venerdì 30 aprile 2010

Recensione: Ergo Proxy

ERGO PROXY
Titolo originale: Ergo Proxy
Regia: Shukou Murase
Soggetto: Manglobe, Dai Sato
Sceneggiatura: Dai Sato
Character Design: Naoyuki Onda
Mechanical Design: Yutaka Izubuchi, Michiaki Sato, Yoshinori Sayama, Kimitoshi Yamane
Musiche: Yoshihiro Ike
Studio: Manglobe
Formato: serie televisiva di 23 episodi (durata 25 min. circa)
Anno di trasmissione: 2006
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Panini Video

 
In un futuro prossimo, sull’arido suolo del pianeta devastato da un conflitto nucleare, sorge Romdo, città-cupola ipertecnologica dove vivono, assieme ad automi chiamati autorev, i pochi esseri umani sopravvissuti. All’esterno, invece, alla mercé di un terribile virus, arrancano in una baraccopoli pochi disgraziati. L’apparizione di una creatura spaventosa, sotto la cupola, sconvolge i cittadini, ignare vittime di una furia animale incontrollabile, e fa incrociare le vite di Vincent Law, ragazzo sfortunato che campa di stenti, e Real Mayer, bellissima investigatrice decisa a far luce su un caso che sembra nascondere fin troppi segreti.

Atmosfere desolanti e scenari apocalittici si scontrano con architetture e innovazioni figlie della sci-fi più avveniristica e ingegnosa. Cyborg e incredibili tecnologie sono divise, per mezzo di una semplice cupola trasparente, da pezzenti che rischiano di morire per colpa di un virus di cui tutti hanno paura. E poi, un mostro, un deforme gigante di tre metri che appare in città e comincia a uccidere chiunque gli capiti sotto le grinfie.

Impossibile non pensare alle amarezze futuristiche di un Blade Runner (1982), pellicola a capo di un certo sottogenere di fantascienza a cui Ergo Proxy è palesemente ispirata per clima generale, e altrettanto impossibile è non osservare con curiosità questa serie del 2006 che, partendo da spunti indubbiamente classici, mette nel calderone horror, enormi porzioni oniriche e annichilenti deliri mistici. Perché, se i primi episodi servono per presentare i due protagonisti, Vincent e Real, attraverso i quali Shukou Murase suddividerà equamente i punti di vista con cui raccontare la storia e a spargere misteri che nulla sembrano avere in comune (semidivinità che governano Romdo, esperimenti scientifici, complotti e raggiri che si intuiscono ogni dove), gran parte di Ergo Proxy si svolge all’esterno, in un’immensa landa deserta, dalle sabbie scure e dai cieli perennemente tenebrosi, scenario tanto cupo e meraviglioso quanto ideale per creare quella giusta atmosfera onirica a cui la serie si affida in più punti. Tra follie, comportamenti inspiegabili, luoghi misteriosi e personaggi apparentemente farneticanti, Vincent e Real si trovano invischiati in una complessa vicenda che affonda le sue radici in un certo spiritualismo, una storia che viene svelata in contorte sessioni di puro delirio visivo (l’episodio sul quiz televisivo a cui partecipa Vincent) che lascia spiazzati più di una volta per via di una fittizia mancanza di logicità, coerenza che verrà comunque ritrovata nella parte finale dove ogni tassello troverà il suo posto in un mosaico che si mostrerà lontano anni luce anche dalla più fantasiosa previsione.


Incantevole anche se discontinuo il chara design: le fattezze e i volti dei personaggi di Ergo Proxy appaiono mediamente splendidi (impossibile, per noi maschietti, resistere al fascino di Real, tra l’altro spesso furbescamente inquadrata in pose sexy e provocanti) ma rovinati saltuariamente da tratti veloci e grossolani, a loro modo caratteristici ma che, inutile negarlo, imbruttiscono i disegni. Ottime invece le animazioni che, nonostante forse le eccessive staticità nei momenti di stasi, raggiungono vertici d’eccellenza durante le sequenze action: i combattimenti sono golosamente spettacolari e girati con gusto, e il sangue sprizza in abbondanza. Molto interessante infine l’OST, per la maggior parte dell’opera sintonizzata su sonorità elettroniche minimali, ma capace di esplodere nei momenti più drammatici con solenni sinfonie di grande impatto.

Ergo Proxy forse non è un anime adatto a tutti i palati, ma è opera di indubbio valore. Non ci sono occasioni di reale stupore, né momenti di innovazione narrativa capaci di far ricordare a lungo, negli anni a venire, la serie di Shukou Murase, ma abbiamo una storia robusta e insolita, raccontata con un certo estro onirico, che sarebbe davvero ingiusto non lodare.

Voto: 7 su 10

15 commenti:

Anonimo ha detto...

Non sono d'accordo con il voto. A mio parere, Ergo Proxy, merita almeno 8.
La storia non sarà originalissima, ma è un anime molto maturo, con una sceneggiatura ben strutturata.

simone corà ha detto...

Un voto è soltanto un voto, giusto un riassunto numerico indicativo, con un valore praticamente nullo rispetto alle parole di una recensione, comunque EP sì, è un buon anime, ben scritto e fascinoso, che ho trovato mediamente interessante e piacevole da seguire, ma che in fondo non stupisce come potrebbe. :)

Stefanoventa ha detto...

Oh recensione che capita giusta a fagiolo... ne stavo parlando poco tempo fa con un amico che me lo consigliava caldamente :)

Jacopo Mistè ha detto...

Comunque tranquillo anonimo, conta che ad ogni voto del Corà bisogna sempre aggiungere un punto abbondante per avere una valutazione abbastanza realistica (tolti rari casi).

simone corà ha detto...

Mentre a quelle del Mistè di punti bisogna toglierne almeno due.

marco c. ha detto...

questo incuriosisce davvero... cmq riguardo ai voti mi piace che siano bassi, mi sembrano più affidabili

Simone Corà ha detto...

Provalo, è un'opera meritevole, ha delle atmosfere magistrali, dovrebbe essere vista solo per quelle. :)

marco c. ha detto...

La parte migliore è sicuramente quella incentrata sul viaggio verso Mosca: c'è un’evoluzione dei personaggi, si indaga sui reciproci rapporti ed inoltre è molto interessante vederli alla prova con la fatica del viaggio e l'esplorazione di nuovi confini. Inutili le parti che si dilungano sulle soste, vere o presunte, ad altri dom e contatti con altri proxy: spezzano il ritmo e dilatano troppo la durata dell’anime. Inoltre le spiegazioni che vengono raccolte sono già state comprese dallo spettatore molto prima: infatti l’episodio “quiz-show” è sì originale, ma superfluo.
Mi è sembrata poco chiara in particolare la parte finale: non amo il sensazionalismo per chiudere una storia con il botto, anche perché questa serie si dipana con una calma voluta (non per nulla i titoli di apertura recitano: Meditatio I-II-etc.).
E’ certo un ottimo prodotto, maturo e con personaggi a tutto tondo (Pino e Vincent sono memorabili, mentre Re-l mi ricorda troppo il Maggiore Kusanagi), anche se mi sembra volutamente allungato in modo che duri almeno 23 episodi. E’ un anime che poteva stare benissimo anche in 6 episodi: sarebbe stato meglio curato nelle parti in cui il tratto decade ed aumenta la staticità e forse ne avrebbe giovato anche la scelta della colonna sonora.
Hai visto anche l’altra serie di Murase “Witch Hunter Robin”?

Simone Corà ha detto...

Sì, anche a me era piaciuta molto, di suo ha una notevole potenza visiva (estremamente affascinante quella barca-carrarmato che viaggia in quelle lande deserte) e il distaccarsi dal modello narrativo che sembravano aver invece preannunciato i primi episodi.

Concordo anche sul dilungarsi, d'altronde è proprio in questa parte che spunta un filler dietro l'altro (per quanto ben realizzati, sono in fondo inutili). Forse solo 6 episodi no, magari 12-13, ché certi scontri e mazzate in più me li sono anche goduti volentieri, sicuramente non 23, troppi, davvero troppi.

Il finale a me era piaciuto, c'era forse un'accelerazione un po' troppo brusca per raggiungere, come dici tu, il botto, ma ero rimasto soddisfatto dallo sciogliersi dei nodi della trama.

In definitiva, ripensandoci ora a distanza di qualche mese, penso ancora che sia una serie discreta, impefetta e annacquata, ma con delle atmosfere pazzesche e alcuni riuscitissimi picchi.

No, Witch Hunter Robin non l'ho ancora visto. Tu? Com'è? Lo inserisco subito nella wish list. :)

marco c. ha detto...

Nemmeno io l'ho ancora visto. Te l'ho chiesto per sapere se ne valeva la pena.
Cmq a distanza di tempo mi è rimasta una buona impressione di Ergo Proxy per cui credo che vedrò anche Witch Hunter Robin.
12 episodi sarebbe l'ideale, io sono rimasto un po' basso, in effetti una durata come Paranoia Agent è la decisione migliore tra intrattenimento e qualità.
Capisco che è un prodotto commerciale ma io odio i filler! ^^

Simone Corà ha detto...

Non sei l'unico a detestarli! :)

Giacometto ha detto...

giudizio altalenante... pr9mi episodi capolavorosi, proseguendo il ritmo rallenta eccedendo nelle pippe metali, mentre quelli finali sono davvero spettacolari ma peccno nell'eccesso di contenuti. Tuttavia una serie che rispetto per il coraggio di osare in questa maniera.

Anonimo ha detto...

L'ho trovato di una noia mortale!!!!!!!!!!!!
Preferisco dedicare il mio tempo ad altri titoli, sinceramente.

Simone Corà ha detto...

Be', dai, ci sono anche cose più noiose, tipo che so contare i fili d'erba o i buchi di una zanzariera. ;)

Cristian Maritano ha detto...

Molto bello...ci ho visto molto Blade Runner (anche la OST ricorda quella di Vangelis), Matrix e molto Philip K. Dick.

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