giovedì 11 marzo 2010

Recensione: Il castello errante di Howl

IL CASTELLO ERRANTE DI HOWL
Titolo originale: Howl no Ugoku Shiro
Regia: Hayao Miyazaki
Soggetto: (basato sul romanzo originale di Diana Wynne Jones)
Sceneggiatura: Hayao Miyazaki
Character Design: Akihiko Yamashita
Musiche: Joe Hisaishi
Studio: Studio Ghibli
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 119 min. circa)
Anno di uscita: 2004
Disponibilità: edizione italiana in DVD & Blu-ray a cura di Lucky Red



In un lontano luogo, dove convivono architetture europee di fine Ottocento e straripanti innovazioni magiche e tecnologiche e in cui infuria una spaventosa guerra senza fine tra due regni, il potente mago-seduttore Howl viaggia di villaggio in villaggio a bordo del suo castello meccanico e semovente. Sophie Hatter, una graziosa ragazzina che lavora come sarta nella città di Kingsbury, lo incontra per caso, innamorandosi subito di lui. Purtroppo per lei, poche ore dopo conosce anche la vanitosa Strega delle Lande, anch'ella innamorata di lui, che la trasforma in un’anziana zoppicante. Con questo nuovo aspetto, Sophie scappa dalla città e trova rifugio, fortuitamente, proprio nel castello errante, dove è assunta come domestica. Starà così vicino a Howl, cercando di scoprire il lagame segreto che lo unisce al demone Calcifer, "fuoco domestico" che funge anche da motore al castello. Solo così potrà tornare ragazza...

Penso che definire "fallimento artistico" il lungometraggio miyazakiano del 2004, Il castello errante di Howl, sarebbe un giudizio ingeneroso ma al contempo, a suo modo, non tanto falso, anzi addirittura riduttivo per più di un verso: non è un brutto film e anzi, reca in sé notevoli qualità, questo nonostante si riveli mediocre nelle sue ambizioni narrative. In particolar modo, però, ci ricorderemo di Howl per un'altra motivazione, a mio parere ben più importante: simbolicamente e nefastamente sarà l'amaro tassello finale della triste ricerca di un "erede" di Hayao Miyazaki da parte di Studio Ghibli; la spettacolare, sciagurata perdita del secondo e ultimo grande regista (dopo Yoshifumi Kondo) che di certo non lo avrebbe fatto rimpiangere se avesse continuato la sua collaborazione con la factory mizayakiana. Miyazaki infatti scrive la sceneggiatura del film ma decide inizialmente di ritirarsi definitivamente dalla regia (è già la seconda volta dopo Principessa Mononoke), dedicandosi alla sola supervisione del prodotto e affidando la direzione a un professionista esterno proveniente da Toei Animation. Costui, con entusiasmo, raccoglie la sfida e disegna da solo ben 3/4 dello storyboard. Peccato che, per motivazioni che attualmente non mi risultano chiarite, lo staff delegato alla realizzazione della pellicola non sarà d'accordo con la sua visione e si ingegnerà a isolarlo e metterlo in minoranza, facendolo quindi estromettere dalla produzione e poi dallo studio1. Il nome di quella persona? Mamoru Hosoda, e sappiamo tutti che strada gloriosa percorrerà poi in casa Mad House. Sarebbe interessantissimo vedere cosa avrebbe avuto da dire sull'argomento: purtroppo ci si deve accontentare di Miyazaki che riprende le redini del progetto e realizza un titolo a suo modo strabiliante, visionario e creativo come e forse anche più dei tempi d'oro, ma dallo script davvero tutt'altro che esemplare o riuscito. Incassi favolosi (con 20 miliardi di yen in patria e 200 milioni di dollari nel mondo a fronte di 2 miliardi di yen di costi2, le cifre non sono eccessivamente distanti da quelle de La città incantata) e alcuni altisonanti premi di critica (Japan Media Arts Festival e Tokyo International Anime Fair, senza dimenticare un Leone d'oro alla carriera alla 62esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia3), ma a mio parere in questo momento siamo entrati in pieno periodo di "sudditanza psicologica" di critica e pubblico al regista e, alla luce di questo, certi traguardi, pur notevoli, si può prenderli meno seriamente di quello che sono - giusto ricordare, comunque, che almeno in patria ci saranno voci discordi sul valore della pellicola, dato che arriva al quarto posto nella graduatoria del Bunshun Kiichigosho, l'equivalente nipponico dei Razzie Awards4.

L'omonimo romanzo fantasy dell'autrice inglese Diana Wynne Jones, leggero, divertente e spensierato, pubblicato nel 1986 ma arrivato in Giappone solo nel 2000 e in quell'anno letto da Miyazaki5 (da lui perciò proposto come 13esimo Ghibli cinematografico), è, sotto le sue mani, reinterpretato radicalmente: l'autore se ne discosta quasi del tutto per riempirlo di suggestioni personali, inedite atmosfere cupe e risvolti narrativi assenti in origine. Elimina dall'intreccio un gran numero di sottotrame e personaggi, cambia i ruoli di quelli rimasti e rende centrale nella vicenda la guerra, appena suggerita su carta e principale motore di sviluppo della trama nel film. Modifica a tale punto lo scritto d'origine da farne una sorta (come è stata definita dai lettori) di fan fiction, improntata su un'epica storia d'amore che si sviluppa sotto le esplosioni e sulle conseguenze di morte e distruzione portate dal conflitto. Sono temi entrambi pesantemente influenzati dall'invasione americana dell'Iraq6 e dal disgusto dell'autore per un celebre, imbarazzante discorso di George W. Bush ("ogni nazione, in ogni regione del mondo, deve ora prendere una decisione. O siete con noi, o con i terroristi")7, già a loro modo "profetizzati" dalla mancata presenza di Miyazaki alla consegna dell'Oscar per La città incantata, come gesto di protesta verso la bellicosa politica estera medio-orientale degli USA8.


Snaturamenti a parte, si può ben dire che per larga parte della sua durata Howl non è solo l'opera più sognante di Miyazaki, ma anche uno splendido film. Zeppo di lunghi, infiniti momenti onirici che trasformano in immagini tanto strabilianti quanto inafferrabili numerose parentesi di rara poesia fiabesca, il lungometraggio è infatti, prima di tutto, un fantastico caleidoscopio di colori e disegni che frantumano ogni ostacolo d’animazione. Basta un primo, fugace incontro con i movimenti bizzarri del castello errante, un titanico macchinario, dalle vaghe sembianze facciali (occhi, bocca, lingua, orecchie), costituito confusamente da rotelle, ingranaggi, congegni a vapore, abitazioni e zampe, per lasciarsi meravigliare da un’inventiva visiva memorabile e stupefacente, tanto in questa spettacolare struttura semovente (uno dei due enormi motivi di fascino del romanzo, per il regista, dove l'altro è dato dalla trasformazione di Sophie in una novantenne9), quanto nell'affacinante e ottocentesca città di Kingsbury (basata sulle architetture delle città francesi di Colmar e Riquewihr e le loro distese rurali, che Miyazaki visiterà personalmente10) e quanto nel fantasioso immaginario steampunk (enormi navi volanti da guerra, tecnologie, etc.) ispirato dai disegni dell'illustratore/romanziere Albert Robida11. È decisamente nella continua stimolazione visiva a base di strutture magiche e diabolici incantesimi, che Howl trova il suo primario punto di forza e Miyazaki rinviene quella narrazione "magica" per me assente ne La città incantata: porte del castello che conducono in varie dimensioni, trasformazioni corporee di Howl, informità tortuose e attorciglianti, trovate fantasiose magari anche semplici, ma che, nell’economia generale del lungometraggio, acquisiscono carattere creativo, gustoso e accattivante... Viaggiamo negli astratti, irresistibili territori del puro sense of wonder, in cui fantasia e magnificenza di animazione si fondono in uno spaventoso impatto estetico ed emotivo che non lascia tregua.

Non che siano comunque da disprezzare i personaggi, molto ben caratterizzati e i cui ruoli comunicano benissimo (almeno questi) i principali messaggi che il regista vuole dare: abbiamo questa tenera, adorabile vecchietta, Sophie, le cui coinvolgenti vitalità e bontà ci ricordano come la bellezza di una persona trascenda l'età, ed è la sua brillante forza a far maturare il vanitoso Howl (capace di andare in crisi esistenziale per aver perso la tinta bionda dei capelli) e una Strega delle Lande disposta a rinunciare a un corpo sano pur di non invecchiare. Importante anche la crudele e ripugnante Madame Suliman, consigliera del re e principale fautrice (dietro le quinte) della guerra per questioni meramente sadiche, la cui figura serve, nelle intenzioni del regista, a mostrare come anche nella vita reale spesso e volentieri queste carneficine siano dovute all'ego arbitrario o capriccioso di pochi potenti12. Miyazaki crede molto in Howl e dirà in tempi recenti (2013, alla 70esima Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia13) che è addirittura il film preferito tra quelli che ha diretto. Se lo straordinario reparto grafico, naturalmente, come da tradizione garantita dallo Studio Ghibli, non presenta il minimo neo, così come il cast, non si può dire la stessa cosa di un intreccio narrativo che, nonostante lo studio su personaggi, eventi e significati, e nonostante una partenza e una parte centrale magistrali, narrati con sentita semplicità, dialoghi ironici, sognanti tracce musicali e atmosfere rilassanti che contibuiscono a liberare la fantasia, a lungo andare accumula un numero sempre maggiore di lacune, vuoti schematici che non possono essere riempiti soltanto dai disegni e che strangolano la pellicola in una sensazione di smarrimento e caos che culminano in una parte finale così brusca, confusa e a tratti incomprensibile da stordire per l’arresto ritmico improvviso.

Si è buttati, a un certo punto della storia, in una confusa vicenda bellica che prende spunto dalle armi per raccontare passati di personaggi, maledizioni mai accennate prima, patti demoniaci e un marasma di avvenimenti e colpi di scena che sembrano avvenire senza un perché, e Howl si ingessa in dialoghi non molto convincenti (criptici, dozzinali e talvolta anche qualunquisti) e comportamenti inspiegabili e mentalmente sfuggenti che si avvinghiano attorno a una certa confusione complessiva che si fatica a schiarire, rendendo difficile la comprensione se non affidandosi alla fantasia. Non tutto torna, alcune domande restano volutamente o meno prive di risposta (ancora in contrapposizione al romanzo) e la curiosità si ritrova così insoddisfatta per via delle tante vicende che accadono senza un preciso motivo, come se il regista desse per scontato che lo spettatore conosca bene come lui il romanzo.


Howl può quindi essere considerato da un lato come il film in cui Miyazaki mostra il più alto livello raggiunto da quella fastosità poeticamente visiva che l’ha reso noto in tutto il mondo, mentre dall’altro come uno dei suoi lavori peggio scritti, involuto e caotico. Rimarrà comunque principalmente alla memoria come una portentosa festa per occhi e spirito a cui molti giustamente prenderanno parte e penso che questo merito, abbastanza oggettivo, sia comunque un vanto che non molti kolossal d'animazione possono rivendicare.

In Italia, Howl esce nelle sale nel settembre 2005. È il primo film Ghibli a essere distribuito da Lucky Red (quelli precedenti erano infatti a cura di Buena Vista) e sarà ricordato come la storica collaborazione di essa con il dialoghista/direttore del doppiaggio Gualtiero Cannarsi, prima di una lunga serie destinata a toccare la produzione ghibliana nella sua totalità. Cannarsi sarà ricordato, amato e anche criticato per la scelta (a parere di chi scrive, semplicemente sacrosanta) di far recitare i doppiatori con un rispetto e una fedeltà assoluta all'originale, tanto nelle voci, quanto nell'interpretazione, quanto nella loro traduzione (nessun rimaneggiamento delle linee di dialogo, insomma), al costo dell'uso di un italiano un po' innaturale e di costruzioni verbali anche desuete pur di rendere in modo fedele la ricca fraseologia nipponica. Unica critica che mi sento di fare alle successive edizioni in DVD e Blu-ray del film? La locandina, davvero inguardabile (specie se rapportata alle ben più note giapponesi, splendide).

(scritto da Simone Corà e Jacopo Mistè)

Voto del Corà: 6,5 su 10
Voto del Mistè: 7 su 10


FONTI
1 L'intero retroscena proviene dalla "fusione" delle informazioni contenute nel saggio "Storia dell'animazione giapponese" (Guido Tavassi, Tunuè, 2012, pag. 416) e l'articolo "È lui o non è lui? Certo che è lui!" pubblicato sul sito Yamato Video alla pagina http://www.yamatovideo.com/news_int.asp?idEntita=559&evidenzia=Hosoda. La notizia del secondo "ritiro" di Miyazaki viene dalla pagina web http://www.nausicaa.net/miyazaki/ghibli/ghibli101.html#retirement
2 "Storia dell'animazione giapponese", pag. 417-418
3 Come sopra, a pag. 419
4 Vedere punto 2, a pag. 417
5 Vedere punto 2, a pag. 416
6 Sito Internet, "Electronic Journal of Contemporany Japanese Studies", specializzato nella pubblicazione di ricerche accademiche di tutto il mondo a tema di società, arte e cultura giapponese. Alla pagina http://www.japanesestudies.org.uk/ejcjs/vol14/iss2/akimoto.html è presente un dettagliato articolo (firmato da Daisuke Akimoto) del rapporto tra "Il castello errante di Howl" e la guerra in Iraq, ricco di riferimenti e citazioni a interviste e articoli  giapponesi
7 Come sopra
8 Miyazaki lo riferisce al quotidiano Times in un'intervista concessa al Comic-Con del 2009. L'intervento è pubblicato sul sito Hero Complex alla pagina http://herocomplex.latimes.com/animation/comiccon-miyazaki-breaks-his-boycott-of-us/
9 Vedere punto 2, a pag. 416
10 Dani Cavallaro, "The Animé Art of Hayao Miyazaki", McFarland, 2006, pag. 167
11 Vedere punto 2, a pag. 417
12 Dani Cavallaro, "Hayao Miyazaki's World Picture", McFarland, 2015, pag. 8
13 Come sopra, a pag. 171-172

10 commenti:

Stefanoventa ha detto...

Sarà che amo Miyazaki ma io un sette - sette e mezzo glielo avrei dato ;P

Marco C. ha detto...

Concordo pienamente con il tuo voto. E' in effetti il film di M. meno riuscito, confuso e diviso in due parti ben distinte (nella prima parte la maledizione e nella seconda la guerra).
Complimenti per il tuo lavoro. continua così.
Un saluto.

simone corà ha detto...

Grazie. :)

Howl poteva essere comunque un buon film, di elementi affascinanti su cui lavorare Miyazaki ne aveva a centinaia (almeno credo, non ho letto il romanzo da cui è stato tratta la pellicola), ma il brusco cambiamento finale, di toni e atmosfere, è a conti fatti inspiegabile dopo due parti, come dice Marco, che nonostante una certa confusione facevano presagire ben altro.

marco c. ha detto...

Ho letto da qualche parte che il maestro è entrato a lavoro già iniziato e quindi si è trovato a dover riscrivere parte del finale. Infatti la seconda parte è la più miyazakiana. Ci sono le fortezze volanti a forma di falena, c'è la guerra, il ritmo è più veloce, etc.
Ha dovuto comprimere i tempi altrimenti veniva oltre 119 minuti: la maledizione è risolta in pochi minuti e addirittura la sigla finale comincia quando ci sono ancora i dialoghi! Cmq mi è piaciuto molto.

babordo76 ha detto...

parlo da profano,ma io lo reputo bellissimo e assolutamente commovente.Mi ha rapito la sua potenza visiva e visionaria e la delicatezza della storia tra howl e sophie,è anche vero che ho visto solo questo e porco rosso,ma penso sia davvero una grande opera

Jacopo Mistè ha detto...

Anche a me per alcuni tratti Howl ha commosso, il problema è che alla fine dà tanto l'impressione di essere raccontato male, non si contano le domande prive di risposta :( Per me se Miyazaki evitava la solita tiritera della guerra, rimanendo più aderente al romanzo, avrebbe trovato un risultato migliore, senza quella sensazione di caos narrativo.

Carmine Marzano ha detto...

Viso Il Castello Errante di Howl di Hayao Miyazaki (2004).

Mi dispiace dirlo, ma è stato una delusione.
Il comparto tecnico è di tutto rispetto, la visionarietà è immensa e il castello (cyberpunk) ben si fonde con il verde della natura. Lo Studio Ghibli sotto questo profilo, non si smentisce mai, colpiscono sempre a segno. Al momento per me sotto il profilo grafico dell'animazione tradizionale lo Studio Ghibli straccia qualunque film occidentale d'animazione .
Il problema di questo film è...la sceneggiatura, personaggi e la trama. Buona nella prima metà di film, nella quale ci viene raccontata la vita di Sophie come donna delle pulizie, mentre la seconda parte è pessima. la sceneggiatura non ha buchi, ma vere e proprie voragini. Infatti Miyazaki oltre a risultare confuso in alcuni passaggi, i raccordi nella seconda parte sono quasi tutti sbagliati, le scene si susseguono sulla pellicola senza alcuna situazione di continuità.
Miyazaki poi non ci spiega una cippa di niente quindi ci ritroviamo senza saper perchè una Sophie che diventa vecchia e giovane un 5-6 volte, un patto tra Kassydy e Howl senza nessuna spiegazione, il fatto che lui sia un demone boh...
I personaggi sono tutti delle macchiette, caratterizzati in maniera ignobile. La Strega delle lande liquidata in due secondi, Sophie che è veramente imbarazzante in certi punti e quando diventa vecchia non è credibile come reazione, Howl che si diverte a fare il Casanova veneziano, ma anche lui è trattato maluccio, Sullivan è un personaggio buttato lì in mezzo a muzzo...
Il filnale è buonista al massimo, in netto contrasto con ciò che stava avvenendo sino a 10 minuti prima e questo da Miyazaki non me lo aspettavo. Cioè
(Spoiler)
Non finisce bene solo per Sophie e Howl che si mettono insieme (relazione tra i due...), ma anche per:

- Marco che ha una famiglia.
- La Strega delle lande che non si sa perchè sta con loro.
- Per Kassydi che ritorna (What!!!).
- Per il castello, che viene ricostruito (poveretto, mai gli si facesse un torto).
- Il principe che ritorna normale (che cagata!!!).
- Sullivan che non si sa perchè, mette fine alla guerra.
(Fine Spoiler)

Mi dispiace, ma questo è un classico film sopravvalutato. Non mi capacito perchè di tanta acclamazione. Forse dopo l'oscar alla Città Incantata, tutti si sono messi a glorificare Miyazaki per moda...
E pensare che su animeclick sto film è considerato il migliore di Miyazaki e sul sondaggio fatto da Rai4, la gente lo ha votato come miglior film!!!! Battendo in finale Kill Bill di Tarantino e Pulp Ficiotn in precedenza, ma che cazz...

Voto 6/6,5

Anonimo ha detto...

Secondo me questo film d'animazione è davvero bello se metti da parte la confusione che c'è nella trama.

Carmine Marzano ha detto...

Il problema è prprio la confusione che c'è nella trama. La prima parte del film è buona, la seconda è veramente ai limiti del sopportabile.

Cristian Maritano ha detto...

Io non riesco a dare un giudizio a questo film. Ero uscito da un brutto periodo, pensavo di non poter più sognare...ed invece sono incappato in questa sognante pellicola che è riuscita nell'intento di mettermi di nuovo il sorriso. Sarà un capolavoro o forse è sopravvalutato, ma lo consiglierò sempre perché sa toccare certe corde del cuore come nessun altro aveva mai fatto prima (solo la vecchia Disney ma ero piccolo e La Gabbianella e il Gatto) e mi riferisco nella categoria animazione.

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