venerdì 4 febbraio 2011

Recensione: Oreimo - My Sister Can't Be This Cute

OREIMO: MY SISTER CAN'T BE THIS CUTE
Titolo originale: Ore no Imouto ga Konnani Kawaii Wake ga Nai
Regia: Hiroyuki Kanbe
Soggetto: (basato sui romanzi originali di Tsukasa Fushimi)
Sceneggiatura: Hideyuki Kurata
Character Design: Hiro Kanzaki (originale), Hiroyuki Oda
Musiche: Satoru Kosaki
Studio: AIC
Formato: serie televisiva di 12 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2010



Da molti anni la convivenza in casa tra Kyousuke Kosaka e la sorellina Kirino è ai ferri corti, vista la totale indifferenza che lega i due fratelli. Un giorno, però, il ragazzo scopre il segreto di lei: dietro la sua bellezza, i superbi voti scolastici e la carriera di modella (a soli 14 anni), la giovane è un'otaku incallita, priva di amici, schiava di un'ossessione per gli eroge (i videogiochi erotici), di cui adora quelli a tematica incestuosa. Ovviamente tale "passione" è ben nascosta ai genitori, convinti di avere una figlia modello. Scioccato, Kyousuke decide di proteggere la sorellina, assecondandola nelle sue manie e aiutandola a trovare qualche amica in una società che repelle gli appassionati di anime, manga e videogiochi.

Ci si dovesse basare sulle semplici sensazioni e su quello che Oreimo (o La mia sorellina non può essere così adorabile nella traduzione letterale del lungo titolo originale, contratto appunto in Oreimo) vorrebbe dire, verrebbe istintivo colpirlo con una eterna damnatio memoriae, per estirpare anche dai ricordi una delle produzioni più rivoltanti e amorali dell'animazione nipponica, che si prefigge il compito di rendere cool, vincenti e simpatici gli otaku giapponesi, umiliando lo spettatore con una storia di formazione e valori familiari che non si regge in piedi, affogata in un buonismo repellente e senza logica. Invece, Oreimo esiste ed esisterà, ha avuto successo e continuerà ad averne: probabilmente è giusto così, la sua esistenza avrà un senso in un qualche lontano futuro, quando gli storici giapponesi potranno tirare le loro conclusioni sul degrado raggiunto dalla loro società, che si esprimeva anche per mezzo di simili opere trasmesse normalmente in televisione.

Oreimo significa, nel 2008, la classica serie di light novel che, grazie alle ottime vendite, finisce poi adattata in animazione. In TV, nel 2010, la serie, animata da AIC, trova di riflesso un altro successone, che si tramuta in 4 nuovi episodi raccolti in DVD che forniscono una conclusione alternativa, nascita di manga e audio drama vari, una seconda stagione e altri episodi inediti sempre raccolti su disco. La popolarità è ottima, peccato per la qualità inesistente: Oreimo pretende di rendere simpatica una sorellina arrogante, prepotente, ingrata, perennemente scazzata che invece di venire, sacrosantemente, presa a schiaffi da mattina a sera dai genitori, è continuamente difesa dal fratello buono e altruista, che si schiavizza, si umilia e si ingegna ad aiutarla senza mai venire ringraziato. Un'opera chiaramente diseducativa, fatta da un autore che evidentemente tiene più alla nascita di otaku che alla loro guarigione, capace di dire che a 14 anni è meglio stare chiusi in casa a giocare a porno incestuosi invece di uscire fuori - che tanto gli amici con cui condividere questa roba si trovano anche in internet. Se Welcome to the NHK e la sua trasposizione animata, apripista nelle produzioni dedicate al mondo di otaku e hikikomori, a loro modo cercavano (più il manga, a dire il vero) di sensibilizzare l'opinione pubblica sulle sofferenze patite da questo gruppo sociale, emarginato dalla società per la sua debolezza psicologica, con Oreimo si viaggia all'opposto, beatificando le loro abitudini mostrando la bella Kirino farsi lunghi giri al Comiket, acquistare forsennati doujinshi erotiche, intavolare con altri reietti come lei discussioni su quale anime sia più bello/brutto/ben-malsceneggiato/animato etc. Questi sarebbero anche tranquilli hobby, se almeno la ragazza e le sue amiche avessero una normale vita sociale, non chiuse in casa a guardare anime o a giocare a videogiochi.

 
Oreimo è un'aberrazione che cerca di far sembrare perfettamente normale e positivo che una ragazzina dell'età di Kirino stia segregata in casa a giocare di nascosto agli eroge (videogiochi erotici) o fuori a fare la modella, ma che sopratutto irrita per il buonismo esasperato di un "fratellone" altruista oltre ogni limite di credibilità, che più viene trattato da rifiuto umano dall'arrogante sorella e più si sbatte per aiutarla, al punto da superare i limiti del masochismo. È la fiera dell'idiozia e del miele, commedia inverosimile che nel finale tenta anche la carta dell'ambiguità facendo "avvicinare" i due fratelli a un livello tale da essere sospetto, tanto per rincarare la deplorevole caratura intellettuale dell'opera e l'interesse a solleticare gli istinti più bassi di quella fascia di pubblico che vorrebbe esaltare. Oreimo è squallido, irritante, deviante e con opening/ending atroci, ma purtroppo, come il Male, anche seducente: ottime animazioni, colori sgargianti e design accattivante, ma soprattutto ogni episodio è scorrevole e ben sfrutta i temi narrati per offrire interessanti divagazioni sul microcosmo otaku giapponese.

Si potrebbe quasi definire uno slice of life, non seguendo una storia portante e offrendo sempre curiosità e approfondimenti, puntata dopo puntata, sul tema videogiochi/manga/anime/novel. Divagazioni che faranno la felicità dei jappo-maniaci, ricche come sono di strizzatine d'occhio e considerazioni sui meccanismi del mondo dell'animazione. Esclusi i due insopportabili protagonisti, poi, i comprimari sono addirittura simpatici (sopratutto l'adorabile Ruri "Kuroneko" Gakou), e più di una gag, bisogna ammetterlo, strappa una risata. A rappresentare un valore aggiunto è anche la cura certosina con cui lo studio AIC confeziona il prodotto, lavorando sodo per fornire una rappresentazione più verosimile possibile degli ambienti in cui si muovono i personaggi. Questo si nota dalla grande cura visiva negli interni, e, ancora, dai molteplici chara design e musiche utilizzati per mostrare gli anime ora majokko, ora erotici, ora robotici guardati in TV dagli eroi. A suo modo geniale anche il "finale alternativo" già accennato, che come detto fornisce una seconda conclusione della vicenda, in analogia con le visual novel giocate da Kirino dai molteplici finali.


Non si può comunque prescindere dall'anima di questa storia: Oreimo ha i suoi pregi e rappresenta senza dubbio una visione leggera e scorrevole, ma è troppo inverosimile in ciò che racconta, troppo fuori da ogni realtà con la sua eroina puttanella e il fratello zerbino che si addossa colpe non sue per proteggerla, troppo palesemente diseducativo nei suoi messaggi. Manca di qualsiasi attinenza alla realtà e questo basta e avanza per stroncarlo nel modo più giusto possibile, anche a fronte di questa Oreimo-mania che s'è creata e che temo, come Haruhi, non abbandonerà il fandom per un bel pezzo. Per quel che possono valere le opinioni altrui, la seconda serie sembra essere addirittura peggio. Pura follia.

Voto: 4 su 10

SEQUEL
Oreimo: My Sister Can't Be This Cute 2 (2013; TV)

2 commenti:

Loggi ha detto...

Bhà, a mè non è affatto dispiaciuto, concordo sul fatto che è totalmente irrealistico, ma almeno un 6 se lo meritava (secondo mè)

Francesco Messina ha detto...

Questa recensione mi ha fatto godere come un riccio. XD

Animazione di merda per un pubblico di merda.

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