giovedì 10 gennaio 2013

Recensione: I racconti di Terramare

I RACCONTI DI TERRAMARE
Titolo originale: Gedo Senki
Regia: Goro Miyazaki
Soggetto: (basato sui romanzi originali di Ursula K. LeGuin)
Sceneggiatura: Goro Miyazaki, Keiko Niwa
Musiche: Tamiya Terashima
Studio: Studio Ghibli
Formato: film cinematografico (durata 115 min. circa)
Anno di uscita: 2006
Disponibilità: edizione italiana in dvd & blu-ray a cura di Lucky Red


Siamo nel mondo magico di Terramare. Prigioniero di una doppia personalità malvagia che lo ha portato a uccidere suo padre, regnante di Enlad, il principe Arren fugge dal castello con una magica spada appartenuta al genitore. Vagando per le lande del regno incontra Sparviero, abile mago di un tempo che non esiste più, trovando successivamente rifigio nella fattoria di una sua amica. Recuperata serenità aiutando la donna e la sua figlia adottiva Therru a coltivare i campi, si trova all'improvviso preso di mezzo nella battaglia tra Sparviero e la malvagia maga Aracne che vuole ucciderlo. Nella battaglia dovrà chiudere i conti con il suo animo malvagio, ma anche sfruttare i misteriosi poteri della spada per liberare Therru, rapita dagli uomini della strega...

Il magico pianeta di Earthsea nasce nel 1964, per puro caso, in un racconto dell'autrice americana Ursula K. LeGuin, trovando poi forma, grazie a un successo clamoroso, in ben sei romanzi fantasy (tutti pubblicati in Italia dall'editore Nord), facendola assugere a una delle più importanti narratrici contemporanee di letteratura sci-fi/fantastica. Negli anni 80 un giovane Hayao Miyazaki, rapito dalla saga, le propone un adattamento animato, ma non conoscendolo per nulla (le opere Ghibli erano ancora confinate nel suolo nipponico) la LeGuin rifiuta. Solo grazie alla tardiva notorietà raccolta con Totoro e film successivi le quotazioni del regista salgono convincendola finalmente ad affidargli i diritti della saga, ma sarà troppo tardi: nei primi anni del nuovo secolo Hayao è stanco e non pensa di tornare più dietro la cinepresa (si smentirà poco dopo con Ponyo) e allora Studio Ghibli, pur contro la volontà del regista, decide di affidare l'adattamento al suo figlio Goro. Quello che ne esce è un film registicamente delizioso, ma privo sia della visionarità di Miyazaki senior che della poetica dell'autrice (che ammetterà pubblicamente la sua delusione).

Stando a più fonti sembra che Miyazaki e Ghibli non ci abbiano messo quasi nulla di loro nel film, evitando di dare qualsiasi aiuto a Goro, e questo si nota eccome in una storia che, altresì piacevole e ben diretta, minimamente pesante nella sua pur lunga durata, è di una superficialità quasi inconcepibile. Il film inizia mostrando due giganteschi draghi che combattno in mare, segno nefasto che qualcosa di oscuro sta accadendo nel mondo di Earthsea: il cosa non lo sapremo mai, così come non ci sarà dato sapere l'origine e il ruolo della spada magica di Darren, della metà oscura del protagonista, cosa effettivamente vuole la strega Aracne e sopratutto il senso dell'enigmatico finale che tira le fila alla vicenda. Sembra che scrivendo la sceneggiatura Goro Miyazaki non sappia come caratterizzare il mondo di Earthsea e le sue regole, e così tratteggia a casaccio il background fantastico della saga letteraria, approfondendo elementi inutili (come le droghe per dimenticare i pensieri tristi, rifiutate a un certo punto da Darren e che non hanno il minimo peso sullo sviluppo della trama) e dimenticandosi quelli basilari per la comprensione. Si legge in giro che il film acquista più chiarezza se contestualizzato nella saga letteraria di cui funge da side-story (posto nell'intervallo fittizio di quindici anni tra Il mago di Earthsea e Le tombe di Atuan), ma chi non l'ha letta? E come prendere allora l'affermazione dell'autrice originale sul fatto che i personaggi sono traditi e incoerenti?


È un film in controtendenza I racconti di Terramare, se rapportato alla gioiosa infantilità dei film di Miyazaki padre. Pur fresco del classico design Ghibli, caricaturale ma estremamente espressivo, manca del tutto un qualsiasi accenno allo humor, facendosi ricordare per pesanti riferimenti a morte, schiavismo e abbandono di minori. Atmosfere cupe che sottolineano la seriosità del contesto heroic fantasy, prive però di un degno approfondimento delle motivazioni e delle personalità dei protagonisti. Tutti bene o male forniti di uno straccio di caratterizzazione, ma per esigenze di trama lo sviluppo dei rapporti interpersonali è brutalmente accelerato, al punto che non deve stupire come di punto in bianco qualcuno che detesta una persona poco dopo si ritrova in grande feeling con lei.

Tanta superficialità ma almeno il film si segue, e bene. Goro Miyazaki, a detta stessa del padre ancora inadatto a un debutto in quell'anno, non possiede un minimo del senso di magia e dei preziosismi virtuosistici dell'illustre genitore, ma almeno sa tenere inchiodata l'attenzione del pubblico con una fotografia che sottolinea con doverosa solennità le magiche strutture di Terramare, merito riconducibile anche al fatto che lui stesso è un architetto paesaggista. Guardare il film su un grande monitor significa rimanere estasiati dallo spettacolo di colori e architetture delle location: immancabili castelli, cittadine e torri sospese (a cui si aggiungono ovviamente dragoni giganteschi) dell'immaginario fantasy splendono grazie a inquadrature vertiginose e paesaggistiche che ben sottolineano la dimensione magica dei luoghi. Proprio il classico film che si guarda piacevolmente per godere della leggendaria estetica grafica e animata di Studio Ghibli, anche se in questo caso al servizio di una storia narrativamente dimenticabile. Ed è questa, davvero, l'unica motivazione per cui potrebbe valere la pena visionarlo.

Voto: 5,5 su 10

5 commenti:

Vecchio ha detto...

Sono parzialmente d'accordo con la tua opinione, le critiche che muovi verso la struttura narrativa sono condivisibili. Però in alcuni frangenti mi ha colpito più di quanto credessi, tanto che ancora adesso mi commuovono. Una menzione speciale la darei all'eccellente partitura musicale e al suo sapiente utilizzo.

Roblogger ha detto...

La tua recensione è brillante. Non avendo letto la saga non posso inveire contro Goro ma immaginavo ci fosse qualcosa sotto. Ho apprezzato le scenografie e le musiche,per tutto il resto,condivido il tuo spunto di riflessione in pieno.

Jacopo Mistè ha detto...

Beh, niente da dire se non grazie per il commento e i complimenti ;) Spero di venire smentito dal Goro quando vedrò il suo prossimo film.

Roblogger ha detto...

Ho fatto qualche ricerca in rete. Goro pare sia stato riluttante per lungo tempo a seguire le orme del padre,ma poi si è lasciato persuadere ed è stato convinto prima a lavorare al Ghibli Museum e poi per lo Studio Ghibli - quindi si è lasciato trascinare in qualcosa che non era convinto di fare o di poter fare- Il suo primo lavoro sappiamo benissimo di quale si tratta;inizialmente a Goro viene assegnata la stesura degli storyboards e successivamente la regia,nonostante il padre non lo ritenesse ancora pronto per dirigere un film d'animazione.
Nel 2006 Goro esce la prima che ottiene un consenso positivo da parte del padre (quindi si è dovuto ricredere il padre? Ma sarà veramente così o Hayao avrà preferito dichiarare così alla stampa per evitare di smontare troppo il figlio?) Sta di fatto che La collina dei papaveri è il suo secondo film allo studio Ghibli e aspetto di vederlo appena possibile per farmi meglio un'idea delle potenzialità o meno di Goro...

Giacomo Festi ha detto...

Orrore! Da amante dei libri, l'ho trovato un prodotto davvero mal gestito per via di tutte le questioni che tu elenchi.

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