giovedì 10 gennaio 2013

Recensione: I racconti di Terramare

I RACCONTI DI TERRAMARE
Titolo originale: Gedo Senki - Tales from Earthsea
Regia: Goro Miyazaki
Soggetto: (basato sui romanzi originali di Ursula K. Le Guin)
Sceneggiatura: Goro Miyazaki, Keiko Niwa
Character Design: Akihiko Yamashita
Musiche: Tamiya Terashima
Studio: Studio Ghibli
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 115 min. circa)
Anno di uscita: 2006
Disponibilità: edizione italiana in DVD & Blu-ray a cura di Lucky Red



Siamo nel magico, medievaleggiante mondo di Earthsea, in un periodo storico particolarmente infelice in cui si succedono siccità, epidemie, carestie e oscuri presagi. Tutto sembra far intendere che l'equilibrio tra il mondo degli umani e quello dei draghi stia venendo meno. Prigioniero di una doppia personalità malvagia che lo porta a uccidere suo padre, regnante di Enlad, il principe Arren fugge dal castello dopo aver recuperato dal cadavere del genitore una magica spada. Vagando per le lande del regno incontra Sparviere, abile mago di un tempo che non esiste più, trovando in lui un buon amico e compagno di viaggio. Insieme, si stabiliscono temporaneamente nel rifugio di una vecchia conoscenza di quest'ultimo, dove Arren conosce la sua bella figlia adottiva, Therru. Peccato che i quattro saranno presi in mezzo a una guerra personale tra Sparviere e lo stregone Aracne, a capo di una organizzazione di negrieri e che coi suoi poteri cerca di scoprire il segreto della vita eterna. Per dare il suo contributo alla battaglia, Darren dovrà affrontare il suo animo malvagio e sfruttare le misteriose capacità della sua spada...

Il ciclo di Earthsea, epopea fantasy di cinque romanzi pubblicati tra il 1968 e il 2001 dell'autrice americana Ursula Kroeber Le Guin, non è solo estremamente ben apprezzato, ricordato e premiato da critica e pubblico come una delle migliori saghe di genere per ragazzi (o meglio giovani adulti, pensando ai suoi temi ben poco infantili sulla crescita e su metaforici rimandi all'identità culturale, alle strutture sociali, a psicologia e sociologia), ma è stata anche una delle letture più apprezzate da Hayao Miyazaki negli anni '80, periodo in cui ha inutilmente cercato di convincere l'autrice a vendergli i diritti per poterne fare un film animato. Al tempo, però, il regista non è ancora famoso all'estero per i suoi film (Studio Ghibli deve ancora nascere) e la Le Guin, non conoscendolo e associando l'animazione cinematografica solo alla Disney, che pure non apprezzava, declina l'offerta (dal rifiuto, come sappiamo, nasce nel 1982 il manga Nausicaä della Valle del Vento). Poi, Miyazaki assurge una star internazionale e l'autrice, dopo aver visto nel 1999 Il mio vicino Totoro (1988), diventa una sua grande fan e si convince a esaudire il suo desiderio, addirittura dando indicazioni sul periodo storico di Earthsea in cui ambientare la vicenda (nell'arco di quindici/venti anni tra il primo e il secondo romanzo, quando non si sa quali avventure ha vissuto il mago Sparviere, protagonista della saga). Nel 2005 un summit a casa sua decide come verrà affrontata la questione: Miyazaki si è "temporaneamente" ritirato dalle scene (dopo Il castello errante di Howl, 2004), ma il film sarà affidato alle mani di suo figlio Goro, architetto paesaggista e all'epoca direttore del Ghibli Museum, per il quale il produttore Toshio Suzuki nutre grandi aspettative (caldeggiato anche da un "certo" Hideaki Anno) nonostante la ferma contrarietà del padre. La Le Guin è riluttante ma alla fine accetta, rassicurata del fatto che il prodotto sarà attivamente supervisionato da Miyazaki senior. Se ne pentirà amaramente, poiché quest'ultimo, come sapremo, non seguirà neanche minimamente il progetto, preferendo non interferire in alcun modo nel debutto e nella visione del figlio1.

Il risultato finale esce nel 2006 e spacca nettamente critica e pubblico: col suo incasso di oltre 7 miliardi e mezzo di yen risulterà il film giapponese più visto nel 20062, ma al contempo il pubblico si dividerà tra chi lo odierà profondamente e chi lo apprezzerà3. Goro Miyazaki vincerà gli "ambiti" trofei Bunshun Kiichigosho (come ricorderete, i "Razzie Awards" giapponesi) come peggior regista del peggior film dell'anno4, ma al contempo I racconti di Terramare (che brutta la nostra abitudine dell'italianizzare nomi di luoghi) verrà anche candidato al prestigioso Nippon Academy Sho5 evidenziando la profonda disparità di valutazione tra gli stessi organi specializzati. La Le Guin infine, nonostante gradirà l'opera per la sontuosa messa in scena, dirà che è nel complesso estremamente delusa, dicendo che il film non rende minimamente giustizia allo spirito e alla filosofia dei suoi scritti6 (per lei un'altra pessima trasposizione insomma, dopo l'altrettanto criticatissimo film TV americano in due parti Earthsea del 2004, anch'esso da lei rigettato e insultato7).


In verità, fatico anche solo a capacitarmi che a qualcuno possa essere piaciuto molto il lungometraggio, graficamente notevole e raccontato più che bene ma di una superficialità e di una sconclusionatezza narrativa addirittura inconcepibili, di gran lunga il peggior script mai visto in un Ghibli. I racconti di Terramare inizia mostrando due giganteschi draghi che si affrontano in mare, segno nefasto che qualcosa di oscuro sta accadendo nel mondo di Earthsea dato che è da tempi immemori che le bestie alate non si fanno vedere nel mondo degli umani: a confermarlo, sappiamo poco dopo che il regno di Enlad è martoriato da disordini, siccità e altre piaghe che stanno turbando la pace e sembrano profetizzare un futuro ancora più spaventoso. Come si coniuga questo prologo col contenuto reale del lungometraggio non lo sapremo mai, così come non ci sarà dato sapere il senso e l'origine della spada magica di Darren, della sua metà oscura, il perché lo stregone Aracne abbia fattezze e voce femminili, i suoi scopi e il significato dell'enigmatico finale che tira le fila della vicenda. Sono TUTTI interrogativi evocati e mai spiegati, dimenticati criminalmente per strada, a cui è impossibile rispondere anche solo con l'interpretazione. Sembra che scrivendo la sceneggiatura non si sappia come caratterizzare il mondo di Earthsea, le sue regole e la vicenda da raccontare, e così si tratteggia a casaccio il background fantastico sprecando tempo e risorse in elementi di puro setting (i riferimenti al degrado politico e sociale del regno e l'idea che "magia" significa, in quel mondo immaginario, conoscere il nome davvero "naturale" delle cose invece di basarsi sulla catalogazione da parte dell'intelletto umano) che non hanno alcun peso, dimenticandosi le nozioni basilari per la comprensione. Forse il film acquista più chiarezza se contestualizzato nella saga letteraria (ma forse anche no, non bisogna però dimenticare che, nonostante le chiare indicazioni date dall'autrice, alla fine Miyazaki Jr. scrive una vicenda che integra elementi narrativi dall'intero corpo dei romanzi senza badare alla continuity ufficiale8), ma per chi non l'ha letta?

È un Ghibli in controtendenza, I racconti di Terramare, se rapportato alla gioiosa visionarietà "infantile" dei film di Miyazaki padre. Pur fresco del classico design dello studio, semplicistico, grazioso ed espressivo, manca completamente di un qualsiasi accenno a humor ed elementi solari o carini, trovando pesanti riferimenti a morte, schiavismo, stupro, consumo di droghe e abbandono di minori. È indubbiamente un film cupo, che vuole anche disquisire di argomenti molto seri (il senso della vita e quello della morte), ma è scritto male, dannatamente male, infarcito di accenni a cose non spiegate, privo di un degno lavoro di scrittura sulle motivazioni, le personalità dei protagonisti e i loro rapporti interpersonali (superficiali e brutalmente accelerati nei momenti chiave, vedasi lo schizofrenico rapporto tra Arren e Therru), ucciso da dialoghi e scene (apparentemente?) illogiche. Addirittura non si riesce a capire qual è il ruolo concreto di Sparviere nella vicenda, considerando che in teoria sarebbe l'eroe dei romanzi ma è trattato come un semplice e anche inutile comprimario, e in cosa consistono le macchinazioni di Aracne (perché Arren dovrebbe essere la chiave per raggiungere la vita eterna? Altra domanda di cui non avremo mai risposta). La prima metà del film, come se non bastasse, sembra addirittura incoerente con la seconda: fa presagire - per colpa della mole di domande e spunti abbandonati - sviluppi spettacolari che non ci saranno, e anche le atmosfere e il mood paiono "bugiardi", dati quelli che si vedranno successivamente. Si passa infatti da una parte iniziale e centrale di stampo avventuroso e misterioso a un prosieguo lentissimo, riflessivo, iper-dialogato e caricato di verbosismi e che tale rimane fino alla conclusione, rappresentando a suo modo un notevole anticlimax (senza dimenticare che è così letargico da sfidare lo spettatore a resistere al sonno). Mi verrebbe a questo punto da domandarmi anche il senso del titolo che volge al plurale.



I racconti di Terramare è sbilenco, farraginoso, inspiegabile e inspiegato. Un disastro narrativo, ma che fa a pugni con una confezione incantevole. Guardare il film su un grande monitor significa rimanere estasiati dallo spettacolo di colori e architetture delle location: immancabili castelli, cittadine e torri sospese (a cui si aggiungono ovviamente dragoni giganteschi) dell'immaginario fantasy splendono grazie a inquadrature e fotografie paesaggistiche che sottolineano meravigliosamente la dimensione magica ed estetizzante dei luoghi, facendo assumere al tutto il look e lo spirito del più ispirato gioco di ruolo alla giapponese. Il film mutua il suo design fantasticheggiante da Il viaggio di Shuna, manga fantasy (inedito in occidente) disegnato da Miyazaki senior nel 19829 (non è da escludere che sempre a esso siano ispirate le simili ambientazioni del memorabile J-RPG del 2010 Ni no Kuni - La Maledizione della Strega Cinerea, sviluppato da Level 5 in collaborazione con Ghibli) e in questa occasione la factory miyazakiana supera decisamente sé stessa in fondali ricolmi di suggestione e animazioni di un realismo portentoso. Anche la colonna sonora di Tamiya Terashima si rivela di livello, con le sue tracce minimaliste ma di inaspettata solennità.

Vale la pena salvare ancora qualcosa? Forse sì. Mi riferisco quantomeno alle intenzioni del regista, che fallisce in tutto ma almeno dimostra che voleva raccontare qualcosa. Miyazaki Jr. sfrutta il mondo di Earthsea per raccontare una storia di formazione abbastanza intellettuale, per rispondere alla domanda: "come può un ragazzo dei giorni nostri, nella società del benessere, trovare la strada per diventare un bravo adulto?". I racconti di Terramare è, nelle ambizioni del regista, la storia di un ragazzo vissuto nella bambagia che temendo la morte va incontro ad angoscia esistenziale, uccide il padre e poi inizia un lungo percorso di depressione, ansia e disperazione che lo porta a fuggire da sé stesso e dal suo regno, fino all'incontro con Therru, personificazione della Vita che sopravvive oltre la morte del singolo, che la genera come atto di vita stessa. Sarà lei a portarlo a riflettere sulle sue colpe e sul senso della vita che non può esistere senza la morte, convincendolo a prendersi le responsabilità di quello che ha fatto10. Peccato che questo messaggio è così raccontato male, così occultato dalla confusionaria avventura principale, che emerge ben poco. Alla fine rimane un film che curiosamente trova motivo di visione giusto per gli aspetti scenici di contorno.

Voto: 5,5 su 10


FONTI
1 Il lungo retroscena è dato principalmente da due fonti, entrambe ricche di dettagli: il saggio "Storia dell'animazione giapponese" (Guido Tavassi, Tunuè, 2012, pag. 450-451) e le impressioni della stessa Le Guin sul film, rievocate in un lungo post sul suo blog ufficiale che spiega ulteriori retroscena (alla pagina http://www.ursulakleguin.com/GedoSenkiResponse.html). La "raccomandazione" di Goro Miyazaki da parte di Hideaki Anno viene invece da un post di Shito (Gualtiero Cannarsi, traduttore ufficiale Lucky Red di tutti i film Ghibli) apparso nel Ghibli Forum italiano alla pagina web http://www.studioghibli.org/forum/viewtopic.php?f=21&t=1926&start=345#p71498
2 "Storia dell'animazione giapponese", pag. 451
3 Lettera di un corrispondente dal Giappone della Le Guin, pubblicata sul  blog ufficiale dell'autrice alla pagina http://www.ursulakleguin.com/GedoSenkiCorrespondents.html
4 Vedere punto 2
5 Come sopra
6 Opinioni della Le Guin del punto 1
7 Memorabile stroncatura della Le Guin pubblicata sul sito Locus Online alla pagina  http://locusmag.com/2005/Issues/01LeGuin.html
8 Vedere punto 2
9 Come sopra
10 La lunga spiegazione viene da Shito ed è ripartita in due post-chiave apparsi nel Ghibli Forum italiano. Il primo è quello citato nel punto 1, il secondo è alla pagina web http://www.studioghibli.org/forum/viewtopic.php?f=21&t=1926&start=345#p71530

5 commenti:

Vecchio ha detto...

Sono parzialmente d'accordo con la tua opinione, le critiche che muovi verso la struttura narrativa sono condivisibili. Però in alcuni frangenti mi ha colpito più di quanto credessi, tanto che ancora adesso mi commuovono. Una menzione speciale la darei all'eccellente partitura musicale e al suo sapiente utilizzo.

Roblogger ha detto...

La tua recensione è brillante. Non avendo letto la saga non posso inveire contro Goro ma immaginavo ci fosse qualcosa sotto. Ho apprezzato le scenografie e le musiche,per tutto il resto,condivido il tuo spunto di riflessione in pieno.

Jacopo Mistè ha detto...

Beh, niente da dire se non grazie per il commento e i complimenti ;) Spero di venire smentito dal Goro quando vedrò il suo prossimo film.

Roblogger ha detto...

Ho fatto qualche ricerca in rete. Goro pare sia stato riluttante per lungo tempo a seguire le orme del padre,ma poi si è lasciato persuadere ed è stato convinto prima a lavorare al Ghibli Museum e poi per lo Studio Ghibli - quindi si è lasciato trascinare in qualcosa che non era convinto di fare o di poter fare- Il suo primo lavoro sappiamo benissimo di quale si tratta;inizialmente a Goro viene assegnata la stesura degli storyboards e successivamente la regia,nonostante il padre non lo ritenesse ancora pronto per dirigere un film d'animazione.
Nel 2006 Goro esce la prima che ottiene un consenso positivo da parte del padre (quindi si è dovuto ricredere il padre? Ma sarà veramente così o Hayao avrà preferito dichiarare così alla stampa per evitare di smontare troppo il figlio?) Sta di fatto che La collina dei papaveri è il suo secondo film allo studio Ghibli e aspetto di vederlo appena possibile per farmi meglio un'idea delle potenzialità o meno di Goro...

Giacomo Festi ha detto...

Orrore! Da amante dei libri, l'ho trovato un prodotto davvero mal gestito per via di tutte le questioni che tu elenchi.

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