lunedì 13 settembre 2010

Recensione: PlanetEs

PLANETES
Titolo originale: ΠΛΑΝΗΤΕΣ
Regia: Goro Taniguchi
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Makoto Yumikura)
Sceneggiatura: Ichirou Ohkouchi
Character Design: Yuriko Chiba
Mechanical Design: Seiichi Nakatani, Takeshi Takakura
Musiche: Kotaro Nakagawa
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 26 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 2003 - 2004
Disponibilità: edizione italiana in dvd a cura di Beez



Impossibile recensire il primo vero capolavoro d Goro Taniguchi senza dare ampia descrizione al manga, altrettanto memorabile, su cui è basato. PlanetEs è in primis il fumetto di debutto di Makoto Yumikura, oggi sulla cresta dell'onda con il bel shonen/seinen storico Vinland Saga, ma che già nel 2001 trova consacrazione con l'opera della carriera. Siamo in un vicino futuro, il 2075, dove i viaggi nello spazio sono ormai routine per l'umanità. Il fumetto segue da vicino le imprese di un gruppo di astronauti il cui lavoro è raccogliere detriti spaziali, fonte di pericolo per le navigazioni spaziali: Yuri, dopo aver perso la moglie in un incidente a bordo di uno shuttle, lavora da anni per ritrovare un suo ricordo disperso nel gelido vuoto; Fee è una grintosa madre che si domanda perché continuare a raccogliere cianfrusaglie sapendo che fioriranno sempre per colpa dell'uomo; Hachimaki, il protagonista, cinico, disilluso e materialista, è un ragazzo che si dà forza mettendo da parte i risparmi per comprare un'astronave tutta per navigare da solo. La sua incrollabile visione di vita trova opposizione quando incontra Ai Tanabe, giovane sognatrice, che legandosi a lui inizia a farlo maturare fino a fargli capire che non può esistere una vita priva del benché minimo amore. Da quest'incipit scarno e realistico prende via una delle più belle riflessioni cartacee a memoria d'uomo sulla vita: PlanetEs è una storia sull'ambizione, sulle paure, sulla crescita. Conoscendo Hachimaki, Fee, Yuri e Ai ci si affeziona a personaggi veri, umani, che come il lettore hanno paure, aspirazioni, debolezze, e maturano sempre più a contatto con la realtà che li circonda. Un'opera corale che, sfruttando la cornice fantascientifica e la storia di Hachi come pretesto, fornisce numerosi spunti di riflessione sui problemi dell'umanità, discorrendo di religione, guerra, terrorismo, divario tra Paesi del primo e del terzo mondo con nonchalance, equilibrio e piglio accattivante, senza troppa retorica, abbondando in poesia e intimismo (esemplari le riflessioni interiori dell'eroe o i suoi dialoghi con l'Es freudiano, da qui il nome dell'opera).

Un tale monumento narrativo e filosofico che pensare di trasporlo così com'è, in animazione, sarebbe solo incivile. Sunrise affida quindi a Goro Taniguchi e Ichirou Ohkouchi, nel 2003, regia e sceneggiatura della versione animata, con il manga ancora in corso, e il regista di Infinite Ryvius risponde con un capolavoro nel vero senso della parola, non mera carta carbone ma opera a sè stante. Con la personale rilettura del manga, Taniguchi dirige il suo miglior lavoro, con la quale ogni nuova serie d'animazione dalle tematiche affini dovrà fare i conti. Stessa base di partenza e medesimi personaggi, ma concettualmente due storie profondamente diverse.

La prima differenza che salta all'occhio è che nel manga protagonista assoluta è la squadra di astronauti formata da Yuri, Fee, Hachimaki, mentre ora trovano spazio in essa anche lo stravagante indiano Arvind "Robbie" Ravi, il prigro e nullafacente Philippe Myers e l'introversa impiegata Edelgard. Ai Tanabe entra nella sezione fin dal primo episodio e sono oltretutto aggiunti, ai fini della trama, nuovi personaggi legati ad Hachimaki: la sua ex Claire Rondo, ambiziosa impiegata nella sezione controllo della seconda divisione Technora (l'azienda per la quale lavorano i nostri eroi); Kho Cheng-Shin, suo miglior amico, e Gigalt Gangaragash, vecchio istruttore per il quale il ragazzo prova venerazione e rispetto. Il secondo punto di rottura è la struttura narrativa: se l'impalcatura del manga si basa su singoli episodi slegati che solo a storia inoltrata trovavano un filo conduttore, in animazione cambia il loro ordine cronologico (e al contempo si inverte in essi il ruolo di personaggi e situazioni) e sopratutto, fin dall'inizio, viene fornita una trama portante che lega il tutto con solida continuity, focalizzata ad approfondire molto più del capostipite il background politico. Due sguardi diversi allo stesso universo. Vero punto di convergenza è l'oggetto posto in essere dalla storia, la crescita interiore di Hachimaki (dapprima spigoloso e sprezzante, poi, innamoratosi di Ai, capisce che "non si può andare per un lungo viaggio senza un porto dove tornare"). Nell'originale a farlo cambiare è la contrapposizione tra il suo cinismo e l'idealismo romantico della ragazza, in animazione sono le sue dure esperienze con la morte e il terrorismo a fargli ricercare, come un bambino, l'ala protettiva e amorevole di lei.

Differenze a parte, PlanetEs vive anche senza essere paragonato al fumetto: la sua storia, drammatica e commovente, vive di mirabili suggestioni. Come in quasi tutte le sue opere, Taniguchi sfrutta al massimo il budget Sunrise per imprimere alla produzione il suo tocco autoriale, unico in tutta l'animazione nipponica, attraverso insert song dolcissime (Secret of the Moon), ricercate soluzioni registiche di stampo cinematografico (da brividi il primo bacio tra Hachimaki e Tanabe) e modificando a ogni episodio, come da tradizione, le immagini della splendida opening. Quest'ultima forma, con la ending, un bellissimo emblema dalla doppia faccia del protagonista Hachi: la sigla d'apertura, che rievoca per immagini il cammino dell'uomo verso lo spazio, simboleggia le ambizioni di cui lui stesso vorrebbe essere protagonista; la seconda, amarcordiana, si focalizza sui ricordi di un'infanzia ingenua e sognante. Da notare anche come in PlanetEs il regista inaugura, facendolo poi ritrovare nelle opere successive,  il bizzarro hobby di mescolare, spesso con assoluta continuità, serio a faceto, episodi demenziali e puntate drammatiche: uno stranulato stile di racconto che comunque non impedisce alla storia di andare a parare dove deve, con climax o finali così intensi da riscattare il teatrale ridicolo precedente.


L'amore degli autori nel rappresentare la ricerca e la fatica nel realizzare i propri sogni trasuda da ogni singolo fotogramma: dall'inizio alla fine la straordinaria opera di caratterizzazione di tutti i personaggi (aiutati in quest'occasione da un character design più adulto e realistico del tondeggiante tratto dell'autore originale) porta a un'immedesimazione tale che li si sente vicinissimi a sè, e se a questo si aggiunge l'ottimale qualità di quasi tutti i 26 episodi capiremo perché PlanetEs è forse una delle migliori serie d'animazione del nuovo secolo. Sì, perché oltre a ritrovare la stessa eleganza e freschezza di Yumikura, da Taniguchi ereditiamo una storia di personaggi e contenuti ancora più profonda, capace di toccare più volte le corde dell'animo. Null'altro da aggiungere, se non grazie Makoto Yumikura, grazie Ichirou Ohkouchi, grazie Goro Taniguchi. E grazie anche alla coraggiosa Beez, per la scelta di portare in Italia un simile capolavoro con una cura esemplare, sfidando l'ignorante mercato italiano. Una scelta rischiosa che verrà pessimamente ripagata, visto che anche con doppiaggio e adattamento splendidi PlanetEs non venderà nulla, portando addirittura la casa di distribuzione a ritirarsi dal mercato italiano. Una vergogna, quella italiana, indicibile e incancellabile.

Voto: 10 su 10

23 commenti:

http://www.animefan.it ha detto...

Secondo me sopravvaluti Taniguchi...

Per essere bravo è bravo, però ci sono registi molto migliori, soprattutto sotto il profilo concettuale.
Gente come Oshii, Kon, Nakamura, che hanno fatto la storia dell'animazione.

Guarda cosa hanno fatto nakamura e abe con Lain, roba da antologia !

Jacopo Mistè ha detto...

Di Nakamura non ho visto niente, degli altri due opere sparse (Gits, Gits2, Patlabor OAV2 e Gin-Roh per il primo, Perfect Blue, Millenium Actress e manga vari per il secondo)...

Evito di fare paragoni da opera a opera e da autore ad autore, si rientra nel campo della soggettività e sopratutto non se ne esce più.

I presupposti da cui parto per dire che Taniguchi è il miglior regista anime contemporaneo sta nei semplici numeri: in dodici anni da regista "in proprio" (non conto vice-regie, storyboard o produzioni creative) non ha fallito NIENTE: nel suo curriculum abbiamo una serie tv buona e quattro che viaggiano suoi binari del capolavoro (per quanto possano essere controversi GUNXSWORD e Code Geass).

Tutto qui.
Ovviamente il fatto che io lo preferisca a Oshii e Kon dipende solo dal fatto che le opere di questi ultimi mi han trasmesso meno emozioni rispetto alle sue (quelle che ho visto, ovvio).

http://www.animefan.it ha detto...

Ok, però dai un occhiata a questo
http://www.youtube.com/watch?v=gnGppxxyN94

Jacopo Mistè ha detto...

Il Corà ha appena ufficializzato che si occuperà lui di Lain :)

El Barto ha detto...

Nakamura personalmente non lo metterei sullo stesso piano di gente come Oshii e Kon per vari motivi, uno dei quali è il fatto che i suoi lavori, come Lain, sono sempre in buona parte "creature" di altra gente (Konaka e ABe in questo caso)

Però come regista tout-court lo reputo molto bravo, e credo che Kino no Tabi sia addirittura migliore di Lain, probabilmente anche grazie ad una maggiore "accessibilità" (non c'è quel pazzo fumato di Konaka alla sceneggiatura XD).

Planetes a breve spero di iniziarlo, e nel caso dovesse persistere il mio giudizio negativo sull'opera aspettatevi un papirone :P

Jacopo Mistè ha detto...

Se è per questo pure buona parte dei lavori di Oshii sono basati su altre opere :P
Personalmente in queste questioni non ci vedo nulla di particolarmente male, il regista di suo, anche se non firma la sceneggiatura, può contribuire MOLTISSIMO alla riuscita di un'opera anche solo dirigendo (e Planetes e GUNXSWORD ne sono un esempio lampante).

Planetes non può non piacerti, quindi non mi aspetto nessun papiro da te (anche se rimane comunque un piacere discutere di opere così particolari).

My-Hime l'ho appena finito di rivedere, purtroppo per te m'è piaciuto ancora più della prima volta, gli unici difetti che ho riscontrato sono il finale alla "volemose bene" e certi punti della storia spiegati male... La rece la pubblicherò a breve, se vorrai ne discuteremo lì :)

El Barto ha detto...

Bè, però Oshii molto spesso dà una impronta estrememamente "caratterizzante" e "personale" quando lavora su soggetti non originali (impronta che a mio avviso Nakamura non possiede o comunque non è così forte), basterebbe citare Beautiful Dreamer come esempio primo, oppure Patlabor 2 ed Innocence.

D'accordisismo sul fatto che un regista possa dare molto anche senza prendere parte attiva alla stesura della sceneggiatura (e in effetti Taniguchi potrebbe rientrare in quela categoria), però credo dipenda sempre anche da fattori esterni, tipo di che sceneggiatori si circonda (perchè ovviamente non si possono gestire allo stesso modo plot complicatissimi con millemila sottotramee livelli di lettura e sceneggiature esilissime votate al nulla cosmico) oppure, quanti spazi di manovra gli lasciano i produtori XD

Su Mai-Hime, guarda che sono il primo a dire che è una bellissima serie. Il problema è il finale che come già detto mi ha irritato parecchio (per usare un eufemismo), percui credo che l'unica cosa su cui potremo essere in disccordo è su quanto esso ha influito sul giudizio complessivo della serie :P

http://www.animefan.it ha detto...

In realtà qualsiasi grande regista lascia la sua impronta su di un opera.

Lo stile di Nakamura si basa sul confine tra realtà e percezione di essa (vedere lain per capire).

marco c. ha detto...

non lo so... a me è sembrato molto stereotipato nella caratterizzazione dei personaggi. le dinamiche della vita nello spazio sono trattate con dovizia di particolari ma non c'è paragone con gli altri anime qui citati. i giudizi si dividono ed io non mi sentirei di dare un 10 a quest'opera (più adeguato un 7 pieno).

Anonimo ha detto...

Sarò schietto e sincero: "Reputo PlanetEs uno degli anime più irritanti che le mie gonadi ricordino."

Ok ok è un ottima serie di fantascienza hard ecce ecc ma andiamo per gradi. Il punto focale della serie, vero perno di tutti e 26 gli episodi è il realismo o perlomeno la verosimiglianza dei fatti: c'è nel contesto (roba da fantapolitica ma sempre credibile e attuale), nel fanservice tecnologico, nel character design( Tanabe è in assoluto il personaggio femminile meno appetibile da quando Dio ha creato le fi*a nei fumetti), nelle imprese da comuni esseri umani dei cosmonauti (con un pò troppe eccezioni va detto) nonchè in ogni più piccolo dettaglio sul quale l'occhio critico può cascare.

Dove sta allora l'epic fail?
La risposta è quanto di più lontano da un anime seinen coi controcazzi ci si possa aspettare: la morale. Una morale da favoletta, da shonen jump, roba da Cameron insomma che impatta sull'impalcatura da cruda verità della serie.
Perchè non si può puntare alla simulazione (non creazione attenzione) di un possibile futuro sparando a valanga su un tema più caldo dell'altro e poi scadere puntata dopo puntata nel sentimentalismo più sciatto; mascherandosi dietro un paio di trovate registiche alla Goro. Perchè se il sofisticatissimo background politico termina con l'ennesimo accordo tra i porci alla guida del pianeta, sul fronte protagonisti si finisce con l'annegare nell' accomodante happy ending di disneyana memoria, con i buoni belli soddisfatti e i cattivoni (qui i meglio caratterizzati) rinnegati. Perchè a una come Tanabe verrebbe voglia di staccare il respiratore alla prima puntata e invece no, bisognava far vincere i sentimenti, poco importa se non fa altro che trivellare i maroni con ideali da fiera della retorica in quel di Giadetto. Perchè realizzare una serie fuori dagli standard, al limite del cinematografico prevede anche metri di giudizio cinematografici, con tutti i limiti che un finale e una Tanabe così(ma non c'è solo lei alla già citata fiera) infliggono.

Lo spazio è asettico, vuoto e dannatamente grande e non si può riempirlo di puttanate sull'amore come qui se ne vedono. La pace grazie a Dio ce l'hanno risparmiata.
ILCARCIOFOROSSO

P.S E si dia il caso che l'unico profeta del peace and love che mi va a genio porta uno spolverino rosso, adora le ciambelle e ha una taglia di 60,000,000,000 di doppi dollari sulla testa. Tenetene conto per la prossima recensione.

Jacopo Mistè ha detto...

Mah, non mi trovo d'accordo con quello che dici.

È vero, per buona parte della serie la visione del mondo a rose e fiori di Tanabe rompe il cazzo (con l'apice raggiunto nella puntata della salma spaziale), ma è inevitabile visto che sarà il calore di lei a rendere più umano e meno insensibile quel pezzo di ghiaccio che è Hachi. Non dubito che nella realtà anche io manderei affanculo una persona come Ai, ma la sua esistenza nella serie ha un perchè, la trovo inevitabile per giustificare la maturazione di Hachi.

Il finale, comunque, è "positivo", ma lungi dal definirsi smielatissimo come dici (almeno per me). Non è che Hachi sia diventato un hippy come lei, solo ha capito che non si può vivere un'esistenza nel nichilismo e nel cinismo senza contare sui sentimenti; questo non è comunque che lo ha trasformato in chissà che santone. Tale evoluzione l'ho riscontrata anche in Ai, che dopo essere stata vicinissima a uccidere il suo nemico ha capito che non si puo' fare il Gesù in eterno e che sentimenti come l'odio e la rabbia fanno parte dell'essere umano. La mia interpretazione è dunque che entrambi sono diventati meno macchiette e più reali esseri umani. ;)

Grazie comunque del tuo esaustivo e gratificante commento ;) Trigun purtroppo dubito arriverà mai su questi lidi (insieme a Naruto, Bleach etc), principalmente perchè trasposizioni incomplete di manga, per quanto possano essere ben fatte, le reputo inutili e irritanti per il loro non finale. Se mi pagassero per commentare ok, ma il tempo è tiranno e cerco di guardare e segnalare solo roba veramente cult o di acclamato livello :(

Anonimo ha detto...

Felice di notare che Tanabe ha scassato i maroni anche a te. Per il resto rimane comunque una serie che mi sento di consigliare a chiunque a prescindere dalla mia personalissima impressione (ad oggi non ho incontrato nessuno che condivida il mio pensiero che non sia uno Jump addicted), soprattuto a chi di anime ne mastica pochi e non regge la fisica nipponica dei combattimenti tra mech e simili.

Su Trigun comprendo e approvo ma da qui ad accostarlo a quelle merde da te citate...lo trovo offensivo per il povero Nightow.XD

El Barto ha detto...

Eccomi! ;)

Allora, per quanto alla fine non me la senta di bocciarla del tutto come avevo invece pensato dopo una prima visione, tempo fa, dei primi 8 episodi, non credo comunque che si avvicini a quel capolavoro del manga.

Come già dissi, l'idea di trasporre un fumetto riprendendone l'ambientazione e le tematiche ma modificandone la sequenza degli eventi e il cast di per sè era interessante, perchè se ben attuata, rappresenta un ideale accomapagnamento alla controparte cartacea senza per questo tradirla nello spirito. Basti solo pensare a due altre serie (loro sì bellissime) contemporanee a Planetes: GitS - SAC e FMA. Non è questo il caso.

Tante volte ho letto, a proposito dell'opera: "è inutile confrontare il manga e l'anime, sò due cose differenti". IMHO non è affatto vero perchè, per quanto pesantemente riadattate sia a livello temporale che di cast, tante parti del manga sono state riproposte in animazione, in gran parte appiattite o alle volte inserite proprio alla cavolo (che RAGE quando ho visto il gatto bianco nell'anime presentato in quella situazione!), e quindi un confronto appare inevitabile.

Ai, divenuta la vera protagonista, m'è parsa quella meglio gestita. Tuttavia, che c'azzecca l'ultimo incontro fra lei e Hachi sulla Terra prima della partenza per Giove, che nell'anime non solo hanno privato di una parte bellissima (i genitori di lei) ma hanno pure condito con del sano patetismo (la nostra in carrozzina)? In generale, mi è sembrato quasi di assistere ad una versione tremendamente "shojizzata" della loro relazione, nel senso peggiore del termine.

Vogliamo parlare dell'evoluzione del personaggio di Hachimaki (e non del suo rapporto con Ai), che è continua per tutto il manga mentre per la serie (che logicamente ha pagato il prezzo di un cast più allargato) si limita in maniera inevitabilmente superficiale all'ultimo terzo della serie?

E a livello di personaggi secondari, ci sono almeno due grandi recriminazioni da fare: anzitutto perchè l'inquietante (nel manga) Werner Rocksmith e forse il meglio riuscito del fumetto, è stato ridotto al livello di un freddo tecnocrate interessato solo aalla sua nave? Oppure la cara Sally, nell'anime tristemente ridotta al ruolo di comparsa.

E poi, perchè diavolo Okochi ha sentito il bisogno di alternare parti dal DRAMA ai limiti del gratuito (i due gentori aspiranti suicidi, la backstory di Edelgard, e, per quanto riuscita, QUELLA scena sula Luna con Ai e Clare), a comic reliefs del diavolo come i FOTTUTI NINJA LUNARI (oh, di tutte le parti appena accennate del manga, proprio questa hanno dovuto approfondire! Trasporre invece il bellissimo omake con Goro su Marte o la visita di Tanabe ai suoi no, eh?), e il capo e il vicecapo della sezione detriti, davvero fuori posto.

Il finale. Premesso che non è del tutto colpa di Okochi e Taniguchi, perchè il 4° volume del manga all'epoca non era ancora uscito, non c'è il minimo paragone tra una conclusione della potenza devastante come il messaggio di Hachi all'umanità, il dialogo fra Werner e il prete sulla Terra e il finale dell'anime. Ed è un peccato, perchè l'idea di contrapporre una trama continua all 'atmosfera da slice of life del fumetto era ottima.

Ma anche facendo finta che il manga non esista, analizziamo l'anime in se e per se: d'accordo, Taniguchi ha avuto un paio di buone trovate (la regia, un interessante per quanto parziale approfondimento di alcune tematiche economico-politiche), ci sono episodi a sè validi, e la serie in generale scorre molto bene, non ci sono tempi morti, ma anzi, sopratutto negli ultimi episodi ho apprezzato la gestione dei cliffhanger. Credo però in ultima analisi, che la serie, che puntava molto sulle interazioni tra i personaggi, sia stata decisamente penalizzata dall'allargamento del cast, che ha finito per cadere preda di caratterizzazioni stereotipate e/o superficiali, per quanto ci si sia sforzati di non farli apparire tali.

El Barto ha detto...

Also, due pst scriptum:

1) Picchè avete tolto le categorie sceneggiatori / registi / designers? Ok che il layout le scazzava, ma erano semplicemente perfette (e poi l'ordine alfabetico non dovrebbe basarsi sui cognomi?) :(

2) Ho un nuovo anime da chiedervi di recensire: Skull Man, dello studio BONES. Sono a metà (l'ho iniziato per reazione, deluso dalla loro ultima "fatica", che manco vojo nominà) e m'ha già conquistato. Dategli un'occhiata appena potete ;)

Jacopo Mistè ha detto...

Grazie per l'impegno di aver scritto una disamina così lunga, ti rispondo per punti. :)

Non sono innanzitutto d'accordo sul vedere i due Planetes come la stessa storia solo perchè si reggono su vicende uguali rialborate: cambia il modo verso cui si pongono nei confronti dello spettatore e sul cosa vogliono dire, concettualmente sono molto diversi.

Il manga per la maggior parte del tempo è uno slice of life che racconta spaccati di vita dei suoi protagonisti senza alcuna continuity, discorrendo con semplicità di tanti temi ma facendo in modo che non risaltino mai ai fini della trama. Anche quando si crea nel finale quella sorta di "vicenda portante" (il viaggio di Hachi verso Giove) continua a mancare un filo conduttore coerente, il tutto si riconduce "solo" (tra virgolette perchè, beninteso, io adoro il manga) a continue storie di vita dal punto di vista di più personaggi.

L'anime ha una continuity solida. Riscrive segmenti del manga, ma inserendoli in un contesto politico-fantascientifico meticoloso e coerente, elevando la componente del terrorismo e dei problemi del terzo mondo a protagonisti principali per far crescere il ragazzo e Ai. Nella versione animata, quindi, si ravvisa una storia vera: il messaggio finale a cui giunge è lo stesso identico del fumetto (la maturazione ad adulto di Hachi), ma ci arriva con una struttura narrativa completamente diversa, riscritta da zero, imho geniale nella sua realizzazione.

Intermezzo finale Hachi-Ai: non ho trovato patetica o forzata quella scena, anzi m'ha commosso parecchio. Sensibilità diverse, sicuro, ma io odio visceralmente lo shoujo-tipo e non ho ravvisato nulla di quella smielatezza che dici XD M'è spiaciuto sì, in compenso, per la soppressione dell'episodio dei genitori di Ai.

"Vogliamo parlare dell'evoluzione del personaggio di Hachimaki (e non del suo rapporto con Ai), che è continua per tutto il manga mentre per la serie (che logicamente ha pagato il prezzo di un cast più allargato) si limita in maniera inevitabilmente superficiale all'ultimo terzo della serie?"
Mi viene solo da dire che il manga si compone di soli quattro volumi e che quindi la sua maturazione risulta per forza di cose meglio gestita e approfondita nella loro economia. Nella versione animata, again, mi è sembrato molto realistico come personaggio, dall'inizio alla fine: cinico e pieno di aspettative sul suo futuro, appena ha modo di avvicinarsi al realizzare il suo sogno si chiude completamente ed egoisticamente in se stesso fregandosene degli altri, coerentemente con la sua natura macchiavellica e ambiziosa. Non m'è sembrato per nulla innaturale in questo.

Su Blacksmith e Sally, giuro, non ricordo che fossero così diversi sul manga... Dovrei rileggerlo, però Blacksmith davvero mi sembrava fosse stato rispettato.

Sulle opinioni nel finale, io semplicemente l'ho trovato straordinario, forse m'ha fatto storcere il naso solo la "redenzione" di Claire in galera. Bellissimo anche quello del manga, ma appunto io ho saputo apprezzare la diversità della stessa storia narrata in modo diverso.

Jacopo Mistè ha detto...

Riguardo al mix di dramma e comico, che dire... In praticamente TUTTE le sue produzioni (escluso Ryvius, ma per certi versi anche lui) Taniguchi ha sempre sguazzato nel continuo susseguirsi di intermezzi demenziali con altri di una drammaticità esasperata... È una caratteristica della sua poetica, che può piacere o no, ma lui è fatto così e io mi pongo tra quelli che lo adorano per questo. Per questo odi Code Geass e di sicuro detesteresti in egual misura GUNxSWORD XD

Sulle tue domande:
1) Il catalogo c'è ancora, lo abbiamo tutto compresso in due nuove maxi pagine. Il perchè? Ovviamente, come hai intuito, per una migliore resa estetica della pagina XDD Sui cognomi hai anche ragione, però boh, personalmente mi piace di più così, che devo fare XD

2) Sarà di sicuro la prossima visione del Corà, è lui che si occupa di BONES, GONZO e GAINAX XD (anche se Rahxephon sarà mio).

PS Giusto il paragone con FMA, ma sbagliato con i tre Gits SAC, visto che sono storie completamente scritte da zero per l'occasione, non una rielaborazione (come nel caso di Oshii) di episodi del manga di Shirow.

Continua a seguirci, è un piacere stare un'ora a scrivere commenti XD

www.animefan.it ha detto...

Planetes è un buon prodotto, non un capolavoro.
I pregi:la regia di Taniguchi è dinamica e dettagliata. La storia è originale e pone tematiche interessanti, quali:la socializzazione in un contesto difficile e la solitudine in un mondo fatto di progresso

Difetti:sceneggiatura debole ed altalenante. La storia prende ritmo solo negli ultimi episodi, e, cosa grave, non approfondisce le dinamiche della vita nello spazio. Design che stufa, rendendo tutto molto piatto.

Simone Corà ha detto...

L’ho rivisto proprio poco tempo fa, rimanendone ahimè piuttosto deluso rispetto alla prima visione ormai datata un tre annetti addietro.

Il motivo, come dice anche l’animefan qui sopra, l’ho trovato in una sceneggiatura incostante e debole, soprattutto a livello dialogico. Difetti bene o male costanti, perché se a volte vengono nascosti dall’ottima componente politica o dalla costruzione narrativa complessiva, in altre occasioni affiorano in maniera fin troppo evidente (gli orribili episodi della troupe cinematografica clandestina o dei ninja – ché okay l’umorismo di Taniguchi, anche a me piace, ma qui è agghiacciate). Altri esempi possono essere quello di Rocksmith, come dice anche El Barto, personaggio davvero monodimensionale, affossato da esclamazioni infantili; oppure Claire, quando ripete un’infinità di volte quanto soffra per le disparità culturali del pianeta (concetto molto forte, come viene narrato, ma basterebbero i singoli momenti per imprimerlo nello spettatore, di certo non le sue inutili, inutili lagne).

In generale sembra quindi che, spesso, vi sia un bisogno estremo di sottolineare, di evidenziare concetti già di loro fin troppo semplici e “bonari”, riducendo la buona tridimensionalità dei personaggi in più banolotte, straviste due dimensioni. Allo stesso modo il finale è tremendo, un’assurda conclusione favolistica con Ai che aspetta addirittura un bimbo, pur con Hachi in partenza verso Giove!

Poco da dire sul resto (regia, realismo, politica, guerra e interazioni tra personaggi, lo sviluppo della trama, il crescente senso drammatico, la tipica, taiguchiana svolta cupa della seconda metà). Però però però…

Sig.Alvaro ha detto...

Uno dei migliori anime degli ultimi anni... finalemtne qualcosa di nuovo!!!

Lux ha detto...

Un Anime proprio bello bello. Non un sci-fi irrealistico ma molto verosimile sia negli aspetti tecnologici ( anche i motori a propulsione nucleare a confinamento magnetico di tipo stellarator ( ed in effetti e' presente un esemplare in giappone oltre che in germania)), che negli aspetti politici. La caratterizzazione dei personaggi l'ho trovata buona; almeno rispetto ad altri anime. Mi pare quindi tendente al seinen...
Magari pecca da un punto di vista delle musiche ( non le sigle opening - ending). Molti anime recenti usano musiche ricercate per sottolineare varie situazioni , amplificando l'empatia, il coinvolgimento.. pero' bello .. me lo sono goduto.
Ciao....

Jacopo Mistè ha detto...

Lieto ti sia piaciuto^^

Lux ha detto...

Una postilla .. effettivamente il finale , anche se bello "poeticamente" , e' un po' inverosimile, non e' che uno che sa di andare in missione per 7 anni decida di fare un figlio prima di partire... Poi non che sia stato d'accordo con il criticare il concetto di "revisione dei sogni a seconda delle possibilita' ...che alcune volte bisogna arrendersi". LA realta' ( a me e' capitato) invece ti mette anche alle strette e i sogni non si avverano...con buona pace di Tanabe. Poi sul fatto che tutto sia connesso , credo che derivi dalla tradizione scintoista. D'altro canto e' un animazione Giapponese ...

Cristian Maritano ha detto...

Grazie Mistè per avermela fatta scoprire, più avanti leggerò il manga, è veramente un gioiellino tutto da scoprire.

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