lunedì 10 dicembre 2012

Recensione: Steins;Gate

STEINS;GATE
Titolo originale: Steins;Gate
Regia: Hiroshi Hamasaki, Takuya Sato
Soggetto: (basato sul videogioco originale di 5pb & Nitroplus)
Sceneggiatura: Jukki Hanada
Character Design: huke (originale), Kyuuta Sakai
Musiche: Takeshi Abo
Studio: WHITE FOX
Formato: serie televisiva di 24 episodi (durata ep.24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2011
Disponibilità: edizione italiana in DVD & Blu-ray a cura di Dynit


Rintaro Okabe si definisce scienziato pazzo, sembra un megalomane arrogante e affetto da manie cospiratorie, ma in realtà è un semplice e innocuo inventore che, un giorno, scopre per caso un metodo per viaggiare nel tempo. Se regolato con attenzione, con determinati aspetti climatici e ambientali, il suo forno a microonde permette di inviare impulsi e segnali nel passato, alterandone la linea temporale e modificando istantaneamente, di conseguenza, il presente. Il mad doctor e i membri del suo staff non perdono tempo a inviare sms ai loro io del passato, ma cambiare gli avvenimenti può portare a tragiche conseguenze che, forse, potrebbero diventare punti fissi nello scorrere del tempo, e mano a mano che si addentrano nella meccanica dei viaggi temporali, vengono a galla misteri celati dal CERN e da un oscuro personaggio che avrebbe già viaggiato nel tempo anni prima…

Come accadeva per ChäoS;HEAd (2008), e, recentemente, con Robotics;Notes (2012), con i quali condivide il punto e virgola e l’incongruenza grammaticale, Steins;Gate nasce in origine sulle console di terza generazione come visual novel, tipologia di gioco che ben si presta a una trasformazione animata dato il prevalere della mole didascalica sul gameplay più classico a cui si può accumunare un videogame – la storia viene semplicemente letta su schermo, con la libertà di intervenire qualora ci siano delle opzioni di scelta influenzando in questa maniera l’avanzamento del plot -. Al di là della medesima linea temporale e di ininfluenti legami riguardanti alcuni personaggi, pochissimi collegamenti tra i titoli, tutti made in Nitroplus/5pb, che prima di arrivare in TV passano per l’inevitabile cartaceo con una o più serie manga, spesso cambiando autori tra un progetto e l'altro. Pure gli studios animati si scambiano il testimone, passando da Mad House e WHITE FOX per finire in Production I.G.

Le visual novel originali cercano di offrire una seriosità maggiore e una complessità più densa alla fantascienza, operazione che forse non riesce benissimo nella replica animata di ChäoS;HEAd smarrita in improbabili deliri fantasy, ma che in Steins;Gate trova aggancio perfetto per costruire una storia magnifica, capace di offrire un insolito punto di vista sui viaggi nel tempo e che, nonostante certo classicismo e tipici paradossi nella risoluzione generale, garantisce nel 2011 24 episodi + OVA (contenuto come extra nell'ultimo DVD) di grande scrittura e ispirata regia, personaggi memorabili e ottima fusione di stili. Siamo inizialmente dalle parti di una commedia sci-fi, lo spunto è in fondo la semplice scoperta per errore di un dispositivo che infranga le leggi fisiche e permetta il viaggio nel tempo, in questo caso uno strampalato forno a microonde. Differente è invece la soluzione relativa allo spostamento temporale: non si tratta infatti di un salto nel passato quello che compiono i protagonisti, bensì di un qualche meccanismo fisico che, una volta attivata la macchina, modifica il passato, alterando la linea temporale che porterà a una conseguente variazione del presente. Per la prima metà della serie non si parla quindi di viaggio fisico, un salto riconducibile al più conosciuto immaginario legato al viaggio nel tempo, ma di una simpatica, goliardica e ingenua manipolazione del passato da riaggiustare in un presente costantemente diverso con un complesso, cervellotico e minuzioso collegamento di eventi, perché se inviare nel passato i numeri vincenti della lotteria può comportare piccole modifiche nell’attuale presente, ben diverso può essere l’informazione che potrebbe salvare una vita umana, attivando quindi un butterfly effect che si rispecchia in personalità diverse, cambiamenti geofisici, alterazioni affettive, brutali omicidi, apocalissi, genocidi e persino cambi di sesso (!).


Sottolineata da un cupo intervento pianistico, che diventa leti-motiv della serie, la svolta, a metà opera, conduce Steins;Gate verso coordinate più seriose e prettamente classic sci-fi (scenari catastrofici, vere e proprie macchine del tempo, membri della resistenza, ecc). Gli intricati nodi iniziali si sciolgono in una maggiore linearità dove modificare e rimodificare il passato diventa vitale mentre i paradossi temporali si fanno più ricorrenti e meno stravaganti. Esempio perfetto è infatti il momento clou della storia, la risoluzione dell’omicidio nella puntata iniziale di Makise, reso tuttavia magistrale dalla splendida, splendida narrazione, che lo arricchisce di un background di avvenimenti sostanzialmente perfetto.

Per la maggior parte della storia ci troviamo in un solo scenario, la stanza/laboratorio di Rintaro Okabe, da lì partono gli sms che scombinano gli eventi precedenti riordinandoli in un presente sempre differente, avvenimenti commentati con enorme attenzione dialogica attraverso lunghissimi scambi di parole tra i protagonisti, che investigano, si interrogano, si deridono, si mettono alla prova con una notevole credibilità lessicale/comportamentale. La lentezza espositiva di Steins;Gate è caratteristica che tra le prima salta all’occhio, zero azione, addirittura nessuno spostamento fisico se non negli ambienti adiacenti (il negozio sottostante, il ristorante), soltanto un continuo dialogare tra le quattro personalità di spicco che vivono l’avventura e qualche amico, ed è proprio per mezzo dello straordinario lavoro narrativo di Jukki Hanada che l’opera funziona egregiamente. L’esuberanza dell’autoproclamatosi mad doctor è chiaramente motore trascinante dell’intera serie, il suo umorismo strabordante, la sua esagerata teatralità, le sue assurde manie cospirazioniste lo rendono protagonista eccellente e indimenticabile, che ben viene trattenuto, o spesso spinto nella sua esaltazione, dalla combriccola che lo circonda, la moe e cosplayer Shiina, il nerd Daru e la giovane scienziata Makise, personaggi che sfruttano certi topoi della cultura anime/manga per andare più in profondità, per offrire lati caratteriali più dettagliati e stimolanti che a loro volta permettono una maggior efficacia nel prorompente aspetto ironico della serie, che proprio sulle personalità dei protagonisti basa il vasto repertorio di battute (l’infinita serie di soprannomi che Kyouma affibbia ai suoi amici, per dirne una).


A uno script potente e dettagliato va aggiunta una regia assai personale e ricca di invenzioni, il lavoro a quattro mani di Hiroshi Hamasaki (Texhnolyze, 2003) e Takuya Sato è infatti dinamico e originale nella scelta delle inquadrature, nella gestione degli stacchi, nel muovere i personaggi con un ritmo e un’agilità che frantuma l’apparente immobilità di ogni episodio – merito, questo, anche delle ottime animazioni made in WHITE FOX, dettagliate e variegate nel dare importanza anche ai piccoli gesti di ogni personaggio -, e nell’espressività che traspare grazie al piacevolissimo chara design di Kyuuta Sakai. Sorprendente nella sua prima metà, meno stupefacente ma incredibilmente solida e forte nella seconda parte, Steins;Gate è opera di enorme impatto, che diverte e commuove a patto di entrare nei suoi meccanismi narrativi, che necessitano di una manciata di episodi per poter girare a dovere.

Voto: 9 su 10

PREQUEL
ChäoS;HEAd (2008; TV)

SEQUEL
Steins;Gate The Movie: Loading Area of Déjà vu (2013; film)
Robotics;Notes (2012; TV)

9 commenti:

Luca Miglioli ha detto...

Davvero una bella scoperta. Questa serie mi ha stupito per la sua originalità, per la sua freschezza, per la sua voglia di rielaborale un mondo (quello della sci-fi) molto spesso pieno di luoghi comuni e paradossi che si autorisolvono. In Steins;Gate ci sono numerosi riferimenti concettuali che spaziano dalla teoria della relatività alla meccanica quantistica alle teorie di Ried sulla memoria e sull'identità personale. Mi trovo d'accordissimo sulla recensione, poche altre opere di animazione seriale mi hanno tenuto con il fiato sospeso per quasi tutta la durata dell'opera; si prova quella sensazione mista di curiosità (scoprire come si risolverà l'intreccio) e di voglia di gustarsi con calma ogni puntata, ogni secondo, ogni frame per non farla finire troppo presto. Cambiare il passato per modificare il presente, è questo il mantra della serie: il futuro ci è solo raccontato, non svelato, è pieno di "infinite possibilità" come ripete Okarin nella puntata finale. E' un invito a vivere il presente nel pieno delle nostre capacità, sapendo che quello che è stato fatto rimarrà sempre così (Okarin che annulla tutte le D-mail) ma che pure l'idea di aver potuto avere o aver fatto un'altra scelta non sia del tutto così malsana e anzi aiuti ancor di più a capire le nostre attuali condizioni (il ricordo nei vari personaggi delle altre linee temporali). Se proprio vogliamo cercare il pelo nell'uovo, bè direi il finale: da inguaribile amanti degli epiloghi melanconici avrei preferito che la serie terminasse all'episodio 22, con Okarin che da lì in poi diventerà il fondatore della Resistenza nella lotta contro il CERN e il controllo della popolazione mondiale; però c'è da dire che la terminazione all'episodio 24 (e il successivo OAV) si inseriscono bene e senza forzature nella linea temporale denominata "Steins;Gate", anche se appunto è forse troppo buonista come conclusione. Comunque consigliatissimo e concludo ringraziando gli autori di questo blog che propongono con le loro recensioni numerose opere che, una volta viste, ci si chiede come si abbia fatto a rimanere all'oscuro e senza vederle per così tanto tempo. Grazie davvero, L Psy Congrue

Jacopo Mistè ha detto...

Grazie a te per i complimenti.
Circa la tua analisi, non ho visto l'opera in questione quindi lascio la parola al Corà. :)

Simone Corà ha detto...

Grazie a te del bel commento, devo dire che la serie ha stupito moltissimo anche me per freschezza e originalità, e anche nel finale la chiusura è secondo me perfetta, in fondo abbiamo pur sempre a che fare con una sorta di commedia, quel finale ci sta tutto. Non vedo l'ora di vedere il film :)

Godzilla86 ha detto...

Un'altra buona rece (finora di quelle che ho letto concordo su tutto), i miei sinceri complimenti.

Bella sorpresa nonostante la mia diffidenza dalle serie anime tratte da visual novel (che piu' delle volte non si prestano a un buon adattamento, o sono dei immensi spot per pubblicizzare la novel), questo invece e stato un colpo di fulmine già dal primo episodio.
Personaggi unici dal primo all'ultimo, difficile non simpatizzare per il Mad Scientist, o per la dolce Mayushi o per la tsundere Kurisu (e pensare che in media odio un bel tot di tsundere). Riuscito alternarsi tra commedia/science-fiction/dramma/slice of live/psicologico, buoni cliffhanger d'effetto durante tutta la serie che mantengono sempre viva la curiosità per il prossimo ep, e dulcus in fundo uno dei migliori compatti sonori dell'ultimo decennio.
Visto di recente il film, ottimo sequel che si presta bene e non danneggia nulla di quello narrato, e con nuovi sviluppi interessanti.

Simone Corà ha detto...

Grande serie, grande personaggi. E grazie che mi ricordi del film, temevo non uscisse più!

Enrico D. ha detto...

Diamine ragazzi, ma certe volte i giapponesi non irritano anche voi? Sinceramente non lì capisco delle volte, come se arrivato a un certo punto ci fosse un muro tra me e loro. Prendiamo questo Steins Gate. Ha dei meriti innegabili. Primo fra tutti riuscire a gestire in maniera quasi completamente coerente un fattore da sempre portatore sano di casotti incredibili, il viaggio nel tempo. Un protagonista simpatico e originale. Trama e suspance ben gestite. PERO'... però, però! Eh eh eh! Devono sempre metterci la ragazzina un po' (ad essere gentili) tonta, ma SEMPRE carina, che parla con quella vocettina stridula da bambina indifesa ED IN TERZA PERSONA (ripeto, IN TERZA PERSONA). E per fortuna la perversione della trincea maschile viene un po' limitata! Che il cielo lì fulmini, dannati! Dannati perché rovinano delle ottime opere con un fan service tanto idiota e puerile! Una storia d'amore come quella con Kurisu (una figura femminile accettabile) non bastava! No, no, troppo poco, mettiamoci un TRIPUDIO di insulti alla figura femminile (e cavolo, sta scrivendo un maschio)!
Risultato: amarezza, di nuovo. Per me, solo un 8. Dannati...

PS: ho già detto "dannati"? xD

Simone Corà ha detto...

Uhm, non sono molto d'accordo - io per primo odio molta animazione e cinema per il terrorismo che fanno attraverso la strumentalizzazione del corpo femminile.

Qui in realtà è più un gioco sul cliché all'interno dell'animazione stessa, un personaggio moe è chiaramente dispregiativo ai nostri occhi ma in Steins Gate, così come accadeva in Harui Suzumiya, è raccontato bene e ha un suo ruolo all'interno della vicenda: sarà una ragazza debole e bisognosa della presenza maschile (questa caratterizzazione in fondo dà il via a un determinata parte della storia) ma lei è conscia di questo e non è solo oggetto (insieme a Daru è la spalla comica della serie).

Inoltre, cosa fondamentale, non è la sola caratterizzazione femminile esistente: Makise, pur avendo radici tsundere, è un gran bel personaggio, molto più femminile di quanto ci si possa aspettare :)

Enrico D. ha detto...

Sarà una cosa mia, ma ogni volta che diceva quel "tu-tu-ru!" era come se mi trapanasse il cervello...
Per quanto riguarda Kurisu Makise, sono d'accordo come ho detto prima che sia un buon personaggio femminile. E ti dirò, è grazie a lei se sono riuscito ad andare avanti nella visione e godermi la serie, perché tra quella del "tu-tu-ru", l'altra coi capelli di sailor moon e quella che parla tramite SMS c'era da spararsi...

PS: non sono così convinto che sia "un gioco sul cliché all'interno dell'animazione stessa"... troppo facile...

Simone Corà ha detto...

Eh, però, sai, il gruppo protagonista è un insieme di loser, e i loser spesso nascono dai cliché, ci sta tutto per me l'utilizzo di questa tipologia di caratteri per quello che sono, cliché appunto.

PS: a me quel "tuturu" piaceva moltissimo, era fuori luogo e senza senso, ma crea un tormentone tutto su, un po' come "el-psy-congroo" :)

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