giovedì 5 aprile 2012

Recensione: Neon Genesis Evangelion - The End of Evangelion

NEON GENESIS EVANGELION: THE END OF EVANGELION
Titolo originale: Shin Seiki Evangelion - The End of Evangelion
Regia: Kazuya Tsurumaki, Hideaki Anno
Soggetto: GAINAX, Hideaki Anno
Sceneggiatura: Hideaki Anno
Character Design: Yoshiyuki Sadamoto
Mechanical Design: Ikuto Yamashita, Hideaki Anno
Musiche: Shiro Sagisu
Studio: GAINAX, Production I.G
Formato: film cinematografico (durata 86 min. circa)
Anno di uscita: 1997
Disponibilità: edizione italiana in dvd a cura di Dynit

 
Con la sconfitta del diciassettesimo Angelo la profezia contenuta nei Rotoli del mar morto giunge a compimento: è ora che si attui il misterioso Progetto per il perfezionamento dell'uomo. Per far questo la Seele invia una task force, armata fino ai denti, dentro la base della NERV per rinvenire la gigantesca Lilith: segue una carneficina dei dipendenti della NERV, ma Shinji e Asuka salgono a bordo degli Eva per difendere la base. Si originerà il Third Impact...

Con i due lungometraggi animati di Evangelion Hideaki Anno porta a compimento l'opera culto della sua carriera, dando finalmente conclusione sensata alla più famosa serie robotica di sempre. "Sensata" da non intendersi come di più lineare e facile comprensione rispetto agli spiazzanti episodi finali televisivi, quelli che nel 1996 portano più di qualcuno a maledire vita natural durante GAINAX (in senso pratico, cinquanta minuti di dialoghi interiori di Shinji che lasciano la storia vera e propria in sospeso), ma come coerente nel contesto, che non dà più la sensazione di artifizio snob inserito per onanismo intellettuale. Se nella versione tv la fine prematura del budget costringe Anno ad anticipare il finale rivelando, con due puntate di pura psicanalisi, il messaggio ultimo che voleva dare (un "coraggio! fatevi forza per uscire dalla vostra situazione!" urlato a Shinji e agli otaku giapponesi come lui) al costo di lasciare per aria la trama, ora può finalmente chiudere anche quella. L'anno dopo, sobillata da migliaia di fan incazzosi, GAINAX torna al cinema con Death & Rebirth e The End of Evangelion, due lungometraggi che evidenziano la grande ammirazione di Anno per una misconosciuta, bellissima serie dei primi anni Ottanta diretta da Yoshiyuki Tomino, Space Runaway Ideon.

Due film di cui mi occuperò solo del secondo: Death & Rebirth è visione inutile, per metà riassunto della serie televisiva e per l'altra semplice inizio del prosieguo che verrà replicato e ampliato in The End. Una formula, questa, che già in tale approccio omaggia Ideon riprendendo i ruoli di A Contact e Be Invoked. Anno si rifà sopratutto al secondo, dal quale rielabora atmosfere depressive e scene tali e quali (l'infiltrazione del commando Seele nella base NERV, con conseguente carneficina, ricorda tantissimo la strage operata dal Buff Clan penetrata nella nave Solo), chiamando con nomi diversi le stesse cose (l'Albero della Vita è l'Ide, il Third Impact l'Armageddon finale) e dando infine una morale personale a una conclusione, nella semplice successione dei fatti, davvero molto simile (con tanto di reset, spiriti e rinascita: chi deve intendere...). L'originalità non va cercata certo nell'opera di semi-remake di Ideon, bensì nel come Anno riesca a riproporre questo classico trasformandolo in una metafora.


Viaggi mentali convivono con divinità, trasformazioni, fusioni extracorporee e ogni genere di trovate visive ed effetti speciali, sovrapponendo a un certo punto del film i due piani narrativi e metaforici. La chiave di lettura, il messaggio che Anno vuole dare agli otaku, è simboleggiata a un certo punto del film da un dialogo interiore del protagonista: "Il potere dell'immaginazione è l'abilità di crearsi il proprio futuro, di costruirsi la propria crescita. Se le persone non agiranno secondo la propria volontà niente cambierà". Si crea un gioco "meta-anime", nel quale i ragionamenti di Shinji e la soluzione a cui arriva si integrano nella trama vera e propria, sfociando in un'avveniristica fusione di realtà al punto che Anno gioca con lo spettatore, mostrandogli dal lato della finzione la fine della Terra e, dall'altro, veri spettatori dentro un cinema che fanno lavorare l'immaginazione. Idee grandiose, che replicano il ragionamento di Shinji nei due infausti episodi conclusividonandogli però un soddisfacente senso nel contesto.

Giusto lodare ancora una volta una regia estremamente avvincente: l'ora e mezza di durata del film neanche si sente grazie al ritmo indiavolato dato da riprese dinamiche nei combattimenti tra mecha, inquadrature ricercate e un'ottima fotografia. Sopratutto, si respira un'aria di genuina apocalisse nelle atmosfere trucide, nel sangue che sprizza come fontane, nella morte crudele di un gran numero di personalità e nell'aria nichilista, senza quasi alcuna speranza, che aleggia facendo rivivere i fasti epici e drammatici del secondo film di Ideon. Basta anche solo l'immagine iniziale di un disperato Shinji, sull'orlo di una crisi di panico e che si masturba vedendo il corpo esanime di Asuka, a rendere l'aria di squilibrio e disperazione che aleggia dalle primissime scene. Anno crea un monumento alle potenzialità della regia, esplorandole mirabilmente per offrire un'opera che da questo punto di vista è perfetta. Un filo meno le animazioni di una Production I.G subentrata a Tatsunoko, buone ma di poco superiori a quelle televisive. Decisamente meno esaltanti, infine, sono le considerazioni da fare sul fenomeno Evangelion: ne valeva la pena? È autoriale al massimo e dà via a un nuovo modo di intendere le storie in animazione, dove si sovrappongo variegati piani di lettura in modo vistosamente più esplicito di prima, ma di per sé vale il prezzo del biglietto, tornando alle considerazioni della serie tv, dedicare tutte queste ore di tempo a vedere quella che è una semplice, gigantesca metafora rivolta a un pubblico che non ci appartiene? Ed è davvero così geniale e invidiabile narrare il lungo processo di "guarigione" di un otaku scomodando psicanalisi, turbe sessuali, viaggi nell'inconscio e ogni genere di simbolismi psicologici invece di parlarne con semplicità come facevano i registi anni prima? Ai posteri l'ardua sentenza.


Riguardo all'edizione italiana, The End of Evangelion è rintracciabile in due edizioni. La prima, della defunta Planet Video, soffre di vistosi problemi alla resa dell'audio. La migliore, come nel caso della serie tv, è quella recente edita da Dynit col titolo The Feature Film. Una sorta di Director's Cut, voluta da Anno, che rimonta Death & Rebirth con l'intero End of Evangelion saltando la seconda parte, inutile, del primo.

Voto: 7 su 10

PREQUEL
Neon Genesis Evangelion (1995-1996; tv)
Neon Genesis Evangelion: Death & Rebirth (1997; film)

14 commenti:

OMEGA_BAHAMUT ha detto...

Come già anticipato nel commento della recensione di Eva (serie), purtroppo per me questo film finale, sebbene molto più apprezzabile rispetto ai due ep finali della serie ordinaria, finisce per ricadere negli stessi errori a cui si voleva in parte porre rimedio.
Prima parte dunque molto brillante, con uno sviluppo della storia assolutamente convincente... poi ancora una volta il black out assoluto nell'atto di svelare il vero scopo della selee e la conseguente (a livello temporale) proposizione di riflessioni ed immagini del tutto inappropriate al clima della serie.

Purtroppo Eva non è riuscita (per scelta) a prendersi un po' meno sul serio di quanto volesse... e per me non c'è una colpa maggiore di un prodotto videoludico che annoia lo spettatore.

Anonimo ha detto...

sono l'anonimo-senza-nick

leggere di "artifizio snob inserito per onanismo intellettuale", fa specie.

questo finale è l'opposto di quello della serie tv e a livello di contenuti e forse più interessante.

sono passati più di 15 anni da gundam e anno ritorna a tomino.

il problema di fondo è sempre la comunicazione.
nella scena clou di gundam (nel 41esimo ep e nel climax del terzo film), lalah sune dice ad amuro che le persone stanno cambiando e stanno diventando come loro (riferendosi ai newtype). è forse l'unica volta in cui tomino vede una possibilità per il futuro dell'umanità. in seguito ci vedrà solo follia.

nella parte finale di magokoro abbiamo un shinji che chiede a rei e a kaworu "cosa siete voi nel mio cuore?" e lei risponde "la speranza che che le persone possano comprendersi a vicenda."
speranza che viene subito negata.

la comprensione tra le persone è per anno solo una vana speranza. si ribalta il finale tv e l'esito è solo l'autodistruzione.

il testo di komm suesser todd parla chiaro. in end of evangelion non c'è nessuna guarigione ma solo la lucida consapevolezza che non esiste alcuna speranza.

anno non intende dare alcun messaggio ma esprime il suo personale punto di vista in una fase particolare della propria vita (con un particolare stato d'animo), in un particolare contesto culturale e sociale e storico.

infine, scusate, ma "le considerazioni da fare sul fenomeno Evangelion" le trovo pretestuose.

anche tomino con gundam voleva fare tutto fuorchè creare il "genere real robot", eppure i gunota si sono focalizzati solo su quello. che colpa ne ha lui?

parlando dell'importanza di eva, ancora oggi, 2012, se si chiede al pubblico giapponese quali siano gli anime più epocali e influenti, se la giocano sempre yamato, gundam ed evangelion:
http://anime.biglobe.ne.jp/userranking/title/29951/
stessa cosa avveniva nel 2006 e nel 2001, eva è sempre tra i primi tre (ovviamente in queste votazioni e classifiche non vanno considerati gli anime "del momento" di ogni epoca)


se vale la pena "dedicare tutte queste ore di tempo a vedere quella che è una semplice, gigantesca metafora rivolta a un pubblico che non ci appartiene?"

l'INTERA animazione giapponese è pensata per "un pubblico che non ci appartiene".
decidete voi se vale la pena o meno seguirla...


p.s.: lo scopo della seele è chiaro,cioè creare un essere unico con le anime di tutti gli uomini, la "complementarietà"

Federico Rosa ha detto...

EoE ha un difetto di base: la mancata pianificazione della serie televisiva.
Evangelion ha inserito misteri su misteri in corso d'opera senza un'attenta pianificazione, quasi sapendo di avere sempre la scappatoia "shinji si sveglia".
EoE cerca di mettere una toppa dove può, ma con la pretenziosità del "se non capite la mia arte è un problema vostro". Comprensibile visto che il pubblico che si ammazza di seghe mentali è quello che più spende. Ma per chi cerca l'arrosto oltre al fumo tutti i difetti sono palesi.

Anonimo ha detto...

@Federico Rosa: di nuovo la storia delle seghe mentali? E chi é fan della serie non si accorge che, a parer tuo, é fumo? Pretenziositá al massimo livello, la tua, non di certo quella di Anno.
Ció é totalmemte in contrasto con la realtá dei fatti, e, mi par proprio d'intendere, é il classico attegiamento di chi realmente non comprende qualcosa.
Mah, io in tutta la mia capacitá di empatia che posso avere, non riesco a trovare alcuna logicitá nel tuo, pur personale (giutamente) punto di vista.
L'arrosto c'è, si vede lontano un miglio (a meno che uno non voglia vedere, sia chiaramente inteso), eppure a quanto pare si snobba quali "seghe mentali" un semplice ricercare (un po' come la gente che dice che la matematica é inutile in realtá solo perchè non gli ha mai giovato al cervello, non avendo mai fatto lo sforzo di capirla o di mettersi in discussione).

E, mi dispiace, qui non rientrano i gusti personali, nel caso qualcuno volesse citare i triti e ritriti concetti di relativismo. Qui si tratta di qualcosa di piú grave.

Concordo comunque in gran parte con la recensione, ben scritta. Ma vorrei fare una piccola pignoleria: le tematiche portate avanti evidentemente erano quelle piú care ad Anno. Il dilemma del porcospino e il dolore del vivere di Schopenhauer, i complessi edipici o il conflitto Eros-Thanatos freudiani, la Grande Madre o l'Ombra junghiani, Anno li ha inseriti poiché, a detta sua, voleva parlare meglio di "sé stesso". Ovvero, trattatare meglio il tema della comunicazione e conseguentemente la tematica otaku.
Per via di ció, la considerazione fatta da te sugli altri registi, non é validissima.
E le cose si amalgamano benissimo insieme, specie nel finale originale, nel quale é lasciato intendere che solo con gli altri si comprende sè stessi e che il rinchiudersi in sé stessi é un po' come uccidersi dentro (Thanatos). Né é un anime spocchiosamente intellettuale, visto che le riflessioni vengono prese in maniera coerente e profonda. Se Anno voleva trafilare il messaggio dell'otaku dopo che il budget finí, avrebbe fatto ben altro. Non avrebbe inserito esistenzialismo, riflessioni sul rapporto individuo-societá etc. E in qui sta la genialitá e l'originalitá: mandare un messaggio relativamente semplice e sfaccettarlo in maniera inconcepibile, ma tuttavia efficace, e mai perdendo di vista il punto princilale.
Perché il liberarsi dall'Eva è il bambino che rinuncia al desiderio materno e si costruisce un'identitá (psicanalisi), l'Uomo moderno che si rende conto che non é solo la tecnologia l'unico modo di comunicare, e dunque l'otaku che si apre al mondo. Anno non avrebbe fatto nulla senza questa riuscitissima scelta. Ed é proprio in virtú di ció che vale davvero la pena di guardare la serie, che non si ferma al solo "criticare l'otaku" ma va beeen voltre, ben piú in profonditá.

Ps. Non sono l'anonimo-senza-nick. Volevo entrare con un profilo esterno ma son troppo pigro LOL

Federico Rosa ha detto...

Anonimo,
"Comprensibile visto che il pubblico che si ammazza di seghe mentali è quello che più spende."
Mi sembra una frase abbastanza esplicita, nel caso non lo fosse dai uno sguardo a questo link:
http://www.dummy-system.com/
Si passa da analisi sensate a teorie complottise su OGNI fotogramma del Rebuild, fatta da fan che sicuramente spendono da 17 anni cifre non trascurabili.
Ed essendo i clienti migliori DEVONO essere accontentati.

Anonimo ha detto...

Eccomi qui, "anonimo-troppo-pigro".

@Federico (son troppo pigro per scrivere tutto il cognome) (?). Momento. Momento. Momento.
Mi pare che qui si faccia un po' di confusione. Ma non è stato asserito che Eva critica gli otaku? E adesso si dice che li asseconda e accontenta? WTF
Vero è che è un prodotto che punta alla vendita (mica tanto: Anno ha fatto apposta in modo che i robot non potessero vendere!), come tutti gli anime, ma mi pare che in tal modo si facciano troppi sbalzi logici.

Poi il punto è: cosa centra tutto questo? "Ammazzarsi di seghe mentali"? Ma dove? Ma quando? Capire una storia significa farsi seghe mentali? Ah beh, mi aspetto che tu faccia questo discorso anche con Tenshi no tamago, Ghost in the shell, o chissà, con 2001: odissea nello spazio! Come mai non sento da parte di nessuno cose del genere a questi prodotti?
Forse perché tutti tentano di capire senza dire "i fan si ammazzano di seghe mentali"? Magari, boh, non lo so.

Ps. Il fatto che molte volte ci siano molti significati (anche simbolici, allegorici e metaforici) in semplici fotogrammi non è negativo. Anzi. Non fa che alzarne il valore intrinseco.
E non sono fini a sé stessi, mi dispiace ;)

Jacopo Mistè ha detto...

Non per intromettermi nella vostra discussione, ma riguardo al "Ma non è stato asserito che Eva critica gli otaku? E adesso si dice che li asseconda e accontenta? WTF "

Di solito si è abbastanza concordi nel dire che l'unico ^vero^ Eva, quello che critica gli otaku, è quello televisivo. Già The End inizia a essere un po' ipocrita, visto che ribadisce il concetto con un'operazione commerciale (il film s'è fatto solo per i fan che non hanno "capito" la serie tv).

Sono i Rebuild (che, tra parentesi, non ho visto e non penso guarderò mai) che sovente sono accusati di essere un tradimento all'originale, una macchina per far soldi che manda in vacca i messaggi metaforici sugli otaku.

Anonimo ha detto...

Di nuovo, "Anonimo troppo pigro".
Nah, e di che dovresti scusarti! Figurati ;)

In effetti è una questione un po' controversa. Mi sembra d'intuire che tu sostenga che comunque nel film la critica/speranza (anche se tanto speranzoso verso gli otaku il film non è - a dispetto della serie) ci sia, solo che lo (ri)dice per un fine "commerciale", dico bene? Oddio, magari Anno ha fatto il film unicamente perchè lo voleva lui ed era il finale originale (e su questo io ho molti dubbi, sinceramente - nella sigla già apparivano i fotogrammi delle scene chiave dell'ultimo episodio, come Shinji in un teatro, infastidito, e che dice "Vi ringrazio"), boh. Che poi sia fatto per avere un po' di soldini (e te credo, con un milione di spettatori!), indubbiamente, è assodato.
Purtroppo Anno (che a contraddirsi è sempre un maestro), in un'intervista ha detto che per lui l'anime è "servizio" (service, sì, fanservice), e se "lo spettatore (otaku) paga il biglietto", lo si accontenta. E questo, mi sembra sia in contraddizione con tutto il resto, anche con le sue precedenti dichiarazioni (vedi come non ci si può fidare delle del "signore della sua opera"?).

I Rebuild? Lasciali perdere. Su quello ti do ragione, sono una trovata commerciale, che snaturano tutto il prodotto originale, e lo rendono praticamente vuoto di tutto lo spessore che, a mio parere s'intende, aveva. Certo, il terzo film intriga, e un po' di messaggio otaku rimane, ma..
E mi fermo al "ma..".

Anonimo ha detto...

sono l'anonimo-senza-nick e rispondo a Jacopo Mistè:

> di solito si è abbastanza
> concordi nel dire che l'unico
> ^vero^ Eva, quello che critica
> gli otaku, è quello televisivo.

"di solito"? e su che basi si afferma questo?

chi afferma cio' e' in errore e per provarlo basta ricordare che nella prima edizione home video laser disc (il canone di riferimento) la Genesis 0:13 contiene l'episodio 25 tv insieme all'episodio 25' (Air) mentre la Genesis 0:14 contiene l'episodio 26 tv insieme all'episodio 26' (Magokoro wo Kimi ni)... dove gli episodi 25' e 26' sono editati come episodi, quindi con sigle e anticipazioni!
[per la cronaca, la prima release laser disc non comprendeva gli episodi 21-24 come visti in tv, cancellati dalla storia]

tutto questo per dire che i due finali convivono e hanno la stessa dignita'

il finale tv e' per certi versi molto buonista e ottimistico, con la "guarigione" di shinji.

nel finale cinematografico abbiamo il ribaltamento di quel finale, non c'è nessuna "guarigione" ma la consapevolezza che non esiste alcuna speranza di comprensione....l'esito è solo l'autodistruzione.

personalmente trovo molto piu' interessante questo finale

Anonimo ha detto...

Sono l'anonimo pigro.

Io facevo un discorso più generale, riguardo ai fotogrammi, analizzare etc. Per me, e sottolineo il "per me", dire così vuol dire non voler cercare. Ma per me.
Rebuild o meno.

Se devo dire la mia, trovo molto più riuscito e interessante il finale originale. Anche se qui di cose ci sono: ritorno alla Luna Nera (che in psicologia è l'inconscio), all'indifferenziazione ("diventiamo una cosa sola"), nel grembo della Grande Madre/Albero della Vita, e poi emersione dell'Io/eroe (Shinji) dal "mare" dell'inconscio/di LCL.. insomma, Anno ci va pesante ad archetipi della psicologia analitica, mentre nella serie con la psicanalisi (e devo dire, meno male!). Ma il finale aveva un coraggio sperimentale (altro che spocchiosamente intelletuale!) tutto suo.

Per me a riassumere i finali sono due frasi. "È dimenticando i ricordi che le persone riescono a vivere" (ep. !5), e "ogni uomo è solo, ed è proprio perchè è possibile dimenticarlo che gli uomini riescono a vivere". È vero, anonimo-senza-nick, che il finale originale è positivo, ma fino ad un certo punto. Traspare comunque una concezione nichilista (esistenzialismo?) dell'esistenza: solitudine e precarietá che possono solo essere ingannate (sì, esistenzialismo!). E questo si rifá al messaggio otaku. Ecco perchè ho detto che la bravura di Anno è quella di aver unito questione otaku con comunicazione, nel complesso di edipo, nell'esistenzialismo, nei temi pirandelliani e schopenhauriani etc. Non significa "far vedere quanto si è bravi", assolutamente.

Sulla speranza. "La speranza esiste in tante forme quanto è il numero degli uomini" dicono i membri della Seele nella puntata 24. Ed ecco Rei che appare in tante forme quanti gli uomini che stanno morendo, e viene definita la "speranza" che gli uomini si possano comprendere! Anche a Shinji prima di strangolare Asuka sulla spiaggia appare una Rei: c'è ancora una speranza. Flebile. Ma c'è.
Ma la solitudine rimane (Shinji che piange), come aveva detto Kaworu nel 24. E infatti: "La speranza dell'Uomo è legata alla tristezza", dice quest'ultimo.

Inutile che mi dilunghi. Questo per me rimane, semplicemente, un capolavoro, e lo resterá per sempre.

Jacopo Mistè ha detto...

Vi prego, fatemi il favore di pigliarvi un nick. Non si possono leggere "anonimo senza nick" e "anonimo pigro", sia mai che creiate una moda XD

Berserkelion ha detto...

"Vi prego, fatemi il favore di pigliarvi un nick. Non si possono leggere "anonimo senza nick" e "anonimo pigro", sia mai che creiate una moda XD"

MA LOL ahahahahaha

Dai, mi son messo un nick (che avevo già usato se non sbaglio), contento? ahaah
Da: ex "anonimo pigro"

Massimiliano Chiaruzzi ha detto...

Nessuna menzione ai due doppiaggi italiani, l'uno più inventato dell'altro?

Jacopo Mistè ha detto...

Ah è stato ridoppiato? Non sapevo!
Quando arriverà il momento di riaggiornare le rece di Eva, ne terrò conto, grazie!

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