lunedì 30 dicembre 2013

Recensione: Nadia - Il mistero della Pietra Azzurra

NADIA: IL MISTERO DELLA PIETRA AZZURRA
Titolo originale: Fushigi no Umi no Nadia
Regia: Hideaki Anno
Soggetto: Hayao Miyazaki (non accreditato)
Sceneggiatura: Shigeru Morikawa
Character Design: Yoshiyuki Sadamoto
Mechanical Design: Hideaki Anno, Shoichi Masuo
Musiche: Shiro Sagisu
Studio: GAINAX, TOHO
Formato: serie televisiva di 39 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 1990 - 1991
Disponibilità: edizione italiana in dvd a cura di Yamato Video

 

Francia, anno 1889. Jean Roque Raltique è un giovanissimo, geniale inventore che sta partecipando con suo zio a prove di aviazione all'Esposizione Universale di Parigi. Quel giorno incontra per puro caso la bella trapezista Nadia, inseguita, insieme al suo cucciolo di leone King, da Grandis, Hanson e Sanson, tre malviventi interessati a rubare la misteriosa Pietra Azzurra che la ragazza porta al collo. Innamoratosi a prima vista di Nadia, Jean l'aiuta a fuggire e, con l'ausilio delle sue invenzioni volanti, inizia così con lei e King una lunga fuga che li porterà in giro per il mondo. In quest'odissea affronteranno più volte i tre malviventi, conosceranno l'indomito equipaggio dell'avveniristico sottomarino Nautilus, cercheranno di fare luce sui misteri della Pietra Azzurra, ma sopratutto dovranno affrontare le terrificanti mire di un nemico in grado di minacciare il mondo intero con avanzate tecnologie non di questo mondo: l'impero di Neo Atlantis...

Negli anni '70 Hayao Miyazaki scrive il progetto animato Kaitei Seikai Isshu (Giro del mondo in fondo al mare) e lo deposita alla società di produzione TOHO. Passa il tempo, ma per la produzione dell'anime sorgono problemi di cui non è dato sapere: finisce che il regista ne perde i diritti, ma ne riutilizza gli spunti in Conan il ragazzo del futuro e, nel 1986, in Laputa: Il castello nel cielo (nel quale confluisce quasi tutto il materiale, anche se da Jules Verne si passa ai mondi di Jonathan Swift). Vent'anni dopo, NHK non ha ancora sviluppato il progetto e decide di bandire un concorso di disegno per decidere a che studio d'animazione affidarlo. Pur con una situazione economica non rosea, la piccola GAINAX decide di accettare la sfida di realizzare una lunga serie televisiva e, vinto l'appalto con i disegni della sua star Yoshiyuki Sadamoto, realizza infine Nadia: Il mistero della Pietra Azzurra, serie televisiva che negli anni '90 assurge meritatamente a classico dell'animazione.

La sua è una notorietà sicuramente meritata: Nadia rappresenta la quintessenza dello spirito avventuroso delle opere di Verne, ma brillerebbe in tali termini anche senza Atlantide, capitano Nemo e Nautilus, avrebbe ugualmente tutti i numeri per dire la sua. Se, indubbiamente, fin dai primi istanti è difficile non trovare paralleli con Laputa viste le affinità incontrovertibili del soggetto (e queste somiglianze magari nella prima parte di storia fanno la loro parte nel presentare Nadia come una semplice variazione senz'arte né parte), dopo svariati episodi si inizia finalmente a inquadrarlo in termini più consoni, ad andare oltre le apparenze, a godersi gli accorgimenti che Anno e GAINAX hanno operato al soggetto originale ampliandolo, approfondendolo, dando una sentita caratterizzazione ai freddi miyazaki heroes originali. Nadia è forte, tanto più per la sua comunque piacevole trama, per l'umanità dei suoi attori, impeccabili nei dialoghi, nelle caratterizzazioni, nelle reazioni emotive che sono davvero perfette per la loro età. GAINAX opera un lavoro maniacale di caratterizzazione. Forse risulterà difficile provare empatia per l'amore dell'occhialuto Jean nei riguardi di una vegetariana intollerante, viziata ed egoista come Nadia, ma di sicuro i loro battibecchi su scienza contro natura, cinismo contro vita, carne contro verdura, per quanto infantili nelle argomentazioni, sono esemplari in realismo, tenore e spontaneità. Ma questo è solo un esempio, si potrebbero citare mille situazioni diverse concernenti qualsiasi argomento (i rapporti familiari e amorosi, ma anche l'elaborazione di un lutto) per attestare la bontà dialogica della sceneggiatura. Nadia è una serie animata che forse non brilla per personaggi particolarmente carismatici, ma di sicuro per la gioia di vivere che ispirano i suoi attori. Tanto che svariate sono le scene, drammatiche, comiche o anche romantiche, che rimangono impresse a fine visione grazie alla delicatezza di frasi o sguardi capaci di esprimere intensi sentimenti in pochi fotogrammi; o personaggi a cui affezionarsi come, appunto, Jean, Nadia e sopratutto il trio di ladroni formato da Grandis, Hanson e Sanson, che nonostante il loro stile di vita nascondono una profonda umanità.


Il sontuoso lavoro di caratterizzazione non deve comunque far dimenticare la caratura della trama, che sa catturare l'attenzione con la sua carica di energia, umorismo spassoso, inseguimenti spericolati, civiltà perdute, rivelazioni apocalittiche, invenzioni aeree e mobili che pescano dallo steampunk, futuristiche armi in grado di distruggere il mondo e, ovviamente, il sempre affascinante capitano Nemo e il folkloristico, inquietante vestiario della popolazione di Neo Atlantis, con queste minacciose maschere incappucciate che fanno tanto Ku Klux Klan. Ma non ci si può neanche dimenticare dell'altra faccia di Nadia, quella meno spensierata, che traccia una intensa storia di formazione, con Jean e Nadia che a contatto col mondo adulto, con il cinismo, la morte e il sacrificio, iniziano ad abbandonare la loro condotta di vita allegra e superficiale crescendo e maturando. È in questi frangenti che fanno capolino isolati, graffianti momenti tragici che lasciano il segno, proprio perché spesso avvengono all'improvviso, distruggendo il mood solare e spesso portando alla commozione (il primo incontro di Nadia e Jean con la piccola Marie). Sempre in questi momenti bucano lo schermo la regia di Hideaki Anno, creativa e capace di dare il massimo in momenti intensi e dramamtici, e le evocative musiche di Shiro Sagisu, a suo agio con tracce malinconiche che danno vita a una delle più belle soundtrack anime di tutti i tempi. Immortale anche la opening Blue Water, di un'epicità senza pari, e davvero espressivi i colorati di disegni di Yoshiyuki Sadamoto, perfettamente adatti a catturare la freschezza delle situazioni e la giovane età dei protagonisti. Basterebbero tutti questi meriti per sindacare senza mezzi termini un capolavoro, peccato per sbavature non trascurabili che penalizzano il risultato finale.

Se certo le similitudini con Laputa, almeno nella prima decina di episodi, sono così evidenti che ci vuole un po', come già detto, a individuare dove terminano i meriti di Miyazaki e dove iniziano quelli di Anno, non si può transigere sul traballante budget riversato da GAINAX, che ha le sue ripercussioni sulla cura grafica generale. Per lo studio, Nadia ha significato una lotta intestina per decidere se valeva la pena animarlo o meno visto che non tutti i vertici erano d'accordo: vince la fazione favorevole, solo che il lavoro porterà GAINAX a prosciugare, come temuto, le proprie finanze, costringendolo a chiedere la cooperazione alle animazioni a TOHO. Allo stato pratico, la cosa si nota nella cura non sempre impeccabile riversata nei fondali (brutti e mal fatti, purtroppo, proprio quelli sulla carta più evocativi, ad esempio le rovine della perduta civiltà di Atlantide), ma sopratutto in puntate disegnate in modo approssimativo, con le conseguenze più nefaste ravvisabili nel celeberrimo arco narrativo che inizia nell'episodio 23 e termina nel 34. Si tratta di 12 episodi puramente riempitivi, le cui animazioni sono affidate a uno staff esterno coreano e la regia a un rimpiazzo di Anno, Shinji Higuchi. Il risultato è atroce: la fiera di animazioni legnose e disegni così grezzi e mal fatti da essere addirittura inguardabili, per quasi cinque ore narrativamente ininfluenti e scritte coi piedi. Un grave smacco che ha anche il brutto compito, in quell'arco di tempo, di snaturare la caratterizzazione dei personaggi, ed è un po' difficile sorvolare su così tanti episodi che da soli occupano oltre 1/5 della serie.


Rimane che, anche con questo disastro e con una certa lentezza generale che talvolta fa rimpiangere l'assenza di un ritmo un po' più spedito, il valore affettivo verso Nadia e i suoi personaggi non viene mai meno, abbondantemente controbilanciato dai grandi momenti, registici ed emotivi di cui vive la serie, con le puntate importanti ai fini di trama sempre disegnate e animate in modo impeccabile. Grande serie davvero, che ha il merito, dopo averne prosciugato le casse, di donare fama e celebrità a GAINAX, contribuendo a legare il suo nome nel mito e a trovare nuovi fondi per videogiochi e creare animazione. A parere di chi scrive, la vera grande opera di Hideaki Anno.

Abbastanza inutile il lungometraggio successivo Nadia e il mistero di Fuzzy, animato da Group TAC senza l'apporto di Anno: puro brodo allungato. In Italia, come spesso accadeva negli anni '90, la prima versione italiana di Nadia, realizzata da Mediaset, soffre di un doppiaggio impreciso e numerose censure. Proprio per questo è fuorviante e stupido che Yamato Video, ridoppiando il titolo per l'edizione home video, invece che farlo dai copioni giapponesi si sia rivolta, per risparmiare tempo e soldi, all'adattamento americano che sicuramente è più fedele di quello mediaset ma mantiene frasi inventate di sana pianta e modifiche varie ai testi. Per chi si accontenta e vuole supportare l'ennesimo lavoro mal fatto della casa distributrice milanese...

Voto: 8 su 10

SIDE-STORY
Nadia e il mistero di Fuzzy (1991; film)

11 commenti:

Anonimo ha detto...

Una serie che, se anche prende meravigliosamente spunto dalle opere di Julio Verne e dalle "modus narrativo" di Hayao Miyazaki, riesce a brillare di luce propria, mostrando l'evoluzione dei protagonisti in parallelo alla trama, che tratta dello scontro tra natura e scienza, mostrando la doppia faccia di entrambe e la loro ambiguità, senza che l'una o l'altra riesca a prevalere, spingendo lo spettatore ad appassionarsi ad essa.
Una serie che continuo ad amare al contrario di Evangelion, inno al pessimismo e all'incapacità di reagire agli eventi intorno a se, limitandosi a subirne solo le conseguenze, senza volerli prendere in mano.

Anonimo ha detto...

M'hai fatto venir voglia di vederla :)

Enrico D.

Alberto Dolci ha detto...

Bella recensione, mi ha fatto pure scoprire alcune cose che non sapevo: mi sono sempre chiesto infatti il perché di quel blocco di episodi dai disegni molto approssimativi e relativa stagnazione della trama (eppure non me la sento di condannarli completamente vi sono parti che aprofondiscono i rapporti tra i due protagonisti che risultano anche interessanti e carine)

Rocket-Buddha ha detto...

No, non è possibile che anche l'edizione della Yamato soffra di un adattamento inesatto! Uffa, ma poi questa cosa, anche se detta, chi me la garantisce? No, perché poi sembra che sull'internet siano tutti esperti di lingua giapponese, per dire.

Jacopo Mistè ha detto...

Lo dicono traduttori ufficiali.

Ma a parte questo, i copioni americani di Nadia soffrono di qualche imprecisione qua e là ma non sono nulla di eclatante o capaci di rovinare la visione o rendere oscuri certi passaggi, non preoccuparti.
Sotto questo punto di vista, ci sono serie arrivate in Italia messe MOLTO, MOLTO peggio di Nadia (ad esempio Danguard che sto guardando in questo periodo). Ci metterei la firma affinchè possano godere anche loro dei dialoghi di Nadia. :(

@Alberto: qualche puntata della "saga delle isole" l'ho trovata azzeccata anche io, ma ce ne sono alcune talmente pessime che mi verrebbe voglia di distruggerle tutte. Che ne so, tipo quella dove Nadia, dopo 30 puntate in cui si innamora lentamente di Jean, lo dimentica all'istante per quell'altro indigeno appena conoscito... Si sente molto la mancanza di supervisione di GAINAX in quei frangenti.

Alberto Dolci ha detto...

Ah si mamma mia che schifezza! Avevo cercato di rimuovere mentalmente l'esistenza di cose come quell'episodio!!!

Rocket-Buddha ha detto...

@Jacopo: Ahahah! Quella tendo a confonderla con la sidequest dove Grandis incontra di nuovo il suo ex, da piccolo mi aveva divertito parecchio! Soprattutto perché mi ero molto affezionato al trio, che all'epoca mi colpì molto nel vederli cambiare da "banda di cattivi che non molla mai" a gruppo a fianco dei protagonisti.

Accidenti, se penso al primo giudizio che diedi alla prima puntata, bollata come una variante di Yattaman! E a quanto mi sorprese puntata per puntata! E quanto mi sorprese di nuovo dopo ben dieci anni di distanza! Ah!
Per me rimane tutt'ora l'esempio di serie d'avventura per eccellenza (pur con i suoi difetti, sia chiaro!).

Quasi quasi me lo riguardo, visto che la mia ragazza aveva lanciato la proposta tempo fa.

Faina ha detto...

Un capolavoro, senza se e senza ma.

Atalanta Altalena ha detto...

Grandissima recensione, complimenti! Io trovo che Nadia sia, insieme a Conan, una delle più belle serie mai realizzate. Io amo lo steampunk e Miyazaki, ma è verissima la considerazione fatta nella recensione circa la freddezza quasi stoica dei personaggi delle storie di Miyazaki a cui si contrappone la maggiore caratterizzazione e introspezione psicologica di quelli di Anno. I personaggi si mettono in discussione (tranne Nadia che viziata e prepotente è una protagonista anomala, che non suscita certo la simpatia del pubblico) hanno il merito di dare risalto alle grandi problematiche (ecologiche, morali, sociali)trattate da ambo i registi. Per quanto riguarda le puntate coreane, non ne ero a conoscenza ma avevo notato il cambiamento...la puntata in cui ciascun personaggio canta una canzone in cui racconta la storia attraverso il suo punto di vista non si può vedere. Mi fa vergognare ogni volta chee la guardo. Ora so perchè: grazie!

Jacopo Mistè ha detto...

Grazie a te per il bel commento! Grazie per aver letto e scritto! ;)

Anonimo ha detto...

Capolavoro senza tempo! La mia serie preferita, una storia coinvolgente, emozionante, graficamente stupenda e con una colonna sonora da brividi. Voto personale 10+

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