Formato: serie televisiva di 26 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Tomino non cambia il modo di raccontare le sue storie. In
Reconguista non c'è nulla di diverso da tutte le sue opere post-
Brain Powerd (1998); da quando, ossia, le sue produzioni, da "mainstream d'autore", sono diventate "d'autore" e basta, riservate a pochi eletti. Siamo sempre schiaffati con violenza dentro a un mondo con un setting politico e tecnologico complesso, che dobbiamo dedurre da soli seguendo con scrupolosa attenzione interazioni anche sin troppo realistiche tra personaggi, che vedono interrotta la loro routine dall'avvenimento che dà il via a tutta la vicenda. «Linee di dialogo come "ti amo" non vanno bene. È meglio "perché non mi guardi?", "ti sto dicendo di guardarmi!" e così via. [...] Anche senza spiegazioni verbali, i sentimenti dei personaggi possono essere compresi» diceva Tomino
3 qualche anno prima. Niente spiegazioni, ma anche niente voce narrante, niente flashback, niente facilitazioni, insomma niente di niente: la storia parte idealmente dando tutto "per scontato", come se chi guarda conoscesse il mondo di cui si parla come gli attori della storia. È un modo di raccontare d'altri tempi, unico ed elegante che oramai solo questo regista adopera, e che incentiva enormemente una seconda visione per far combaciare sempre più pezzi del puzzle. Queste cose si sanno: è inutile scoprire l'acqua calda oggi, magari come fa quella generazione moderna che ha conosciuto
Gundam con la hit mega-commerciale
Mobile Suit Gundam SEED (2002). Nessuno però, neanche dei suoi fan storici, si aspettava COSÌ TANTA carne al fuoco in soli 26 episodi, in quella che è comunque la più breve serie televisiva gundamica mai vista. Chi si ricorda
Mobile Suit Z Gundam (1985), con le sue 50 puntate di intrighi politici e milioni di fazioni e personaggi?
Reconguista è
Z Gundam in piccolo (o, da un altro punto di vista, ancora più in grande), ANCORA PIÙ intricato, ma con tutto racchiuso in metà dello spazio.
Con
Reconguista si sfondano limiti che nessuno aveva mai avuto il coraggio di superare, e penso che sintetizzarlo con alcuni numeri precisi, che diano perfettamente l'idea di ciò di cui si parla, sia illuminante: in questa storia di guerra lottano QUATTRO Stati, ciascuno diviso in due gruppi (idealmente uno moderato e l'altro bellicoso, a seconda dei propri ideali) per un totale di OTTO fazioni. Nel corso dell'avventura, quindi, in cui Bellri e il gruppo piratesco dell'astronave Megafauna viaggiano nello spazio alla scoperta dei segreti di Venus Globe, dei piani della Reconguista di Towasanga e di quelli oscuri di Cumpa Rusita (capo dell'esercito di Capital), avremo modo di seguire le macchinazioni politiche e militari di ben otto parti in causa. Ognuna appare di punto in bianco con poca presentazione (sta a noi dare un senso a tutto ascoltando i dialoghi-chiave, no?), si allea con un'altra per perseguire i propri scopi e poi è pronta ad abbandonarla dopo aver cambiato idea, per intrecciare i rapporti con la prossima e combattere con quelli che erano i precedenti amici. In questo modo, nel corso della trama, quasi tutte le parti in gioco si alleeranno e riaffronteranno con tutte le altre almeno una volta, a seconda di come gira il vento, in quello che si rivelerà un grottesco, incomprensibile "tutti contro tutti", tant'è che non saranno poche le volte in cui vedremo personaggi fondamentali della vicenda arricchire l'equipaggio della nave che era loro nemica fino a 20 minuti prima, salvo tornare sui propri passi magari la puntata dopo, in una eterna ragnatela di collaborazioni fulminee che si sciolgono come neve al sole, nate per mandare avanti una trama caoticissima che a un certo punto - non scherzo, sono amaramente serio - fa dimenticare gli scopi per cui parecchi di loro combattono, contribuendo alla sensazione di smarrimento e di essere sballottati ovunque da una sceneggiatura schizofrenica che impedisce di immedesimarsi con chiunque. Ironia finale? La serie è impostata fin dal principio per essere così breve, per fare fronte alla salute e all'età avanzata del regista (che pure ammette che se avesse avuto più forze, l'avrebbe fatta da 50)
4: i suoi 26 episodi non sono, quindi, certo frutto di bassi ascolti che hanno portato, come in passato, a un
accorciamento di puntate.

Raccontare bene le vicende e le motivazioni di così tanti personaggi e fazioni in così poco spazio è impresa semplicemente impossibile, e quel che è peggio è che ai problemi già discussi bisogna aggiungerne anche altri, sempre più grossi. Vogliamo parlare dell'enormità di Mobile Suit sempre più potenti che continuano ad apparire dal nulla, il cui possesso è dato a intendere o affidato a una frasetta buttata lì? Nelle fasi finali c'è da ridere per l'imbarazzante quantità di unità robotiche mai viste prima e che sono usate nelle battaglie conclusive. Vogliamo parlare dello sterminato numero di terminologie tecnologiche che servono non sempre a capire la storia, ma anche solo a identificare le fazioni in campo e i loro rapporti (le numerosissime astronavi che trasportano i gruppi di personaggi, alcune dal nome impronunciabile)? Del sadismo di voler complicare ancora più le cose inserendo doppiogiochisti e traditori nei vari gruppi? Delle milioni di cose proprio MAI DETTE e lasciate al solo intuito, che da un momento all'altro rendono nemici mortali personaggi che prima erano amici o che - ridicolo anche solo scriverlo - cambiano completamente personalità ad alcuni attori, in base a processi mentali a volte accennati e a volte neanche quello? Poi vengono le mazzate finali: il setting politico, enorme e onnipresente, a cui danno forma sempre più precisa eterni scambi dialogici, allo stato pratico non serve quasi a nulla (che ripercussioni hanno tutte queste informazioni da apprendere? I Kuntala? Gondowan? La bizzarra forma della Crescent Ship e della Kashiba Mikoshi al suo interno? Zero assoluto); complica solo, e tanto, la comprensione di un intreccio che, di per sé e senza tutti quei gruppi, sarebbe anche abbastanza lineare, ma così "nascosto" rimane indecifrabile. L'enorme cast, poi, è semplicemente fuori luogo dato che molti dei suoi elementi sono comprimari del tutto trascurabili, messi lì solo per alimentare le battaglie o accrescere il caos mentale (compresi quelli in primissimo piano, anzi specialmente proprio quelli, tra i quali vale la pena citare i più vistosi e al contempo futili in assoluto, Raraiya Monday e Aida Surugan, praticamente quasi dei co-protagonisti visto che hanno lo stesso
screentime di Bellri e dividono la scena con lui, eppure con qualche minimo accorgimento si potrebbe raccontare la trama rinunciando a loro in toto!).
Il regista, insomma, infarcisce la narrazione di attori inutili nella trama che
parlano tantissimo, tanto da morire, aggiungendo di episodio in episodio tonnellate di
dialoghi dalla non facile comprensione (racchiuse in
frasi-chiave dette una sola volta, come al solito per il
buon vecchio Tomino!), stracolmi di informazioni fondamentali per cogliere nella sua interezza un monolitico
setting che alla fine pure non è necessario conoscere, che anzi non serve quasi a niente. Semplicemente terrificante (viene quasi da piangere sangue e applaudire il regista, che in effetti qualche anno prima profetizzava "non creerò mai un lavoro in cui si capirà la storia ascoltando i dialoghi"!
5). Questi attori, inevitabilmente, plasmati sui soliti stereotipi-archetipi gundamici che ormai conoscono anche i sassi, sono tutti algidi e freddissimi e non ve ne è uno che ispiri un minimo di empatia o interesse visto che semplicemente non c'è tempo di dare loro colore con così tanta carne al fuoco da gestire.
As usual, poi, i loro comportamenti e le loro reazioni psicologiche sono surreali e sopra le righe, anche perché loro per primi, come lo spettatore, sono in balia degli eventi, sballottati da una parte all'altra in una guerra semi-incomprensibile di cui non capiscono niente, quindi spesso e volentieri sembrano andare per i fatti loro o seguire a caso un disegno divino che non tiene conto di un'adeguata analisi comportamentale (sconvolgente la "reazione" di un tale personaggio nell'apprendere di un certo legame familiare con la persona di cui era fino a poco prima innamorato!). C'è da domandarselo? Ovvio che chi seguirà fino in fondo
Reconguista non lo farà mai in quanto intrigato dalla storia: è impossibile trovare piacevole l'anime, visto che richiede un'attività mentale impegnativa (quasi da mal di testa!) e addirittura superiore alle prove del già citato Ikuhara per potersi destreggiare in quell'inarrestabile flusso di informazioni che spezzetta le battaglie, attività che non trova un'adeguata retribuzione visto il pathos inesistente del racconto. È più onesto dire che il motivo per guardare
Reconguista è giusto per il gusto della sfida, di riuscire a seguire il più possibile una serie così tristemente famigerata senza perdersi. I posteri forse condanneranno con inclemenza il lavoro, dandogli la colpa di essere la prima serie televisiva di un buon numero di episodi interamente scritta in solitario da Tomino, dal primo al ventiseiesimo episodio, da lui che non è affatto uno sceneggiatore professionista e si è sempre contraddistinto per script farragginosi e pieni di salti logici, ma è indubbio che, anche se sicuramente il "merito" di un simile caos spetta in primis alle sue limitate capacità, dubito si sarebbe potuto migliorare chissà quanto le cose con un altro al suo posto, tenendo per buona la complessità disumana della storia e il limitato numero di episodi a disposizione.
Spiace davvero che il testamento artistico del regista sia rappresentato (nello stesso anno in cui Hayao Miyazaki e Isao Takahata chiudono la loro carriera con due ottimi lungometraggi) da questo deludente
Reconguista, che rimpiazza così l'ottimo
∀ Gundam come capitolo conclusivo dell'epopea tominiana, anche perché di elementi pregevoli, seppur oscurati dal caos, avrebbe anche da offrirne. Parte benissimo, con tre episodi eleganti che da soli annientano il precedente, superficiale
Mobile Suit Gundam AGE (2011) rendendo addirittura interessante l'incipit; offre, come nelle ultime produzioni del regista e nonostante le atmosfere serie e i morti, una simpatica vena solare rappresentata da eyecatch esilaranti, ending "burlona", preview strafottente ("se non guardi il prossimo episodio non capirai niente della storia!"), Mobile Suit tra i più brutti e ridicoli di ogni tempo (compreso il Gundam protagonista dalle orecchie a coniglio!) e un un eroe insolitamente allegro e simpatico, perennemente di buon umore, lontano anni luce dai classici
Tomino heroes cinici e introversi che odiano gli adulti (e anche dall'antipatica buffoneria di un
Judau Ashta). In aggiunta, Tomino è anche geniale nel criticare l'Era Spaziale in un modo tale che certe considerazioni dei suoi personaggi assumono valenza meta-testuale verso la dubbia coerenza della linea temporale classica, data dall'eccessiva mungitura operata negli anni da Bandai (il finale pieno
di comprensione e speranze pacifiste di
Mobile Suit Gundam Unicorn, il cui OVA finale esce pochi mesi prima dell'inizio della serie, è
praticamente ridicolizzato subito, quando si dice che in quell'epoca e fino alla fine l'uomo continuerà a ripetere gli stessi errori finendo quasi con l'autodistuggersi, decretando il totale fallimento dei Newtype). Il setting politico e tecnologico, anche se una sua buona metà non serve a nulla e rende solo più confusionario tutto, è estremamente interessante e ben sviluppato (aiutano ancora di più gli approfondimenti usciti su riviste di settore che invito a leggere
6). Infine, tecnicamente bisognerebbe aprire un capitolo a parte:
Reconguista, con le sue animazioni di livello mediamente elevato, mantenute per buona parte della sua durata (fantastici il primo e gli ultimi episodi), i colori caldi e saturissimi e il design enormemente espressivo e ispirato (e per nulla modaiolo) di Kenichi Yoshida, probabilmente il migliore mai uscito dal suo pennino (e pazienza se sprecato per un cast così freddo) e che riflette il suo entusiasmo di poter tornare a lavorare con Tomino dopo
Overman King Gainer (2002), serie che ha adorato
7, visivamente fa la sua porca figura. Quanto potenziale buttato! La storia, nel suo scheletro, non sarebbe poi affatto male (molto bella l'idea di più fazioni che si scannano per poter essere gli unici a godere delle straordinarie tecnologie di un'epoca remota che noi appassionati di
Gundam conosciamo bene, e non mancano neanche alcuni momenti memorabili come la battaglia spaziale "oceanica" di Venus Globe o lo scontro con il Mobile Armor Yggdrasill), ma sviluppata in modo così poco emozionale, così denso di informazioni superflue/confusionarie e con così tanti personaggi-ghiacciolo, è solo una delusione.
Tomino cosa dice? Prima, che il suo lavoro è rivolto ai figli (in età pre-scolare o adolescenti?) di chi ha visto il primissimo
Mobile Suit Gundam (nonostante la serie sia trasmessa alle 2 di notte), e che il messaggio che vuole dare lo capiranno solo loro
8. Fortemente influenzato dal Disastro di Fukushima nella creazione di
Reconguista9, vuole sfruttare il medium del cartone animato per dire ai ragazzi che gli adulti non sono in grado di risolvere i problemi che essi stessi creano
10, che le nuove generazioni sono le uniche che possono evitare di compiere gli stessi errori dei loro genitori
11 (per questo neanche prova a rivolgersi a questi ultimi, non li ritiene proprio in grado di cambiare mentalità oltre i 30 anni), e che spera l'anime possa far riflettere loro sui problemi che li aspetteranno in futuro, quando dovranno fare i conti con la penuria di risorse energetiche
12. Insomma, un aggiornamento degli elementi narrativi e filosofici del cortometraggio
Ring of Gundam (2009), con idee assolutamente non di poco conto riprese, ancora una volta dopo
∀ Gundam, dal mai troppo criminalmente trascurato
Blue Gale Xabungle del 1982 (praticamente quelle principali, ossia il pianeta arretrato e distrutto governato da un'unica fazione con l'ausilio di tecnologie del passato, la storia del tabù tecnologico da non infrangere mai che rievoca la "regola dei tre giorni" degli Innocent, e addirittura il setting è molto simile, con la civiltà "avanzata" che vive nello spazio). Il mecha designer Akira Yasuda aggiungerà pure, nei primissimi tempi di uscita della serie, che l'entusiasmo che vi profuso dentro Tomino è enorme, addirittura più che in
∀ Gundam13. Tuttavia, una decina di puntate (e settimane) dopo, Tomino ammette per la prima volta che non ha saputo cogliere i problemi di script perché non ha voluto leggere i commenti degli spettatori (temeva di non essere più in grado di lavorare serenamente se teneva conto dei gusti
delle persone
14). Poi, si rimangerà tutto dicendo che è soddisfatto del risultato e che ha saputo (!) di bambini delle elementari che hanno capito bene la storia (!!)
15. E poi cos'altro? Verso le fasi conclusive della storia, accetterà il fatto che
Reconguista non lo ha capito quasi nessuno e si scuserà del risultato
16, aggiungendo che ha subito perso interesse per uno dei personaggi principali (e questo ha avuto ripercussioni sul suo "impegno" nella sceneggiatura) sin dalle primissime fasi, per colpa di dissapori con il resto dello staff sul fatto che quell'attore voleva mostrarlo andare a letto con una persona molto più adulta di lui
17. Finita la serie, prima il regista sfotterà tutti per l'ennesima volta, ammettendo sfrontatamente che quasi tutte le cose incomprensibili sono tali perché così le ha volute
18 e che bisogna focalizzarsi sulla trama più che sugli elementi di contorno (che rappresentano il 90% della storia), e infine, per concludere davvero in bellezza, colmo del colmo, rivelerà cinque mesi dopo la conclusione, scioccando davvero tutti (compreso il produttore, Naohiro Ogata), che
Reconguista è ambientato non prima di
∀ Gundam (come sempre scritto sul merchandise ufficiale e lasciato intendere fino a quel momento nell'anime), ma circa 500 anni dopo
19. Che dire, Tomino prigioniero del suo personaggio eccentrico e provocatore fino alla fine, peccato che prese in giro di tale portata si confacciano maggiormente a serie riuscite che a progetti così ambiziosi e così deludenti come
Reconguista. Purtroppo è andata così, e dubito altamente, per quanto ne dicano lui e Urobuchi, che la sensazione di caos e smarrimento sia una provocazione artisticamente voluta per spiegare ai bambini che non bisogna fidarsi delle guerre e dei disastri provocati dagli adulti, interessati a creare altri problemi ancora invece di cercare soluzioni concrete.