lunedì 8 febbraio 2016

Recensione: Macross 7

MACROSS 7
Titolo originale: Macross 7
Regia: Tetsuro Amino
Soggetto: Shoji Kawamori
Sceneggiatura: Sukehiro Tomita
Character Design: Haruhiko Mikimoto (originale), Kenichiro Katsura
Mechanical Design: Shoji Kawamori, Kazutaka Miyatake
Musiche: Shiro Sagisu, Yoko Kanno
Studio: Production Reed
Formato: serie televisiva di 49 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 1994 - 1995


Nell'anno 2045 prosegue ancora, ininterrottamente, l'esplorazione dell'universo da parte di coloni terrestri, figli della nuova umanità nata sulla Terra dagli incroci fra umani e zentradi dopo la guerra di 35 anni prima. Vengono costruiti tanti nuovi vascelli Macross, ognuno contenente milioni di persone, che navigano nello spazio alla ricerca di pianeti abitabili. Seguiremo le vicende della flotta del Macross 7, che durante le sue peregrinazioni incontra e combatte una nuova, misteriosa razza aliena, i Protodeviln, vampiri cibernetici interessati a risucchiare l'energia spirituale, o Spiritia,  dalle loro vittime per non meglio precisati motivi. In questo conflitto, la parte da protagonista spetta a Nikki Basara, chitarrista e vocalista del gruppo J-rock dei Fire Bomber, non facente parte dei ranghi dell'esercito, che affronta nelle battaglie spaziali i nemici a bordo del suo personale VF-19 Fire Valkyrie, non a colpi di armi ma bensì di canzoni.

Partiamo da un assunto. Se è ridicolo pensare di impostare una qualsiasi incarnazione di Macross senza un grosso budget, è addirittura inconcepibile pensare di farlo nell'ottica di una lunga serie televisiva: viene meno proprio il suo unico marchio di fabbrica, ovvero quello di contenitore, oltre che di storie d'amore adolescenziali e stacchi musicali, anche di animazioni spaccamascella e regie spettacolari. Questa è, a mio modo di pensare, una considerazione lapalissiana, ma evidentemente non tutti devono essere stati d'accordo con me se nel 1994 abbiamo avuto Macross 7, lunga produzione televisiva (la seconda nel franchise) che arrivava a collezionare ben 52 episodi (ripartiti nei 49 ordinari e nei tre mai trasmessi, i cosiddetti Encore, usciti solo nell'edizione casalinga della serie), a trovare OVA, fumetti, film collaterali e addirittura 21 (!) album discografici, firmati col nome della band fittizia dei Fire Bomber a cui appartiene l'eroe Nikki Basara, il tutto nonostante una qualità tecnica così povera, così assurdamente scandalosa, da rappresentare una visione di interminabile, impensabile masochismo. Eppure Macross 7 deve evidentemente aver lasciato un segno: tanti prodotti a esso associati e così tanti album musicali non possono essere un caso, e addirittura nel 2012 abbiamo avuto il filmone riassuntivo, a 17 anni di distanza dalle fine delle trasmissioni. Sconvolgente.

C'è tanto da domandarsi sul senso della serie e sul come proprio Shoji Kawamori abbia dato il beneplacito a un simile orrore, ideandone la storia e realizzandone il mecha design sulla semplice base del voler riportate alla ribalta, nelle vesti di co-protagonista, lo storico, insipido personaggio di Maximilian Jenius, il pilota-quattrocchi genietto della serie madre, che il soggettista, durante un viaggio negli USA, apprese essere così adorato dal pubblico americano da volerlo resuscitare in loro onore1. Macross 7 nasce in contemporanea con Macross Plus (1994), durante le stesse riunioni con Bandai (l'idea dell'eroe-pilota cantante viene proprio dal primissimo soggetto del fratellone maggiore2), ma lo studio d'animazione ingaggiato per realizzarlo non è la Triangle Staff di Plus ma l'ahimè nota Ashi Productions (oggi Production Reed), da sempre specializzata in serie a basso budget. Bandai peggiora pure le cose stanziando fondi ancora più risibili del previsto e il danno è infine fatto: signore e signori, la serie è pronta, ma arrivare in fondo alla visione non sarà la cosa più facile del mondo, sia per la scarsissima qualità tecnica che per le disumane lungaggini di sceneggiatura di un soggetto tutt'altro che esaltante.


Si può cominciare con l'accennare come la storia di Macross 7 sia, come spesso accade a seguiti di opere famose, un brodo allungato che riprende gli elementi narrativi vincenti del predecessore (ovviamente mi riferisco all'originale del 1982), inventando un nuovo nemico ancora più terribile e antico degli zentradi e della protocultura, ancora una volta pronto a farsi sconfiggere dalla musica. In quest'ottica, Kawamori cerca di essere ancora più creativo che in passato, ideando un eroe hippy, pacifista e che odia i militari secondo i più noti stereotipi, che combatte senza usare missili o fucili, ma sparando alle unità nemiche dei mega-amplificatori che fanno sentire ai Protodeviln le sue canzoni rock. Vedere Basara (e successivamente anche il resto dei Fire Bomber) pilotare i Variable Figher, suonando e cantando allo stesso tempo e cianciare boiate del tipo di usare le note per raggiungere il cuore degli abitanti dell'intero universo, può sembrare un affronto all'intelligenza (e lo è), ma dopo un po' ci si abitua a una storia volutamente bizzarra, che si prende poco sul serio e vuole quasi porsi come una sorta di parodia estremizzata delle dinamiche musicali del primo capitolo.  Purtroppo, a lungo andare la cosa inizia a risultare odiosa: se si può ancora accettare la musica usata beceramente come arma per sconfiggere i nemici (nel capostipite la cosa aveva un senso, in quanto gli zentradi erano del tutto privi di cultura e perciò sentire canzoni provocava loro uno shock intellettuale, mentre qui per chissà quale motivo i loro successori non la sopportano), in battaglie dove vediamo gente pilotare mezzi suonando chitarre e batterie (!), non è concepibile l'assoluta nonchalance con cui Basara e compagni si mettano a cantare col sorriso sulle labbra anche nelle situazioni di estremo pericolo, giusto per ribadire l'odiosa moraletta della cultura che monda gli animi dalla malvagità: si scade nel ridicolo involontario più e più volte. Non aiutano in questo senso i pessimi personaggi del cast, piattissimi (buoni e cattivi), in particolare proprio i componenti dei Fire Bomber, privi di alcuna evoluzione e difensori di un buonismo pacifista (specialmente Basara, il nemico giurato del sistema, quello che suona per il suo piacere e non per i soldi e che non scende a compromessi con nessuno, sigh!) in più riprese inverosimile: durissima reggere 49 episodi organizzati intorno a questo antipaticissimo complesso J-Rock sempre dietro a concerti e a tentativi di affermarsi nell'ambiente (si apprende3 che la serie ricicli per la maggiore parte elementi scartati dalla sceneggiatura del primo Macross, meno male ci sono stati risparmiati quando c'era Lynn Minmay), senza che ci sia mai un filo conduttore tra i loro spostamenti e le avventure. Non scherzo: la serie si basa quasi interamente su riempitivi e sciocchezze, insomma sulla vicende di vita quotidiana del gruppo che culminano, con un pretesto o l'altro, negli ultimi 4 minuti della puntata, ove viene inscenata l'ennesima battaglia spaziale con gli invasori, così, tanto per, sempre inutilissima ai fini di trama e sempre visivamente oscena come tutte le altre, in cui non morirà nessuno come al solito.

"Visivamente oscena" è anche riduttivo per definire la piattezza tecnica del titolo. I vivaci, bellissimi disegni di Haruhiko Mikimoto, adattati a regola d'arte in animazione in fotogrammi enormemente espressivi, dettagliati e colorati che molto probabilmente rappresentano la spesa maggiore del progetto, sono il vergognoso specchio per le allodole per mascherare una confezione di uno squallore indicibile e l'assenza di una vera e propria regia (cosa c'è da dirigere se tutto è un susseguirsi di fotogrammi e qualche frame di movimento?): Macross 7 è la fiera del low budget quasi per eccellenza (nella Storia dell'animazione, penso che solo Il Violinista di Hamelin del 1996 riuscirà a fare peggio), con battaglie date da 3/4 scenette animate riciclate in ogni episodio, più un numero spropositato, addirittura incalcolabile, di singoli fotogrammi anch'essi riproposti con ostinazione a ogni puntata: ci si abitua presto all'idea di rivedere un centinaio di volte la stessa inquadratura del viso di Basara che canta, della gigantesca testa di Exsedol Folmo, di un ufficiale femminile del Macross 7 che si rivolge al capitano, o dei membri dei Fire Bomber che suonano. Tutta questa paccottiglia per QUARANTANOVE episodi (bene sottolinearlo, anche se non renderà mai a sufficienza l'idea). Tecnicamente l'opera è indifendibile dall'inizio alla fine, in molte riprese imbarazzante (addirittura il mecha design di Kawamori, campo in cui è una celebrità, è svogliato e anonimo, per certi versi addirittura bruttino), e non c'è alcun dubbio che la povertà dei mezzi influenzi in modo determinante il gradimento bassissimo della serie, visto che porta solo a seguire con noia, svogliatezza e poca attenzione la storia. Ancora più inspiegabile come, con un soggetto così semplice da prestarsi perfettamente a 26 episodi (forse anche meno) e  soprattutto con così pochi soldi, creatore e sponsor abbiano deciso di tirare fuori un tale sproposito di puntate. Un Macross senza battaglie spaziali decenti non è Macross, e anche in ottica romantica il titolo manca il bersaglio: come Plus, rovescia il triangolo "uomo conteso da due donne" focalizzando l'attenzione su una ragazzina (Mylene Flare Jenius, seconda vocalist dei Fire Bomber) che non sa se mettersi con Basara o il militare Gamlin Kizaki che le fa la corte, ma i tre, pur con una certa personalità (a parte Basara vero e proprio pezzo di roccia, così stereotipato negli slogan sinistrorsi e dalla risibile gamma facciale da sembrare quasi una parodia di un essere umano), non hanno un carisma o un interesse tali da far risultare coinvolgente la storia, neanche particolarmente approfondita ma lasciata per la maggior parte del tempo nelle retrovie. Il colpo di grazia è rappresentato dal fatto che dopo cinquanta episodi il triangolo è pure lasciato aperto: evidentemente non c'era spazio adeguato per svilupparlo (!). Sono inscenate pure altre storie d'amore ancora, sia tra altri umani che alieni, ma dall'esito così scontato che non vale neanche la pena accennarle.


In questa catastrofe tecnica e narrativa, che non manca neppure di inspiegate, patetiche resurrezioni miracolose di gente data per morta in battaglia ed eroici sacrifici di pupazzi (non so davvero come definirli) privi di anima per il bene dell'umanità, c'è davvero pochissimo di interessante. Gli appassionati troveranno, nel titolo, riferimenti e ammiccamenti visivi ai personaggi della prima serie, musiche provenienti da altri titoli Macross e vecchie glorie del passato nel cast (appunto, l'accennato Maximilian e sua moglie Milia Fallyna, genitori di Mylene, prima comparse e poi destinati ad avere sempre più spazio nell'evoluzione della vicenda, quando la guerra assume proporzioni più grandi), ma è comunque poco per convincerli ad apprezzare un simile orrore che non meriterebbe neanche di esistere. Gli spettatori occasionali, invece, neanche sono contemplati (nonostante Macross 7 sia ovviamente inteso come un reboot). Si salvano, oltre ai sempre eccellenti disegni (con una menzione d'onore per la carrellata di artwork originali di Haruhiko Mikimoto presente nelle due sigle di chiusura), giusto le decenti canzoni rock dei Fire Bomber che fungono da principale colonna sonora, ma, inutile dirlo, come quelle di Minmay del passato, anche queste sono riproposte una tale enormità di volte (praticamente, una a episodio) che presto si finisce con l'odiarle come la morte.

Apatici per una sofferenza così grande e inspiegabilmente infinita, a fine visione ci si domanda esterrefatti del successo dell'opera in questione, fra le serie televisive più mortalmente tediose mai viste nel genere, eppure destinata per lungo tempo a essere tenuta in vita da nuovi prodotti collaterali. Lo consiglio di cuore: lasciate stare.

Voto: 3,5 su 10

PREQUEL
Macross Zero (2002-2004; serie OVA)

SIDE-STORY

SEQUEL
Macross Dynamite 7 (1997-1998; serie OVA)
Macross Frontier (2008; TV)
Macross Frontier The Movie: The False Diva (2009; film)
Macross Frontier The Movie: The Wings of Goodbye (2011; film)
Macross FB7: Listen To My Song! (2012; film)
Macross Delta (2016; TV)
The Super Dimension Fortress Macross II: Lovers Again (1992; serie OVA)


FONTI
1 Intervista a Shoji Kawamori pubblicata su "Anime Interviews: The First Five Years of Animerica Anime & Manga Monthly (1992-97)" (Cadence Books, 1997, pag. 113-114)
2 Booklet "Macross Plus: The Ultimate Edition" (allegato al DVD/Blu-ray "Macross Plus", Dynit, 2013), "Ecco come è nato Macross Plus", pag. 3
3 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 238

2 commenti:

Igor Venturini ha detto...

ma scusate me lo sono inventato io o avevo letto da qualche parte che per fare questa serie fu richiamato lo staff originale di Macross?

Jacopo Mistè ha detto...

Beh, indubbiamente le "menti" principali dietro il successo del primo Macross c'erano tutte: il creatore Shoji Kawamori, lo sceneggiatore Sukehiro Tomita e il disegnatore Haruhiko Mikimoto.
Ma se hai un budget risicatissimo e devi tirare avanti per 50 puntate con quasi soli filler, è del tutto ovvio che viene fuori una porcata.

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