lunedì 10 ottobre 2011

Recensione: La rivoluzione di Utena

LA RIVOLUZIONE DI UTENA
Titolo originale: Shoujo Kakumei Utena
Regia: Kunihiko Ikuhara
Soggetto: BE-PAPAS (Kunihiko Ikuhara)
Sceneggiatura: Yoji Enokido
Character Design: Shin'ya Hasegawa
Musiche: Shinkichi Mitsumune, Julius Arnest Seazer
Studio: J.C. Staff
Formato: serie televisiva di 39 episodi (durata ep.23 min. circa)
Anno di trasmissione: 1997
Disponibilità: edizione italiana in dvd a cura di Yamato Video


Utena Tenjo è l'idolo dell'accademia Ōtori: bella e agile, si veste da ragazzo, evidentemente per la sua indole da maschiaccio, e attende di reincontrare il principe a cui ha promesso amore da piccola. Si trovera presto ad affrontare i Duellanti, i membri del Consiglio Studentesco a cui, puntualmente, viene ordinato di sfidarla dal misterioso Confine del Mondo. La posta in palio di ogni duello di spada è il fidanzamento con Anthy Himemiya, la Sposa della Rosa, studentessa che reca nel suo corpo la Spada di Dios con cui è possibile portare la rivoluzione nel mondo. Che legame ha Anthy con il principe tanto atteso da Utena?

Ideato nel 1991 dal regista Kunihiko Ikuhara, Utena vede la luce nel 1996 in anime, manga e addirittura musical, all'indomani della nascita del gruppo BE-PAPAS formato da Ikuhara stesso, lo sceneggiatore Yoji Enokido, la mangaka Chiho Saito, il disegnatore Shin'ya Hasegawa e il produttore Yuuichiro Oguro. Filosofia del gruppo: rivoluzionare fumetto e animazione creando storie di originalità sfrenata, senza alcun paletto e capaci di scardinare stilemi e luoghi comuni dei rispettivi media di riferimento. E Ikuhara, dietro la realizzazione della versione animata di Utena (notevolmente differente da quella cartacea della Saito venuta per prima), da sfogo a tutto il suo amore per le opere interpretative alla David Lynch, il suo regista preferito. La rivoluzione di Utena è, sarò franco, una delle recensioni tra le più ostiche da scrivere, data la difficoltà di analizzare una serie che narrativamente si basa sul nulla come sul tutto, su una trama di stampo fantastico che potrebbe essere anche una semplice, gigantesca metafora. La fiera dell'ermetismo, la serie tra le più celebri di sempre nel panorama dell'animazione giapponese: quella che, insieme all'Evangelion di Anno, simboleggia negli anni 90 quella neonata corrente artistica che fa della psicologia e degli intrecci metaforici/visionari un nuovo modo di raccontare storie, sempre più vicino all'esperienza cinematografica.

Di primo acchito Utena è l'avventurosa storia di tale ragazza che, "ottenuta" l'amebica Anthy battendo in duello il suo ultimo padrone, diventa sua amica, cercando di convincerla a ribellarsi al suo destino e salvandola nel contempo dalle mire degli altri Duellanti, sconfiggendoli in attesa di scoprire come potrà portare, nel mondo, una fantomatica rivoluzione. La seconda chiave di lettura potrebbe vedere Utena come una moderna favola o rappresentazione teatrale (i siparietti a metà episodio con teatro ombre), dove una principessa si trasforma nel principe per salvare la sua amica. Un'altra ancora come uno stage onirico, una raffigurazione visionaria delle azioni dei personaggi data da duelli di spada che simboleggiano il risolversi delle loro controversie. Non ci sarà mai dato sapere. Restano evidenti le allegorie e i simbolismi che costellano la serie e decifrarle sarà, per molti, il massimo pregio o difetto dell'opera. Le ambientazioni da sogno, il nonsense surreale ricercato dallo sceneggiatore Enokido per friggere i neuroni (tra rose che ruotano sullo schermo, centinaia di automobili che appaiono dal nulla durante i duelli, una gigantesca struttura a forma di scala a chiocciola che nessuno vede, uno humor fuori da questa realtà, una citazione letteraria di Herman Hesse recitata in ogni episodio etc.) e azioni più o meno assurde commesse dai protagonisti mandano felicemente a quel paese chi si attende una storia dai significati precisi, dando adito a quella che è l'unica, vera chiave di lettura di Utena: la libera interpretazione.


Molti sono i sospetti di una ricercata mancanza di senso, un po' alla Anno, voluta dai creatori per prendere in giro lo spettatore (come quando Ikuhara dice che neppure lui ha idea del senso delle rose che costellano gli episodi). Posso solo dire che a me, così com'è venuta, quella di Utena sembra la storia di una ragazza sulle sue che, stringendo amicizia con una coetanea messa molto peggio di lei (Anthy), si da una svegliata uscendo finalmente dal suo guscio, andando a ballare alle feste di maschera, ampliando le amicizie e pensando di legarsi sentimentalmente all'uomo che ama. Lo sospetto per i fondali minimalisti usati per illustrare le location della storia, a rappresentare l'anonimità della giornate che scorrono tutte uguali per l'eroina, ma sopratutto per il canovaccio ripetuto a ogni episodio: lei e Anthy hanno a che fare con i problemi di un personaggio, li affrontano (il più delle volte sconfiggendo il tipo in duello), e infine, andata bene o male, Utena chiede all'amica cos'era giusto fare o meno, una perenne scoperta del mondo che le sta attorno per sapere come relazionarsi meglio col prossimo. Arrivati a questo punto è intuibile la mia difficoltà nel dare una classificazione all'opera. Fantastico? Dipende se quello che vediamo è realtà o finzione. Azione? In ogni episodio (o quasi) Utena affronta a duello un nemico, ma se fosse solo una rappresentazione immaginaria? Romantico? Come si può empatizzare o vivere una storia che, sì, parla anche di rapporti sentimentali (anche lesbo o incentuosi, ma questo è un artifizio per dare ulteriori connotazioni originali a una storia che non vuole parlare di quelli), ma dal punto di vista di personaggi fuori dalle righe le cui azioni non sembrano governate da logica? Utena è semplicemente un anime sperimentale, che stimola nell'uso delle meningi e compiace quando si decifrano alcuni dei suoi simbolismi, a volte semplici (come l'episodio in cui un personaggio femminile scopre di aver deposto di notte un uovo: le amiche le dicono che è una cosa normale, che accade a tutte le ragazze a una certa età...), altre volte osticissimi (l'indecifrabile finale, dove vediamo questa rivoluzione di Utena a cui tutti si riferiscono fin dal primo episodio).

Discorso tecnico: se le animazioni sono purtroppo di fattura appena sufficiente e zeppe, davvero, di ricicli (la famosissima sequenza di Utena che sale le scale per recarsi all'arena del duello: quattro minuti di camminata che saranno ripetuti per la quasi totalità della serie, puntata dopo puntata), il comparto musicale è da favola. Se per le BGM generiche Ikuhara si affida ai delicati arpeggi di violino di Shinkichi Mitsumune, per quelle dei numerosi "combattimenti" l'onore spetta al musicista heavy J.A. Seazer, creatore di non una, non due, non tre, ma addirittura 25 (VENTICINQUE) memorabili insert song gothic metal, quasi tutte cantate in latino, che donano esaltanti scariche di energia ai combattimenti, svegliando spesso lo spettatore dalla ripetitività sopracitata del canovaccio. Chara androgino e non particolarmente piacevole, ma anche lui, in tema con l'opera, particolarmente innovativo e fuori da ogni standardizzazione.


Altro non mi riesce da dire su una serie pazzoide che, sicuramente, reca in sè un concentrato fortissimo, esasperato, di genio. Di sicuro i suoi autori ci hanno marciato sopra con il nonsense e molte delle sue follie sembrano rivelarsi solo aria fritta, ma il piacere di smantellare, pezzo per pezzo, la sua struttura visionaria per comprendere stati d'animo dei personaggi e significati è una delle esperienze più stimolanti che mi siano mai capitate. Alla fine il rischio di trovare incomprensibile il finale è alto, ma è un accettabile prezzo da pagare per godersi un anime che, forse schiavo della sua originalità a ogni costo, ha però un carisma inarrivabile.

Edizione home-video italiana in dvd, a cura di Yamato Video, come sempre deficitaria. Buoni traduzione e adattamento ma incommentabile il video, sembra un riversamento sgranato da VHS. E ovviamente bisogna accontentarsi, perché anche se una casa distributrice lavora nel peggiore dei modi è sempre lei l'unica a pubblicare certe licenze. Una tristezza.

Voto: 9 su 10

14 commenti:

http://occhiliquidi.wordpress.com/ ha detto...

Mmh, direi che hai frainteso o almeno sottovalutato il senso della serie.

Utena è un percorso di maturazione sessuale in chiave psico-metaforica. Il fantasy è solo una sovrastruttura narrativa che funziona per archetipi rovesciati.

Jacopo Mistè ha detto...

Maturazione sessuale da parte di chi? E sopratutto, chi lo ha detto che il senso della serie è quello?

Simone Corà ha detto...

Più che altro, cosa sono gli archetipi rovesciati? Cioè, sono sottosopra? Tipo con le gambe sulla testa e le mani al posto dei piedi?

http://occhiliquidi.wordpress.com/ ha detto...

Utena è un personaggio trans- gender, non ha una identità sessuale specifica. Questo perché è rimasta traumatizzata dalla perdita dei genitori, e senza la guida del padre; figura che ricerca nel suo principe.
Durante la serie Utena trova delle affinità con Anthy e se ne innamora, trovando la sua identità.

@Simone: Un altro importante elemento della serie è da considerasi il gioco dei generi. I ruoli canonici, in questo lavoro, sono infatti completamente invertiti rispetto alla normalità: non è un caso che Utena desideri diventare il principe e non la principessa o che la pacata ed amichevole Anthy sia legata al concetto di strega.

Jacopo Mistè ha detto...

Apprezzo la tua lettura della serie, ma è una delle tantissime, infinite interpretazioni della storia. Mi piacerebbe mi dicessi qual è per te il senso della rivoluzione, della spada di dios e del finale. Poi io dubito che la perdita dei genitori possa plasmare l'identità sessuale dell'individuo...

http://occhiliquidi.wordpress.com/ ha detto...

Beh, credo che "la rivoluzione" si debba intendere con rivoluzione degli stereotipi a cui è sottoposta la sessualità nel modo di pensare convenzionale. Utena, alla fine, è lesbica a tutti gli effetti.

Per quanto riguarda la spada: ripeto, l'elemento fantasy è solo una sovrastruttura, non ha un significato specifico, serve a condire la storia, un po' come la cabala in Evangelion.

Jacopo Mistè ha detto...

È un'interpretazione che ha un suo senso, anche se io, personalmente, più che una serie "romantica" (nel senso di rovesciamento dei ruoli sessuali in chiave sentimentale) ho visto Utena come una storia di formazione, e "l'amore" di Utena per Anthy, volutamente ambiguo (alla fine il rapporto lesbo non è che sia così esplicito o ufficializzato), una parte dei suoi molti tratti.

Quello che mi spiace è che il regista non ha voluto dare neppure una sua interpretazione alla storia, quindi non si saprà mai con ufficialità qual è il suo senso esatto :(

http://occhiliquidi.wordpress.com/ ha detto...

Nel film purtroppo è tutto molto più esplicito, e ne è venuto fuori uno schifo.

魔法少女 ha detto...

Sono assolutamente d'accordo con Jacopo nel dire che non si tratta assolutamente di una metafora sul percorso di maturazione sessuale.

C'è un messaggio di percorso, ed è chiarissimo, ma non è quello di maturazione sessuale (sebbene Ikuhara scelga di proposito di coprire varie sfaccettature della realtà umana anche in quell'ambito).

Il percorso che viene narrato ed è lampante, a mio avviso, è quello di crescita, di passaggio dalla fanciullezza all'adultità, con il lutto dell'abbandono dei sogni e delle fantasie causato dal confronto con la dura realtà. E' un elemento riconducibile alle storie di tutti i personaggi, e quel che non è chiarissimo è il messaggio che se ne trae, che può essere personale...ma forse un intento di base c'è anche lì.

Utena non è un transgender, al massimo una crossdresser, ma non è neanche rilevante in senso stretto, è rilevante in quanto lei sceglie, per principio, di ricoprire un ruolo che socialmente non le è dato di ricoprire, perché cozza con i canoni e con il "disegno" che si crede si debba seguire.

Nel suo percorso vediamo i suoi principi e i suoi desideri quasi fanciulleschi (non a caso nati nel periodo infantile) dapprima ardenti, vacillare diverse volte, quando Utena si trova ad "inciampare" nella sua stessa umanità nel confronto con Akio (che in un certo senso è quasi egli stesso rappresentativo della realtà più cruda, priva di ideali e sogni).

Insomma, al di la di tutte le interpretazioni relative al resto, credo che Utena sia una favola "rivoluzionaria" (la favola stessa narrata, con principesse/principi(Utena), streghe/principesse(Anthy) ecc) è già di per se indicativo di un intento di andare al di la e cozzare con la "classica" favola.


Proseguendo concordando con Jacopo anche sul fatto che la relazione di natura sentimentale tra Utena e Anthy (tra l'altro trovo che a livello emotivo sia molto più chiara e ben approfondita nella serie che nel film, in cui è più esplicita SOLO a livello fisico) non è l'elemento principale della serie, ma solo uno dei tanti che la compongono. E in tal senso vorrei dire che non credo sia un caso che sia praticamente l'unica relazione non "concretizzata" fisicamente, sebbene sia quella con "più valenza" romantico-emotiva.

Jacopo Mistè ha detto...

Non l'ho visto così chiarissimo il messaggio, per questo domandavo aiuto XD

Mi fa piacere abbiamo trovato gli stessi messaggi (o quasi), anche se personalmente ho faticato tremendamente a dargli proprio quella interpretazione, perso a decifrare tutti i simbolismi. Peccato però che il finale sarà per sempre una chimera da decodificare, ci ho pensato e continuo a non riuscire a ipotizzare nulla, boh...

魔法少女 ha detto...

Oddio, non volevo parlarne come se fosse ovvio, scusa XD
Mi correggo, perché essendo, come hai notato, un Anime pieno, oltre che di messaggi, anche di simbolismi, una delle cose che mette in difficoltà lo spettatore è il non capire su cosa concentrarsi e riporre la "fatica" della riflessione.

Utena ha dato tantissimo filo da torcere anche a me, e ho speso molto tempo a riflettere cercando di estrapolare il più possibile.
Ma lo amo anche per questo XD

Per quanto riguarda il finale, riagganciandosi a quanto detto è in ogni caso poco chiaro, ma ci si può pensare. Ti dico la mia, ma se magari lo rivedessi ora potrei anche cambiare idea su qualcosa, non si sa mai. XD

Utena, alla fine, la "rivoluzione" l'ha fatta, ma non ha rivoluzionato il mondo intero, solamente il suo (e, per conseguenza diretta, quello di Anthy, liberata dalla morsa del suo ruolo che la imprigionava e da cui non aveva mai trovato la forza - o forse anche una motivazione valida - per uscire).

Alla fine non la vediamo più (e vediamo Anthy ancora per poco, perché sta per raggiungerla), perché lei è riuscita ad "uscire".
Per dirla nei termini ricorrenti nella serie, Utena è un pulcino che è riuscito a distruggere il guscio dell'uovo, il guscio del mondo. Il suo percorso di crescita, si potrebbe dire realizzato con successo.(a seconda dei punti di vista.)

Qual'è il guscio del mondo? E' quella scatola, rivestita da norme e dettami sociali, senso comune, obblighi e ruoli predeterminati, che ci tiene intrappolati potenzialmente per tutta la vita, a meno che non si scelga di "cambiare strada" e non accettare tutto passivamente per buono e giusto. Tornando alla metafora del pulcino, prima di essere abbastanza grande per uscire dal guscio, non sente il peso di essere "rinchiuso", esattamente come il bambino che è privo dei condizionamente esterni e non ha alcuna esigenza di romperne, o andar contro a qualcosa. Ma le cose cambiano crescendo, quando si inizia a sentire il peso di ciò che ci circonda e scoprire che, forse, ci va un po' stretto.

I protagonisti della serie sono tutti in quel preciso momento, che forse il termine "adolescenza" ricopre piuttosto bene. Sentono il bisogno di uscire ma non riescono a trovare il modo giusto per farlo, sebbene sappiano che il non farlo coinciderebbe col "morire" (simbolicamente, chiaro).

Utena è una persona che ce l'ha fatta e sta vivendo, ora, per davvero. E' riuscita a scendere a patti con le sue debolezze, e soprattutto a trovare il compromesso tra i suoi ideali e il principio di realtà, senza abbandonare o negare nessuno dei due.

Tutti gli altri personaggi (tranne Akio) ci vengono mostrati (o ameno io li ho percepiti così) come ad un passo dal riuscire anche loro nell'impresa di "diventare grandi" tutelando ciò che sono intimamente, come soggetti.
Sono tutti in una posizione, alla fine, che fa pensare che possano farcela (dopotutto ognuno ha seguito il proprio,sofferto, percorso). Akio è l'unico che probabilmente non riuscirà mai ad uscire dal guscio e credo che sia perché ha perso, in modo permanente Dios, che al contrario di Akio, che è rappresentativo della "realtà", è una figura rappresentativa dell' "ideale", dei principi, del sogno.
Elementi che Utena è stata sul punto di perdere, ma il fatto che sia riuscita a conservarli è il motivo principale per cui è riuscita a compiere la rivoluzione.

Oddio, non so se sono riuscita a spiegare il mio punto di vista e ti chiedo scusa se mi sono dilungata, ma mi capita sempre quando parlo di qualcosa che mi piace molto :)

Jacopo Mistè ha detto...

La tua spiegazione m'è piaciuta moltissimo e la metafora del pulcino è molto azzeccata, hai ampliato di molto la mia interpretazione dandole ancora più senso, e ti ringrazio perchè m'è stata molto utile e sento che mi sono avvicinato di più ad apprezzare la storia di Utena.

A questo punto a breve mi guarderò il film ;)

Karma Houdini ha detto...

Tutto molto bello, ma a nessuno è mai venuto in mente che Anthy fosse la vera cattiva? Una vera e propria strega come se ne trovano nelle fiabe più nere?
Dopotutto Akio è diventato il bastardo manipolatore che è diventato soltanto perchè Anthy gli ha scisso l'anima in due senza tanti complimenti. Per "salvarlo" dagli uomini troppo avidi, direbbe lei. O forse per tenerselo soltanto per sè e comandarlo a piacimento recitando per tutto il tempo la parte della madonnina infilzata (in tutti i sensi LOL) ?
Mi viene a tal proposito in mente una breve frase dello stesso Akio, subito dopo uno dei loro tanti incontri incestuosi. Lei fa per andarsene ma all'ultimo gli sorride in modo a dir poco enigmatico. Lui la guarda e le fa:"Ma devi torturarmi anche adesso?"
O almeno così recitavano i sottotitoli, poi non so nel doppiaggio italiano come hanno reso quel passaggio.

In virtù di tutto ciò, Utena non ha rivoluzionato nulla per sè stessa, si è quasi ammazzata per Anthy, la quale ora può vivere come una ragazza normale. Perchè prima non poteva? Perchè era prigioniera di Akio? Macchè, perchè semplicemente la nostra streghetta ha trovato un trastullo più divertente. Utena per l'appunto.

Ovviamente la mia è soltanto un'interpretazione come tante e nemmeno tanto filosofica, quindi prendete il tutto con le molle, ok?

P.S. Ciao Jacopo, finalmente mi delurko, visto? XD

Jacopo Mistè ha detto...

Sicuramente è quella l'interpretazione corretta, non può che essere così XD

Detto questo benvenuto a bordo e a leggerci anche su animeclick:)

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