lunedì 14 ottobre 2013

Recensione: Principessa Mononoke

PRINCIPESSA MONONOKE
Titolo originale: Mononoke Hime
Regia: Hayao Miyazaki
Soggetto & sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Character Design: Masashi Ando, Yoshifumi Kondo
Musiche: Joe Hisaishi
Studio: Studio Ghibli
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 133 min. circa)
Anno di uscita: 1997
Disponibilità: edizione italiana in DVD & Blu-ray a cura di Lucky Red



In una magico Periodo Muromachi, in cui umani e spiriti della foresta convivono insieme, per difendere il suo villaggio dall’attacco di un enorme demone dalle sembianze di un cinghiale, il principe emishi Ashitaka è costretto a ucciderlo. Feritosi durante lo scontro, il ragazzo contrae una maledizione apparentemente fatale che gli dona potenti poteri soprannaturali ma al costo di terribili sofferenze. L'unica sua speranza per non morire è di trovare una qualche cura nelle terre dell'ovest, da cui proveniva la bestia. Nel suo peregrinare trova asilo nella Città del Ferro, assediata da un branco di cani di montana capitanati dalla Principessa Spettro, una ragazza umana di nome San, che vogliono distruggere gli umani per dato che in nome del "progresso" stanno distruggendo le risorse della Foresta. Invaghitosi di San e deciso a fermare il conflitto tra uomini e animali che sta assumendo proporzioni sempre più minacciose, Ashitaka cercherà il consiglio del Dio Bestia, l'animale sacro, dotato di poteri divini, in cui è reincarnato lo spirito della Foresta.

Il parere del Corà

Nella sua vastissima produzione, e nonostante i ripetuti successi stellari di pubblico e critica, è abbastanza facile indicare quelle due-tre opere di Miyazaki che in un modo o nell’altro, seguaci, esperti, critici o meno, tutti sanno riconoscere: ovviamente Conan il ragazzo del futuro (1978) per i suoi trascorsi televisivi e che chi si aggira sulla trentina ricorda con quel tipico affetto nostalgico, naturalmente Il mio vicino Totoro (1988) per il forte immaginario e, beh, per essere l’intramontabile stemma dello Studio Ghibli, La città incantata (2001) per la magia e quella forza visiva che in fondo da sole mettono d’accordo pubblico e critica, e certamente, immancabilmente, forte anche dei numerosissimi premi vinti, Principessa Mononoke (1997). Semplice riconoscere questo enorme, ambizioso lavoro come il progetto, almeno nelle sue intenzioni, più significativo di Miyazaki, un’opera però di mancato spessore e di risibile denuncia che certa critica adora sopravvalutando e sovrastimando tutti quegli elementi che hanno sempre contraddistinto il regista nipponico, nei suoi momenti più ispirati e non, e che qui sembrano accumularsi esageratamente nel vano, vano tentativo, nonostante i notevoli sforzi nel cercare di variare se stesso, di mostrare il suo pensiero più forte e sincero.

Tra amore ecologico e odio per l’industrializzazione che distrugge avidamente, la dicotomia uomo-natura è sempre stata punto fisso della visione miyazakiana, accentuata ore in alcune opere (Nausicaä della Valle del Vento, 1984) e lasciata in disparte in altre (Porco rosso, 1992), ma sempre tenuta a freno vuoi ora dalla forza avventurosa delle sue storie, dai personaggi sempre frizzanti, dalle situazioni cariche di humor genuino e piacevolmente benevolo, che in fondo hanno sempre risaltato nella pur, a volte, esagerata confezione grafica che da sempre può permettersi lo studio Ghibli, ma ne Principessa Mononoke Miyazaki sembra davvero incapace di controllare questo simbolismo, mai uscito così prepotentemente, e ingenuamente, dai suoi film. L’usurpazione della natura vista attraverso la malattia vermiforme che colpisce il dio-cinghiale o il cieco egoismo umano tratteggiato dalla Città del Ferro sono solo due dei più banali esempi simbolici in cui annega stancamente il film e con cui Miyazaki sembra quasi voler costringere lo spettatore a validarne il pensiero: lo sfruttamento delle risorse della foresta per creare armi, la guerra tra umani e animali, la vendetta del Dio Cane sono infatti elementi che ricorrono a tematiche così piatte e bidimensionali da non suscitare alcuna emozione, da non potersi mai far coinvolgere da un’odissea (il film dura due ore e un quarto) che non tocca alcuna corda, da non farsi mai trasportare ed essere quindi parte di una visione magari semplice ma mostrata con tocco autentico e sentito.

E non è un caso che Principessa Mononoke si mostri così diverso e insolito per un autore che raramente ha usato violenza, crudeltà e odio come strumenti per valorizzare gli argomenti trattati: il sangue scorre copioso e abbondante, l’immaginario è spesso viscido e vicino a certa matematica horror (vermi, escrescenze tumefatte, pus), e il bestiario è quanto di più inquietante, pur rimanendo in territori fermamente animali, Miyazaki abbia mai creato. Il gigantesco cinghiale morente, le scimmie violente e rancorose che non perdonano, il cervo dal terribile volto umano, il parlato volutamente e angosciantemente fuori sincrono e la vastità delle forme dello Spirito della foresta sarebbero tra le intuizioni più felici se il regista non continuasse a travalicare quella forzatura simbolica, quella necessaria risorsa narrativa per far presente allo spettatore, ancora una volta, quali siano le tematiche in gioco e quanto sia importante rispettarle al fine di evitare la catastrofe metaforica che chiude la pellicola.



Ma c’è dell’altro, perché Miyazaki pare così impegnato nell’assemblare i suoi valori e renderli così forti attraverso un’altrettanta e per lui aliena potenza visiva che dimentica tutto quello che serve, prima di tutto, per scrivere una buona storia. La sceneggiatura di Principessa Mononoke è quanto di più prevedibile e sempliciotto possa esistere nel tratteggiare un altrettanto prevedibile e sempliciotto immaginario simbolico, e quindi largo spazio a eroi inaffondabili e tutti d’un pezzo ma di gran profondità e sensibilità che permetta loro il giusto cambiamento al giusto momento della storia, e avanti tutta con eroine che detestano la loro natura e tutto fanno per combatterla ma senza mai porsi adeguati interrogativi o naturali riflessioni – il resto è solo una fiacca successione di avvenimenti/scusanti per toccare la consueta fratellanza, la giusta ricerca della pace, l’amore che sboccia sopra tutto e tutti, e l’inevitabile happy ending con cui chiudere in bellezza.

Abbiamo quindi a che fare con un prodotto strano e inconsueto, che nel volersi rivelare adulto sbaglia paradossalmente ogni bersaglio necessario per dare forza e struttura alla propria maturità, e che nel suo insistito errore oltrepassa qualsiasi tipo di target, mostrandosi sbagliato tanto per i bambini (eccessivamente violento e mostruoso pur nel suo insostenibile buonismo) quanto per gli adulti (eccessivamente piatto, ingenuo e poco gratificante per nella sua interessante violenza). Non bastano di certo le straordinarie animazioni, un picco vertiginoso in quanto a fluidità e maestosità, né le superbe musiche di Joe Hisaishi: Miyazaki firma il suo peggior film di sempre, ma non un neo dimenticabile, bensì un’opera brutta e malfatta di cui, davvero, non se ne sentiva il bisogno.

Voto: 5 su 10

Il parere del Mistè

La principessa Spettro, o Principessa Mononoke come dir si voglia (traduzione italiana/occidentale priva di senso, in quanto "Mononoke" in giapponese significa esattamente "Spettro", come infatti è chiamata nel recente ridoppiaggio del film curato da Lucky Red), è senza dubbio, insieme a La città incantata (2001), il lungometraggio più acclamato di Studio Ghibli e Hayao Miyazaki all'estero. Non potrebbe essere diversamente: kolossal pazzesco, costato intorno ai 2 miliardi e 400 milioni di yen1 e realizzato in tre anni di snervantissima lavorazione2 attraverso 144.000 disegni3 (di cui 80.000 curati dal solo Miyazaki!4), per un totale di girato che supera le due ore, all'uscita nelle sale nipponiche incassa più di 11 miliardi di yen5, la più alta cifra mai raggiunta tout court in madrepatria fino a quel momento6, divenendo il secondo più grande successo commerciale di sempre di Ghibli e ottenendo una marea di riconoscimenti e premi come miglior film a cartoni animati del 19977 (non risparmiandosi neppure un passaggio al Festival internazionale del cinema di Berlino nel 1998). Distribuito conseguentemente in occidente da Buena Vista International, contribuisce in modo determinante a diffondere la fama di Ghibli come uno dei più importanti e affermati studi d'animazione del globo, favorendo la massiccia distribuzione internazionale degli altri suoi titoli, passati e futuri, che lo renderanno oggi così noto come ben sappiamo. La Principessa Spettro meriterebbe riconoscenza anche solo per questo (avremmo altrimenti mai visto un Pioggia di ricordi doppiato in italiano?), meglio ancora quando scopriamo essere davvero anche un ennesimo, ottimo lavoro, non stupendoci di come Miyazaki lo tenesse in serbo da oltre vent'anni nel cassetto (fin dal 1980) prima di convincersi a realizzarlo8.

Grande compromesso tra meraviglia visiva e contenutismo narrativo, La Principessa Spettro trova le sue ambientazioni in un antico passato feudale giapponese (nello specifico, il periodo Muromachi, compreso tra il XIV e il XVII secolo D.C.) dalle venature fantastiche, legato a valori forti come tradizione, spiritualità e rispetto per la natura, in procinto di conoscere l'equivalente nipponico della nostra Età del ferro. L'industria metallurgica, appena nata, per sostenersi deve infatti divorare ettari di terra e questo distrugge l'equilibrio ecologico tra umani e creature animali. La difesa della Foresta, personificazione della natura, è affidata agli spiriti del bosco, alla bella umana San allevata dai cani di montagna (la Principessa Spettro) e a un giovane principe di una tribù Emishi, Ashitaka, innamorato di lei, vittima di una maledizione che gli dona una forza possente. Il nemico è rappresentato dalla Città del ferro, governata dalla bella Eboshi Gozen, che per vincere la guerra vuole uccidere il Dio Bestia, l'animale sacro, dotato di poteri divini, in cui è reincarnato lo spirito della Foresta e che è a capo dell'esercito di animali e spiriti. Il conflitto non potrà che essere tragico e sanguinario, ben spiegando la difficile compatibilità fra natura e rivendicazioni industriali.

Forse assuefatti dalle tematiche ecologiche che Miyazaki inserisce in molte delle sue opere, è facile predisporsi, con questo film ambientalista, alla visione di un blockbuster ingenuo, pesante e compiaciuto che ribadisce i soliti concetti di natura insofferente al progresso tecnologico con una certa saccenteria moralista di fondo, ribadendo quanto detto nel 1984 nell'insopportabile Nausicaä della Valle del Vento. Fortunatamente, non è così: La principessa Spettro si configura, invece, come l'opera matura e definitiva realizzata dal regista sull'argomento, in cui traspare benissimo la morte dei suoi ideali giovanili. Rifiuta le idee sognanti del passato per presentarne una più amara e realista: è inattuabile l'idea che l'uomo possa convivere pacificamente con l'ambiente adeguandosi a un modello di sviluppo fortemente eco-sostenibile, proprio perché non si può cancellare la sua natura orientata al materialismo, al progresso tecnologico e alla diffidenza verso il prossimo (non è un caso se anche gli animali, lottando con lui, finiranno con l'assorbire parte dei suoi comportamenti perdendo la loro purezza). Le cose sono inconciliabili, così come il quasi impossibile rapporto di amore tra Ashitaka e San: non rimane che vivere la propria vita accettando l'insanabile conflitto9. La mancanza di una qualsiasi soluzione è il messaggio più terribile del film, ma anche quello che lo rende più interessante; per questo è interessante sottolineare - come fa l'adattatore ufficiale delle pellicole Ghibli, Gualtiero Cannarsi10, scrupoloso conoscitore della loro filmografia - che in virtù di queste considerazioni non è sbagliato definire La Principessa Spettro il tassello finale del pensiero ecologista di Miyazaki, il terzo e definitivo atto di un percorso che ha inizio ottimistico con la prima parte del manga di Nausicaä e la sua omonima trasposizione filmica, prosegue con la seconda parte del fumetto, più pessimistica e disillusa, e tira le somme in questo lungometraggio.


Non per nulla, del resto, Miyazaki affermerà esplicitamente che La Principessa Spettro non è rivolto ai bambini11, il primo dei suoi lavori. Ce ne accorgiamo non solo per le tematiche, ma anche per il tenore ricercatamente antico e aulico dei dialoghi12 (fedelmente reso anche nel nostro recente ridoppiaggio); per i personaggi che rifuggono dai manichei stereotipi di "buoni" e "cattivi", entrambi con valide ragioni per le proprie azioni (esemplare la figura della bella Eboshi, donna forte forgiata dai dolori della vita che vive per la felicità del suo popolo e per questo non ha remore a lottare contro la Foresta); per il finale non proprio positivo; o, banalmente ed esplicitamente parlando, per l'abbondanza di scene sanguinolente (arti mozzati in primis) o addirittura tendenti all'horror (le spaventose fattezze degli animali posseduti dal male, con abbondanti perdite di sangue, pus, escrescenze etc.), aspetti che hanno parecchio fatto discutere anche in Giappone ai tempi dell'uscita della pellicola13 (ci si domandava se non sarebbe stata una mossa controproducente per Ghibli realizzare un simile precedente). Vale anche la pena ricordare che, forse per evidenziare la serietà universale delle tematiche affrontate, da La principessa Spettro in poi Miyazaki (Takahata invece, da amante del cinema neorealista, già lo faceva ne La tomba delle lucciole e Pioggia di ricordi) ordina ai seiyuu una recitazione da standard "cinematografico" improntata al realismo, in contrapposizione a quella "da cartone animato" (sovraccaricata, parossistica e con le "vocette") tipica dell'animazione televisiva14: in questo caso chiama a prestare la voce ai suoi personaggi veri attori cinematografici, televisivi e teatrali come Yoji Matsuda (Ashitaka), Yuriko Ishida (San) e soprattutto Yuko Tanaka (Eboshi), famosa per la recita in drammi shakespeariani15, questi ultimi vicini, ovviamente, come intensità recitativa e tenore dei dialoghi a quelli del lungometraggio.

Enormemente ambizioso per messaggi, magnificenza tecnica ed epicità del racconto, bisogna dire che La principessa Spettro non è comunque perfetto. Soffre di un'eccessiva lunghezza di fondo, dovuta a un uso francamente eccessivo di quelle classiche sequenze magiche e/o visionarie straripanti di effetti speciali, tanto care a Miyazaki, che, utilizzate in molte di occasioni e per lungo periodi di tempo, rendono a tratti prolissa la già lunga pellicola (specie nelle soprannaturali fasi finali). Oltre a questo, si può ben dire che buona parte del cast risulti (specialmente il protagonista Ashitaka) abbastanza freddo ed esageratamente funzionale alla vicenda, poco empatico, come se non si avesse un'idea chiara del come adoperarlo. Il mood è così "serioso", in questo film così distante dalla solarità dei soliti Ghibli, che il regista, anche unico sceneggiatore, non sembra del tutto a proprio agio con la scrittura. Non stupisce apprendere che effettivamente la realtà non è tanto distante da quanto si pensi, dal momento che Miyazaki ammetterà candidamente di aver improvvisato la sceneggiatura mano a mano che girava il film, attraverso frequentissime riunioni con il suo staff, portando avanti il lavoro senza nemmeno sapere come si sarebbe conclusa la storia, creando così tanti problemi e ritardi ai suoi collaboratori che, al colmo della rabbia, termineranno infine l'opera non con la soddisfazione di mettere la parola Fine perché (testuali parole) "volevano farlo", ma perché "dovevano" (!)16. Doveroso aprire una breve parentesi sullo sforzo titanico dello staff nel concepire un film così ricco di disegni, animazioni ed effetti speciali: Principessa Mononoke rimarrà alla memoria per essere il lungometraggio più estenuante, faticoso, distruttivo e frustrante mai realizzato dallo studio, dalla lunghissima gestazione produttiva, capace di spossare gli uomini di Miyazaki come mai prima d'ora portando a un poco edificante clima generale di stress, nervosismo e stanchezza che durerà svariati anni17 (purtroppo sembra che sia proprio questa la causa della tragica morte di Yoshifumi Kondo, l'erede designato del regista che lascia questo mondo il 21 gennaio 1998 per un terribile aneurisma e a soli 48 anni, proprio l' "overdose di lavoro"). Miyazaki stesso, in seguito al forte esaurimento fisico e nervoso, annuncerà il suo ritiro dopo l'uscita del film18, tornando sui suoi passi dopo il triste destino di Kondo. È per evitare il ripetersi di queste esperienze distruttive che le opere successive saranno massicciamente lavorate col digitale, per risparmiare tonnellate di tempo e lavoro allo staff.

Difficile comunque rimanere indifferenti a una storia che, per quanto non impeccabile dal punto di vista della sceneggiatura, rimane entusiasmante per larghi tratti per messa in scena e maturità di tematiche. La parte da leone la fa Joe Hisaishi, autore della migliore colonna sonora della sua carriera: con sonorità misticheggianti, drammatiche o solenni, con flauti e clarinetti, rende tangibile la gravità del conflitto che si sta consumando e la dimensione spirituale-misticheggiante della Foresta. Al contempo, la regia sontuosa di Miyazaki è, come ovvio, il punto forte di una storia avventurosa e d'azione forse semplicistica nell'intreccio (ma non per questo deprecabile, visti i suoi significati), ma che sfoggia una sfarzosa suggestione registica e visiva, basata su battaglie e scene d'azione spettacolari e scorci paesaggistici e panoramici di immenso impatto visivo. Splendide anche le ambientazioni e i fondali, dati in questo caso particolare dall'apporto di ben cinque scenografi19 (un precedente assoluto20), "ispirati" da una gita "location-hunting" di sei giorni nell'isola di Yakushima21. Scontatissima l'immensa perizia tecnica di Studio Ghibli nelle animazioni e nella fusione di disegni a mano con la Computer Grafica (primo film dello studio in cui animazione digitale e manuale sono impiegate alla pari22, e se uno non lo sapesse neanche se ne accorgerebbe visto quanto bene sono integrate), mentre, a parere di chi scrive, migliorabili in alcuni frangenti i fondali boschivi paesaggistici, che negli anni '90 soffrono di soluzioni grafiche che paiono "al risparmio" se paragonate ai decenni precedenti (la Foresta vista dall'alto o da lontano è sovente rappresentata da un semplice agglomerato uniforme di verde, niente a che vedere con la ricerca di dettagli meticolosi passati e futuri); nulla, tutto sommato, di grave che ridimensioni sensibilmente l'ottima impressione generale.

La Principessa Spettro è, insomma, pur nella sua semplicità, un ottimo film d'avventura, che fa riflettere e soprattutto intriga i sensi, giustamente immancabile nel recupero della filmografia di Miyazaki. Il già citato e recente ridoppiaggio italiano effettuato da Lucky Red, fedelissimo a quello giapponese grazie al certosino lavoro di Cannarsi, merita solo plausi: al costo, come al solito (tenendo conto dei lavori del noto dialoghista), di forme di italiano un po' desuete per rendere le frasi originali, già in partenza dai toni arcaici, e il consueto italiano "cannerse" un po' innaturale per adattarsi alla forma giapponese, il professionista restituisce coerenza ai dialoghi e alle personalità degli attori, andati persi con il primo, mediocre adattamento italiano curato da Buena Vista nell'iniziale distribuzione della pellicola, che in alcuni punti stravolgeva gravemente i significati dell'originale (ad esempio nel finale, quando Eboshi pronuncia i suoi intenti per il futuro). Peccato giusto, come detto, per la riproposizione del ridicolo titolo internazionale ufficiale (sì, i giapponesi hanno proprio scelto "Princess Mononoke"), dovuto a mere esigenze di marketing e visibilità presso il pubblico generalista.

Voto: 8 su 10


FONTI
1 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 276
2 Come sopra
3 Vedere punto 1, a pag. 275-276
4 Come sopra
5 Vedere punto 1
6 Come sopra
7 Come sopra
8 Come sopra. L'anno esatto viene da Mangazine n. 32 (Granata Press, 1994, pag. 7-8)
9 Progetto originale del film presentato da Hayao Miyazaki, tradotto in italiano da Shito
(Gualtiero Cannarsi, traduttore ufficiale Lucky Red di tutti i film Ghibli) e pubblicato nel forum Pluschan  alla pagina http://www.pluschan.com/index.php?/topic/4164-lucky-red-studio-ghibli-e-altro-dragon-ball-harlock-etc/?p=293982
10 Uno dei suoi tanti post: http://www.pluschan.com/index.php?/topic/4164-lucky-red-studio-ghibli-e-altro-dragon-ball-harlock-etc/?p=295337. Il pensiero è condiviso anche da "Storia dell'animazione giapponese" (pag. 171). Il saggio "The Anime Encyclopedia: Revised & Expanded Edition" (Jonathan Clements & Helen McCarthy, Stone Bridge Press, 2012, pag. 506) si spinge addirittura oltre dicendo che La principessa Spettro nasce come risposta di Miyazaki al finale del suo Nausicaä, che non gli piaceva per niente (non si capisce se si riferiscono al manga o al film) e che voleva quindi correggere. Dato, però, che il tomo in questione spesso non ha mancato di imprecisioni o di veri e propri errori, preferisco non prendere l'informazione come oro colato (per quanto in realtà non sia necessariamente in contraddizione con le informazioni più verificate e confermate)
11 Post di Shito apparso nel Ghibliforum, alla pagina http://www.studioghibli.org/forum/viewtopic.php?f=21&t=3766&hilit=spettro&start=450 (la frase è "Miyazaki Hayao, rispondendo a chi gli chiedeva: "Non ritiene che i bambini potrebbero restare impressionati da questo film?", rispose "Non è necessario che i bambini lo vedano"")
12 Altro post di Shito apparso nel Ghibliforum (quello d'apertura del topic), alla pagina http://www.studioghibli.org/forum/viewtopic.php?f=21&t=3766&hilit=spettro
13 Vedere l'esaustivo articolo pubblicato su Kappa Magazine n. 60 (Star Comics, 1997)
14 Post di Shito apparso nel forum Pluschan alla pagina http://www.pluschan.com/index.php?/topic/4164-lucky-red-studio-ghibli-e-altro-dragon-ball-harlock-etc/?p=295126
15 Vedere punto 12
16 Intervista a Miyazaki pubblicata su Kappa Magazine n. 96 (Star Comics, 2000, pag. 13)
17 Intervista a Miyazaki pubblicata su Kappa Magazine n. 129 (Star Comics, 2003, pag. 6)
18 Come sopra
19 Vedere punto 16, a pag. 15
20 Come sopra
21 Vedere punto 16, a pag. 14
22 Vedere punto 16, a pag. 16

63 commenti:

Danilo Giuseppe Acinapura ha detto...

no, davvero: qui hai toppato di brutto; per la prima volta Miyazaki elimina ogni manicheismo tra "buoni" e "cattivi", tra "natura benigna" e "civiltà maligna" e nemmeno ce ne si rendo conto? L'immaginario dell'autore si tinge di horror per meglio rappresentare il lato più selvaggio della natura: una novità assoluta nella sua filmografia, che aumenta la profondità della sua visione, e si bolla il tutto come "già visto" e "privo di mordente"? Senza contare che anche la critica secondo cui i personaggi sono "troppo quadrati" non sta in piedi: basta guardare il personaggio di Eboshi, introdotto come una villain vero e proprio ma che poco a poco si rivela ben più caritatevole di San; davvero: critiche infondate e superficiali.

Jacopo Mistè ha detto...

Premetto che sono d'accordo che il voto è esageratamente basso per la pellicola, anche solo la sua caratura tecnica imho basterebbe da sola a fargli guadagnare la sufficienza (come può essere il caso di un film mal scritto come Howl).

A parte questo, però, sui contenuti della recensione penso di essere sostanzialmente d'accordo, anche se come ho già detto PM lo vidi tanto, davvero tanto tempo fa e non sono sicuro che lo giudicherei oggi allo stesso modo di ieri. Però ricordo bene che già allora mi lamentai per i personaggi abbastanza superficiali, la moraletta ecologica davvero troppo fastidiosa e invadente (tecnologia = merda) e l'eccesso di squisitezzze visive cvhe allungavano a dismisura la durata del film, più una ricerca di effetti speciali e scene visionarie, lunghissime e interminabili (à la Steamboy) che reale necessità di raccontare qualcosa.

Babol ha detto...

L'ho visto solo una volta e tanto tempo fa quindi non posso commentare degnamente ma, effettivamente, ricordo un senso non già di "delusione" ma un pensiero, come se Princess Mononoke fosse meno Miyazakiano, almeno per quel che mi riguarda. Dovrei rivederlo.

Simone Corà ha detto...

@ Danilo: ma io critico proprio quello di cui parli, o meglio, critico il fatto che la sua visione, messa in scena in questa maniera, si svilisca del tutto e diventi estremamente superficiale e poco interessante - cosa che di solito non accade proprio, perché Miyazaki accompagna le sue tematiche care con visioni fiabesche e solari che sono PERFETTE per raccontare ciò che più gli piace. :)

Simone Corà ha detto...

@ Babol: allora aspetto re-visione, poi ripassa e dicci :)

Danilo Giuseppe Acinapura ha detto...

@Simone: Tuttavia un autore non può rifare sempre le stesse cose, affossarsi su stili e schemi e ripeterli all'infinito; la forza di PM sta proprio nel trattare gli argomenti canonici della produzione di Miyazaki con una visione inedita, più adulta e meno manichea, che proprio per questo questo non svilisce temi e personaggi, anzi dona loro una luce inedita rendendoli più complessi e sfaccettati.

Rocket-Buddha ha detto...

Da quel che ricordo Miyazaki affermò di aver lavorato senza scrivere una sceneggiatura, basandosi sulla semplice struttura a tre atti. Una sperimentazione, se la memoria non m'inganna.

Simone Corà ha detto...

@ Danilo: eh, per me è proprio il contrario, è come se Miyazaki avesse voluto dire al suo pubblico "ehi, adesso faccio un film per i grandi", e ci butta dentro i mostri e la violenza MA non dà altrettanta importanza allo spessore dei suoi temi più cari, che in questa versione escono, secondo me, molto, molto malridotti.

@ Rocket: non sapevo di questa cosa, ma tenderei comunque a prenderla con le pinze :)

Rocket-Buddha ha detto...

@simone: Dovrei andare a vedere in mezzo alle riviste dell'epoca! E ricordo anche che il destino di Ashitaka era in mano al suo atteggiamento da bastian contrario. Se gli chiedevano di lasciarlo a morire lui faceva il contrario, e viceversa.

Mio Amor ha detto...

Definire codesto film il peggiore di Miyazaki, chiamandolo noioso e superficiale credo che sia un tantino esagerato. Sicuramente può apparire noioso per la lunghezza del film, alcuni temi trattati non molto chiari -e forse meglio così- che invece per te sono assolutamente superficiali... beh del resto ognuno ha i propri gusti, a me è piaciuto tantissimo lo reputo uno dei lavori più belli di Miyazaki insieme a Nausicaä della Valle del vento.

Alberto Dolci ha detto...

A mio parere è poco condivisibile il metro stesso di questa valutazione "da Miyazaki mi spetto personaggi simpatici e atmosfere sognanti e surreali... quindi questo sin troppo concreto Mononoke è una schifezza." Personalmente visionando un opera di chiccessia tendo a cercare di non farmi "aspettative preconcette" ma di valutare l'opera in se. Princess Mononoke non ha nulla di banale, non vi è una distinzione netta tra buoni e cattivi (gli uomini della città del ferro non sono cattivi e neppure quelli inviati ad uccidere il dio cervo lo sono) ognuno nel film ha in qualche modo le sue ragioni. Certamente poi il regista ci impone con forza il suo pensiero, ed una condanna senza mezzi termini della tecnologia ma lo fa senza giudicare i suoi personaggi, e questa cosa non è affatto banale. Persino la "contaminazione" dell'eroe è ambivalente: porta in se i peccati dell'umanità ma nel contempo questa maledizione gli da più volte la forza per salvare vite ed anche la propria. (in quanto alla visione gore horror e vermiforme non e comunque nuova a Miyazaki perchè in realta si era già vista abbondantemente in Nausicaa e non è altro che l'altra faccia della medaglia delle atmosfere "sognanti" di altre opere.

Simone Corà ha detto...

No, non ho scritto che da Miyazaki mi aspetto solo determinate cose e il resto sucks, ho scritto che per mostrare determinati argomenti le sue atmosfere sognanti sono ottimali perché spensierate e più leggere, la critica è meno pesante ma più significativa, e si è più portati, o almeno io, ad apprezzare piccoli risvolti psicologici, buffe caratterizzazioni, simpatia e solarità dell'insieme.

Usare la stessa critica con immagini però forti e dure appiattisce tutto quanto, il lato sottile sparisce e tutto diventa spiattellato in maniera secondo me forzata e poco, molto poco interessante.

:)

Alberto Dolci ha detto...

Il mio discorso sull'autore potrebbe essere una questione di lana caprina perché è probabile che alla fin fine sia inscindibile ,almeno in parte, una commssitione nel giudizio.Perché perlomeno un paragone salta sempre fuori. Più importante a mio avviso (ed umile opinione) rimarcare che non ci vedo nulla di piatto, c'è molta violenza ma nessun reale cattivo, (e forse nessun reale buono) e allora perchè c'è la violenza? Questo tema è importante e l'unico modo in cui lo si può mostrare è un modo duro, Onestamente credo Mononoke sia l'ultimo prodotto "non commerciale" di Miyazaki, tutte le opere precedenti dell'autore miscelavano poesia e violenza su tema ecologista e pacifista,proponendo visioni diverse... dopodiche c'è stato un degenero di cose in un certo senso assimilabili tra loro (città incantata, Ponyo, Howl) che sono si leggeri e piacevoli da vedere, ma che come contenuto "antagonista" hanno ben poco,trattano di più cose come il passaggio da infanzia ad età adulta e strizzano molto l'occhio al mercato occidentale (che infatti li ha premiati).

Anonimo ha detto...

Giudizi pesanti e voti poco attendibili su questo sito, come per altri capolavori dell'animazione sembra che abbiate guardato l'animazione con occhi velati dall'odio.
Inaffidabili.

Jacopo Mistè ha detto...

heilà animefan/occhiliquidi/feccia81.
Lieto di notare come, nonostante l'odio che dici di riversare verso noi, continui a seguirci. :)
Te vojamo bene.

Letizia ha detto...

Film, bellissimo, come tutti quelli di Miyazaki del resto :).
Mi ha colpito molto come ha affrontato i temi tra "umanità sfruttatrice" e "nauta sfruttata". Per il resto non c'è niente da dire.

Anonimo ha detto...

Premessa: prima di scrivere questo commento ho, nell'ordine:
1) letto la recensione;
2) rivisto il film (visto circa 7 anni fa);
3) riletto la recensione.
MA... pur avendo assoldato tutti i neuroni a mia disposizione per quasi 10 minuti (?), non sono infine riuscito davvero a capire come si sia potuto dare un voto del genere a questo film. Partendo dal presupposto che, ovvio, ha i suoi difetti e che, d'accordo, forse non è la migliore opera di Miyazaki, per arrivare al 5 ci devono essere dei motivi dietro. Una divergenza di visione di fondo (del recensore) con quella di Miyazaki sufficientemente forte da distaccarsi notevolmente perfino dai "normali" detrattori del film (e ce ne sono tanti). Perché, onestamente, ci vuole correggio a dare meno di 6 (forse anche di 7) a Mononoke, foss'anche solo per il suo impatto visivo e per la sontuosa colonna sonora. Potrei sviscerare punto per punto il film e la recensione, ma sarebbe inutile.
Voglio invece soffermarmi su quello che, ipotizzo, è stato il motivo che ha portato il recensore e non solo a svalutare il film, riassumibile in: "Miyazaki è pedante con questa dicotomia uomo-natura, ecc." Nella recensione si dice addirittura essere rappresentata "ingenuamente". A chi pensa questo ho da dire che: i problemi dell'uomo moderno, una volta ben riassunti, non sono più di tre-quattro, ma se, come è evidente, non sono ancora stati risolti, NON c'è persona abbastanza ingenua o pedante il cui tentativo di porre l'attenzione su tali problemi NON DEBBA essere ben accetto. E non pensarla in questo modo significa auspicare il collasso.
Fatta questa doverosa e per l'appunto "pedante" premessa, da parte mia, apprezzo chi riesce a dire cose già dette in nuovi modi, capaci di colpire più persone, e Miyazaki, con il suo stile poetico e, in questo film, crudo (allo stesso tempo), è riuscito a fare proprio questo.

Simone Corà ha detto...

Il bello però è che a me Miyazaki piace, e piace MOLTO, alcune sue opere hanno una poesia e una magia incredibile (Porco Rosso, La città incantata, Conan). Mononoke mi è invece sembrato semplicemente COMODO, ovvero mettere insieme le sue solite tematiche aggiungendoci uno sfondo crudo che però non dà profondità, anzi, rende il tutto ancora più sottile e superficiale, molto più bianco e nero di quanto non lo sia già in generale. E da un autore con una simile carriera mi aspetto sempre NOVITA', o almeno capacità di ANALIZZARE in una maniera semprefresca e coinvolgente, cosa che Miyazaki qui di certo non fa.

Anonimo ha detto...

Invece è proprio in ciò che scrivi che c'è la (o forse una delle) "novità" che giustamente dici di aspettarti da Miyazaki, quando scrivi "aggiungendoci uno sfondo crudo". Ripercorrendo alla velocità della luce la filmografia di Miyazaki, ritornando dove tutto iniziò, cioè ai prati verdi di Lupin in Cagliostro, e proseguendo fino alle onde fumettose di Ponyo, mai, nemmeno in Nusicaa, la natura è stata da lui rappresentata con tanta forza e violenza come in Princess Mononoke. Qui non solo essa si ribella, è letteralmente "imbestialita" con gli uomini. La poesia dei prati e delle montagne, degli alberi maestosi, della foresta tossica che seppur ostile cerca di trovare un equilibrio, è abbandonata e lascia spazio alla crudeltà, alla rabbia e alla guerra. Addirittura il soggetto femminile (Mononoke), immancabile nei suoi film, di solito unica speranza di riconciliazione e pace, è qui rappresentato tutt'altro che ragionevole e pacifico (e già questa la dovresti vedere come una novità colossale).
Il Miyazaki di Mononoke vuole fare sul serio con il discorso, passa volontariamente dal tenero Totoro alle decapitazioni volanti di Mononoke. È lui per primo arrabbiato. Perché anche nella realtà, la natura sa essere magnifica e poetica, ma anche mostruosa e terrificante. Ci va giù pesante, come a dire che se gli scheletri nell'armadio ce li siamo piazzati noi, se siamo noi a non rispettare il nostro ecosistema, non dobbiamo certo spaventarci ogni volta che apriamo le ante, non dobbiamo cadere dalle nuvole quando le cose si mettono male. La poesia, le tinte pastello, il vento tra i capelli, tutto quello che vuoi, sembra voler sottolieare, ma "qui si fa sul serio".
Mi spiacerebbe quindi che si intendesse questo strano cambio di stile come un modo per camuffare la carenza di idee. In effetti, il concetto è sempre lo stesso ma, come dicevo nel commento precedente, detto in maniera diversa.
Poi, sia ben chiaro, anch'io vedo molti difetti, come ad esempio il finale, ma da parte mia un 8 glielo avrei dato.
Ricordo, concludendo, che questo film fu in un certo senso di "risposta" a Pom Poko di Takahata, dove era stata sollevata la domanda: "Cosa accadrebbe se si continuasse impunemente a ignorare la natura?". La risposta di Miyazaki fu: "Guerra".

Simone Corà ha detto...

Ma quella "novità" non è abbastanza, è semplicemente un ripetere di schemi e tematiche già fatte, già trattate, già dette - eppure sempre interessanti e fresche sotto un profilo fiabesco e magico.

Qui per me è stato tutto noioso e talmente scontato da rendere la violenza e la mostruosità piattissime, posticce, di nessun interesse d'analisi.

Anonimo ha detto...

Bhe a questo punto non c'è altro che possa aggiungere... Da parte mia, ricordo che la prima volta che vidi il film rimasi sconcertato, non ci capii letteralmente nulla, mai mi sentii annoiato (come è successo a te) perché mai riuscii a prevedere la mossa successiva, tutto usciva dai miei schemi; solo dopo la seconda visione iniziai ad apprezzarne i simbolismi (che sono molti). Perciò questo è un altro punto che non capisco e che nemmeno posso controbattere, perché soggettivo. Ad ogni modo, non so se ti sia capitato, ma se ti capitasse di leggere delle interviste di Miyazaki, ti accorgeresti di come in realtà sia molto meno poetico e sognatore di quanto ci si aspetterebbe, e di come la sua vera visione e il suo vero stile siano più vicini a quelli di Mononoke che a quelli di altri film. È probabilmente la sua opera più impegnata, soggettiva e personale.
Di certo però, è essenziale per quadrare il cerchio dell'attività artistica del giapponese...e tu l'hai liquidata con un 5! o.O

Ad ogni mondo è stata un conversazione interessante.

Simone Corà ha detto...

Preferisco vederla come un tentativo fallito, la stessa tecnica in fondo era stata utilizzata con molta più abilità in Nausicaa. :)

Anonimo ha detto...

sono l'anonimo-senza-nick

> Preferisco vederla come un
> tentativo fallito, la stessa
> tecnica in fondo era stata
> utilizzata con molta più abilità
> in Nausicaa.

opinioni.

la cosa che non si puo' trascurare e' che tra nausicaa-film e mononoke hime c'e' in mezzo nausicaa-manga, ossia l'opera principale del miyazaki autore e uno dei manga piu' importanti e influenti di sempre (chiedere a hideaki anno)

tutto questo si riversa in mononoke hime, un film epocale che conclude forse quanto iniziato nell'1984 con nausicaa-film.

aspettate di vederlo col nuovo doppiaggio prima di giudicarlo :-)

Carmine Marzano ha detto...

Visto Principessa Mononoke di Hayao Miyazaki (1997).
Approfittando del fatto che lo ritrasmettessero al cinema, ho deciso finalmente di vedere questo film.

Di cosa parla questo film in sostanza? Sulla scia di tanti film come Pochaontas o del più recente Avatar, Miyazaki mette in scena il contrasto uomo-natura che prende forma in una crudele e sanguinosa guerra che non ha fine.
Per la prima volta Miyazaki scava a fondo, confezionando un film denso di filosofia e spiritualità orientale a cui lo spettatore occidentale è ben poco avvezzo.
La poetica del maestro sul contrasto uomo-natura, contro il progresso, anti-militarismo e pacifismo esplode in tutta la sua forza.
Miyazaki elimina per la prima volta nella sua vita la dicotomia tra bene e male, i personaggi sono sfaccettati e tridimensionali.

Lady Eboshi rappresenta il progresso. Grazie agli archibugi forniti alla gente della città del ferro, ha consentito a costoro di liberarsi dal giogo della natura che tramite gli animali e gli dei incutevano timore agli uomini. Eboshi, crea una società matriarcale. Le donne sono rispettate dagli uomini e hanno l'esclusività della produzione e lavorazione del ferro. Eboshi prende i lebbrosi e gli emarginati sociali per produrre amri, cosa disdicevole, ma intanto è l'unica che ha avuto il coraggio di pensare a loro e prendersene cura seppur per un suo tornaconto personale.
Eboshi è una novella Prometeo che porta il fuoco (archibugi) agli esseri umani. Oramai l'uomo può dar via al progresso sfrenato e liberarsi per sempre dalle tradizioni.

A farle da contraltare c'è la "Principessa Spettro", il cui nome è San. Ella è una giovane ragazza cresciuta dagli animali e che odia profondamente gli esseri umani con tutta sè stessa.
Ella si comporta come un animale, combatte come un animale, si veste come loro, ma tutto ciò non basta visto che alla fine ha un animo sensibile per verso gli animali ma ha pur sempre forma umana e questo anche se lo negherà sino alla fine, è realtà oggettiva dei fatti. San rappresenta la tradizione, il passato che va difeso strenuamente contro l'avanzare indiscriminato del progresso.

In mezzo si colloca Ashitaka, giovane ragazzo che rappresenta il compromesso. Egli rispetta la natura e si mette contro di essa solo per proteggere la sua gente e quindi solo se costretto.
Dovrà mediare quindi tra le due parti Eboshi e San, natura e uomo, progresso e tradizione. Ci riuscirà? Miyazaki per la prima volta è scettico, abbandonando gli ideali comunisti e socialisti tipici della sua produzione precedente. Il compromesso è possibile, ma fragile e facile a sfaldarsi.
Se il problema poi non deriva dalla natura, esso viene dalla natura umana. L'essere umano non va d'accordo neanche con il suo simile, e per questo motivo scatena continue guerre.

Tra progresso e difesa delle tradizioni Miyazaki non si esprime chiaramente, ma alla luce dei suoi film precedenti e successivi e la sua poetica, si schiera a favore della tradizione. Le tradizioni, il passato e gli dei ci hanno formato, da essi deriviamo e siamo ciò che siamo. Se siamo quel che siamo oggi lo dobbiamo al passato, e non basta qualche anno di progresso per spazzar via tradizioni che hanno origini millennarie.
Il popolo Giapponese (ma universalizziamo qualsiasi polo), si forma intorno a determinate tradizioni. Da esse veniamo e esse ci hanno plasmato, quindi ad esse dobbiamo rifarci.
Il progresso è ammissibile, ma non si può assolutamente e scelleratamente cancellare con un colpo di spugna il tutto.

Questo contrasto si evince anche nelle animazioni, il 10 % del film è fatto con l'ausilio della CGI. Miyazaki è sempre stato uno strenuo sostenitore dell'animazioen tradizione e fatta a mano e l'uso della CGI per le divinità (data l'esigenza di abbattere i costi di un film di proporzioni epiche, con oltre 180.000 pagine di disegni) esprime questo contrasto tra tradizione e progresso anche dal punti di vista grafico.

Continua...

Carmine Marzano ha detto...

La regia di Miyazaki è Perfetta, la migliore di tutti i suoi film. Di solito nel film si ricordano 2-3 sequenza, ma Princess Mononoke è tutto un enorme sequenza che è storia dell'animazione mondiale. Miyazaki in questo film da sfogo alla sua crudeltà e cattiveria, con parti molto crude e splatter, non esitando a mostrare teste sgozzate o braccia tranciate. Il Tutto però non è assolutamente spettacolarizzato, la guerra è mostrata a piccole dosi e con salti temporali, non è quello ciò che a Miyazaki interEssa.
Il maestro non dimentica di usare inquadrature statiche con campi medi densi di silenzio spiriturale per contemplare in rigoroso silenzio rispettoso la maestosità della natura.
Gli animali sono ben lungi dall'essere rappresentati come esseri "buoni", anzi sono bestie, anche più dell'uomo, ma nel loro agire mostrano una fierezza e una maestosità fuori dal comune, non a caso Miyazaki decide di inquadrarli o di lato o dal basso verso l'alto.

Di difetti ne ho riscontrati giusto un paio, in primis una prima parte con dei problemi di ritmo, ed infine un finale in sè che è sin troppo veloce e che sarebbe stato saggio mostrare un 10-15 minuti in più.

Sul finale (SPOILER PER CHI NON HA VISTO IL FILM)

SPOILER (clicca per visualizzare)
Il compromesso è possibile? Il finale in sè è pessimista o meglio realista e il dialogo di San finale la dice tutta:

San : Ti amo Ashitaka, ma non posso perdonare gli umani.

La bravura di Miyazaki sta in questo. San capisce che forse gli esseri umani non sono tutta merda e non tutti meritano di essere distrutti, ma l'odio che ella ha coltivato per anni ed anni non può essere cancellato o almeno, non può essere cancellato in un breve lasso di tempo.

FINE SPOILER

Tutti i film che vogliono fare uno scontro tra uomo e natura, dovrebbero amminare questo film, che rappresenta una pietra miliare.
Princess Mononoke rappresenta ciò che Avatar sarebbe dovuto essere ed invece non è, visto che Cameron ha preferito lasciarsi andare a facili soluzioni ed un finale osceno e aberrante, visto che è anti-realistico.

Le musiche di Joe Hisaishi sono splendide, il compositore sofrma delle soundtrack che ben riescono a conferire l'aura di maestosa potenza della natura.
Riguardo l'adattamento...Cannarsi disse che avrebbe usato un linguaggio aulico beh...non scherzava. Il film per il 70% dei dialoghi è italiano arcaico, una gioia uditiva per i puristi della nostra lingua sin troppo bistrattata. Un prezzo da pagare per un adattamento fedele all'originale come lo intendeva Miyazaki.
Sentire dei vocaboli desueti è stata una gioia per il sottoscritto, certo per lo spettatore più popolare, senza un dizionario sarà molto difficile comprendere tale film in certi frangenti visto il lessico usato.
San parla come un dottore della lingua italiana dela 1300 XD, capire i suoi dialoghi è stato arduo anche per il sottoscritto in certi frangenti nonostante frequenti Giurisprudenza e quindi certi vocaboli desueti li maneggio.

In sostanza, un capolavoro della storia del cinema e il miglior film di Miyazaki. Se non conoscete il maestro nipponico, non abbiate paura, Princess Mononoke è un buon punto di partenza per conoscere l'universo del regista Giapponese. Il film è lungo, dura infatti ben 2.20h e non ha un ritmo adatto alla maggior parte degli spettatori odierni, ma visto che siete fortunati che vi trovate nella settimana del cinema (8-15 maggio), spendete questi 3 euro che alla fine non sono poi tanti e provate a fare un'esperienza.

Voto 9-9,5

Simone Corà ha detto...

Grazie per il super commento super approfondito, però - mi spiace - non riesco proprio a essere d'accordo, e anzi, citando Avatar secondo me tocchi il film che più si avvicina in quanto a meraviglia grafica, potenzialità inespresse e resa complessiva banale e deludente. :-(

Carmine Marzano ha detto...

Avatar l'ho citato come film che segue l'impostazione di Principessa Mononoke. Avatar è un buono-discreto film, Cameron i film li sa girare bene, il soggetto interessante, ma la resa...ilgigantismo Cameroniano ha dei pregi, ma anche enormi difetti, se in Terminator 2 e Titanic, funzionava con ottimi risultati, in Avatar non vi riesce bene.

Che tu non sia d'accordo, era scontato, non pensavo certo di riuscirti a far cambiare idea, ma indubbiamente il 5 è veramente un voto sin troppo basso. Cioè la storia può anche non piacere, ma l'aspetto grafico? La regia? Fotografia? Musiche? Queste devono pur contare qualcosa.

Miyazaki si libera dagli ideali utopici social-comunisti, per abbracciare un pragmatismo e pessimismo di fondo che evolve la sua poetica, che non diventa più sterile e fine a sè stessa. Pensavo che lo avrei detestato ed invece...Miyazaki si è impegnato.

Anonimo ha detto...

Sarebbe interessante leggere un giorno un articolo sulle vostre recensioni che, a suon di commenti, han suscitato più dissenso, in cui per ciascuna di esse riepilogate le motivazioni delle controversie, citando anche i punti di vista dei recensori del blog non interessati, in questo caso ad esempio Misté (anche se in un tale articolo andrebbero disabilitati i commenti, altrimenti si scatenerebbe il fini mondo xD).

Enrico D.

Jacopo Mistè ha detto...

Sarebbe un'idea carina e divertente, anche se il vincitore già è sotto gli occhi di tutti: Ken il guerriero (oltre un centinaio di commenti e offese XD).
Meritevoli di menzione indubbiamente anche Princess Mononoke, Neon Genesis Evangelion e Saint Seiya! XD

Carmine Marzano ha detto...

Comunque, solo io vedo principessa Mononoke non un mero film sull'ambiente come descrittoci dalla critica, ma un film dove Miyazaki si pone il dilemma progresso vs tradizioni.

Alla fine Eboshi è un personaggio positivo, ben più della sanguinaria e testarda San. Alla fine il fine giustifica i mezzi, Eboshi non è altro che il nuovo prometeo che ha liberato la popolazione dalle opprimenti tradizioni e dell'orribile culto degli dei, che soggiogavano la popolazione. Tramite le armi da fuoco siamo in grado di uccidere anche una divinità, vi rendete conto di quanto siamo diventati forti nel film?

Enrico D. ha detto...

Poniamo una base comune: il personaggio principale pressoché completamente buono è Ashitaka. San, Eboshi e tutti gli altri (tranne forse il dio della foresta) sono tutti fortemente ottusi e poco ragionevoli. Per questo motivo, il ragazzo è il portatore ideale della morale finale; siccome egli persegue l'equilibrio tra figli opposti, siano essi tradizione-progresso o naturale-artificiale, creso che sia questo il messaggio finale del film.
Per quanto riguarda Eboshi, esattamente come San, è un personaggio che fino alla fine è lasciato in forte dubbio se abbia o meno imparato qualcosa dalla vicenda. Tralasciando le boiate dette nel finale italiano del film, in quello giapponese non vi è alcuna certezza che Eboshi non abbia intenzione di ricominciare da capo tutto esattamente come prima. Anzi, Eboshi è il contrario di San, e San non ha alcuna intenzione di riallacciare rapporti con gli uomini (tranne Ashitaka, eccezione irrilevante), per cui, ma questo è un mio pensiero, è forse più probabile che di contro Eboshi continui a fare esattamente ciò che faceva.

Simone Corà ha detto...

Ma quello sicuramente, il messaggio è chiaro e visivamente appare molto significativo. Quello che critico io, e che ho cercato di spiegare nella recensione, non è tanto il fatto che Miyazaki per una volta abbandona i toni fiabeschi e usa l'horror per esprimere i suoi concetti, ma proprio il fatto di usare sempre il SOLITO concetto, che a parer mio appare sbiadito e svilito PROPRIO per la serietà con cui è inscenato. Perché se con la sua tipica magia è facile accettare certe "banalità", lo è molto meno quando il tono è così cupo e disperato, e tutto, qui, per me appare stanco, estremamente riduttivo e soprattutto poco, davvero poco interessante.

Poi, sul discorso del valore tecnico di Mononoke, guarda, per me la storia è e rimane sempre l'elemento fondamentale di un film (o di una serie): se questa non funziona tutto il resto non ha alcun valore (poi, insomma, con Miyazaki e la Ghibli è ovvio che la qualità visivo è eccezionale, non sarebbe neanche un fattore da analizzare, è così e basta, sempre :-)).

Per questo, per me, per farti qualche esempio di film recenti, Avatar, Pacific Rim e Gravity sono film di merda che non dovrebbero esistere - ma qui si va OT di brutto. :)

Anonimo ha detto...

"per me la storia è e rimane sempre l'elemento fondamentale di un film (o di una serie): se questa non funziona tutto il resto non ha alcun valore"

Allarme rosso! Allarme rosso! Fusione del nocciolo iniziata! Reattore in avaria! xD

Sai vero che questa tua affermazione fa intendere che tu daresti terribili insufficienze a universalmente riconosciuti capolavori del cinema? Fossi in te mi guarderei le spalle xD

No, comunque, a parte gli scherzi, non chiamerei "banalità" le tematiche di Miyazaki. D'accordo sulla ripetitività, ma una cosa è banale in base a come la si dice. Il fatto stesso che del film ci siano più livelli di lettura (e questo è dimostrato da questa serie di commenti, dove sono emerse più d'una interpretazione del film) lo rende non banale. Di una cosa "banale" non se ne parla così tanto...

P.S.: non so se sarà un doppio post, ma se sì, scusatemi, non era mia intenzione

Enrico D.

Carmine Marzano ha detto...

Il problema è che non puoi scindere il film dalla regia. Se la sceneggiatura è un disastro, ma esso è accompagnato da un'ottima grafica (che non significa per forza di cose regia splendida, basta vedere Steamboy ad esempio dove si ha molto da ridire sull'impiego del mezzo registico da parte di Otomo, una splendida regia, fotografia, colonne sonore etc...se ne deve tener conto.
Quei tre film che citi te, sono i primi due buoni, il secondo ottimo, ma vendo dalla loro parte una superba regia fuori dal solito blockbuster ordinario ed omologato anonimamente agli altri.

In buona sostanza un film è fatto dalla storia + regia, dove entrambi i due elementi hanno pari dignitas e sono inscindibili tra loro.
Ottimo e lodevole il fatto che Miyazaki si prenda sul serio, dando pieno sfogo alla sua immensa crudeltà repressa mostrando un ritratto estremamente negativo e nichilista dell'essere umano. il dialogo finale tra Ashitaka e San la dice tutta, San per quanto voglia distinguersi dagli umani è tremendamente umana, non riesce a perdonare la razza umana. Capisce che non è tutta merda, ma avendo odiato essa per 15-16 anni (qual è la sua età?), non può dal giorno all'altro far finta di niente.
Miyazaki un capolavoro ha fatto a livello di film (due se prendiamo il manga di Nausicaa), se neanche glielo riconosciamo è finita.
Mi mancherebbero da vedere solo la Città, Si Alza il Vento e Nausicaa film.

Jacopo Mistè ha detto...

Mononoke l'ho visto secoli fa e, anche se non mi era piaciuto, non me la sento di giudicarlo sulla base dei ricordi.

Però sulla questione di cui si sta dibattento, voglio dire che se una storia fa schifo ma registicamente è sontuosa/meravigliosa, al massimo le si dà una sufficienza, niente più di quello. Almeno per i miei standard.

Simone Corà ha detto...

@ Carmine: però guarda che a me Miyazaki piace molto, e questo è il suo unico lavoro che non mi è piaciuto. Porco Rosso, Nausicaa e La città incantata rimangono per me bellissimi, soprattutto il primo, per non parlare di Conan che trovo forse il suo massimo apice, e trovo ottimi alcuni lavori in cui è stato solo sceneggiatore, come I sospiri del mio cuore.

Sul discorso tecnico, invece, regia e sceneggiatura dovrebbero essere l'una a favore dell'altra, appunto, è difficile scinderle ma per conto mio se la storia di un film è mal scritta si trascina a fondo tutto quanto (vedi Gravity, che per me è uno dei film più brutti ever per una storia così ridicola e stupida e con personaggi così mal ritagliati che la regia stratosferica non ha più alcun senso) :-)

Carmine Marzano ha detto...

Porco Rosso è il suo secondo miglior film, Nausicaa ho letto il manga ed è a dir poco stupendo, La Città Incantata...il mio hype è nullo, perchp non ci fate una bella recensione? God non l'ha visto, mentre tu si.

Miyazaki a me non fa impazzire, però è riuscito a piacermi con questo film. Sarà perchè è il suo film più adulto insieme a Porco Rosso, peccato per certe cose non sfruttate nel modo migliore come San. Cavolo sto personaggio è una colossale occasione sprecata in parte.

Anonimo ha detto...

Per come la vedo io mettere la storia al primo posto nel giudicare un film significa equiparare un film ad un libro. Il film è, anche, se non soprattutto, una visione. Lo so che è un esempio particolare, ma prendiamo uno dei film più famosi della storia: 2001 Odissea nello spazio. Aveva una storia? Bho! Se l'aveva era tutta interpretabile a piacere attraverso complicate architetture di elucubrazioni soggettive. Tuttavia era una visione, come un sogno, con cui il regista trasmetteva emozioni. Ma e' solo uno tra innumerevoli esempi. Per questo in molti, a più riprese, stanno sottolineando come questo film meritasse la sufficienza (se non più), almeno per la sontuosità visiva e la magnifica colonna sonora (e davvero, la colonna sonora è meravigliosa, riascoltatela se non l'avete apprezzata).

Enrico D.

Jacopo Mistè ha detto...

Penso di andare a vederlo al cinema stasera, ne riparleremo meglio. Nel caso mi dovesse piacere in modo siignificativo, penso scriverò anche io una recensione del film.

Anonimo ha detto...

@Carmine: "Porco Rosso è il suo secondo miglior film"
Porco Rosso è poesia allo stato puro. E' letteralmente magnifico. Con un personaggio leggendario. Niente da aggiungere. Io gli avrei dato 10. Ogni volta che vedo il dvd sulla mensola mi vien voglia di rivederlo.

Enrico D.

Simone Corà ha detto...

Be', no, piano, 2001 è tipo il miglior film del mondo, la storia è volutamente misteriosa e costruita appositamente per far riflettere e lasciare all'immaginazione, ma rimane eccellente perché tutto quello che avviene prima della famosa parte finale è pura perfezione narrativa, è qui che che sceneggiatua e regia si fondono per creare qualcosa mai visto prima e raramente visto dopo. :)

Anonimo ha detto...

Bisogna allora accordarsi su che cosa intendiamo per storia. Perché per quanto io sia completamente d'accordo che 2001 sia uno dei più grandi capolavori, di fatto, non ha una storia o per lo meno, è una storia minimale. Perché ciò che tu crei nella tua mente nell'interpretare e ricollegare le immagini del film, di fatto non fanno parte della "storia", per il semplice motivo che suo fuori del controllo del regista (basta vedere le decine di interpretazioni del film). Così, il soggetto A potrebbe attribuire al monolite la più grandiosa delle spiegazioni e ricostruire la più complessa delle trame, il soggetto B potrebbe invece liquidare il tutto in modo banale e stupido. Siamo sinceri, finito di vedere 2001 quello che rimane non è la storia, è la "sensazione", l'"emozione". Magari dopo si pensa alla trama, ma solo a mente fredda.
Così se per "storia" intendiamo la "vicenda in cui vivono e si muovono i protagonisti", di fatto in 2001 essa è un elemento accessorio, perché tutto è un'allegoria che rappresenta qualcosa al fine di suscitare emozione e riflessione nella mente dello spettatore.
Chi incentra tutto sulla storia è invece il cinema "classico", ad esempio, dove non c'è molta azione, né dinamicità e spettacolarità in generale, perciò tutto ruota attorno a personaggi e trama (esempio moderno, le regie di Clint Eastwood).

Jacopo Mistè ha detto...

Visto Mononoke oggi al cinema.
Mi è piaciuto molto, completamente rivalutato dalla prima visione. Ha i difetti che ricordavo dalla prima volta (troppo lungo e fantasmagorico, personaggi appena funzionali alla narrazione), ma offre un perfetto connubio fra trama (semplice ma d'effetto) e magnificenza visiva. Non lo definisco neanche io IL capolavoro e neanche la sua opera che preferisco, ma comunque un ottimo film. Vedrò di scrivere presto una "contro-recensione".

Carmine Marzano ha detto...

Evvai!!! Carmine vince sempre su tutti!!! Sei andato oltre ogni mia rose aspettativa, non avrei mai detto che gli avresti dato un bell'8.
Non vedo l'ora di leggere una contro recensione, quindi a questo punto è nella tue Top 3 di Miyazaki.

PS: Non c'entra niente, ma Corà tu la Città Incantata l'hai visto, l'adattamento Italiano è buono? Perchè ho trovato chi mi presterebbe il DVD del film visto che al cinema non posso andare in quei giorni, perchè è pieno periodo esami.

Simone Corà ha detto...

Ahahahah, non avevo dubbi

Jacopo Mistè ha detto...

A chi interessa: ora è presente la contro-recensione.

Enrico D. ha detto...

@Mistè: d'accordo al 100% con la tua recensione.

Simone Corà ha detto...

Io no. Comunque alla fine al Mistè non piace Miyazaki ma gli piacciono moltissimo tutti i suoi film. XD

Jacopo Mistè ha detto...

Di film che mi sono piaciuti molto ce ne sono per ora giusto due, Mononoke e Porco Rosso. Stop.
Il resto viaggia sul discreto o meno. Pure il manga di Nausicaa mi ha fatto cagare.

Enrico D. ha detto...

@Corà: "Io no."

E ci mancherebbe altro, sono 48 commenti che stamo a parlà di 'sto no! xD

ron70 ha detto...

Secondo me il limite principale del film è la sceneggiatura praticamente identica a quella di Nausicaa.Per il resto pur con i consueti limiti dei film di Miyazaki(psicologie tagliate con l'accetta,buonismo ecologista all'acqua di rose con moraletta finale)mi sembra tra i pochi film dell'autore a non essere rivolto esclusivamente ad un pubblico di bambini e a non essere del tutto rassicurante.L'insufficenza la reputo eccessiva,credo che i peggiori film dell'autore siano Totoro,Kiki e Ponyo dato ho fatto fatica ad arrivare alla fine come per pochissimi altri film d'animazione.

Simone Corà ha detto...

Sono d'accordo sull'esagerata somiglianza con Nausicaa, sul resto invece, be', l'unico film realmente per un pubblico di bambini è Ponyo, Totoro e Kiki, pur trattando un certo mondo dell'infanzia, sono comunque per un pubblico più vasto. Il discorso qui è diverso, almeno per me: Mononoke lo considero il suo unico film oggettivamente brutto, cose come Totoro e Ponyo, che non mi piacciono, sono però opere con un loro valore ben preciso, e allora sì sarebbe ingiusta un'insufficienza. :)

Jacopo Mistè ha detto...

Nausicaa l'ho guardato oggi e lo reputo quasi indegno di venire paragonato a Mononoke, lui sì che è davvero irritante nella sua moraletta vegetariana, nell'assenza di un minimo disegno psicologico del cast, nell'estetica che sovrasta totalmente qualsiasi spunto narrativo. Contro-recensione anche per quello, non raggiunge manco la sufficienza per me.

ron70 ha detto...

Indipendentemente dalla validità dei film ho messo in evidenza la somiglianza tra le 2 sceneggiature,siamo al limite del remake.

Jacopo Mistè ha detto...

Ma infatti Mononoke si può per davvero definire un remake di Nausicaa, o quantomeno un ramo appartenente al medesimo albero genealogico. :)

L'anello di congiunzione è rappresentato dal Nausicaa cartaceo, che parte con gli slanci utopistici/buonisti del film e termina con la disillusione che verrà poi trasposta in animazione con Mononoke.

Carmine Marzano ha detto...

Ottima contro-recensione di Jacopo, che porta un pò di equilibrio per un filmone del genere che deve essere tramandato a tutti gli appassionati di cinema.

Si, Mononoke è un remake di Nausicaa, solo che prende la parte pessimista finale e dando un taglio molto più adulto e sanguinario. Oggettivamente brutto Mononoke? Dai Corà, Principessa Mononoke ci gioca a bocce con un filmetto artisticamente fallimentare come Totoro.

Una mia classifica con annessi voti (dove dal 9 in su è capolavoro), dei film di Miyazaki che ho visto è questa :

- Principessa Mononoke (9,5)
- La Città Incantata (9.0)
- Porco Rosso (8,5)
- Lupin III e Il Castello di Cagliostro (8.0)
- Kiki Consegne a Domicilio (7,5)
- Il Castello nel Cielo (7.0)
- Ponyo Sulla Scogliera (7.0)
- Il Castello Errante di Howl (6,5)
- Il Mio Vicino Totoro (6.0)

Jacopo Mistè ha detto...

Giusto per dirlo: sto scrivendo anche la contro-recensione di Nausicaa, apparirà a brevissimo (magari anche stasera).

Alberto ha detto...

Toh, noto solo adesso la contro-recensione della Principessa Spettro, giusto perchè mi è capitato di rivedere il film ieri, molto contento che tu l'abbia scritta! Son d'accordo quasi su tutto, pure sul discorso di Nausicaà (della quale digerisco il manga ma il film è una chiavica), l'unica piccola divergenza è sul protagonista, vero che sembra poco profondo, è di fatto un eroe buonissimo e puro molto semplice, però nella mia visione ha un senso che sia cosi: difatti Ashitaka è l'unico "non giapponese" del cast, di fatto le Tribù Emishi si ritiene siano discendenti degli Ainu, gente non assimilabile alla cultura giapponese quindi. In un film molto pessimista Ashitaka è proprio l'unico debole anello di congiunzione tra la natura e l'uomo... anello che non può far parte di un Giappone completamente perduto e senza tradizione.

Jacopo Mistè ha detto...

La tua spiegazione sulla purezza di Ashitaka è estremamente interessante anche perché ignoravo l'estraneità degli Ainu alla cultura giapponese! Grazie di averla condivisa, è affascinante. ;)

Sam ha detto...

Ma perché gira sempre stà favola del discorso di Eboshi stravolto nel finale della vecchia edizione italiana ?
Ora non ricordo cosa disse, ma quando confrontai la versione BV con quella LR non ci trovai gran differenza ( al contrario di altri dialoghi il cui senso era davvero invertito nel senso , tipo quello del lebbroso morente ad Ashitaka ).....

Jacopo Mistè ha detto...

Shito aveva postato da qualche parte (Pluschan? Ghibli Forum) le frasi del doppiaggio storico e del ridoppiaggio, evidenziando come il senso differisse grandemente.

Rocket-Buddha ha detto...

Io a memoria ricordo che nella versione BV Eboshi si mostra rendenta e fa un pippone ecologico da industrale pentita, ma nella versione LR no, lei non cambia di una virgola.

Alberto ha detto...

pippone no, si tratta di poche frasi, ma che di sicuro vanno ad alterare il senso originale.

nella versione del 97 Eboshi dice questo:

"Oggi ho capito che la foresta è sacra e nessuno ha il diritto di profanarla.
dove è ashitaka ? dobbiamo tutto a lui e la ragazza.
ricostruiremo la città ma sarà una città migliore."

nel nuovo doppiaggio la frase è la seguente:

"Ma che smacco io ho finito per sopravvivere portata in groppa da un cane selvatico!
dove è ashitaka ? voglio ringraziarlo.
ricominceremo tutto da capo rendiamo questo posto un buon villaggio."

In entrambe si evidenzia una qualche riflessione in Eboshi, ed una volontà di provare a creare un futuro migliore ma mentre nella prima c'è un evidente pentimento che vuole avere valenza del tutto positiva nella seconda il discorso è molto più sfumato ed in linea con il finale che si dimostra a tinte fosche dando solo qualche tenue speranza.

anche le successive frasi del monaco,tese ad ammettere di essere stato battuto, sono molto differenti...

doppiaggio del 97 :

"a quanto pare, la natura stavolta ha avuto la meglio"

nuovo doppiaggio :

"mi arrendo.. non li vinci gli stupidi"




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