mercoledì 23 febbraio 2011

Recensione: Dancouga

DANCOUGA
Titolo originale: Choujuu Kishin Dancouga
Regia: Seiji Okuda
Soggetto: Keisuke Fujikawa, Nobuyoshi Habara
Sceneggiatura: Keisuke Fujikawa, Kenji Terada, Hideki Sonoda
Character Design: Indori Goya (Kazuko Tadano, Sanae Kobayashi, Hiromi Matsushita, Takahiro Yoshimatsu, Noriyasu Yamauchi, Nobuyoshi Habara, Hiroshi Kojina)
Mechanical Design: Masami Obari, Hisashi Hirai
Musiche: Takeshi Ike, Osamu Totsuka
Studio: Production Reed
Formato: serie televisiva di 38 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 1985
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


In una base militare australiana lavorano tre giovani piloti: Shinobu Fujiwara, Sara Yuki e il geniale fidanzato di quest'ultima, lo stratega Shapiro Keats. Un giorno l'avamposto è attaccato all'improvviso da un esercito di misteriosi alieni dell'impero Muge Zolbados, che dà così ufficialmente inizio all'invasione della Terra. I ragazzi sopravvivono, ma l'ambizioso Shapiro si unisce ai nemici offrendo loro il suo talento in cambio di potere. Shinobu e Sara saranno successivamente selezionati a fare parte di una task force militare segreta, rappresentante l'ultima speranza del genere umano contro la minaccia extraterrestre: insieme ai colleghi Ryo Shiba e Masato Shikibu piloteranno le Cyberbestie, quattro moderni robot da guerra dalle sembianze animalesche, creati con le massime tecnologie belliche e capaci di unirsi a formare il possente, indistruttibile Dancouga. I ragazzi sono pronti a iniziare la ribellione del genere umano contro l'impero Muge, forte di Shapiro e dei suoi quattro massimi generali.

Se gli anni '80 rappresentano, con i lavori di Yoshiyuki Tomino e Ryousuke Takahashi, l'apice qualitativo raggiunto dal genere robotico, sempre più d'autore grazie ai maturi ed elaborati intrecci apportati dei due registi, non bisogna dimenticare come quel periodo segni anche la graduale conclusione del vecchio modo di parlare dei giganti di ferro. Il canovaccio tokusatsu, le invasioni extraterrestri, le varie Fortezze della  Scienza e rituali come agganciamento, attacco finale, etc. inventati nei pionieristici anni '70 e ora quasi rinnegati dalle svariate opere Sunrise post-Mobile Suit Gundam (1979) che fanno della continuity tra gli episodi e dalle trame adulte il loro credo, sono troppi ingenui per reggere ancora, e nel 1985 Dancouga, il bestiale superdio meccanico di Production Reed è pronto a chiudere in modo definitivo la vecchia tradizione, scegliendo coraggiosamente un ritorno all'ortodossia da celebrare, però, con i più recenti stilemi spettacolari, quasi a fungere da ideale anello di congiunzione. Il 5 aprile ha dunque inizio la trasmissione dell'ultimo, storico esponente dell'ingenua, infantile ma indimenticabile "scuola nagaiana": scuola che si accomiata con classe, cedendo poi con orgoglio il passo agli ultimi grandi lavori Sunrise e poi all'invasione dei mecha nel mecato casalingo degli OVA.

La trama di Dancouga, giustamente, non può non essere la classica guerra tra terrestri e malvagi alieni invasori, dove il solito gruppetto di piloti bellocci deve in ogni episodio sconfiggere il mostro di turno che attacca la Terra, con contorno di teatralità e azione, sacrifici, immolazioni, senso dell'onore e dello spregio per il pericolo che rappresentano i valori trainanti di qualsiasi robotico virile dei bei tempi che furono. Fin qui nulla di nuovo, se non che l'opera adegua il suo immobilismo narrativo al nuovo modo di concepire l'animazione mecha, maggiormente improntato alla ricerca di realismo e attraenza visiva. Con queste premesse, e riprendendo un'idea dallo storico Danguard Ace (1977) di Leiji Matsumoto, già a sua volta parecchio in anticipo sui tempi, il robottone protagonista che dà il titolo all'opera, il Dancouga, appare per la prima volta a serie inoltrata, nell'episodio 16. La prima metà di storia vede infatti i protagonisti affrontare gli alieni con le normali Cyberbestie, trovando molte difficoltà a entrare in sintonia fra di loro per formare il robottone e sfruttarne i poteri. Il mostruoso Dancouga arriva  molto più avanti, giustamente dopo molta esperienza accumulata in battaglia e quando iniziano ad apparire i nemici più forti e le situazioni si fanno disperate, ed è qui che viene infranta un'altra regola: anche dopo la sua prima apparizione, il colosso di metallo è così potente che sarà usato, realisticamente, solo contro i nemici più terribili, quasi sempre i quattro generalissimi dell'Impero. Possiede infatti una forza così distruttiva da non concedere mai alcuna speranza di vittoria al suo malcapitato avversario, dimostrandosi per davvero un robot letale come mai s'è visto. Interessante anche l'idea del Dancouga che funziona al massimo delle capacità a seconda dello stato d'animo del pilota: pur essendo materia già accennata in passato (fin dal classico manga di Getter Robot, senza dimenticare Super Electromagnetic Robot Combattler V del 1976), qui è molto meglio sviluppata, con piglio pseudo "scientifico", ed è piacevole l'idea dell'esercito che decide di usare espressamente teste calde sul Dancouga perché più facilmente portate alla rabbia e all'aggressività, quindi perfette per renderlo più potente.


A dispetto delle innovazioni concettuali, però, come detto lo schema narrativo è bene o male quello classico, invero facilmente disprezzabile dalle nuove generazioni (e chissà, forse anche quelle del periodo, considerando il disastro di ascolti1 e di vendite di giocattoli2 che porta a una chiusura anticipata con tanto di finale aperto), e la trama non offre nulla che non si sia già visto. Dancouga intrattiene dignitosamente senza mai troppo stupire, perché la solfa è sempre la stessa, ripetuta puntata dopo puntata, riempitivo dopo riempitivo, risolvendosi non solo in una storia decisamente ordinaria e priva di scossoni, ma anche in un accumulo di ingenuità. Delude, nonostante i protagonisti ottimamente caratterizzati (indimenticabili l'impulsivo Shinobu Fujiwara, con il suo caratteristico urlo di battaglia "yatte yaru ze!", la bella e aggressiva Sara e il freddo e calcolatore karateka Ryo Shiba), l'assenza di particolari risvolti di trama; così come il potenziale sprecato di svariati personaggi (soprattutto antagonisti) e come alcuni di essi, per esigenze di copione, a volte si lascino andare a reazioni decisamente incoerenti con la loro personalità, giusto per mandare avanti la storia. Bisogna poi fare i conti con lo scadente - spesso imbarazzante - budget stanziato da Production Reed, fonte di animazioni così scattose e vergognose da piegare la regia (costretta per la maggior parte del tempo a favorire enormi primi piani) e ridicolizzare scene pensate per essere drammatiche.

Pollice in alto, invece, per l'avveniristica cura negli aspetti estetici, indubbiamente figli di Fortezza Super Dimensionale Macross (1982) e che riscattano una serie che, non fosse per questi e i suoi azzeccati eroi, non sarebbe nulla di memorabile. Musicalmente Dancouga è fantastico: epiche e accattivanti le (poche) tracce sonore, irinunciabili pezzi synth, e trascinanti i numerosi pezzi j-pop usati come sigle di apertura, chiusura o insert song, tanto da venire raccolti l'anno dopo addirittura in un OVA musicale celebrativo (il Song Special). L'opera appartiene infatti a quel novero di anime che, sulla falsariga del cult di Kawamori, fanno dell'aspetto musicale un tratto caratteristico della loro confezione (tanto che non c'è da stupirsi se il seiyuu giapponese che presta la voce all'eroe Shinobu, Kazuki Yao, fosse un affermato cantante pop3). Per quel che riguarda invece l'aspetto visivo Dancouga brilla di una luce vividissima, rappresentando il debutto di due dei più importanti artisti grafici moderni, Hisashi Hirai e Masami Obari, fautori di un mecha design di culto che farà scuola, rendendo Obari, il designer principale, appena 19enne, una star e spianandogli la strada a una carriera carica di soddisfazioni (tra i design meccanici delle più pregevoli produzioni OVA del periodo e la regia di innumerevoli serie animate). Con Dancouga in molti si meraviglieranno per i suoi tondeggianti e luccicanti robot alieni, per le sue mostruosità robotiche che mescolano artigli, tentacoli e fauci con corazze meccaniche, per le scheletriche versioni umanoidi delle Cyberbestie e specialmente per il megalitico robottone protagonista; quest'ultimo in particolare è uno dei massimi capolavori di mecha design del periodo, minaccioso colosso meccanico combinazione di un mammuth, un giaguaro, una ligre e un'aquila, possente come un dinosauro e alto 34 metri, equipaggiato con una spada gigantesca e ogni genere di artiglieria che gli forniscono una potenza bellica mostruosa. Pregevolissimo anche il colorato e particolareggiato chara design del collettivo Indori Goya, che si esprime al meglio nella bellezza dei personaggi femminili, nel vestiario new wave del cast - molto basato sulla moda del tempo4 - e nei look mostruosi dei generali alieni - per quanto anche i volti vengano talvolta ridimensionati dal low budget, perdendoci in cura e definizione.


Lungi dal definirsi un capolavoro, Dancouga è un pezzo di Storia e un punto di svolta nel genere robotico e nei suoi stilemi, questo è innegabile. Pur non trascendentale, regge discretamente il decorso del tempo con un ottimo cast e soprattutto una cura ineccepibile negli elementi scenici, al punto che, nonostante possa far storcere il naso a chi è abituato a trame più complesse, mi viene comunque da consigliarlo come uno dei lavori più rappresentativi dello spirito degli anni '80. Sicuramente meritevole di recupero, anche grazie al prezzo contenuto dei due DVD Box distribuiti in Italia da Yamato Video (che in cambio, però, offendono l'intelligenza rimpicciolendo le immagini delle ending a mo' di francobollo, schiaffandole sulla sinistra dello schermo e traducendo i titoli di coda sulla destra, perché evidentemente per loro si perdeva troppo tempo a lavorarli dentro la sigla).

Voto: 7 su 10

SEQUEL
Dancouga: Requiem for Victims (1986; OVA)
Dancouga: Song Special (1986; OVA)
God Bless Dancouga (1987; OVA)
Dancouga: Final Chapter (1988-1990; serie OVA)
Dancouga Nova (2007; TV)


FONTI
1 Francesco Prandoni, "Anime al cinema", Yamato Video, 1999, pag. 131. Confermato a pag. 187 del saggio "Storia dell'animazione giapponese" (Guido Tavassi, Tunuè, 2012)
2 Pag. 36 del report "Japanese Animation Guide: The History of Robot Anime", rilasciato nell'agosto 2013 dall'Agenzia di Affari Culturali giapponese. Rimediabile (parzialmente) tradotto in inglese alla pagina web http://mediag.jp/project/project/robotanimation.html
3 Kappa Magazine n. 19, Star Comics, 1994, pag. 124
4 Come sopra

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