Visualizzazione post con etichetta Seiji Yokoyama. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Seiji Yokoyama. Mostra tutti i post

lunedì 15 dicembre 2014

Recensione: Capitan Harlock il pirata dello spazio

CAPITAN HARLOCK IL PIRATA DELLO SPAZIO
Titolo originale: Uchū Kaizoku Captain Harlock
Regia: Rintaro
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Leiji Matsumoto)
Sceneggiatura: Haruya Yamazaki, Shozo Uehara
Character Design: Kazuo Komatsubara
Mechanical Design: Studio Nue
Musiche: Seiji Yokoyama
Studio: Toei Animation
Formato: serie televisiva di 42 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 1978 - 1980


In un lontano anno 2977, la Terra, ormai drogata di benessere, è in preda a una totale apatia intellettuale e crisi di valori, non riuscendo neppure a rendersi conto del pericolo rappresentato dal popolo spaziale delle mazoniane, che intendono conquistare il pianeta per farne la loro nuova casa. L'unica speranza per un'umanità addirittura ignara della minaccia risiede nell'equipaggio di pirati spaziali dell'Arcadia, una gigantesca astronave dalle grandi capacità belliche a forma di galeone spagnolo, che solca il cosmo guidata dal capitano Harlock, spirito libero e anticonformista.

Impossibile negare la celebrità del più famoso pirata nipponico, Harlock, icona immortale e rappresentativa non solo del mangaka Leiji Matsumoto, ma anche dell'animazione giapponese tutta, al pari di un Lamù, un Gundam RX-78-2 o un Mazinger Z. Siamo alla fine degli anni '70, e Leiji Matsumoto, dopo la riabilitazione commerciale della Corazzata Spaziale Yamato (1974) e il buon successo di Danguard Ace (1977), è pronto a fare il grande salto di qualità, trovando in Toei Animation il giusto partner in grado, per la prima volta, di portare in animazione un'opera completamente sua e, specialmente, voluta. Nessun soggetto originale: questa volta ad arrivare in TV nel marzo 1978 è un adattamento di un suo manga iniziato già un anno prima, Capitan Harlock il pirata dello spazio, e questo titolo di culto dà ufficialmente, su carta e in animazione, il battesimo al Leijiverse, quell'insieme di opere fantascientifiche, tutte create da Matsumoto, legate insieme in uno stesso, poetico universo narrativo (pur con abbondanti contraddizioni che rendono difficile stabilire una continuity perfetta, ma di questo se ne parlerà nei titoli successivi).

"Poetico" non è un aggettivo usato a sproposito: è davvero l'unico modo di definire la filosofia che anima i titoli dell'autore e che trova perfetta rappresentazione in Harlock. Anche se quella di Matsumoto è nominalmente fantascienza, con pianeti alieni, extraterrestri e grandi battaglie spaziali tra massicce astronavi dotate di cannoni laser, l'approccio scelto per rappresentarla è del tutto irrealistico e romantico, esprime la necessità - già vista in Yamato - di un ritorno al passato, della ricerca di valori e tecnologie diversi da quelli dell'epoca1: è facile accorgersene nel design minimalista e improbabile delle astronavi e delle attrezzature tecnologiche (galeoni spagnoli volanti, locomotive dell'800 che solcano lo spazio, etc), nei sentimenti e nella morale fatti propri dai Matsumoto heroes, e nelle azioni e nei modi di pensare del tutto impossibili e fuori da ogni logica - visti con gli occhi moderni - di questi ultimi per portare avanti i loro grandi ideali. Nelle sue opere, l'autore riversa in modo chiaro i suoi valori politici destrorsi, ma questo non necessariamente dona alla storia connotazioni fasciste o eticamente discutibili, ma anzi, riesce più volte ad arricchirla rendendola poesia. Con evidente simpatia per il culto del Superuomo, in spregio verso l'omologazione culturale, in Capitan Harlock Matsumoto dipinge una società mondiale allo sbando, del tutto inebetita dal benessere, rappresentata fisicamente in modo tozzo, grottesco e caricaturale e governata da fannulloni dediti al puro edonismo. In mezzo a un oceano di mediocri spiccano, per merito della loro caratura morale, i componenti dell'Arcadia, guidati da Harlock e dai suoi più stretti collaboratori, questi disegnati, invece, in modo adulto e realistico. Il capo dei pirati, volutamente perfetto (non sbaglia mai nessuna mossa, sa sempre scegliere l'opzione giusta, è lo Übermensch), romanticamente tenebroso e malinconico, il cui volto è solcato da una misteriosa cicatrice (lontanamente ispirato all'Errol Flynn protagonista dei film pirateschi degli anni '302), rappresenta una bandiera di libertà, di autonomia intellettuale, di coraggio e altruismo; un faro, insomma, per accogliere sull'Arcadia qualunque individuo voglia diventare un Uomo, trovare riscatto morale e combattere per difendere il proprio pianeta, non importa se al costo di non conoscere nessun ringraziamento da parte di un governo corrotto che si rifiuta addirittura di riconoscere l'esistenza delle mazoniane.

Nel manga (e quindi, di riflesso, nell'adattamento animato), Matsumoto rende Harlock una bandiera, un concentrato di moralità che spazza via, virilmente, il degrado. Per l'affascinante pirata spaziale, un combattimento leale e senza sotterfugi, il rispetto verso il nemico, una morte gloriosa, il cameratismo o il rispetto di una promessa fatta al proprio migliore amico sono i valori più grandi e importanti di questo mondo, da mantenere a costo della vita, anche se questo comporta il creare grossi problemi o essere contrario a ogni norma di buon senso. In sostanza, l'idealismo sognante e il segno grafico distintivo (corpi tozzi, eroi dalle fattezze reali e ragazze dalle forme slanciate e affusolate, come se non fossero di questo mondo) sono le basi fondanti del fumetto di Matsumoto e di un po' tutte le sue opere. Nei vari manga, poi, addirittura il finale spesso sarà volutamente aperto e inconcluso, perché l'autore ritiene che siano più importanti il percorso e i messaggi da recepire più che il punto di arrivo3 (nonostante in animazione questa regola non varrà quasi mai poiché deve adattarsi alle pretese del grande pubblico).


La versione animata di Capitan Harlock del '78, supervisionata dallo stesso Matsumoto, è di qualità buona, a tratti ottima, anche se pecca in alcuni problemi strutturali che forse spiegano il perché fu accolta freddamente all'epoca in madrepatria, tanto da concludersi, con lo sconforto dell'autore, in anticipo rispetto alla sua durata inizialmente prevista4, dopo "solo" (per l'epoca) 42 episodi. Pur seguendo abbastanza fedelmente il fumetto, gli sceneggiatori infarciscono la trama di riempitivi scritti negligentemente, che dicono fin troppo spesso le stesse cose: Harlock e l'Arcadia che finiscono in una trappola delle mazoniane (delle quali fanno poi enorme strage), amori dell'equipaggio che non vanno mai a buon fine, alleati appena conosciuti che muoiono subito dopo in un glorioso attacco kamikaze contro le mazoniane e soprattutto le terribili, infinite disavventure dell'orfanella Mayu, figlia del miglior amico di Harlock, inventata nell'anime per rappresentare - sconfinando però nel tragicomico - l'idealismo dell'eroe, il quale ha promesso di farla studiare sulla Terra e perciò la riporta sempre lì dopo averla salvata, anche se è trattata come una schiava dai terrestri (e l'eroe lo sa) e anche se questo significa condannarla più e più volte a venire rapita e usata nuovamente come ostaggio. Ancora, gli eroi principali dell'equipaggio dell'Arcadia, dopo una prima ottima metà di serie di presentazione in cui ben emerge la loro personalità, vengono poi del tutto lasciati a se stessi, come a voler bloccare la loro evoluzione (esempio lampante il giovane Daiba Tadashi, protagonista principale per buona parte della storia e poi oscurato da Harlock che gli prende il posto), in vista di quell'enormità di filler che si concentrano nella seconda parte. Ulteriore beffa è data dal fatto che Harlock, eroe assoluto nella seconda parte, è così "perfetto" da risultare molto meno interessante dei suoi sottoposti, più umani in vizi e difetti (curiosità: il cannoniere Yattaran, maniaco del modellismo, è ispirato sia fisicamente che nel suo hobby al mangaka Kaoru Shintani, all'epoca assistente di Matsumoto5).

Capitan Harlock è una serie animata estremamente lenta ed, essendo composta per la maggiore da episodi sul tenore di quelli citati, finisce col diventare presto molto stancante. Fortunatamente a tratti sa graffiare e a fondo: la prima metà di serie, di presentazione e vista, come detto, dagli occhi di Daiba, appena entrato nell'equipaggio, è ben scritta e resa interessante dalla lenta scoperta della personalità del cast e dai misteri sulle origini delle mazoniane e del migliore amico di Harlock. Ottimi anche gli episodi che approfondiscono le vicende individuali dei componenti dell'Arcadia, e qua e là qualche riempitivo più creativo del solito. Buoni anche i (pochi) episodi usati per umanizzare i comportamenti delle gerarchie mazoniane, e lo scontro finale narrato nelle ultime due puntate (in cui, per non farsi mancare niente, lo staff idea un finale coerente fino in fondo con la visione politica dell'autore). Infine, l'aura malinconica e romantica della serie, quando non scivola in scelte ridicole per sottolineare gli idealismi, è molto coinvolgente, toccando caratterizzazioni complesse e un melodramma di base molto teatrale (la figura di Mime, il passato di Kei, etc). Sono sprazzi di ottima animazione che fanno a pugni con la qualità mediocre e stucchevole dei tanti riempitivi; bisogna tenerne conto ai fini della valutazione finale, e fa quasi sorridere pensare che, se non ci fossero stati i bassi indici di ascolto, probabilmente le puntate inutili sarebbero andate avanti ancora a lungo.

Tecnicamente, l'opera si difende bene pur senza esagerare. I disegni di Kazuo Komatsubara fanno il loro dovere nel dare colore e sostanza ai personaggi, anche se è palese che del famoso chara designer la personalità è irriconoscibile, essendo obbligato ad adeguarsi alle personalissime deformità e sproporzioni (occhi piccolissimi, teste enormi) di Leiji Matsumoto. Le animazioni sono decenti, nonostante, visto l'approccio lento e riflessivo della trama, l'azione sia scarsa (quasi tutto si riconduce a lunghi dialoghi, primi piani per sottolineare il carisma di Harlock e sequenze immobili, lente e raffinate, per evocare il lirismo delle situazioni). Di maggior interesse il sontuoso, epico accompagnamento orchestrale di Seiji Yokoyama, molto solenne e adattissimo alle atmosfere belliche e malinconiche (indimenticabile la sigla di apertura), e soprattutto la regia di Rintaro e del suo staff: Rintaro (vero nome Shigeyuki Hayashi) ha grande talento ed è proprio Capitan Harlock a farlo entrare nel mito, permettendogli di sfoggiare una regia d'autore elegante e cinematografica, abbinata a un uso creativo di luci, colori ed effetti speciali.

Agli occhi di chi scrive, Capitan Harlock rimane una serie iconica e piena di interesse, ma che su certe questioni è invecchiata male; anche parecchio, talvolta, nel trattare con troppa ingenuità gli ideali romantici di cui vorrebbe farsi portavoce, diventando spesso fin troppo ridondante nel ripeterli all'infinito, peccando di fantasia. Addirittura, ritengo che anime e manga omonimo abbiano entrambi dei pregi e dei difetti tali da risultare l'uno complementare all'altro, è difficile arrivare a dire quale sia il media in cui la storia si è espressa meglio (su carta, dove procede più spedita e compatta ma senza un finale, o in TV con una bella conclusione ma tantissimi riempitivi mediocri?). Rimane, a ogni modo, una visione di culto, giustamente riscoperta e celebrata nel tempo e che originerà molti rifacimenti, col grosso merito di rappresentare la prima vera opera personale di Leiji Matsumoto, senza pressioni o mediazioni con i produttori. 


Curiosità: uscito il 22 luglio 1978, presumibilmente al Toei Manga Matsuri, il semisconosciuto film Mystery of the Arcadia consiste in una versione estesa dell'episodio 13, in widescreen e con l'aggiunta di dieci minuti scarsi di animazione inedita. Sorvolabile.

Nota: in Italia, Capitan Harlock è arrivato nel 1979, trasmesso su Rai 2 con un ottimo doppiaggio ma con il solito adattamento superficiale. Rispetto al Giappone, qui il pirata spaziale è piaciuto fin da subito, divenendo uno degli anime più celebrati nella nostra penisola. L'edizione italiana in DVD, curata da Yamato Video, come sempre non contempla sottotitoli fedeli per godersi l'opera come originariamente voluta.

Voto: 7,5 su 10

ALTERNATE RETELLING
Captain Harlock: Mystery of the Arcadia (1978; film)


FONTI
1 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 91
2 Intervista a Leiji Matsumoto pubblicata in "Anime Interviews: The First Five Years of Animerica Anime & Manga Monthly (1992-97)" (Cadence Books, 1997, pag. 153)
3 Vedere intervista a Leiji Matsumoto riportata nell'articolo di animeclick del 28 novembre 2014. Pagina web, www.animeclick.it/news/40993-reportage-dellincontro-con-leiji-matsumoto-capitan-harlock
4 Volume 4 di "Ken il guerriero", "Ken il guerriero, l'eroe controcorrente", d/visual, 2006
5 Kappa Magazine n. 14, Star Comics, 1993, pag. 124

giovedì 9 agosto 2012

Recensione: Dracula

DRACULA
Titolo originale: Yami no Teiō - Kyūketsuki Dracula
Regia: Minoru Okazaki
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Mary Wolfman & Gene Colan)
Sceneggiatura: Tadaaki Yamazaki
Character Design: Hiroshi Wagatsuma
Musiche: Seiji Yokoyama
Studio: Toei Animation
Formato: Special televisivo (durata 90 min. circa)
Anno di trasmissione: 1980


Durante una inquietante serata di Boston, una malvagia setta di adoratori del demonio evoca il Signore delle tenebre, Satana, per ottenere fama e ricchezza, offrendogli in cambio, come sposa, una loro adepta. Peccato che il conte Dracula volasse da quelle parti e, assistito alla scena, decide di spacciarsi per il diavolo per prendere la donna. Invece di succhiarle il sangue, tuttavia, il vampiro se ne innamora, concependo con lei addirittura un figlio (non è un non-morto? Ehm...). Il re dell'inferno, comprensibilmente incazzato, ordina ai suoi uomini di punire il barone, uccidendogli il pargolo. Tuttavia le preghiere della madre, ora improvvisatisi devota cristiana, commuovono Dio, che fa resuscitare il bambino dandogli le fattezze di un biondo culturista con costumino da super eroe, incaricandogli di uccidere papà Dracula... e non è ancora finita! Nel mentre, un gruppo di ammazzavampiri segue l'una e l'altra parte, incapaci di capire cosa fare.

È facile per chi ama Dracula, la più coinvolgente corrispondenza letteraria di sempre, apprezzare le trasposizioni filmiche hollywoodiane dell'amato conte senza però condividerne le reinterpretazioni, passando dalle rivisitazioni con Bela Lugosi a Christopher Lee per arrivare alla rilettura harmony di Francis Ford Coppola. Si sente a tutt'oggi la mancanza di un vero adattamento fedele al libro, lacuna che porta a cercarlo, speranzosi, nelle opere vampiriche meno conosciute, come avviene scoprendo il dimenticato Special TV Toei degli anni '80, uno di quei film d'animazione per il piccolo schermo nati sull'onda del successo riscosso da quelli della Tezuka Production. Recuperato dall'oblio, il Dracula di Minoru Okazaki del 1980 è a suo modo una perla, ma non in senso propriamente qualitativo: anticipando di 30 anni Heroman (2010) e le successive produzioni Mad House del decennio del nuovo secolo (Wolverine, X-Men, Blade), è il titolo che rappresenta la prima, storica collaborazione tra l'industria d'animazione nipponica e quella fumettistica americana (tra Toei Animation e Marvel Comics, basata sul comic americano Tomb of Dracula che ha la fama di dare i natali all'eroe Blade); la prima, mitica dissacrazione comica del vampiro (prima degli emo e i lanciatori di baseball di Twilight) e uno dei pochi anime dalle così squisite dimensioni trash da sembrare scritto dal nostro compianto Bruno Mattei. Dracula è un anime così involontariamente esilarante da assurgere ai vertici della concezione del "So Bad It's Good", una di quelle storiacce che più si va avanti a guardare e più ci si stupisce di quanto riescano a rinnovare di volta in volta il senso di ridicolo, rappresentando a loro modo dei capolavori inversi. Di quelli che, come Genesis Climber Mospeada (1983), viene voglia di affibbiargli un voto a tema.


Se già lo spunto di partenza è così grottesco da non sembrare concepito da mano terrestre, gli amanti del trash si commuoveranno nel constatare che rappresenta solo una parte minima della storia complessiva, quasi il solo incipit di un intreccio impossibile dove convivono protagonisti principali così orribili e marginali (l'eroe Frank Drake e il team di ammazzavampiri) che a un certo punto spariscono dalle scene, figli di Dracula riportati assurdamente in vita per sghiribizzo di Dio e il cui apporto alla trama è ZERO, nomi improbabili e tante, tantissime immagini cult da custodire gelosamente tra i ricordi. Il Dracula di Okazaki è sublime e rappresenta, con la sua mole di squisitezze weird, un ipse dixit urlato e pieno di invidia. Horror malinconico e crepuscolare siffatto capolavoro, che stringe il cuore nella figura miltoniana di un conte Dracula odiato dal demonio, odiato dagli ammazzavampiri, odiato dalla sua gente, odiato dalla sua stessa famiglia umana e che, senza più poteri, vaga per New York a derubare innocenti per potersi permettere un hamburger al McDonald's. Ma è anche un film sulla fedeltà del migliore amico dell'uomo, addestrato in chiave anti-vampiro dalla chiesa ed equipaggiato con moderni collari-crocifisso; sulla forza d'animo di chi non combatte contro il fato avverso che gli ha tolto la possibilità di camminare (e che costringe la nipote a spingere in velocità la carrozzella nei combattimenti, salvo poi scoprirsi, nel finale, un finto disabile); sullo scontro generazionale tra vecchio e nuovo (Frank Drake affonta Dracula con le sue presuntuose arti marziali ed è asfaltato in meno di cinque secondi); sulla facciata più dolorosa dell'amore (Lucifero che continua a inveire contro Dracula perché gli ha fregato la moglie) e via così, un ottovolante di scene commoventi che fanno schiattare d'ilarità gli insensibili come chi scrive e che, e questo è quello che rende irresistibile il film, nelle intenzioni del regista vorrebbero essere seriose, addirittura spettacolari.

A tal proposito, non si spiegherebbero, altrimenti, i "dolorosi" flashback di Dracula sulla sua esistenza umana, il (risibile) tentativo di trasformarlo in un antieroe sullo stile del vampiro di Coppola, le atmosfere malinconiche evocate dalla solenne colonna sonora di Seiji Yokoyama (inspiegabile come un professionista di tale livello sia finito nella produzione di una simile buffonata). Chara design americaneggiante di Hiroshi Wagatsuma semplicemente orribile (anche quello!), capace di rendere cozze anche quelle che definisce "belle ragazze", mentre anche nell'aspetto grafico generale sproporzioni varie condiscono il prodotto accrescendone con epicità il livello sCult (come i mastodontici crocifissi indossati al collo dai tre bambini rumeni nel finale). Effetti sonori da console NES e animazioni accettabili chiudono l'analisi.


Inguardabile da chiunque pretenda un minimo di decenza artistica, il Dracula Toei rimarrà alla Storia come un Vaso di Pandora per chi ama ridere in compagnia con visioni orripilanti. Bram Stoker si rigira inquieto nella tomba, ma il divertimento non manca. Distribuito in Italia in DVD da Mondo Home Video, ovviamente senza la traccia di sottotitoli fedeli per godersi (yuk!) i dialoghi originali.

Voto: 2 su 10

venerdì 17 dicembre 2010

Recensione: Saint Seiya The Heaven Chapter ~ Overture ~ (Saint Seiya Tenkai-hen; I Cavalieri dello Zodiaco: Le Porte del Paradiso; I Cavalieri dello Zodiaco: Capitolo del regno dei cieli - Overture)

SAINT SEIYA THE HEAVEN CHAPTER ~ OVERTURE ~
Titolo originale: Saint Seiya Tenkai-hen Jousou ~ Overture ~
Regia: Shigeyasu Yamauchi
Soggetto: Masami Kurumada
Sceneggiatura: Akatsuki Yamatoya, Michiko Yokote
Character Design: Masami Kurumada, Shingo Araki, Michi Himeno
Musiche: Seiji Yokoyama
Studio: Toei Animation
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 83 min. circa)
Anno di uscita: 2004


È passato un po' di tempo dalla sofferta vittoria delle forze di Athena su quelle di Hades, momento di gioia funestato dalla morte di tutti i Gold Saint e dal destino di Seiya, colpito dalla spada del Dio agonizzante e per questo finito in stato vegetativo, vittima di una sua maledizione. Purtroppo non è ancora finita: gli Dei dell'Olimpo sono sdegnati dal fatto che semplici esseri umani abbiano ucciso in modo definitivo un loro fratello, e così la Dea Artemis, insieme ai suoi Sacri Guerrieri Theseus, Odysseus e Icarus, intima ad Atena di giustiziare tutti i suoi uomini. Saori rifiuta, offrendole però, in cambio della loro salvezza, il suo posto ufficiale di dominio della Terra, e torna quindi con lei all'Olimpo. Pur rinnegati dalla loro stessa divinità, e in aperta ostilità con i loro stessi compagni che hanno prontamente accettato il cambio di comando ai vertici, i cinque Bronze Saint non sono d'accordo sulla decisione e tornano a combattere per restaurarne il potere.

È un lungometraggio più che discreto, Saint Seiya The Heaven Chapter ~ Overture ~, sarebbe sciocco negarlo, ma tuttavia la sua buona qualità, a posteriori, si può ben dire che non valga la visione, se si pensa a quanto sia stato inconcludente e quante conseguenze negative abbia avuto la sua esistenza sul brand Saint Seiya. Partiamo dall'inizio: come si sa, il progetto di realizzare in animazione la saga dei Cieli, voluta da Masami Kurumada ma mai disegnata nel manga storico1, nasce dalle eccellenti vendite home di Saint Seiya The Hades Chapter: Sanctuary (2002). A quel punto, Bandai Visual e Toei Animation si mettono d'accordo con l'autore per creare quest'incredibile esclusiva riservata al solo mondo dell'animazione, da affiancare in contemporanea alla trasposizione della saga di Hades. L'operazione consisterà in un lungometraggio che faccia da prologo, a cui farà poi seguito una serie televisiva2. Il tutto godrà degli stessi ingenti capitali di Sanctuary e del suo medesimo staff, e giustamente a scrivere il soggetto sarà Kurumada in persona. Il mangaka, per l'occasione, creerà anche il design3 di uno dei personaggi principali della storia, Toma di Icarus, uno dei guerrieri di Artemis, destinato a un legame importante e particolare con Marin, precettrice di Seiya. I fan di Saint Seiya che non hanno mai letto il fumetto, che hanno atteso per oltre un decennio di sapere come finiva la storia, non possono a quel punto che esplodere di felicità, visto che i primi anni del nuovo secolo permetteranno loro non solo di assaporare l'arco narrativo di Hades, ma addirittura, contemporaneamente, di godere del suo seguito nuovo di zecca.

Il tutto seguirà il suo corso con le migliori intenzioni, ma troverà risultati catastrofici su cui verranno dette, scritte e riportate centinaia di cose. I fatti nudi e crudi diranno solo che il lungometraggio sarà un flop stratosferico al box office4 (pur di riuscire a rifilarlo, Bandai metterà in vendita il DVD al risibile prezzo di 9.000 yen5), Kurumada sarà estremamente deluso dalla sua qualità6, il progetto salterà definitivamente (si penserà di chiudere la storia con altre  due pellicole, ma non se ne farà più niente7) e il milionario sodalizio fra Toei e Bandai Visual si interromperà, trovando atroci ripercussioni nel prosieguo dell'adattamento di Hades (la serie OVA Saint Seiya The Hades Chapter: Inferno del 2005). Che poi Kurumada dica che la sua storia è stata quasi del tutto ignorata e modificata senza il suo consenso8, o che Yamauchi sostenga invece che l'autore avrebbe accettato serenamente la cosa a patto che il lavoro fosse un successo nelle sale9, sono scuse (rigorosamente prive di conferma dall'altra parte) che lasciano il tempo che trovano: Overture sarà un insuccesso e la saga dei Cieli si chiuderà in modo tronco. Fine. Triste cosa, visto il suo valore e le tante domande che lascia senza risposta.


La sua trama, semplice ma non banale come nei quattro storici film Toei degli anni '80, offre un notevole divertissement rispetto alle solite carneficine "cinque Bronze Saint vs cinque nemici per salvare Athena in tempo". Risvegliatosi dal coma e appreso di essere stato abbandonato dalla propria Dea, Seiya, apatico e senza quasi più forze (scenario che rievoca molto il soggetto del terzo lungometraggio, La leggenda dei guerrieri scarlatti, da cui proviene anche l'antagonista Phoebus), inizia una lotta disperata e quasi solitaria con i guerrieri di Artemis, aiutato senza saperlo dai suoi compagni. Interessanti rivelazioni su lui, Marin e Saori, protagonisti assoluti per la prima e unica volta, e un certo spazio dialogico dato anche a personaggi ripescati dal dimenticatoio del livello di Shaina, Jabu e Ichi, donano una volta tanto una certa profondità al cast, i cliché si riducono o vengono rielaborati (i consueti combattimenti di Shun e Ikki), e il carisma della storia è maggiormente fatto risaltare dalla soppressione di numerosi combattimenti degli altri quattro Bronze Saint, per focalizzare meglio l'interesse sull'enfasi narrativa (anche se, si apprenderà, sarà una mossa involontaria, dettata solo dall'interesse a far uscire il film in tempo per il giorno di San Valentino10, giorno degli innamorati che sicuramente apprezzeranno la love story più approfondita del solito tra Seiya e Saori). Il quinto film del brand è in effetti un Saint Seiya inedito, che oltre agli scontri tenta anche di dare un certo peso al racconto. Proprio in questo trova la sua forza, e il comparto tecnico avanzatissimo diventa quel qualcosa di "più" che lo rende quasi memorabile: adagiato sulla perfezione visiva di Sanctuary, Overture ne eguaglia la spettacolarità tecnica, fortissima dall'inizio alla fine di stupendi disegni a mano e una CG di altissimo livello, strabiliante nel creare affascinanti fondali - santuari immersi sott'acqua, canyon, deserti - e realistici effetti ambientali. Le animazioni fluidissime e vigorose e, anche, una seconda grande prova registica di Shigeyasu Yamauchi, funambolica nei combattimenti e innamorata dei primissimi piani - che con i disegni meravigliosi di Shingo Araki e Michi Himeno sfociano abbondantemente nel non plus ultra - fanno il resto, regalando agli spettatori un nuovo capolavoro estetico. Menzione obbligatoria anche per la colonna sonora di un ritrovato Seiji Yokoyama, finalmente inedita (non più ricicli di quella classica come in Hades) e pronta a stupire con nuovi, immortali brani orchestrali dati da raffinate composizioni di organi e viole con l'accompagnamento di cori lirici.

Sfortunatamente il cliffhanger finale, esaltante e pieno di intriganti spunti per il prosieguo, che ben adempie alla funzione di "prologo" nel creare le premesse per un'avventura estremamente più lunga, articolata ed epica di quella che si è vista (in cui Seiya e compagni si troveranno ad affrontare le divinità dell'Olimpo e torneranno in vita i Gold Saint, come spesso anticipato da Kurumada11 e come alcuni indizi lasciano presagire nel film), si risolve in una bolla di sapone, visto che l'opera non ha poi seguito. Si vocifera che la ragione più eclatante del flop sia derivata dalla soppressione dei combattimenti degli altri Bronze Saint al di fuori di Seiya, e questo amareggia visto che sarebbe bastato poco (magari non impuntarsi a farlo uscire il 14 febbraio 2004) per convincere il pubblico a guardarlo in massa, mandando così avanti l'operazione (sembra quasi una beffa il come, negli anni, Overture abbia poi venduto bene nell'home video12, quando ormai era troppo tardi per riparare il giocattolo). Per quanto di un certo livello, insomma, per la sua natura incompleta la pellicola offre grandi motivi di delusione. Quantomeno, chi ha fame della saga dei Cieli può consolarsi col manga Saint Seiya: Next Dimension, iniziato a disegnare nel 2006 da Masami Kurumada e che la riscrive da capo (tenendo per buone svariate idee di Overture), e con l'annuncio di Toei sul fatto che un giorno intenderà animarlo13. Chi invece vuole sapere come Yamauchi intendesse mandare avanti la pellicola, può rivolgersi a Kyashan Sins (2008): serie televisiva Mad House in cui, si dice, abbia concluso la storia adattandola ai personaggi del popolare franchise Tatsunoko (invito alla lettura dell'apposita recensione per maggiori dettagli).


Nota: tramesso sul canale italiano a pagamento Hiro come I Cavalieri dello Zodiaco - Le Porte del Paradiso, Overture ha lì trovato il solito adattamento ignobile in linea con tutti gli altri "carabelliani". La sua licenza è stata acquistata nel 2013 da Yamato Video, che ne ha cambiato il nome in I Cavalieri dello Zodiaco: Capitolo del regno dei cieli - Overture e che ne ha annunciato una futura proiezione nei nostri cinema. Non si sa ancora se nella successiva edizione in home video il film godrà almeno di sottotitoli fedeli ai dialoghi originali.

Voto: 7 su 10

RIFERIMENTO
I Cavalieri dello Zodiaco (1986-1989; TV)
Saint Seiya The Hades Chapter: Elysion (2008; serie OVA)


FONTI
1 Sito ufficiale del film, pagina di introduzione alla pellicola. http://www.toei-anim.co.jp/movie/2004_seiya/seiya.htm. In alternativa, intervista a Masami Kurumada pubblicata nel 2002 dalla rivista brasiliana Henshin, riportata nella pagina web http://blood.cyna.net/interviewkurumada.htm
2 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
3 Come sopra
4 Come sopra
5 Come sopra
6 Intervista del 2005 a Masami Kurumada pubblicata nel num. 117 della rivista spagnola Animeland. Tradotta in italiano e pubblicata su Cavalieridellozodiaco.net. http://www.icavalieridellozodiaco.net/informazioni/articoli/KuruInt.htm
7 Vedere punto 2
8 Come sopra
9 Come sopra
10 Come sopra
11 Come sopra
12 Come sopra
13 Come sopra

giovedì 16 dicembre 2010

Recensione: I Cavalieri dello Zodiaco - L'ultima battaglia

I CAVALIERI DELLO ZODIACO: L'ULTIMA BATTAGLIA
Titolo originale: Saint Seiya - Saishûseisen no senshitachi
Regia: Masayuki Akihi
Soggetto & sceneggiatura: Yoshiyuki Suga
Character Design: Shingo Araki, Michi Himeno, Masahiro Naoi
Musiche: Seiji Yokoyama
Studio: Toei Animation
Formato: mediometraggio cinematografico (durata 43 min. circa)
Anno di uscita: 1989
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video

 
Gli spiriti rancorosi di Eris, Phoebus e Poseidon risvegliano dal suo lungo sonno il demoniaco Lucifer. Attraverso l'opera dei suoi Angeli Decaduti, il sovrano dell'oltretomba sconfigge i Gold Saint rimasti in vita, erige un suo personale tempio nel Sanctuary e, fatto questo, inizia a devastare il pianeta con la furia delle acque e della terra insieme ai poteri delle altre tre divinità. Dietro la promessa di chiudere il suo disegno apocalittico Athena gli offre la propria vita, ma ovviamente i suoi cinque Bronze Saint non glielo permetteranno, e sono pronti a entrare in azione.

Ce ne voleva a sfornare un pessimo film di Saint Seiya (1986), di quelli insalvabili anche dai fan, e Toei Animation adempie alla missione il 18 marzo 1989 con L'ultima battaglia, mediometraggio che, uscito lo stesso giorno della terzultima puntata televisiva dell'anime (ep.112), affossa in un colpo solo la buona qualità delle precedenti incarnazioni diventando, per lungo tempo, l'ultimo lungometraggio ufficiale del brand. In soli 45 minuti - ritorno a un basso minutaggio dopo La leggenda dei guerrieri scarlatti (1988), in coincidenza con il ritorno al Toei Manga Matsuri e alla solita politica di un esagerato numero di proiezioni nella stessa giornata (altre tre sono i film Suika no Hoshi Kara Konnichiwa Plaisance! della serie Osomatsu-kun, quello de Lo Specchio magico e infine quello del telefilm supereroistico Kousoku Sentai Turboranger) - delinea, oltre alla classica trama-pretesto delle pellicole precedenti, i nemici e i combattimenti più banali e noiosi della saga, riuscendo anche ad annoiare nell'arco di così poco tempo.

Il film scade subito nel ridicolo già dalla sequenza introduttiva, che mostra i Gold Saint sopravvissuti venire abbattuti istantaneamente dai soliti guerrieri nemici che appaiono dal nulla: vengono sconfitti in un secondo senza riuscire a fare nulla se non una figura barbina, da quegli stessi sgherri che verranno distrutti successivamente, in pochi minuti, dai ben più deboli Seiya e compagni. Uno schiaffo alla continuity di quelli più eclatanti. Si possono accettare armature che finiscono polverizzate e non si sa come vengono ricostruite nel film successivo (e la cosa avviene puntualmente anche in quest'occasione), ma non idee che snaturano così palesemente il mondo inventato da Masami Kurumada. Non contento, lo sceneggiatore Yoshiyuki Suga umilia anche la mitologia greca, fondendola con quella induista e cattolica attraverso la figura di Lucifer, che, oltre a essere stato scacciato dal Paradiso da Dio, scopriamo aver subito la stessa sorte anche, in passato, da parte di Athena e di divinità indiane (?). Come fanno a convivere nello stesso mondo divinità monoteiste e politeiste? E che fine fa Hades visto che è Lucifer a presiedere l'Inferno? Terribile. Gli eroi che a inizio film affrontano gli Angeli Decaduti senza neanche indossare la Cloth, venendo giustamente distrutti, e l'assurda alleanza del loro signore con Eris, Poseidon (non è morto come viene detto!) e Phoebus, vano tentativo di incastonare nella continuity televisiva anche il mondo filmico di Saint Seiya, sono le gocce che fanno traboccare il vaso umiliando per la terza volta il senso e le regole del manga, facendo intuire fin da subito l'assenza nello staff, in quest'occasione, dell'autore originale (che abbia rifiutato di prendere parte al disastro perché impegnato a disegnare la saga di Hades1 che da sola rendeva impossibile l'avverarsi delle premesse del film? È bello pensarlo). Assenza che si sarebbe notata comunque viste le armature nemiche dal senso estetico tendente al ributtante (menzione d'onore per l'oscena corazza indossata dall'Angelo Decaduto Eligor).


La poltiglia che rimane consiste nel solito Saint Seiya filmico degli stereotipi, dei combattimenti brevissimi e svogliati, di Shun che non riesce a vincere uno scontro che sia uno senza essere salvato dal fratello, dell'insulsa Saori che non fa altro che creare problemi ai suoi ragazzi e delle armature d'oro che entrano in scena quando vogliono loro senza seguire alcuna logica, come se si potessero chiamare a comando. Quasi imbarazzante il cattivissimo Lucifer, che per tutto il film si crogiola della sua statura morale e dei suoi torbidi piani e poi in battaglia fa una figura di rara vergogna.  E in tutto questo, a rovinare per davvero la saga dei film fuori-continuity di Saint Seiya, si inseriscono ambientazioni una volta tanto prive di attrattiva e dai fondali particolarmente anonimi, animazioni giusto modeste per il formato (e che si permettono addirittura ricicli), disegni non particolarmente belli o curati (Shingo Araki non è più direttore dell'animazione e la cosa si nota molto, nonostante il suo apprezzamento per il risultato) e infine, e questa è la cosa più incredibile, musiche di Seiji Yokoyama davvero insignificanti, composizioni nuove di zecca che hanno la stessa intensità di una colonna sonora ambient. L'ultima battaglia è un film evidentemente nato così perché sì, con zero ambizioni, sceneggiatura da compitino di classe e cura neanche sufficiente nelle fasi di contorno. A parte, anche in quest'occasione, alcune idee che riappariranno nella saga cartacea di Hades (le 12 Gold Cloth che sprigionano tutto il loro potere nella freccia di Sagittarius, o i nemici Eligor e Moa che ricordano molto alcuni Specter dell'armata del Signore dell'Oltretomba), parliamo di un film stupido, ignorante e indifendibile, anche a guardarlo col doppiaggio fedele rimediabile nel consueto DVD (prima tiratura) Yamato Video.

Voto: 4 su 10

RIFERIMENTO
I Cavalieri dello Zodiaco (1986-1989; TV)

PREQUEL
I Cavalieri dello Zodiaco: La Dea della Discordia (1987; film)
I Cavalieri dello Zodiaco: L'ardente scontro degli Dei (1988; film)
I Cavalieri dello Zodiaco: La leggenda dei guerrieri scarlatti (1988; film)


FONTI
1 Consulenza di  Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)

mercoledì 15 dicembre 2010

Recensione: I Cavalieri dello Zodiaco - La leggenda dei guerrieri scarlatti

I CAVALIERI DELLO ZODIACO: LA LEGGENDA DEI GUERRIERI SCARLATTI
Titolo originale: Saint Seiya - Shinku no Shônen Densetsu
Regia: Shigeyasu Yamauchi
Soggetto: Yoshiyuki Suga, Masami Kurumada
Sceneggiatura: Yoshiyuki Suga
Character Design: Shingo Araki, Michi Himeno
Musiche: Seiji Yokoyama
Studio: Toei Animation
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 70 min. circa)
Anno di uscita: 1988
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


Phoebus, Dio del Sole e delle Arti, reincarnatosi nell'angelico Abel, diventa il nuovo nemico di Athena: la convince, infatti, a ripudiare i suoi guerrieri e ad aiutarlo nella costruzione di un nuovo mondo divino che rimpiazzerà quello umano. Questo è però quello che pensa lui: in verità la Dea, temendo per la vita dei suoi ragazzi, li ha allontanati per poterli salvare dalla lotta, e mira invece a sconfiggere il fratello da sola, approfittando di un suo eventuale momento di debolezza. Ovviamente non ci riuscirà, finendo addirittura uccisa. Seiya e compagni correranno dunque in Grecia per affrontare Phoebus nel suo tempio, nella speranza di salvare lo spirito della loro Dea prima che questo finisca nell'Oltretomba. Dovranno sconfiggere i suoi uomini, i Corona Saint, e anche alcuni Gold Saint resuscitati che hanno cambiato schieramento...

Cinque mesi dopo il pregevole L'ardente scontro degli Dei (1988), quando su rivista Shiryu sta affrontando Chrysaor Krishna nella saga di Poseidon1 e in TV si è arrivati alle battute conclusive di Asgard (episodio 87), Toei Animation fornisce il nuovo contributo filmico al brand Saint Seiya con un terzo film celebrativo che, con la sua durata di ben 115 minuti (uscito in doppia proiezione col lungometraggio animato di Classe di ferro, stavolta al Weekly Jump 20th Anniversary Festival invece che al consueto Toei Manga Matsuri), sembra finalmente correggere il difetto più eclatante delle precedenti puntate: la bassissima durata dei combattimenti. Non contento, lo studio decide di fare le cose in grande osando qualcosa in più del solito canovaccio, e si inventa ben sette nemici da far affrontare ai cinque eroi, tirando in ballo addirittura alcuni Gold Saint resuscitati da Abel e ora schierati dalla sua parte. Quest'idea, suggerita dallo stesso Masami Kurumada2 (che non mette mano stavolta al chara design, ed è facile accorgersene guardando le bizzarre "armature" dei Corona Saint volute dal regista Shigeyasu Yamauchi3, più somiglianti a tuniche che a corazze), insieme a quella del ruolo che avrà in  tutto questo Saga, Gold Saint di Gemini, è inutile dire che gli forniranno lo spunto per la saga di Hades che inizierà a disegnare qualche mese dopo. La leggenda dei guerrieri scarlatti rientra di certo nel novero dei film riusciti di Saint Seiya, una visione che i fan apprezzeranno molto, pur inferiore nel complesso al prequel visto il suo continuo oscillare tra ottime intuizioni, riuscite sequenze ed evocativi passaggi contrapposti a deficienze narrative o problemi di natura tecnica.

La trama è sempre il solito pretesto, privo di reale interesse e con antagonisti, coerentemente con la natura "picchiaduro" della saga, adagiati su piatte caratterizzazioni. Non è un problema. Come ne L'ardente scontro degli Dei, i veri protagonisti sono ambientazioni e musiche, fedelmente replicati ad alti livelli. Il tempio di Phoebus, con le sue rovine e architetture decadenti, fa ancora la sua parte nel rievocare i fasti della Grecia ellenica, e la colonna sonora di Seiji Yokoyama eguaglia lo splendore della soundtrack precedente, nuovamente pendendo tra moderne influenze rock dagli assoli di chitarra elettrica e tastiere, ritmiche marziali e magnifiche suite ancestrali. Yokoyama è autore di composizioni d'orchestra che con arpe, cetre, violini, pianoforti, flauti e tamburi traghettano l'orecchio in un tempo magnifico che non esiste più, testimoniando la caratura del compositore come uno dei migliori, se non IL migliore, della Storia dell'animazione nipponica.


Spiccano, narrativamente, anche parziali elementi di novità che svecchiano una saga filmica logora di cliché, ed è così che si può salutare, di contralto al solito Shun distrutto in un secondo dal nemico di turno e salvato dal fratello, anche un semplice tirapiedi in grado di tenere testa a tutti i Bronze Saint contemporaneamente, un Seiya non più perennemente invincibile, l'armatura d'oro di Sagittarius che non arriva da sola a salvare l'eroe e, ovviamente, lo spiazzante ritorno di alcuni Santi d'Oro, protagonisti di combattimenti, una volta tanto, che non  avvengono in un lampo ma durano svariati minuti, il giusto per non perdere in epicità. Avvengono così tanti scontri sanguinosi che l'eroica sofferenza dei protagonisti è resa in modo ben tangibile, con corpi feriti, tumefatti, insanguinati e sempre più privi di protezione (visti i danni riportati dalle armature) che si dirigono, deboli ma incuranti del pericolo, verso la loro Dea, pronti ad affrontare nuovi nemici in condizioni sempre più disperate. Il rovescio della medaglia vede proprio l'enfasi esasperata di queste sofferenze, con il protagonista principale che, non capacitandosi inizialmente di essere stato abbandonato dalla propria Dea, per buona parte della durata continua a piangere e lamentarsi a voce alta, una lagna che ribadisce per tutta la durata dell'avventura - dolore che il regista spaccia per sofferenza virile ma in verità è solo infantile e poco credibile.

Negativi sono anche i consueti elementi fuori continuity (la storia è temporalmente ambientata, nell'immaginazione dello sceneggiatore Yoshiyuki Suga, più o meno dopo la saga di Poseidon), che, a parte le solite Cloth disintegrate negli scontri, si fanno ricordare principalmente per l'idea che tornino in vita alcuni Gold Saint traditori il cui corpo fisico dovrebbe essere disperso negli Inferi o fluttuante nello spazio. Ridicola, per proseguire, una falsissima rivisitazione mitologica Made in Japan del mito di Phoebus, mentre è reso in modo discontinuo il chara design di Shingo Araki e della Michi Himeno, meraviglioso come sempre nei primi piani ma talvolta approssimativo nei campi medi e lunghi. Neppure la regia di Shigeyasu Yamauchi è immune alle critiche, troppo compiaciuta in inquadrature e sequenze di puro onanismo autorale che tolgono pathos, dilungandosi esageratamente in raffinate quisquiglie che non c'azzeccano molto con la natura action del titolo (Abel che veglia sul corpo della sorella, Abel che suona la cetra, momenti inutili come il lungo prologo dove Seiya e compagni subiscono l' "abbandono di Athena"). Le animazioni, infine, sono di buon livello ma un po' più statiche di quelle della meraviglia precedente. Questi sono, tuttavia, piccoli nei che non inficiano troppo il risultato positivo della pellicola, come sempre avvincente, esteticamente sontuosa e che può vantare combattimenti più intensi e riusciti rispetto ai precedenti, oltre ad una regia più ricercata.


Nota: edito in Italia in DVD da Yamato Video, questo e gli altri tre film degli anni '80 trovano, nella prima tiratura del 2007 (quella contraddistinta dalla copertina dallo sfondo bianco, non quella dallo sfondo blu), oltre all'orrendo doppiaggio storico italiano (solita porcheria in linea coi dettami aulici di Enrico Carabelli che già hanno rovinato la serie TV) anche una traccia audio alternativa data dal ridoppiaggio operato anni dopo dalla defunta Dynamic Italia, fedelissimo nell'adattamento (nomi, luoghi, addirittura i colpi lasciati in giapponese) e ai dialoghi originali e oltretutto ben interpretato, con voci azzeccate e in linea con quelle giovanili originali. Questa l'unica versione per cui valga la pena vedere queste opere.

Voto: 7,5 su 10

RIFERIMENTO
I Cavalieri dello Zodiaco (1986-1989; TV)

PREQUEL
I Cavalieri dello Zodiaco: La Dea della Discordia (1987; film)
I Cavalieri dello Zodiaco: L'ardente scontro degli Dei (1988; film)

SEQUEL
I Cavalieri dello Zodiaco: L'ultima battaglia (1989; film)


FONTI
1 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
2 Come sopra
3 Come sopra

martedì 14 dicembre 2010

Recensione: I Cavalieri dello Zodiaco - L'ardente scontro degli Dei

I CAVALIERI DELLO ZODIACO: L'ARDENTE SCONTRO DEGLI DEI
Titolo originale: Saint Seiya - Kamigami No Atsuki Tatakai
Regia: Shigeyasu Yamauchi
Soggetto & sceneggiatura: Takao Koyama
Character Design: Masami Kurumada, Shingo Araki, Michi Himeno
Musiche: Seiji Yokoyama
Studio: Toei Animation
Formato: mediometraggio cinematografico (durata 45 min. circa)
Anno di uscita: 1988
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


La scomparsa di Hyoga, nei pressi del regno nordico di Asgard, porta lì Saori e i suoi inseparabili Bronze Saint a indagare. Un'udienza con Dorbal, sovrano del Paese e sacerdote del culto di Odin, li convince che l'amico non è più lì, ma, mentre si apprestano a tornare a casa, il perfido regnante, per uccidere Athena e instaurare il culto del suo Dio nel mondo, la rapisce e invia i God Warrior a eliminare i suoi guerrieri. Insieme ai nemici, incredibilmente, sembra essersi schierato lo stesso Hyoga...

Non si può non amare il secondo film cinematografico di Saint Seiya (1986), anche se riproposizione sputata, tale e quale, della "storia" del primo. Lo sceneggiatore Takao Koyama decide che le ambientazioni glaciali sembrano offrire un buon potenziale per sviluppare una vicenda dalle atmosfere insolite, e così, ispirato, incrocia la mitologia greca con quella norrena, creando un'affascinante commistione. Nasce un'avventura ambientata ad Asgard, terra dal freddo perenne dove rivivono i fasti di Odin, del Valhalla, dell'Yggdrasil e di tutte le leggende tanto care ai vichinghi, arena dove Seiya e compagni devono lottare per salvare la loro dea affrontando i God Warrior del perfido sacerdote Dorbal, in un nuovo mediometraggio proiettato al Toei Manga Matsuri (il 12 marzo 1988, insieme ai film animati di Lady!! e Bikkuriman e a quello del telefilm Kamen Raider Black). Molte voci definiscono questa pellicola "ispirata" dalla one-shot di Masami Kuramada The Cygnus Story,  apparsa nel manga di Saint Seiya (volume 10 della Perfect Edition edita in Italia da Star Comics) e che vede Hyoga combattere in Siberia, nella sconosciuta Bluegrad, contro i Blue Warrior dell'ambizioso Alexer, ma la diceria è falsa visto che quella storia, pubblicata per festeggiare il millesimo numero di Shounen Jump (interrompendo lo scontro tra Seiya e Saga), esce nello stesso numero della rivista che annuncia il film1, che era quindi già in avanzata fase di produzione (è più giusto pensare il contrario, ossia che l'autore sia stato ispirato da esso nel disegnare quel capitolo). In compenso, anche in questo mediometraggio il chara design ufficiale dei God Warrior è firmato da Masami Kurumada, ed è vero che l'opera ha fornito successivamente le basi per la saga-filler di Asgard della serie TV (ep.74-99), vero e proprio rifacimento televisivo di questa pellicola.



Ovvio che, con la sua (nuovamente) breve durata, L'ardente scontro degli Dei non possa vantare chissà che profondità, ma il film si fa ricordare, ben più di quello precedente, per una confezione che mi azzardo a definire eccezionale, da lasciare a bocca aperta, la migliore tra quelle delle varie incarnazioni di Saint Seiya. Con le sue animazioni spaccamascella, sinuose e dalla possente fisicità, i suoi disegni elegantissimi (nel 1993 lo stesso Araki ammetterà che, fra tutte le sue infinite opere, solo questa e quella dei tre film successivi sono davvero ben fatte2), fondali-cartolina e suggestive invenzioni visive (gigantesche statue di Odin, castelli incastonati nel ghiaccio, picchi innevati, architetture sospese nel vuoto, steppe ricoperte di neve, fiordi e ogni genere di ambientazione a tema), il mediometraggio dona un granitico sense of wonder che si ricorderà anche negli anni a venire. Una meraviglia che non è solo visiva ma anche uditiva, rappresentando a mio parere il canto del cigno del grandissimo compositore Seiji Yokoyama: il titolo si avvale di una colonna sonora solenne e indimenticabile, grazie a magnifiche tracce affidate a un'orchestra di archi, pianoforti, trombe, clarinetti, tastiere e chitarre che evocano guerra, civiltà dimenticate, draghi e mitologia norrena sottolineando con solennità la solitudine degli eroi nella loro corsa silenziosa verso Athena attraversando desolate ambientazioni glaciali. Non mancano neppure esplosioni di trombe e cori lirici, a suggellare combattimenti così devastanti da evocare l'apocalisse di un Ragnarok. Insomma si è  al cospetto di un lavorone, una festa per occhi e orecchie a cui prende parte con gioia uno spettatore del tutto disinteressato ai personaggi-macchietta di una trama nuovamente insignificante.

Quest'ultima si perde, banalmente, nei medesimi difetti di quella del film precedente. Se ormai è impossibile stupirsi di come la Dea Athena finisca continuamente rapita dal nemico di turno, è ancora fonte di sbalordimento negativo il come tutta la progressione della storia e le sue idee siano riciclate da quelle de La Dea della Discordia, evidenziando la totale mancanza di fantasia negli script Toei: il sacro guerriero di Andromeda che continua a non riuscire a sconfiggere neanche un avversario senza essere aiutato dal fratello, gli eroi che dopo il rispettivo combattimento perdono i sensi per non farsi vedere quasi più, Seiya che è inizialmente distrutto dal suo nemico ma poi risolve la questione in un secondo grazie all'armatura d'oro di Sagittarius... I combattimenti continuano a essere troppo corti - cinque minuti di media - per farsi ricordare, con i contendenti che si colpiscono un paio di volte, si affrontano col colpo segreto e vince chi è il più forte (con eccezioni negative come la battaglia tra Seiya e Loki, meno di due minuti di durata), e il consueto incipit che apre la storia (Hyoga che sparisce dalle scene e poi riappare come nemico), seguendo le modalità di quello de La Dea (la possessione di Eri), è nuovamente futile e privo di ripercussioni. Il ragazzo, soggiogato da Odin, indossa una Robe appartenuta a chissà chi e che non gli serve (visto che usa i soliti attacchi della costellazione del cigno) e, dopo aver perso il duello coi suoi compagni, decide di tornare tra le fila di Athena senza spiccar parola. Così, senza spiegazioni sul perché ha tradito e perché ha deciso di tornare. Non è importante, è la solita storiella fuori continuity (in TV, quello stesso giorno è trasmessa la puntata 69, che vede il prosieguo dello scontro fra Shun e Aphrodite nella Casa di Pisces), così come fuori continuity sono le armature degli eroi che per l'ennesima volta vengono disintegrate dalla ferocia dei combattimenti. Pazienza.

Il lungometraggio è da vedere unicamente per gli elementi di contorno, così folgoranti da sfondare lo schermo. Quarantasette minuti di sfarzo sensoriale che danno i brividi, permettendo di compiere un viaggio immaginario in una terra fredda e suggestiva, con edifici, statue e ambientazioni che richiamano la gloria dei vichinghi e delle loro leggende. Pur con le sue pecche di sceneggiatura, il mediometraggio, in definitiva, si fa vedere con un gran piacere, dimostrando per l'ennesima volta come il manga di Masami Kurumada, shounen mal disegnato nonostante tutti i suoi pregi storici, in animazione diventi un cult mondiale non tanto per la riproposizione della stessa storia (con l'aggravante di nuove contraddizioni narrative), ma tanto più per il disegno, davvero eccezionale e bellissimo, del chara designer Shingo Araki, che ne L'ardente scontro degli Dei dà il meglio di sé, trovando il capolavoro. Must see.


Nota: edito in Italia in DVD da Yamato Video, questo e gli altri tre film degli anni '80 trovano, nella prima tiratura del 2007 (quella contraddistinta dalla copertina dallo sfondo bianco, non quella dallo sfondo blu), oltre all'orrendo doppiaggio storico italiano (solita porcheria in linea coi dettami aulici di Enrico Carabelli che già hanno rovinato la serie TV) anche una traccia audio alternativa data dal ridoppiaggio operato anni dopo dalla defunta Dynamic Italia, fedelissimo nell'adattamento (nomi, luoghi, addirittura i colpi lasciati in giapponese) e ai dialoghi originali e oltretutto ben interpretato, con voci azzeccate e in linea con quelle giovanili originali. Questa l'unica versione per cui valga la pena vedere queste opere.

Voto: 8 su 10

RIFERIMENTO
I Cavalieri dello Zodiaco (1986-1989; TV)

PREQUEL
I Cavalieri dello Zodiaco: La Dea della Discordia (1987; film)

SEQUEL
I Cavalieri dello Zodiaco: La leggenda dei guerrieri scarlatti (1988; film)
I Cavalieri dello Zodiaco: L'ultima battaglia (1989; film)


FONTI
1 Queste informazioni derivano da una consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
2 Intervista a Shingo Araki pubblicata su Mangazine n. 21 (Granata Press, 1993, pag. 50)

lunedì 13 dicembre 2010

Recensione: I Cavalieri dello Zodiaco - La Dea della Discordia

I CAVALIERI DELLO ZODIACO: LA DEA DELLA DISCORDIA
Titolo originale: Saint Seiya Gekijoban
Regia: Kozo Morishita
Soggetto: Masami Kurumada
Sceneggiatura: Yoshiyuki Suga
Character Design: Masami Kurumada, Shingo Araki, Michi Himeno
Musiche: Seiji Yokoyama
Studio: Toei Animation
Formato: mediometraggio cinematografico (durata 45 min. circa)
Anno di uscita: 1987
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video



A Tokyo scorrono apparentemente tranquille le giornate dei cinque eroici Bronze Saint, e in questo insolito momento di quiete Hyoga ha pure modo di stringere un'affettuosa amicizia con la bella Eri. Una nuova minaccia si profila però all'orizzonte: lo spirito rancoroso di Eris, Dea della Discordia, prende possesso del corpo della ragazza e, per mezzo dei suoi temibili Ghost Five, Saint riportati in vita per l'occasione, rapisce Athena e la porta nel suo santuario. Suo scopo è quello di risucchiarle, attraverso la famosa Mela della Discordia, tutta l'energia vitale, in modo da impiegarla per resuscitare il proprio corpo divino, recuperando tutti i suoi poteri e usandoli così per governare il mondo. Seiya, Shiryu, Hyoga, Shun e Ikki proveranno ovviamente a impedirglielo affrontando i suoi guerrieri.

Come qualsiasi gallina dalle uova d'oro, anche la serie animata di Saint Seiya (1986) cade per forza, nel suo periodo di massimo splendore televisivo, nel giro dei Toei Manga Matsuri1, i festival cinematografici con cui lo studio intratteneva bambini e ragazzi con corti, medi e lungometraggi inediti realizzati appositamente per quelle occasioni, spesso e volentieri basati sugli anime più in voga del momento. Si parla, certo, di opere narrativamente trascurabili, quasi sempre fuori continuity rispetto agli avvenimenti ufficiali e che raramente avevano a che fare con la volontà degli autori originali, ma di esempi positivi di queste storie celebrative ce ne sono a iosa.

La Dea della Discordia, uscito il 18 luglio 1987 in una quadrupla proiezione insieme al secondo mediometraggio di Dragon Ball (1986), La bella addormentata a Castel Demonio, e alle versioni filmiche dei popolari telefilm Hikari Sentai Maskman (1987) e Super Robot Metalder (id.), non rientra tra questi, pur avendo comunque delle discrete frecce al suo arco per ispirare almeno un po' di curiosità ai fan. La più importante di queste consiste nella presenza nello staff dell'autore originale del manga, Masami Kurumada, che imbastisce la trama2 e crea i Ghost Five3 trovando in uno di essi uno spunto da riciclare nel prosieguo del suo stesso fumetto, al tempo ancora in corso di serializzazione su rivista: da Orpheus di Lyra trarrà infatti la rispettiva controparte nella saga di Hades, e il personaggio addirittura ispirerà gli stessi sceneggiatori Toei nel creare il God Warrior Mime della stella Benetnasch, nella saga-filler di Asgard (facendolo affrontare ancora a Shun!). Si legge spesso in giro che anche Maya, Ghost di Sagitta, avrebbe ispirato il Silver Saint Ptolemy della stessa costellazione (Tramy, nell'erronea traduzione italiana Star Comics) che appare nel manga, l'arciere che colpisce Saori con la freccia d'oro creando le premesse per la Scalata delle 12 Case dello Zodiaco, ma la voce è falsa visto che, su rivista, i Bronze Saint in quel momento già erano arrivati al Tempio di Leo4: semmai, si può ipotizzare che Kurumada, vista la grama figura riservata a Ptolemy, deve aver pensato di dargli un po' più di visibilità e spazio "riutilizzandolo" nel mediometraggio (dando a intendere che Maya fosse il precedente Sacro Guerriero di quella costellazione). Ulteriore, finale nota storica è da individuarsi nel fatto che il film anticipa di un paio di settimane, al pubblico televisivo, la mitica vestizione di Seiya con l'armatura d'oro di Sagittarius: si può ben immaginare la sorpresa e il senso di spettacolarità che deve aver provato la platea in quell'occasione, ancora ignara di come sarebbe proseguito lo scontro tra l'eroe della serie e Aiolia di Leo nella serie TV ove era appena iniziato (episodio 38).


Gustose curiosità a parte, il mediometraggio è innocuo e si fa vedere senza problemi, ma rimane indubbiamente tra i peggiori del brand, insignificante nella sua "trama" ridotta ai minimi termini e davvero troppo corto e sbrigativo (il motivo è ben intuibile, la quadrupla proiezione con gli altri film) per riuscire a graffiare. Il suo grosso problema di fondo consiste nelle caratterizzazioni non pervenute di tutti i personaggi del cast, e nel fatto che in appena 45 minuti (meno di due episodi televisivi) vuole infarcire il tutto di fin troppi combattimenti per quello che si può permettere.

Il risultato non può che essere mediocre, con i cinque guerrieri di Eris che assurgono a pura carne da macello, insignificanti e privi di caratterizzazione, abbattuti nell'arco di poco meno di quattro minuti dagli eroi invincibili. Peccato che questi ultimi, escluso il protagonista Seiya, siano altrettanto scandalosi, tanto che dopo la loro velocissima battaglia spariscono dalle scene per non farvi più ritorno (memorabile la parte di Shun, il cui ruolo consiste nel recitare due parole in croce e venire annientato in un colpo solo dal nemico, senza attaccare neanche una volta). Degno della bruttezza dei combattimenti, se possibile, è anche lo sviluppo dell'intreccio, che diverrà, per la sua banalità che permette di non dover ricorrere all'uso del cervello, il canovaccio predefinito di quasi tutti i film successivi: una divinità prende possesso del corpo di un amico degli eroi (in questo caso la ragazza innamorata di Hyoga), e, con l'ausilio dei suoi guerrieri, rapisce Athena minacciandole di ucciderla. A salvarla arrivano i cinque eroi, che annientano gli inutili guerrieri del Dio in questione e Seiya sconfigge quest'ultimo con un colpo solo, facendo ricorso alla solita forza del cameratismo e a quella, meno ridicola, della Gold Cloth di Sagittarius, destinata a correre sempre in suo soccorso all'ultimo istante per chissà che motivo. Altri cliché inaugurati nei film sono sicuramente la consueta scenetta di Shun annientato dal nemico di turno e salvato da suo fratello Ikki, così come il più forte dei Saint nemici che da solo sconfigge quasi tutti gli eroi proteggendo il suo signore nella battaglia finale, prima di conoscere anche lui la rabbia di Seiya e dell'armatura d'Oro.

Parliamo, insomma, sia in questo che negli altri lungometraggi, di una storiellina risibile che è un semplice pretesto per fare scontrare gli eroi coi soliti tirapiedi del cattivo, per mostrare nuove armature appariscenti e nuovi Saint. Poco importa, quindi, se ai fini di continuity - nonostante il soggetto di Kurumada - sia impossibile tenere conto degli avvenimenti di questi film, in cui le armature dei protagonisti finiscono sempre a pezzi (e, come sa il fan, non possono venire ricostruite facilmente) o il resistentissimo scudo di Shiryu è disintegrato dal primo Ghost Saint che passa. Quello che chiedono gli appassionati e che Toei vende loro sono azione incessante, gli splendidi disegni di Shingo Araki animati magistralmente da lui stesso, l'epica colonna sonora di Seiji Yokoyama che snocciola pezzi inediti, le animazioni fluidissime e di grande fisicità, copiose scene splatter e magnifici fondali, dati da arene di lotta ricavate da desolate architetture greche provenienti da un passato lontanissimo e dimenticato (e chi se ne importa se è ridicolo l'assunto che i greci abbiano eretto templi alla Dea della Discordia in Giappone!). Del tutto irrilevanti, per concludere, sono anche i pretesti usati per ogni nuova puntata filmica, come in questo caso l'accennata love story tra Hyoga e Eri, inventata per chissà quale motivo visto che la cosa non ha la minima conseguenza, tanto che i due neanche si scambiano una sola parola dopo la possessione di lei.


Nota: edito in Italia in DVD da Yamato Video, questo e gli altri tre film degli anni '80 trovano, nella prima tiratura del 2007 (quella contraddistinta dalla copertina dallo sfondo bianco, non quella dallo sfondo blu), oltre all'orrendo doppiaggio storico italiano (solita porcheria in linea coi dettami aulici di Enrico Carabelli che già hanno rovinato la serie TV) anche una traccia audio alternativa data dal ridoppiaggio operato anni dopo dalla defunta Dynamic Italia, fedelissimo nell'adattamento (nomi, luoghi, addirittura i colpi lasciati in giapponese) e ai dialoghi originali e oltretutto ben interpretato, con voci azzeccate e in linea con quelle giovanili originali. Questa l'unica versione per cui valga la pena vedere queste opere.

Voto: 6 su 10

RIFERIMENTO
I Cavalieri dello Zodiaco (1986-1989; TV)

SEQUEL
I Cavalieri dello Zodiaco: L'ardente scontro degli Dei (1988; film)
I Cavalieri dello Zodiaco: La leggenda dei guerrieri scarlatti (1988; film)
I Cavalieri dello Zodiaco: L'ultima battaglia (1989; film)


FONTI
1 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
2 Intervista a Masami Kurumada pubblicata in uno dei volumi della prima edizione Star Comics del manga "Saint Seiya". Riportata nel sito Icavalieridellozodiaco.net (http://www.icavalieridellozodiaco.net/informazioni/articoli/Interviste.htm).
3 Come sopra (e confermato da Garion-Oh)
4 Vedere punto 1

venerdì 10 dicembre 2010

Recensione: Saint Seiya The Hades Chapter - Elysion (I Cavalieri dello Zodiaco - Hades)

SAINT SEIYA THE HADES CHAPTER: ELYSION
Titolo originale: Saint Seiya Meiou Hades - Elysion-hen
Regia: Tomoharu Katsumata
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Masami Kurumada)
Sceneggiatura: Yousuke Kuroda
Character Design: Shingo Araki, Michi Himeno
Musiche: Seiji Yokoyama
Studio: Toei Animation
Formato: serie OVA di 6 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di uscita: 2008


Seiya e compagni sono finalmente arrivati nei leggendari Campi Elisi, dove riposa il corpo fisico di Hades dai tempi del Mito. Decisi a tutto pur di salvare Athena, i cinque sono pronti a distruggere il nemico una volta per tutte, ma per poterlo fare devono prima sconfiggere i suoi guardiani celestiali, le divinità Hypnos e Thanathos.

Nella parte finale della saga di Hades non mancano numerosi elementi di sorpresa: nuove spettacolari armature, lo scontro con ben tre potentissime divinità, un campo di battaglia inusuale e suggestivo (i mitologici, verdi e fioriti Campi Elisi), il ritorno sulle scene di Shaina, Marin e dei Bronze Saint di quart'ordine (quelli delle Galaxian Wars, per intenderci), e, addirittura, la fondamentale risoluzione dell'antichissimo enigma della sorella di Seiya. Non manca nemmeno la morte, apparente, di uno degli storici personaggi della saga. Sono tutti intriganti spunti per solleticare l'appetito degli appassionati di Saint Seiya che non hanno avuto modo di leggersi il manga, fermi alla storica serie televisiva e quindi tra i principali destinatari della trasposizione dell'arco narrativo di Hades. Per questo, giunto alla fine della visione di Saint Seiya The Hades Chapter: Inferno (2005), nel 2007 il fan si aspetta un cambio di rotta da parte di Toei, sperando che quest'ultima si possa redimere dalle proprie colpe animando decentemente almeno la parte conclusiva della trasposizione, ma sono vane speranze: al momento dell'arrivo, nel 2008, Saint Seiya The Hades Chapter - Elysion delude tutti dimostrandosi identico al predecessore, uguale porcata inanimata realizzata con lo stesso, minimale budget dallo stesso sponsor Avex Mode. Un'altra vergogna incancellabile.

Via ancora, dunque, di frame che si contano sulle dita di una mano per animare i movimenti, di animazioni statiche e legnosissime, di vignette originali del fumetto colorate e incollate allo schermo e di scontri coreografati in modo demenziale, con guerrieri immobili che urlano il loro attacco tendendo il braccio in avanti, e la successiva inquadratura che mostra gli avversari volare via. Scandaloso. Valgono, perciò, le stesse identiche considerazioni del predecessore: una visione imbarazzante e del tutto inutile per chiunque abbia già letto il manga. Zero sono i motivi per cui il fan dovrebbe vedere una trasposizione così immonda, anche alla luce del fatto che non viene aggiunto nulla all'affrettato finale originale del fumetto (nel 2000, in un'intervista, Masami Kurumada ammetterà che era così stanco di disegnare la saga di Hades che ha convinto la casa editrice a fargli chiudere in appena 10 settimane la storia1, rinunciando a realizzare l'arco narrativo dei Cieli).


Gli spettatori occasionali potrebbero invece, come in Inferno, fare finta di nulla per le non-animazioni, addirittura esaltarsi per gli elementi narrativi citati in apertura o l'aspetto grafico. Come in Inferno, infatti, Toei si ingegna a sfruttare al massimo il potenziale estetico di Shingo Araki e Michi Himeno, araldi del successo della saga e destinatari della parte maggiore del budget, che nuovamente superano sé stessi in disegni bellissimi e raffinati. Il loro lavoro è di prim'ordine, uno sfarzo visivo degno della fama immensa che si sono costruiti nella carriera. Magari sarebbe stato meglio rinunciare al loro nome per privilegiare qualche animazione in più, ma, si sa, in quel caso forse meno fan avrebbero comprato gli OVA (ignoro ancora se, ufficialmente, Inferno ed Elysion abbiano venduto bene o meno). Leggi del marketing. Bellissime, poi, la colonna sonora (anche se per l'ennesima volta il semplice riciclo di quella classica) e ancora una volta le sigle, che ripropongono la opening di Inferno e, come ending, la straordinariamente lirica la Kami no En ~ Del Regno, segno che lo studio sa bene come accalappiare gli acquirenti più superficiali. Ma sono, appunto, furbizie che nulla tolgono a un titolo imbarazzante, importante storicamente solo nel chiudere nel peggior modo la trasposizione della saga di Hades, nel dare uno stop (in attesa di Saint Seiya: Next Dimension) alle trasposizioni animate dei manga ufficiali di Kurumada, e di rappresentare il (sciupato) contributo finale di Araki alla saga, prima della sua morte avvenuta nel 2011.

Nota: per adesso Elysion è giunto in Italia solo attraverso un adattamento televisivo Mediaset estremamente dimenticabile, per "coerenza" adagiato sui nomi falsi, età sballate e registro linguistico inventati dell'orrido adattamento carabelliano della storica serie televisiva. Se quest'ultima è almeno reperibile nei DVD Yamato Video con sottotitoli fedeli, per Elysion ancora niente, non essendo ancora stato distribuito ufficialmente.

Voto: 6 su 10

PREQUEL
I Cavalieri dello Zodiaco (1986-1989; TV)

SIDE-STORY
Saint Seiya: Soul of Gold (2015; serie ONA)

SEQUEL
Saint Seiya Ω (2012-2014; TV)

ALTRO
Saint Seiya The Heaven Chapter ~ Overture ~ (2004; film)
I Cavalieri dello Zodiaco: The Lost Canvas - Il mito di Ade (2009-2010; serie OVA)
I Cavalieri dello Zodiaco: The Lost Canvas - Il mito di Ade 2 (2011; serie OVA)


FONTI
1 Intervista a Masami Kurumada pubblicata su Men's Walker e riportata nel databook Saint Seiya Taizen. Tradotta in italiano sul sito Icavalieridellozodiaco.net (http://www.icavalieridellozodiaco.net/informazioni/articoli/Interviste.htm)

DISCLAIMER

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità e pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 7 marzo 2001 n. 62. Molte delle immagini presenti sono reperite da internet, ma tutti i relativi diritti rimangono dei rispettivi autori. Se l’uso di queste immagini avesse involontariamente violato le norme in materia di diritto d’autore, avvisateci e noi le disintegreremo all’istante.