mercoledì 14 dicembre 2011

Recensione: I sospiri del mio cuore

I SOSPIRI DEL MIO CUORE
Titolo originale: Mimi wo Sumaseba
Regia: Yoshifumi Kondo
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Aoi Hiiragi)
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Character Design: Kitaro Kousaka
Musiche: Yuji Nomi
Studio: Studio Ghibli
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 111 min. circa)
Anno di uscita: 1995
Disponibilità: edizione italiana in DVD & Blu-ray a cura di Lucky Red


Shizuku Tsukishima è una studentessa delle scuole medie, amante della lettura, che si è appena auto-imposta di divorare almeno venti romanzi durante le vacanze estive. È innamorata di Seiji Amasawa, ragazzo che dagli archivi della biblioteca risulta aver letto i suoi stessi identici libri, ma il suo entusiasmo scemerà nel giorno in cui lo incontra di persona, quando, cioè, vedrà in lui un tipo antipatico che si diverte a prenderla in giro. Finirà, per vie traverse, per approfondire la sua conoscenza al di fuori dagli ambiti scolastici, scoprendo nel ragazzo un appassionato costruttore di violini che si appresta ad andare all'estero per realizzare il suo sogno di diventare un liutaio.

A dispetto di una locandina originale ingannevole, replicata nei DVD/BD italiani, I sospiri del mio cuore non è proprio stata, nel 1995, la favola fantasmagorica che uno si aspettava da una sceneggiatura scritta da Hayao Miyazaki. Si rivelava invece uno slice of life romantico, ambientato nell'epoca contemporanea: l'adattamento, comprensivo di un nuovo finale, di un modesto (a mio avviso) shoujo manga di Aoi Hiiragi uscito sulla rivista Ribon, scoperto per puro caso da Miyazaki durante un periodo di vacanza nella sua casa in montagna a Shinshu1 (si trattava infatti di uno dei fumetti portati dai suoi nipotini come passatempo2). L'originale, disponibile per la lettura anche in Italia, si rivela sbrigativo e sorvolabile oltre a essere disegnato senz'arte né parte: una innocua storiella sentimentale per bambine, che tratta in modo abbastanza superficiale i temi della crescita e del seguire le proprie inclinazioni nel decidere il proprio futuro. Il regista, però, personalmente non la vede allo stesso modo: come spiega3, la reputa molto diversa dallo shoujo manga tipico, più appropriata rispetto a qualsiasi altra a essere trasposta per il grande schermo, perfettamente adattabile alla dettagliata scansione temporale e spaziale del media filmico senza rinunciare alla sua anima da "fumetto per ragazze" (in cui sotto i riflettori sono posti i sentimenti interiori dei personaggi e la loro anima, insomma materiale difficile da rendere graficamente su pellicola). Ottenuti i diritti dalla Hiiragi e dal suo editore originale, assicurandosi il permesso di modificare la storia secondo i suoi gusti4, Miyazaki dunque la riadatta in un lungometraggio vitalizzandola con una personalità decisamente assente in origine, raccontando la stessa vicenda con modifiche varie (ad esempio Seiji non è più un pittore ma costruttore di violini), eliminando personaggi e scene inutili (la storia d'amore della sorella di Shizuku) e approfondendo molto meglio gli avvenimenti più importanti per renderli più ricchi di pathos. La regia dell'opera è infine affidata al talentuoso Yoshifumi Kondo, con cui Miyazaki lavora dai tempi della A Production5 (e che già aveva rivelato il suo enorme talento come animatore e chara designer in serie TV varie e nei capolavori ghibliani La tomba delle lucciole e Pioggia di ricordi), nell'ottica di prepararlo a diventare, in un vicino futuro attraverso un "passaggio di consegne", il suo erede ufficiale6, dal momento che iniziava a essere stanco del suo asfissiante lavoro e voleva qualcuno che potesse alleggerire i carichi di lavoro suoi e di Isao Takahata (come sapremo, alla fine non sarà così). Il risultato, nonostante un esito non impressionante ai box office come i film precedenti di Ghibli7 (riscattato però dal record di incassi nel mercato home video giapponese del  1995, con 1 miliardo e 850 milioni di yen8) sarà di una delicatezza unica: il racconto, con toni pacati e misurati e momenti magici e visionari, di una simpatica ragazzina alle prese con la sua prima cotta adolescenziale e i primi pensieri sul cosa vorrà fare da grande.

Se la sola anima romantica fosse predominante come nel fumetto, chi scrive riterrebbe sorvolabile un film che basa parte non indifferente della sua attrattiva su un sognante rapporto amoroso tra due ragazzini, ma il vero fiore all'occhiello dell'opera risiede nell'altra faccia della medaglia: mi riferisco al suo tratteggiare un delizioso, appassionante spaccato di vita e di crescita di una giapponese qualsiasi delle scuole medie, con un realismo impeccabile in analisi comportamentale e resa figurativa di location e ambientazioni. Shizuku va a scuola, studia, si diverte a fare giretti fuori casa, legge libri in biblioteca, scrive canzoni (Country Road, riadattamento di Take Me Home, Country Roads di John Denver), si confida con la sua migliore amica riguardo a ragazzi che piacciono... I sospiri del mio cuore ricorda Pioggia di ricordi nel suo delineare un affresco di personaggi "veri", che durante la loro adolescenza vanno incontro a quelle situazioni e a quelle abitudini per cui tutti siamo passati e che proprio per questo ci trasmettono così tanta nostalgia dei tempi andati.


Abbiamo quindi, ne I sospiri del mio cuore, un cast di personalità vivide. Ci si interessa alla loro esistenza, si apprezzano i loro sentimenti splendidamente fotografati dal linguaggio del corpo e dalla gestualità delle animazioni (come di consueto, spaccamascella), ci si sente parte della loro vita condividendo i loro percorsi dentro fondali-cartolina dall'incommensurabile livello di dettaglio e realismo (le strade della zona di Tama di Tokyo sono così ben ricostruite, con colori, luci tipiche e numerose salite-discese, che sembra letteralmente di esserci dentro in prima persona, ma del resto i paesaggi sono fortemente basati sulla città di Seiseki-Sakarugaoka9). Per questo riusciamo a prendere sul serio i turbamenti sentimentali di questi due bambini, proprio perché sappiamo come si vive l'amore a quell'età, così bello e idealizzato: non è proprio un caso se la resa così perfetta di questo rapporto è principalmente dovuta alle consulenze che Miyazaki ha richiesto ai membri più giovani del suo staff, quelli che gli davano consigli sulla base dei loro trascorsi di vita10 (lo sceneggiatore dirà che lui personalmente non ha ricordi legati ai batticuori scolastici11). Infine, ci si emoziona alla tematica, molto in primo piano, del progettare il proprio futuro in base alle proprie inclinazioni e ai propri talenti, cosa enormemente meglio resa in questa pellicola che nel fumetto per effetto della figura di Baron, assente nell'opera della Hiiragi. Si tratta della statuetta di un gatto antropomorfo, custodita nel negozio d'antiquariato dove vive Seiji, che funge da musa ispiratrice a Shizuku, portandola a scrivere un romanzo ("Drizzando le orecchie", anche titolo originale della pellicola) avente il felino come protagonista. Ricoprirà per davvero quel ruolo, nelle magnifiche sequenze oniriche che vedono Shizuku entrare nel mondo fantasy che essa stessa sta inventando, scortata da un Baron dotato di parola che le fa da accompagnatore. Vale la pena spiegare che di questi brevi inserti "magici", il primo (anche il più lungo) è l'unica sequenza registica diretta personalmente da Miyazaki12, e che i fiabeschi, bellissimi paesaggi "volanti" provengono dalla mente del pittore Naohisa Inoue, inventore del mondo fantasy Iblard, che, contattato da Ghibli dopo che Miyazaki lo ha scoperto alla mostra-esposizione Evarald, è stato ben lieto di realizzare altri dipinti e scenari in esclusiva per il film13 (un raggiante Miyazaki dirà che per la prima volta, grazie al digitale e alla tecnologia, è stato possibile introdurre la pittura dentro un cartone animato14).

Le emozioni evocate dall'opera sono numerose, soprattutto nei momenti in cui si sentono sulla propria pelle gli stati d'animo di Shizuku: citiamo, per esempio, la scena più bella e famosa del film, scena in cui canta la sua versione di Country Road davanti a Seiji, prima timidamente imbarazzata, poi sempre più entusiasta, con l'accompagnamento musicale a violino fornito da lui. O parliamo, ancora, di quando il nonno del ragazzo le racconta la triste storia della statuetta di Baron a cui è affezionato (ce ne sono altri, ma preferisco fermarmi qui). Sono sequenze in cui il film sprigiona una vena malinconica e poetica che non si dimentica, glorificata dal solito, caratteristico character design dello studio Ghibli che raggiunge la perfezione nel comunicare sentimenti. Abbiamo dunque, in un solo film, una storia romantica ma anche un racconto di formazione, sull'iniziare a pensare al proprio futuro: tutti temi affrontati con una leggerezza, essenzialità e spensieratezza tanto semplici quanto emozionali, senza artifizi drammatici e spettacolari che altri avrebbero potuto utilizzare, fossero stati al posto dello sceneggiatore. Decisamente, per la magnificenza grafica e l'umanità che si respira in buona parte della sua durata, I sospiri del mio cuore è un intenso lungometraggio d'animazione che non posso non consigliare a tutti gli estimatori del Cinema, così bello da rendere davvero una disgraziata ingiustizia la morte prematura del suo regista per un aneurisma pochi anni dopo, a soli 48 anni, stroncando una carriera piena di potenziale e distruggendo nel modo più eclatante la speranza di un erede per Miyazaki (ci saranno in futuro altri tentativi, ma nessuno dei nuovi "aspiranti" riuscirà mai a replicare il talento di Kondo e questo porterà in un modo o nell'altro alla fine dello studio in tempi recenti).


Edizione italiana sopraffina come sempre dal punto di vista di doppiaggio e adattamento, ovviamente fedelissima ai dialoghi originali grazie a Gualtiero Cannarsi. Pessimo invece il titolo italiano voluto da Lucky Red, dal momento che I sospiri del mio cuore è diverso sia da quello originale (Mimi wo Sumaseba è tradotto, come già detto, in Drizzando le orecchie) che da quello internazionale (la traduzione corretta di Whisper of Heart è Sussurri del cuore, come è stato giustamente tradotto il manga in Italia da Star Comics). Pazienza. Piacevole il lungometraggio La ricompensa del gatto, realizzato nel 2002 sempre da Studio Ghibli che, pur dichiaratamente favolistico e privo di continuity con I sospiri del mio cuore ha con esso un punto in comune: Baron, dotato di voce e anima dall'inizio alla fine come nell'unico momento visionario de I sospiri del mio cuore.

Voto: 8,5 su 10

ALTRO
La ricompensa del gatto (2002; film)


FONTI
1 Intervista a Hayao Miyazaki pubblicata su Kappa Magazine n. 73 (Star Comics, 1998, pag. 2)
2 Come sopra
3 Come sopra
4 Come sopra, a pag. 2-3
5 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 144
6 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit). La cosa è indirettamente "confermata" su "Anime al cinema", nella pagina di cui sopra, ma soprattutto, esplicitamente, dal saggio "Storia dell'animazione giapponese" (Guido Tavassi, Tunuè, 2012, pag. 365)
7 Banalmente, i risultati commerciali non sono riportati in alcuno dei miei saggi di riferimento, gli stessi che riportano sempre con dovizia di dettagli gli incassi dei Ghibli precedenti e futuri. Si può dedurre con certezza che il film non è stata una hit
8 Sito internet (in giapponese), Motion Picture Producers Association of Japan, Inc., http://www.eiren.org/toukei/1995.html
9 Vedere punto 1, a pag. 4
10 Vedere punto 1, a pag. 3-4
11 Vedere punto 1, a pag. 3
12 Vedere punto 9
13 Vedere punto 1, a pag. 4-5. Il riferimento ai mondi magici di Iblard proviene dalla pagina web ufficiale http://www.iblard.com/english/intro.html
14 Vedere punto 1, a pag. 5

4 commenti:

marco c. ha detto...

Si sente per tutta la durata del film aleggiare lo spirito di Miyazaki. La regia di Kondo è descrittiva e olografica, anche se in alcuni momenti (in particolar modo nella parte in cui la protagonista compie il suo viaggio fantastico con il Barone) offre immagini di grande impatto visivo. Ed è proprio in questi frangenti che si sente maggiormente l'influsso del maestro. Credo che M. avesse ancora molto da dire ed infatti alcune soluzioni (tipo i campi lunghi) verranno utilizzate nella "Città Incantata". Sono meno d'accordo sull'analisi del rapporto tra i due giovani. Non lo stigmatizzerei più di tanto, d'altra parte il target di questo prodotto sono le giovani ragazze e quindi mi sempre giustificabile un certo approccio di maniera alle tematiche amorose. Recensione dettagliata e voto azzeccato. Ciao!

Jacopo Mistè ha detto...

Niente da aggiungere, grazie solo per il commento e a rileggerci ;)

frizio ha detto...

a quando la collina dei papaveri?
provo il totovoto:se "ai sospiri del mio cuore" dai 8 per la collina direi almeno 8,5 :)

Carmine Marzano ha detto...

Visto I Sospiri del Mio Cuore di Yoshifumi Kondo ( 1995).

Takahata e Miyazaki, già anziani all'epoca decisero che era l'ora di iniziare a svezzare le nuove leve dello Studio Ghibli, se volevano che esso avesse un futuro al di fuori di loro due. Miyazaki scelse di avvalersi di Yoshifumi Kondo, uno dei suoi allievi prediletti e già all'opera come direttore dell'animazione (che fa di preciso questa figura?) dei vari film Ghibli.
Sotto la sceneggiatura di Miyazaki, Kondo ha l'arduo compito di riuscire a realizzare un film all'altezza delle aspettative, ci è riuscito? Per quanto concerne lui si. Kondo non è Miyazaki e si sente maggiormente attratto dalle atmosfere che permeano i film di Takahata, non a caso imposta il tutto in chiave più realista e a dispetto della locandina che fa sembrare questo film un fantasy, si e no il 5% del film è dominato da scene oniriche-surreali.
Kondo con una regia che si ispira a Takahata, ci racconta della quotidianetà di Shizuko, alle prese con l'ultimo anno delle medie e le aspirazioni verso il futuro che l'attende. Nel mezzo vi inserisce i suoi sentimenti verso Asegawa. La storia d'amore fortunatamente non risulta smielata ed è priva di tutte le scemenze occidentali che potevano farla precipitare in quel senso, ma resta molto ma molto idillica e quindi totalmente inverosimile nella realtà, specialmente per dei ragazzini di quell'età. La cosa si poteva evitare, elevando l'età dei protagonisti, portandoli al liceo per esempio.
nonostante l'eccelsa regia, che valorizza l'attimo, l'istante e i piccoli gesti, Kondo ha fatto una certa fatica a gestire la relazione tra i due e non a caso scade nel finale, dove la mano di Miyazaki si sente in modo sin troppo pesante.

In sostanza, un buonissimo film di debutto, sorretto da un eccellente regia, che specialmente nella prima parte si mostra in gran forma e che riesce comunque a mettere qualche pezza qua e là ad una seconda parte non all'altezza della prima, ma concettualmente interessante, visto che si affronta un tema molto classico a Miyazaki; la crescita. Shizuku e Seiji dovranno decidere della loro vita e del loro futuro, e la prima si prenderà enormi responsabilità innanzi alla sua famiglia pur di portare a compimento le sue scelte.
Kondo si sofferma su Shizuku, le sue ansie ed i suoi dilemmi. Superba la realizzazione della sua ansia post-dichiarazione del suo amico, oppure la scena del canto di Country Road a metà film. Peccato che nella seconda metà, la sceneggiatura ha voluto farsi più seria mettendo da parte dei personaggi di contorno interessanti come Yukiko.

Buone le musiche di Juuji Nomi, lievi pizzichii sulla corda e qualche lieve spruzzatina di strumenti elettronici, rendono efficace il connubbio con la regia, divertente e carina la scena in cui Shizuku va a casa tutta incazzata perchè Seiji l'ha presa in giro.

Purtroppo nonostante l'indubbio talento, Kondo si è fermato a questo film, poichè morirà 3 anni dopo a soli 48 anni, per un aneurisma all'aorta causato sicuramente dal forte stress lavorativo derivato dalla lavorazione del film principessa Mononoke di Miyazaki. La sua morte ha privato lo Studio Ghibli del successore di cui Miyazaki tanto sentiva bisogno e che ci avrebbe fatto piacere sicuramente ammirare in altri film, in cui poteva esprimersi in modo più personale.

Voto 7,5

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