lunedì 7 luglio 2014

Recensione: Knights of Sidonia

KNIGHTS OF SIDONIA
Titolo originale: Sidonia no Kishi
Regia: Kobun Shizuno
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Tsutomu Nihei)
Sceneggiatura: Sadayuki Murai
Character Design: Yuki Moriyama
Musiche: Noriyuki Asakura
Studio: POLYGON PICTURES
Formato: serie televisiva di 12 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2014


Dev’essersi fatto un bell’esame di coscienza prima di progettare un manga come Knights of Sidonia (2009), di tutto ciò che lo contraddistingueva precedentemente è rimasto molto poco e le probabili pressioni devono averlo schiacciato, per tempistiche e mire, ingabbiandolo in una serialità che non è propriamente sua. Tsutomu Nihei ha un passato come architetto, e quando esordisce come mangaka i suoi edifici chilometrici - costruzioni di impressionante minaccia che sfondano il cielo - risaltano in splash page ricchi di dettagli attraverso rifiniture millimetriche che mostrano un’anomala e spesso incredibile visionarietà strutturale. Chiedere a un architetto anche una buona scrittura è forse eccessivo, ma Nihei sa mascherare bene le sue mancanze attraverso narrazioni criptiche ed enigmatiche, spesso lasciate a simbolismi indecifrabili che paradossalmente aumentano l’immersione nelle atmosfere siderali e gigantesche dei suoi lavori. Chiaro quindi che, con opere grossomodo incomprensibili ma non per questo meno fascinose come Blame! (1998) e Biomega (2004), quando l'autore si mette al lavoro su una storia più lineare e accessibile ogni lacuna venga miseramente a galla, mostrando tutti i limiti di un mangaka che fino a quel momento aveva combattuto con certa classe. Cosa più unica che rara, grazie a Sadayuki Murai alla sceneggiatura la trasposizione animata di Knights of Sidonia arraffa tutta la bontà visiva del manga e si sbarazza della pochezza narrativa fatta di dialoghi elementari e personalità infantili. Il valore della scrittura è infatti ciò che rende l’anime un prodotto più che discreto, capace di distanziarsi dalla mediocrità imperante nel robotico e saper offrire, pur non rinunciando a cliché e certe tradizionalità, una storia coinvolgente, interessante e saggiamente rapida.

A dirigere Kobun Shizuno che, con una manciata di film di Detective Conan in curriculum, a mostrare abissi stellari e alieni chilometri non sembrava il più adatto, ma con Murai forma una combo ottimale che fa della velocità una virtù visiva di difficile ma invidiabile gestione: il ritmo è altissimo, mantenuto costante da una scrittura essenziale ma di enorme esperienza, che scandisce passaggi e caratteri con pochi dialoghi, calibrati con attenzione, verbalmente soppesati per esporre ciò che serve al momento più opportuno. E pur con tanti, tanti personaggi a formare un cast di piloti inesperti e impulsivi, Murai è abile venditore di caratteri, tutto viene mostrato con accenni semplici ed essenziali, e l’enorme body count che si inizia a calcolare sin dai primi episodi si arricchisce proprio per quella micidiale meccanica con cui anche i morti in secondo piano sono pregiati di personalità e un pur minimo carisma.

 

La standardizzazione di un protagonista anonimo come Nagate, tipico eroe ingenuotto ma di gran cuore e tenacia fuori dal comune, è presto inabissata dalla varietà caratteriale che lo circonda, con personaggi che spaziano in lungo e in largo dall’invidia alla tenerezza abbracciando un po’ tutte le variabili concesse. E quando si notano i vari accenni harem (con l'eroe accerchiato di volta in volta da bellezze pettorute), via via che la serie cresce si nota invece come ci sia ben altro dietro, non una semplice adeguazione a topoi dell’animazione ma un germogliare narrativo atipico e straniante che parla di clonazione, importanza femminile e giovinezza genetica per sopperire all’altissima mortalità di questo mondo.

C'è quindi grande sostanza a sorreggere una storia molto affascinante, uno strano ibrido tra space opera e puro orrore, spettacolarità robotica e hard sci-fi: la fuga dell’astronave-colonia Sidonia da una Terra distrutta secoli prima è resa in maniera cupa e drammatica dalla battaglia snervante contro i Gauna, creature aliene di vaga forma lovecraftiana e di dimensioni planetarie. Da una parte abbiamo quindi una forte accentuazione visiva data dagli scontri tra i tentacoli gauniani e gli scheletrici mecha Guardiani, dall’altra c’è una lunga serie di intuizioni fantascientifiche che distanziano l’opera dagli tipici schemi nipponici e la avvicina più a una cultura fantascientifica occidentale: l’utilizzo della fotosintesi con cui alcuni umani possono alimentarsi e rigenerarsi oppure le alterazioni genetiche/anatomiche con cui è normale amministrazione cambiare sesso a piacimento nell’ottica di una mera sopravvivenza del genere umano, ma anche squisite faccende tecniche come l’utilizzo dei booster per aumentare la velocità dell’astronave e i pericoli anche mortali che crea alle aree popolate tale smottamento gravitazionale.

Shizuno garantisce quella necessaria freschezza per alimentare la storia, la sua regia è piacevolmente precisa nelle situazioni di calma e si trasforma abilmente durante le lunghe battaglie, aprendosi a una dinamicità stordente e a bellissimi squarci di orrore cosmico, merce piuttosto rara in animazione, con una scelta cromatica vincente fatta di bui spaziali e verdi minacciosi, ben contrastati dal biancore grigiastro delle aree urbane, unica vera traccia del disegno megalitico di Nihei. Produce POLYGON PICTURES, affermato studio di CG che in passato ha lavorato a fianco di Mamoru Oshii per Ghost in the Shell 2: Innocence (2004) e The Sky Crawlers: I Cavalieri del cielo (2008) ma anche in America per produzioni legate all’universo dei Transfomers e di Star Wars, qui alla sua prima produzione originale: il risultato è dignitoso, la natura computerizzata dei disegni di Moriyama, piacevoli e giustamente freddi con quei volti lunghi e tristi ma troppo simili, a volte ne svilisce l’impatto mostrando quei tipici movimenti che tolgono la giusta umanità, ma nelle sequenze ipervitaminitiche il risultato è più che buono, con animazioni efficaci e una libertà registica concessa a Shizuno che la tradizione animata non gli avrebbe certo permesso, almeno non per standard televisivi.

 

Era quasi impossibile scommettere su un prodotto del genere - il manga ancora in corso faceva pensare a un classico strumento lucrativo incapace di dire realmente qualcosa - e invece la trasposizione, almeno in questi suoi primi dodici episodi, surclassa la carta con classe ed esperienza, facendo ben sperare per una seconda serie che, magari, possa distaccarsi dall’opera originale per fornire una chiusura adeguata evitando il solito finale aperto che non accontenta nessuno.

Voto: 7,5 su 10

SEQUEL
Knights of Sidonia: Battle for Planet Nine (2015; TV)

4 commenti:

Michele Ferrara ha detto...

Beh,i limiti di Nihei nella narrazione lineare(perchè quando è criptica ha pochi rivali.) sono solo a livello dei personaggi e le loro interazioni?Perchè la narrazione ha altri elementi che si possono comprendere anche dall'anime dal momento in cui è fedele,e quelli sono buoni.
Te lo chiedo perché non ho continuato il manga,dopo aver sentito la notizia dell'anime,poi in futuro lo comprerò di sicuro dato che sono fan di Nihei,anche se Sidonia è poco Niheiana,fosse anche solo per capire in quale contesto del suo universo si va ad inserire lo acquisterei ad occhi chiusi.
Per il resto sono d'accordo con la tua recensione.Ma i difetti oppure le parti migliorabili?Perchè il voto è 7.5,giusto per carità,ma dalla recensione si evince di più in assenza di punti a sfavore.
"una libertà registica concessa a Shizuno che la tradizione animata non gli avrebbe certo permesso, almeno non per standard televisivi."
In effetti è una regia superiore agli standard televisivi,però non è neanche raro trovare certe libertà al giorno d'oggi,ci sono "molti" registi più bravi e liberi.Comunque i combattimenti in Sidonia superano di gran lunga tutti quelli dei mecha che ho visto,questo è dovuto proprio alla bravura del regista.

Simone Corà ha detto...

Io mi sono fermato al secondo numero del manga perché davvero troppo, troppo superficiale e ingenuo sotto qualsiasi aspetto, dialoghi e personaggi in primis, che non avevano alcuna consistenza. Poi, certo, la storia è intrigante, ma se è raccontata in maniera così sbrigativa e senza mordente perde molta, se non tutta, la sua potenza.

Difetti, be', alla fine nel suo insieme la storia non è che sia proprio così epocale - parlo sempre a livello di personaggi e interazioni, tutto il casino con i Gauna è parecchio buono. Ci sono molti cliché, e insomma, è okay come prima serie, vediamo come sarà la seconda.

Sulla questione regia, parlo solo a livello di budget, l'uso della CG non è chiaramente dispendiosa come i disegni a mano, e ci sono vari momenti in cui la telecamera può fare cose mirabolanti che forse non sarebbe stato possibile senza lo scheletro così forte della computer grafica. :)

Michele Ferrara ha detto...

Grazie della risposta.Sulla questione manga forse dovevi aspettare un po',so che dopo migliora molto.Credo si doveva abituare al nuovo modo di narrare.
Tutti vogliono una seconda serie migliore!Sono convinto che sarà così :)

Simone Corà ha detto...

Sulla seconda serie migliore, sì, diciamo che ci sono tutte le carte in regola per fare cose molto, molto belle, ma in tutta sincerità mi accontenterei anche di una qualità sulla linea della first season :)

E il manga, boh, vedremo, magari in futuro lo riprendo :)

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