lunedì 17 gennaio 2011

Recensione: Paranoia Agent

PARANOIA AGENT
Titolo originale: Mousou Dairinin
Regia: Satoshi Kon
Soggetto: Satoshi Kon
Sceneggiatura: Seishi Minakami
Character Design: Masashi Ando
Musiche: Susumu Hirasawa
Studio: Mad House
Formato: serie televisiva di 13 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2004
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Panini Video



Tsukiko Sagi è una famosa disegnatrice dalla cui penna è nata la mascotte Maromi, amatissima in tutto il Giappone. Una sera, mentre torna a casa, viene aggredita da un ragazzino sui pattini a rotelle che impugna una mazza da baseball. Due detective, il burbero Ikari e il giovane Maniwa, si mettono subito sulle tracce del criminale, ribattezzato Shonen Bat, che, giorno dopo giorno, continua a mietere le sue vittime e a sfuggire sorridente alle forze dell'ordine. Chi è veramente? Qual è il suo progetto?

Paranoia Agent (2004) è la prima, e purtroppo unica, incursione televisiva del compianto Satoshi Kon. Opera folle e multigenere, costantemente in bilico tra momenti di tensione e divertenti parentesi, capace di abbracciare tanto l’horror quanto il fantasy, sfaccettata e critica nei confronti dell’iperattiva società giapponese, è, come ogni altro lavoro del maestro recentemente scomparso, una straordinaria, iperbolica, visionaria miscela di realtà e sogno, concretezza e schizofrenia onirica. Kon ne firma soggetto e regia, lasciando l’ottima sceneggiatura a Seishi Minakami e il chara design a Masashi Ando, e graffia, stupisce, commuove, scuote, incanta.

Paranoia Agent è strutturato in 13 episodi, molti dei quali autoconclusivi, che dilatano, gonfiano, approfondiscono una vicenda che, nei momenti iniziali, sembra essere un semplice thriller venato di elementi soprannaturali. Ogni puntata presenta infatti uno o più nuovi personaggi, costruisce attorno a loro storie spesso a se stanti, singole avventure che studiano e analizzano personalità, comportamenti, idee e modi di vivere sia dei veri protagonisti dell’opera (Tsukiko e i due detective) sia dei comprimari, più o meno importanti ai fini dell’intreccio prettamente thrilleristico. Avremo pertanto vicende che esulano totalmente (i due studenti Shogo e Yuuichi, l’insegnate Maria, i tre ragazzi che tentano disperatamente di suicidarsi), ma che completano un mosaico estremamente complesso, dove le coincidenze inattese si sprecano, dove si scoprono raggiri e doppie vite, storie nelle quali il mistero legato a Shonen Bat è fattore scatenante, è una miccia che si accende, è una rabbia che esplode, è un segreto che viene svelato.


Ne nasce così uno schema insolito e progressivamente curioso, ogni episodio scavalca il precedente e cambia le carte in tavola, le capovolge, mostra cosa c’è dietro lo specchio, e di volta in volta muta i colori della serie: dal meccanismo investigativo iniziale alla parodia videoludica, dalla commedia tragicomica al dramma legato a sessualità e pedofilia, per terminare con clamoroso accento supereroistico e una fragorosa tentazione catastrofica, e ancora molto, molto altro. In tutto questo universo, in tutte le sue sfumature, è facile perdersi domandandosi quale sia la direzione da seguire, soprattutto quando vengono innestate certe enigmatiche parentesi oniriche, se ci sia un vero filo conduttore o se si tratti di puro compiacimento artistico nel destrutturare le vicende, nel richiamarle a tradimento, nel presentarle in una veste che verrà tolta più e più volte. Ma ogni elemento, pur non essendo sempre necessario alla trama in sé, è importante, se non fondamentale, nella creazione simbolica dello scenario globale, così, così, così simile alla triste realtà di tutti i giorni. Ad esempio un episodio come ETC, dove quattro signore si perdono in chiacchiere sui possibili delitti commessi da Shonen Bat, pur, di fatto, bloccando la storia, diventa vitale per capire le proporzioni del mito del criminale sui pattini, come si sia espanso, fin dove abbia ferito con i suoi artigli. Una vicenda invece come quella raccontata in Maromi dolce-sonno, un noir autoconclusivo in parte scollegato dal plot principale ma fortissima critica all’industria dell’animazione, è essenziale per comprendere uno degli scopi che spinge Shonen Bat a uccidere, ad ammazzare anche là dove Ikari e Maniwa non possono raggiungerlo, dove nessuno, in realtà, può raggiungerlo. E via così.

Un’originale catena di eventi, un imprevedibile susseguirsi della trama, un’inarrestabile macchina che obbliga a spingere il tasto play in continuazione, per vedere cosa succede nell’episodio successivo, come Kon camufferà la storia, come collegherà certe situazioni, come farà a inserire nuovi elementi ancora, come dissezionerà la cultura nipponica parlando di frenetico consumismo, spietata economia, isolamento suicida, chiusura mentale. E il motivo stesso che guida Shonen Bat a impugnare la mazza da baseball, la spinta che lo porta a spaccare teste di persone che apparentemente nulla hanno in comune, è puro, potentissimo simbolismo.


Ci si potrebbe addentrare ancora e ancora nel mondo di Paranoia Agent, sviscerare puntata dopo puntata perché tutte recipienti di messaggi ed estrosità creativa, ma si entrerebbe in territori spoileranti e si toglierebbe il piacere della visione, un piacere che inizia sin dalla splendida e sperimentale opening, un pezzo irresistibile più volte richiamato nell’opera, un piacere che continua con gli splendidi disegni, tanto realistici quanto caricaturali, e le fantastiche animazioni, di altissimo livello, curate da Madhouse. Paranoia Agent è un’opera da vedere, da vedere nonostante la difficoltà, la bizzarria, questo stravagante ma intelligente e profondissimo modo di raccontarci (perché questo in fondo fa Kon) il Giappone e il mondo intero.

Voto: 8 su 10

8 commenti:

Anonimo ha detto...

Grandissima serie, una delle poche capace di sbizzarrirsi in un dedalo di riflessioni e parallelismi al limite del mindfuck e poi rimettere tutto a posto nel finale (che non è roba da poco visto il trend degli ultimi tempi alla "mettici quello che ti pare tanto poi ci pensa il manga a chiarire").
Non che io gradisca particolarmente la vena (un pò troppo) freudiana di Kon ma rispetto alla media degli anime che intasano lo streaming questo è da vedere seduta stante. Ah e nel caso qualcuno se lo stesse chiedendo la risposta è SI, C'è UNA DONNA INCINTA DI UNA MAZZA DA BASEBALL.
ILCARCIOFOROSSO

http://www.animefan.it ha detto...

Ce ne fossero di autori come Kon...

Questo anime è uno dei pochi thriller degni di nota nel campo dell'animazione.

Simone Corà ha detto...

Già, Kon immenso come non mai, serie assurda e impossibile, difficile stare dietro alla valanga di episodi bizzarri e stralunati, ma che soddisfazione giungere al finale e vedere che tutto torna a meraviglia.

marco c. ha detto...

Mi è piaciuto molto. L'ho trovato davvero originale. Ottimi anche i filler (vedi storia dei tre spiriti suicidi). Tuttavia il finale alla Otomo non ha convinto molto. Un saluto.

Simone Corà ha detto...

Forse non si può parlare di filler veri e propri, vedi anche l'episodio dello studio di produzione anime, perché nell'opera complessiva hanno un senso effettivo piuttosto originale. In ogni caso, ogni singola puntata è così bene organizzata che neanche te ne accorgi. :)

Sul finale un po' concordo, ma penso ci sia stato bene. :)

Jean Jacques ha detto...

Credo che sia la mia seria anime preferita :D il finale è qualcosa di pazzesco!

Carmine Marzano ha detto...

Satoshi Kon, effettua la sua unica incursione nel mondo dell'animazione seriale purtroppo, condensando in esso tutta la summa artistica pescando a piene mani nei suoi lavori precedenti, visto che un quest'opera vi confluiscono Perfect Blue, Millennium Actress e Toky Godfathers, sino ad anticipare nel finale qualcosa riguardo quella che sarà la sua ultima pellicola, ovvero Paprika.
Paranoia Agent non risulta essere un'opera complessa da comprendere se si conosce la poetica dell'autore alla luce di tutti i suoi lungometraggi, visto che il suo modus operandi è sempre il medesimo, con una realtà che si stratifica sempre di più, fino a non percepire cosa è reale e cosa non lo è, poichè entrambe le cose coesistono nel medesimo piano, seppur la realtà e l'illusione siano ben distinguibili ai nostri occhi, ma scegliamo di non vedere perchè ci fa comodo così.
Satoshi Kon lancia un attacco spietato alla società Giapponese, presa dai suoi ritmi frenetici quotidiani, che ci portano ad andare avanti in un'unica direzione imposta dalla società, ma che non ci soddisfa per niente. Il posto di lavoro, gli esami scolastici e le scadenze da rispettare sono cose obbligate e che non possiamo evitare, nei primi momenti magari li si affronta e si manda giù il boccone amaro, ma a lungo andare tale situazione porterà ad un abnorme stress emotivo che giunto ad uno stadio insopportabile, non c'è altro modo per la nostra psiche che resettarsi del tutto. Shonen Bat rappresenta proprio questo, il nostro bottone di reset che ci consente di fermare tutto e fuggire così dallo stress e le difficoltà della vita. Tutto ciò, è solo una mera fuga dalla realtà illusoria, perchè il problema è ben lungi dall'essere risolto è solo rinviato a data da destinarsi, ma un giorno andrà ugualmente affrontato e il peso potrebbe rivelarsi a quel punto troppo gravoso da risolvere, portando la persona alla follia.
Coerente con la sua concezione ottimistica della vita, Satoshi Kon vuole che affrontiamo la vita a testa alta, le difficoltà ci possono buttare già certo, ma dire la verità e cercare l'aiuto altrui potrebbe crearci dei problemi in quel momento, ma il beneficio di essersi tolti l'enorme macigno gravante sulle nostre spalle è un sollievo che supera ogni cosa, perchè a quel punto staremo in pace con noi stessi, che è la cosa più importante.

I personaggi di Paranoia Agent riflettono alla perfezione questo stato d'animo. La maggior parte di loro sono stressati dalla vita quotidiana che li ha portati ad uno stress insopportabile da gestire, per via di pressioni caricataci addosso dal datori di lavoro, dai mass media, dalla società o anche da noi stessi. Kon scava a fondo nella psiche di Tsukiko Sagi, una grapich design, o di Yuichi Tara, che è un ragazzino delle elementari numero uno in tutto o di Irukawa, poliziotto dalla ambizioni frustrate e infine i due poliziotti Araki e Masaru. Sono tutti personaggi tridimensionali e dalle sfaccettature complesse.

La regia di Satoshi Kon è incisiva e lascia il segno, grazie ai dei primissimi piani che consentono di penetrare nel profondi dei personaggi e di scavare nelle loro debolezze e desideri nascosti. Complice un montaggio che fa ampio uso di analessi senza minimamente anticiparle, Satoshi Kon ci porta da un punto all'altro della vicenda o dei vari piani temporali, proprio come se lo spettatore fosse immerso in un enorme flusso di coscienza.
Le animazioni sono buone, personaggi esagerati in alcuni frangenti, ma è un mezzo espressivo giusto per raccontare una storia sclerata come questa.

In sostanza, Paranoia Agent rappresenta l'apice di Satoshi Kon, nel quale confluisce tutto il pregresso percorso artistico precedente e nel finale getta le basi per quello che sarebbe dovuto essere un ulteriore evoluzione della sua poetica e che purtroppo si fermerà prematuramente con Paprika: Sognando un Sogno.

Voto 10

Simone Corà ha detto...

Be', grazie del super commento, non posso che concordare su tutto, stavolta :)

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