venerdì 4 giugno 2010

Recensione: Armor Hunter Mellowlink

ARMOR HUNTER MELLOWLINK
Titolo originale: Kikou Ryohei Mellowlink
Regia: Takeyuki Kanda
Soggetto: Fumiyuki Eda, Ryousuke Takahashi
Sceneggiatura: Ryousuke Takahashi
Character Design: Moriyasu Taniguchi
Mechanical Design: Kunio Okawara
Musiche: Hiroki Inui
Studio: Sunrise
Formato: serie OVA di 12 episodi (durata ep.30 min. circa)
Anno di uscita: 1988 - 1989


Astragius History, anno 7213. Un temporaneo armistizio regala un breve periodo di pace agli eserciti Balarant e Gilgamesh, ma quest'ultimo non avrà tempo di festeggiare visto che deve immediatamente fare i conti con un problema interno: Ality Mellowlink, suo soldato dato per morto, sembra essere tornato in vita, e con l'ausilio di un fucile anti-AT, inizia delle operazioni di guerriglia per eliminare uno a uno i suoi ex superiori. Quali sono i motivi della sua caccia? E che ruolo ha in questo il misterioso Keak Cardine che lo pedina?

Con una masnada di OVA che iniziano a nascere a metà anni 80, pronti ad approfondire ogni genere di punto oscuro della vita di Chirico Cuvie, stoico eroe di Votoms, ovviamente ancorati all'impianto robotico della serie, nel biennio 1988-89 deve aver certo stupito più di qualcuno la serie Armor Hunter Mellowlink, ambientata in quel mondo, scritta dal suo creatore ma estremamente diversa dal punto di vista del genere. Una produzione spiazzante che ha il merito di aver rappresentato l'unico, vero tentativo di esplorare nuove strade narrative nel franchise senza tradire, per forza di cose, ambientazioni e continuity. Uno spin-off, ambientato poco prima dell'inizio della storia classica, dove protagonista non è più Chirico ma il soldato Ality, antieroe in cerca di sanguinosa vendetta. Un'avventura, sicuramente influenzata da Rambo, che vede in ogni episodio il reduce tingersi il volto col suo sangue, rituale che dà inizio alla sua battaglia personale contro gli ufficiali del suo vecchio plotone, usando contro i nemici solo un potente fucile e innumerevoli tattiche di guerriglia. Un Votoms non robotico, dove l'eroe combatte a mani nude e con trappole senza mai pilotare robot. Soggetto intrigante, realizzazione discontinua.

L'idea di snocciolare poco a poco, puntata per puntata, nuovi tasselli del passato del protagonista per motivare i perché della sua spietata vendetta è sicuramente una buona formula, ma funzionerebbe solo se sorretta da avventure di contorno sufficientemente interessanti. Mellowlink invece si distingue per una sequela di episodi l'uno uguale all'altro, che iniziano e finiscono allo stesso modo: Ality adesca la sua vittima, la combatte e la uccide. Cambiano i modi, cambiano le location delle battaglie e gli ostacoli che l'eroe deve affrontare (fanghiglia, pioggia, salti sospesi nel vuoto etc), ma alla fine la solfa è sempre la stessa, invero noiosa già dopo le prime due puntate. Tediato da un intreccio focalizzato unicamente su lunghissime sequenze action, lo spettatore fa presto a disinteressarsi e a non seguire bene la trama vera e propria, degna invece dei fasti della saga nonostante parli sempre di cospirazioni militari, esperimenti proibiti e doppiogiochisti. Un peccato, perché la cura nello scrivere le pur ridondanti puntate è di prim'ordine in tutti gli aspetti squisitamente tecnici e registici, con le coreografie degli scontri che si rivelano veri concentrati di idee. Nelle varie battaglie troveremo ogni tipologia possibile di ambientazioni: deserti, giungle simil-amazzoniche (Kummen, già vista in Votoms), treni in movimento, interni di gigantesche ville... Tutte le potenzialità delle varie "arene" sono sfruttate benissimo, in lunghe e realistiche battaglie mediamente noiose, sì, ma anche fonti di mirabili guizzi di regia - il bravo e compianto Takeyuki Kanda, che si è fatto conoscere cinque anni prima nell'altrettanto l'avveniristico Round Vernian Vifam - e inventiva, con la solita cura straordinaria Sunrise in fondali e animazioni.

 

Dire che l'interesse principale della serie risiede proprio nelle suggestioni registiche delle battaglie non è esagerato, perché purtroppo è davvero difficile riuscire a seguire con giusto piglio la vicenda senza stancarsi, senza maledire lo sceneggiatore Takahashi per i soliti dialoghi fin troppo asciutti e realistici, senza lamentarsi di un chara design patinato e banale all'inversimile e la ripetitività del canovaccio action ripetuto per la quasi totalità del tempo. Lode all'idea e alla forza della trama, ma tutto si sarebbe potuto rendere in modo migliore. A dispetto del voto, comunque, Armor Hunter Mellowlink rimane un'esperienza che merita una visione, un vero e proprio esercizio d'autore nelle scene d'azione a cui nessun fan di Votoms può sottrarsi.

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