PAPRIKA: SOGNANDO UN SOGNO
Titolo originale: Paprika
Regia: Satoshi Kon
Soggetto: (basato sul romanzo originale di Yasutaka Tsutsui)
Sceneggiatura: Seishi Minakami, Satoshi Kon
Character Design: Masashi Ando
Musiche: Susumu Hirasawa
Studio: Mad House
Formato: film cinematografico (durata 87 min. circa)
Anno di trasmissione: 2006
Disponibilità: edizione italiana in dvd & blu-ray a cura di Sony
Regia: Satoshi Kon
Soggetto: (basato sul romanzo originale di Yasutaka Tsutsui)
Sceneggiatura: Seishi Minakami, Satoshi Kon
Character Design: Masashi Ando
Musiche: Susumu Hirasawa
Studio: Mad House
Formato: film cinematografico (durata 87 min. circa)
Anno di trasmissione: 2006
Disponibilità: edizione italiana in dvd & blu-ray a cura di Sony

In un vicino futuro la scienza permette, coi suoi progressi, addirittura di "registrare" i sogni delle persone per poterli analizzare in ambito psichiatrico. Non entrate ancora ufficialmente in produzione, le apparecchiature predefinite a tal scopo diventano un'arma di terrore quando sono trafugate e usate, da un misterioso terrorista, per far "sognare a occhi aperti" gli individui portandoli così alla follia. La dottoressa Atsuko Chiba, sotto le vesti del suo avatar "onirico" Paprika, inizia a indagare...
Si sa, quello visionario è il campo tematico prediletto da Satoshi Kon. Per questo non stupisce riconoscere in Paprika, il suo tristemente ultimo lungometraggio da regista, l'apoteosi finale della sua poetica, una storia che parla di sogni ed è ambientata nel loro mondo. Opera ibasata, come Perfect Blue e Tokyo Godfathers, su un soggetto non originale (in questo caso l'omonimo thriller letterario di Yasutaka Tsutsui), ma realizzata con tutta la cura estetica e tecnica proprie del regista, che ancora una volta parla, con classe, della sua adorata realtà metafisica.
Tocca ammettere, purtroppo, che il soggetto, al di là del tema onirico, si riconduce a una qualsiasi delle incarnazioni di Ghost in the Shell (un terrorista/hacker tramite sogni/virus si introduce nella psiche di moltitudini di persone per farle impazzire, e per andare a stanarlo Motoko/Paprika entra lei stessa nel cyberspazio/sogno), generando un generale senso di déjà-vu che impedisce al film di ambire a un'eccessiva originalità, ma il senso di già visto è decisamente smussato dal delizioso tocco visionario del regista, che trova, per ovvie ragioni, l'occasione di esprimere senza freni esibitori la sua carica allucinata. Paprika è sintetizzabile, in effetti, come pura follia visiva, un trip cervellotico di immagini bizzarre e nonsense grafico come eserciti di giocattoli dalle movenze convulse, bambole inquietanti, elettrodomestici posseduti e amene musiche da circo; ma anche di visioni più sottili e inquietanti, date da timori ancestrali che possono essere moniti per il futuro o anche scorci di vita reale. Un frammentarsi di reale e intangibile che rende la storia, altresì semplicistica, caotica. Perché sì, Paprika si riduce essenzialmente alle indagini di due gruppi di personaggi (lei e il detective Toshimi Konakawa) per scoprire il misterioso boogeyman che sta facendo impazzire le persone, ma entrambi si muovono per la maggior parte nel confine tra realtà del sogno: difficile stabilire quando agiscono nella vita reale e quando no, e questa voluta scelta per spiazzare lo spettatore porta la visione a risultare fin da subito impegnativa e, per questo, stimolante.

Immersi così nelle atmosfere lisergiche del film si apprezza come di consueto la bravura di Kon nell'ammaliare l'occhio con visioni surreali, da incubo e da fiaba, ben sorrette dalle - come al solito - eccellenti animazioni Mad House che ben spiegano i ben tre anni di realizzazione del film, ma duole constare come alla fine, pur con un ottimo gradimento generale e la piacevole "fatica" di seguire la storia nelle sue false piste, quest'ultima si riveli, stringando, ancora più semplicistica di quello che già è, preferendo spingere, nel finale, sul pedale dello spettacolo grafico per sopperire a una conclusione che si poteva dare con mezz'ora di anticipo. "The Bigger the Better" è rispettato, ecco quindi che le atmosfere bizzarre e inquietanti fanno posto a cattivi macchietta e pure a distruzioni apocalittiche, caos e fusioni tra realtà e fantasia capaci di distruggere il mondo, un parossismo che fa cadere le braccia e sembra pure indegno del regista, fortunatamente non così orribile da ridimensionare tutto il film.
Convincono, infatti, quei scorci del "vero" Kon, intimista e umano, che qua e là si stagliano: nell'eroina bitchy alla ricerca di una dimensione esistenziale più serena; nel frustrato detective Konakawa che deve affrontare i fantasmi dolorosi del passato; nell'amore sincero che può sbocciare da una bella donna anche verso un gigantesco obeso. Tratti tipicamente "koniani" che danno sollievo e dignità a un prodotto forse un po' troppo eccessivo nella forma e troppo sopravvalutato dalla consueta grandinata di premi, ma, per resa e atmosfere, tutto sommato degno del nome del regista che si porta.
Voto: 7 su 10















