mercoledì 11 luglio 2012

Recensione: Il vento dell'amnesia

IL VENTO DELL'AMNESIA
Titolo originale: Kaze no namae wa amunejia
Regia: Kazuo Yamazaki
Soggetto: (basato sul romanzo originale di Hideyuki Kikuchi)
Sceneggiatura: Kazuo Yamazaki, Yoshiaki Kawajiri, Kenji Murata
Character Design: Satoru Nakamura
Mechanical Design: Morifumi Naka
Musiche: Hidenobu Takimoto, Kazz Toyama
Studio: Mad House
Formato: lungometraggio cinematografico (durata 80 min. circa)
Anno di uscita: 1990
Disponibilità: edizione italiana in VHS a cura di Manga Video

 
Il vento dell’amnesia, così chiamato dai sopravvissuti, è una bufera d’aria che si è scagliata sull’intero pianeta privando della memoria i suoi abitanti. Di colpo, la gente ha smesso di ricordare come si guida un’auto, come si mangia, persino come si parla, diventando schiava degli istinti primordiali. In un mondo devastato da questa misteriosa apocalisse si muovono il giovane Wataru e l’affascinante Sophia, in viaggio verso New York alla ricerca di superstiti.

Fraintendibile, in apparenza, per una classica storia post-apocalittica, Il vento dell’amnesia (1990) si muove in realtà su coordinate assai più sottili e sofisticate di buona parte del genere, concedendosi profondi sguardi introspettivi sull’operato dell’uomo e sulla struttura della società. Si potrebbe però dire che il film di Kazuo Yamazaki, regista dell’amatissimo Maison Ikkoku (1986) e della brutta operazione celebrativa a The Five Star Stories (id.) sia molto più bello sul piano dei contenuti che non da un punto di vista meramente visivo/narrativo, ed è un peccato scontrarsi, dall’altezza di un soggetto tanto raffinato, con il pressapochismo di una sceneggiatura, a opera anche di Yoshiaki Kawajiri, scolorita e inadatta a contenere tanta squisitezza: tratto dal romanzo omonimo di Hideyuki Kikuchi, scrittore del quale Kawajiri ha già portato in animazione La città delle bestie incantatrici (1987) e Demon City Shinjuku (1988), Il vento dell’amnesia si sviluppa in maniera assai superficiale tanto nella costruzione della storia quanto nella gestione di personaggi e situazioni, congelati dalla distaccata e freddissima messinscena di Yamazaki.

Basterebbe la lunga parte iniziale per farsi un’idea di quanto la pellicola poggi su un potenziale enorme ma sia purtroppo scritta male, con poca inventiva: Kawajiri sceglie di raccontare, invece di mostrare progressivamente, sbattendo in faccia allo spettatore uno stanco resoconto che narra della fine del mondo e di come il protagonista Wataru sia sopravvissuto, quando un addentrarsi graduale nel contesto avrebbe donato quella giusta dose di inquietudine e mistero su un’apocalisse tanto singolare. Poco più di una banale telecronaca, quindi, difetto che piano piano dilagherà inglobando l’intero film. La compagna di viaggio di Wataru, per quanto il ruolo ne possa giustificare lo strano comportamento, funge sostanzialmente da irritante voice-over, che deve spiegare, descrivere, esporre quello che succede senza che Yamazaki lo possa presentare con le immagini. Sia nella parte riguardante il sacrificio rituale della ragazza che nella città iper-tecnologica, si assiste infatti a una sorta di racconto orale che anticipa o addirittura sostituisce le azioni dei personaggi (la scelta effettuata dalla ragazza predestinata, prima, e il rapporto tra il vecchio e la donna, dopo), in un’inspiegabile scelta narrativa che distrugge il ritmo e qualsiasi approfondimento psicologico.


Ciò non toglie che la pesantezza dei temi affrontati centri comunque il bersaglio, perché Il vento dell’amnesia, nonostante una facciata moralista con happy ending neanche tanto velato, sferra calci e pugni alla quotidianità umana, partendo dapprima da una punizione esemplare al genere umano (raramente così crudele e tremenda) e mostrando poi bassezze devastanti e penose abitudini con un’arguzia che fora lo schermo e che indica quanto la comprensione reciproca e la tolleranza siano le uniche strade da seguire per evitare la distruzione totale. Graficamente ben realizzato, con un chara che ricorda il tratto di Tetsuo Hara e animazioni apprezzabili data la natura cinematografica dell’opera, ma musicato con sonorità synth figlie di un tempo troppo diverso per poter essere apprezzate oggigiorno, Il vento dell’amnesia si dimostra quindi un prodotto estremamente affascinante ma assai datato e per certi versi mal realizzato. Lo consiglio comunque, perché lo spessore di alcuni spunti di riflessione vale l’ostica visione di questa pellicola poco conosciuta e, per una volta tanto, discretamente doppiata in italiano.

Voto: 5,5 su 10

2 commenti:

Vecchio ha detto...

Ero riuscito a recuperare la VHS tempo fa e ne rimasi soddisfatto. Concordo sull'enorme potenzialità del soggetto, ma dispiace vederlo sviluppato con così poca efficacia. Sarebbe stato sufficiente vedere il protagonista vagare impotente tra le strade di una civiltà perduta e smarrita

Simone Corà ha detto...

Infatti, la storia è bellissima e molto profonda, è un peccato che sia stata sprecata a causa di una sceneggiatura tanto fiacca e superficiale :)

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