venerdì 18 febbraio 2011

Recensione: Abenobashi - Il quartiere commerciale di magia

ABENOBASHI: IL QUARTIERE COMMERCIALE DI MAGIA
Titolo originale: Abenobashi Mahō Shōtengai
Regia: Masayuki Kojima
Soggetto: (basato sul fumetto originale di Satoru Akahori & Ryusei Deguchi)
Sceneggiatura: Satoru Akahori, Hiroyuki Yamaga
Character Design: Kenji Tsuruta (originale), Tadashi Hiramatsu
Musiche: Shiro Sagisu
Studio: GAINAX, Mad House
Formato: serie televisiva di 13 episodi (durata ep. 24 min. circa)
Anno di trasmissione: 2002
Disponibilità: edizione italiana in DVD a cura di Yamato Video


Sasshi e Arumi vivono da sempre nel quartiere Abenobashi e sono amici per la pelle. Il padre di lei, però, ristoratore della zona, decide di trasferirsi altrove per dare più risalto alla sua attività, e ad Arumi non rimarrebbe che seguirlo, salutando probabilmente per sempre Sasshi. Ma quando ormai il momento della separazione sembra inevitabile, accade un fatto singolare: i due ragazzini si ritrovano in un luogo assurdo, una versione medievale e insensata del quartiere in cui abitano. Sasshi e Arumi dovranno quindi trovare un modo per tornare a casa, cosa però non facile dato che il quartiere Abenobashi continua a mutare, diventando ora teatro di guerra, ora di scontri malavitosi, ora di battaglie interstellari.

GAINAX è sempre stato studio dotato di particolare attenzione verso l’aspetto innovativo e il più possibile originale delle opere sfornate. Audace sperimentatore, ha saputo garantire tale livello qualitativo mediamente costante non tanto per mezzo di rivoluzioni narrative (comunque dimostrate nel 1988 con il leggendario Punta al Top! GunBuster), bensì, senza tanto scomodare il chiacchierato Neon Genesis Evangelion (1995), per follie registiche e ingegnose vivacità, da Le situazioni di Lui e Lei (1998) a Gurren Lagann (2007), così come accade in questo spassoso Abenobashi: Il quartiere commerciale di magia, tratto dal manga di Satoru Akahori. In una totale anima demenziale, caratteristica in cui di certo GAINAX non è l’unico studio a brillare, Abenobashi mostra infatti enormi spunti e invenzioni visive, deliranti riverenze e improbabili citazioni, il tutto frullato in una pazza gestione complessiva che non rinuncia comunque a certe parentesi angosciose e imprevisti spunti riflessivi.

Dopo un primo episodio che si mantiene su semplici atmosfere simpatiche, tipiche di una giovanile commedia agrodolce, e salvo un paio di rallentamenti più maturi e seriosi necessari all’approfondimento narrativo della trama generale, Abenobashi si struttura in irresistibili puntate autoconclusive, ognuna delle quali, presentando una consueta trasformazione del quartiere in cui vivono Sasshi e Arumi, omaggia un po’ di tutto, dal cinema all’animazione, senza risparmiare nulla. Impossibile elencare la mole di opere che viene sconquassata dall’irruenza comica dei due protagonisti (tra le varie, Star Wars, Terminator, Venerdì 13, Indiana Jones, Sailor Moon, Gundam, Getter Robot, Yattaman, passando per meno specifiche situazioni cinematografiche come yakuza-movie, storie di guerra e scenari fantasy, alle quali si aggiunge la parodistica colonna sonora che riprende alcuni temi famosi come l’Imperial March di Williamsiana memoria), il treno Abenobashi porta con sé qualsiasi cosa sia venuta in mente a Hiroyuki Yamaga e travolge lo spettatore con squilibrati episodi che passano da una citazione all’altra senza alcun criterio organico.


Le singole storie, infatti, urlatissime e schizoidi, presentano fondamenta assai esili, dei fragili stracci narrativi da spiegazzare, torturare, rivoltare in inarrestabili velocità comiche: come si potrebbero giustificare altrimenti i criminali che rimpiccioliscono senza motivo nell’episodio noir, o i piccoli mostriciattoli che di colpi diventano immensi, o i continui cambi di bandiera da parte dei villain? Si ride, quindi, e di gusto, anche se privi di una solida base di partenza, perché Yamaga, Hanada, Akahori scrivono tonnellate di dialoghi esilaranti, ottimamente gridati dai due simpatici protagonisti e dal numeroso cast di comprimari, e non c’è spazio, chi se ne importa in fondo, per chiedersi cosa diavolo stia succedendo.

Simpaticamente egoista e altezzoso, Sasshi è vipera perfetta con cui mordere la perennemente rabbiosa Arumi, e a loro si aggiungono figure di assurdo carisma, come il cuoco che cerca di parlare in francese, la vecchia cadente pin-up, e sinuose, abbondanti femminilità che rimbalzano dappertutto. Molto evidente è infatti l’aspetto piccante dell’opera, con tette enormi, culi sempre in primo piano, costumi striminziti e ancora amabili, stuzzicanti, ma in fondo innocenti nudità che ben si inseriscono nell’opera nonostante la nutrita esagerazione. Il resto, come già evidenziato, è una girandola di colori e follie, armi giganti e allusioni sessuali, situazioni paradossali e dialoghi impossibili, stupidissimi comportamenti e ancora più stupide reazioni, il tutto in un dinamismo visivo che addirittura stordisce per la velocità di narrazione (su tutte, la puntata che fonde Star Wars e i Super robot), un’eccentrica messinscena che dura il giusto (13 puntate), senza rischiare di diventare ripetitiva e portare così alla noia, e che si prende anche il tempo per imbastire in un’intrigante trama portante fatta di stregoneria, mitologia e dimensioni parallele che dà stravagante spiegazione a ogni cosa. Il motivo per cui Sasshi e Arumi non riescono più a tornare a casa custodisce infatti un riuscito, credibile specchio dell’adolescenza, dalla testardaggine al rifiuto, dalla rabbia al superficiale menefreghismo – un lato quindi di intelligente spessore che si rivela sorpresa gradita.


La cura grafica (splendido il chara design di Kenji Tsuruta, tanto nel realismo quanto nell’esagerata deformità) e sonora (spiritosa ma drammatica, magniloquente e rockeggiante la colonna sonora di Shiro Sagisu, magnifiche le bizzarre voci del doppiaggio originale) confeziona quindi un’opera demenziale che non si discosta poi molto, per atmosfere e scopi, dai vari Excel Saga (1999) e He Is My Master (2005), ma che per mezzo del marchio GAINAX garantisce ottimi, assurdamente folli momenti comici, sapientemente incastrati in una storia generale che, per quanto volutamente poco accennata, nasconde profondi, inaspettati risvolti drammatici.

Voto: 7 su 10

7 commenti:

Anonimo ha detto...

Ricordo che mi ci imbattei durante l'anime night di mtv un quattro cinque anni fa. All'epoca non è che fossi proprio un appassionato (ero privo di una cultura anime che mi facesse cogliere le continue citazioni) ma la serie mi lasciò un ottima impressione: riconfermata in pieno l'estate scorsa durante la mia maratona gainax. Persino il doppiaggio italiano è riuscito a piacermi. :)
ILCARCIOFOROSSO

P.S. A questo punto recensire FLCL DEVE essere proprio inevitabile... vero? XD

Jacopo Mistè ha detto...

Su FLC ci stiamo lavorando proprio adesso, tempo due settimane e dovrebbe apparire la recensione :)

Simone Corà ha detto...

Sì, proprio un anime bellino, pazzo e spensierato e assurdo con però un pizzico di profondità che ne dà un valore aggiunto.

FLCL in visione proprio in questi giorni. :)

marco guarino ha detto...

Anime della gainax, proposto in Italia dalla Shin Vision (al tempo sinonimo di qualità) che supera ogni volta che si rivede tutte le aspettative possibili.Per poter capire bene il colpo di scena finale bisognerebbe conoscere la figura di Abe no Seimei ( il piu' grande omnyoji che si conosca equivalente ad un mago/alchimista occidentale ) e l'arte dell'omnyodo (arte orientale del modificare gli eventi ) o al massimo vedere diverse volte le puntate in cui lo zietto spiega la sua storia d'amore...e l'ultima puntata.

stefano ha detto...

saranno 10 anni che, di tanto in tanto, ricerco siti e blog di recensioni d'autore sull'animazione giapponese. e vi scopro solo oggi..ma da quanto siete in rete? vi ritengo responsabili per non avermi fatto un fischio in tutti questi anni, mentre perdevo tempo a leggermi quella marea di pseudorecensioni, spesso oltre il limite della decenza, su animeclick (senza nulla togliere a quelle poche e buone riflessioni che ho letto anche lì).
ah si, abenobashi. ho visto la serie due volte, ma con la seconda visione mi si è piuttosto indebolito. a parte un 3-4 puntate fuori fuori, il resto mi ha un pò annoiato (escluse la prima e l'ultima per ovvi motivi), specie l'inevitabile excursus storico. inoltre mi è saltata all'occhio la discontunuità qualitativa di disegno e animazioni (per fare un es., la terza puntata dei robot è spettacolare in questo senso, mentre quella a sfondo bellico non si può vedere). perciò, per me siamo sul 6.
scusate il papiro, ma con questo primo commento volevo cogliere l'occasione per complimentarmi con voi. enormi!

p.s.:tra l'altro sono anch'io di vicenza. nanto penso di averlo letto al massimo sull'elenco telefonico, mentre a bassano ho trascorso di recente una soporifera serata al vinile...

Jacopo Mistè ha detto...

Tranquillo, mi sarei preoccupato io se dicevi di conoscere Nanto! È un po' come l'isola che non c'è, in pochi la conosco e ancora meno sanno come arrivarci! È opinione comune che il Corà ci prende tutti per il culo!

Detto questo grazie mille per i complimenti, felicissimi!

Simone Corà ha detto...

Nanto esiste veramente, alla faccia del Mistè che è così pigro da non aver mai voluto controllare di persona! XD

Su Abenobashi, guarda, io sono rimasto molto colpito dalla sua velocità, un vero e proprio treno incontrollabile, e da certi dialoghi piuttosto riusciti, che mi hanno strappato varie risate. Il resto è già stato fatto e visto più volte, e in fondo è questo il suo grosso limite, ma ala fine mi sono divertito. :)

Grazie mille per i complimenti, e continua a seguirci! :D

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