lunedì 4 maggio 2015

Recensione: Kiseiju - L'ospite indesiderato

KISEIJU: L'OSPITE INDESIDERATO
Titolo originale: Kiseijū - Sei no Kakuritsu
Regia: Kenichi Shimizu
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Hitoshi Iwaaki)
Sceneggiatura: Shoji Yonemura
Character Design: Tadashi Hiromatsu
Musiche: Ken Arai
Studio: Mad House
Formato: serie televisiva di 24 episodi (durata ep. 24 circa)
Anni di trasmissione: 2014 - 2015 
Disponibilità: fansub in inglese a cura di Underwater


Il cinema di fantascienza insegna che la forma batterica è una delle manifestazioni preferite degli invasori alieni: silenziosa, rapida, invisibile, imbattibile, letale. Gli ultracorpi che, dal romanzo di Jack Finney del 1955, iniziavano a conquistare organismi e sale cinematografiche tramite i vari Body Snatchers che si sono botulinizzati negli anni in schiere di remake e cloni, hanno avuto anche in Giappone sete di dominio: nel 1988 Hitoshi Iwaaki inizia la serializzazione di Kiseiju – L’ospite indesiderato che, pur in un’accezione più combattiva, incline alle mazzate e visivamente feroce, traina i suoi baccelli alieni fino al 1995, sbancando a premi grossi come i due prestigiosi Kodansha e Seiun Award che ingloba nel 1993 e nel 1996. Vent’anni dopo la conclusione, appena scaduti i diritti cinematografici che la New Line ha acquisito senza mai sfruttare, TOHO e Mad House creano una combo per omaggiarne lo spirito distruttivo: due film a cura di Takashi Yamazaki per la prima e una serie tv anime per la seconda, con lo start assemblato per entrambi nell’autunno 2014.

Sarebbe facile farne un profilo semplice e veloce, perché Kiseiju è in sostanza una storia di risse ultraviolente, ma in realtà ci sono parecchi elementi interessanti che donano una certa maturità a un intreccio che avrebbe potuto farne volentieri a meno. L’ambientazione scolastica, il protagonista deboluccio e sgraziato che diventa eroe invincibile, un amore da conquistare e una legione di cattivi da sbaragliare per salvare il mondo non sono poi questa gran varietà di situazioni, sulla carta è tutto già visto e ampiamente prevedibile, e con una storia in secondo piano e puramente accessoria è il suo lato action e battagliero ad avere chiaro sopravvento. Kiseiju sembra urlare shonen ovunque, spianando la strada a episodi semplici, secchi, volutamente un po’ sciocchi e magari ripetitivi, e invece si avverte sin dai primi momenti una certa attenzione psicologica che forma le basi di una trama che, pur muovendosi spesso su coordinate classiche e spesso prevedibili, sa toccare corde molto umane con una sensibilità che non è propria a questo genere.


Mi spiego meglio. I parassiti del titolo sono batteri marziani che, a contatto del cervello umano, ne controllano le intenzioni e trasformano il corpo che li ospita in una macchina da guerra: muscoli, ossa ed epidermide possono essere modificati a piacimento in lame, fruste, spade, uncini e quant’altro, offrendosi quindi a scontri e faccia a faccia dove solo il più forte può sopravvivere affettando l’avversario e spargendo quanto più sangue possibile. È un gioco al massacro, i parassiti si fiutano e cercano l’eliminazione degli altri con il solo scopo di farlo perché è questo l’unico stimolo a cui rispondono, il bisogno di conquistare il territorio dove vivono è scritto nel loro DNA perché sono esseri a senso unico, glaciali, privi di emozioni. Trampolino ideale per generose bloodbath, Kiseiju mostra parecchio, Kenichi Shimizu lascia poco o niente fuori dall’inquadratura preferendo sempre filmare mutilazioni, sbudellamenti e manipolazioni anatomiche: è chiaro che l’anime può dare qui il suo meglio, tutta la sua ferocia splatter fuoriesce senza mezze misure con animazioni dettagliate e fluidissime, ed è pregevole il lavoro grafico nel differenziare armi e mutazioni pur partendo da un chara design abbastanza freddino e anonimo.

Il divertimento sanguinario è però difficile possa durare a lungo, 24 episodi hanno bisogno di trampoli forti per sostenere l’impatto truculento, e infatti l’inaspettato approfondimento di Kiseiju prende presto piede colpendo con alcune attente caratterizzazioni e non poche riflessioni intelligenti. Il pregio di Shoji Yonemura, e del manga originale, è infatti quello di porre il protagonista Shinichi di fronte a interrogativi che un tipico eroe come lui solitamente non si pone: ancora prima delle difficoltà relazionali con il parassita Migi, che sbaglia mira e prende possesso solo della sua mano, la morte della madre prima e di una compagna di classe poi lo disorientano e lo travolgono portandolo a reazioni sincere e strazianti. Il processo di crescita, che poi è alla base della storia, è quindi maggiormente realista e lirico proprio per la concretezza di alcune soluzioni scelte, che accompagnano il ragazzo a scontrarsi spesso con le difficoltà della vita mettendo da parte gli scontri veri e propri con gli altri parassiti. La stessa storia d’amore con una coetanea è quanto di più credibile abbia visto in animazione negli ultimi tempi: timidi approcci, incomprensioni, litigi, il primo bacio, la scoperta del sesso… ogni step è trattato meticolosamente e ciò che ne esce è un quadro sottile e genuinamente dolce. E gli accorgimenti narrativi continuano nelle lunghe discussioni con il parassita circa le intenzioni umane e la conoscenza del sé, e nei monologhi e nelle personalità con cui gli alieni nemici iniziano a comprendere il mondo e a viverci: si tratta di attenzioni talmente eleganti e di alto livello che a tratti si riesce anche a soprassedere sulle pesanti cadute che subisce la serie, ma purtroppo è eccessivo il numero di lacune che colpisce l’opera.

La grezza gestione della pandemia, priva di qualsiasi approfondimento sociale, politico e mediatico, riassunti brevemente solo nella parte conclusiva; la totale assenza di panico nonostante muoiano centinaia di persone al giorno, con una tranquillità quotidiana che non viene smontata dalla violenze che accadono tutti i giorni; o ancora la facilità, o meglio, la sbrigatività con cui si liquidano gravi fatti accaduti o si dimenticano certi argomenti sono carenze grossolane e alle quali probabilmente non si sarebbe fatto caso data la natura prettamente combattiva dell’opera, ma risultano ben evidenti in un mosaico che vorrebbe essere parecchio più sfaccettato e maturo. L’equilibrio viene a mancare e si sobbalza parecchio tra classe inaspettata e pochezza elementare, e la serie non raggiunge mai una qualsivoglia linearità narrativa che possa tappare le buche ed evitare di farci precipitare lo spettatore.


Pazienza, certo, gli episodi noiosi da mandare giù a forza spariscono presto nell’equilibrio generale che si viene a creare, gli alti infatti spiccano talmente tanto che il coinvolgimento, impreziosito anche dalle splendide musiche malinconiche e dalla roboante opening dei Fear and Loathing in Las Vegas, è garantito: la crescita di Shinichi, il team up formato con il batterio Migi e la lotta per scacciare gli invasori sono elementi solidi e inattaccabili. È però difficile accettare il mancamento finale, l’opera subisce una brusca frenata e zoppica non poco nell’ultima manche di puntate, le riflessioni che tanto l’avevano arricchita diventano eccessive e inutili nella loro sequenza interminabile di pensieri banali, e viene così a mancare quel necessario crescendo che era lecito attendersi prima della final battle con un boss che, tra l’altro, appare davvero forte. Ciò non toglie che Mad House abbia portato a casa un buon titolo, il cui vero difetto è forse quello di non aver osato trattenendosi laddove poteva spingersi oltre: il tradizionalismo nel legare i combattimenti con una storia a buon mercato e in fondo raccontata male impedisce che gli improvvisi squarci di pregiato sentimento e sofferta umanità possano trasformare Kiseiju in must see e in un nuovo cult come lo era stato il manga. Per adesso rimane soltanto una discreta serie passatempo, che si dimentica subito al termine dell'ultimo episodio.

Voto: 6,5 su 10

9 commenti:

Marco Grande Arbitro ha detto...

Sono fermo ai primi episodi.. Per quello che ho visto non mi stava dispiacendo.

Simone Corà ha detto...

Ci sono vari alti e bassi, il problema è che i primi sono MOLTO alti e i secondi MOLTO bassi, l'equilibrio è un po' sgangherato ma tutto sommato regge per quello che è, una storiella piacevole da seguire e in fondo nulla più :)

Anonimo ha detto...

Ho visto da poco i due film live-action, proiettati anche all'ultimo far east film festival di Udine ( mi pare questo primo maggio). A me sono piaciuti parecchio, il livello è molto alto e non stonerebbe affatto che qualcuno li distribuisca in Italia . Magari sotto la spinta di tokyo ghoul , opera con cui condivide ben più di una suggestione ; ) purtroppo l'anime mi manca, grazie della disamina, sono curioso di provvedere alla visione : ) talk0

Simone Corà ha detto...

Ho messo le mani sul primo ma penso che aspetterò di vederlo quando sarà disponibile anche il secondo, ne ho letto molto bene e sono curioso, pare essere blockbuster ultraviolento e ciò mi ispira assai. Purtroppo quest'anno non sono riuscito ad andare al FEFF manco mezza giornata, e quindi pazienza...

L'anime magari prova qualche episodio, anche se la lunga durata per una storia che in fondo adesso sai già con i film non so se valga la pena :)

Martin Eden ha detto...

Finito di vedere proprio oggi, volevo vedere da tempo in animazione questo pluripremiato manga da critica e pubblico. Sono in parte d'accordo con la recensione e in parte no. Per non scadere nella diatriba voto, inutile e sterile, alla fine ho sempre pensato conti più il corpo della recensione (ottima recensione, come al solito) che il voto, molto spesso puramente indicativo, non concordo con il voto ma lo rispetto.
Non ho mai letto il manga, credo che grazie all'anime lo recupererò.


Fatta questa premessa, posso dire che in fondo mi è piaciuto. L'idea è sviluppata bene nei primi episodi, molto buona la fusione tra "L'invasione degli ultracorpi" e il cinema della "carne" di Cronenberg, magistrali le trasformazioni del corpo di Shinichi e di Migi. Si fosse concentrato solo sulla filosofia del cambiamento del corpo e del parassita come essere umano,starei urlando al capolavoro. Dopo un inizio divino non poteva mancare il fanservice shonen per rompere un po' gli zebedei: harem di donne per il protagonista, giustamente diventa figo quando avviene il suo cambio di capelli degno di Spiderman 3 di Raimi. Ammetto ho quasi riso come un pazzo al ritorno di Shinichi a scuola con i capelli alla idol. Combattimenti sboroni, personaggi che compaiono per dare un'aria intellettuale all'opera, ma che alla fine si rivelano le solite macchiette per dire "vogliamo bene all'umanità e al mondo".

Non concordo sulle ultime puntate deboli, almeno non sulle ultime due. Nell'ultima puntata avevo una tensione addosso e senso di panico che pochi anime sono riusciti a trasmetttermi, merito della regia e non della storia. Le riflessioni non sono tanto banali, ma arrivano solo nelle ultime due puntate e tutte insieme, generando caos. Tra l'altro l'autore ha la sindrome di Tomino, dice una cosa e poi subito dopo un'altra. Esempio: "Se non ami l'umanità come fai ad amare la Terra" e subito dopo c'è il serial killer che rimescola la filosofia di base dell'anime. Non mi è sembrato un rimescolamento di carte voluto ed onesto, mi ha dato la stessa sensazione di schizofrenia di un Gundam Z. Quest' ambiguità di intenti mi ha fatto apprezzare moltissimo gli ultimi due episodi.

Anime promosso, ma sento che appena leggerò il manga abbasserò la mia valutazione di parecchio, anche perchè molti episodi sembrano tagliati con l'accetta.

Simone Corà ha detto...

Mah, io non ci ho visto la parte harem, la storia d'amore è in fondo una e per me è trattata meravigliosamente. Sulla sua figosità, sì, è vero, il cambio di capelli è un po' una cagata e si poteva evitare dato che il suo cambio di carattere è valido e molto credibile. E sulla parte finale, mah, è come se fossero arrivati troppo lunghi, troppe puntate per dire però sempre la solita cosa quando dovevano essere più incisivi, per questo mi sono un po' annoiato purtroppo. :)

E comunque anch'io voglio provare il manga :)

Martin Eden ha detto...

La parte harem è contenuta, diciamo non è da J.C Staff, mi ha ricordato un po' Kyoani. Niente tette al vento, possiede una sua delicatezza, ma mi ha dato fastidio come gestita. Francamente la ragazza che ci prova nella località dell'ospedale l'ho trovata fuori luogo, anche visto il precedente evento shock, motore dell'intera serie. Sparisce nel nulla, non so poi nel manga com'è gestito questo personaggio, putroppo in versione anime è un po' un elemento di disturbo. La relazione con Kana poteva essere gestita meglio, anche perchè' come personaggio poteva dare tanto, forse anche più della ragazza ufficiale. Per non parlare dei vari commenti delle ragazze della scuola su quanto è figo Izumi, capisco il cambiamento, ma sono quei piccoli dettagli che disturbano lo spettatore. Sono state gestite male le donne, non è essenzailmente unmale, sinceramente ho preferito che si sia accentrato il focus sul protagonista, anche io trovo il suo cambiamento ben riuscito e descritto.


Le parti migliori non a caso ce l'ha il protagonista e la sua mano. Non si amalgmano bene gli altri elementi attorno a loro, infatti concordo con la recensione sui vari alti e bassi durante la serie. Ci si dimentica pure di un personaggio come "parassita-mascella", francamente poteva dare tantissimo, sarebbe stato interessante entrare anche nella sua quotidianità. Vengono epurate parti interessanti per combattimenti e sparatorie, sarà che sono vecchio per questa roba, avrei preferito più pippe mentali.

I dialoghi sono brillanti nel finale, appunto il problema è che si arriva alla fine stremati,dopo i precedenti episodi ricchi d'azione e qualche ripetizione di concetto. Nel finale ho apprezzato anche il ritorno alla natura tra cacciatore-preda, classico scontro tra la natura ma sempre evocativo. Merito, ripeto, della regia che tiene sempre in tensione lo spettatore.

Come valutazione anime mi ha ricordato Death Note: idea meravigliosa, svolgimento di alcune puntate fantastico, ma ricco di trashate e fanservice involontario. Paradossalmente sono proprio le sue imperfezioni a farmelo ricordare, sicuramente come per Death Note mi rimarrà impresso, già per questo lo reputo un ottimo anime d'intrattenimento. Non è poco di questi tempi.

Simone Corà ha detto...

E' vero, ora che le citi ci sono alcune scene e personaggi che aprono storie che non vengono più seguite ed è cosa abbastanza strana e spiacevole.

Non sono molto d'accordo invece sulla questione femminile, ho visto tutto quello che gira attorno a lui un po' come contorno irrilevante che serve solo a sottolineare il suo cambiamento (è una cosa che funziona sulla carta, lì è trattata un po' grossolanamente, ma per me funziona): il clou sono lui e lei, ed è un rapporto gestito bene, con giuste domande/problemi/interrogativi da ambo le parti, non potrei chiedere di più.

Dici bene nel richiamare Death Note, la sensazione è proprio quella, potenziale stratosferico ma a tratti gestione un po' popolare e stupidina per strizzare l'occhio al maggior pubblico possibile, peccato :)

Cristian Maritano ha detto...

Ma solo a me ricordava La Cosa di John Carpenter?

DISCLAIMER

Questo blog non rappresenta una testata giornalistica, viene aggiornato senza alcuna periodicità e pertanto non può considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge 7 marzo 2001 n. 62. Molte delle immagini presenti sono reperite da internet, ma tutti i relativi diritti rimangono dei rispettivi autori. Se l’uso di queste immagini avesse involontariamente violato le norme in materia di diritto d’autore, avvisateci e noi le disintegreremo all’istante.