lunedì 16 novembre 2015

Recensione: Caro fratello...

CARO FRATELLO...
Titolo originale: Oniisama E...
Regia: Osamu Dezaki
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Riyoko Ikeda)
Sceneggiatura: Hideo Takayashiki, Tomoko Konparu
Character Design: Akio Sugino
Musiche: Kentaro Haneda
Studio: Tezuka Productions
Formato: serie televisiva di 39 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anni di trasmissione: 1991 - 1992
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


Potessero parlare, le mura della prestigiosa accademia femminile Seiran Gakuen racconterebbero di terribili segreti, di invidie, di frustrazioni e di colpi bassi da parte di molte ragazze. La scuola è di fatto "governata" dalla confraternita Sorority House, composta dall'élite delle studentesse, le più belle, brave, ricche, eleganti e raffinate, a loro agio nell'instaurare un ordine classista che divide le alunne in mediocri e vincenti, accrescendo le rivalità tra le "inferiori" affinché poche di esse possano, al prezzo di enormi sforzi e meriti, avere la fortuna di entrare nell'esclusivo club, pieno di privilegi. Sorority House è fondata e guidata dalla bellissima e gelida Fukiko Ichinomiya, la cui popolarità è pari solo a quella di Rei "Saint-Just" Asaka e Kaoru Orihara, estranee alla confraternita ma anch'esse idoli delle altre studentesse: tutte e tre sono legate, in un modo o nell'altro, da un passato comune.  La coltre di mistero sarà lentamente dissipata quando entrerà nella scuola Nanako Misonoo, ragazza normalissima che, per qualche motivo, verrà scelta per entrare in Sorority sotto raccomandazione di Fukiko. La chiave risiede nel "fratellone" di Nanako, Takehiko Henmi, con cui la neoentrata intrattiene un rapporto epistolare...

Nel 1975, giusto due anni dopo la conclusione de La Rosa di Versailles, l'autrice Riyoko Ikeda ha modo di disegnare un breve manga pieno di spunti interessanti: Caro fratello.... Imbastisce una storia a incastro estremamente cupa e tragica, ambientata in un lezioso liceo depositario di sofferenza e torbidi segreti. In un microcosmo femminile che dà luogo, ovviamente, a quel tipico cumulo di veleni, rancori, frustrazioni, gelosie e malizia che solo delle ragazze potrebbero concepire, ulteriormente amplificati e ricercati dal sistema classista in auge nel liceo, la verginea, innocente Nanako dovrà prepararsi a sopportare ogni genere di  nefandezze e scherni prima di riuscire a mettere a nudo i punti deboli delle tre "leader" della scuola, ripristinare amicizie in procinto di dissolversi e fare cadere l'enorme castello di falsità e ipocrisie su cui si regge Sorority House. Tentativi di suicidio, genitori divorziati, bullismo, anoressia, amore saffico, uso di droghe, malattie incurabili, perfidie incredibili: in pochissimo spazio e toccando temi pesantissimi, Riyoko Ikeda racconta i turbamenti dell'adolescenza, tratteggiando fragili personaggi e drammatici rapporti interpersonali che ben rappresentano l'idea di uno shoujo manga estremamente maturo che oggi non potrebbe esistere più, nell'economia di una storia di formazione e mistero forse inverosimile nelle sue coincidenze ed esagerazioni, ma elegantissima nelle sue atmosfere nobiliari e nell'estetica barocca. Peccato, dunque, come l'intrigante soggetto di fondo sia rovinato in modo quasi irreparabile dall'enorme fretta con cui l'autrice sviluppa la sua storia, in 3 volumi carichissimi di avvenimenti e rivelazioni che si susseguono da una pagina all'altra, come se non si vedesse l'ora di concludere, che ben poco spazio lasciano all'approfondimento dei personaggi. Se l'originale è perciò, a mio parere, quasi illeggibile, difficilmente si può parlare male della grande trasposizione animata che è stata concepita nei primissimi anni '90, di nuovo realizzata da quegli Osamu Dezaki e Akio Sugino che nel 1979 già avevano firmato, della stessa autrice, l'indimenticabile adattamento animato de La Rosa di Versailles.


Trasmesso quasi da subito, in Giappone, sul secondo canale satellitare della rete di Stato NHK visti i suoi temi sin troppo forti1, il Caro fratello... animato, come Lady Oscar e così come anche Aim for the Ace! del 1974 (altro grandissimo shoujo, veloce e sbrigativo, che riscopre nuova giovinezza sotto le cure di Dezaki e Sugino), è un adattamento perfetto, limato dalle numerose imperfezioni dell'originale e migliorato sensibilmente nelle qualità narrative - non potrebbe essere altrimenti, visto che si parla di 39 episodi (originariamente 45, poi ridotti per i bassi ascolti2, ma del resto la Pay TV ha il pubblico che ha) contro i 3 volumi scarsi del manga. Regista e sceneggiatori raccontano la stessa vicenda, dando però a cast e situazioni tutto il sacrosanto spazio per svilupparsi nel modo a loro più congeniale, e la storia trova così tutto il pathos che le mancava. Nonostante si tratti, decisamente, di un'opera che aggiunge molto al materiale di partenza, approfondendo notevolmente le caratterizzazioni, inserendo ulteriori, lunghi flashback a quelli già numerosi in origine, e dedicando intere puntate ad avvenimenti in origine appena citati, lo fa sempre nel più totale rispetto del testo della Ikeda, in modo da non creare contraddizioni o incoerenze, arricchendo e non tradendo. Nella trasposizione cambiano in modo importante solo la grande evoluzione di personaggi di second'ordine (Tomoko Arikura, amica del cuore dell'eroina Nanako, e la perfida Aya Misaki), subito abbandonati su carta e che invece maturano in TV, e il chara design di Akio Sugino, che in questa trasposizione rimpiazza interamente i volti della Ikeda "riciclando" i suoi stessi personaggi disegnati in Aim for the Ace (Madama Butterfly diventa Fukiko, Kyoko Otowa diviene Aya Misaki) e Lady Oscar (Rei ha le fattezze di Oscar François de Jarjayes , Kaoru quelle di André Grandier).

Ad alimentare l'ottima riuscita di questa storia tenebrosa (addirittura imbarazzata dai suoi toni e contenuti nonostante l'alta qualità, NHK non vorrà mai più produrre animazione simile, neanche su canali criptati3), non si possono non spendere lodi sperticate, ancora una volta, allo straordinario connubio artistico di Dezaki e Sugino, per l'ennesima volta autori di una confezione visiva tendente all'opera d'arte. Come spesso accade alle loro produzioni,  anche in questo caso parliamo di una serie TV decisamente a basso costo e dalle animazioni ingessate, ma, come in passato, le invenzioni visive del duo distraggono totalmente dalla natura tecnica. Caro fratello... trasuda un senso di raffinatezza ineguagliabile, ravvisabile già dall'elegante sigla d'apertura (primi piani su bambole, collane e particolari di altri oggetti legati al passato e ai segreti dei personaggi) e che trova sfogo in disegni aggraziati, colmi di dettagli (puro stile barocco) e fatti splendere da magnifici colori. Akio Sugino, come direttore e supervisione dell'animazione,  è al top e, a riprova di questo, si può anche citare come l'opera sia quella che in assoluto, più di qualsiasi altra, sfrutti i celeberrimi sfondi-cartolina suoi e di Dezaki: quelle gigantesche, bellissime illustrazioni a tutto schermo con cui sono raffigurate, con maestosa espressività, le emozioni provate dai personaggi durante le scene più importanti di ogni puntata. Lascio immaginare la meraviglia di godere di questi piccoli capolavori grafici snocciolati con una tale frequenza, così tante  volte in ogni puntata. Dezaki anche trova la consueta energia e, pur dovendo fare fronte alla bassa qualità delle animazioni, registicamente si sbizzarrisce coi suoi irrinunciabili split-screen per inquadrare sotto diverse angolazioni i turbolenti stati d'animo del cast.

Col suo carico di personaggi alienati e nevrotici, i temi che vengono toccati, le perfidie femminili rappresentate in modo anche fin troppo realistico e la classica protagonista shoujo, debole e piagnona, che non si ribella quasi mai alle ingiustizie che subisce ("caro Dezaki, tu sai interpretare la psicologia femminile meglio di molte donne", Ikeda docet dopo la visione del primo episodio4), si può bene intuire come Caro fratello... rappresenti una visione a tratti molto pesante, non consigliabile a chi cerca negli anime un intrattenimento che evada dalla triste realtà. Se si è in grado si sopportare tutto questo, certe classiche "esagerazioni poetiche" tipiche da shoujo manga (le ragazze che troppo facilmente si innamorano di esponenti del loro stesso sesso, come se il lesbismo fosse una cosa normalissima e frequente), e, come nel manga, anche una fitta e inverosimile ragnatela di coincidenze e forzature degne di una telenovela per quel che riguarda i rapporti che legano i personaggi (alla "il mondo è proprio piccolo"), messi lì per poter mandare avanti una trama che sennò stagnerebbe, si verrà ricompensati con un piccolo gioiellino televisivo, una storia drammatica molto ben sviluppata, che coinvolge con tutti i misteri che vengono lentamente dipanati e trova la sua forza in personaggi umani e ben caratterizzati che crescono e maturano, facendosi poi ricordare con nostalgia. Non si può negare come al regista piaccia tergiversare molto in puntate che non mandano avanti granché la trama, create più per dare colore al cast che per altro, ma visti i noti problemi del fumetto e il ritmo che è comunque sempre sostenuto, non vale la pena lamentarsi troppo. A chi, infine, è dubbioso se iniziare la visione della serie per tutta la depressione che potrebbe evocare, è da segnalare come, dopo tanta sofferenza, quantomeno essa culmini in un finale positivo e speranzoso che riscatta tutto, che si discosta leggermente da quello del manga pur senza rinnegarlo ufficialmente (Dezaki si limita a chiudere la vicenda prima del suo epilogo, evitando di rivelare se un certo personaggio dalla salute precaria guarirà o meno, cosa che invece nel fumetto viene detta). Ognuno faccia i propri conti, ma al di là di questo, Caro fratello... è una serie televisiva di gran qualità, impossibile negarlo.


Nota: distribuito in Italia da Yamato Video, Caro fratello... gode di un doppiaggio a mio parere adeguato e riuscito, con ottime interpretazioni e timbri vocali molto vicini alle voci originali. L'edizione in DVD reintegra la sigla originale giapponese, andata persa, per chissà quali problemi di diritti, nella precedente versione in VHS (in cui era presente la sola base strumentale).

Voto: 8 su 10


FONTI
1 Mario A. Rumor, "Come bambole: Il fumetto giapponese per ragazze", Tunuè, 2005, pag. 133
2 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
3 Saburo Murakami, "Anime in TV", Yamato Video, 1998, pag. 142
4 Articolo di Mario A. Rumor pubblicato nel sito YamatoVideo.it, alla pagina http://www.yamatovideo.com/news_int.asp?idEntita=678

7 commenti:

Marco Grande Arbitro ha detto...

Un grande classico, merita di esser visto.

Federico ha detto...

in realtà la prima volta che l'hanno mandato in tv era accompagnato da una sigla retrò dei Cavalieri del Re, abbastanza anacronistica e scopiazzata da quella del Libro Cuore...

Nyu Egawa ha detto...

Per quanto sia drammatica e complicata, adoro questa serie!

Jacopo Mistè ha detto...

Mi è stato fatto presente che nell'edizione in DVD di Yamato Video la sigla giapponese c'è. È in quella in VHS che manca. Meno male!

PS M'ero dimenticato di quell'orrore cantato dai Cavalieri del Re XD

MikiMoz ha detto...

Ciao! :)
E' uno dei miei anime preferiti, visto in tv anni fa (ma avevo il fumetto e sulle testate dell'epoca vedevo gli spot delle vhs Yamato).
Un gioiello, davvero.

Moz-

Geroder ha detto...

Gent.mo Jacopo, mi piacciono molto le tue recensioni. In merito a "Caro Fratello" però non riesco ad essere del tutto d'accordo sulla qualità della regia di Dezaki e del design di Sugino. Mi sono sembrati piuttosto svogliati entrambi.

Jacopo Mistè ha detto...

Graficamente io penso invece sia il capolavoro assoluto del duo. ;)
Registicamente si poteva fare di più, ma il budget era quello che era...

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