi fidarmi? Non so, qualora riuscissi a leggerlo saprò capire se inserirlo o meno tra i manga riusciti in questa scheda. :)

Sulla scheda tecnica di questa rece ho in verità inserito il fansub coi dialoghi originali: è quello dei Central Anime, anche se sono quasi sicuro che è un semplice rip dai dvd originali americani (ma non voglio indagare... L'importante è che se si cerca Yamato e non Starblazers ci si rivolga a loro). Lo stesso "gruppo" ha poi curato anche la seconda serie, mentre da quello che so della terza serie bisogna accontentarsi di fetidi rip da dvd pirata di Hong Kong. :( Vabbè, ci penserò quando arriverò lì, intanto mi godo Danguard di cui sono arrivato alla 19. :)

Alberto Dolci ha detto...

In effetti la seconda serie che tengo sull HD è quella di "central anime",ho poi la terza,senza un indicazione di provenienza, però la qualità video è piuttosto buona (onestamente migliore della seconda) e i sub mi sembrano ben fatti. Galaxy Express è come al solito disegnato con i piedi, per cui magari a questo ci si riferisce per "manga brutto" però che sia molto più completo della controparte animata è indiscutibile, nell'anime soprattutto il finale è molto tirato via e poco comprensibile mentre nel manga risulta dettagliato. Per quel che riguarda Retrogamer non so che dirti, ho solo scritto dei pezzi per il sito per cui la mia collaborazione è stata marginale, in ogni caso, nonostante uno scazzo che ho avuto con il "capo" sperò torni online al prima, visto che è sempre stato uno dei pochi siti sui videogame che propongono punti di vista competenti.(o almeno indipendenti)

Giulio "Radical Dreamer" Palermo ha detto...

Scusate se proseguo nell'off-topic: Retrogamer.it prima o poi tornerà, con un altro nome, un altro layout, possibilmente nuove rubriche, e in generale un'altra impostazione, dovuta alla ricerca di un pubblico moderatamente diverso dalla base storica del sito.
Dato che il Capo, da autentico bastian contrario, vuole fare tutto in HTML statico, ci vorrà un po'...

Jacopo Mistè ha detto...

Oh, io vi aspetto eh, dopo Super Console eravate i miei punti di riferimento predefiniti per videogiochi e retrogaming, ho pianto sangue quando vi siete estinti!

@Alberto

"Galaxy Express è come al solito disegnato con i piedi, per cui magari a questo ci si riferisce per "manga brutto"

Per manga brutto matsumotiano non mi riferisco ai disegni, che del resto rimangono l'impronta più personale e caratteristica dell'autore. Penso a storie prive del minimo finale perché l'autore ha perso voglia di disegnare (L'Anello del nibelungo: dice che è tutta la vita che vuole farlo e lo interrompe al primo scazzo, complimentoni), penso a racconti di puro nonsense e pure pretenziosissimi (I racconti del bar Miraggio), penso a storie uscite in contemporanea con l'anime e scritte in modo svogliatissimo (Corazzata Yammato, Danguard), penso a quell'ammasso infame di di escrementi fumanti che è Gun Frontier, penso a La Regina dei 1000 anni che è pesante come un macigno da leggere vista la sua serializzazione, etc. Non ho dubbi: per me Leiji Matsumoto è un grande soggettista di serie animate favolose, ma quasi un pessimo mangaka.

Alberto Dolci ha detto...

( mmm... se tanto mi da tanto per retrogamer ci vorranno anni :| )comunque: GE999 (21 volumi) credo sia l'unico manga di Matusumoto che, appunto, ha un inizio uno svolgimento ed un finale completo. Qualche post più su parlavi di Danguard,immagino lo recensirai, il mio parere è che se la qualità globale fosse quella dei primi 30 episodi, sarebbe da 8... completo diventa da 6 scarso, causa una parte "spaziale" lenta ed imbarazzante. Vedremo se avrai impressioni simili.

Anonimo ha detto...

Ragazzi qualcuno ha avuto modo di vedere il remake che è stato edito anche in blu ray? Ne vale la pena?
Un saluto
Max81

Anonimo ha detto...

sono-l'anonimo-senza-nick

@Max81: certo che ne vale la pena, da acquistare senza alcuna esitazione.
Remake stupendo e ottima edizione Blu Ray!

(i DVD bisogna dimenticarseli)

Jacopo Mistè ha detto...

Io questo remake l'ho visto fino a metà, prima di abbandonarlo per manifesta noia.
Fino a dove ho guardato, m'è parso un rifacimento essenzialmente inutile (perché l'originale è già perfetto, fresco e attuale così com'è, non dimostra affatto la sua età) e banalmente modaiolo (nuovi personaggi popputi per arrapare gli otaku). Magari più avanti si riprende, ma fino a quel momento non lo consiglierei proprio.

Sam ha detto...

Ennesima correzione ( però Mistè, poi correggi le rece, non lasciare gli errori che segnalo :) ): A essere state doppaite dalla versione americana furono solo la prima e seconda serie, che censure e cambi dei nomi a parte , non era stata certo stravolta come un Voltron o Gatchman .
La terza serie si è vista integralmente con un cambio quasi totale di tutto il cast di doppiatori (i nomi yankee ovviamente sono rimasti).
Per il resto, a riguardarlo oggi Yamato è un pò un palla, pieno di situazioni assurde e ingenue .
Quale scena memorabile (tipo al morte di Okita) e le musiche fantastiche danno qualche emozione qui e là.

Jacopo Mistè ha detto...

Ho visto l'originale di Ishiguro quattro anni fa e l'ho trovato splendido, superlativo, indimenticabile. Non l'ho avvertito neanche minimamente invecchiato.
Ok per la correzione.

Sam ha detto...

Io la serie originale ho trovato varie cose che mi hano fatto pensare il classico "WTF ?"
Ad esempio, perché la yAMATO si capovolge durante l'attacco alla base lunare, dopo aver fatto finta di affondare ?
A che caspita serve ?
La barriera con gli asteoridi ad anello, sempre nella stessa battaglia è un pò una ca...volata , non può certo essere così efficente contro il fuoco nemico.
Non parliamo dell' episodio con gli uomini ape , o quando Deslock sta per distruggere la Yamato col suo cannone speciale e viene interrotto dalla telefonata della principessa Invidia ( o come si chiama nella versione jap ) e la Yamato si salva.
E ce ne sono altri .
Poi ripeto, momenti memorabili che giustificano il suo successo ci sono( da piccolo mi colpì l'episodio con Sanada che si stacca le braccia e gambe artificiali ), ma è invecchiata male.
De i film mi piace solo il secondo,gli altri sono lenti e pesanti come un mattone ( e hanno la storia sempre uguale)

Anonimo ha detto...

Sinceramente riguardo il remake in Blu Ray anche io sono perplesso, proprio dopo aver visto immagini dei personaggi donna tutte forme. Trovo la cosa davvero banale, in netto contrasto con il climax della serie originale. Perciò ho chiesto prima di un eventuale acquisto. Credo che passerò...
Max

Anonimo ha detto...

sono-l'anonimo-senza-nick

@Jacopo Mistè

La serie originale è migliore per definizione ed e' un capolavoro senza tempo.

PERO', facendo un po' di "realpolitik", io dico che gli appassionati di questo genere di animazione robofantacientifica non debbano assolutamente farsi scappare i BD italiani.

Motivo?

E' il prodotto di maggior di qualita' pubblicato in Italia negli ultimi anni ed e' stato pubblicati _indipendemente_ dalle visualizzazioni sulla piattaforma streaming.

Insomma, comprarlo serve a far capire all'editore che esiste un pubblico interessato ad aprire il portafoglio per opere qualita' (al posto del solito moeblog, dagli anime tratti da manga di successo o di quelli che finiranno nel dimenticatoio la stagione successiva).

Altrimenti preparatevi ad avere edizioni BD _solo_ di serie come i Giganti, One Punch Man, Death Parade, Sword Art Online... e di tutti gli altri titoli che fanno il pieno di visualizzazioni in streaming.

E ti scrive uno che certo non e' fanboy di Dynit ;-)

Gundamaniaco ha detto...

Sinceramente ho perso le speranze nel capire la logica che muove il marketing di Dynit. Direi che oscilla tra il modaiolo e il cagasotto.

Il colpo di grazia me lo ha dato ultimamente dicendomi "la serie di Z Gundam non rientra più nei nostri piani..." quando anni fa mi disse "ci interessa la serie di Z Gundam! Continua a seguirci e ne vedrai delle belle!"

Seeee...stoca... :(

DISCLAIMER

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità e pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 7 marzo 2001 n. 62. Molte delle immagini presenti sono reperite da internet, ma tutti i relativi diritti rimangono dei rispettivi autori. Se l’uso di queste immagini avesse involontariamente violato le norme in materia di diritto d’autore, avvisateci e noi le disintegreremo all’istante.