lunedì 3 dicembre 2012

Recensione: Angel's Egg (Tenshi no Tamago)

ANGEL'S EGG
Titolo originale: Tenshi no Tamago
Regia: Mamoru Oshii
Soggetto: Mamoru Oshii, Yoshitaka Amano
Sceneggiatura: Mamoru Oshii
Character Design: Yoshitaka Amano
Musiche: Yoshihiro Kanno
Studio: Studio DEEN
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 71 min. circa)
Anno di uscita: 1985


Impossibile, davvero impossibile fornire anche solo una singola chiave interpretativa per decifrare un film tanto ermetico come Angel's Egg. Lungometraggio di cui si possono rinvenire, nell'universo critico, ogni genere di interpretazioni, ma sempre tenendo per buoni, come fossero inoppugnabili, assunti sul senso di fatti e personaggi che, a guardare il film, non dovrebbero affatto essere dati per scontati. Ritiratosi dalla saga di Lamù la ragazza dello spazio (1981) dopo il "maledetto" Beautiful Dreamer (1984), Oshii, libero dai vincoli televisivi, idea, scrive e dirige, con l'apporto fondamentale del pittore/illustratore Yoshitaka Amano, il suo primo progetto originale, un radicale cambio di atmosfere rispetto alle avventure dell'aliena dal bikini tigrato: Angel's Egg. Il risultato dell'incontro creativo si esprime in un film estremo, visionario e lentissimo di settanta minuti che, nella sua pur breve durata, ha modo di configurarsi, insieme a pochissimi altri esponenti del periodo (soprattutto alcune produzioni di David Lynch come la saga di Twin Peaks ed Eraserhead), come una pietra miliare del simbolismo più oscuro e indecifrabile. Scontato un durissimo flop ai box office giapponesi1, batosta che precluderà per svariati anni, al regista, la fiducia dei produttori nei riguardi della direzione di altri lungometraggi cinematografici.

Il misterioso uovo che dà il titolo al film, accudito da un'altrettanto misteriosa bimba in un mondo da sogno dove città abbandonate, rovine, inquietanti sculture, foreste stregate e santuari distrutti convergono senza logica in un microcosmo surreale, rappresenta, forse, l'unica chiave per avanzare un qualche minimo tentativo di esegesi. In viaggio per chissà dove, la piccola incontra un uomo armato di una spada a forma di crocefisso (forse un guerriero, visto l'abbigliamento) che cerca il suo tesoro. Non si conoscono, si domandano continuamente chi è l'uno e chi è l'altro, e alla fine viaggiano insieme fino a raggiungere quella che sembra un'abbandonata Arca di Noè, luogo ove si compie il loro destino. Battezzato da una fitta pioggia che sembra diluviana, il loro solitario cammino intersecherà immagini da incubo, tra uomini-statua che cacciano le ombre di enormi celacanti volanti, cattedrali e architetture provenienti da chissà dove e dai colori annichilenti e altri numerosi, tretri scenari silenziosi. Lei vuole proteggere il suo uovo perché dentro pensa ci sia la vita, lui distruggerlo per dimostrarle che è vuoto. Pochissimi dialoghi, meno di due minuti totali di girato, forniscono le uniche, criptiche chiavi di lettura: il resto è da affidare alla filosofia dell'ermeneutica. Angel's Egg rappresenta un'esperienza ipnotica, che esprime senza mezzi termini uno dei cardini della poetica oshiiana e la filosofia dei primi OVA di quegli anni: il gusto estremo per l'estetica. La trama può all'occorrenza passare in secondo piano, essere puramente accessoria o, in questo caso, addirittura allegorica o inesistente, se l'attenzione dello spettatore è interamente rapita dalla suggestione grafica. "È impossibile capire la storia. Per il pubblico è meglio guardare il film per le immagini più che per i contenuti" conferma Amano2. Opinione condivisa da Oshii, che aggiunge che neanche lui saprebbe dare un senso a ciò che ha filmato3.


In aggiunta a questo, nel 1984, commentando Beautiful Dreamer, sempre il regista forniva un altro input preziosissimo ancora: "Gli spettatori non devono capire il film. Magari lo farai incazzare, ma se dirigi per te stesso, e riesci a esprimere quello che ti senti dentro, il pubblico pur non capendo almeno gradirà l'opera. Non serve comprenderla, se ti dà emozioni4." È una dichiarazione d'intenti che, seppur esagerata per il lungometraggio di Lamù, perfettamente comprensibile, trova totale fisionomia in Angel's Egg. È davvero facile smarrirsi, disorientati, nel giocattolo di Oshii e Amano.

Il design di quest'ultimo, fedelissimo al suo stile coniato a inizio decennio con le illustrazioni fantasy del ciclo letterario di Vampire Hunter D (e in futuro con la saga videoludica di Final Fantasy) e risaltato dall'alto budget, lascia senza fiato per la bellezza, coi suoi tratti  onirici e decadenti, sospesi tra influenze orientali ed europee e colorazioni ad acquerello. Sguardi apatici e acconciature filamentose dotate di vita propria collaborano nell'immergere di forza l'ignaro spettatore in un mondo affascinante, indefinito e privo di logica, più vicino a un maestoso quadro animato che a un film. Collaborano in questo senso anche le animazioni: poche, vista la regia di Oshii, pietrificata in lunghissime inquadrature immobili ritraenti giochi di sguardi e (interminabili) silenzi, ma strabilianti in dettagli impensabili come vestiti o capelli che si flettono realisticamente nei movimenti dei personaggi. Angel's Egg è un manifesto delle potenzialità sensitive che si riflette anche nelle poche ma evocative tracce musicali, crepuscolari,  o nei banali, ma al contempo incredibilmente affascinanti effetti sonori, come il rumore della pioggia o quello di acquitrini/pozzanghere che trasmettono un fortissimo senso di solitudine e minaccia. Menzione d'onore per i fantastici fondali dipinti da Amano, che tra paesaggi desolati e architetture misteriose trasmettono una sensazione da "fine del mondo" accrescendo il carisma artistico. Facilissimo, a tal proposito, ammirare a bocca aperta numerose ambientazioni che sembrano delle  cartoline, in special modo gli scheletri di dinosauri e animali che costellano i giganteschi saloni dell'arca di Noè.

Al di là della voluta, ricercata e ostinata lentezza espositiva, artifizio indispensabile per trasmettere le sensazioni di smarrimento e desolazione dei due protagonisti, ad Angel's Egg uno spettatore moderno potrebbe giusto rinfacciare una "trama" che non si può neanche definire tale, vista la mancanza anche solo di uno spunto di partenza, di un minimo indizio per provare a dare un senso al tutto. Nonostante tutte le interpretazioni che si leggono in giro, e che toccano esistenzialismo, nichilismo, scontro tra fede e religione (anche per effetto di simboli e citazioni della religione cristiana, a testimonianza dell'apprezzamento di Oshii per la Bibbia , letta fin da giovane tanto che da studente pensava di entrare in seminario5), volontà di potenza e chissà quante altre tematiche, immancabilmente sviscerate in ogni trattato della filmografia del regista, è quasi certa l'idea che in Angel's Egg non si debba per forza trovare un senso. L'idea di chi scrive è che in questo lungometraggio Oshii riversi tutte le pulsioni e gli stati d'animo, religiosi ma non solo, che sentiva nel periodo, raccontandoli per immagini non necessariamente legate tra di loro, ma, quale che sia il "senso" di Angel's Egg, rimane puramente accessorio, a discrezione di ogni spettatore, ma elemento di secondo piano, forse terzo: la forza dell'opera risiede proprio nel suo fascino oscuro.


Un ipse dixit finale di Oshii, infine, conclude tutto quello che c'è da dire sul film: "Tutti pensano che per risolvere i propri dubbi basta chiedere al regista. Non sono d'accordo. Ritengo che le risposte risiedano dentro ogni spettatore"6.

Voto: 8 su 10


FONTI
1 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 177
2 Brian Ruh, "Stray Dog of Anime: The Films of Mamoru Oshii", Palgrave Macmillan, 2004, pag. 47
3 Come sopra
4 Come sopra (a pag. 37)
5 Intervista a Mamoru Oshii pubblicata in "Anime Interviews: The First Five Years of Animerica Anime & Manga Monthly (1992-97) (Cadence Books, 1997, pag. 137)

6 Vedere punto 2, a pag. 58

6 commenti:

Anonimo ha detto...

Un'opera monumentale, in cui si esprimono gli elementi più tipici della psiche di Oshii, nella quale è palpabile la domanda "che cosè la vita ?" ed è forte lo spirito di alienazione del genere umano, incapace di comprendere se stesso e di imparare dalla storia (sia essa "reale" o "biblica") in attesa di una probabile "rinascita" (in riferimento all'uovo) attesa da chi è innocente (la bambina) e temuta da chi la teme (il soldato?).
Una delle espressioni massime dell'"arte anime", che rivaleggia (secondo me, giustamente) con 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick.

Anonimo ha detto...

"Ruffianeria intellettuale"... senti cosa mi tocca leggere riguardo ad uno dei migliori film d'animazione mai realizzati. Tenshi no tamago è un'allegoria dall'inizio alla fine, un quadro in movimento, che senso ha che ci debba essere una trama?

Inoltre, è un quadro che assume la forma che chi guarda gli da, è il soggetto stesso lo scultore che contribuisce a formarne il senso, è uno dei più grandi esempi di arte concettuale in animazione, e lo si snobba così... ma ve lo meritate davvero Myiazaki.

Jacopo Mistè ha detto...

Miyazaki forse.

Francesco Messina ha detto...

Questa nuova recensione e' molto migliore di quella precedente; inoltre nel libro di Brian Ruth sono contenute molte informazioni interessanti.

Jacopo Mistè ha detto...

Unico problema di quel libro è che si focalizza, come sempre, unicamente sugli Oshii più popolari in America, ignorando le opere meno famose (come Gosenzo-sama banbanzai!). :(

Francesco Messina ha detto...

Sì, oltre a quello le sinossi sono abbastanza prolisse e "spoilerose". Ma questo è un difetto comune a molti libri di critici yankee, anche il famoso "From Akira to Howl" della Napier ha gli stessi problemi, nonostante contenga delle analisi parecchio interessanti.

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