Il parere del Mistè
Pur sfortunatissimi con
Mobile Suit Gundam, rivoluzionario titolo robotico del 1979 davvero troppo dissacratore, nei suoi temi e nella sua struttura narrativa, per mirare all'immediato successo commerciale, studio Sunrise e il suo regista Yoshiyuki Tomino credono nella portata avveniristica delle loro intuizioni e, complice l'ottimo successo che sta riscuotendo nel 1980 il curioso,
Indistruttibile robot Trider G7, sono propensi a proseguire sulla strada di un altro titolo dissacratorio e fuori dagli schemi. Pochi mesi dopo l'inizio di
Trider G7, nasce la serie televisiva
Space Runaway Ideon: ahimè, un altro eclatante flop come
Gundam, anch'esso martoriato da un'altra chiusura affrettata da parte degli sponsor (i 43 episodi inizialmente previsti scendono a 39 per il basso indice di ascolto del 4.81%
1 e le pessime vendite di giocattoli
2), ma, come lui, un altro capolavoro indimenticabile. La Storia si ripete con beffarda ironia.
Ideon è una serie televisiva che, se ci si basasse sul solo aspetto estetico, è effettivamente tremenda, tra quelle più visivamente datate di sempre. Lo spigoloso character design di Tomonori Kogawa è sgraziato e per nulla attraente, la colonna sonora funk è piatta, i colori smorti, e in particolare è il classico robottone protagonista - quello che in teoria dovrebbe attirare i bambini come mosche sul miele - a essere fonte di orrore: un gigantesco ciclope rosso con faccia bianca da marziano (comprensiva di antennine), risultante dall'agganciamento di due inguardabili furgoni con un aereo. Il rozzo colosso sa solo dare rozzi pugni e calci, non ha armi (tranne una sorta di potentissimo bazooka che appare però a serie inoltrata), ed è pilotato da Cosmo Yuuki, allucinante ragazzo dalla pettinatura afro fiammeggiante. Non è difficile credere al leggendario commento che Yoshiyuki Tomino fece quando vide per la prima volta il robot, creato e commissionatogli dall'azienda di giocattoli Tomy: "è di sicuro un reperto archeologico della Sesta Civiltà aliena. Chi altri avrebbe potuto inventare un tale design di merda?"
3. Quanto è vero che non bisogna badare alle apparenze! La serie stupisce con la sua incredibile originalità e maturità, e, con i successivi film che ne chiudono la storia, entra di diritto nel mito, divenendo la principale fonte d'influenza per il lungometraggio
Neon Genesis Evangelion: The End of Evangelion4 (1997). Negli anni '90 è infatti proprio il successo del film di Hideaki Anno a rimembrare l'esistenza del titolo agli spettatori adulti, che daranno via a quel passaparola tra appassionati che convincerà Sunrise a distribuirlo in VHS riportandolo in auge
5.
Le atmosfere cupe e pessimiste, e l'idea del robottone "bomba a orologeria": questi i punti di forza che contraddistinguono
Ideon, ieri come oggi, dalla quasi totalità degli altri anime di medesimo genere. Per la prima volta in una serie robotica troviamo come protagonisti un folto gruppo di infami, che nella guerra contro il nemico si lasciano trascinare da cinismo, insensibilità e razzismo mai così esplicitamente analizzati. I componenti della nave Solo sono personaggi estremamente delineati e approfonditi, ognuno con una precisa identità, verosimili nei loro ragionamenti (influenzati addirittura dal proprio sesso); proprio il realismo di fondo nella loro tesa situazione li rende schiavi, tutti (eroe compreso), di istinti di sopravvivenza che fanno risaltare i lati meno nobili dell'essere umano. Stessa caratterizzazione esemplare è riservata ai membri del Buff Clan, fisicamente indistinguibili dagli umani (e infatti viene spontaneo pensare che la repulsione degli uni verso gli altri sia giusto un preconcetto razziale). Non c'è speranza di comprensione tra le due fazioni perché nessuna di essa vuole scendere a compromessi o mettersi in discussione; perfino gli idealisti di ambodue, che nell'amore o nell'amicizia sperano di trovare la chiave della pace, vedranno presto infrante le loro illusioni, anch'essi inghiottiti nella spirale negativa invocata e perseguita dai compagni. Amara riflessione sull'impossibilità di risolvere le controversie senza aprirsi al minimo dialogo, e metaforico scontro generazionale tra i giapponesi dell'epoca imperialista (incarnati dal Buff Clan) con quelli successivi alla dominazione americana (l'equipaggio della Solo Ship)
6,
Ideon è unico, nel suo genere, a presentare un così grande cast di personaggi negativi.
Altro grande elemento di interesse - poi ripreso e ampliato da altri cartoni toccando i più disparati generi - è l'idea di un protagonista (in questo caso, il mecha) recante in sé la minaccia di annientare la realtà/l'universo al verificarsi di una particolare condizione; è ciò che il muto, enigmatico Ideon è in grado di fare se dovesse giudicare l'Uomo tanto malvagio e pericoloso da meritare di essere 'azzerato'. L'intuizione è portentosa, ed è usata per far risaltare ancor più la grettezza del cast di antieroi, vanamente impegnati a frenare i loro istinti truci per impedire che
il gigante ripudi loro e l'umanità intera (è invece la purezza dei bambini, estranei all'odio e alla diffidenza, secondo il regista, a
controbilanciare in positivo i sentimenti dell'entità). Bisogna rilevare che il soggetto è stato molto probabilmente influenzato dal manga
Mars di Mitsuteru Yokoyama, serializzato tra il '76 e il '77 e basato su un'idea simile, ma è la prima volta che lo spunto compare in animazione e in modo così adulto e approfondito.
Ideon è una bellissima opera che, pur peccando di un comparto tecnico non proprio esemplare (con ricicli e animazioni non esaltanti), rappresenta un colpo di genio, non solo per la sua trama dalle forti connotazioni sociali e filosofiche, ma anche per l'essere stata la prima serie robotica "tradizionale" a farsi portavoce di alcune delle innovazioni concettuali di
Gundam, ponendo più attenzione alla psicologia dei personaggi, narrando una nuova storia estremamente adulta e dissacrando alcuni schematismi robotici. Questi ultimi, riesumati dai classici anime dei Settanta, non vengono rinnegati ma quantomeno rielaborati, visti nell'ottica dell'Ideon che è di fatto invulenerabile a qualsiasi attacco (anche a bombe atomiche!) e che si limita a distruggere all'infinito, in ogni puntata, semplici, banali navicelle nemiche, non affrontando mai robottoni suoi pari.
L'unico limite dell'opera, per quanto secondario, può essere inquadrato nella sua sceneggiatura, capace di affascinare ma anche di annoiare: stregare con le sue variegate scenografie fantascientifiche (pianeti popolati da bizzarre flore e faune, cosa imposta dagli sponsor per far assomigliare la storia ai tokusatsu
Born Free - Il risveglio dei dinosauri e
Tansor 5 - Avventure nella scienza degli anni '70
7), gli elementi di nichilismo e misticismo, la fortissima drammaticità generale (che vede morire con regolarità elementi del cast in entrambe le fazioni) e le impressionanti, apocalittiche battaglie in cui spesso e volentieri interi pianeti finiscono distrutti dalla furia di Ideon; infastidire, dall'altra parte, per la sua ridondante struttura narrativa retta su uno spropositato numero di riempitivi. La storia molto raramente si concede approfondimenti sui misteri principali della serie (cos'è l'Ideon e come si può impedirgli di distruggere tutto?), procedendo invece a rilento per effetto di un infinito susseguirsi di battaglie inutili, con i nostri eroi sempre impegnati a difendersi dagli attacchi del Buff Clan e fuggire su nuovi pianeti. Verosimilmente, questo "balzo" indietro rispetto alla continuity serrata di
Gundam è probabilmente dovuta al risultato fallimentare di quest'ultimo, dovuto anche al suo intreccio avveniristico, e questo deve aver convinto i creatori a prediligerne per
Ideon uno tradizionalista per sperare (inutilmente visto il suo esito commerciale, probabilmente influenzato anche dai continui spostamenti di orario dati dai contenuti ritenuti troppo adulti
8) di compiacere maggiormente il pubblico. Fortunatamente tutti questi riempitivi, salvo le prime puntate, sono di un grandioso crescendo qualitativo, ben scritti, elaborati negli scontri e fortemente retti sul carisma dei personaggi e dei loro legami; ma rimane, certo, il fatto che la serie possa pure annoiare chi non abbia totale dimestichezza con gli schematismi dell'epoca. Nonostante questo,
Ideon è meritevole di essere visto anche oggi: il debole aspetto visivo viene presto controbilanciato dall'originalità del soggetto e dalla cupezza della storia.
Occorre tenere presente, però, che il finale viene sbrigativamente sintetizzato negli ultimi quattro, incomprensibili minuti della puntata 39, per colpa dello sponsor che, ancora una volta, costringe Sunrise a chiudere affrettatamente. Per la vera, apocalittica e leggendaria conclusione che rende famoso il titolo, è indispensabile la visione del lungometraggio
The Ideon: Be Invoked (1982).
Voto: 8 su 10
Il parere del Corà
Storditi dal successo planetario, che ha toccato anche l’Italia alcuni anni orsono grazie alla allora rivoluzionaria messa in onda su MTV, e offuscati da un’effettiva mancanza di informazione in proposito, si tende a dimenticare che il popolare
Neon Genesis Evangelion (1995) mai avrebbe visto la luce senza la creazione, oltre quindici anni prima, di questo
Space Runaway Ideon. Strutturalmente agli antipodi per storia e personaggi, ma filosoficamente identiche per certi temi toccati, nonché per una bizzarra simmetria episodica nella conclusione (entrambe le serie presentano, alla fine delle puntate trasmesse, che interrompono bruscamente la storia per mancanza di finanziamenti, un film riassuntivo di circa 60 minuti e un’altro, di circa 90, in cui viene narrato il vero e proprio finale, tra l’altro materialmente identico),
Space Runaway Ideon si distacca da
Neon Genesis Evangelion perché è allo stesso tempo, come molte altre opere del guru Yoshiyuki Tomino, di forte originalità per le argomentazioni discusse e di fondamentale importanza per l’intero universo dell’animazione nipponica.
Tuttavia, pur dovendo chinare il capo di fronte a una tale innovazione contenutistica, è difficile, al giorno d’oggi, riuscire ad assaporare questa serie con la giusta passione e il relativo spirito critico. Suddivisa in 39 episodi, infatti, i primi 30 si mostrano come lunghi, estremamente ripetitivi e, una volta compreso il meccanismo, anche noiosi inseguimenti spaziali e sterili combattimenti tra mecha. In ogni puntata, il Buff Clan cerca di raggiungere l’astronave Solo e di distruggere gli umani, ma loro, guidati da Cosmo e dal ciclopico Ideon, vincono la battaglia e continuano a scappare. Nient’altro. Nessun avanzamento della semplice trama principale, né un minimo tentativo di variare la minestra riscaldata. Non è quindi difficile rendersi conto di come questa struttura episodica, fortemente ancorata all’era robotica pre-
Gundam, dopo un’iniziale coinvolgimento renda narcotica ogni speranza di arrivare alla parte finale e, da lì, collegarsi all’immortale, splendido lungometraggio conclusivo. A cotanto dispiego di pazienza deve anche aggiungersi una palese auto-clonazione/citazione di
Mobile Suit Gundam (la nave Solo, fuggendo disperatamente dagli alieni e trasportando militari e civili, incorpora la White Base), che continua a calare in una brutta sensazione di deja-vu, e un’orribile fantasia robotica che ha portato, su suggerimento di una nota società di produzione di giocattoli, alla creazione, forse, del peggior mecha mai visto in animazione. Un robot che si forma per mezzo dell’unione di un aereo e due camion graficamente ignobili, pittato interamente di un colore rosso che fa sanguinare gli occhi, reso ridicolo da una testa oltremodo semplicistica e che, oltre a usare un super fucile capace di distruggere un pianeta intero, non sa fare altro che dare calci e pugni. Si conosce l’avversione di Tomino verso lo splendore grafico dei mecha su cui puntano molti registi e che portano troppo spesso a distogliere l’attenzione dalla trama generale, dai temi affrontati e dai messaggi che si vogliono esprimere, ma provare anche il minimo piacere visivo verso l’Ideon è impresa davvero vana.
Space Runaway Ideon, semplicemente, è una serie forse troppo avanti per quegli anni – e la sospensione anzitempo, che ha ridotto gli episodi dai 43 programmati a 39, e ha costretto Tomino a dirigere un lungometraggio per narrare il vero e proprio finale, ne è una chiara dimostrazione – ma che, vista con occhi attuali, appare invecchiata male e spesso indigesta. Con 25 episodi in meno la serie avrebbe brillato – perché questo fa quando finalmente la trama ingrana, nell’ultima manciata di puntate, prima di confluire nel drammatico film conclusivo – per la splendida caratterizzazione dei personaggi e gli ambigui, sofferenti, dolorosi legami che li uniscono, attraendo e respingendo ideologie finemente contrapposte, morali avanguardisticamente utopistiche e atteggiamenti atti a ricreare, come sempre voluto da Tomino, il complesso mosaico sociale, nelle sue contraddizioni e nelle sue inadeguatezze. Stupiscono, infatti, ora come allora, la ferrea compostezza militare di Sheryl, il sofferto ruolo di leader di Bes, il carisma incompreso di Cosmo, le continue, spesso immotivate ed estreme, proteste di Kasha, e la diffidenza espressa da Gije.
Ci troviamo quindi di fronte a una serie storica, di grande prestigio per l’evoluzione degli anime, ma che non è stata in grado di conservare quel fascino col passare degli anni, e ora si mostra poco attraente, ostica e relativamente pesante e monotona. Il consiglio da fan è quello di provare, e magari resistere, centellinando coraggiosamente nel tempo gli episodi, perché l’inferno emotivo che si proverà nel lungometraggio finale è autentica, sincera, devota meraviglia. Il consiglio umano, invece, è ahimè di lasciar perdere e concentrarsi magari sui due film conclusivi, il primo dei quali, nonostante impedisca di affezionarsi in maniera adeguata ai personaggi, riassume in modo sufficiente i primi 32 episodi della serie.
Voto: 6 su 10
SEQUEL
The Ideon: A Contact (1982; film)
The Ideon: Be Invoked (1982; film)
FONTI
1 Sito Web, http://peace.2ch.net/test/read.cgi/shar/1387554536/
2 Guido Tavassi, "Storia dell'animazione giapponese", Tunuè, 2012, pag. 134
3 Consulenza di Garion-Oh (Cristian Giorgi, traduttore GP Publishing/J-Pop/Magic Press e articolista Dynit)
4 "Anime Interviews": The First Five Years of Animerica Anime & Manga Monthly (1992-97)", Cadence Books, 1997, pag. 9 (anche se viene erroneamente citata la serie TV di Evangelion e non il film). Tra le innumerevoli fonti rimediabili in internet, vale la pena citare "Tributes to Other Fiction in Neon Genesis Evangelion (http://wiki.evageeks.org/Tributes_to_Other_Fiction_in_Neon_Genesis_Evangelion) e "Statements by Evangelion Staff" (http://wiki.evageeks.org/Statements_by_Evangelion_Staff)
5 Animerica Anime & Manga Monthly (Vol.8) n. 2, Viz Media, 2000, pag. 34
6 Vedere punto 3
7 Come sopra
8 Come sopra