giovedì 29 ottobre 2009

Recensione: Mobile Suit Gundam

MOBILE SUIT GUNDAM
Titolo originale: Kidō Senshi Gundam
Regia: Yoshiyuki Tomino
Soggetto: Hajime Yatate, Yoshiyuki Tomino
Sceneggiatura: Hiroyuki Hoshiyama, Yoshihisa Araki, Masaru Yamamoto, Kenichi Matsuzaki, Yoshiyuki Tomino
Character Design: Yoshikazu Yasuhiko
Mechanical Design: Kunio Okawara
Musiche: Yuji Matsuyama, Takeo Watanabe
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 43 episodi (durata ep. 22 min. circa)
Anni di trasmissione: 1979 - 1980
Disponibilità: edizione italiana in DVD & Blu-ray a cura di Dynit


Era Spaziale, fine dell'anno 0079. Sono passati dodici mesi da quando Side 3, la colonia spaziale più lontana della Terra, dopo essersi ribattezzata Principato di Zeon ha dato inizio a una guerra d’indipendenza contro la Federazione Terrestre. I zeoniani sembrano ormai sul punto di vincere grazie alla superiorità tecnologica rappresentata dai loro temibili Zaku, ma qualcosa sta per cambiare: su Side 7 i federali pongono le ultime speranze di vittoria in una nuova linea di Mobile Suit, a cui fa capo il potente prototipo RX-78-2 Gundam. Attaccata dalle forze di Zeon sulla colonia, la Federazione affida il Gundam al civile Amuro Ray e all’equipaggio militare dell'astronave White Base, composto da personale inesperto e improvvisato (perlopiù amici/coetanei del ragazzo), con il compito di scortare il rivoluzionario robot fino al quartier generale di Jaburo, da dove sarà poi avviata la sua produzione di massa. Il loro viaggio sarà, però, irto di ostacoli e di battaglie, in special modo contro l’asso di Zeon, Char Aznable, la Cometa Rossa, misterioso ufficiale che nasconde la sua identità dietro una maschera.

Il parere del Di Giorgio

L'uscita in DVD ha finalmente permesso di godere nel migliore dei modi della serie animata di culto creata nel 1979 da Yoshiyuki Tomino, donandole una visibilità finora mai garantita dai confusi passaggi televisivi: forse la verità è che Mobile Suit Gundam ancora oggi risulta un cartoon troppo avanti rispetto agli standard settati dalle programmazioni impazzite del piccolo schermo italiano, per la ricchezza dei suoi contenuti e per la fitta continuity che rende ogni episodio un piccolo tassello di una storia più grande e perfettamente compatta (nelle intenzioni originarie di Tomino non a caso si nascondeva il desiderio di realizzare un film dal vero). Di più: Gundam è avanti anche rispetto alle aspettative dell’anime-fan medio, troppo spesso attento a classificazioni e a divisioni fra “tominiani” e non, e che per questo nel tempo si è preoccupato soprattutto di evidenziare la netta cesura che la storia marca rispetto alle serie robotiche classiche alla Mazinger Z (1972). Lo scenario stavolta è realistico e credibile poiché viene meno tanto l’elemento extraterrestre quanto il classico nemico che riverbera gli spettri della mutazione corporea (pensiamo ai cyborg mikenei di Great Mazinger, 1974), quanto un intreccio che affonda le radici nella Storia e nel Mito (il regno Jamatai di Jeeg robot d'acciaio o l’Impero dei dinosauri di Getter Robot). Allo stesso modo il robot (ribattezzato “Mobile Suit”, armatura mobile) è un modello costruito in serie all’interno di un contesto bellico dove vediamo le due parti in causa (la Terra e le colonie orbitanti) impegnate nella realizzazione di modelli sempre più potenti per la vittoria (quindi niente Istituti di ricerca sull’Energia Fotoatomica, Fortezze delle Scienze o laboratori privati di vario genere): il pilota quando combatte ha a disposizione un numero di colpi limitato, poche armi e un libro di istruzioni per capire quali sono i comandi. Tutto molto credibile insomma.

In realtà, se adottiamo una prospettiva più distaccata è facile rendersi conto di come Tomino, pur negando molte delle regole care al genere classico dei Super Robot, nello stesso tempo ne riutilizzi e ne affermi nuovamente molti cliché: ecco dunque che la White Base viene a porsi come moderna variante dei laboratori classici, o che il Gundam è comunque un robot di livello superiore dotato di una corazza inscalfibile e di prestazioni che lo elevano di parecchio dai modelli concorrenti, rendendolo unico e quindi non serializzato. E allo stesso tempo alcune delle sue armi (come le Spade Laser) sono tutt’altro che “credibili” se analizzate da un contesto scientifico. Inoltre, sebbene la vicenda rispetti la continuity, il Gundam è costretto ad affrontare una battaglia in ogni episodio, rispettando quindi la regola principale del genere robotico e non facendo venir meno spettacolo e tensione. Il discorso quindi non deve focalizzarsi troppo sulle regole o sugli schematismi narrativi perché l’originalità non è il fine della storia e il lavoro di Tomino ha ben poco di autocelebrativo o referenziale: l’obiettivo finale è infatti quello di prendere lentamente per mano lo spettatore guidandolo verso derive inaspettate, allo scopo di aprire una via che poi saranno altri (pensiamo alla saga aperta nel 1982 da Fortezza Super Dimensionale Macross) a completare per condurre il genere verso nuove coordinate.


D’altronde non si può pretendere che Tomino non abbia ossequiato alcuni modelli, come la saga di Star Wars (nonostante il regista abbia dichiarato il contrario, i debiti verso Luke Skywalker e soci sono troppo evidenti per poter essere smentiti), ma soprattutto è importante notare come abbia tentato di scardinare in modo progressivo la centralità del robot per imbastire un racconto dalla qualità squisitamente umana. In questo senso Mobile Suit Gundam applica alla saga di fantascienza un impianto tipico della soap opera o del feuilleton, mostrandoci protagonisti che imparano a crescere fra mille difficoltà, facendo i conti con le prime pulsioni amorose (pensiamo al commovente arco narrativo che vede coinvolti Amuro e Matilda, oppure a quello di Garma Zabi e Icelina), e i loro destini risultano a volte invischiati in complesse trame familiari che preludono a tragiche conclusioni (esemplare in questo senso il personaggio di Char).

Il vero snodo fondamentale è quindi dato dall’introduzione dei Newtype, super-individui che costituiscono la vera chiave per l’affrancamento dell’uomo dal suo robot (è infatti in quel momento che le prestazioni del Gundam diventano “lente” rispetto alla maturazione cui è raggiunto Amuro) e che perciò riafferma, insieme al messaggio di speranza per il destino dei popoli in lotta, anche la centralità dell’essere umano come creatura superiore: concetto da non intendersi secondo le interpretazioni più aberranti delle dottrine nietzschiane, e infatti sono i miseri umani di Zeon a fare proprie le teorie superomiste più radicali, diventando tragico spettro del nazismo. Viceversa siamo invece più vicini a uno spiritualismo di marca comunque laica e non strettamente religiosa, che ricerca nella realtà quotidiana alcune figure-guida che possano fornire un messaggio di conciliazione e pace (e anche in questo caso si può tracciare un altro parallelo con Star Wars e i Cavalieri Jedi). Il destino dei robot, insomma, è ormai segnato e trattandosi di un’opera di fantascienza, la reale sostanza iconoclastica del lavoro di Tomino risulta davvero significativa.

Voto: 9 su 10

Il parere del Mistè

Nel 1979 il regista Yoshiyuki Tomino fornisce uno scossone epocale al modo di raccontare una storia robotica in televisione. Se prima di quell'anno Planet Robot Danguard Ace (1977), L'invincibile Zambot 3 (id.) e le varie serie di Saburo Yatsude iniziano a svecchiare il genere dai cliché di tradizione nagaiana, donando maggiori sfumature ai cattivi, trattando in modo più realistico le situazioni e improntando di una timida continuity le storie, i 43 episodi che compongono Mobile Suit Gundam (42 nelle versioni internazionali, compresa quella italiana, per volontà del regista che disconosce ufficialmente il 15esimo) si spingono ben oltre, scolpendo personaggi estremamente umani, curati rapporti interpersonali e uccidendo definitivamente i rituali tokusatsu in favore di una progressione davvero serratissima della trama, che ricama con continuità, tassello dopo tassello, un intero mosaico, al punto che nessuna puntata può essere pienamente apprezzata senza aver visto le altre. Quello che il regista propone nel genere robotico è il primo, storico intreccio in perenne e fondamentale evoluzione, che nel tempo diventerà la norma ma che, a quell'epoca, non si era mai visto prima. Basterebbe solo questo a garantire l'immortalità dell'opera, ma Mobile Suit Gundam sa scavare molto, molto più a fondo, dimostrando anche una brillante eccellenza in maturità e contenuti.

L'intoccabile dualismo Bene/Male, quasi sempre rappresentato nelle serie robotiche da eroi che affrontano ripugnanti antagonisti, è dimenticato: Tomino e lo staff Sunrise raccontano una tragica guerra spaziale di indipendenza, in cui ogni fazione ha i suoi eroi e i suoi vigliacchi e i soldati si affrontano in virtù della propria ideologia. È un universo, quello rappresentato in Gundam, dove non esistono né buoni né cattivi, ma tutti si scontrano in quella zona grigia, a metà strada, dove si uccide per non essere uccisi. L’odissea della White Base, nel suo viaggio spaziale verso la Terra, è un susseguirsi di battaglie e di esperienze drammatiche: l’equipaggio di giovani civili, improvvisatisi soldati, forza i tempi della sua maturazione vivendo perennemente a contatto con morte, distruzione e disciplina militare. Gundam è il racconto delle loro storie di formazione, ma anche di conflitti generazionali: l'eroe Amuro Ray, gracile reietto, otaku ante-litteram, che prima di diventare pilota del Gundam vive chiuso in sé stesso, a trastullarsi con hobby e feticci elettronici che gli fanno dimenticare una vita priva di rapporti sociali e di diffidenza verso il mondo degli adulti, diventerà un uomo a contatto con la drammatica realtà della vita, uscendo dal suo guscio e rappresentando simbolicamente, con la sua crescita, le nuove generazioni che dovranno cambiare il mondo.

Quelle di cui Tomino si fa portavoce sono rivoluzioni concettuali che cambieranno per sempre la faccia dell'animazione (anche se non subito, come si vedrà più avanti), facendo spesso dimenticare anche le innovazioni proprie nel genere di appartenenza. Gundam significa infatti anche un nuovo modo di intendere i robottoni giganti cari alla cultura nipponica: la serie vede nascere l'idea del Robot Realistico, da contrapporre a quello derivazione precedente, rinominato così Super Robot. I mecha di Tomino, chiamati Mobile Suit e fortemente ispirati agli esoscheletri disegnati da Kazutaka Miyatake e Naoyuki Kato nella copertina giapponese del romanzo Fanteria dello spazio (1959) di Robert A. Heinlein1, pur dalle immancabili sembianze umanoidi, sono semplici, banali armi da guerra, alla stregua di un carro armato, prodotte in serie dall'industria bellica ed equipaggiate con un armentario verosimile (niente tornadi, fulmini, raggi termici o altre amenità, ma principalmente fucili, bazooka e granate): come tutti i macchinari, i Mobile Suit sono alimentati da carburante, hanno munizioni contate e si possono danneggiare in battaglia, per questo necessitano quotidianamente di ampie riparazioni ritrovandosi talvolta inservibili. Coerentemente con il realismo e in contrapposizione con i cartoni animati del passato, impensabile che il pilota senta il bisogno di urlare il nome delle armi che usa. Questa ricerca di verosimiglianza si ferma però alla teoria senza trovare completa applicazione nella pratica: le uniche unità realistiche sono quelle del Principato di Zeon, i verdi Zaku, mentre l'eroico Gundam alla fine è un super-prototipo di molto superiore ai suoi avversari, obbligato a vincere sempre per mandare avanti la trama. Questa grossa incoerenza sottolinea giustamente l'ironia di come il "merito" di aver creato il Robor Realistico Tomino non lo senta minimamente suo e anzi, lo faccia arrabbiare2, visto che l'idea deriva più che altro dai produttori, che hanno imposto i soliti robottoni per esigenze "giocattolose" e lui ha dovuto accontentarli, inserendoli e rendendoli sì più verosimili ma solo per adattarli alla sua trama - comunque surreali in una storia di guerra che, fosse stata per lui, si sarebbe combattuta con mezzi più verosimili3.


Gundam è tutto questo, ma anche di più. È la prima serie animata televisiva a creare un intero universo immaginario (se si esclude, in ambito cinematografico, il primo Star War) con la sua coerenza e le sue regole, dove gigantesche colonie orbitanti nel sistema solare, particelle Minovsky capaci di disturbare gli impulsi dei radar, eserciti dotati di personali rituali politici e date storiche disseminate lungo il corso di una gigantesca, precisa era temporale (la cronistoria precisa è scritta da un giovanissimo Shoji Kawamori e dai suoi amici4, non ancora professionisti), creano un mondo pulsante e privo di contraddizioni; è un’accurata trasposizione, nei rituali (i discorsi simil-nazisti dei gerarchi di Zeon) e nelle tattiche di guerra, della Seconda Guerra Mondiale; una forte critica al militarismo e agli orrori della guerra. Ma soprattutto, nella sua connotazione più importante e riprendendo il discorso toccato poco fa, Gundam non è (riprendendo le parole del suo creatore) e non vuole essere una storia di battaglie spaziali e robottoni, ma, stringando all'essenziale, una storia di comunicazione fra persone, vissuta dagli occhi del giovane protagonista, che, conosciuti diverse realtà e modi di pensare, diventa un adulto5. Anche spogliato delle connotazioni politiche e sociali l'opera ha molto da dire, merito di un dramma avventuroso che, pur semplice, lineare e pieno di artifici letterari degni di un romanzo d’appendice (l'affascinante antieroe mascherato Char Aznable, romantico punto di incontro fra la Maschera di Ferro e il Conte di Montecristo, disegnato volutamente, come il suo predecessore Tony Harken di Danguard Ace, con tratti femminili per avvicinare il pubblico delle ragazze6), è magistralmente sceneggiato e, per i suoi personaggi e l'impianto tragico, risulta, come ogni grande classico, pienamente avvincente anche a un pubblico odierno. Infine, Gundam può ben vantarsi delle sue ottime animazioni, della matura direzione di stampo cinematografico di Tomino (non riuscì a passare l'esame di ammissione per il lavoro nel cinema giapponese7, si rifà in animazione) e dell'espressivo e realistico chara design di stampo pittorico, a cura di Yoshikazu Yasuhiko. Menzione speciale anche per la colonna sonora di Yuji Matsuyama e Takeo Watanabe, puro stile anni '70, piena di motivetti epici e marziali davvero iconici.

Se si vuole cercare il pelo nell’uovo, si possono citare alcuni mecha un po' troppo "giocattolosi" e ancorati a una filosofia infantile (diktat del produttore Clover)8, e le conseguenze che ha la chiusura anticipata della serie: se inizialmente la durata prevista è di 52 episodi, alla fine l'opera è così avveniristica da allontanare il pubblico televisivo e segnalare bassi share (mediamente un 5.3%9) e scarse vendite di giocattoli, portando lo sponsor a togliere fondi e a costringere a un finale molto in anticipo sui tempi10. Questo significa, verso le fasi conclusive, una brusca accelerazione della storia, con gli ultimi avvenimenti e battaglie narrati con una certa fretta. Soprattutto, in questo modo viene a malapena introdotto - e in modo superficiale - il discorso del Newtype, l'Uomo Nuovo dello spazio (ispirato ancora a un romanzo di Heinlein, La Luna è una severa maestra, 196611), personificazione delle nuove generazioni uscite dalla Guerra che reca in sé, secondo il regista, la speranza di un rinnovamento del genere umano, più sensibile ai problemi sociali e capace di captare i sentimenti dei suoi simili. I problemi di Gundam sono tutti limati, qualche tempo dopo, dalla trilogia cinematografica (1981-1982) che riassume e migliora in modo impeccabile la storia: nonostante, per molti fan, questi lungometraggi siano così ben fatti da poter essere presi come valida alternativa alla visione della serie televisiva, a mio parere non si può sottovalutare quest'ultima che, pur coi suoi difetti, rimane un capolavoro, il cui successo (tardivo) cambierà per sempre la faccia dell'animazione - con buona pace di Tomino, che, insoddisfatto fin dall'inizio dalle ingerenze degli sponsor e dagli obblighi contrattuali in fatto di battaglie e robot, si improvvisa scrittore e scrive, in contemporanea con la trasmissione televisiva, la stessa storia con notevolissime differenze e un diverso sviluppo dell'intreccio, accentuando i lati adulti della vicenda e sviluppando così 3 pregevoli romanzi (di cui consiglio caldamente la lettura, a patto che non sia la pessima edizione italiana di Kappa Edizioni, del tutto sprovvista di punteggiatura). Visione imprescindibile per qualsiasi animefan degno di tal nome.

Nota: una tragedia la storia dell'opera in Italia. Sunrise, appreso che Gundam e il precedente Zambot 3 sono stati trasmessi nelle nostre frequenze in modo illegale, senza pagare una lira di diritti, deciderà di "punirci" disinteressandosi totalmente al nostro mercato, guardandolo con diffidenza, antipatia e poca voglia di investirci risorse per far conoscere i suoi titoli futuri. La questione si radicalizzerà negli anni '90, quando la rivista italiana Japan Magazine pubblicherà, sempre in modo illegale, gli anime comic di Mobile Suit Gundam F91 (1991), e anche questo verrà scoperto dallo studio12. Il mancato arrivo nella nostra penisola di tutti i futuri (e numerosi) grandi titoli Sunrise, ovviamente adagiati sulle rivoluzioni concettuali inaugurate da Gundam, creerà un enorme danno culturale al pubblico italiano, che negli anni '90 saluterà Neon Genesis Evangelion (1995) come serie robotica epocale pensando che sia la prima a prevedere un intreccio dalla fortissima continuity e una forte enfasi su storia e personaggi (al punto da credere, erroneamente, che prima di lei non esistesse nulla di simile). È da questa ignoranza sull'argomento che si può probabilmente arrivare a ipotizzare il forte disinteressamento delle nuove generazioni di spettatori al genere mecha, molti di essi propensi a credere che il cult GAINAX sia stato il principale innovatore del genere. In compenso, seppur lentamente, almeno la situazione di Gundam si sbloccherà, per arrivare in tempi abbastanza recenti a una completa “riappacificazione” tra le parti: nel 2001 Mediaset acquista l’alternate universe Mobile Suit Gundam Wing (1995) e nel 2004 Mobile Suit Gundam e il suo seguito Mobile Suit Z Gundam (1985). Per l’occasione Tomino impone alla prima serie un ridoppiaggio con un cast di alto livello da lui stesso scelto (tra i nomi, anche Luca Ward): paradossalmente, pur decisamente più fedele all’originale, questo nuovo doppiaggio presenta, come spesso recentemente accade, voci svogliate e poco convincenti. Per questo consiglio, per usufruire nel miglior modo possibile dell'opera, l’audio giapponese con sottotitoli, rimediabili nei DVD ufficiali a cura di Dynit.
Mobile Suit Gundam Thunderbolt (2015-2016; serie ONA)
Mobile Suit Gundam: The 08TH MS Team (1996-1999; serie OVA)
Mobile Suit Z Gundam (1985-1986; TV)
Gundam Neo Experience 0087: Green Divers (2001; corto)
Mobile Suit Gundam ZZ (1986-1987; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn (2010-2014; serie OVA)
Mobile Suit Gundam Unicorn RE:0096 (2016; TV)
Mobile Suit Gundam Unicorn: One of Seventy Two (2013; corto)


FONTI
1 Booklet "Mobile Suit Gundam Enciclopedia 1" (allegato al primo DVD Box di "Mobile Suit Gundam", Dynit, 2007), "Intervista a Yoshiyuki Tomino, pag. 34-35. Confermato dal mecha designer Shoji Kawamori, facente parte dello Studio Nue in cui hanno militato Miyatake e Kato, alla pagina web http://www.forbes.com/sites/olliebarder/2015/12/10/shoji-kawamori-the-creator-hollywood-copies-but-never-credits/#53d925661683. Confermato anche dal mecha designer ufficiale della serie, Kunio Okawara, in pezzi di una sua autobiografia tradotti su 4chan alla pagina https://desuarchive.org/m/thread/14468515/#14469981
2 Volume 3 di "Overman King Gainer", "Yoshiyuki Tomino e King Gainer: Un nuovo eroe nato per superare i limiti di Gundam", d/visual, 2008
3 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
4 Vedere l'intervista a Kawamori citata nel punto 1
5 Riportato nel Roman Album di "Mobile Suit Gundam" pubblicato nel 1980, a sua volta postato sul forum Gurendaiz da Garion-Oh. http://www.gurendaiz.it/forum/index.php/topic/60418-choujikuuyousai-macross-tv-series-ai-oboeteimasuka-flashback2012/?p=921193
6 Saburo Murakami, "Anime in TV", Yamato Video, 1998, pag. 66
7 Vedere punto 1, a pag. 33
8 Tutte queste informazioni sono riportate nelle pag. 25-27 del report "Japanese Animation Guide: The History of Robot Anime", rilasciato nell'agosto 2013 dall'Agenzia di Affari Culturali giapponese. Rimediabile (parzialmente) tradotto in inglese alla pagina web http://mediag.jp/project/project/robotanimation.html
9 Sito web (in giapponese), http://toro.2ch.net/test/read.cgi/shar/1336141685/
10 Booklet "Mobile Suit Gundam Enciclopedia 2" (allegato al secondo DVD Box di "Mobile Suit Gundam", Dynit, 2007), pag. 9
11 Kappa Magazine n. 1, Star Comics, 1992, pag. 60
12 Tutto questo è riportato nell'intervista a Masuo Ueda, direttore di Sunrise, pubblicata a pag. 46-47 di Mangazine n. 18 (Granata Press, 1992)

21 commenti:

stefanoventa ha detto...

Amen :)

simone corà ha detto...

Alleluia, fratello, alleluia!

Anonimo ha detto...

grande gundam e grande di giorgio, by gianluca biondo

Emilio ha detto...

Ciao a tutti,

io non sono un esperto e nemmeno un grosso frequentatore di anime, anche se di recente ho avuto modo di recuperare varie cose, e in questo il vostro blog mi è stato di grandissimo aiuto.

Mi trovo più d'accordo con Mistè che con Di Giorgio. Il parallelo con Star Wars mi pare rivelatorio. Nella sostanza le due opere mi sembrano agli antipodi. Le analogie, che pure ci sono, si fermano a un livello assai superficiale: il robottino Haro, una certa aria tedesca nel design delle uniformi di Zeon e dell'Impero, e poco più. Il confronto fra Jedi e Newtype, invece, mi pare perfetto per apprezzare la distanza fra le due opere.

In Star Wars i Jedi servono a inserire la componente magica e fantastica in qualcosa che somiglia molto a uno “sword and sorcery” di ambientazione spaziale. La portata etica della Forza è molto limitata e presentata in termini di una rigida contrapposizione fra un lato chiaro (buono) e un lato oscuro (malvagio). Questo è riflesso nello scenario generale: i Ribelli sono belli e buoni, l'Impero è brutto e cattivo.

In Gundam i Newtype svolgono un ruolo poetico centrale. Sono la metafora della comprensione a livello individuale e collettivo. Lo stallo strategico di cui parlano le intro di MSG è anche uno stallo morale. In nessun momento lo spettatore di Gundam è rassicurato sul fatto che le due parti in causa siano l'una buona (Federazione) e l'altra cattiva (Zeon). Per ogni alleato valoroso, la storia ci mostra un antagonista che non è da meno: si pensi alle due coppie Matilda e Woody / Ramba e Hamon. Anche quando ai vertici si trovano figure di qualche valore (Revil e Degwin Zavi), sono incapaci di governare la tragedia che gli è sfuggita di mano. Questa ambiguità morale di MSG mi sembra ancora oggi coraggiosa e non banale. Per molto pubblico specie se abituato alla tv e al cinema occidentali è tuttora qualcosa di disturbante: non a caso il doppiaggio ufficiale americano dell'intro della serie attribuisce i crimini di guerra alla sola Zeon, e non a entrambe le parti come era implicito nell'originale.

In questo scenario i Newtype rappresentano l'utopia della comprensione senza ostacoli, dell'apertura all'altro e del superamento delle passioni egoistiche. Ma l'ambiguità morale è ribadita dal fatto che proprio i Newtype vengono impiegati come armi, un ingranaggio tra gli altri nella macchina tragica della guerra.

In termini per così dire poetici mi sento di affermare che siamo su tutt'altro piano. Secondo me la trilogia cinematografica di MSG, che rimedia a molte limitazioni tecniche e produttive della serie, è una space opera che ha molto da insegnare a Star Wars e probabilmente anche a Star Trek.

Jacopo Mistè ha detto...

Gran bel commento Emilio!

Ti sei rivolto a Rodan e quindi sarà lui, se vuole, a risponderti, detto questo una certa affinità tra Star Wars e Gundam la vedo anche io, ma più che altro riguardo alla cura meticolosa nell'universo immaginato e nel senso della spettacolarità (molto più marcato nei Gundam successivi, tant'è che sono il primo a consigliare a tutti Gundam SEED come uno Star Wars animato) che per reali affinità concettuali.

Dissento cmq sul fatto che i Jedi rappesentano l'elemento "fantasy" di SW, alla fine il loro ruolo lo trovo affascinante, sospeso su quel dualismo bene/male la cui inclinazione porta al Lato Oscuro o alla Forza. Li trovo giusto l'unico elemento veramente comune con Gundam, in quanto anche loro, a seconda dell'uso che si fa delle loro capacità, possono diventare salvatori o nemici dell'umanità (senza contare che anch'essi ottengono quei poteri in base alla predestinazione).

Semmai, come hai detto tu, in Gundam non c'è una netta contrapposizione buoni/cattivi come invece c'è su SW (a onore del vere anche lì, sopratutto nella nuova trilogia cinematografica, si tenta di analizzare le ragioni di chi combatte dalla parte del Lato Oscuro, ma alla fine il solo chiamarlo così ben enuncia la presa di posizione di chi scrive e dirige, cosa che invece non si può dire con le condivisibili mire indipendentiste di Zeon!).

Felice ti esserti stati utili con le nostre recensioni, ancora grazie! ;)

Emilio ha detto...

Grazie a voi!

Anonimo ha detto...

E' un pò una pizza 'sto disco rotto che compare in una recensione sì e una no di seguire gli anime in giapponese coi sottotitoli.
Coi sottotitoli ti perdi la metà delle immagini, e con tutte le produzioni inedite in Italia e recuperabili solo in fansub è davvero inconcepibile lamentarsi di un (ri)doppiaggio italiano discreto come quello di Gundam.

Un prodotto doppiato nella NOSTRA madrelingua è doppiamente coinvolgente per uno spettatore medio rispetto allo stesso sottotitolato.
Certo, sempre se non siete otaku incalliti...

RyOGo ha detto...

@Anonimo
Ogni appassionato VERO di cinema apprezza sempre la recitazione originale, non dico che un ridoppiaggio non possa essere bello, ma appunto è la lingua originale che è quella autentica.

Comprendo che a molta gente (la maggior parte) apprezzi di più le serie doppiate, ma non chi ama il cinema e l'animazione, alla fine ormai coi videogiochi siamo abituati ai sottotitoli, non cambia molto se seguo così una serie che amo.

Trovi più coinvolgente le serie doppiate? Ottimo, hai pure la doppia scelta con Gundam, ma dire che doppiato è oggettivamente meglio è l'opinione di chi non è interessato alle voci e alla recitazione con cui una serie o un film sono pensati dagli autori originali, quindi a MIO parere non è da amanti di film e animazione.
E non è che chi si guarda i film americani coi sottotitoli sia un otaku...

saretta13581 ha detto...

@Anonimo: la tua è la classica dichiarazione da italiano medio (e pigro) che trova un vanto nel sbandierare la propria ignoranza e tracotanza contro le lingue straniere, quel "nostra" scritto così in maiuscolo mi dà la stessa impressione delle corde di violino che stridono. Il vero appassionato di anime preferisce il doppiaggio originale e sai perchè? Perchè i doppiatori danno più enfasi e recitano ogni battuta con la dovuta intonazione, mentre molti (non dico tutti, perchè sarei ingiusta) dei nostri doppiatori recitano svogliatamente come se stessero facendo un favore al pubblico e non come se stessero facendo un lavoro per cui sono profumatamente pagati. Poi questa non l'ho capita: "Coi sottotitoli ti perdi la metà delle immagini"...scusa, ma hai problemi alla vista? Dico, i sottotitoli sono composti da frasi brevi, non mi sembra che ci vogliano tredici minuti (la durata media degli episodi è di 25 minuti) per leggerli tutti, a meno che non fai le elementari e ci metti tempi biblici anche per leggere una frase. Detto ciò, ora parti pure con il tuo repertorio di insulti. PS: Sono immatura, cinica, ipocrita e rompipalle...E ME NE VANTO!

Simone Corà ha detto...

Allora, caro anonimo (ma un nome no?, anche solo per riconoscerti, eh).

Se preferisci la comodità alla qualità è una tua scelta, nessuno impedisce agli spettatori di guardarsi gli anime come preferiscono (anche se faccio davvero fatica a capire come ci si possano perdere le immagini leggendosi i sottotitoli). Vuoi vederle in italiano? Okay, nessun problema, buon per te.

Il punto è un altro.

Con questo blog cerchiamo di analizzare gli anime nel modo in cui sono stati concepiti (e qualsiasi opera dovrebbe essere così analizzata, da questo scaturisce il nostro rigetto per ogni forma di doppiaggio, che è uno dei mali più grandi dell'industria cinematografica). A noi interessano le voci originali, le interpretazioni originali, i toni originali, i dialoghi originali nei modi in cui gli autori hanno voluto che fossero, e dato che AA è destinato più agli appassionati che agli spettatori occasionali (dei quali però, come dimostra qui sopra Emilio, ci fa sempre enorme piacere ricevere visita e addirittura complimenti), è chiaro che ciò che consigliamo è ESCLUSIVAMENTE in lingua originale, perché solo così un'opera può essere pienamente apprezzata.

Detto questo, sei pregato ancora una volta di moderare i termini, altrimenti tuoi futuri commenti non saranno presi in considerazione.

Alberto Dolci ha detto...

Beh non è che Anonimo, non abbia anche qualche ragione. E'appurato che sicuramente molti doppiatori italiani di fronte ad un anime "seriale" sesso prendono il lavoro in maniera svogliata e senza la necessaria passione che serve per fare bene (qualsiasi tipo di lavoro tra l'altro) è anche vero che nella maggior parte dei casi il doppiaggio originale risulta essere il migliore... ma pure io personalmente (per quanto valga la mia opinione) non amo i sottotitoli: mi spiego, se la lingua originale è l'inglese o qualche altra lingua che conosco bene, preferisco sempre la versione originale e me ne infischio bellamente della NOSTRA lingua(che è una lingua come un altra), di giapponese però non so nulla.(o meglio la mia conoscenza è ridotta a circa un centinaio di kanji e relativi suoni e ad una parte esigua della grammatica) per cui nel momento in cui mi trovo ad ascoltare le voci originali, pur con i sottotitoli che mi fanno capire cosa i personaggi si stanno dicendo, non riesco assolutamente ad apprezzare la recitazione... per il semplice motivo che sento il bisogno di capire la singola parola e non il senso complessivo: per cui in definitiva se possibile preferisco un doppiaggio (purché perlomeno decoroso)l'altro svantaggio dei sottotitoli è proprio la completa attenzione che devi dedicare all'anime/film , forse non è bello a dirsi ma tante volte dopo una giornata di lavoro e con poco tempo a disposizione puoi anche voler seguire un anime girando per casa mentre mangi o mentre riordini e pulisci cioè senza guardare sempre fisso lo schermo ma ascoltando ciò che i personaggi si dicono: io spesso non ho il tempo materiale di sedermi comodo e guardarmi la serie... detto ciò bene fanno i recensori ad indicare quando un doppiaggio non è un granché

Jacopo Mistè ha detto...

Apprezzo il tuo educato punto di vista Alberto, e ti dirò che, nonostante io viva sopratutto di jap + sub, lo trovo anche molto condivisibile.

Il problema in Italia è uno solo: nella "maggior" parte dei casi i doppiaggi di anime pre-2000 sono ZEPPI di strafalcioni inventati, e quello recenti sono più fedeli ma, allo stesso tempo, recitati male.

Capisco che alla fine capire bene il senso di tutte le frasi possa essere meglio di un'intensità recitativa mediocre, ma ci sono alcune opere che in originale pongono molte frecce del loro arco sopratutto sul doppiaggio (Code Geass e Toradora ad esempio), quindi vederle deturpate proprio lì fa scemare anche di parecchio il loro gradimento...

akuma ha detto...

La cosa "comica" (si fa per dire) è che se da un alto la qualità delle traduzioni e la cura nell'adattamento è andata migliorando con il tempo, dall'altro mi sembra che il doppiaggio sia di qualità mediamente inferiore rispetto al passato, in particolare le recitazioni mi sembrano più piatte ed anonime.

Una cosa che in generale mi lascia spesso perplesso (sia ora che con le vecchie traduzioni) è quella degli abbinamenti personaggio/doppiatore.
Tipico l'esempio di personaggi "duri e spietati" con le solite voci troppo delicate, o il fatto che personaggi di 20 o di 50 anni abbiano sempre lo stesso timbro di voce.

Mi ha sorpreso al riguardo il doppiaggio inglese/USA degli anime degli ultimi anni.
Non so a livello di fedeltà dei dialoghi come siano, ma le voci sono mediamente molto più azzeccate delle nostre.

Ascoltate ad es. Dutch di "Black Lagoon" o Huang di "Darker than Black"

I vecchi bavosi hanno voci da vecchi bavosi, le gnocche hanno voci sexy, i bambini non hanno voci in falsetto, i duri hanno voci profonde e così via...

Considerato che gli americani non hanno certo una grande tradizione nel doppiaggio direi che il risultato è notevole.

Martin Eden ha detto...

Commento sempre in spaventoso ritardo anime vecchi e classici, ma ammetto ( un mio amico voleva fustigarmi) che soltanto ora sono riuscito a vedermi tutto Gundam 0079. Allucinato da quattro puntate a sera più una di Toradora per riprendermi da tanta bellezza sci-fi. Posso dirlo: Gundam è la miglior serie sci-fi mecha di tutta l'animazione giapponese, ho visto tanto e letto tanto su mecha, sono passato da opere come Giant Robot, Nagai, Tomino ( giovane) e anime mecha degli ultimi anni ( mi sono visto pure monnezza indicibile), ma mai avrei pensato di vedere un anime con una cura dei dettagli cosi spaventosa nel descrivere e creare un mondo fantascientifico, anche perchè negli anime di solito c'è scarsa attenzione nel creare un contesto ben definito dove si muovono i personaggi,limitandosi a copiare da altri anime più blasonati e rodati che a loro volta scopiazzano da miliardi di film.

Ho aspettato a lungo per vedere Gundam ,mi sono fatto fregare dal Tomino giovane di Zambot 3 e Daitarn, giuro mi aspettavo un anime nato già vecchio, giusto da vedere per amore di cronaca e passare il temo, non mi sarei mai aspettato di fare un balzo di 50 anni avanti con un mecha del 1979.

Mai vista regia più cinematografica per un mecha, capisco perchè Tomino voleva fare cinema, sembra che nel dirigere Gundam ce l'abbia sempre avuto nel sangue. Sono due mezzi imparagonabili (cinema e anime), ma devo ammettere che molte inquadrature un George Lucas se le sogna. Sarà state pure una fonte d'ispirazione Star Wars, sicuramente la velocità del racconto (Gundam ne riprende la "leggerezza" e semplicità) e alcune tecnologie lo ricordano da vicino, ma incredibile come nel fondere Star Wars e cinema d'autore ne esca fuori un episodio come il 40 con le visioni mentali diLalah. Un 2001 Odissea nello spazio che incontra il divertimento di Lucas, difficile fonderli insieme eppure in Gundam le due anime dei registi funzionano alla grande, credo rette sulle spalle di un Tomino ispirato.

Il finale sarà anche affrettato per via del taglio budget, ma ad averne finali cosi ben scritti ed epici. All' ultima puntata avevo gli occhi sognanti da tanta epicità spaziale. Il bello è che le animazioni da due lire non le ha notate il mio cervello, eppure si vede la mancanza di soldi sotto il profilo estetico. Nei film riassuntivi non oso immaginare il miglioramento del finale nel terzo ed ultimo film ho letto già la recensione del blog che lo esalta.

Iniziato già pure Gundam Z, la prima opening e i primi episodi danno un'idea di mecha-sborone che mancava nel predecessore. Mi piace, più che altro mi piace che è diverso dalla prima serie prendendo una sua strada e direzione.

Jacopo Mistè ha detto...

Mi fa molto piacere leggere un commento così pregno d'entusiasmo!
Che dire, Gundam è eccezionale e non so cos'altro aggiungere.
Forse, solo che, se non lo hai ancora visto, prima di Z Gundam guardati il terzo film di Gundam del 1982 (una Director's Cut delle ultime puntate televisive, ancora più cinematografica!), e sopratutto tieni conto che anche molti altri anime tominiani post-Gundam sono dei must assoluti, soprattutto Space Runaway Ideon (quello per cui il tuo paragone con 2001 si adatta molto di più) e Xabungle!

PS E Buona lettura con le rece di Gundam, che proprio in questo periodo sto aggiornando con costanza e aggiungendo trilioni di cose e retroscena!

Martin Eden ha detto...

Grazie al blog, direi per fortuna, sono riuscito a districarmi tra le tante serie di Gundam, mi sono letto tutte le recensioni ( faccio sempre i soliti complimenti, sono molto accurate e svelano retroscena sulla creazione) e segnato le opere fondamentali. Tutto non riesco a vederlo, anche perchè tanto tempo fa ho beccato Wing su Italia 1, mi stavo sentendo male per tutto l' episodio, mai visto tanto fanservice e regia piatta come in quella serie. Non ce la farei proprio a vederla ,nemmeno per amore di completezza, come molte fetecchie su Gundam di cui ho letto le rece.

Sicuramente tutto l'Universal century lo vedrò con piacere, perfino il tanto odiato ZZ, ho letto nella rece che ha lati positivi e conclude alcune storie dello Z. Sinceramente, vorrei valutarlo con i miei occhi, anche perchè in rete si ammazzano tra estimatori e haters,quest'ultimi urlano al trash sfrenato. Le serie controverse mi atrraggono, solitamente la verità sta sempre nel mezzo. Tutte le opere di Gundam dirette da Tomino ce l'ho in lista ( i tre film riassuntivi i primi ad essere segnati), comunque è un autore dell'animazione a tutto tondo, registicamente è fantastico (pure in Zambot e Daitarn) e sempre qualcosa tira fuori a sopresa e ha da dire nelle sue opere. Ho apprezzato pure il suo bel cappa e spada La Stella della Senna, per chi ama i cappa e spada della vecchia Hollywood (tra cui io, ancora mi splendono gli occhi con Capitan Blood) è un must assoluto.
Uno dei pochi registi d'animazione con il senso del "cinema". Sono curioso anche di vedere questa "morbosità" del Victory e misoginia.

Mi interessa pure il manga Gundam Origini, anche perchè il passato di Char e Sayla merita un degno approfondimento. Vale la pena recuperarlo? Ormai sono fanboyizzato, come quando visionai la serie classica di Star Trek, potenza della fantascienza seriale.

Jacopo Mistè ha detto...

Se ti interessa, due secondi fa ho riaggiornato la mia vecchissima rece di Gundam: The 08th MS Team a standard più elevati. Devo ancora farla editare (magari qualche errorino di battitura m'è scappato), ma magari ti interessa. :)

Anche Gundam Wing l'ho recentemente rieditato, e il votaccio è rimasto XD

Gundam Origini, francamente, te lo sconsiglio di cuore, pur reputandolo come fumetto a sè stante un capolavoro. È un'ottima trasposizione della serie del 1979, ma appunto, è la stessa identica solfa con pochissime variazioni. L'unico apporto concreto di Yas consiste nel lungo flashback che svela le origini di Casval e Artesia, e francamente questo lungo segmento di storia di 4 volumi (che Sunrise sta ora trasponendo in animazione) mi è stato indigesto a dir poco, lo odio, e odio ancora di più Sunrise che lo ha "canonizzato" negli OVA XD. Praticamente aggiunge a posteriori delle cose che reputo orribili/trash/patetiche per spiegare alcuni misteri della serie (specialmente quello su come Casval ha assunto l'identità di Char).

Gli unici manga di Gundam che ho letto e apprezzato un sacco, e ti consiglio caldamente, sono Crossbone Gundam (6 volumi scritti da Tomino), seguito ufficiale del film F91 (rimediabile in scan inglesi), e i vari Gundam SEED Astray/AstrayR/XAstray/Destiny Astray, che sono fighissimi (i primi tre li ha stampati in inglese Tokyopop)!

Anonimo ha detto...

sono l'anonimo-senza-nick:

> Mi interessa pure il manga Gundam Origini, anche perchè il passato
> di Char e Sayla merita un degno approfondimento. Vale la pena
> recuperarlo?

assolutamente no, e' proprio da evitare. l'autore e' yas e non tomino, e questo dice tutto; il manga ripercorre la nota storia del 1st Gundam (risultando godibile e ben disegnato, yas ci sa fare) ma incappando in infami invenzioni a posteriori sul passato dei personaggi; episodi ai quali tomino non aveva pensato e che yas inventa di sana pianta, dando il peggio di se e inventando spiegazioni di cui non si sentiva il bisogno. inoltre (se non ricordo male e' nel vol.21) c'e' un'intervista dove yas stesso dice che ad un certo punto si sono messi ad accontentare i fan....

CONSIGLI:
- se vuoi leggere un bel manga di Yas, recupera Record of the Venus Wars;
- se vuoi recuperare un Gundam su carta, il must have e' il romanzo del 1st Gundam in tre volumi, che tomino ha scritto di suo pugno. questi sono indispensabili (chissa' se sunrise li animera' mai...).
tutto il resto e' inutile.

scusa se sono troppo tranchant ^^

cmq, parlando fuori dai denti, a proposito di Gundam bisognerebbe abolire termini come "fanboy" e "serialita'", come anche "saga".

il 1st Gundam è nato come anime con un inizio e una fine. tutto quello che viene dopo e' un di piu', a volte inutile e spesso dannoso.

tutto gli altri anime di Gundam non sono indispensabile e spesso tradiscono l'originale; i Gundam non di Tomino _non_ esistono ^^'

se un niubbo mi chiedesse un consiglio su Gundam direi: il 1st Gundam (anime e romanzo) e poi piu' nulla, e i tre film sono preferibili alla serie tv.

SE POI uno vuole toccare con mano il fallimento di una generazione, puo' tuffarsi in CCA.

STOP.

Turn A Gundam e' una gran bella serie ma lo sarebbe stata anche senza il 'gundam' nel titolo.
Altro titolo da menzionare e' Victory, ma giusto se si e' interessati a Tomino, dato che inizia alcuni discorsi che saranno conclusi in Brain Powerd (pero' tomino stessoinvita i fan a non guardare Victory)

tutto il resto sarebbe meglio non fosse mai stato prodotto, dato che e' servito giusto a vendere modellini (dato che gli anime di Gundam non hanno mai registrato ascolti record nella loro storia)

Jacopo Mistè ha detto...

"il manga ripercorre la nota storia del 1st Gundam (risultando godibile e ben disegnato, yas ci sa fare) ma incappando in infami invenzioni a posteriori sul passato dei personaggi; episodi ai quali tomino non aveva pensato e che yas inventa di sana pianta, dando il peggio di se e inventando spiegazioni di cui non si sentiva il bisogno."

A questo proposito, giusto per aggiungere una cosa, ho letto recentemente su "Anime al cinema" di Francesco Prandoni (Yamato Video, 1999) che il personaggio di Char e il suo passato, nella serie storica del 1979, sono stati proprio un'invenzione di Yas. Questo nulla toglie al fatto che le spiegazioni di Origin fanno cagare, ma è giusto riconoscere che FORSE aveva più diritto degli altri di dare una sua interpretazione a quel passato, non importa se schifosa.

"se vuoi recuperare un Gundam su carta, il must have e' il romanzo del 1st Gundam in tre volumi, che tomino ha scritto di suo pugno. questi sono indispensabili (chissa' se sunrise li animera' mai...)."

La loro edizione italiana (Kappa Edizioni) è ILLEGGIBILE. Un oceano di errori di punteggiatura che rendono una sofferenza la lettura di qualsiasi periodo. A quel punto tanto vale neanche sbattersi a recuperarli.

"i Gundam non di Tomino _non_ esistono ^^'"

Ma G Gundam rimane una gran figata.

Bob ha detto...

Non capisco pèrche se dici che i film correggono i difetti della serie poi dai alla serie un voto piu alto dei film. Insomma, dovendo vedere per la prima volta Gundam quale è meglio vedere, la serie o i film??

Jacopo Mistè ha detto...

Come dicevo nella scheda dei film, TV e lungometraggi sono un po' complementari.
La serie TV ha dalla sua molto più tempo per caratterizzare e rendere memorabili i personaggi, i film invece sintetizzano bene tutto eliminando le storpiature (su cui si può transigere comunque, niente di troppo grave) e rendendo molto più epico il finale.
Personalmente consiglierei la visione dell'intera serie TV per l'approfondimento perfetto degli attori e poi la visione del solo terzo film per il finale migliore. :)

Oh io parto domani per le ferie e sto via tre settimane, ci si risente tutti!

DISCLAIMER

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità e pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 7 marzo 2001 n. 62. Molte delle immagini presenti sono reperite da internet, ma tutti i relativi diritti rimangono dei rispettivi autori. Se l’uso di queste immagini avesse involontariamente violato le norme in materia di diritto d’autore, avvisateci e noi le disintegreremo all’istante.