venerdì 3 dicembre 2010

Recensione: I Cavalieri dello Zodiaco (Saint Seiya)

I CAVALIERI DELLO ZODIACO
Titolo originale: Saint Seiya
Regia: Kozo Morishita
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Masami Kurumada)
Sceneggiatura: Takao Koyama, Yoshiyuki Suga
Character Design: Shingo Araki, Michi Himeno
Musiche: Seiji Yokoyama
Studio: Toei Animation
Formato: serie televisiva di 114 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 1986 - 1989
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


È innegabile; parlare di Saint Seiya (o I Cavalieri dello Zodiaco, nel suo ben più conosciuto titolo internazionale) significa aprire un discorso: parliamo di uno di quegli storici manga d'azione di Shounen Jump degli anni '80 (gli altri sono Ken il guerriero, Dragon Ball e Le bizzarre avventure di JoJo) che hanno avuto un impatto straordinario sulle vendite della rivista, portandola a vendere milioni di copie ogni settimana; ma soprattutto, con i loro stilemi, queste opere hanno influenzato indelebilmente il mondo dei fumetti per ragazzi, apportando innovazioni enormi capaci di rivoluzionare in modo epocale le basi strutturali delle storie di combattimento, fissandone quelle nuove, fondamentali caratteristiche che saranno interiorizzate e utilizzate, come fossero dogmi della Bibbia, da tutte le successive generazioni di autori di fumetti ed editor.

La trama di Saint Seiya, semplice e d'effetto, è ideata dal mangaka Masami Kurumada, già noto all'epoca per il manga di pugilato Ring ni Kakero, iniziato nel 1977, che, con i suoi incredibili ganci infuocati legati agli elementi, si porrà come precursore dell'opera. Tutto ha origine nel 1982, quando Toei Animation, abbandonato il progetto di un seguito televisivo di Ufo Robot Grendizer (1975), co-prodotto da una TV francese, decide di riciclare gli schizzi dei personaggi - realizzati, apparentemente, da Shingo Araki, nonostante non sembrino appartenere al suo stile - per farne una nuova serie animata. Serve però la contemporanea serializzazione di un manga per alimentare la popolarità dell'opera: per questo è contattato il mangaka, a cui viene detto di ricamarci sopra setting e storia. La casa di giocattoli Bandai, per concludere, subentra nel progetto come sponsor ufficiale, e chiede a Kurumada di realizzare anche delle armature da far indossare ai personaggi. Con tutte queste indicazioni e una personale intuizione geniale, l'autore crea quindi Saint Seiya, estremizzando in esso i rituali Battle Shonen di Ring ni Kakero - nell'idea di pugni così potenti da sfondare un corpo umano -  e inventando infine le corazze ispirate mitologia greca e alle costellazioni, stupendo studio e sponsor che si aspettavano, in linea con gli schizzi di Araki, un design di stampo fantascientifico1.

Nel 1986 inizia perciò la serializzazione del manga. Il suo presupposto è che il nostro universo sia governato dalle divinità greche, e narra di come il mondo degli umani sia protetto, sin dai tempi del mito, da Athena, divinità della Sapienza e della Strategia militare, e dalle sue armate di Saint ("Santi" in italiano, giustamente traducibile anche come Sacri Guerrieri), ragazzi legati alla propria specifica costellazione dalla quale, a sua volta, derivano i poteri con cui eseguono i loro colpi speciali e le resistenti armature che ne proteggono il corpo. I Santi di Athena si dividono quindi, in base alla loro affinità col Cosmo (l'equivalente dell'energia spirituale), in tre classi, partendo dalla più bassa, quella di Bronzo, per arrivare fino alla più forte, quella d'Oro. La storia, destinata a dipanarsi per 28 volumi e quattro anni di serializzazione (più un seguito ufficiale iniziato nel 2006 e tutt'ora in corso, Saint Seiya - Next Dimension), segue da vicino le vicende di cinque Cavalieri di Bronzo specifici, Seiya (da qui il nome dell'opera), Shiryu, Hyoga, Shun e Ikki, che difendono la loro Dea, reincarnatasi nella figura della bella milionaria giapponese Saori Kido, dagli attacchi di altri Saint, che o non la riconoscono come tale o sono alle dipendenze di altre divinità ancora che vogliono ucciderla per instaurare sulla Terra il loro regno celestiale. Saint Seiya innova il fumetto per ragazzi coniando l'idea di spettacolari e dettagliate armature che coprono i corpi degli eroi aumentando le loro capacità combattive (pensiamo all'enorme numero di cloni successivi), ma specialmente si fa portavoce di un ritmo serratissimo: se la storia è di una semplicità narrativa disarmante e, nonostante questo, si permette anche incongruenze à go go e disegni alquanto modesti (prospettiva, profondità e proporzioni perennemente da rivedere), il background mitologico dietro a colpi e costellazioni e la frenesia con cui, terminato ogni combattimento fra Saint, si arriva quasi subito a un altro, rendono la lettura sempre avvincente. Saint Seiya diventa così, quasi fin da subito, una delle grandissime hit cartacee degli anni '80 (ad oggi parliamo di circa 25 milioni e 300.000 copie vendute nel solo Giappone2), e questo non fa che portare, di riflesso (e come sperato da Toei), una grande popolarità alla trasposizione animata, che inizia quasi in contemporanea e arriverà a toccare, nell'arco dei suoi quattro anni di trasmissione, la bellezza di 114 episodi. L'adattamento godrà di una cura di tutto rispetto che gli permetterà di trovare ottimi ascolti (14% medio3) ed enormi vendite di giocattoli4, divenendo un nuovo titolo di fondamentale importanza per lo studio, insieme ad altri suoi mostri acchiappa-share del periodo come Ken il guerriero (1984) e Dragon Ball (1986). Le chiavi del suo successo, che diventerà sempre più grande divenendo immenso (i modellini delle armature, chiamati Myth Cloth, sono secondi, come volume di vendite nella casa produttrice Bandai, solo ai Gunpla di Gundam), consistono non solo nel suo affascinante background mitologico, ma anche nella cura estrema in disegni, musiche e animazioni.

Saint Seiya rappresenta il lavoro più noto e famoso di Shingo Araki, il cui elegante, riconoscibile tratto già ha stregato intere generazioni di telespettatori con Babil Junior (1973), Cutie Honey (id.), Ufo Robot Grendizer (1975) e Lady Oscar (1979). È rielaborando i disegni di Kurumada che lui e la sua inseparabile moglie Michi Himeno trovano il giusto riconoscimento della loro arte: dire che migliorano il mediocre tratto del fumetto è poco; lo annichiliscono sotto ogni punto di vista, donando ai personaggi cartacei un'eleganza e una bellezza indimenticabili. Anche se la loro, alla fine dei conti, è una chiara manovra di marketing per accalappiare il pubblico di ragazze seguendo la moda del bishounen (letteralmente "bel ragazzo", il tipico protagonista di bellissimo aspetto, candido, immacolato e dai tratti femminei, plasmato sui canoni estetici femminili giapponesi e sovente, proprio per questo e come in questo caso, disegnato con sguardi ed espressioni suadenti) inaugurata nel 1983 dall'anime Captain Tsubasa, il lavoro che ci sta dietro è stupefacente. Con chiome dalle mille forme e colorazioni, look accattivanti e cromatici, visi splendidamente espressivi e "attacchi" migliorati in spettacolarità ed effetti speciali, Araki e Himeno donano un'estetica impareggiabile alla storia, tirando fuori quello che in assoluto si può definire il lavoro della carriera. L'eccezionale cura grafica è riservata anche ai suggestivi fondali di stampo mitologico (spesso aventi a che fare con templi greci o spettacolari scenari naturali) e alle animazioni di grande livello. Sulla colonna sonora, d'altro canto, va aperta un'altra parentesi ancora, visto che il lavoro di Seiji Yokoyama merita seriamente di venire annoverato tra i più grandi capolavori della Storia dell'animazione: comprensive di trombe, flauti, pianoforti, tamburi e ogni genere di strumentazione orchestrale, le sue composizioni raggiungono vette eccelse, azzeccando riuscitissime contaminazioni di sonorità ellenicheggianti miste a influenze rock che regalano suite epicissime e ancestrali, perfettamente in tema con la posizione geografica delle arene delle varie battaglie. Vero spettacolo per occhi e orecchie, la versione animata di Saint Seiya può vantare un comparto tecnico e sonoro indimenticabile, a prescindere dall'epoca in cui viene vista.


A livello di trama l'opera segue fedelmente il fumetto, quindi tutti gli ingredienti del successo sono presenti e aggiornati. Tra le aggiunte si segnala un aumento del tasso splatter (anche se diminuisce al contempo quello gore) e specialmente un rielaborato Armor Design: questo porta a scontri ancora più epici e coreografati, con Saint che si affrontano indossando armature sempre più belle e particolareggiate. Ulteriore motivo del mito dell'anime si può ricondurre al carisma di buona parte dei personaggi, soprattutto gli avversari: questi, per quanto adibiti a classica "carne da macello" o "boss di fine livello", combattono sempre dietro a sensate motivazioni, e la trama, per più di un verso ripetitiva, può così usufruire di un discreto disegno psicologico generale, talvolta raggiungendo vette di eccellenza (i famosi Gold Saint che presiedono le 12 Case dello Zodiaco, futuri protagonisti di buona parte degli spin-off cartacei e animati successivi). L'unico, concreto difetto della versione televisiva di Saint Seiya è la sua natura di trasposizione di manga ancora in corso: questo si traduce, inevitabilmente, nei classici riempitivi (filler) inventati dagli sceneggiatori per allungare il brodo, in modo che l'autore possa portare avanti la storia principale e si crei nuovo materiale da trasporre. Compromesso accettabile? Difficile dirlo, visti i risultati. Si dovesse soppesarli, bisognerebbe innanzitutto partire da quelli negativi: l'opera di "filleraggio", a briglie sciolte e senza attenzione verso la coerenza, già altalenante, del fumetto originale, genera assurdità e di livello ancora più grave. È il caso di personaggi che subiscono ogni genere di danno dai nemici senza indossare l'armatura e sopravvivono senza problemi (la regola sarebbe che senza la protezione offerta dalla Cloth un Saint è un essere umano normale, e morrebbe se venisse attaccato da uno che la indossa); di altri che, pur tenendola addosso, sono sconfitti da Saint che ne sono privi; di Santi inventati di sana pianta e la cui costellazione non esiste (terribilmente trash i purtroppo noti Steel Saint); ma soprattutto, accanto a queste ingenuità, non mancano aggiunte di un certo peso che generano incongruenze inspiegabili (Shaina innamorata di Seiya fin dall'infanzia? Le catene dell'armatura di Andromeda ingannate dalle illusioni di un Ghost Saint? Avviene proprio in quel modo lo scontro tra Aiolos e Shura? La nota diatriba su chi sia il vero maestro di Hyoga, etc.). Vista la gran quantità di combattimenti, le contraddizioni inventate dagli sceneggiatori Toei risultano forse impercettibili da chi si vede la serie senza aver letto il manga (le si dimentica in fretta, visto l'elevato numero di episodi), ma chi invece ben lo conosce si accorgerà chiaramente di come la trasposizione, per quanto di molto superiore esteticamente, sia rovinata da notevoli pacchianate narrative assenti in origine.

D'altra parte, però, grazie alle licenze narrative prese da Toei, l'appassionato di Saint Seiya può godersi anche la saga narrativa di Asgard. Assente nel fumetto, quest'arco narrativo di 26 episodi che ha inizio dalla puntata 74, ispirato al secondo film cinematografico fuori-continuity della saga (L'ardente scontro degli dei, 1988) e inventato all'epoca affinché l'autore del manga portasse avanti il manga, tratta di una spettacolare avventura a tema nordico, con musiche solenni (anche i canti gregoriani!) e suggestive ambientazioni glaciali. Asgard, regno di Odin, diviene l'arena dove gli eroici Saint di Bronzo devono liberare Hilda, regina delle terre polari, dal malvagio influsso dell'Anello del Nibelungo che l'ha soggiogata e che la porta a voler conquistare il mondo. Questo è il pretesto scelto per fargli affrontare i guerrieri della sovrana, i sette God Warrior, combattenti che durante la battaglia saranno caratterizzati per mezzo di lunghi, memorabili flashback che spiegano le ragioni della loro personalità. La solitudine di Fenrir, l'amore impossibile di Hagen per la bella Flare, l'odio di Mime per il padre, la lealtà di Siegfried e Thor verso la loro regina... Ogni guerriero del Nord ha una triste storia alle spalle che ne determina l'inclinazione malvagia e, perdendo inevitabilmente la vita contro i protagonisti, avrà modo di riscattare il suo passato in momenti di discreta commozione. Dopo la precedente saga narrativa Sanctuary, la più famosa e rappresentativa del brand Saint Seiya, quella di Asgard - nonostante l'incongruenza della mitologia norrena schiaffata in mezzo a quella greca - sicuramente non ci sfigura affatto, tanto da farne rimpiangere l'assenza su carta.

Purtroppo, con il successivo e conclusivo arco narrativo di Poseidon (ep.97-114), lo staff Toei raggiunge, all'epoca, proprio il punto in cui era arrivato l'autore col manga. A quel punto le soluzioni erano due: chiudere tutto, oppure realizzare un'altra avventura-filler affinché Kurumada proseguisse l'arco narrativo di Hades, da adattare quando sarebbe stato ultimato. Visto il flop di Asgard, fallimentare sia come ascolti (calati brutalmente al 7% medio6) che come vendita di modellini (quello più importante di quella saga, il model kit dell'armatura di Odin, addirittura non sarà regolarmente messo in vendita ma usato come regalo esclusivo per i coraggiosi che avranno acquistato tutti gli altri modellini, ritagliando i codici a barre7), viene scelta la prima opzione8. Saltando così la saga del Dio dell'Oltretomba, Toei lascia aperti diversi dubbi che rimarranno a lungo senza risposta (Marin è o non è la sorella di Seiya? Perché i Gold Saint non intervengono contro il Dio dei Mari?). Unico merito del finale aperto consiste nel fatto che almeno gli spettatori dell'epoca non potevano accorgersi dell'ennesima stupidaggine inventata precedentemente degli sceneggiatori, che sarebbe stata ridicolamente messa a nudo in un eventuale prosieguo di trasposizione: mi riferisco allo scontro, presente come flashback nella saga di Asgard, tra il maestro di Shiryu e il padre di Alberich, una battaglia che è impossibile sia mai avvenuta.

Il Saint Seiya animato pecca di molti filler scriteriati, ma sono nei che non scalfiscono sensibilmente il suo valore: non è sicuramente un'opera perfetta, ma una confezione sontuosa, unita a una storia genuinamente avvincente e numerosi personaggi indimenticabili, bastano e avanzano per fargli meritare un ottimo giudizio. Se il lettore cerca una gran bella serie di azione e combattimenti, con disegni e musiche sbalorditivi e sigle d'apertura rock (giapponesi ovviamente!) entrate nell'immaginario collettivo, sa a cosa rivolgersi. Da non disdegnare nemmeno i quattro film celebrativi usciti in quel periodo, alcuni dei quali davvero pregevoli.


Nota: inevitabile aprire una parentesi sul doppiaggio italiano di Saint Seiya realizzato nel 1990 da Enrico Carabelli, sicuramente tra i più amati di sempre in Italia. Santificato da legioni di fan per l'intensità interpretativa dei doppiatori, perde però ogni minimo senso di esistere visto che è DAVVERO inventato di sana pianta, frutto di un adattamento improvvisato volta per volta. Il senso finale della storia è bene o male rispettato, ma si nota, in particolar modo guardando l'originale con sottotitoli fedeli, quanto ogni testo assuma un significato del tutto diverso. L'aulico registro linguistico adottato da Carabelli, comprensivo di dotte citazioni di poeti nostrani da parte dei protagonisti, è sulla carta affascinante e carismatico, inutile negarlo, ma quanto di più distante esista dagli schietti e giovanilistici dialoghi nipponici, dal puro stile "picchiaduro" (come d'altronde è l'opera originale). Sono scontati, nell'adattamento italiano, anche il cambio totale di nomi di colpi, luoghi e personaggi (con effetti spesso ilari, con protagonisti il cui nome di battesimo è lo stesso della propria costellazione), e le voci dei doppiatori nostrani sono riciclate all'infinito su mille e più Saint, spesso confondendosi e "sbagliando i ruoli" da una puntata all'altra. Infine, per non dimenticarlo mai, è giusto ricordare che quasi tutti gli attori della storia, buoni e cattivi, sono resi da Araki in modo da ricordare un'età compresa tra i 16 ai 18 anni (da esplicita richiesta di Toei, non convinta dalle età ufficiali del manga, tra i 13 e i 179) e per questo sono contraddistinti in giapponese da voci adolescenziali, per nulla rispettate da noi dove, anzi, si ritrovano cuciti addosso timbri vocali chiaramente adulti. Per questo, l'unico modo per apprezzare l'unico, VERO Saint Seiya, mai doppiato in Italia, rimane l'acquisto dei DVD Yamato Video, con audio originale e sottotitoli fedeli, con buona pace di Seiya, anzi, Pegasus, che cita un passo di Dante Alighieri prima di gettarsi da un dirupo, in una delle invenzioni di doppiaggio più ridicole di ogni tempo.

Voto: 8 su 10

SEQUEL
Saint Seiya The Hades Chapter: Sanctuary (2002-2003; serie OVA)
Saint Seiya The Hades Chapter: Inferno (2005-2007; serie OVA)
Saint Seiya The Hades Chapter: Elysion (2008; serie OVA)
Saint Seiya: Soul of Gold (2015; serie ONA)
Saint Seiya Ω (2012-2014; TV)

ALTRO
I Cavalieri dello Zodiaco: La Dea della Discordia (1987; film)
I Cavalieri dello Zodiaco: L'ardente scontro degli Dei (1988; film)
I Cavalieri dello Zodiaco: La leggenda dei guerrieri scarlatti (1988; film)
I Cavalieri dello Zodiaco: L'ultima battaglia (1989; film)
Saint Seiya: Legend of Sanctuary (2014; film)


FONTI
1 Quest'ampio retroscena proviene da tre fonti diverse, di cui le prime due incomplete. La prima consiste in un'intervista a Go Nagai allegata al CD "Go Nagai Presents: UFO Robot Robot Goldrake" (d/visual, 2005, si ringrazia Davide Di Giorgio del blog Il Nido di Rodan). La seconda da pag. 126 di Kappa Magazine n. 37 (Star Comics, 1995). Infine, Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit) ha integrato le informazioni che mi mancavano dell'una e dell'altra parte, rifacendosi ai Roman Album di "Saint Seiya"
2 Sito web (giapponese), "Mangazenkan", http://www.mangazenkan.com/ranking/books-circulation.html
3 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 183. In aggiunta a questo, consulenza di Garion-Oh
4 Consulenza di Garion-Oh
5 Saburo Murakami, "Anime in TV", Yamato Video, 1998, pag. 119
6 Vedere punto 4. Kappa Magazine n. 136 (Star Comics, 2003, pag. 8) conferma l'emorragia di ascolti
7 Come sopra
8 Come sopra
9 Come sopra

29 commenti:

http://www.animefan.it ha detto...

Anime indimenticabile... Però sai che a me l'adattamento Italiano non è dispiaciuto. Diciamo che ho sentito di peggio.

Jacopo Mistè ha detto...

Che piaccia o non piaccia, comunque, non si può negare che abbia completamente stravolto e snaturato storia e personaggi... Minchia, tutti protagonisti 13enni con voci da over-30, non si possono davvero sentire; stessa cosa per il registro linguistico epico completamente INVENTATO, visto che l'originale si basa su dialoghi action banali. Per quel che mi riguarda uno dei più tremendi e insopportabili adattamenti mai fatti: per carità carismatico, ma un ottimo esempio di lavoro che NESSUNO dovrebbe mai fare.

Simone Corà ha detto...

Diciamo che a livello d'interpretazione, l'uso delle voci, i toni, ecc, è un buon doppiaggio, c'è poco da dire.

Il problema, però, ed è un problema grosso, per non dire enorme, è che non c'entra nulla con il doppiaggio originale. Al di là degli errori stratosferici (emblematici quanto ridicoli i nomi dei personaggi già legati all'armatura che indossano ancora prima di possederla XD), è proprio una questione di rispetto: non si può inventare un doppiaggio, che senso ha cambiare i dialoghi, mutare il registro linguistico, per certi versi modificare anche la storia di un'opera? :)

alberto dolci ha detto...

su.. non prendiamoci in giro, per come sono disegnai i character di Saint Seya non ci incastrano nulla con dei 13enni sembrano ragazzi sui 20 anni, per cui per chi sentiva il doppiaggio italiano sembravano perfettamente appropriate, e il linguaggio aulico e' molto piu' bello di quello infantile del manga (un altra storia e' lo stravolgimento dei nomi che e' un assurdita') tanto e' vero che poi kurumada proprio influenzato da doppiaggi come quello italiano (che ha reso famosa la serie nel nostro paese) per le scenggiature dei successiivi capitoli (come episodio g) ha utilizzato un linguaggio molto piu' forbito .

Jacopo Mistè ha detto...

Da quando le caratterizzazioni fisiche di personaggi anime/manga ci prendono con la loro età dichiarata? Penso di non aver mai letto nessuna opera dove una ragazzina di 15 non abbia il corpo e le misure di una modella di 25 anni. :D

Detto questo, sull'argomento c'è poco da dire: le età ufficiali sono quelle che sono, e l'adattamento aulico italiano, per quanto affascinante, ha snaturato il registro linguistico ufficiale. Da qualunque punto di vista questo si chiama stupro di un'opera.

Infine, Kurumada di suo non c'entra niente in Episode G, è tutta farina del sacco di Okada, quell'opera è una fan fiction quanto lo è Lost Canvas. Ma anche se fosse suo, sugli stessi volumi Planet Manga, nell'angolo della posta, ricordo che gli adattatori hanno candidamente ammesso di aver voluto inserire loro, di propria iniziativa, un linguaggio aulico assente in originale.

alberto dolci ha detto...

mmm che io sappia il soggetto e' comunque di kurumada e anche l'idea di alzare il livello dei dialoghi (poi non so se al di la delle dichiarazioni la storia l'ha scritta tutta Okada... (certo che poi l'adattamento italiano e' stato "latinizzato" in un certo modo perche un linguaggio anche alto in giapponese non e' comparabile ad uno latino) ma a parte quest ose si parla di eta' dei personaggi dici una cosa non corrispondente al vero anzi sforzandomi non trovo alcun esempio di manga dove un 12enne appare con tratto e una muscolatura da 20enne... ma perfino mark lenders che sembrava un titano si vedeva che era un ragazzino all'inizio. (Rossana e' bimba.. i personaggi di orange road sono evidentemente 15enni .. i personaggi dei cosi sui bayblade sono evidentemente mocciosi ...oltre che handicappati ecc...) ..
e anche non ammettere che senza l'adattamento italiano la serie non avrebbe avuto lo stesso successo e' negare l'evidenza... io stesso e i miei amici da bimbi eravamo affascinati proprio dal linguaggio da "cavaliere" e ci si divertiva a "ripetere" i dialoghi fra di noi.

essere duri e puri in questo caso e' inutile... sarebeb stato diverso se fosse stato stravolto il senso dei dialoghi, ma siccome quello rimane i testi originali sono semplicemente piu' brutti.

Jacopo Mistè ha detto...

Ma infatti non nego affatto che la serie abbia avuto successo grazie a questo, lo so benissimo che il registro linguistico è uno dei principali motivi della sua popolarità in Italia. Questo però non cambia affatto che la libertà che si sono presi nell'apportare queste modifiche non sono certo motivi di vanto, è solo un voluto cambiamento dell'opera da parte di un adattore che non sa fare il suo lavoro. Non serve essere puristi per volere una traduzione fedele (fedele ovviamente non nel senso di letterale), basta buon senso.

Da quello che mi risulta Episode G non ha proprio nulla a che vedere con Kurumada, l'unico Saint Seiya canonico oltre all'originale è il Next Dimension.

Infine, parli di Hyuga ma io il manga di Captain Tsubasa ce l'ho, ho riaperto il volume 36 e lì ragazzini di 15 anni hanno l'aspetto da ventenni. Penso a Slam Dunk e vedo questi omaccioni giganteschi che hanno dai 15 ai 18, penso a Sailor Moon e vedo queste fighe poppute che in verità ne hanno 14... C'è qualcosa che non va...

Jacopo Mistè ha detto...

PS Alla fine non è che decidiamo noi la continuity, è l'autore. E nelle edizioni italiane (Granata Press e prima della Star Comics) del manga hanno fedelmente riportato le schede dei personaggi scritte da lui stesso, quindi non è questione di opinione, è questione che lui decide e noi ci adeguiamo, anche se quelle età sono il primo a dirlo che sono balorde (a meno che i ragazzi non si allenassero a diventare Saint quand'erano feti).
Come prova finale, nei dvd Yamato Video ascoltati il doppiaggio originale jap, e vedrai che hanno tutti voci da ragazzini... Cosa confermata, tralaltro, dall'adattamento fedele dei primi 4 film.

Jacopo Mistè ha detto...

Giusto per capirci: non verrà tollerato più NESSUN messaggio offensivo o potenzialmente tale, quindi qualsiasi post contenente "saccenti", "otaku", "incompetenti", "puristi" o qualsiasi altro verrà segato senza pietà.

Se oltre alle offese avete anche qualche argomentazione, allora eliminate le prime per privilegiare le seconde, e noi pubblicheremo qualsiasi cosa scriviate. Qui censuriamo troll e/o potenziali troll, non chi ha effettivamente qualcosa da dire.

Anonimo ha detto...

Non facciamo gli infantili per piacere, "otaku" e "saccente" non sono offese, ma semplici giudizi personali, i quali possono essere assolutamente non condivisibili, ma di certo non sono offensivi.
Trovo decisamente più arrogante e offensivo postare un monito come il tuo, omettendo il mio messaggio originale, il quale a differenza di quel che sostieni tu era assolutamente argomentato.

A casa mia il tuo comportamento si definisce "uno che gli brucia". Evidentemente deve darti molto fastidio essere considerato un otaku, però magari la prossima volta invece di censurare in modo arrogante, prova TU ad argomentare e a spiegare il tuo punto di vista in merito, in modo da farmi capire se sei una persona adulta.
Grazie.

Jacopo Mistè ha detto...

Se sai cos'è un otaku nella sua vera eccezione sai benissimo che è un'offesa, visto che con quella denominazione si intendono persone che non escono di casa o quasi, hanno seri problemi ad aprirsi col prossimo e non hanno alcun altro interesse se non quello ossessivo per anime e manga. Non conosci personalmente nessuno di noi due, quindi la tua è solo una sparata offensiva.

Detto questo, ti pubblico questo commento giusto pensando che tu possa aver scritto quello precedente in buona fede, anche se non vedo di cos'è che si possa parlare: su questo blog non si commentano gli anime arrivati storpiati in Italia, si commentano gli anime nella loro forma originale. Non quindi I Cavalieri dello Zodiaco di Carabelli, ma Saint Seiya di Masami Kurumada. Sono due cose diverse, LO SAPETE, quindi non capisco il senso di ripetere all'infinito le stesse cose già scritte precedentemente: il doppiaggio ita "migliora" (?) l'originale, senza di quello non conosceremmo l'opera originale, etc etc... Può essere, ma queste disquisizioni semplicemente non ci interessano, lo scopo di questo blog è FARE CULTURA e dare dignità a opere arrivate più o meno modificate in Italia, quindi ripetere i soliti concetti all'infinito non accresce di un'unghia il valore della discussione, anzi porta solo al rischio di flame.

Mi dici di argomentare, ma io oltre a quello già detto e ridetto in questa discussione cos'altro devo dire? Quante volte devo scrivere che, per quanto affascinante possa essere il linguaggio aulico, storpia il registro linguistico originale, cosa che nessun adattatore dovrebbe permettersi di fare?

Fantastico infine che vengono sempre scomodati i termini "puristi" e "otaku" quando qualcuno ha la semplice colpa di non reputare "cose da bambini" gli anime e pretendere una traduzione fedele all'originale.

Bah, se vuoi rispondi, ti pubblicherò la risposta, ma giunti a questo punto non so davvero dove tu voglia andare a parare con questa discussione che si limita a ripetere all'infinito concetti.

Anonimo ha detto...

Che i CDZ e SS siano di 2 prodotti diversi è un parere sicuramente estremista e comunque assolutamente discutibile, questo è bene evidenziarlo.
Queste disquisizioni ci interessano esattamente dal momento in cui TU PER PRIMO hai espresso il tuo giudizio in merito a questi aspetti.
Poi capisco che il blog sia il tuo e tu possa scriverci quello che vuoi, ma se decidi di lasciar la possibilità di commentare alla gente devi aspettarti anche un commento che non sia d'accordo con il tuo.
A te per primo interessava fare questa precisazione con tanto di giudizio personale sul doppiaggio (e a quanto vedo sei proprio convinto che tutto il mondo sia d'accordo con te), quindi non puoi venire a fare la morale a qualcuno che ti contraddice. Non è coerente, oltre che prepotente.

Gli anime, questo anime, è assolutamente dedicato ad un pubblico di bambini e pre-adolescenti. Su questo non ci piove.
Nessuno poi vieta ad un adulto di appassionarsi ad esso per mille motivi, ma è bene che resti coi piedi per terra e si ricordi a quale target sono destinati i Saint Seiya.
Purtroppo i cartoni animati non crescono insieme a noi.

Jacopo Mistè ha detto...

Non ci piove che Saint Seiya è dedicato a un pubblico giovane, questo sì. Che gli anime siano rivolti ai bambini è falso, falsissimo, e stanno a centinaia le serie splatter, erotiche, horror e psicologiche che dimostrano di essere concepite per un pubblico maturo (per non parlare dei divieti di vendita ai minori).

Poi, ognuno la pensa come vuole, io come reputo forme d'arte musica, cinema e letteratura, reputo tale anche l'animazione (che sopratutto in Giappone riveste la stessa importanza che hanno in occidente film e telefilm), e quindi, come mi incazzo se film e libri vengono portati da noi viziati da traduzioni o adattamenti pessimi, stessa cosa mi succede con gli anime.

E i protagonisti di Saint Seiya sono UFFICIALMENTE ragazzi di 13 anni, per quanto registri linguistici arrogantemente inventati e doppiaggi adulti possano cercare di mascherare. Libero di darmi del prepotente, ma fino a prova contraria questa è la VERITA' stabilita da chi ha inventato Saint Seiya.

saretta13581 ha detto...

@Anonimo: il fatto che tu usi il termine "cartoni animati" mi stava già convincendo a non risponderti, ma ho notato che ne hai fatto uso sopra e quindi ho capito che si è trattata di una svista. Per te saranno anche cose da bambini, ma chissà perchè in queste cose da bambini sono sempre adulti a mettere il becco implorando censure assurde e prendendo i dialoghi e stravolgendoli come pare e piace. Le esigenze di adattamento non dovrebbero MAI e dico MAI contravvenire a quello che è il compito primo del traduttore, cioè attenersi alla fedeltà del testo. Ti scrive una persona che a suo tempo non vedeva nulla di male nell'adattamento italiano, alcune parti mi rimarranno sempre in memoria (il mirabolante monologo di Aphrodite sul fatto che Shun abbia rischiato di "deturpare la sua bellezza" è il primo fra tutti), però, dopo aver affrontato per esperienze personali certe questioni, mi rendo conto che l'animazione è come un servizio e come tale deve offrire il meglio ai consumatori finali. Il doppiaggio può piacere o non piacere, questione di gusti, ma, come ho già detto, la fedeltà della traduzione non dovrebbe essere piegata all'adattamento. Concludo con una breve parentesi: il vizio, perchè altro non è, di cambiare in nomi dei protagonisti degli anime è una fetenzia assurda, motivata, come lessi in un articolo, dalle esigenze di rendere i nomi più fruibili...mi devono spiegare in che modo Pegasus, Crystal e Phoenix sono più fruibili di Seiya, Hyoga e Ikki.

Anonimo ha detto...

Bei discorsi idealisti i vostri. Applicabili indubbiamente nei doppiaggi attuali, grazie all'esperienza del settore. Ma chi se ne fotteva negli anni 80 di questi discorsi? Eppure sono stati gli anni del boom degli anime in italia, quelli che ci hanno fatto conoscere anche SS. Quind l'errore di chi OGGI ha delle assurde pretese di perfezione assoluta dagli adattamenti di IERI é la mancanza di consapevolezza di questo, del contesto storico nei quali sono arrivati da noi. Mancanza questa che affligge i piu giovani, fin troppo abituati ad avere la pappa pronta grazie ad internet e all'attuale gia menzionata esperienza di settore. I quali sono talmente maniaci di anime cheo finiscono per perdere il senso della misura. Almeno, secondo le mie esperienze.
Da parte di coloro che si considerano animefans ho sempre trovato ipocrita e inutilmente presuntuoso il disprezzo per un doppiaggio degli anni 80. Denota un senso di grande ottusità.

saretta13581 ha detto...

Oh, quale giuoia, eccone un'altro con la verità in tasca che parla per generalizzazioni dimostrando la propria incapacità di argomentare. "Mancanza questa che affligge i piu giovani, fin troppo abituati ad avere la pappa pronta grazie ad internet e all'attuale gia menzionata esperienza di settore." e poi saremmo "noi" gli ottusi? Tu che giudichi un'intera generazione dall'alto del tuo scranno, forte del nasconderti dietro lo schermo di un PC, sei un campione di saggezza direi. Non vedo nulla di male ad esigere che i lavori vengano fatti bene, accontentarsi dell'approssimazione non fa per me, se a te sta bene, complimenti per la flessibilità. Poi, toglietemi una curiosità: Carabelli e De Palma hanno pagato tutti questi adepti che si ergono a paladini difensori di questo tanto decantato doppiaggio? No, perchè mi sembra che certi utenti della rete li difendano come se attaccando questo "aulico" doppiaggio, si offendesse un loro parente prossimo...non capisco. Infine: il giorno che leggerò qualcuno che sa argomentare le proprie tesi senza parlare di maturità darò un festino, mi sembra la cosa più idiota che si possa fare giudicare le persone con la presunzione di conoscere la loro vita a menadito.

Anonimo ha detto...

Grazie per aver portato un esempio pratico dell'animefan che intendevo io. :)

"Tu che giudichi un'intera generazione dall'alto del tuo scranno, forte del nasconderti dietro lo schermo di un PC"

Gia. Esattamente come te. O forse credi che un nickname definito sia molto diverso da uno indefinito?

" Non vedo nulla di male ad esigere che i lavori vengano fatti bene, accontentarsi dell'approssimazione non fa per me, se a te sta bene, complimenti per la flessibilità."

Io invece vedo una netta ottusità protratta da parte tua, anche nel non leggere quello che scrive il tuo interlocutore pur di partire coi tuoi anatemi.
Provo a ripetertelo, magari stavolta capisci: NON HA SENSO criticare e disprezzare OGGI un doppiaggio fatto negli anni '80, che SICURAMENTE APPREZZAVI se oggi sei una fan di Saint Seiya.
A casa mia questa si chiama "ipocrisia", tu come la chiami?

"Carabelli e De Palma hanno pagato tutti questi adepti che si ergono a paladini difensori di questo tanto decantato doppiaggio? No, perchè mi sembra che certi utenti della rete li difendano come se attaccando questo "aulico" doppiaggio, si offendesse un loro parente prossimo...non capisco."

Nemmeno io capisco il motivo per il quale tu voglia creare a tutti i costi delle fazioni (pro vs contro) anche quando uno porta le sue motivazioni argomentate che spiegano chiaramente che NON HA SENSO FARE LE GUERRE AI DOPPIAGGI STORICI.

"Infine: il giorno che leggerò qualcuno che sa argomentare le proprie tesi senza parlare di maturità darò un festino, mi sembra la cosa più idiota che si possa fare giudicare le persone con la presunzione di conoscere la loro vita a menadito."

Magari questo succederà quando sarai in grado di approcciarti agli anime in modo meno ottuso, da persona adulta e consapevole...
Eloquente anche il fatto che l'amministratore abbia censurato il mio messaggio perchè ritenuto offensivo, mentre il tuo no.
Due pesi e due misure.
Ma bravi. Andiamo avanti così, "animefans", bell'esempio di maturità.

saretta13581 ha detto...

Posso risponderti solo qui, dato che non metti nemmeno link al tuo contatto diretto. Parli di maturità: mi spieghi, dato che ti senti tanto "maturo", perchè stai qui a perdere il tuo prezioso tempo da adulto con dei mocciosi ottusi? Perchè stai a darti pena a commentare su un blog di anime, se per te è roba da bambini? In ultimo, ti pregherei di un favore: se vuoi criticare la sottoscritta accomodati, ma per favore lascia fuori gli admin che, come vedi, hanno avuto la correttezza di darti modo di rispondere. Il doppiaggio degli anni '80 mi piaceva, quando ero una bambina che si guardava i Cavalieri dello zodiaco con il suo cuginetto, mangiandosi pane e Nutella spaparanzata sul divano, ma nel corso degli anni, avuto modo di occuparmi di traduzione e anche il tempo di disgustarmi per la censura ignobile fatta qui in Italia, ho cambiato idea. Sai succede di cambiare opinione e non per questo mi sento ottusa, immatura o ipocrita. Anzi, mi sentirei tale se dicessi il contrario. "Nemmeno io capisco il motivo per il quale tu voglia creare a tutti i costi delle fazioni (pro vs contro)", fazioni? Mi sembra che io ho rispettato le tue opinioni, mi sembra appunto di aver scritto che se a te piace, sono affari tuoi, a me piaceva il doppiaggio di Carabelli, sì quando avevo sei anni, ora non mi piace più. Non penso di dovermi crocifiggere per questo. In ultimo, questo te lo do come consiglio: smettila di appellarti alla maturità, non sai che vita ha fatto la persona con cui ti stai confrontando e non avere la presunzione di saperlo. Comunque per me è sufficiente, tutta questa querelle è ridicola e, anzi, mi pento di aver risposto alle provocazioni. Mi servirà di lezione.

Anonimo ha detto...

In effetti, come da copione, temo che sia del tutto inutile (ri)spiegarti il mio punto di vista, dato che stai rigirando la frittata a tuo piacimento e non focalizzi il succo di quel che ho detto.

"Parli di maturità: mi spieghi, dato che ti senti tanto "maturo", perchè stai qui a perdere il tuo prezioso tempo da adulto con dei mocciosi ottusi?"

Ho esposto il mio punto di vista, dato che qui è consentito. Proprio come stai facendo tu.

"Perchè stai a darti pena a commentare su un blog di anime, se per te è roba da bambini?"

Essere affezionati a un anime non significa che bisogna automaticamente dimenticarsi che si tratta di un prodotto destinato ai preadolescenti.

"In ultimo, ti pregherei di un favore: se vuoi criticare la sottoscritta accomodati, ma per favore lascia fuori gli admin che, come vedi, hanno avuto la correttezza di darti modo di rispondere."

Evitiamo di fare processi alle intenzioni. L'admin non ha bisogno di avvocati difensori. Ha il dono della parola proprio come me e te.
Magari è più democratico di quel che ha dato da intendere, nel caso rivedrò il mio giudizio.

"Il doppiaggio degli anni '80 mi piaceva, quando ero una bambina che si guardava i Cavalieri dello zodiaco con il suo cuginetto, mangiandosi pane e Nutella spaparanzata sul divano, ma nel corso degli anni, avuto modo di occuparmi di traduzione e anche il tempo di disgustarmi per la censura ignobile fatta qui in Italia, ho cambiato idea. Sai succede di cambiare opinione e non per questo mi sento ottusa, immatura o ipocrita. Anzi, mi sentirei tale se dicessi il contrario."

Se devo essere falso ti direi cose diplomaticamente false, invece ti dico che riconoscere gli "errori" di un adattamento non è sinonimo di disprezzo verso quell'adattamento.
Se da piccola hai amato i CDZ con il loro doppiaggio storico, ora non puoi venire a dirmi che lo disprezzi solo perchè negli anni più recenti ti sei resa conto che era "censurato" (vabbè allora abusiamo di certi termini...).
Questa è ipocrisia bella e buona, ma il problema è che menti prima di tutto a te stessa in questo modo, anteponendo un freddo nozionismo al sincero affetto per un audiovisivo.
Forse tu sarai anche cresciuta e sarai più consapevole, ma vorrei farti notare che anche oggi il prodotto CDZ è sempre lo stesso, con i medesimi contenuti di quando eri più piccola.

Insomma, il succo del mio discorso è che una sopraggiunta saccenza di oggi non fa diventare "più fan" dei CDZ rispetto al 1988....
Anzi, rende tutto più freddo e meno romantico. Ossia esattamente l'opposto del termine "passione".

Michè ha detto...

Sbaglio o hai ridimensionato il voto di questa serie e anche di alcuni film di saint seiya?
Comunque mi sembra eccessivo mettere sullo stesso livello il film "L'ardente scontro degli dei" con la serie animata,ovviamente è un parere personale.

Jacopo Mistè ha detto...

Sì, ho avuto modo di riguardarli tutti e quattro recentemente e devo dire che, escluso il quarto che continua a farmi schifo, gli altri li ho rivalutati molto, più che altro per la colonna sonora sublime - non ci avevo fatto caso la prima volta di quanto fosse eccezionale - e i disegni. Le varie storie sono un puro pretesto come quella della serie tv, per questo L'ardente scontro degli dei per me è in grado di venirle accostato :)

Michele Ferrara ha detto...

Hai ragione,Seiji e Shingo sono immortali! Però si deve tener conto che l'anime ha dato origine a schemi e stilemi narrativi che saranno fondamentali negli shonen successivi e non solo(un esempio è quello di far finire gli episodi nel momento culmine,in modo da creare più suspance e quindi catturare il pubblico ad ogni episodio). Poi la trama per quanto sia semplice anche nella serie classica mi viene difficile accostarla a quella del film,che è breve e affrettato,perciò credo chedo che quel mezzo punto in più ci stesse!
Aggiungo,tra i film quello che mi è piaciuto di più è lo sfortunato tenkai-hen,dove si vede un saint seiya "diverso" e più profondo.
Detto questo vi devo fare i complimenti,questo blog è magnifico e apprezzo molto il vostro lavoro,sono ormai 2 anni che vi seguo e mi sono avvicinato agli anime proprio grazie a AA.
P.S. lo chiesi già nella recensione di texhnolyze,ma non vedo ancora il commento,come faccio a vedere gli ultimi commenti fatti? Prima uscivano sulla sinistra,ora c'è solo "i post più cliccati della settimana" sulla destra ;)

Jacopo Mistè ha detto...

Strano, su Texhnolyze non mi risulta alcun tuo commento. Temo che si sia perso nei meandri del web, forse non era riuscito a giungere a destinazione o ci sono stati casini interni a blogspot :(
Proprio per casini di blogspot abbiamo dovuto sopprimere la colonna degli ultimi commenti, è un gadget che negli tempi non funzionava per chissà quali errori. :(
Spinto dalla tua richiesta ho provato adesso a inserire manualmente una nuova versione, vediamo come va questa...

E ovviamente grazie per i complimenti, davvero. Sono questi che ci danno la carica necessaria a mantenere in vita il blog :)

Bob ha detto...

Saint Seiya era una bambinata pazzesca. Ridicolo sotto molti punti di vista. Sotto quello delle arti marziali, perche era evidente che chi aveva ideato il fumetto , l anime e chi ne "coreografava" i combattimenti non aveva la benche minima idea di cosa questi fossero nella realtà (ben diverso da ken il guerriero o dragon ball, che per quanto irreali mostravano una documentazione certosina delle tecniche marziali e delle dinamiche di combattimento). Sotto quello mitologico, perche i riferimenti "mitologici" fanno sorridere chiunque abbia studiato un minimo di cultura classica al liceo. Sotto quello della trama, che è un polpettone allungato di volta in volta con nuovi espedienti. Anch io lo guardai per un po, e tutto sommato mi feci prendere un po. Ma mi fa sorridere che il Misté che gioca a fare l intellettuale Ghezzi degli otaku de noantri che guarda con sguardo smaliziato e sofisticato tutto poi dia 8 su 10 a questa ciofeca... ma per favore.

Bob ha detto...

Comunque il doppiaggio era ignobile. Ma mi pare di ricordare, che nelle prime visioni in italia fosse doppiato in modo meno ridicolo, senza stronzate auliche alla Valeri-Manera (non so, per me in ogni pessimo adattamento di anime c entravano sempre Valeri-Manera)... poi l'hanno rieditato con un nuovo doppiaggio e nuova sigla... ma non ne sono sicuro

Jacopo Mistè ha detto...

Bla bla bla

Sam ha detto...

Non si può però dire che le incongruenze nella storia siano solo nell'anime ; anche il manga lo è e fin dalle prime pagine: viene infatti detto che Athena proibiva ai suoi protetti di usare le armi e quindi questi avevano sviluppato il proprio corpo come arma.
Ceeerto, nessun saint usa le armi, a parte Andromeda, Hydra, Sagitter, Agape, Cerbero, Libra , e chissà chi altro dimentico.
Non parliamo del fatto che prima dicono che le cloth rotte possono essere riparate solo da Mu, poi salta fuori che possono rigenerarsi da sole ( anche quando ridotte in briciole , come con Nettuno), e via così ( ce ne sarebbe un elenco, di stupidaggini di cui la storia è piena)
L''unico pregio importante del manga/anime nell' evoluzione del genere shonen , è nell'idea di rendere i personaggi comprimari autentici co-protagonisti , invece che semplici comparse che seguono il protagonista ( che è anche il personaggio più noioso e stereotipato della serie)

Sam ha detto...

Però Mistè permettimi di dire una cosa: i saint avranno 13-16 anni, ma

1) non li dimostrano per niente
2) anche in jap erano doppiati da trentenni ( Furuya su tutti).Seguendo il tuo ragionamento, allora anche i ridoppiaggi dei film sarebbero da buttare, visto che c'è gente coem Prando e Moneta che i 30 anni li avevano superati .
Ritengo che inizialmente il doppiaggio di SS non era malaccio; a parte il cambio di nomi e colpi voluti da GP per esigenze commerciali, le traduzioni erano abbastanza fedeli ,e la recitazione buona.
Poi le cose, ( dal secondo blocco, ep. 53 in poi ) le cose degenerarono, con sempre meno uso di doppiatori ( Carabelli stesso si autospalma ovunque), dialoghi inventati a manetta ( e pieni di errori e incongruenze che rendono la sstoria ancora più ingarbugliata ) e recitazione sopra le righe ( tipo quando Seiya e Shiryu bisbigliano con effetti comici davanti alla casa dello Scorpione).
Per il resto, io ho visto SS al suo primo passaggio tv e lo amai alla follia: ora che sono grande però, non mi dice più nulla ( ma la colpa non è del doppiaggio ita)
Chissà perché.

Jacopo Mistè ha detto...

Oh, avevo i DVD Yamato Video e per sfizio mi sono visto i primi 10/15 episodi (più i primi 10 di Asgard) con audio ita e sottotitoli fedeli, e che dire, questo significava sentire una cosa e leggerne un'altra. Sempre. Sin dal primo ep.
Grossomodo la storia rimane la stessa, ma è un dato di fatto che i dialoghi sono quasi tutti diversi.

Sulle incongruenze medesime del manga, l'ho ovviamente scritto.

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