venerdì 15 ottobre 2010

Recensione: Genesis Climber Mospeada (Robotech)

GENESIS CLIMBER MOSPEADA
Titolo originale: Kiko Soseiki Mospeada
Regia: Katsuhisa Yamada
Soggetto: Shinji Aramaki, Hideki Kakinuma
Sceneggiatura: Kenji Terada, Ryo Yasumura, Satoshi Namiki, Sukehiro Tomita
Character Design: Yoshitaka Amano
Mechanical Design: Hideki Kakinuma, Shinji Aramaki
Musiche: Joe Hisaishi, Hiroshi Ogasawara
Studio: Artmic
Formato: serie televisiva di 25 episodi (durata ep. 23 min. circa)
Anni di trasmissione: 1983 - 1984


In un lontano anno 2050 la Terra è invasa da una crudele razza di alieni insettiformi chiamata Inbit. L'umanità non si è però ancora arresa e, sul pianeta Marte, addestra i militari all'uso delle Mospeada, futuristiche moto da corsa all'occorrenza trasformabili in potenti esoscheletri meccanici. Durante una missione di ricognizione intorno alla Terra, una flotta militare umana è distrutta dagli alieni: Stick Bernard è l'unico superstite e, atterrato fortuitamente sul pianeta, inizia un lungo viaggio che lo porterà verso il Reflex Point, la base dei mostruosi alieni da far attaccare ai suoi compagni. Equipaggiato con un solo Mospeada, nella sua odissea incontrerà diversi alleati che si uniranno alla sua spedizione.

Genesis Climber Mospeada
(1983) è un anime dimenticato un po' in ogni angolo del mondo, anche se arrivato in più di un Paese, Italia compresa, come parte dell'insulso Robotech (rimontaggio farlocco, made in USA, di tre anime televisivi robotici di inizio anni '80 senza alcun legame tra loro, Fortezza Super Dimensionale Macross, Mospeada appunto, e Super Dimension Cavalry Southern Cross). Una serie mai commentata da nessuno, che oltretutto può fregiarsi del chara design di Yoshitaka Amano e delle musiche di un ancora sconosciuto Joe Hisaishi (futuro, celebratissimo compositore di quasi tutti i più grandi film Ghibli), solletica facilmente la curiosità: peccato Mospeada sia un orrore. Trattasi, senza dubbi, di una delle serie animate più brutte e involontariamente comiche mai realizzate, in cui convergono, vistose e in numero spropositato, tutte le più grossolane ingenuità dell'epoca. Il risultato, chiaramente fallimentare vista la sua chiusura anticipata in patria per bassi ascolti1, è ancora più trash se si tiene conto dei tanti soldi in esso riversati dal produttore Tatsunoko Productions, alla vana ricerca di un erede spirituale di Macross (1982) capace di bissarne il successo2.

In concreto, Genesis Climber Mospeada è, esclusi il primo episodio introduttivo e le ultime tre puntate, un memorabile susseguirsi di riempitivi di ridicola fattura. Ogni puntata inizia e finisce nello stesso modo: il gruppetto di eroi capeggiato da Stick si trova in qualche luogo imprecisato (ora foreste, ora montagne rocciose, ora villaggi), è attaccato dagli Inbit e fugge; poi, per qualche strano motivo, una volta trovato un riparo cazzeggia per i fatti suoi prima di essere ritrovato dai perfidi alieni, e a quel punto decide di combattere, indossa i Mospeada e vince in un secondo. La trama principale (se davvero si può definire in questi termini, visto che si parla di cinque scemi che non fanno altro che avanzare verso il dungeon finale) è come non pervenuta: oltre 3/4 della serie si compongono di storielle assurde senza la benché minima finalità se non allungare il brodo, la base per alcuni dei riempitivi più demenziali che si siano mai visti. Si può citare ad esempio quello in cui gli eroi, inseguiti nella foresta dai soliti Inbit, dopo aver trovato un rifugio temporaneo stanno tutto il pomeriggio a pescare allegramente (!), trovando anche il tempo di sparare a un povero grizzly innocente che passava da quelle parti (vigliacchi); o quella in cui finiscono per sbaglio in anfratti della Terra abitati da dinosauri riportati in vita dai pestiferi alieni (!); o addirittura quando sognano (SOGNANO) di affrontare un drago sputafuoco vestiti da cavalieri medievali.


Se i riempitivi sono sceneggiati da ubriachi, la caratterizzazione degli eroi e le loro azioni sono quanto di più demenziale a cui si sia potuto assistere in quarant'anni di animazione. Degli elementi del cast che compongono il gruppo, ben quattro non hanno reale motivo per rischiare la vita in quest'odissea, conoscono Stick e per chissà che motivo si uniscono a lui: i nostri beniamini rischiano sempre di morire in ogni episodio e non si capisce cosa li spinga a farlo, addirittura si portano appresso una povera bambina di 12 anni, Mint, infischiandosene dei pericoli che può correre, solo perché mette loro allegria. Tra di loro meritano menzione per idiozia Yellow Belmont e Ray: a dispetto del nome, Yellow si veste complemente di viola ed è così effeminato che nei villaggi si spaccia per una cantante, utilizzando una voce femminile nelle sue canzoni folk (che poi è volgare pop!), salvo tornare a parlare con quella maschile, talvolta per errori di doppiaggio (!); il secondo è uno scapestrato nullafacente che segue il gruppo apparentemente solo per provarci con la bionda Hoquet. Momento topico: lei rifiuta le sue avances con cattiveria e i due stanno a riderci sopra insieme.

Ci sarebbe molto altro da aggiungere, ad esempio parlare di quando Yellow precipita nudo in una cascata e ne esce vestito, di Stick che prende lezioni di nuoto coi vestiti addosso, di Haquet che si ferisce a una gamba e la benda gliela avvolgono intorno ai pantaloni... Se si è avvezzi a un certo spirito goliardico per giudicare un'opera, c'è da divertirsi. Con una strana ricorrenza, poi, quando metà gruppo combatte contro gli Inbit (sempre nell'ultimo minuto della puntata, remember?), gli altri spesso e volentieri si stanno a divertire per i fatti loro; addirittura in un episodio ne approfittano per fare scoppiare i fuochi d'artificio (?!) brindando al nuovo anno mentre vedono i compagni combattere. Da non dimenticare poi che il tostissimo cast possiede una resistenza notevole a qualsiasi temperatura (rimangono in canottiera nelle montagne innevate e seduti con tranquillità sotto un acquazzone), un senso dell'umorismo a livello di quello delle scimmie, una pronuncia inglese eccezionale e un'etica alquanto opinabile (capaci, come sono, di piangere come un eroe quello che fino a un minuto prima era un recidivo assassino, o di reputare vigliacco un povero soldato che fa il suo lavoro di ricognizione). Le regole della ragione, ma anche della biologia e della fisica, sono puntualmente riscritte, puntata dopo puntata, dalla sceneggiatura di Sukehiro Tomita, e la sovversione del creato sembra colpire anche le ambientazioni geografiche, con un continente americano che è composto UNICAMENTE da deserti infuocati e montagne innevate. Certi scenari, poi, come il villaggio/supermercato dentro i ghiacci, addirittura sembrano scavare dall'immaginario fantasy (Yoshitaka Amano sceneggiatore non accreditato?). Meritano infine menzione, ai sensi del "So Bad It's Good", gli ultimi tre risolutivi episodi, cioè quando dopo venti puntate di NULLA fiocca un impressionante marasma di avvenimenti (nuovi personaggi, nascita di più storie d'amore, la riorganizzazione di un intero esercito DA ZERO, un super attacco in larga scala, etc.) che un qualsiasi sceneggiatore degno di tal nome avrebbe snocciolato, coi giusti tempi, in almeno una decina di episodi. Per finire, le sigle, coerenti con la tradizione trash dell'opera, riescono a ben sintetizzarne il contenuto: l'opening funestata da un ridicolo canto in falsetto, la ending una canzoncina rurale da sagra del villaggio.


In tutta questa spazzatura, da salvare c'è giusto il tratto colorato di Amano, semplice, definito e colorato, seppur adagiato sullo stile tradizionale delle sue origini (dimentichiamo, insomma, la sua arte fiorita nel mondo delle illustrazioni, nei romanzi di Vampire Hunter D); le musiche (per quanto si parli di quattro brani discreti ripetuti ad nauseam fino a diventare anch'essi elemento di ilarità); e le decenti animazioni. Mospeada è, poi, pienamente figlio di Macross nel mecha design (il Legioss è praticamente identico a un qualsiasi Valkyrie, mentre gli Inbit ricordano molto gli scarafaggi volanti di Aura Battler Dunbine, uscito otto mesi prima), nell'aspetto visivo e soprattutto nel numero, davvero eccessivo a livelli insopportabili, di brani j-pop ripetuti anche quattro volte a episodio (tutti di qualità orripilante!). Mospeada è una serie che il cuore di chi scrive, più che robotico, vorrebbe segnare come genere comico. Vederlo in quest'ottica, infatti, garantisce notevoli soddisfazioni, al punto che è sempre più forte la tentazione, dopo questo precedente, di creare anche un voto squisitamente Trash per simili visioni. Realisticamente parlando: un'opera che si spera, in definitiva, continui a rimanere confinata all'oblio che si conviene alle porcate. L'OVA conclusivo Love, Live, Alive, del 1985, vanta due primati: è il primo Music Video della Storia dell'animazione (un concerto di Yellow che ricorda i momenti salienti della trama, accompagnandoli con il riascolto di tutti i brani musicali della serie), e anche il primo OVA basato su un anime televisivo dal pessimo esito commerciale a riscuotere autonomamente un ottimo incasso3.

Voto: 3 su 10

SEQUEL
Genesis Climber Mospeada: Love, Live, Alive (1985; ova)


FONTI
1 Mangazine n. 22, Granata Press, 1993, pag. 42-43
2 Come sopra
3 Mangazine n. 3, Granata Press, 1991, pag. 38

9 commenti:

Simone Corà ha detto...

Capolavoro, altroché!

E non hai citato la scena culto di Stick che, di fronte al cadavere di una compagna ricaduto tipo a testa in giù e con il culo per aria, le braccia scomposte e mezzo schiacciato da una moto, si mette a piangere e a dirle quanto le voleva bene e quanto le mancherà e manco la ricompone né si degna di darle sepoltura. XD

Anonimo ha detto...

Dai che la opening è bella... "looonly zoldia booooa!" con quel falsetto alla Elio :D

Alberto Dolci ha detto...

AH AH AH! bella recensione! Però è una di quelle cose BRUTTE ma cosi brutte ma cosi trash che alla fine gli vuoi un pò bene per forza... tra l'altro puoi tranquillamente vederlo anche come robotech che tanto non è che l'originale fosse meno pagliacciata (e potresti pure vederlo con dialoghi inventati a random da doppiatori briachi che probabilmente sarebbero più sensati di quelli veri). Ricordo che da piccolo mi piaceva perchè c'era la moto trasformabile e cazzeggio totale. (ma del resto da piccolo mi piaceva tutto, tutto tranne candy candy che metteva uan depressione mostruosa)

Jacopo Mistè ha detto...

Ahahaha che bello, io e il Corà non siamo gli unici che si sono fatti un sacco di risate con questa visione! Bei tempi quelli, ancora mi domando se pure Southern Cross sia su questi livelli imbarazzanti/irresistibili!

Alberto Dolci ha detto...

Bisognerebbe recuperare Southern Cross in originale per poter fare il confronto. Nell'ottica robotech risulta una chiavica ma che fa meno ridere di Mospeada (un brutto ma non abbastanza brutto da essere trash insomma) c'è il fatto però che si tratta della serie che hanno messo nel mezzo a fare da collante per cui è quella che ha subito maggiori maneggiamenti da Harmony gold.Mospeada in pratica a parte un riferimento ad un certo capitano Hunter (Hikaru di macross) non ha subito modifiche sostanziali , Southern Cross è vistosamente "taglincollato" in millemila punti... quindi magari l'originale potrebbe non essere sta merda...

Sam ha detto...

Da ragazzo mi piaceva, se lo rivedessi oggi, boh.
Cmq mi pare che in USA questa parte piacesse, non come la prima ( Macross) ma insomma... anche perché c'erano le moto che si traformavano che erano fighissime.
Era Shoutern Cross che non piaceva davvero a nessuno , neanche in USA, e dire che l'idea di fondo era buona, una sorta di un precursore di Patlabor ( o Dominion di Shirow ) avanti lettera.
Quando una buona idea si da a degli incapaci....

Jacopo Mistè ha detto...

Ahahaha quante risate Mospeada, ancora rido se ci penso! Solo il film del 1980 di Dracula riusciva a essere più trash!
Southern Cross so benissimo che fa schifo, ma arriverà il momento di vedere anche quello, giusto per completezza! :D

Francesco Romani ha detto...

L' ho vista qualche anno fa e tutta sta bruttura non l' ho proprio notata. I personaggi sono variegati e simpatici, il tema di quest' odissea fantascientifica è interessante e come detto da Sam le moto che diventano armature sono davvero fighe!
Non sarà un capolavoro, ma se sta serie è brutta, allora certe uscite in questi anni che sono?
Comunque più che una recensione, mi pare il tipico show internettiano che cerca a tutti i gusti il brutto per farci le battute. Mah!

"Era Shoutern Cross che non piaceva davvero a nessuno"

Già! Delle tre è davvero la meno riuscita.

"c'è il fatto però che si tratta della serie che hanno messo nel mezzo a fare da collante per cui è quella che ha subito maggiori maneggiamenti da Harmony gold.Mospeada in pratica a parte un riferimento ad un certo capitano Hunter (Hikaru di macross) non ha subito modifiche sostanziali , Southern Cross è vistosamente "taglincollato" in millemila punti... quindi magari l'originale potrebbe non essere sta merda..."

Anche questo è vero. C' hanno fatto pure un episodio ad hoc per collegarlo a "Macross"! Per non parlare del finale che nella versione americana sembra che lanci la serie successiva °_O!

Jacopo Mistè ha detto...

Mospeada è uno dei due anime (l'altro è il Dracula di Minoru Okazaki, del 1980) che mi hanno fatto sbellicare dalle risate dall'inizio alla fine da quant'erano brutti. Totalmente scritto di merda e pieno di dialoghi e situazioni involontariamente comici. Se non è trash lui, non so cos'altro possa esserlo.
Da questa considerazione la rece indubbiamente "sopra le righe", una delle rarissime del blog.

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