venerdì 19 novembre 2010

Recensione: Ghost in the Shell 2 - Innocence

GHOST IN THE SHELL 2: INNOCENCE
Titolo originale: Innocence
Regia: Mamoru Oshii
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Masamune Shirow)
Sceneggiatura: Mamoru Oshii
Character Design: Hiroyuki Okiura
Mechanical Design: Atsushi Takeuchi
Musiche: Kenji Kawai
Studio: Production I.G.
Formato: film cinematografico (durata 99 min. circa)
Anno di uscita: 2004
Disponibilità: edizione italiana in dvd & blu-ray a cura di Dynit

 

Anche se Motoko si è fusa col Marionettista divenendo un'entità senziente libera nel cyberspazio, la Sezione 9 continua a esistere, ora guidata dal suo ex compagno Batou. Quest'ultimo e il nuovo aiutante, Togusa, stanno ora indagando su un un misterioso traffico di ginoidi, androidi delle fattezze femminili vendute a scopi sessuali, i cui ultimi modelli si trovano, ora, a essere dotati di Ghost appartenenti a ragazze umane. A produrle è la Locus Solus, multinazionale specializzata nella costruzione di robot: inutile dire che dietro al suo traffico nasconde un atroce segreto...

Talentuoso esercizio di stile? Ambizioso thriller psicologico? La vera faccia di Mamoru Oshii? Più di una domanda sorge spontanea guardando Innocence, secondo, imprevedibile film di Ghost in the Shell. Imprevedibile perché in pochi avrebbero scommesso come, quasi dieci anni dopo il primo, celeberrimo lungometraggio, gli studios nipponici avrebbero nuovamente scommesso su uno dei franchise cartacei meno adatti di sempre a uno sdoganamento verso il grande pubblico.

La storia è risaputa: per la complessità del background delle sue storie e per la mole impressionante di dettagli e note che costellano i suoi fumetti, Masamune Shirow non è per tutti. Scrive per chi sa comprenderlo, per chi ha dimestichezza con linguaggi informatici, per chi ha un certo interesse in filosofia e politica, trovando molto tempo da dedicare a letture impegnative talmente corpose da essere rischiosamente dispersive. A Mamoru Oshii nel 1995 va di lusso con il film che sintetizza Ghost in the Shell, ottenendo un lungometraggio ottimamente realizzato, autoriale e compiuto, e decide così, anni dopo e con in mezzo la splendida serie animata Stand Alone Complex realizzata dal suo prediletto Kenji Kamiyama, di dare un nuovo contributo al franchise, senza più seguire letteralmente Shirow. Dopo anni di lavorazione il 6 marzo 2004 esce nei cinema Innocence (nessun Gits nel titolo, eliminato per sottolinearne l'indipendenza e far dimenticare il film originale che, pur a fronte di un successo strabiliante in tutto il mondo, è flop in madrepatria), lungometraggio dal successo di critica ancora una volta assoluto, tanto da essere il primo d'animazione nipponica a venire candidato alla Palma d'Oro di Cannes come miglior opera. Chi conosce il manga certamente avrà avuto un incubo, immaginando il pessimo e incomprensibile Manmachine Interface (secondo manga di Gits) diretto dalla lentissima regia di Oshii: fortunatamente tale orrore è scongiurato, visto che da Shirow Oshii pesca giusto lo spunto iniziale di Robot Rondo, episodio del primo manga non trasposto nel film precedente, sviluppandoci sopra una storia inedita comprensiva, molto più del film precedente, della sua poetica cinematografica. Il risultato, del tutto originale, fornisce una misura lapidaria di quanto di buono e non offre il regista quando, oltre a dirigere, scrive i suoi film, attestando al contempo il maggior interesse artistico dell'operazione, un'incursione davvero personale nel mondo di Ghost in the Shell e non più una banale sintesi.

 

Innocence, come il predecessore, è un thriller/poliziesco, se possibile ancor più intricato. Quello che lo differenzia dal prequel è il ritmo della vicenda, con l'azione ridotta ai soli ultimi 20 minuti di girato. Tutta la parte precedente rappresenta la lunga indagine di Batou e Togusa (purtroppo per i suoi fan, Motoko appare pochissimo) sul giallo dei ginoidi, comprensivo di un oceano di dialoghi atti a illustrarne le continue evoluzioni. Un approccio di narrazione particolare che dà enfasi totale alle parti discorsive, ed è qui che casca l'asino, perché saranno veramente pochi gli eletti che sapranno dare ad Innocence la giusta attenzione richiesta. Oshii, famoso per l'estrema lentezza con cui dirige le sue opere, in Innocence è agli estremi di tale concezione: impossibile rendere per iscritto i lunghissimi silenzi, le inquadrature inchiodate per più minuti nella stessa immagine, i tempi cinematografici dilatati all'infinito, quasi rarefatti, che ne compongono buona parte della durata. Una cura registica totale e una conoscenza perfetta del mondo di Shirow sono le frecce del suo arco, che si riflettono anche nel suo stesso lavoro di sceneggiatura, dove le iterazioni dei suoi attori, così naturali e spigliate, mettono in serio pericolo la comprensione della storia, vista la spigliatezza con cui si discorre di avanzatissime tecnologie cibernetiche e regole che compongono il mondo immaginario di Shirow (se non ne avete dimestichezza o non avete letto il manga, auguri), aggiungendovi spesso riflessioni filosofiche. Oshii sfrutta - ormai è un'abitudine - un soggetto altrui per parlare, con un ricco riferimento di citazioni e pensieri che vanno a Confucio, Milton, Cartesio, Max Weber e religioni varie, di quello che gli sta più a cuore, la contrapposizione tra natura e tecnologia, robot e umano, dominio e asservimento. Qual è la differenza tra un essere umano e una bambola dotata di Ghost?

Una visione passiva, dunque, è improponibile: il rischio quasi sicuro è di non capirci nulla, ma sopratutto non di trovare alcun stimolo ad andare avanti, visto che l'interesse dell'opera risiede nell'elaborata soluzione dei misteri della Locus Solus. Chi avrà la necessaria pazienza si troverà rapito dalla potenza espressiva della storia, ma anche dalla cura estetica mostruosa del prodotto, frutto di un budget impensabile di un miliardo di yen dato dalla co-produzione tra Production I.G e addirittura Studio Ghibli. In Innocence l'animazione giapponese ribadisce ancora una volta le sue capacità, con un confezione a dir poco monumentale. Scenografie imponenti, date da maestose architetture gotiche, ricchissime di dettagli e immerse in colorazioni caldissime create con una CG maniacale, accompagnano animazioni straordinarie e una mistica, quasi religiosa colonna sonora del solito, grande Kenji Kawai. Uno spettacolo mozzafiato che rapisce gli occhi dello spettatore per non lasciarli mai più, e che dispensa sequenze stupefacenti degne, come quelle del primo Ghost in the Shell, di rimanere per sempre alla memoria, come quella introduttiva che mostra la costruzione di una ginoide o, sopratutto, quei cinque minuti cinque della parata dei carri del carnevale cinese, scena così ipnotica e sfarzosa da essere costata da sola quasi un intero anno di lavoro da parte dei grafici di Production I.G.

 

Preso nel modo sbagliato Innocence è un film lentissimo, difficile da seguire e facilmente soporifero, ma con un po' di buona volontà non è impossibile lasciarsi catturare dall'intrigante trama e riuscire a seguirla. Sicuramente un ritmo così gratuitamente lento può dare adito a più contestazioni, ma il lungometraggio funziona, è coinvolgente, e se anche è troppo lungo è sufficientemente accattivante da meritare la visione. In Italia siamo fortunatamente aiutati da un ottimo adattamento che si sposa, una volta tanto, con un ottimo doppiaggio. Peccato solo per un errore tramandato da quello del primo film, ossia la parola "anima" usata al posto di "Ghost": il concetto è simile ma le due cose non sono uguali e anche su questa differenza si basano i principi del mondo di Ghost in the Shell. Nota: conosciuto in Italia come Ghost in the Shell - L'attacco dei cyborg nella precedente edizione a cura di Passworld.

Voto: 8 su 10

PREQUEL
Ghost in the Shell (1995; film)

12 commenti:

http://www.animefan.it ha detto...

Personalmente adoro questo tipo di regia, lenta e manieristica.
Però anche questa volta non hai approfondito il concetto, eh. Comunque bravo.

Jacopo Mistè ha detto...

Ma quale sarebbe sto benedetto concetto? XD

http://www.animefan.it ha detto...

Beh, mi sembra ovvio... In GITS si esplora il tema di un futuro dove il corpo umano perde d'importanza in un contesto dove la comunicazione avviene a livello artificiale.

In sostanza la domanda è:quale sarà il valore di essere umani in tale futuro ?

Jacopo Mistè ha detto...

Oddio, a me questo sembra sia un "concetto portante" che hai voluto ricavare tu XD

Ogni tanto qualche mini-riflessione sull'argomento viene fatta, ma è esagerato dire che rappresenta l'anima di Gits, è solo uno dei tanti temi inseriti da Shirow per rendere più figo e complicato il suo mondo. Ho visto tutti i Gits animati, e sinceramente non ne ricordo nessuno dove la trama ruota attorno a questa riflessione...

http://www.animefan.it ha detto...

Leggiti qualche articolo o recensione su GITS che non sia scritta da un ragazzino, e capirai...

Jacopo Mistè ha detto...

Capisco.

Simone Corà ha detto...

Sì però dai su non serve metterla su questi toni. :)

La vasta profondità di GITS, in ogni sua versione cartacea o animata, è tale proprio perché non si riduce soltanto a un tema, ma dal nichilismo apocalattico alla freddezza emotiva, dalla desolazione civile al marcio tecnologico c'è molto, moltissimo che Shirow tratta con le sue complesse esasperazioni cibernetiche, e Oshii trasforma in visioni più nere e pessimistiche.

E in ogni caso, limitarsi a dire che è così, punto, non fa mai bene a una discussione. :)

Per il resto, si entra sempre in campi soggettivi, perché nessuno vuole svalutare la qualità di Innoncence e del suo predecessore.

http://www.animefan.it ha detto...

Ma non volevo essere cattivo. Le vostre recensioni sono sempre ottime. Però dire che un opera come GITS non ha un senso specifico mi sembra riduttivo, tutto qui.

Simone Corà ha detto...

No problem. :)

Cristian Maritano ha detto...

Ci ho visto amche molto Noir o Neo-Noir in questo secondo capitolo, la dilatazione temporale della dinamica narrativa attraverso primi piani e close-up è tipica dei registi di talento visto che sanno utilizzarla saggiamenete e virtuosisticamente...mi è piaciuto, forse la piega action nel finale è stata un po' troppo sfarzosa però regge sull'impronta autoriale del film.

Alberto ha detto...

a me .. qualsiasi cosa faccia Masamune Shirow fa altamente schifo, è roba di una noia spaventosa che pretestuosamente vorrebbe essere intellettuale, mentre in realtà è di una banalità disarmante e di una retorica asfissiante. Mi sono rotto gi coglioni e torturato leggendomi tutto Applessed (ci ho messo meeesi meeeeesiii!!!!! ho fatto prima con Zarathustra) e "Squadra speciale ghost" e vedendo i film per rimanere della stessa opinione e disgusto. ecco... onestamente non so cosa lo scrivo a fare... ma da qualche parte dovevo pur sfogarmi no?

Carmine Marzano ha detto...

Credo sia il miglio film di animazione di sempre. Se la gioca con Kaguya di Takahata.

Forse qualche cose di superiore è stata fatta dai registi russi, ma li si vai sui cortometraggi.

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