lunedì 20 maggio 2013

Recensione: Akira

AKIRA
Titolo originale: Akira
Regia: Katsuhiro Otomo
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Katsuhiro Otomo)
Sceneggiatura: Katsuhiro Otomo, Izo Hashimoto
Character Design: Takashi Nakamura
Musiche: Tsutomu Ohashi
Studio: Tokyo Movie Shinsha
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 125 min. circa)
Anno di uscita: 1988
Disponibilità: edizione italiana in DVD & Blu-ray a cura di Dynit


Anno 2019: nella cupa e corrotta megalopoli Neo Tokyo, ormai da tempo preda del degrado morale, si combattono numerose guerre urbane tra gruppi di biker, tra cui quello capitanato dal ribelle Shotaro Kaneda. Una notte, il ragazzo e i suoi compagni incontrano, in una delle loro scorribande, un inquietante bambino con la faccia da vecchio, Takashi, dotato di capacità ESP e appena scappato da un laboratorio in cui faceva da cavia per esperimenti governativi. Il fato vuole che la sua vicinanza risvegli gli enormi poteri psichici sopiti di Tetsuo Shima, amico d'infanzia di Kaneda molto frustrato dal complesso d'inferiorità. Takashi e Tetsuo sono subito catturati dai militari, che decidono a questo punto di usare anche il potenziale di quest'ultimo per i propri scopi. Peccato Tetsuo non ne abbia la minima intenzione: anela a diventare un Dio e per aiutarsi in questa impresa intende risvegliare Akira, una potentissima arma biologica dal potere distruttivo illimitato, creata molti anni prima e poi ibernata visto che non fu più possibile contenerne la minaccia. Venuto a conoscenza del pericolo, Kaneda si unisce a un gruppo di ribelli antigovernativi per fermare il suo amico, che con la sua forza mentale devastante mette a ferro e fuoco la città...

Di sicuro, tra tutte le cose che si possono dire o rinfacciare a un kolossal cult osannato come Akira (1988), diretto da Katsuhiro Otomo e basato sul suo stesso manga, non si può criticare il suo tempismo davvero ottimale nell'uscire in Giappone e poi nel mondo nel proverbiale momento giusto, perfetto, per lasciare un segno il più importante possibile, proprio quando l'occidente iniziava a guardare molto timidamente il fenomeno, ancora quasi completamente oscuro, di anime e manga. Questo di Akira e del suo regista sarà, storicamente, il merito maggiore: dare un assaggio indimenticabile, all'estero, di quali livelli visivi, artistici e soprattutto "maturi" (mai viste in America ed Europa scene di violenza e nudo associate a un cartone animato) potesse raggiungere l'industria giapponese dell'intrattenimento animato, "sdoganandolo" presso il grande pubblico e quindi aprendo le porte, negli anni '90, all'arrivo di quelle opere che consacreranno come divinità registi anime del livello di Otomo, Hayao Miyazaki, Satoshi Kon, Hideaki Anno e Mamoru Oshii (e in misura minore Yoshiaki Kawajiri). L'amore degli USA (il più grande mercato occidentale di animazione giapponese al mondo, da cui spesso sono giunte poi a "noi" tali licenze, seppur sovente martoriate da traduzioni basate sugli stravolti copioni americani) per i cartoon asiatici, nasce con Akira. Questo è un dato di fatto innegabile1. Sempre Akira, coi suoi distopici scenari urbani hi-tech, tenebrosi, minacciosi e monolitici, che meravigliano quelle stesse generazioni di appassionati cresciuti con i fasti estetici futuristici di Blade Runner (1982) (ambientato "immaginariamente" nello stesso anno, il 2019, al punto che si ipotizza Akira possa anche essere un omaggio), diverrà in breve tempo una nuova pietra miliare del cyberpunk e una nuova ispirazione fondamentale per il cinema (noti sono i commenti entusiastici all'epoca di George Lucas e Steven Spielberg2, senza dimenticare i retroscena di certi capisaldi del cinema moderno di fantascienza, The Matrix su tutti).

Del materiale d'origine, il fumetto omonimo dello stesso Otomo disegnato tra il 1982 e il 1990 (a sua volta una sorta di "remake" di una storia breve scritta dallo stesso autore nel 1979, Fireball3, pubblicata in Italia da Star Comics nell'antologia Memorie), dal buon successo4, non si può parlare male: è una bella storia di fantascienza e azione dal respiro epico, con scontri psicocinetici tra esper che distruggono grattacieli e provocano cataclismi e battaglie motociclistiche tra teppisti, il tutto a dipingere l'impressionante guerra urbana che si scatena nella decadente Neo Tokyo tra l'agguerrito biker Kaneda e il suo rivale Tetsuo che vuole assoggettare il globo, in possesso di tremendi poteri psichici, di un esercito di sbandati ai suoi ordini e soprattutto di lui, l'esper definitivo, Akira dalle innocue sembianze di fanciullo ma con sufficiente potenziale mentale per distruggere la Terra. Abbiamo una trama semplice ma ben congegnata, che permette all'autore di sbizzarrirsi in un infinito numero di tavole altamente suggestive che mostrano scene di distruzione apocalittica tra le più solenni mai viste. I disegni di Otomo, al top dell'espressività e del realismo che tanto lo hanno reso famoso in patria ben si adattano a rendere più spettacolare del solito un fumetto catastrofico come Akira. Quest'ultimo, tuttavia, non è a mio parere una lettura "fondamentale" dell'arte fumettistica giapponese come troppo spesso è indicato: anzi, lo definirei troppo tirato per le lunghe per esigenze meramente commerciali, anche contando che doveva concludersi in 4 maxi volumoni e invece è appositamente allungato a 65, trovando un mucchio di lungaggini (Otomo va oltre dicendo che il progetto iniziale constava addirittura di appena 200 pagine ed è stato il responso dei lettori a farlo decuplicarle fino a circa 20006, aggiungendo che verso le parti finali non ne poteva più7), ma certo rimane anche per me una lettura più che valida con momenti altamente suggestivi. Succede semplicemente che nel 1988, a opera ancora in corso, Otomo opta per una trasposizione cinematografica di quello che ha finora disegnato, nell'ottica del film più costoso mai realizzato fino a quel momento. La genesi della produzione, le sue rivoluzionari particolarità tecniche e la sua eredità rappresenteranno sicuramente un capitolo ben più interessante del prodotto finito, fondamentale nella Storia del cinema (non solo d'animazione) non certo per meriti narrativi.

Per raggiungere il suo mastodontico budget di un miliardo e 100 milioni di yen8, Otomo riunisce attorno a sé un consorzio dato da otto delle più grandi società nazionali (Kodansha, Bandai, Mainichi Broadcasting System, Hakuhodo, Toho, Laserdisc Corporation, Sumitomo e Tokyo Movie Shinsha, riunite nel cosiddetto AKIRA Committee)9, realizzando coi loro investimenti uno dei più imponenti kolossal animati di ogni era. Circa 1300 lavoratori provenienti da 50 diversi studi d'animazione10, avveniristiche innovazioni tecnologiche (l'uso di Computer Grafica e il LypSinc11, ossia il labiale dei personaggi adattato alle battute, queste ultime registrate ancora prima di disegni e animazioni), animazioni tutt'ora strepitose, oltre 150.000 disegni12 e una colonna sonora monumentale dalle sonorità multietniche, con cori, percussioni, tamburi e organi, a opera di un neuroscienziato (tale Shoji Yamashiro, dietro il cui pseudonimo si cela il ricercatore Tsutomu Ohashi), che sotto specifica richiesta di Otomo compone una "musica in cui suoni reali e musica diventino tutt'uno"13, sono i biglietti da visita con cui Akira fa la Storia, anche se non immediatamente. In madrepatria infatti debutta ai cinema raccogliendo un "magro" bottino di 700 milioni di yen che non bastano a coprire le enormi spese di realizzazione, ma nel tempo le varie repliche (sempre in sala) risolvono tutto nel migliore dei modi raggiungendo quota 6 miliardi (!), e cifre ancora più alte sono legate alle vendite home video (150.000 copie tra VHS e laser disc)14. Stesso destino in America: poco nelle sale, ma in VHS diventa un blockbuster15 lasciando l'impronta indelebile che ben sappiamo e che ancora fa parlare di sé (nel 2016 è ancora al vaglio una nuova trasposizione animata del manga16, mentre è addirittura dal 2008 che ogni anno a Hollywood si parla di un adattamento live-action), pur rimanendo, a conti fatti, un milionario, indimenticabile ma mero esercizio di stile.


Bisogna intendersi: la sequenza d'apertura, che mostra il gruppo di teppisti di Kaneda iniziare una guerra motociclistica con biker rivali, sfrecciando per le vie di una Neo Tokyo imponente, oscura e oppressiva, scandita da ossessive ritmiche tribali, ha meritato giustamente di fare la Storia dell'animazione per lo spettacolare connubio di regia, fotografia, animazioni ed effetti speciali (le luci delle moto che sfrecciano con tanto di effetto scia). Allo stesso modo, si stampano nella memoria il senso di degrado degli "sporchi" ambienti di Neo Tokyo in cui vivono Kaneda e amici (una delle più riuscite rappresentazioni del post-modernismo e del crollo morale della civiltà), mirabilmente resi dalla cura minuziosissima nei fondali delle location; l'estrema violenza di alcune scene sanguinose; le frequenti dimostrazioni dei poteri psichici di Tetsuo, causa di magnifiche sequenze di distruzione di città; il duello tra lui e Kaneda a colpi di armi futuristiche; o la lunghissima sequenza finale "trasformatoria". Il riconoscibilissimo tratto di Otomo nei realistici e orientaleggianti personaggi è poi trasposto a regola d'arte dal solito, eccellente direttore dell'animazione Takashi Nakamura. Akira è stile (pur prettamente visivo) a non finire, simbolicamente rappresentato dalla fiammante, modernissima moto "cult" guidata da Kaneda e ben immortalata nelle varie locandine.  Otomo, alla sua prima prova da regista, sfrutta ogni mezzo tecnico per meravigliare il pubblico dall'alto del budget praticamente illimitato a cui è riuscito ad accedere e, come spesso accade a molti altri colleghi nelle stesse condizioni, non capisce quando è il momento di fermarsi: non ha limite né misura. Prende così gusto nelle animazioni spacca-mascella e nello sbrodolamento grafico in quanto tale da perdere di vista la cura nel racconto, rendendo confusionaria e involuta la storia. Se la mole di fatti e avvenimenti del fumetto ben trovano "sfogo" nelle temporanee 1200 pagine del manga (almeno lì si era arenata la storia, attorno al volume 4), risulta ovviamente improponibile pensare di sintetizzarli in due ore di girato. Otomo ci prova lo stesso e i risultati non arrivano. Reinterpreta la storia fino a quel momento dandole un primo, provvisorio finale: peccato la sua si riveli una discreta ma non proprio brillante opera di sintesi, il sunto di troppe pagine in un intreccio corposo di fatti, avvenimenti e anche, ahimè, lungaggini che non servono a niente che lascia per strada più di una domanda senza risposta. Insomma, si ha tra le mani un'opera che necessitava di ben più spazio (oppure l'ideale sarebbe stato, a mio modo di vedere, snellire molto più radicalmente la vicenda portante) per svelarsi nella sua interezza e non dissipare così tanti nodi narrativi. Non siamo ai livelli di Nausicaä della Valle del Vento (1984) (almeno la trasposizione di Otomo è comunque accattivante e ricca di pathos nonostante la sconclusionatezza), ma neanche ad apici così alti da giustificare le enormi e immeritate lodi che ancora Akira anime continua a rimediare dagli appassionati.

Gli avvenimenti, gli attori e le loro motivazioni, i risvolti narrativi e anche i necessari retroscena per ambientarsi, di secondaria importanza secondo il regista, sono così superficialmente trattati che addirittura, a un certo punto, subentra la frustrazione di non riuscire più a seguire logicamente lo sviluppo degli eventi. Tra colpi di stato militari di cui non si capisce la concreta necessità, bambini che hanno un'inquietante faccia da vecchio per chissà che motivi, accenni non approfonditi a esperimenti e cospirazioni governative, ingenuità di sceneggiatura (a che pro richiudere "Akira" lì dentro?) e svariati elementi del cast praticamente inutili, più che volentieri a un certo punto ci si spazienta per una cura così approssimativa in fase di scrittura. Se a questo si aggiunge, nella parte conclusiva della vicenda, un concentrato di distruzioni, trasformazioni apocalittiche e rivelazioni che non hanno proprio alcun senso narrativo, messi lì unicamente per arruffianarsi il pubblico con un finale pretestuoso e criptico a cui dovremmo dare noi una parvenza di interpretazione (suona tanto come "ho esaurito le idee, provate con la fantasia e spiegare voi"), a fine visione sono davvero troppi i punti oscuri della trama. I problemi di comprensione sono ulteriormente amplificati per noi italiani dal nostro doppiaggio, basato sull'adattamento americano dell'epoca davvero molto facilotto e impreciso, spesso inventato, sciaguratamente mai più corretto da parte di Dynit (né in occasione della riproiezione di Akira nei cinema italiani nel 2013, in occasione del suo 25esimo anniversario, né nelle successive edizioni in DVD e Blu-ray, meritevoli solo per i sottotitoli fedeli).


Modesta riduzione di una buona storia che esprime la sua epica e il suo senso principalmente su carta, Akira anime è, come accennato in apertura, un'opera che ha avuto la fortuna di uscire nel momento giusto, trasformando il regista Otomo in uno dei mostri intoccabili dell'animazione, anche se, sia prima che dopo Akira, si farà ricordare per disegni o direzioni di opere animate anche interessanti ma tutto fuorché indimenticabili  (e infatti all'apice della popolarità estera rimarcherà le sue incapacità di regista nel 2004 con lo spettacolare flop del costosissimo, noioso e insignificante Steamboy). Rimane ai posteri un lungometraggio diretto e animato in modo sublime, che vive ancora di notevolissimi sfarzi visivi che compensano abbondantemente le debolezze narrative, ma che fino alla fine (ammettiamolo pure ormai) non riesce più a mascherare bene come ieri la sua reale natura: quello di un antipasto, discreto ma non certo eccelso, di un manga forse non epocale ma di altro spessore.

Voto: 7,5 su 10


FONTI
1 Jonathan Clements & Helen McCarthy, "The Anime Encyclopedia: Revised & Expanded Edition", Stone Bridge Press, 2012, pag. 13. Confermato dal saggio "Storia dell'animazione giapponese" (Guido Tavassi, Tunuè, 2012, pag. 194)
2 Retro della copertina della VHS italiana di "Akira" edita da Multivision
3 "The Anime Encyclopedia: Revised & Expanded Edition", pag. 13
4 Intervista a Katsuhiro Otomo pubblicata su Kappa Magazine n. 13 (Star Comics, 1993, pag. 120). L'autore usa la parola "enorme", ma la cosa è dubbia visto che Mangazine n. 25 (Granata Press, 1993, pag. 44) dice (testuali parole) "Akira ebbe più successo di quanto ci si fosse aspettati (intendiamoci bene, in Giappone è considerato un fumetto per maniaci del genere e non ha mai raggiunto  una grande fama popolare[...])"
5 Mangazine n. 25, pag. 44
6 Vedere punto 4
7 Vedere punto 4, a pag. 122
8 "Storia dell'animazione giapponese", pag. 194
9 Come sopra
10 Come sopra
11 Come sopra
12 Come sopra
13 Booklet allegato al DVD/Blu-ray di "Akira", "L'Hypersonic Blu-ray ci trascina in un viaggio sperimentale di suoni e immagini trascendentali che attivano le strutture più profonde del nostro cervello" (Dynit, 2010)
14 Vedere punto 8, a pag. 194-195. Il numero di VHS e laserdisc venduti in Giappone proviene invece da "Anime al cinema" (Francesco Prandoni, Yamato Video, 1999, pag. 134)
15 Vedere punto 8, a pag. 195
16 Sito Internet, "Animeclick", alla pagina http://www.animeclick.it/news/51474-katsuhiro-otomo-in-progettazione-una-serie-animata-su-akira

28 commenti:

Maurizio ha detto...

Posso solo dire che mi trovi in accordo su quasi tutto ciò che hai scritto: il film in sè non è da 10 ma tecnicamente, graficamente e visivamente lo è. Troppo confuso nell'evoluzione della storia (la prima volta che l'ho visto non avevo ancora letto il manga) solo dopo un paio di visioni si riesce a seguire tutta l'evoluzione senza perdersi in un caos profondo. Nonostante ciò un voto in più avresti potuto darglielo perchè comunque secondo me è un "must have" ciao

Jacopo Mistè ha detto...

Dovessi dare voti per l'influenza sono d'accordo che dovrei darne ancora almeno uno ad Akira. Ma tutte le opere che recensisco cerco di inquadrarle nei loro meriti effettivi. Akira dovessi dare i voti a ogni cosa darei 10 ad animazioni etc ma 6 alla sceneggiatura, un 7 mi sembra un buon compromesso tenendo anche conto della sua influenza visiva. :) Grazie del commento!

Maurizio ha detto...

grazie a te per aver commentato anche il mio post...spiegazione ineccepibile (come dal resto lo sono le recensioni che fate) vi ho scoperto per caso e ogni settimana aspetto il nuovo titolo che recensite grazie per quello che fate

Simone Corà ha detto...

Grazie a te che ci leggi! :-)

Gundamaniaco ha detto...

Concordo empaticamente con il giudizio di Maurizio, ma comprendo le spiegazioni di Jacopo.
Simbolicamente, insieme al Contrattacco di Char, Akira lo ritengo il colpo di coda della golden age animata giapponese.

Anonimo ha detto...

Akira rimane un capolavoro per diversi motivi, e segna intere generazioni di spettatori che hanno visto nel film qualcosa di più che un semplice esercizio di stile. Le tematiche affrontate, come la volontà di potenza, la ribellione giovanile, gli scenari futuri tra città ipertrofiche, gas rosa sparati dai poliziotti nelle rivolte, stadi olimpici quantomai attuali, sono vive e presenti nella storia, fatta anche di personaggi e tanta umanità al di là degli splendidi effetti visivi. E' un film necessario. Ha ispirato e ispira tuttora opere successive.
7 su 10 è troppo poco: è un punto in più della sufficienza.
Kaneda merita di più, Tetsuo merita di più, Yamagata, Kay i Clown, Otomo e la colonna sonora splendida, tutti quelli che ci hanno lavorato: si meritano tutti di più! se volete stare asciutti dategli un 9, ok, ma 7...povero Otomo e tutto il commitee!! tanto valeva farsi tutto il culo che si son fatti per realizzarlo.
Comunque complimenti per il sito e grazie per le recensioni, ciao!

Ron70 ha detto...

Non sono d'accordo con la recensione,ritengo che Akira (manga e anime)appartenga alla stretta cerchia di opere imprescindibili per cui la definizione di "capolavoro assoluto" non sia un'esagerazione.Le critiche fatte al film (confusionario,esercizio di stile,pretenzioso)sono le stesse che furono rivolte a 2001 e Blade runner a cui Akira viene spesso associato.In quel film c'è contestazione e rivolte giovanili,totale mancanza di ideali da parte dei protagonisti(si va molto oltre i buoni contro i cattivi),superpoteri intesi come evoluzione naturale della specie e non come pretesto per scazzottate,corruzione politica,società allo sbando,perenne rischio di una nuova guerra e totale mancanza di morale.Eccellenti le animazioni e la colonna sonora.Quando sento che "non si capisce niente" mi viene il sospetto che chi lo afferma non l'abbia capito e se Cameron e Spielberg lo hanno osannato è perchè,invece,lo hanno capito.Anche senza il manga il senso del film è chiaro se lo si rivede almeno una seconda volta.Ottima recensione per argomentazioni ma mi ci dissocio al 100%.

Jacopo Mistè ha detto...

Prendo atto delle critiche, ben argomentate, ma non riesco a concordare con nessuna di esse. In animazione forse sarà stato il primo film a mescolare tutte quelle tematiche che Ron70 dice (ma in senso stretto tutte si sono viste ben prima, magari singolarmente, in altre produzioni animate), ma rimane giusto un antipasto sintetico e mal scritto (e mi sembra una cosa abbastanza obiettiva) di un manga di molto superiore.

Akira ha fatto scuola dal punto di vista visivo e questo è innegabile, influenzando numerosissimi artisti in ogni campo, ma narrativamente parlando imho è un pastrocchio.

(e anche guardandolo più volte, con QUELL'adattamento italiano/americano, è facile non capirci nulla visto che fa pena. Unica risorsa i sub dei dvd/BD Dynit).

rimatt ha detto...

Ho (ri)visto Akira ieri, per la prima volta al cinema: un'esperienza unica, un evento più che un film.

Mi allineo con chi considera Akira un capolavoro: tanta e tale è la forza visiva dell'opera - forza che peraltro proviene da un'idea di futuro limipia e potente - che le semplificazioni e le accelerazioni della (pur valida) trama passano in secondo piano.

La Tokio putrescente di Otomo è l'equivalente animato della Los Angeles di Blade Runner (non a caso entrambe le opere sono ambientate nel 2019), e - mirabilmente - riesce a essere altrettanto credibile. Poi ci sono i protagonisti, uomini del futuro (ormai prossimo) che sono outsider, scarafaggi di una società in crisi irreversibile (e, in quanto scarafaggi, gli unici che sopravviveranno). E c'è l'idea di cambiamento, visto come unico modo per adattarsi a un futuro con cui è difficile tenere il passo (altra idea cardine della fantascienza: vedi Charles Stross e Vernor Vinge, su tutti). Cambiamento che non è gratuito né indolore, ovviamente, e che richiede un prezzo molto alto per essere attuato: la perdità dell'umanità, sia essa interiore o esteriore. E senza uomo, di chi sarà la terra? Quello prospettato da Otomo è un futuro cupo, nerissimo.

Ma anche se Akira fosse un film di pura forma, basterebbe l'impareggiabile orgia visiva a renderlo indimenticabile. Un'opera seminale, è il caso di dirlo, che per me risulta complessivamente preferibile al manga da cui è stata tratta (di cui non sono mai stato un grande ammiratore: lo spunto iniziale è ottimo, poi si perde).

rimatt ha detto...

Limipia? :-/ Volevo scrivere "limpida", ovviamente.

Carmine Marzano ha detto...

Il film è del 1988 e cavolo... che grafica, nessun film d'animazione Disney di quel periodo è minimamente paragonabile ad Akira a livello grafico, siamo proprio su un altro pianeta, poi in certe scene (poche però...) ho notato l'uso della tridimensionalità (vetri e scena del tunnel con lo scontro con i Clown all'inizio).
Il problema del film è la trama, negli ultimi 40 minuti è totalmente incomprensibile e oscura, perchè Otomo si adagia sulla grafica e su un esercizio di stile visivamente d'impatto, ma a livello di sostanza, c'è molto poco. Anche prima comunque molti passaggi di scene sono molto affrettati e un pò confusionari, se non si è letto l'opera cartacea, lo spettatore faticherà non poco a stare appresso al tutto.
Il finale non avendolo progettato a livello cartaceo, Otomo se lo è inventato per il cinema (che non si discosta molto dal finale del fumetto, di due anni dopo), anche se nel film è totalmente oscuro tanto che la gente non ha capito molto (me compreso).
Nonostante ciò, Kaneda, Tetsuo e il colonnello (anche se nel fumetto Tetsuo prova un senso di inferiorità verso Kaneda, e non ce l'ha con lui per la moto) sono molto più caratterizzati rispetto al fumetto, gli altri personaggi, in primis Kay, sono molto trascurati nel film.

Il film d'animazione si discosta in tanti punti dal fumetto (Otomo doveva comprimere 4 volumi di 400 e passa pagine ognuno in 2 ore e 10 di film) e ciò mi fa piacere perchè per me il fumetto si deve piegare al cinema in questi casi (e poi, non volevo vedere la mera trasposizione cartacea).

Comunque, il film ha molte trovate di regia veramente stupefacenti, con inquadrature mozzafiato e visivamente affascinanti, una colonna sonora veramente ad alti livelli. Due scene spiccano su tutte:

- Tetsuo che distrugge il SOL, dove non si sente nessun rumore (siamo nello spazio, e quindi non essendoci aria, non c'è suono, vero Lucas!!! Ti ricorda qualcosa l'esplosione della morte nera nel quarto film di SW?)
- La mega esplosione causata da Akira alla fine, uao!!!

Ripeto, il problema è che per comprendere sto film in tanti punti, bisogna aver letto il fumetto. Se qualcuno di voi vuole sapere qualcosina, felice di aiutarlo ^^.
Non mi ricapiterà mai più forse di vedere un film d'animazione di tale livello e di tale durata al cinema, seppur abbia dovuto pagare 10 euro, alla fine sono stato contento di aver scelto Akira come mio primo film d'animazione giapponese al cinema.
Ho detestato gli otaku ed i nerd, che ridevano ogni 2 secondi (manco che fosse un film comico...), senza pretsare la minima attenzione al film.

PS: La moto di Kaneda che si muove in una città in decadenza (alla Blade Runner mista a Guerriere della Notte), spacca moltissimo.

Un voto? Su due piedi sono indeciso tra 7,5 e 8.0 (per me sono voti altissimi) . Mi dispiace, ma la totale mancanza di una trama negli ultimi 40 minuti, gioca a suo sfavore.

Jacopo Mistè ha detto...

Eh, che dire, noto che questo film rimane estremamente controverso. Forse sarò stato troppo punitivo io con un "solo" 7 di voto, ma mi fa piacere notare che più di qualcuno lo ha trovato mal scritto e confusionario (sia qui che su animeclick). C'entrerà di sicuro il pessimo adattamento italiano, ma non è che i dialoghi fedeli lo riscattano così tanto...

Comunque la parte finale è davvero troppo... TROPPO. Da uccidere il regista. Tutte quelle esplosioni, trasformazioni etc sono in grado di rendere scomoda la poltrona a
qualsiasi spettatore (esclusi fan di Otomo, ovviamente!). Troppa, troppa enfasi sulla magniloquenza visivo, trovo ingiusto acclamare un film come capolavoro SOLO per
questo.

rimatt ha detto...

Secondo me sopravvalutate l'importanza di una trama. :-)

No, davvero: secondo me la trama è fondamentale solo se la storia punta ESPLICITAMENTE sulla coerenza e sulla solidità della suddetta trama (nei classici film a orologeria tipo I soliti sospetti, per capirci, o nei polizieschi alla Agatha Christie in cui alla fine tutto deve tornare).

Se invece il film punta su altro, per esempio sulle suggestioni dei singoli frammenti o sulla magniloquenza visiva, la trama è accessoria. Dai, la parte finale di 2001 mica avrà una trama! Ma la potenza dell'immagine incanta lo stesso (e spinge a interpretazione che spesso vanno al di là del buon senso). Per me il finale di Akira va bene così com'è proprio perché la sontuosità visiva fa dimenticare tutto il resto: si rimane a bocca aperta davanti all'INCREDIBILE orgia grafica che c'è sul grande schermo e ci si dimentica della storia (che però sotto sotto c'è, e secondo me funziona pure bene). Garantisco che ieri, al cinema, si respirava meraviglia e si vedevano molte bocche aperte.

Tra parentesi, a me piace moltissimo anche Lynch (considero INLAND EMPIRE un capolavoro della madonna), e già da questo si deduce come di una trama coerente e pienamente sviluppata posso fare tranquillamente a meno.

Jacopo Mistè ha detto...

Ecco, io invece lo odio, lo reputo l'anti-cinema (il Lynch onirico almeno, non quello tradizionale). Ora capisco questa differenza di vedute :D

PS Ovviamente la rece parla per me, non per Simone.

Jacopo Mistè ha detto...

PSS Se ti piace così tanto Lynch e l'ermetismo, allora adorerai La rivoluzione di Utena e Mawaru Penguindrum.

Gundamaniaco ha detto...

Chiaramente senza offesa per il nostro Jacopo che offre un interessante servizio, ma sono ahimè sempre stato convinto che gli animefans difficilmente riescono a recensire in modo obiettivo un film "forte" come Akira. Non è un caso infatti che sia stato apprezzato un po' dappertutto all'estero, specie dagli addetti ai lavori.
Sono convinto anche io che a tratti sia da considerare un film visionario, e che con una seconda/terza visione di Akira la comprensione della trama appare più chiara.
Io, per esempio, ormai lo conosco a memoria. Dopo averlo visto per la prima volta al cinema negli anni '90, poi tra VHS, tv e dvd non so quante decine di volte l'avrò visto. Ho pure il dvd Dynit, ma ogni volta che recentemente l'hanno replicato in tv....me lo sono riguardato!
E' come una calamita. Per me ha delle attrattive che vanno oltre la trama (la quale peraltro non si fa mancare qualche stereotipo giapponese, a partire dagli onnipresenti -specie in quegli anni lì- poteri ESP), tanto che trovo calzante il paragone con "2001 Odissea nello spazio".
E' veramente un film simbolico, a mio avviso. Per questo lo trovo un capolavoro.
Mi trovo molto d'accordo infatti col giudizio di rimatt!

Maurizio ha detto...

leggo tante argomentazioni, tutte valide, ognuno ha il proprio punto di vista, però credo che obiettivamente il film sia inferiore al manga e senza averlo letto risulta difficile da seguire o da interpretare...insomma per apprezzarlo appieno bisogna vederlo almeno un paio di volte...poi ognuno darà un voto personale

Carmine Marzano ha detto...

Il Film d'animazione è inferiore al manga (che neanche reputo un capolavoro). Ritengo che una lettura del manga sia indispensabile per comprendere molti passaggi nella seconda parte dell'opera. Se non lo leggi il manga, ti godi solo un grande spettacolo grafico e basta. Legggendo il manga, potresti capire qualcosina della storia (ma il finale negli ultimi 40 minuti, è alquanto oscuro anche per chi ha letto il fumetto).

Danilo Giuseppe Acinapura ha detto...

Recensione con cui mi trovo d'accordo in più punti, ma che davvero non rende giustizia al lavoro di Otomo; il racconto del film è sicuramente una semplificazione dei primi 4 tankobon del manga, ma non è scialbo come potrebbe sembrare da quanto scritto: il complotto governativo, i colpi di scena, la caratterizzazione dei personaggi e delle situazioni sono bene o male ripresi pari pari dal manga; l'opera di adattamento, per quanto semplicistica, riesce comunque a dare il senso degli eventi, anche grazie ai didascalici "spiegoni" e ai dialoghi diretti e secchi; l'impossibilità di seguire la trama, e con questo non voglio essere offensivo, forse dipende da come il recensore si è apprestato alla visione: tutti gli spettatori "occasionali" (ossia non specializzati nella lettura di manga o nella visione di anime) che hanno visto ed aprrezzato "Akira" e con cui ho avuto modo di confrontarmi non si sono mai lamentati dell'inintellegibilità della storia.

Jacopo Mistè ha detto...

Purtroppo alla tua ipotesi finale non saprò mai dare risposta. Akira lo vidi molto da piccolo insieme ai miei genitori, quando ancora era in VHS. Mi annoiò parecchio (ma quello era inevitabile, non è propriamente un film per bambini), ma sopratutto mio padre, navigato seguace della fantascienza, disse anche lui che lo trovava estremamente confuso e mal scritto, pur apprezzando ovviamente la stupefacenza tecnica.

L'ho rivisto quindi qualche mese fa, con sottotitoli fedeli, e posso dire che, a parte la meraviglia grafica che rimane sbalorditiva, la storia continuo a trovarla ugualmente troppo, troppo compressa, spesso e volentieri caotica e affrettata. I dialoghi fedeli mi hanno permesso di apprezzarla meglio, ma nel mio caso penso c'entri il fatto che avevo letto prima il manga e sapevo orientarmi meglio. Non riesco a immaginare come possa essere guardarlo oggi senza aver letto il fumetto e con quell'adattamento pessimo dei dialoghi...

Ron70 ha detto...

Capisco che un'opera del genere crei giudizi discordi (solitamente i film che rimangono nel tempo sono quelli che alla loro uscita creano controversie)ma mi è difficile accettare il fatto che il finale sia senza trama:è un finale estremamente tirato e allungato ma di grandissimo effetto (soprattutto nell'uso dell'organo durante la distruzione di Tokyo) e ,soprattutto, fin troppo chiaro.I poteri esp invece di essere il solito pretesto per battaglie sono in realtà una forma di evoluzione che porta Tetsuo ad essere un tutt'uno con l'universo;l'espressione finale "Io sono Tetsuo" mentre viene mostrato lo spazio mi sembra eloquente. Anch'io considero Inland empire un esempio di anticinema ma Akira (o 2001) non appartengono a quella categoria. Se poi a qualcuno non piace è ovviamente una questione di gusti.

Jacopo Mistè ha detto...

Valutazione finale a parte, non ritengo grossomodo sbagliato quello che dici. Akira concordo che ha una trama che si chiude in modo coerente, è solo che le perplessità conclusive, che ci sono (almeno imho), sono figlie del suo essere davvero troppo compresso e denso di avvenimenti, alla fine, nel mio caso almeno, sono causa di forte mal di testa e confusione, per me il film è terribile da seguire a un certo punto. E proprio in quei momenti mi diventa mortificante oltre ogni limite vedere sequenze lunghissime come la trasformazione finale di Tetsuo (o, per fare un altro esempio, l'altrettanto interminabile scena conclusiva della foresta in Princess Mononoke).

Detto questo, ovviamente le mie rece non sono dogmi, ci sta benissimo che possiate discordare. Mi fa molto piacere poter discutere in modo così approfondito, quella di Akira (insieme a Evangelion) è sicuramente tra le rece che mi ha dato più soddisfazioni, guarda quanti commenti :)

Grazie a tutti

Carmine Marzano ha detto...

"o, per fare un altro esempio, l'altrettanto interminabile scena conclusiva della foresta in Princess Mononoke"

Mi stai facendo abbassare l'Hippy per sto film ai minimi storici.

DNY ha detto...

L'ho visto la prima volta nel 98 credo, in VHS...
Ne rimasi impressionato: non avevo mai visto nessun film d'animazione tanto realistico, con un'animazione da paura! Poi vedendo che era del 1988 ne rimasi ancora più affascinato. Lasciando stare la trama, è assolutamente uno dei più grandi capolavoro d'animazione, e ai suoi tempi il più grande.

Jacopo Mistè ha detto...

Beh sì, questo è indubbio. :)

Anonimo ha detto...

L'errore sta nell'accostare l'opera cartacea all'animazione. Akira il film ha un valore intrinseco legato alla settima arte, cessa di essere narrazione lineare e filologica e diventa un opera da contemplare, è cinema contemplativo. La trama nella sua forma lineare diventa una scusa per elaborare un viaggio onirico, una fusione tra occidente e oriente che ben pochi sono riusciti a elaborare in maniera così visionaria. Nello stesso tempo la rappresentazione "realistica" di alcuni elementi rendono il tutto ben amalgamato e immersivo: shintoismo, nichilismo, fantastico e hard sci-fi. Le fondamenta della trama cartacea anche se destrutturata, frammentaria e condensata c'è e basta per mettere in atto 124 minuti dove l'arte viene espressa hai massimi livelli. Merita molta più considerazione e attenzione a livello di analisi semiotica, metaforica e allegorica. Bisogna usare un altro metro di misura per un certo tipo di cinema che trascende le logiche di mercato e non da spazio a speculazioni di nessun genere. Grazie per la recensione, scusami gli errori e i refusi.

Davide ha detto...

non ho mai letto il manga ma ho sempre pensato che ci fosse qualcosa che non andava nello sviluppo della storia in questo film, poi ho visto un riassunto del manga in cui si capiva bene la mole di elementi presenti, quantitativamente, e ho fatto 2+2, cosa che questa recensione mi conferma in pieno. Da un punto di vista registico, tecnico e audiovisivo questo e' un film assolutamente straordinario, uno spettacolo di una raffinatezza che trascendera' sempre qualziasi epoca, dal punto di vista narrativo un po' un buco nell'acqua reso affascinante quanto frustrante da richiami mistici e cerebrali continuamente accennati e mai sviluppati in modo soddisfacente. Una recensione che trovo molto obiettiva e con cui sono d'accordissimo

Anonimo ha detto...

Il manga di Akira è un'opera migliore del film, che è un vero "peso di piombo" indigesto e difficile da comprendere, se non dopo varie visioni; personalmente sarei felice di una trasposizione tv da 24/26 episodi, perchè renderebbe davvero giustizia all'opera di Otomo

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