lunedì 1 marzo 2010

Recensione: Aura Battler Dunbine

AURA BATTLER DUNBINE
Titolo originale: Seisenshi Dunbine
Regia: Yoshiyuki Tomino
Soggetto: Hajime Yatate, Tomonori Kogawa, Yoshiyuki Tomino (basato sui suoi romanzi originali)
Sceneggiatura: Sukehiro Tomita, Yoshiyuki Tomino, Yuuji Watanabe
Character Design: Tomonori Kogawa
Mechanical Design: Kazutaka Miyatake, Yutaka Izubuchi, Tomonori Kogawa
Musiche: Katsuhiro Tsubono
Studio: Sunrise
Formato: serie televisiva di 49 episodi (durata ep. 23 min. circa)
Anni di trasmissione: 1983 - 1984


Una semplice corsa notturna in moto diventa, per il ribelle Sho Zama, il prologo di un'incredibile avventura: risucchiato all'improvviso da una strana luce, il ragazzo è trasportato nelle magiche e medievali terre di Byston Well. Lui e altri ragazzi terrestri sono stati evocati dal sovrano Drake Luft, che spiega loro come in questo pianeta le guerre si combattono a bordo degli Aura Battler, enormi insetti volanti rinforzati meccanicamente, che reagiscono e dimostrano tanto più la loro vera potenza quanto più è forte l'aura di chi li pilota. Dotati di grande forza psichica in quanto provenienti dal "mondo di sopra", Sho e gli altri diventano presto pedine del sovrano, aiutandolo a conquistare militarmente il pianeta. A un certo punto, però, Sho proverà rimorso per le sue azioni e deciderà di cambiare schieramento, sposando la causa dei ribelli capitanati da Nie Givun...

Aura Battler Dunbine è un anime che incanta e delude, e viceversa. Difficile esordire con una premessa simile nei riguardi di un simile titolo di culto, spesso considerato uno dei picchi massimi del suo creatore Yoshiyuki Tomino, eppure, se si pensa ai tre eccezionali lavori dell'autore che lo hanno preceduto (la triade Mobile Suit Gundam-Space Runaway Ideon-Blue Gale Xabungle), all'alto budget stanziato per l'opera da Sunrise, e a molte idee assolutamente splendide rintracciabili nel suo soggetto, non si può non sentirsi parzialmente delusi da come premesse così allettanti trovino nella sceneggiatura, a mio modo di vedere deficitaria, un risultato lontano dalla perfezione che ci si aspetterebbe.

In occasione della stesura dei 3 romanzi di Gundam, Tomino scopre sia talento che piacere nella scrittura. Nel 1983, quindi, dà ufficialmente inizio alla neonata occupazione di scrittore, collaterale a quella di regista, che si concretizza nella serializzazione dei primi capitoli di una saga fantasy che, nell'arco di un ventennio, arriverà a contemplare ben 24 tomi formando il lungo ciclo I Racconti di Byston Well1. La nuova attività di Tomino si incrocia con l'altra: Sunrise lo vuole al timone di una nuova serie animata televisiva, e lui risponde concependo Aura Battler Dunbine, che reinterpreta molto lontanamente il primo arco narrativo del suo lavoro, riprendendone la magica ambientazione (lo spirituale mondo di Byston Well) e aggiungendovi immancabilmente, sotto imposizione dello sponsor Clover, i robottoni2, assenti su carta, riscrivendo di fatto la mitologia della storia (nei romanzi non esiste l'Aura con cui si guidano i mecha, chi possiede poteri speciali è il possessore delle Ali di Rean3).

La trasmissione di Dunbine inizia quindi il 5 febbraio 1983, presentandosi per forza di cose come uno dei progetti più personali mai filmati del regista. La portata, per gli spettatori dell'epoca, è dunque appetitosa: Dunbine è il primo, storico titolo animato a incrociare il genere fantasy con il robotico, questo attraverso i suoi bizzarri mecha, gli Aura Battler, cadaveri di giganteschi scarafaggi volanti, riempiti di innesti tecnologici, che possono essere pilotati dal loro interno da chi possiede un elevato potere spirituale: robottoni di bassa taglia, organici, né figli di Go Nagai, né prodotti della concezione realistica di Gundam, ma che rappresentano un'ennesima, affascinante variazione (volante) nel genere - e che, forse proprio per la loro popolarità, dopo quest'anime inizieranno ad apparire anche nei romanzi successivi. Tomino in Dunbine pensa alle cose in grande, e, dopo la parentesi comica di Xabungle, imposta una storia drammatica e ambiziosa, che torna a parlare dell'orrore della guerra ma toccando anche temi ecologisti (non per nulla l'opera sarà ufficialmente configurata, dal regista, come una sua personale visione del popolarissimo manga Nausicaä della Valle del Vento di Hayao Miyazaki4, serializzato all'epoca sulla rivista Animage), criticando ferocemente il progresso tecnologico/militare, reo di distruggere l'identità di luoghi e civiltà fomentando ancora di più la sete di sangue degli uomini.

Le fantastiche terre di Byston Well, dove le creature e i popoli vivono da molto tempo in armonia tra di loro, conoscono una guerra infinitamente più devastante di quelle passate dopo che un abitante del "mondo di sopra", Shott Weapon, simbolica personificazione dell' Uomo moderno e della Rivoluzione Industiale, porta in questo regredito ma incontaminato Eden medievale le conoscenze umane per fabbricare armamenti bellici più evoluti e gli Aura Battler.


Da questo momento l'equilibrio inizia a rompersi: il sovrano Drake Luft ritiene di poter conquistare militarmente, ora, l'intera Byston Well, a dà inizio a una guerra che sconvolgerà per sempre quei luoghi. Le ambizioni di Aura Battler Dunbine, più che di raccontare le avventure cavalleresche di un nugolo di eroi all'interno di un mondo di fiaba (e infatti il contesto fantastico dell'opera, con la sua fauna di mostri, fate e paesaggi ancestrali, ideale background per ogni genere di avventura, è trascurato, fornendo solo lo sfondo per le battaglie tra Aura Battler), sono invece di mostrare come quest'ultimo perda tutta la sua identità per colpa della guerra e delle tecnologie industriali che amplificano l'egoismo dell'uomo - solo tornando alle sue origini, rigettando la modernità, può, ancora, sperare di salvarsi. Si tratta di messaggi originali per l'epoca, e, anche se estremizzati fino alle peggiori conseguenze, non sono certo falsi o campati in aria (i temi della globalizzazione dei costumi, della perdita di identità dei popoli e dei danni ecologici portati dal "progresso", sono sempre più forti e sentiti): proprio un peccato, dunque, come per un soggetto così forte Tomino scriva una sceneggiatura decisamente svogliata.

L'inizio è quantomeno sfavillante, con una quindicina di episodi di gran classe che presentano i numerosi personaggi, tipicamente tominiani nelle caratterizzazioni: l'eroe introverso e disgustato dal mondo degli adulti (Sho), l'agguerrito rivale dal carisma incompreso (Bern Bunnings), l'eroina forte e risoluta ma emotivamente instabile (Marvel Frozen), il leader del gruppo che soffre per un amore tormentato (Nie Given)... Archetipi già visti in Gundam e Ideon e che appariranno spesso in opere dell'autore, ma sempre estremamente realistici e caratterizzati nei comportamenti, nei dialoghi e nei legami, attori tragici in una storia che avanza spedita e con personalità, ben raccontata, che cattura l'attenzione con la sua forte enfasi drammatica, con le storie d'amore prive di sensazionalismo e gli spettacolari combattimenti tra i suoi insettiformi robot (un sontuoso lavoro di mecha design, di grande varietà, frutto del lavoro di ben tre artisti, tra cui un giovane ma già bravissimo Yutaka Izubuchi). Dunbine offre una splendida partenza, ma poi il tutto è diluito, annacquato, ridimensionato dalla mancanza di ispirazione dello staff Sunrise nel prosieguo: i classici episodi riempitivi sono presenti in quantità industriali divenendo presto protagonisti assoluti dell'impalcatura, con ogni episodio che parte con un combattimento tra Aura Battler, prosegue con un mini-canovaccio già visto e usato almeno quattro volte (le fughe di Elmelie dal castello di Drake, le battaglie di Drake coi regni di Byston Well, Sho che viene additato come invasore dai terrestri, l'interminabile rivalità tra lui e il rivale Bern...) e termina con un'altra battaglia aerea dove non muore mai nessuno, semplici schermaglie inutili ai fini di trama.

Sicuramente la gran quantità di scontri rimane una costante delle produzioni robotiche, ma non si può non notare come nelle opere precedenti dell'autore erano ben mascherate dalla trama in perenne evoluzione, la mandavano avanti o servivano per creare momenti di impatto emozionale (presumibilmente uccidendo qualche elemento del cast): in Dunbine rivestono proprio la funzione di riempitivi tout court, senza alcuna finalità, del livello di quel famigerato episodio 15 di Gundam osteggiato dallo stesso Tomino e da lui fatto eliminare nelle edizioni home video estere perché era "inutile". Chi è interessato al recupero della serie faccia i conti con la propria soglia di sopportazione, visto che questi episodi futili, tutta questa pletora di combattimenti, rappresentano il 50% abbondante dell'intera storia, con l'aggravante di essere particolarmente raggruppati nella parte conclusiva (una sequela interminabile di oltre dieci puntate sempre identiche e ripetitive). Inutile dire che le vittime più eclatanti di queste lungaggini sono i personaggi, prima sprizzanti interesse, ma che poi, travolti da queste puntate insignificanti, finiscono schiavi del loro ruolo, impossibilitati a crescere: le loro potenzialità rimangono per buona parte inespresse o, peggio, disattese, per colpa di quest'appiattimento caratteriale che li colpisce anche le poche volte in cui sono assurgono a deus ex machina (soprattutto nell'evoluzione delle relazioni sentimentali, che subiscono svolte di punto in bianco dopo infiniti episodi in cui non sembrano neanche esserci presupposti per la loro nascita). Dopo la presentazione del cast, insomma, la trama rimane per buona parte del tempo del tutto pietrificata in sé stessa. Tomino, col suo solito fare eccentrico, dirà che ha perso parziale interesse nella storia visto come si è evoluto "male" il suo eroe Sho, con cui non ha mai avuto chissà che dimestichezza e di cui odia il nome che pure gli ha dato lui stesso5 (tant'è che quando trasporrà la storia di Dunbine nei romanzi del ciclo Record of Aura Battler Wars, lo ribattezzerà Joku6). Lo dobbiamo prendere sul serio? Ai posteri l'ardua sentenza!

I pochi coraggiosi che vorranno arrivare in fondo alla serie lo faranno perché convinti della bontà del soggetto (grazie a quel tot di puntate veramente buone, diluite col contagocce, che ogni tanto forniscono respiro), oppure ci riusciranno perché, conoscendo il regista, si aspettano da lui una graffiata d'autore finale. Sono entrambe ottime ragioni, e in questo senso almeno la conclusione dà loro ragione, fornendo una sorta di "redenzione" alla noia accumulata fino a quel momento: Dunbine trova una chiusura apocalittica e poetica allo stesso tempo, magistrale ed estremamente d'autore, molto coerente con i vari moniti della storia ed estremamente pessimista (doveva avere un epilogo che gettava un filo di speranza, ma l'autore decide all'ultimo momento di eliminarlo per non creare un doppione di quello di The Ideon - Be Invoked dell'anno prima7).


Nei suoi significati e nella sua morale, Dunbine continua tutt'ora a rappresentare una visione senza dubbio valida. Nel resto, purtroppo, è un continuo susseguirsi di gioie e dolori. Un grande soggetto, ottime animazioni, un buonissimo chara design e un bestiale (in tutti i sensi) mecha design sono meriti che bastano e avanzano per regalare all'opera un discreto voto; il fatto di essere composto per metà da puntate molto valide e interessanti, anche strepitose, ancora di più. Purtroppo l'altra metà è da dimenticare, martoriata da un numero eccessivo di perdite di tempo proposte senza la benché minima fantasia, che raramente mandano avanti una storia tutt'altro che complessa. Voto finale, quindi, forse un po' basso, ma che comunque non rovina la media di un regista che fin dai tempi di L'invincibile Zambot 3 (1977) ha realizzato, uno dopo l'altro, robotici estremamente originali e riusciti, continuando a fondare nuove caratteristiche nel genere che influenzeranno molte opere future ben più conosciute. Da rimuovere dalla memoria collettiva il seguito, realizzato cinque anni dopo da Sunrise senza l'apporto di Tomino. Nota storica: Dunbine sarà ultimo mecha Sunrise prodotto dalla storica partnership con Clover, l'azienda di giocattoli che ha sponsorizzato la maggior parte dei loro titoli. La serie infatti non trovà nè uno share alto (uno stanco 5.78%8) nè eclatanti vendite di modellini9, tant'è che solo una temporanea alleanza tra lo sponsor e la rivale Bandai permetterà allo studio di trovare fondi necessari per mandare avanti fino alla fine la storia senza interromperla o accorciarla10. A fine 1983, tuttavia, Clover chiuderà comunque per bancarotta.

Voto: 7,5 su 10

SEQUEL
Aura Battler Dunbine: The Tale of Neo Byston Well (1988; serie OVA)


FONTI
1 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
2 Come sopra
3 Come sopra
4 Come sopra
5 Intervista a Yoshiyuki Tomino proveniente dal secondo DVD americano di "The Wings of Rean", trascritta su 4chan alla pagina http://boards.4chan.org/m/thread/14446408/the-wings-of-rean-tomino-interview-part-2
6 Come sopra
7 Vedere punto 1
8 Come sopra
9 Come sopra
10 Come sopra

2 commenti:

Paolo Cattaneo ha detto...

Vorrei rivedere la serie in ita, sapete darmi una dritta visto che nel tracker SSA è solo più per adozione?

Jacopo Mistè ha detto...

Purtroppo non posso aiutarti, ho visto la serie con sottotitoli inglesi (a cura dei White Base mi sembra) :(

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