lunedì 12 ottobre 2015

Recensione: Saint Seiya - Soul of Gold

SAINT SEIYA: SOUL OF GOLD
Titolo originale: Saint Seiya - Ōgonkon
Regia: Takeshi Furuta
Soggetto & sceneggiatura: Toshimitsu Takeuchi
Character Design: Hideyuki Motohashi
Musiche: Toshihiko Sahashi
Studio: Toei Animation
Formato: serie ONA di 13 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di uscita: 2015

Penso che, con Soul of Gold, Toei Animation possa andare fiera del suo operato: ha realizzato, dopo vari tentativi, un Saint Seiya animato davvero pessimo sotto ogni punto di vista, riuscendo mai come prima d'ora a sottolineare come l'accostamento del proprio nome al brand, dai tempi di Saint Seiya The Hades Chapter: Inferno (2005) e proseguendo per i titoli successivi fino ad arrivare a questo, sia ormai diventato per tutti sinonimo di produzione mediocre, fatta a basso budget e con zero pretese, garanzia di fallimento artistico al 100% e di un sodalizio imparagonabile ai lieti fasti degli anni '80.

Si sa che l'unico, vero seguito del manga storico di Masami Kurumada è Saint Seiya: Next Dimension (2006), ancora non trasposto in TV. Si sa che Toei ha già annunciato che è interessata un giorno ad animarlo. Si sa, infine, che in animazione Saint Seiya serve solo e unicamente al megasponsor Bandai per vendere Myth Cloth, e che, per questo motivo, in attesa di Next Dimension, esso e Toei, uniti insieme, continuano e continueranno a creare seguiti e spin-off anime only che saranno prontamente rinnegati al momento topico. Nasce quindi nel 2015, un anno dopo la conclusione del dimenticabile Saint Seiya Ω (2012), Soul of Gold, nuovo tentativo di rivitalizzare il mercato dei modellini delle armature, stavolta con una serie ONA (Original Net Animation) trasmessa in mondovisione nel solo circuito Internet. I Myth Cloth pubblicizzati in quest'occasione sono le God Cloth, le armature divine apparse per la prima volta nello scontro finale dei Bronze Saint con il Signore degli Inferi nella saga di Hades (ultimo volume del fumetto originale, o in alternativa vedere Saint Seiya The Hades Chapter: Elysion, 2008). Novità assoluta è che a indossarle saranno, in questo contesto, non Seiya e compagni, bensì i Gold Saint, misteriosamente riportati in vita. Dove? Ad Asgard, l'innevato regno del Nord dominato dagli Dei della mitologia norrena, già ambientazione del film L'ardente scontro degli Dei (1988) e successivamente della famosa saga-filler vista nella serie TV. Seguendo le orme dei Guerrieri di Bronzo, il protagonista principale Aiolia e gli altri Santi d'Oro dovranno nuovamente affrontare il malvagio rappresentante terreno di Odin (Andreas, che ha preso il posto di Hilda), sconfiggendo i suoi God Warrior e cercando di capire quali siano i suoi piani circa l'Yggdrasil e chi sia la mente, o il Dio, che li ha fatti tornare in vita. Tutte queste premesse, nell'ottica di una side story che avviene in contemporanea con lo scontro di Seiya e compagni contro Hades nei Campi Elisi, potranno anche risultare interessanti, ma la produzione, è in ogni aspetto, possibile e immaginabile, quanto di più squallido e vergognoso si sia mai fregiato del logo di Saint Seiya. Non c'è quindi da stupirsi se dopo iniziali, promettenti incassi provenienti da Myth Cloth e DVD, il volume di vendite inizierà a scendere sempre più assumendo presto i connotati di un nuovo flop1.


Due sono gli elementi che cadono come una Spada di Damocle sul progetto, ben spiegando il perché non poteva non fare schifo fin dalle premesse: la miseria di 13 episodi per raccontare tutto e un budget indecente, che rivaleggia con quello altrettanto scandaloso impiegato per il (quasi) contemporaneo Sailor Moon Crystal, già noto al fandom mondiale per le sue brutture estetiche. Il bassissimo numero di episodi non può che significare combattimenti corti e insignificanti, non si scappa. I nuovi God Warrior hanno il carisma di un puntaspilli, del tutto imparagonabili ai loro predecessori: carne da macello presentata con uno sputo di caratterizzazione, destinata a tenere impegnati per meno di dieci minuti i Gold Saint che sono enormemente più forti. Il potenziale dei pochi di loro vagamente interessanti (Sigmund di Gram, fratello del Sigfried della serie classica, o l'immortale Baldr di Hraesvelg) finisce comunque dissipato per via del pochissimo spazio concesso per approfondirli. Pessimi. Altrettanto deleterie, poi, sono le conseguenze narrative del minimale minutaggio, con metà serie sprecata in preamboli e immancabili primi round con i nemici, e a seguire un confuso accavallarsi di combattimenti mortali e fulminei nelle ultime 4/5 puntate. I Gold Saint? Si tenta di approfondirli e umanizzarli per svecchiare la loro caratterizzazione (addirittura li si vede nella prima parte divertirsi spensierati cercando di capire cosa vogliono fare, alcuni arrivano al punto di pensare di rifarsi una vita dimenticandosi di Athena!), ma questo esperiemnto, affrontato con trovate di dubbio gusto degne di una fan fiction di serie B (Dohko giocherellone, Death Mask ubriacone, Aiolia che ha una sorta di storia sentimentale, etc., pietà!), porta a snaturamenti eclatanti e sciaguratissimi come mai si sono visti.  Sfido qualunque appassionato a reggere la dissacrazione quasi blasfema delle celebri personalità di Camus e Death Mask, le cui azioni, scelte e pensieri in quest'opera tradiscono completamente quelle che sono sempre state le loro filosofie di vita, quelle della "fedeltà a ogni costo al proprio signore" e de "i deboli possono morire tranquillamente se questo serve alla Giustizia". Proseguendo, l'obbligo di far sì che i Gold Saint evolvano la loro armatura nella God Cloth finisce col generare un sacco di input poco credibili affinché avvenga la mutazione (devono superare i limiti del proprio Cosmo per competere con i deboli God Warrior? E la ottengono con così tanta facilità?). Il problema, poi, che dal punto di vista "cavalleresco" non è consono che gli eroi, in 12, debbano sfidare i 7 guerrieri di Andreas, significa che molti dei primi dovranno sparire dalle scene in anticipo sui tempi, e questo avverrà per mezzo di artifici risibili, che faranno quasi vergognare i fan di vecchia data nel loro trattare i Guerrieri d'Oro come degli stupidi qualsiasi, che vengono tolti di mezzo da un secondo all'altro per esigenze di sceneggiatura (gli spettatori del segno dei Pesci si rassegnino, il loro avatar continuerà sempre a rimediare figuracce inenarrabili). Per concludere in bellezza, la trama segue i soliti schematismi risultando di una prevedibilità assoluta, i pochi momenti potenzialmente suggestivi (la riunione tra Aiolos e fratello) sono liquidati con piattezza e il reale "progetto" orchestrato dal cattivo è così cretino che viene quasi da ridere, basato su ardite macchinazioni che creano da sole le premesse per la propria distruzione (decisamente, un piano di un'astuzia diabolica!).

Di serie trascurabile e senza alcuna ambizione si parla, fatta per vendere gadget nel modo più stanco e possibile: è palese la cosa. Certo, però, che era comunque difficile aspettarsi una "cura" tecnica così vergognosa, capace da sola di rendere davvero noiosa e punitiva la visione. Anche se negli immancabili DVD e Blu-ray giapponesi, come da prassi, i fotogrammi più osceni sono stati ridisegnati, la stragrande maggioranza di essi viaggia comunque su una irritante mediocrità. Buono il chara design che copia bene quello della buonanima di Shingo Araki e ok anche le armature, ma l'approssimazione spesso balorda con cui sono rese l'una e l'altra cosa nei campi medi e lunghi è davvero una triste realtà, con imbarazzanti sproporzioni, prospettive e particolari, così come sono realtà ricicli spudorati di disegni e animazioni così scarse, goffe e scattose che paiono realizzate con Flash: assurdo che, per un franchise così popolare nel mondo come Saint Seiya, e per una produzione chiaramente affamata di distribuzione internazionale, Bandai abbia stanziato un budget così ridicolo, di poco superiore a quello semi-inesistente degli OVA di Hades. In più di un momento sembra proprio di tornare a quella triste parentesi, con pochi frame usati per mostrare i personaggi parlare, colpi dati da gente che sta immobile a tendere il braccio, e "vestizioni" delle armature inqualificabili da quanto sono poveramente realizzate. Qua e là, ogni tanto, salta fuori qualche animazione consona (principalmente nelle fasi finali), ma il risultato è comunque pacchiano a vedersi, e contribuisce a rendere insulsi i superficiali combattimenti di una storia d'azione scarsa nella realizzazione, letargica nel ritmo e risibile in trama e personaggi.


Nota: lo streaming ufficiale italiano della serie, interamente  sottotitolato e non doppiato, è disponibile in due versioni: quella distribuita su Daisuki e Youtube contempla il solito adattamento inutile con i nomi "carabelliani" di personaggi e colpi; quella su Crunchyroll invece quelli fedeli. Non che l'uno o l'altro cambino qualcosa, nell'economia della "qualità" della serie.

Voto: 4,5 su 10

PREQUEL
I Cavalieri dello Zodiaco (1986-1989; TV)

SEQUEL
Saint Seiya Ω (2012-2014; TV)


FONTI
1 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)

2 commenti:

Alberto Dolci ha detto...

hum... a me è piaciuto. Per carità l'ho preso sin dall'inizio sapendo che era una cosa a basso costo senza pretese e puramente creata a scopo vendita modellini, Però mi ha divertito. I combattimenti sono abbastanza ridicoli, i god warrior a parte un paio sono impersonali... ma avere un pò di spazio per i gold saint mi ha fatto molto piacere. Mi sono piaciute le caratterizzazioni perche non banali : esempio 1 dokho, era facilissimo fargli fare il ruolo di sagio maestro che dispensa conisgli Zen, ma essere saggi ocosa vuole dire? alla fine il suo comportarsi inizialmente da "giocherellone" si rivela molto più acuto dell'avere il palo in culo come Aldebaran (ed inoltre se si pensa ad un tizio che ha passato fermo su una montagna gli ultimi circa 200 anni ed ora è ritornato in vita e giovane... è abbastanza comprensibile abbia volgia di muoversi. 2 - death mask : questo è un umo che ha visto crollare tutto quello in cui credeva: la legge del più forte da lui sostenuta è fallita e si è visto abbandonare dall'armatura e precipitato in ade... è tornato in vita ed ha deciso di aiutare gli altri a sistruggere il muro del pianto solo perché sapeva che a quel punto non poteva fare altro ma poi? Eccolo con una seconda possibilità redivivo in asgard, ma con tutte le certezze crollate ed il terrore l'armatura lo rifiuti ancora... Lo sviluppo è stato interessante, gli esseri umani si sviluppano (mi ha ricordato un pò ,ovviamente senza fare paragoni improponibili , il Raskolnikov di "delitto e castigo". e vabbe fermiamoci qui insomma, in definitiva non darei più di un 6.5 / 7 ma mi ha intrattenuto è divertito a sufficenza

Cobra Verde ha detto...

D'accordo praticamente su tutto. Unica nota: lo "snaturamento" di Death Mask è quantomai benvenuto: così gli si è data una sorta di profondità e umanità necessaria per lo svolgimento degli eventi.

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